giovedì 28 febbraio 2013

La Sede è vacante.

Oggi mi è parso di assistere all'agonia del Papato. Una vicenda inedita si dipanava davanti ai nostri occhi e nel nostro cuore. Nel pomeriggio il congedo definitivo e la partenza dal Vaticano di Benedetto XVI, centellinati minuto per minuto, metro dopo metro dalle reti televisive. Allo scoccare dell'hora vigesima la drammatica struggente chiusura del portone della residenza di Castel Gandolfo, dopo la deposizione della 'guardia' da parte degli Svizzeri.

I momenti struggenti vissuti in diretta davanti agli occhi spalancati stupiti turbati emozionati di tutto il mondo rivolti all'evento - come al solito divenuto soprattutto mediatico - che si stava concludendo intorno alla persona di Benedetto XVI, mi hanno fatto pensare che è stato peggio che assistere ai suoi funerali. Tristezza, commozione, pietà filiale...

L'ultima benedizione
In questo momento mi sento solo di esprimere una immensa gratitudine per la nostra Santa Messa. Grazie, Papa Benedetto, perché ce l'hai restituita, sdoganandola da un quasi-totale esilio durato fin troppo tempo.

Le ore e i giorni che verranno, il futuro della Chiesa tutta e del mondo intero sono nelle mani potenti e misericordiose del Signore Nostro Gesù Cristo e nella intercessione della Beata Vergine Maria. Oremus pro Papa nostro Benedicto, soprattutto in questo suo arduo momento di pellegrino che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra. (praticamente le sue ultime parole in pubblico).

Il video

Tradizionale ed eccezionale, le due facce di rinuncia al Papato

Discorso di congedo ai Cardinali
Non possiamo e non dobbiamo ignorare la riflessione di Pietro De Marco, che riporto di seguito, pubblicata oggi da Magister. L'unica osservazione che possiamo fare è sull'"appare chiaro" riferito alle parole del Papa nell'udienza di ieri da noi commentate nell'articolo precedente.

Certamente è ben chiara l' esatta interpretazione che ne dà De Marco; ma saremmo più tranquilli per il futuro della Chiesa se essa coincidesse con quelle - stranamente convergenti - che vengono espresse dalla maggioranza di cattolici e non-cattolici e soprattutto se coincidesse con l'attesa interpretazione e conseguente applicazione che sarà loro data, insieme al gesto che accompagnano, dal prossimo Pontefice.

[...] Credo che vada chiarito fermamente – anche con l’aiuto delle parole del cardinale, lette con attenzione – che una gratitudine ben orientata non si accende perché Benedetto XVI ha rinunciato all’ufficio, ma nel momento in cui – lasciando Joseph Ratzinger l’ufficio – scaturisce un giudizio sulla sua opera.

E si deve essere altamente grati a Dio per il dono dell’uomo Joseph Ratzinger e del papa Benedetto XVI agli uomini. E grati all’uomo e al papa per la loro decisiva “impresa”. Chi scrive ha sempre sostenuto ciò, e specialmente nei numerosi momenti di aggressione a Benedetto XVI.
Ma in sé, nella prospettiva che chiamo carismatica legata al suo ufficio, non è certamente un bene che un papa “rinunci”.

Io non ho gratitudine perché Joseph Ratzinger si separa da Benedetto XVI, che terminerà di esistere il 28 febbraio alle ore 20, esattamente come se Joseph Ratzinger non fosse più in vita. Confesso, a questo proposito, che la formula “sommo pontefice emerito” scelta per lui dalla Santa Sede mi pare foriera di equivoci.
Non ha senso essere riconoscenti – che è cosa diversa da capire – per un evento del genere, se non da parte di chi spera che anche l’ufficio petrino ne sia colpito a morte.

Servus servorum non nella potestà dell'« officio » di governo, ma nella preghiera e nella riflessione


Il discorso di congedo del Papa della rinuncia, ancora una volta ci sorprende con elementi struggenti sul piano umano e di una grande e assoluta novità sul piano ecclesiale, nel quale ci porta oltre la frontiera dell'inedito, da cui non si tornerà indietro, o quanto meno non ci è dato conoscere il come o il quando.

La Chiesa visibile fa una nuova virata sotto la spinta di venti di tempesta da molte direzioni, ma soprattutto per effetto della sorprendente mossa del capitano, che prima di abbandonare la guida della nave (non la nave), le imprime un inatteso e sorprendente colpo di timone, che la fa uscire da una rotta millenaria per introdurla e indirizzarla verso orizzonti ignoti. Di essi è tuttavia possibile cogliere qualche prevedibile squarcio, se non altro perché da ogni causa è logico aspettarsi degli effetti concatenati.

Potremo esaminarli partendo da queste parole-chiave nelle quali non possiamo non cogliere una grande ambiguità: Benedetto XVI lascia « l'esercizio attivo del ministero », ma esprime la consapevolezza che la sua chiamata è « per sempre ». Del resto conserverà il nome Benedetto XVI, il titolo di Sua Santità e sarà il « Papa emerito », non torna un monaco (come Celestino V) o un vescovo o anche cardinale come accaduto nei casi precedenti che ci sono stati consegnati dalla storia, determinati da ben altre cause peraltro non riconducibili alla vecchiaia o all'efficientismo. E dunque lascia ma nello stesso tempo resta in un « servizio di preghiera e riflessione » chiedendo preghiere per il « nuovo Successore dell’Apostolo Pietro ». Non stiamo rasentando l'assurdo?

Lascia intendere, ma non lo dice, che c'è un esercizio non-attivo del pontificato, che non ha detto ma ha inferito e che non contraddice ciò che viene dopo: il per sempre. In questo modo lascia aperta la porta a tutto e al contrario di tutto nelle future declinazioni del primato petrino, se esso esisterà ancora. La sottigliezza sta appunto nel fatto che è ambiguo ma non contraddittorio (in senso stretto, naturalmente). E l'ambiguità è tale da non lasciare alcuna presa perché in nessun momento esprime esplicitamente una cosa contraria a quanto ha detto prima. E però, nella sostanza, come può conciliarsi il suo per sempre con la figura del suo successore, anche lui per sempre? In effetti una conciliazione appare possibile solo se rimaniamo nel mondo del finito e si sottrae al ministero e alla funzione la valenza ontologica che ha sempre avuto nell'ordine metafisico. E come è possibile rimanere ancorati alla finitudine, se il ministero petrino e l'avvenuta rinuncia « nella metafisica sono legati al nodo dell’essere, che non permette che una cosa contemporaneamente sia e non sia » ? Diventa possibile unicamente se si è centrati nell'antrocentrismo conciliare e post [vedi anche].

Tuttavia l'asserita impossibilità è e resta un'ipotesi di studio. Sappiamo che il diritto canonico riconosce il diritto del pontefice alle dimissioni. Dobbiamo dunque riconoscere che si tratta di una possibilità che attesta la distinzione tra ordine e giurisdizione per il vescovo di Roma come pure per gli altri vescovi. Resta il fatto che il Papa, a differenza dei Vescovi, non acquisisce la pienezza dell'Ordine, ma un'investitura unica che ha la sua Fonte nella divinità di Cristo Signore. Resta dunque difficile circoscrivere il problema attuale di queste dimissioni all'insieme delle condizioni pratiche anomale, delle circostanze oscure o palesi di ingovernabilità, ecc. e non se ne possono ignorare le conseguenze per il futuro della Chiesa.

Il discorso di Benedetto XVI sembra lasciar intendere che nella stessa carica possano confluire e coesistere due servizi: quello attivo e quello contemplativo, incarnati da due persone diverse. Abbiamo forse in nuce una nuova visione di « collegialità papale » inserita nella « nuova consapevolezza che la Chiesa acquisisce di sé nel tempo » inaugurata dalla Lumen Gentium, che già prefigura la collegialità trasformata in legge da Giovanni Paolo II[1] ? Saremo costretti ad assistere anche a questo ulteriore snaturamento, o saremo smentiti e dunque rassicurati dai primi passi dell'imminente prossimo Successore di Pietro ? Dobbiamo in ogni caso avere fede che il Signore stesso, il vero pilota, è in grado di trarre un bene per la Sua Chiesa anche da questo che è da temere possa rivelarsi un passo falso (con tutto il rispetto per il Papa emerito, Benedetto XVI).
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1. Fu Giovanni Paolo II a inserire la collegialità nel nuovo Codice di Diritto Canonico trasformandola così in legge (Costituzione Apostolica Sacrae disciplinae leges, 25 gennaio 1983)

martedì 26 febbraio 2013

Benedetto XVI manterrà il titolo di Sua Santità, sarà «Papa emerito»

La nostra vigilante cronaca assomiglia ogni giorno di più ad una galleria degli orrori. Apprendiamo clamorosamente da Vatican Insider:
Joseph Ratzinger conserverà il nome papale anche dopo le 20 del prossimo 28 febbraio, quando lascerà il pontificato: continuerà a chiamarsi Benedetto XVI e ci si rivolgerà a lui come a Sua Santità. Diventerà «Papa emerito» o «Romano Pontefice emerito».
Il portavoce vaticano, durante il briefing con i giornalisti, ha spiegato che Ratzinger continuerà a vestirsi di bianco, ma con la talare semplice, non con la «pellegrina», quella specie di mantelletta delle talari vescovili. Inoltre, ha detto Lombardi, non porterà più le scarpe rosse. «Ma il Papa ne aveva anche di marroni - ha spiegato il portavoce - e in particolare era molto contento per un paio di scarpe che gli sono state donate durante il viaggio in Messico del 2012, a Leòn».
Se non sbaglio è una situazione completamente inedita, che certo cambia la fisionomia del Papato. Svolta davvero epocale e totalmente spiazzante. Ci sarà difficile, ora, accostare Benedetto XVI a Celestino V o ad altri casi precedenti... 

Così commenta Baronio su Opportune Importune:

Leggiamo sul dizionario:
Emerito: di chi conserva il grado, le prerogative e talvolta lo stipendio del proprio ufficio pur non esercitandone più le funzioni. 
Si comprende, per il termine stesso, l'assoluta enormità di questa innovazione, che pone a fianco del Pontefice regnante un Pontefice emerito, ossia una persona alla quale vengono riconosciuti il grado e le prerogative della propria funzione. Inaudito!

Ora è chiaro a tutti che non vi possono essere due Papi, e questa è una legge divina, alla quale nessuna autorità umana può metter mano, nemmeno quella del Vicario di Cristo.

La temerità di una tale idea - che speriamo sia accantonata quanto prima - rientra tuttavia nel quadro di quella insana umanizzazione del Papato, che vorrebbe considerare il Pontefice Romano alla stregua di un dirigente d'azienda o di un docente d'ateneo, che può presentare le proprie dimissioni ed esser nominato emerito.

Si va verso un antipapa ? 
[Ho aggiunto l'interrogativo: resta una domanda inquietante, ma difficilmente eludibile]

Il rapporto Vatileaks è segreto... ma sarà proprio così?

In base alla conferenza stampa padre Lombardi.
“Resta segreto il Rapporto dei tre cardinali su Vatileaks. Il Papa lo consegnerà al suo successore”, spiegano dalla sala stampa del Vaticano. “Il Santo Padre ha ricevuto in Udienza questa mattina i Sig.ri Cardinali Julian Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi, della Commissione Cardinalizia d`indagine sulla fuga di notizie riservate, accompagnati dal Segretario, P. Luigi Martignani, O.F.M. Cap. A conclusione dell`incarico, Sua Santità ha voluto ringraziarli per il proficuo lavoro svolto, esprimendo soddisfazione per gli esiti dell`indagine. Essa, infatti, ha consentito di rilevare, accanto a limiti e imperfezioni propri della componente umana di ogni istituzione, la generosità, rettitudine e dedizione di quanti lavorano nella Santa Sede a servizio della missione affidata da Cristo al Romano Pontefice. Il Santo Padre ha deciso che gli atti dell`indagine, del cui contenuto solo Sua Santità è a conoscenza, rimangano a disposizione unicamente del nuovo Pontefice”.
Ma giusto alla fine della lunga conferenza stampa, rispondendo ad una domanda specifica, Padre Lombardi ha dichiarato che i tre Cardinali nella assise Cardinalizia durante la Sede Vacante posso "rispondere a domande relative l'indagine secondo l'opportunità" detto in altra parole traducendo dal curialese che la stampa accreditata ancora non conosce bene, i Cardinali fatto salvo la segretezza del contenuto specifico del documento cartaceo redatto, posso comunicare ai Cardinali presenti cos'è successo ovvero il contenuto del rapporto, tutto ovviamente sigillato dal secreto pontificio previsto. Cioè che il contenuto rimarrà solo nell'ambito delle Congregazioni Generali dei Cardinali.

Questo ovviamente seppur indirettamente potrà contribuire ad eleggere un Papa consapevole e cosciente di ciò che è accaduto nella Curia Romana in questi ultimi anni. Ci auguriamo avvenga presto, insieme al risanamento del grosso scandalo avvenuto nella Santa Sede.

lunedì 25 febbraio 2013

Clamorosi errori di latino nella Declaratio di rinuncia di Benedetto XVI

Un lettore ci segnala - e la condividiamo con voi - questa sottolineatura dell'anomalia costituita dalle imperfezioni di un testo destinato a passare alla Storia. Sono espresse qui e le abbiamo apprese by Una fides, che ci aggiunge di suo: « Interrompiamo il silenzio che ci siamo imposti dal 3 febbraio per presentare alla meditazione di chi di dovere una questione che ci pare CAPITALE: può un Papa come Benedetto XVI infilare due errori grossolani di latino nella dichiarazione di annuncio della sua Rinunzia senza accorgersene? o con questo gesto Benedetto XVI ci vuol far capire che la mano che ha preparato il testo non è la sua? è poi possibile che nessuno abbia ancora fatto notare che il nuovo Papa potrà sempre essere ricattato con la minaccia della rivelazione, vera o falsa che sia, che le dimissioni di Benedetto XVI non sono state date liberamente e dunque invalide e che quindi l'elezione di un nuovo Papa sarebbe di conseguenza invalida e lui diverrebbe un "antipapa"? Una cosa del genere nessuno l'ha ancora detta, però così è ».


Sia stato il turbamento o sia stata la fretta, resta il disagio per le imperfezioni di un testo destinato a passare alla Storia. Il lapsus della 29.ma ora nel testo dell’11 Febbraio 2013 ha qualcosa di magico
“Fratres carissimi Non solum propter tres canonizationes ad hoc Consistorium vos convocavi, sed etiam ut vobis decisionem magni momenti pro Ecclesiae vitae  [anziché vita] communicem. (…)
Bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commissum [anziché commisso] renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 29 (sic), sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse”. (Fonte Web)
Scrive Luciano Canfora nel Corriere della Sera di oggi 12 Febbraio 2013 a pag. 17:
(…) “Solide attestazioni di epoca classica, da Quintiliano a Plinio, sorreggono la frase più importante di tutto il testo: “declaro me ministerio renuntiare” (dichiaro di rinunciare al mio ruolo di Papa). Peccato però che, per una svista (…) proprio nella frase cruciale sia stata inferta una ferita alla sintassi latina, visto che al dativo “ministerio” viene collegato (ndr: un rigo dopo) l’intollerabile accusativo “commissum” (“incombenza affidatami”). Avrebbe dovuto esserci, per necessaria concordanza, il dativo “commisso”. (…) Analogo incidente è avvenuto addirittura nella frase di apertura, dove il Pontefice dice ai cardinali che li ha convocati per comunicare una decisione di grande momento per la vita della Chiesa: ma vi si legge “pro Ecclesiae vitae” laddove avremmo desiderato “pro Ecclesiae vita”.
Come appassionato del Tempo nella Storia umana, rifletto e filosofeggio nel giorno di questo strano martedì del Carnevale cristiano 2013. Quando scoccherà l’ora fatale del ritiro o se volete delle dimissioni o abdicazione dal soglio pontificio da parte del nuovo Celestino V? Il testo latino online recita: “die 28 februarii MMXIII, hora 29 (sic)”. Chi ha battuto il testo latino, nell’emozione del momento epocale, ha toccato sulla tastiera il 9 anziché lo zero, là vicino. E così, mentre dalla traduzione italiana tutti hanno saputo che l’ora X scoccherà alle 20,00 del 28/02/2013, gli storici troveranno - nella fonte primaria della lingua ufficiale del Vaticano - l’indicazione di un’ora di Cicerone (la 29.ma) che è inesistente.

Sulla 25.ma ora c’è un romanzo di David Benioff e Spike Lee nel 2002 ne ha tratto uno dei suoi migliori film ambientato a New York dopo la tragedia dell’11 Settembre 2001 (il primo a mostrare Ground Zero). Il lapsus della 29.ma ora, nel testo papale dell’11 Febbraio 2013, ha qualcosa di magico che non ha nulla a che fare con la profezia di Nostradamus.
P.S. Nell’edizione de “L’Osservatore Romano” di oggi [12 febbraio, per chi scrive - ndR], una mano gentile ha corretto l'(hora 29) in 20, ma ha lasciato i due errori di latino svelati da Luciano Canfora.

Andrea Sandri, Il Motu proprio nell'Arcidiocesi di Milano. Le tappe di una questione irrisolta.

Il problema affrontato nel corso di questa conferenza  ha natura principalmente, ma non soltanto, giuridica, giacché concerne la possibilità di applicare un atto del Papa esplicitamente inerente al Messale romano antico al Messale ambrosiano antico.

È innanzitutto necessario tracciare una cornice entro la quale andranno a collocarsi gli interventi di don Marino Neri e del dottor Fabio Adernò. Si può affermare che tutta la vicenda dell'applicabilità del Motu Proprio Summorum Pontificum al Messale  ambrosiano del 1959 si scandisce in tre tappe e attraverso tre documenti: lo stesso Summorum Pontificum che risale al 27 luglio 2007, il Comunicato del Vicario Episcopale per l'Evangelizzazione e i Sacramenti e Propresidente della Congregazione del Rito ambrosiano Mons. Luigi Manganini datato 24 agosto 2007, la Lettera della commissione pontificia Ecclesia Dei del 22 maggio 2009 firmata da Mons. Camille Perl, Vicepresidente della stessa Commissione.

Marino Neri, Il rito romano e la tradizione liturgica della Chiesa milanese

Per iniziare, bisogna dire che il rito ambrosiano non l’ha inventato sant’Ambrogio: frase a effetto, questa, per dire che il complesso cerimoniale che appartiene alla comunità cristiana di Mediolanum precede l’elezione di Ambrogio sulla cattedra milanese nel 374. Del resto, se consideriamo i cataloghi episcopali, possiamo collocare attorno alla prima metà del III secolo il costituirsi di una stabile gerarchia ecclesiastica che la tradizione locale fa scaturire dal vescovo Anatalo (o Anatalone). «La Chiesa […] che viene affidata ad Ambrogio è dunque una comunità già dotata dei suoi spazi cultuali, con aspetti di disciplina rituale pienamente consolidati e alcuni testi che ai tempi di Ambrogio appaiono ormai stabilmente legati a specifici giorni dell’anno. L’Ambrosianum mysterium non nasce pertanto con Ambrogio e affonda le proprie radici nella vicenda ecclesiale che precedette Ambrogio stesso». Se svariate sono state – e sono ancor oggi – le ipotesi circa le origini storiche del rito ambrosiano, in questa sede, fatte le dovute valutazioni di sintesi, esporremo quella che a nostro parere (e non solo nostro) appare essere la congettura più esaustiva. Se tralasciamo teorie ormai sorpassate per l’avanzare degli studi come quella che riteneva la liturgia ambrosiana derivata da quella efesina; o che la identificava con la liturgia romana prima di papa Damaso (366-384); o ancora, quella che ebbe maggior credito, che le usanze cultuali milanesi del sec. IV andavano ricondotte all’uso gallicano tout court; tutto ciò premesso, oggi due sembrano essere le direttrici fondamentali:
  1. esso ha un’origine prettamente orientale (Duchesne, Alzati, Cattaneo);
  2. esso affonda le proprie radici nel rito romano (Ceriani, Battifol, Jungmann, Triacca).

Fabio Adernò, Profili giuridici e prospettive di applicabilità del M.P. “Summorum Pontificum” al Rito Ambrosiano.

Ringrazio gli organizzatori del Convegno La libertà Ambrosiana sull'applicabilità del Motu Proprio, che annunciavamo qui. Pubblico il primo dei tre testi integrali  - già riassunti qui - cui seguiranno gli altri due.

Premessa.

Prima di iniziare questa relazione desidero ringraziare il Circolo Culturale “Cardinale Newman” di Seregno, nella persona del suo stimatissimo presidente, il dott. Andrea Sandri, che ha voluto invitarmi a relazionare su un tema che da anni molto mi sta a cuore.
Ebbi i miei primi approcci al Rito Ambrosiano diversi anni orsono grazie all’indimenticabile mons. Angelo Amodeo, di venerata memoria.
Mons. Amodeo – Cui dedico questo mio intervento a qualche mese dalla nascita al cielo – e diversi amici ambrosiani mi mostrarono le bellezze, le peculiarità di questo rito sublime, austero, ieratico, e una volta pubblicato il Motu Proprio “Summorum Pontificum” ho sempre ritenuto che anche questo tesoro della cattolicità fosse stato restituito ai fedeli che alla sua tradizione appartengono.
Tuttavia le ben note difficoltà – aggravatesi forse dopo la promulgazione dell’istruzione “Universae Ecclesiae” – non hanno reso possibile la serena applicazione della mens che il Pontefice felicemente regnante ha voluto esprimere nel M.P. “Summorum Pontificum”, del 7 luglio 2007 ed entrato in vigore il 14 settembre successivo.
Eccoci qui, dunque, a offrire un contributo di ordine scientifico alla vexata quaestio dell’applicabilità del Motu Proprio al Rito Ambrosiano.
Il nostro vuol essere un contributo scevro da qualsivoglia partigianeria, fondato piuttosto sulla giustizia dovuta al rito e sul diritto di tutti i fedeli cattolici latini.

domenica 24 febbraio 2013

Le penne del "concilio dei media" furono consacrate, con il Decreto Inter Mirifica, insieme con la Sacrosanctum Concilium

Un altro tassello a proposito del "Concilio dei media", che il discorso del Papa ai parroci romani ha fatto diventare un grossolano capro espiatorio.

Già al tempo del Concilio i Padri erano assai preoccupati, anzi diciamo avversi, ai cosiddetti "strumenti della comunicazione sociale", al punto che Paolo VI promulgò il decreto Inter Mirifica, partendo tuttavia dal dato che nelle votazioni non definitive si ebbero 92 voti contrari nella prima votazione del 14 nov 1963 (riguardanti il proemio e il I cap.), 103 voti contrari nella seconda votazione (II cap.); per poi vedere nella seconda sessione del 25 nov. 331 voti contrari nella prima votazione per arrivare addirittura a 503 voti contrari, nella seconda. 

Molti Padri sapevano bene che "promuovere" i mezzi di comunicazione di massa ad un livello di strumento quasi "consacrato" avrebbe concesso loro una autorità e autonomia interpretativa che non spettava loro. Ricordavano bene i fatti di cronaca conciliare ed extra-conciliare che accompagnarono (avvelenando) la discussione e l'approvazione dei Decreti, in quel tempo.

Così è successo! Era per Paolo VI così importante accattivarsi la stampa, che questo Decreto (che in realtà doveva essere una mega Costituzione Apostolica) fu approvato INSIEME (lo stesso giorno) alla Sacrosanctum Concilium con una minoranza "qualificata" contraria che già forse presagiva, chissà, il disastro che avrebbe creato.

Pertanto è forse commovente, ma non del tutto esatto, che Papa Ratzinger abbia detto che primo pensiero del Concilio erano le cose di Dio, il culto: "il primo atto e quello sostanziale parlare su Dio e aprire tutta la gente, tutto il popolo santo, all’adorazione di Dio, nella comune celebrazione della liturgia del Corpo e Sangue di Cristo."

Altrettanto inesatto il seguito del discorso secondo cui all'inizio del Concilio non si vollero affrontare temi "controversi". "In questo senso, al di là dei fattori pratici che sconsigliavano di cominciare subito con temi controversi, è stato, diciamo, realmente un atto di Provvidenza che agli inizi del Concilio stia la liturgia, stia Dio, stia l’adorazione."

L'Inter Mirifica insieme alla Sacrosanctum Concilium fu il primo documento approvato dal Vat II il 4 dicembre 1963. All'ultima votazione il numero dei VOTI CONTRARI: 164 fu il più alto tra quelli raccolti da tutti i documenti del Vat II.
(Cfr. Dizionario del Concilio E. Vaticano secondo, UNEDI 1969, pagg 908 e ss.; 109 e ss.)

sabato 23 febbraio 2013

Vescovi tedeschi. Don Colombo: nessuno strappo con il Magistero sulla "contraccezione" d'emergenza. Ne siamo sicuri?

Questo il titolo delle dichiarazioni riportate oggi da Radio Vaticana: Vescovi tedeschi. Don Colombo: nessuno strappo con il Magistero sulla "contraccezione" d’emergenza. Il sottile distinguo vien fatto in quanto ci si riferisce alla cosiddetta contraccezione d'emergenza. Da quanto pubblico di seguito si evince chiaramente quanto lo strappo ci sia, eccome ! Si tratta di un comunicato di ottobre 2000 della Pontificia Accademia Pro Vita e di una Lettera di Giovanni Paolo II del febbraio 1993. Lo stesso Benedetto XVI ha più volte ribadito che la Chiesa “veglia sul diritto alla vita umana dal suo inizio al suo termine naturale, poiché la vita è sacra e nessuno può disporre di essa arbitrariamente”. Non occorreva scomodare un bioeticista, dal momento che assumere un farmaco che potrebbe impedire lo sviluppo dell'embrione equivale ad accettare la possibilità reale di eliminarlo. E ricordiamoci che la bioetica è una filosofia, non è la teologia morale dogmatica, recepibile e codificabile dal Magistero. L'apostasia sta rapidamente avvicinandosi al vertice della Chiesa, e siamo ancora sede plena... È una Chiesa divenuta ondivaga nei principi.

Dal sito Radio Vaticana, 23 febbraio 2013:
Il comunicato della Conferenza episcopale tedesca sulla cosiddetta “contraccezione d’emergenza” non rappresenta, come certi hanno sostenuto, uno strappo con i documenti del Magistero cattolico. Così don Roberto Colombo, bioeticista, docente all'Università Cattolica di Roma, interviene sul dibattito in corso. La dichiarazione dei vescovi – precisa – si riferisce alla somministrazione di preparati solo in casi di violenza sessuale al solo fine di prevenire il concepimento. Massimiliano Menichetti lo ha intervistato:
R. – I vescovi tedeschi hanno inteso affermare che in un ospedale cattolico, nell’ambito dell’assistenza dovuta ad una donna che ha subito violenza sessuale, è lasciata alla decisione dei medici - in scienza e coscienza - la possibilità, non l’obbligatorietà, anche di somministrare un farmaco che sia in grado di prevenire la fecondazione, qualora essa non sia ancora avvenuta, impedendo l’ovulazione, cioè la disponibilità del gamete femminile.

Segreteria di Stato: in atto tentativi di condizionare i cardinali con notizie false o non verificabili

Devono scottare parecchio le notizie diffuse in questi ultimi giorni, se la Segreteria di Stato se ne esce col comunicato che riporto di seguito. Mi fa venire in mente le seguenti parole, che suonano profetiche, di don Ariel S. Levi di Gualdo tratte dall’opera: “E Satana si fece Trino. Relativismo, individualismo, disubbidienzaAnalisi sulla Chiesa del Terzo Millennio”, Bonanno Editore 2011:
« Certi poteri all’interno delle grandi e antiche corti, sono come una piovra che avvinghia tutto con tentacoli che sprigionano un magma immobilizzante. Il riferimento alla figura di un nuovo Gregorio e di un nuovo Leone Magno non è retorica. Oggi non basterebbe un uomo di grande autorità che sappia imporsi, perché se privo di certe qualità e di doni molto speciali dello Spirito Santo, potrebbe indurre per reazione la piovra a stritolare tutto, lui per primo, creando guerre e divisioni drammatiche e insanabili; creando veri e propri scismi. Per essere veramente magno è necessario che questo futuro Successore di Pietro sia una figura carismatica appoggiata e protetta dal Popolo di Dio. Esiste infatti una cosa dinanzi alla quale le peggiori aspidi dell’antica corte sanno di non poter osare: la volontà del Popolo di Dio. Nel corso della storia le pie vipere hanno dato vita a tutto, lo dimostra rigo dietro rigo, secolo dietro secolo l’intera letteratura dei Padri della Chiesa. Una cosa sola è a loro impossibile da realizzare: una Chiesa senza Popolo, ossia una Chiesa senza Cristo, che equivale a dire una Chiesa senza corpo. Il Popolo di Dio è quel corpo senza il quale Cristo non avrebbe dove poggiare il suo capo. E per quanto vuoto, il suo sepolcro sarebbe rimasto vuoto per niente, soprattutto per la salvezza di nessuno ».

« La libertà del Collegio Cardinalizio, al quale spetta di provvedere, a norma del diritto, all'elezione del Romano Pontefice, è sempre stata strenuamente difesa dalla Santa Sede, quale garanzia di una scelta che fosse basata su valutazioni rivolte unicamente al bene della Chiesa.
Nel corso dei secoli i Cardinali hanno dovuto far fronte a molteplici forme di pressione, esercitate sui singoli elettori e sullo stesso Collegio, che avevano come fine quello di condizionarne le decisioni, piegandole a logiche di tipo politico o mondano.
Se in passato sono state le cosiddette potenze, cioè gli Stati, a cercare di far valere il proprio condizionamento nell'elezione del Papa, oggi si tenta di mettere in gioco il peso dell'opinione pubblica, spesso sulla base di valutazioni che non colgono l'aspetto tipicamente spirituale del momento che la Chiesa sta vivendo.
È deplorevole che, con l'approssimarsi del tempo in cui avrà inizio il Conclave e i Cardinali elettori saranno tenuti, in coscienza e davanti a Dio, ad esprimere in piena libertà la propria scelta, si moltiplichi la diffusione di notizie spesso non verificate, o non verificabili, o addirittura false, anche con grave danno di persone e istituzioni.
Mai come in questi momenti, i cattolici si concentrano su ciò che è essenziale: pregano per Papa Benedetto, pregano affinché lo Spirito Santo illumini il Collegio dei Cardinali, pregano per il futuro Pontefice, fiduciosi che le sorti della barca di Pietro sono nelle mani di Dio ».
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[Fonte: Radio Vaticana, 23 febbraio 2013

Brian M. MacCall, Ecco il Vero Concilio Vaticano II. Signori, in piedi!

Questa volta ho il piacere di essere io a mutuare la traduzione di un interessante articolo di The Remnant, che riporto dal sito Una Vox: ancora sul "Concilio dei media".

« Sappiamo come questo Concilio dei media fosse accessibile a tutti. Quindi, questo era quello dominante, più efficiente, ed ha creato tante calamità, tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata … e il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale ». - Papa Benedetto XVI -

In quello che probabilmente è stato il suo ultimo discorso al clero della sua diocesi di Roma, il Papa Benedetto XVI ha dichiarato che egli abbandona la cattedra di Pietro pienamente impegnato nel Concilio Vaticano II. Se questo suo discorso del 14 febbraio è di qualche indicazione, non ci sarà alcun cambiamento all’ultimo minuto nei confronti della Fraternità San Pio X circa il Vaticano II.
Il Santo Padre sembra determinato a concludere il suo incarico difendendo l’elusivo Concilio reale contro la sua supposta falsa personificazione degli ultimi decenni.

Sua Santità ammette le disastrose conseguenze seguite immediatamente al Concilio: «Sappiamo come questo Concilio dei media … ha creato tante calamità, tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata».
Ma “questo Concilio” di cui parla il Santo Padre non è il vero Concilio Vaticano II, quello che si è realmente svolto a Roma per tre anni e che ha prodotto dei documenti. No, Benedetto XVI richiama un Concilio impostore, il “Concilio dei giornalisti”, che è il solo ad aver causato tutte queste disastrose conseguenze.
Se al reale “Concilio dei Padri”, i media avessero permesso di fare il suo lavoro, tutto sarebbe andato bene per la Chiesa! «Il mondo ha percepito il Concilio tramite questi, tramite i media», invece di guardare al vero Concilio dei Padri e alla loro visione fondamentale della fede. «Per i media, il Concilio era una lotta politica».

venerdì 22 febbraio 2013

Santa Sede - FSSPX. Mezzanotte è suonata. Resta la responsabilità davanti alla storia (e davanti a Dio).

Riprendo e traduco dal blog francese Summorum Pontificum. Mezzanotte è suonata. Resta la responsabilità davanti alla storia (e davanti a Dio) di entrambe le parti e un dialogo ancora aperto...

I dodici rintocchi della mezzanotte sono suonati, per riprendere il succoso articolo di Jean-Marie Guénois, pubblicato nel suo blog del Figaro, che richiama Mons. Fellay alla sua responsabilità davanti alla storia.
D'altronde Roma aveva già preso atto del reciproco fallimento. Dopo un'ultimo tentativo affinché il papa « uscente » potesse concedere a Mons. Fellay una Prelatura personale universale (lettera dell' 8 gennaio che gli lasciava un intervallo di 6 settimane, giusto fino al 22 febbraio, rimasta in vigore dopo la rinuncia di Benedetto XVI), la Commissione Ecclesia Dei ha finito per gettare la spugna : « Non attendiamo più la risposta ; vedrà il futuro Papa cosa vorrà fare ». Quanto ne avrà tempo e voglia.

Dunque il pontificato di Benedetto XVI, il pontificato del Motu Proprio Summorum Pontificum, non termina più con un atto che lo avrebbe qualificato per sempre : l’erezione della Prelatura San Pio X; si ha invece un ennesimo aggiornamento alle calende greche. E dunque i cardinali, che cominciano fin da ora ad arrivare a Roma, il 22 febbraio, festa della Cattedra di S. Pietro, non saranno colpiti dal fulmine di questo evento per entrare in conclave con questo segnale testamentario fortissimo del vecchio pontefice; invece della « Tradizione » a Roma non se parlerà, della « Tradizione » non se ne parlerà al momento di scegliere il nuovo papa. Immenso sollievo…

Salvo che. Salvo che la Tradizione farà in modo di esser sempre più presente con tutta la forza morale che ormai riceve dal diritto di cittadinanza reso alla liturgia tridentina. Dio, che dal male (o dal non bene) trae un bene maggiore obbliga così l'insieme dei preti delle parrocchie o delle comunità, dei fedeli dal canto loro, dei seminaristi dei religiosi a diverso livello legati alla lex orandi lex credendi dell'usus antiquior, e a tutto ciò che porta con sé, catechismo, vocazioni, missione, educazione cristiana, a partecipare con tutte le loro forze alla preparazione del futuro della Chiesa cum Petro. 
Christophe Saint-Placide

Il Concilio e il suo « doppio virtuale ». Il mito conciliare è di natura mediatica.

Un tema che il discorso del Papa ai Parroci romani ripropone all'attenzione: il concilio dei media [ne abbiamo discusso anche qui]. Il testo che segue è tratto da un'intervista rilasciata da Mario Palmaro, pubblicata nel febbraio dello scorso anno dalla Rivista francese di riflessione politica e religiosa Catholica. Nelle domande e nelle risposte si parla al plurale perché ci si riferisce al testo pubblicato da Palmaro come coautore con Alessandro Gnocchi.(1)
Mi permetto di ricordare che in questo articolo viene approfondito l'aspetto mediatico portato alla ribalta da Benedetto XVI, ma i temi del linguaggio, dell'ecumenismo, della polisemia del termine « Tradizione », come pure gli altri punti controversi del Concilio, non sono nuovi a questo blog, che offre molti testi di riflessione e approfondimento al riguardo. Essi sono inoltre presenti anche nel mio libro di cui parlo qui, nella consapevolezza che è un discorso da tenere aperto e da sviluppare.

Il Concilio e il suo « doppio virtuale ». Intervista sul fenomeno conciliare
e la sua comprensione secondo le logiche mediatiche

Ca­tho­li­ca – Il concilio è stato presentato, fin dall'inizio, come una « Nuova Pentecoste » (alcuni non esitano a vedervi un segno di millenarismo). In cosa questa espressione fu adeguata alle regole della comunicazione pubblica contemporanea ?
Il concetto di Nuova Pen­te­coste è im­por­tante per comprendere l’as­petto mitico rivestito dall'avvenimento fin dall'inizio. Carattere immediatamente confermato nel discorso Gau­det Mater Ec­cle­sia, con cui il 11 ot­tobre 1962 papa Giovanni XXIII ha aperto la prima ses­sione del Va­ti­cano II. Padre An­toine Wen­ger l'aveva chiamato la chiave per comprendere l'insieme del Concilio. Più che un ordine del giorno, questo discorso definiva uno spirito, e piuttosto che dare un programma, dava un orientamento.
Questo orientamento è consistito essenzialmente in un'apertura senza precedenti e senza spirito critico al mondo moderno, nell'adozione dall'aggiornamento come categoria, come criterio di base nella vita della Chiesa, che si è tradotto nella rinuncia alla condanna dell'errore e nella riprovazione preventiva di chiunque osi essere in disaccordo con la Novella Pentecoste. Se si considera anche che il Papa evocava l'origine misteriosa dell'idea di convocare il Concilio, tutti gli ingredienti del mito si trovavano dunque ufficialmente presenti là dov'erano necessari : nell'atto inaugurale. Questi ingredienti sono : l'origine misteriosa, lo scopo, i mezzi e il linguaggio. 

-- Che legame fate tra « pas­to­rale » e « mediatico » ?
All'epoca del Concilio Va­ti­cano II è stato evidente che il termine « pas­to­rale » era sinonimo di apertura al mondo, dell'inaugurazione di buone relazioni con le istanze del mondo, invece d'insegnare ad esso la dottrina e la morale cattoliche. ­Conseguentemente, si è usato lo strumento più idoneo a rendere la Chiesa simile al mondo, con l'illusione di essere da questo ascoltata: la lingua del mondo, che era la lingua dei media.  Qui dobbiamo mettere da parte la convinzione secondo la quale i media sono neutri e il loro valore dipende dall'uso buono o cattivo che se ne fa. Tra coloro che ancora sostengono questo punto di vista naïf, ci sono molti cattolici, che restano fermi alla concezione dei media contenuta nel Decreto Inter mi­ri­fi­ca (1963). Il do­cu­mento va più lontano di un semplice elogio delle realizzazioni tecnologiche, esso è basato, come già detto, sulla differenza tra l'utilizzazione buona o cattiva della tecnologia : « La Chiesa nostra madre riconosce che questi strumenti se bene adoperati, offrono al genere umano grandi vantaggi, perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito, nonché a diffondere e a consolidare il regno di Dio. Ma essa sa pure che l'uomo può adoperarli contro i disegni del Creatore e volgerli a propria rovina. »
Mar­shall McLu­han, uno dei più grandi esperti del XX secolo in tema di media, cattolico e tomista, aveva dichiarato, nello stesso periodo, in The Me­dium is the Mes­sage : « L'idea che ciò che importa, è il modo in cui sono utilizzati i mezzi di comunicazione è la convinzione opaca dell'idiota tecnologico ». E ancora: « Coloro che dicono che i prodotti della scienza moderna non sono né buoni né cattivi, ma che è il modo di utilizzarli che determina il loro valore, sono dei sonnambuli ». E nel 1977, in un'intervista riportata in The Me­dium and the Light : Re­flec­tions on Re­li­gion : « Colui che viaggia al ritmo delle onde magnetiche è in qualche modo ovunque nello stesso momento. L'uomo elettronico è un super-angelo. Quando si telefona, è come non avessimo corpo; a seconda di come funziona la nostra voce, noi e le persone con cui parliamo siamo qui, nell'istante puntuale. L'uomo elettronico non ha essenza carnale, è letteralmente disincarnato. Ma un mondo disincarnato come quello nel quale viviamo è una terribile minaccia per la Chiesa incarnata, e i teologi non si sono ancora degnati di gettare uno sguardo su un simile problema ».
E nel 1969, in una lettera a Jacques Ma­ri­tain, egli è stato ancora più esplicito mostrando l'ampiezza del danno e la sua causa : « I mondi dell'informazione elettronica, che sono completamente eterei, nutrono l'illusione del mondo come sostanza spirituale. Ciò è un'imitazione ragionevole del Corpo mistico, un'assordante manifestazione dell’An­ticristo. Dopo tutto, il principe di questo mondo è un grande ingegnere elettronico ». Crediamo che ciò sia sufficientemente esplicativo.

Sante Messe "Pro eligendo Summo Pontifice"

Un nostro lettore, Sacerdote, ci informa che, sino all'elezione del futuro Papa, celebrerà una Santa Messa tridentina pro eligendo Summo Pontifice, contra persecutores Ecclesiae e pro remissione peccatorum.

Lancia l'appello, di cui ci facciamo portatori,  affinché tutti i sacerdoti cattolici facciano altrettanto, e perché i fedeli facciano celebrare Sante Messe secondo queste specifiche intenzioni.

giovedì 21 febbraio 2013

Comunicato Sala Stampa Vaticana - FSSPX

Giovedi, 21 febbraio 2013, nel corso di una conferenza stampa, P. Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, riferendosi al tema della Fraternità Sacerdotale di San Pio X, ha riaffermato che la data limite del 22 febbraio per la soluzione di tale questione è pura ipotesi. Benedetto XVI ha deciso di affidare al prossimo Papa la questione, per cui, non ci si deve aspettare una definizione dei rapporti con la Fraternità prima della fine dell'attuale Pontificato.
(Fonte: VIS - DICI del 21/02/13)

Sant'Alfonso perse il suo inchiostro

Qui sotto, una lettera di sant'Alfonso Maria de Liguori introdotta e commentata nel libro di Theodule Rey-Mermet, Il santo del secolo dei lumi (pagine 753-755).
***

Alla morte di Clemente XIV, il cardinale Castelli chiese al suo santo amico una lettera che aiutasse il conclave nella scelta del successore e Alfonso, confuso da questa sollecitazione, non si tirò indietro. Fu letta nel conclave che avrebbe eletto Pio VI ? Non lo sappiamo, ma quelle pagine restano una testimonianza importante della visione della Chiesa universale, in questo doloroso periodo, di Alfonso de Liguori.
“Amico mio e Signore, circa il sentimento che si desidera da me intorno agli affari presenti della Chiesa e circa l’elezione del Papa che sentimento voglio dar io miserabile ignorante, e di tanto poco spirito qual sono?

Dico solo che vi bisognano orazioni e grandi orazioni, mentre, per sollevare la Chiesa dallo stato di rilassamento e confusione in cui si trovano universalmente tutti i ceti, non può darvi rimedio tutta la scienza e prudenza umana, ma vi bisogna il braccio onnipotente di Dio.

Tra’ vescovi, pochi sono quelli che hanno vero zelo delle anime.

Le comunità religiose quasi tutte, e senza quasi, sono rilassate; poiché nelle religioni, nella presente confusione delle cose, L’osservanza è mancata e l’ubbidienza è perduta.

Nel clero secolare vi è di peggio: onde vi è necessità precisa di una riforma generale per tutti gli ecclesiastici, per indi dar riparo alla grande corruzione de’ costumi, che vi è ne’ secolari.

E perciò bisogna pregar Gesù Cristo che ci dia un Capo della Chiesa, il quale, più che di dottrina e di prudenza umana, sia dotato di spirito e di zelo per l’onore di Dio, e sia totalmente distaccato da ogni partito e rispetto umano; perché se mai, per nostra disgrazia, succede un Papa che non ha solamente la gloria di Dio avanti gli occhi, il Signore poco l’assisterà, e le cose, come stanno nelle presenti circostanze, andranno di male in peggio.

Sicché le orazioni possono dar rimedio a tanto male, con ottenere da Dio che egli vi metta la sua mano e dia riparo...

Aggiungo: Amico, anch’io desidererei, come V. S. Ill.ma, vedere riformati tanti sconcerti presenti; e sappia che su questa materia mi girano mille pensieri nella mente, che bramerei di farli noti a tutti; ma rimirando poi la mia meschinità, non ho animo di farli comparire in pubblico, per non parere ch’io volessi riformare il mondo. Le partecipo non però con confidenza, per mio sfogo, i miei desideri.

Bramerei primieramente che il Papa venturo (giacché ora mancano molti Cardinali che si han da provvedere) scegliesse, fra quelli che gli verranno proposti, i più dotti e zelanti del bene della Chiesa, ed intimasse preventivamente a’ Principi, nella prima lettera in cui darà loro parte della sua esaltazione, che, quando gli domanderanno il Cardinalato per qualche loro favorito, non gli proponessero se non soggetti di provata pietà e dottrina; perché altrimenti non potrà ammetterli in buona coscienza.

Bramerei inoltre che usasse fortezza in negare più benefizi a coloro che stanno già provveduti de’ beni della Chiesa, per quanto basta al loro mantenimento secondo quel che conviene al loro stato. Ed in ciò si usasse tutta la fortezza avverso gl’impegni che s’affacciano.

Bramerei, di più, che s’impedisse il lusso nei prelati, e perciò si determinasse per tutti (altrimenti a niente si rimedierà) si determinasse, dico, il numero della gente di servizio, giusta ciò che compete a ciascun ceto de’ prelati: tanti camerieri e non più; tanti servitori e non più; tanti cavalli e non più; per non dare più a parlare agli eretici.

Di più, che si usasse maggior diligenza nel conferire i benefizi solamente a coloro che han servito la Chiesa, non già alle persone particolari.

Di più, che si usasse tutta la diligenza nell’eleggere i vescovi (da’ quali principalmente dipende il culto divino e la salute dell’anime) con prendersi da più parti le informazioni della loro buona vita e dottrina necessaria a governare le diocesi; e che, anche per quelli che siedono nelle loro chiese, si esigesse da’ metropolitani e da altri, segretamente, la notizia di quei vescovi, che poco attendono al bene delle lor pecorelle.

Bramerei ancora che si facesse intendere da per tutto che i vescovi trascurati, e che difettano o nella residenza o nel lusso della gente che tengono al loro servizio, o nelle soverchie spese di arredi, conviti e simili, saranno puniti colla sospensione o con mandar vicari apostolici a riparare i loro difetti; con darne l’esempio da quando in quando, secondo bisogna.

Ogni esempio di questa sorta farebbe stare attenti a moderarsi tutti gli altri prelati trascurati.

Bramerei ancora che il Papa futuro fosse molto riserbato nel concedere certe grazie che guastano la buona disciplina; come sarebbe il concedere alle monache l’uscir dalla clausura per mera curiosità di vedere le cose del secolo, il concedere facilmente a’ religiosi la licenza di secolarizzarsi, per mille inconvenienti che ne vengono.

Sovra tutto desidererei che il Papa riducesse universalmente tutti i religiosi all’osservanza del loro primo Istituto, almeno nelle cose più principali.

Or via, non voglio più tediarla. Altro non possiamo fare che pregare il Signore, che ci dia un Pastore pieno del suo spirito, il quale sappia stabilir queste cose da me così accennate in breve, secondo meglio converrà alla gloria di Gesù Cristo”.

Alfonso perse il suo inchiostro, perché il papa che, il 15 febbraio, sarebbe uscito al 265° scrutinio da un conclave troppo condizionato dalla politica, sarà suppergiù l’antitesi di questo ritratto.

Piccolo dizionario postconciliare

Piccolo dizionario post-conciliare

* tradizionista:
     i concili della Chiesa sono venti dogmatici più uno pastorale (cioè non dogmatico)

* progressista:
     i concili della Chiesa sono venti insignificanti più uno talmente grosso e importante che non c'è bisogno di studiarlo

* conservatore:
     i concili della Chiesa sono venti dogmatici più uno pastorale (cioè dogmatico)

* nostalgico:
     i concili della Chiesa sono solo venti

* modernista:
     i concili della Chiesa sono solo il ventunesimo che ci autorizza tutto e il contrario di tutto

* lefebvrista:
     i concili della Chiesa sono venti da accettare al 100% più uno accettabile al 95%

* adulto:
     i concili della Chiesa sono solo qualche pezzo del Vaticano II e l'imminente desiderabilissimo Vaticano III

* neocatecumeno:
     i concili della Chiesa sono solo il Vaticano II incarnato in Kiko Arguello

* imbarazzato:
     i concili della Chiesa sono venti dogmatici più uno che è pericoloso criticare e che dunque bisogna a tutti i costi sforzarsi di leggere in "continuità" coi precedenti

* neo-cattolico:
      i Concilii della Chiesa sono ventuno. Il ventunesimo è un mito, un "nuovo inizio"...

* cattolico:
       i Concilii della Chiesa sono ventuno, con l'avvertenza che il ventunesimo va letto in continuità - oggettiva e non soggettiva - con la Tradizione e non viceversa.

mercoledì 20 febbraio 2013

Rinuncia impossibile filosoficamente e teologicamente, E.M. Radaelli

Il Prof. Enrico Maria Radaelli, che ringrazio di cuore, mi ha fatto avere il suo testo integrale, già citato da Magister, che rendo disponibile qui nella versione originale pdf, per chi voglia leggerlo e/o scaricarlo.

Cito:
« le dimissioni di un papa, anche se permesse legalmente, non sono permesse metafisicamente e misticamente, perché nella metafisica sono legate al nodo dell’essere, che non permette che una cosa contemporaneamente sia e non sia, e nella mistica sono legate al nodo del Corpo mistico che è la Chiesa, per il quale la vicarietà assunta [dal successore di Pietro] con il giuramento dell’elezione pone l’essere dell’eletto su un piano ontologico sostanzialmente diverso da quello lasciato: sul piano più metafisicamente e spiritualmente più alto di vicario di Cristo ».
Purtroppo non ho il tempo, ora, di approfondire il testo e le sue motivazioni; ma non esito a renderlo disponibile, visto che se ne fa un gran parlare. Vedremo di raccoglierne spunti e argomenti anche in base alle vostre osservazioni. Noto che, a differenza di molti, Radaelli parla di dimissioni - in quanto equivalenti a rigettare una grazia ricevuta - e dunque né di abdicazione né di rinuncia: primo snodo da esaminare...

martedì 19 febbraio 2013

Don Mauro Tranquillo, Considerazioni su un'abdicazione

[ Fonte: FSSPX - Distretto Italia]  Per chi ama il linguaggio Cattolico.

Su questa abdicazione, in pochi giorni è stato detto tutto. Si è spiegato tutto, precedenti storici e norme canoniche, motivazioni ufficiali e tesi sui più svariati complotti, da quelli probabili a quelli da romanzo.

Benedetto XVI non è stato il primo Papa ad abdicare, lo si è ripetuto fino alla nausea; sottolinenando anche la differenza con quei pochi casi, avvenuti in circostanze davvero estreme. Ma non è nemmeno il primo Papa ad essere vecchio e stanco in una situazione difficile. Pensiamo all’ottantenne Pio VI, rapito in modo violento dagli invasori francesi che occupano militarmente il Vaticano stesso. Pensiamo a Leone XIII che a 93 anni è ancora lucido rettore della Chiesa, o al settantenne Giulio II (in epoche ben diverse dalla nostra) sul campo di battaglia (con le bombe che gli volavano letteralmente sopra la testa), senza parlare di san Pietro e tutti i Papi che ad età anche avanzata sono andati incontro al martirio di sangue, le cui carni di vecchi sono state straziate dai carnefici. Altri temperamenti e altre circostanze? Impossibile oggi essere anziani e fare il Papa? In realtà l’unica cosa impossibile per un anziano è il sottoporsi ai tours de force del Papa mediatico. Nessuno obbliga il Papa a parlare tutti i mercoledì e le domeniche, e ad apparire continuamente. Appoggiandosi su persone fidate, il buon governo è possibile. Certamente Benedetto XVI non ha saputo crearsi intorno uomini di fiducia. Non ha nemmeno saputo farsi temere, come compete al Vicario di Cristo, Giudice di tutte le cose; forse invece ha temuto, temuto di non farcela, temuto di essere solo.

Ciò che gli è mancato, come a tutti i Papi postconciliari, è stata la chiara percezione della dignità del Papato, della grandezza del Papato, della natura di questo vero Impero spirituale e romano. Lo abbiamo sentito, il giovedì dopo le Ceneri, vantare ancora la propria opera di demolizione teologica ai tempi del Concilio, a fianco del Card. Frings, specie nella nuova dottrina della collegialità. Lo abbiamo sentito, fino all’ultimo, ammettere che lo stesso Frings sapeva che quanto andava predicando poteva costargli la porpora, altro che continuità!

E così, latore di un Papato privato di senso, incapace di riempire il vuoto dell’istituzione con una personalità ingombrante come quella del suo predecessore, se ne è andato. Al di là dei motivi e delle qualità di Ratzinger, resta questo fatto: il Papa abdica, il mondo si sente solo, il cosmo è privo della sua sommità. La continuità della regalità sacra sull’Urbe, ammantata di forme plurimillenarie, dopo decenni di crisi profonda, si interrompe in modo violento e innaturale, portando di conseguenza smarrimento negli animi e nel cosmo stesso. Sono tempi veramente apocalittici, quando il sole si oscura e la luna non dà la sua luce, e le potenze dei cieli sono squassate. Sol e luna erano, nei tempi antichi, epiteti con i quali era acclamato il Papa, per imitazione dall’Imperatore Romano.

Il nuovo Papa ci pensi bene: se le cose non vanno, piuttosto che smettere di essere Papa, si provi un po’ a fare il Papa: scoprirà che funziona, e che le promesse di Gesù Cristo sono legate a quel fare.

Errata dicotomia nella visione di Chiesa del Prof. Veronesi, sulla rinuncia di Benedetto XVI

Riprendo questa notizia data dal Blog Opportune Importune e lo faccio per evidenziare la dicotomia errata presente nella definizione di Veronesi, rintracciabile tra molti flash dell'ANSA,che riproduco di seguito, per affermare più correttamente: la Chiesa non ha due facce, ne ha una sola. Essa non è una imago mundi (peraltro vista solo nella sua veste esteriore) cui si contrappone l'imago coeli (peraltro vista come proiezione terrena e non come irruzione del Soprannaturale), ma è la Presenza del Cielo nel mondo, grazie all'Azione teandrica del Signore Gesù, Vero Dio e Vero Uomo, di cui la Chiesa è portatrice, annunziatrice e dispensatrice. 

Ecco un altro 'cattivo maestro', voce molto risuonante in termini esclusivamente materialisti soprattutto nell'ambito della bioetica, voce tenuta in grande considerazione. 

Ecco dunque un'altra errata affermazione mediatica, che lascia passare un messaggio che nessuno corregge!!! 

Vediamo se un sacerdote, un vescovo o uno dei papabili o al limite uno studioso cattolico fa sentire la sua voce su questa scottante deriva sulla diminutio del primato petrino, leggibile nel cosiddetto paradigma esterno costruito dal conciliabolo mediatico sul gesto del Santo Padre, che abbiamo analizzato anche qui e che rischia di divenire un nefasto paradigma interno.
"Pur con grande stima per Benedetto XVI, trovo la sua decisione inopportuna e non sono d'accordo sull'opinione di maggioranza che ne fa un gesto moderno". Lo afferma l'oncologo Umberto Veronesi che, in un intervento pubblicato sul quotidiano online The Huffington Post, afferma di non "applaudire alla rinuncia di Benedetto XVI: la considero l'inizio di una 'secolarizzazione' che forse porterà la Chiesa più vicina alla gente, ma anche più vicina al pericolo di perdere la propria identità". [perderla agli occhi del mondo, non significa che la perda nella sostanza, se viene riaffermata e vissuta] I Papi, rileva Veronesi, "non possono abdicare e non possono nemmeno presentare le dimissioni. Infatti le dimissioni si presentano a qualcuno, e l'iter prevede che vengano accettate o respinte. Invece il codice canonico, nel prendere in esame la possibilità di una rinuncia, precisa che non se ne contempla un'accettazione.
La 'rinuncia' di un Papa resta un fatto in sé, insindacabile e intangibile". E' stato detto che le dimissioni del Papa sono un "evento storico", ed infatti, commenta, "lo sono. Ma non è di questo che ha bisogno la Chiesa, perché la storicizzazione della religione la trasforma da un grande 'valore' ad una serie di 'fatti'". Dunque, il gesto del Papa, secondo l'oncologo, "rafforza la secolarizzazione della fede che, come laico, vedo con piacere, ma non è un buon servizio per chi vede nella religione la grande forza metafisica della trascendenza". Ci sono, conclude, "due modi di vedere la Chiesa cattolica: il primo è quello di una comunità ecclesiale che permane nei secoli, con i suoi riti e i suoi Pontefici. E' una imago mundi. Il secondo è invece la Chiesa come imago coeli, un'immagine del Cielo che è mistica proiezione terrena della Fede" e "in questa visione, soltanto Dio può 'dimettere' il suo servo".

lunedì 18 febbraio 2013

Importante avviso per il 28 febbraio alle ore 20 - Santo Rosario Pro Eligendo Romano Pontifice

Dal 28 febbraio prossimo, a partire dalle ore 20, la Sede del Romano Pontefice sarà vacante, in seguito alla rinuncia di Benedetto XVI.

Noi uomini e donne di buona volontà ci raduneremo alle ore 20 in piazza San Pietro davanti all'obelisco per la recita del Santo Rosario e della preghiera a San Michele Arcangelo Principe delle Milizie del Cielo affinché venga presto eletto un degno Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo per riconfermare con fermezza i Fedeli nella Fede e instaurare omnia in Christo.

Nei giorni successivi, fino alla fine del Conclave, sempre alle ore 20.

Le condizioni d’una composizione della crisi

Côme de Prévigny sul blog Credidimus caritati, 16 febbraio :
(Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio)

Spesso, coloro che se la prendono con la Fraternità San Pio X si adoperano per deriderla e mettere in caricatura la sua posizione o la sua dottrina (che non è nient'altro che quella dispensata dalla Chiesa durante i secoli). Così, la si accusa di attendere un irrealizzabile sbrogliamento della crisi, in cui occorrerebbe che i responsabili dei misfatti nella Chiesa facessero  « mea culpa » quando non bisognasse attendere uno spettacolare intervento dal Cielo che castigasse i colpevoli ed esaltasse coloro che allora sarebbero falsamente umili.

Sempre dotato del suo naturale pragmatismo, Mons. Lefebvre dava prova di ben maggior realismo. Egli non trascurava alcuna soluzione a tappe.  Così, nel momento in cui annunciava che probabilmente avrebbe consacrato, preconizzava di tornare sul Concilio con destrezza. Un giornalista gli chiese : « Lei vede il Papa, una domenica mattina, mostrarsi in Piazza San Pietro e annunciare ai fedeli che dopo più di vent'anni si è accorto che il Concilio si è sbagliato e ha fatto abolire almeno due decreti votati dalla maggioranza dei Padri e approvati da un Papa ? »

Mons. Lefebvre non aspetta che i responsabili, in camice bianco e corda al collo vengano a fare la loro autocritica come si poteva fare sotto l'era stalinista. Al contrario, egli risponde in maniera equilibrata : « Ma andiamo ! A Roma, si saprebbe ben trovare una modalità più discreta… Il Papa potrebbe affermare con autorità che alcuni testi del Vaticano II hanno bisogno di esser meglio interpretati alla luce della Tradizione, in modo che necessario cambiare alcune frasi, per renderli maggiormente conformi al Magistero di papi precedenti. Bisogna che si dica chiaramente che l'errore non può essere che « tollerato », ma che non può avere dei diritti » ; e che che lo Stato neutro sul piano religioso non può né deve esistere ». Questo diceva Mons. Lefebvre mentre annunciava una prossima consacrazione episcopale. [Il che dimostra che la scelta da farsi non è da oggi né da dopo le consacrazioni. È da dopo il Concilio.]

Di fronte ad una questione similare, il suo successore, Mons. Fellay ha appena formulato una risposta analoga nell'intervista accordata a Nouvelles de France : « per quanto concerne il Vaticano II, come per la messa,pensiamo sia necessario chiarire e correggere un certo numero di punti sia erronei che portanti all'errore. Ciò stante, non ci aspettiamo che Roma condanni il Vaticano II prima del tempo. Essa può richiamare la Verità, correggere discretamente gli errori salvaguardando la sua autorità Tuttavia pensiamo che la Fraternità porta la sua pietra all'edificio del Signore denunciando certi punti controversi ».

E questa prudenza sulla scadenza evocata da Mons. Fellay si ritrova anche in Mons. Lefebvre che dice di essere prudente di fronte alla pressioni di una « mafia liberal-massonica » che tende ad impedire al Papa di agire in favore della Tradizione della Chiesa. Non è forse la stessa tendenza denunciata dal superiore generale della FSSPX quando in questi ultimi tempi punta il dito su tutti coloro che si impegnano ad impedire ogni riconoscimento della Fraternità ?

La storia della Chiesa ci insegna che le crisi trovano spesso soluzione non in maniera spettacolare ma per tappe. Ad esempio, il famoso Editto di Milano che da secoli si considera l'atto di nascita della Cristianità non è altro che una libertà data a tutti di praticare il proprio culto. Bisognerebbe dunque considerare Costantino un liberale? È stato tuttavia necessario passare di là perché dalla persecuzione pervenissimo finalmente al Sacro Impero.

domenica 17 febbraio 2013

Il conciliabolo mediatico continua ad influenzare anche la rinuncia del Papa. Drammatica influenza sulle coscienze.

Il recente discorso di Benedetto XVI ai Parroci romani, che appare come un suo testamento spirituale, è denso di elementi di riflessione, che toccano diversi ambiti e che richiedono un'analisi meditata e approfondita punto per punto. L'ultimo articolo di Socci ci dà lo spunto per estrapolarne uno: il parallelismo tra il concilio 'virtuale' dei media e quello 'reale', che il Papa reiteratamente invita a riscoprire e ad  approfondire. Nell'invitarvi a rileggere l'articolo Il conflitto irrisolto del Prof. Dumont, pubblicato mesi fa in cui il tema del ruolo dei madia viene preso in considerazione con un'analisi sapiente e da non oltrepassare, vorrei trarre una prima conclusione, che seguirà lo stralcio preso dall'articolo di Socci, il cui testo integrale è leggibile qui, partendo dal bilancio tirato dal Papa, per poi soffermarmi in particolare sui seri rischi di svuotamento che sta correndo il primato petrino anche (e non solo) per l'effetto moltiplicatore provocato dalle dichiarazioni di pastori modernisti che trovano ampio spazio sui mezzi di informazione nonché sulle formule innovative elaborate dagli stessi operatori dell'informazione con i vaticanisti in primo piano. Ce ne fosse uno di 'sentire' tradizionale!
(Inizio citazione Socci) [...] « Sappiamo come questo Concilio dei media fosse accessibile a tutti. Quindi, questo era quello dominante, più efficiente, ed ha creato tante calamità, tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata … e il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale ».
[...] MAGISTERO PARALLELO
Il discorso del Papa ricorda precedenti analisi di grandi personalità cattoliche, come il cardinale De Lubac che parlava di “magistero parallelo”, a proposito di certi teologi e intellettuali. O la famosa pagina di monsignor Luigi Maria Carli, secondo il quale al Concilio si è poi accompagnata
“l’attività del cosiddetto ‘paraconcilio’, cioè di quell’ambiente di persone e di idee che, dopo aver cercato di influire sul Concilio mentre esso si svolgeva, è rimasto in piedi anche a Concilio finito, ingrandendosi e direi quasi istituzionalizzandosi.
Questo paraconcilio, con le sue vittorie e le sue sconfitte, con le sue soddisfazioni e le sue insoddisfazioni, con i suoi propositi e i suoi spropositi” concludeva Carli “è quello che anima la crisi attuale e contrappone la sua opera alla serena fruttificazione delle idee seminate dal Concilio. Il paraconcilio, pretendendo di essere l’autentica vestale dello spirito del Concilio, deve necessariamente abusare dei testi conciliari. Ma di quali mai santissime cose l’uomo non è capace di abusare?”.
È facile riconoscere in questo identikit l’intellettualismo  progressista che imperversa sui media. Ma rispetto alle denunce di De Lubac e Carli, il discorso di Benedetto XVI, giovedì scorso, ha sottolineato soprattutto l’azione perniciosa dei media, gli stessi che potrebbero interferire nelle scelte del prossimo Conclave.

[Inserisco qui una prima chiosa perché non possiamo ignorare che è innegabile che un grosso ruolo i media lo abbiano effettivamente giocato sia durante che dopo il Concilio e continuino a giocarlo ora. Essi non hanno fatto altro che amplificare le voci dell'ala riformatrice dominante: il famoso paradigma esterno (che stiamo mettendo a fuoco ora), costruito diffuso e affinato nella mediasfera consolidandosi e guadagnando livelli superiori di riflessione, in sostanza prodotto "dal mondo" e "per il mondo", divenuto il fulcro interpretativo del corpus conciliare,  richiamato da Pietro De Marco. E tuttavia le applicazioni pastorali del Concilio appartengono ai suoi protagonisti e a tutti coloro che si sono lasciasti trascinare senza alcun discrimine dall'ottimismo a priori giovanneo nonché dai venti di rinnovamento e dall'entusiasmo provocati dall'arrembanza dell'alleanza renana (sulle cui implicazioni dovremo tornare). La riforma liturgica è stata regolarmente attuata da un Papa, gli abusi sono stati messi in atto dai preti e dai vescovi, la dottrina è stata snaturata dai teologi, da docenti di Facoltà e Università Ecclesiastiche, nella formazione dei Seminari. Inoltre sono proprio i legittimi pastori i responsabili della devastazione degli edifici di culto, dell'abolizione degli inginocchiatoi, del relegare il Tabernacolo in luoghi secondari, della desacralizzazione ingravescente... Con tutto il devoto rispetto e amore filiale verso la persona e la funzione di Benedetto XVI, attribuire ai media la responsabilità della desertificazione spirituale che ci colpisce tutti appare una visione non sufficientemente realista e a largo raggio, che non permette di individuare le vere cause della crisi in atto e, conseguentemente, neppure di poter attuare i possibili rimedi....]

sabato 16 febbraio 2013

Taiwan: filma il Vangelo e si converte

Leggo su La Stampa:

Un regista taiwanese di 56 anni, Jiang Zhiming, di origini buddiste, ha diretto un lavoro che si intitolava “Il Vangelo del giorno” ; e alla fine si è fatto battezzare il 6 gennaio, festa dell'Epifania, perché è la festa in cui Gesù «si manifesta» all'umanità, e per uno che per tutta la vita ha lavorato nella comunicazione «è davvero un giorno importante». Il desiderio di diventare cristiano è cresciuto in lui dirigendo una trasmissione sul Vangelo del giorno, messa in onda dal Kuangqi Program Service dei gesuiti di Taipei.

"Filmando il Vangelo del giorno ho sentito molti racconti di come tante persone hanno imparato a conoscere e seguire Gesù. Riprendere con la cinepresa non è mai stato per me qualcosa di neutro, ho sempre avuto una reazione, di accordo o di disaccordo, con chi veniva in tv, ma non ho mai ignorato nessun ospite, come se si trattasse solo di un lavoro di routine. Per questo chi viene a parlare di Gesù e a testimoniarlo assume ancora più rilevanza".

Altro elemento che ha avvicinato Jiang Zhiming a Gesù è l'aver contratto una grave malattia. "L'esperienza e le sessioni di chemioterapia hanno stravolto ogni cosa: dieta, stile di vita, ritmo di lavoro, esercizio fisico. Con l'aiuto di mia moglie, degli amici e dei compagni di lavoro, ho affrontato la malattia, ho lottato e ho vinto. Avevo lasciato tutti gli impegni di lavoro tranne proprio il Vangelo del giorno. Perché sentivo che oltre all'appoggio fisico mi serviva quello spirituale, qualcosa che mi desse una speranza profonda". 

PERCHÉ IL PAPA HA ABDICATO - di P. Giovanni Cavalcoli, OP

Articolo apparso su Riscossa cristiana. Un'analisi che privilegia l'aspetto dell'abbandono e della defezione da parte dei collaboratori, passando sotto silenzio altre concause, anch'esse frutto del Concilio. Del resto, a parte la Curia, sono ben noti i diffusi venti di fronda nel clero e nei vescovi del Nord Europa, a partire dall'Austria dalla quale vanno facendosi sempre più consistenti e minacciose le voci di scisma, che non mancano su altri fronti, più subdolamente mimetizzati...


Gli studiosi di storia della Chiesa hanno notato come dai tempi dell’immediato postconcilio, ossia del pontificato di Paolo VI, il papato abbia cominciato a indebolire la sua autorità nei confronti dell’episcopato e ciò con tutta probabilità a causa di alcuni difetti insiti nelle direttive pastorali del Concilio, concernenti il rapporto del Papa con in vescovi. Mi riferisco soprattutto alla figura di vescovo che emerge dai decreti conciliari sull’argomento, alla dottrina della collegialità episcopale e della Chiesa locale, dalla quale sono sorte poi le conferenze episcopali nazionali e l’istituto del sinodo mondiale dei vescovi.

Le direttive del Concilio in merito contengono certamente alcuni elementi validi, come per esempio la responsabilizzazione del vescovo e degli episcopati nazionali come deputati a una creatività pastorale che tenga conto delle situazioni concrete del loro gregge, senza quindi limitarsi ad essere dei semplici interpreti e trasmettitori delle direttive provenienti da Roma, e come dotati di una santa libertà e capacità di iniziativa nei confronti di Roma stessa nel suggerire proposte e addirittura modifiche nella condotta pastorale della Sede Apostolica, nonché nel correggere abusi ed errori per conto proprio senza aspettare l’imbeccata da Roma.

L'arcivescovo di Lima rifiuta di togliere le sanzioni contro l'Università

[È lo sviluppo di quanto dicevamo qui] Il Cardinal Thorne, contrariamente a Mons. Muller, sarà elettore al Conclave. Il suo comportamento dimostra una reazione di mancata acquiescenza di fronte ad un approccio favorevole alla teologia della liberazione: l'Università di Lima è (o forse era) una delle culle del modernismo sud americano, di fatto collettore di ogni eresia e dunque formatrice di eretici. Ciò può aver un impatto, per quanto limitato sul Conclave perché va ad esacerbare linee di frattura tra gli elettori sud-Americani, rafforzando quella del cardinal Thorne, eminente rappresentante dell'Opus Dei.

Il cardinal Juan Luis Cipriani Thorne, arcivescovo di Lima, mercoledì 13 febbraio ha affermato che le sanzioni contro i professori della Facoltà di teologia dell'Università di Lima sono mantenute e che essi non sono autorizzati ad insegnare. 

Per l'arcivescovado, la lettera del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Mons. Gerhard Ludwig Müller, che chiedeva di rinunciare a queste sanzioni, è sprovvista di valore legale perché non è stata indirizzata per le vie ufficiali, riporta l'agenzia cattolica peruviana ACI Prensa. Essa inoltre sarebbe invalide perché ogni vescovo è autonomo nelle sue decisioni pastorali.  

Il 21 dicembre scorso, il cardinal Cipriani ha comunicato alla PUCP che non avrebbe rinnovato la missione canonica ai professori della Facoltà di teologia a partire dal 1° febbraio 2013, appoggiandosi soprattutto sul fatto che la Santa Sede, nel luglio 2012, ha ritirato  all'Università di Lima i suoi titoli di « cattolica  » e di « pontificia ». Egli denuncia anche le derive dottrinali di alcuni professori. Gli studenti di teologia sono così privati d'insegnamento.

Secondo l'arcivescovado, la lettera di Mons. Müller non sarebbe che una risposta alla petizione che gli è stata indirizzata dai professori della Facoltà. La stessa fonte sottolinea che i responsabili di ogni congregazione hanno il compito di aiutare le Chiese nel mondo. Essi collaborano, consigliano, danno indicazioni, ma non pareri vincolanti. « La sola persona che può dare direttive e ar cambiar parere ad un vescovo  il papa ».

Nella sua lettera il cui contenuto è stato diffuso dalla stampa peruviana, Mons. Müller chiedeva al cardinale peruviano di giustificare la sua interdizione. Ed indicava che essa avrebbe dovuto essere applicata finché la dottrina delle fede non avesse risolto la questione. Apic
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[Fonte: La Croix 14 febbraio - Traduzione a cura Chiesa e post-concilio]

venerdì 15 febbraio 2013

Si parla di un "ultimatum" alla FSSPX

La Croix di oggi, notoriamente di indirizzo progressista, pubblica l'articolo sotto riportato. La notizia non è nuova, circolava nei blog francesi, ma non l'avevo riportata per non sollevare polveroni in questo delicato momento. Ma ormai sarà di dominio pubblico, e dunque ne parleremo anche noi. Il momento è serio e grave non solo per la Fraternità, ma per la Tradizione tutta... L'intervento, così com'è formulato,  appare doppiamente scorretto, innanzitutto perché nella sua conclusione, che è una minaccia, finisce col  non riconoscere l'autorità del Superiore Mons. Fellay e, poi, oltre a seminare discordia, rischia di provocare un irrigidimento da parte della Fraternità:

Secondo nostre informazioni, Mons. Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (CDF) e presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, incaricata del dialogo con i lefebvristi [usano sempre questa dizione], e Mons. Augustine Di Noia, vice-presidente della  commissione, all'inizio di gennaio hanno indirizzato a Mons. Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X (FSSPX), una lettera che dà tempo agli integristi (sic!) fino al 22 febbraio per accettare l'ultima versione del Preambolo dottrinale consegnata il 13 giugno 2012. In mancanza, Roma si riserva il diritto di rivolgersi ad ogni prete della Fraternità.
Il 14 settembre 2011, al termine di due anni di discussioni dottrinali tra teologi nominati dalla CDF e dalla FSSPX, il cardinal William Levada, predecessore di Mons. Müller alla CDF, aveva consegnato a Mons. Fellay un Preambolo dottrinale che la Fraternità dovrebbe accettare prima di ogni accordo. Una nuova formulazione era stata elaborata in giugno, nel corso di una riunione di lavoro del cardinal Levada con Benedetto XVI, prima di esser consegnata il 13 giugno, a Mons. Fellay.
Questo documento dovrebbe rendere possibile il ritorno della Fraternità nella Chiesa, e prevederebbe la creazione di una prelatura personale a condizione che la FSSPX riconosca che il Magistero vivente è l'interprete autentico della Tradizione, che il concilio Vaticano II è in perfetto accordo con la Tradizione, e che essa accetta la validità e la liceità del Messale di Paolo VI. Condizioni infine respinte dal capitolo generale della FSSPX nel luglio 2012.
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Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio