lunedì 18 maggio 2015

Don Giorgio Ghio. Quante vie di Salvezza?

A sentire certi discorsi sulle religioni non-cristiane, viene inevitabilmente da chiedersi se chi parla creda ancora in Cristo come unico Salvatore del mondo. Certo, nessuno osa negarlo in modo esplicito e diretto; il problema sorge quando ci si domanda per quali vie Gesù salvi gli uomini. Secondo un dogma fondamentale della dottrina cattolica, la via di accesso alla salvezza è la fede in Lui, che conduce al Battesimo; questo afferma il santo Vangelo (cf. Mt 28, 19-20; Mc 16, 15-16; Gv 3, 3) e, in obbedienza al divino Maestro, così ha sempre insegnato la Chiesa, a cominciare dagli Apostoli (cf. At 2, 38). Tale verità suppone evidentemente l’obbligo ineludibile di annunciare a tutti gli uomini la salvezza concessa da Dio nel suo Figlio incarnato, morto e risorto, con il conseguente appello a convertirsi a Lui abbandonando le false credenze e cambiando vita. Ciò che la Sposa di Cristo ha sempre fatto in quasi due millenni non è certo proselitismo, ma espressione suprema della carità stessa che lo Sposo le comunica.

Da mezzo secolo a questa parte, tuttavia, sulla base di un vago accenno del Vaticano II, peraltro ripetuto (cf. LG 16; GS 22; AG 7), si è preso a sostenere che Dio salverebbe abitualmente gli uomini anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa; così non soltanto l’attività missionaria è finita in una drammatica crisi, ma buona parte dei fedeli ha smarrito il senso e la necessità della propria appartenenza al Corpo mistico, di una degna e frequente ricezione dei Sacramenti e di una fede operosa, vissuta nell’osservanza dei Comandamenti e nella pratica delle virtù evangeliche. Questo è proprio uno di quei casi in cui una piccola crepa provoca un crollo di proporzioni gigantesche. Comunque, anche a prescindere dalle sue catastrofiche conseguenze, l’idea ormai universalmente diffusa e accettata, al punto di essere diventata una specie di nuovo dogma indiscutibile, non ha alcun fondamento né scritturistico, né tradizionale, né magisteriale.

In realtà, ciò che ci è stato rivelato è che, «se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel Regno di Dio» (Gv 3, 5). Anche supponendo che questa sia soltanto la via ordinaria della salvezza e che Dio, per non lasciare che innumerevoli anime si perdano, abbia disposto pure ipotetiche vie straordinarie, noi non ne sappiamo assolutamente nulla. Per onestà intellettuale e spirituale dobbiamo riconoscere che, nella Rivelazione divina, di queste ultime non si trova traccia, mentre il mandato di evangelizzare le genti è affermato in modo assolutamente inequivocabile, in teoria e in pratica. Se il Signore risorto non ha fatto parola di eventuali possibilità di venire a contatto con il Mistero pasquale senza un’esplicita fede in Lui e senza piena appartenenza alla Chiesa, ma le ha perentoriamente ingiunto di predicare e battezzare per renderle possibili, è stato proprio perché questo problema non ci riguarda: come possa salvarsi chi senza sua colpa ignora il Vangelo… è affar suo; in ogni caso, noi abbiamo il dovere di annunciarglielo.

Chi poi azzarda addirittura che le altre religioni sarebbero altrettante vie ordinarie di salvezza ha evidentemente smarrito la nozione stessa di salvezza cristiana, quella rivelata nel Nuovo Testamento come realtà trascendente. Una simile, crassa eresia spazza via in un colpo solo anche il dogma del peccato originale e la necessità della Redenzione operata dal Verbo incarnato con la morte di croce. In che modo, per esempio, si salva un ebreo che rifiuta a priori il Salvatore? Con la sua osservanza della Torah adempiuta con le sole forze naturali? Ma «dalle opere della Legge non sarà mai giustificato nessuno» (Gal 2, 16). La rivelazione dell’Antico Testamento è chiaramente incompiuta e invoca un completamento, ma l’Ebraismo lo esclude ripiegando su una “salvezza” puramente temporale. L’Alleanza e i doni di Dio, di per sé, sono indubbiamente irrevocabili (cf. Rm 11, 29), ma chi respinge il Messia può forse ancora goderne? Non ne sarà piuttosto decaduto? La shoah non è una ragione pertinente per negare la verità di fatto: l’Ebraismo si è isterilito in un formalismo che, salvo casi sporadici, nasconde tiepidezza religiosa e corruzione morale…

Con l’Islam, poi, anche un semplice paragone è improponibile. Reviviscenza della gnosi ebionita sopravvissuta al di là dei confini dell’Impero Romano, questa grossolana falsificazione della fede abramitica non ha in comune con noi nemmeno la rivelazione veterotestamentaria. Tolti i rudimenti spirituali rintracciabili in qualsiasi cultura antica, i quali possono pure alimentare in alcuni una sincera religiosità naturale, il resto è soltanto un’ideologia di conquista e di sottomissione che, soffocando il raziocinio, opprime masse sterminate controllandole finanche nella mente. L’unica differenza sostanziale, rispetto all’ateismo di Stato, è che si crede in un Dio presentato come clemente e misericordioso, ma che non ama nessuno né può essere amato da alcuno, perché è talmente distante dall’uomo che ciò sarebbe per lui una debolezza; il suo favore è qualcosa di così imprevedibile e arbitrario – per chi crede in lui, figuriamoci per i dannati infedeli – che un musulmano rimane tutta la vita sospeso al fatalismo e a un’obbedienza cieca… proprio le esigenze distintive di qualcun altro che non è Dio, ma fa di tutto per essere onorato come tale.

Se ci spostiamo verso Oriente, la situazione precipita. Una filosofia alienante come il Buddhismo paralizza lo sviluppo e il progresso dei popoli, per i quali non c’è ieri né domani perché ignorano la nozione stessa di storia e camminano verso la “pace” del nulla. Con un comportamento di dubbia coerenza, peraltro, in diversi Paesi asiatici i monaci buddhisti si sono rivelati violenti e intransigenti difensori della tradizione, onde soffocare qualsiasi anelito di cambiamento sociale che metta a repentaglio il loro indiscusso potere sulla popolazione, condannata in eterno all’accettazione passiva della miseria e del sopruso – salvo reincarnazioni più fortunate – di cui è colpevole per peccati di vite passate… Certo, è già un po’ meglio dell’Induismo da cui il Buddhismo è uscito: lì, dalla casta in cui si nasce, non si potrà mai scappare; uno si può comunque rivolgere a un santone che, invocando per lui gli spiriti (immondi), lo sistemerà definitivamente per le feste, come se non bastassero le malattie contratte nei bagni di massa nel Gange…

Vogliamo parlare di religioni tradizionali: animismo, vudù et similia? Meglio di no, se non si amano gli incubi. La letteratura missionaria rigurgita di uomini trasformati in uccelli o serpenti, morti che camminano, stregoni potentissimi… ridotti all’impotenza con il solo nome santo di Gesù. Ci sarà pure una ragione, con buona pace dei teorici da tavolino dell’inculturazione e del dialogo interreligioso a oltranza: dove Cristo avanza, il diavolo indietreggia. Ora che il primo non è più predicato, il secondo scorrazza indisturbato, grazie alle teorie di questi “teologi” e “pastori” che hanno portato il gregge allo sbando. Chi però si vuole salvare, sappia che c’è una via infallibile, purché si decida a imboccarla: è l’unica, quella di sempre. Visto che lo sappiamo da duemila anni, sarebbe veramente da… stolti non farlo sapere anche a lui.

17 commenti:

mic ha detto...

Conclusioni della recente lettera di Alessandro Gnocchi su RC:

.... l’interreligiosità proclamata come grazia senza tentennamento alcuno dal Vicario di Cristo e in termini così espliciti ed elementari da non lasciare spazio a sfumature è un inedito inquietante. Non si era mai visto un pontefice che definisce apertamente una grazia quella di non appartenere a Nostro Signore.
Se questo è lo scenario nel quale ci muoviamo dovrai scrivere molti altri articoli per dire ad alta voce il tuo sconcerto di “cattolico qualsiasi”. L’augurio che ti faccio, caro Paolo, è quello di non stancarti perché, fino a quando ci sarà anche solo un “cattolico qualsiasi” a testimoniare la verità, non avranno vinto.

http://www.riscossacristiana.it/lo-sconcerto-del-cattolico-qualsiasi-una-lettera-di-alessandro-gnocchi/

RAOUL DE GERRX ha detto...

Chère Mic, vous faites ici, une fois de plus, une magnifique synthèse, que j'applaudis des deux mains. Bravo, mille fois !
C'est toute la "stratégie" de Vatican II qui tombe à terre.
Supposons un instant que les chefs militaires qui, il y a cent ans, conduisaient nos armées, n'aient pas eu l'intelligence et le courage de réviser les doctrines qui, au début de la Grande Guerre, les avaient conduits d'échec en échec, où en serions-nous aujourd'hui ?
Qu'il ne se trouve pas, aujourd'hui, un seul évêque conciliaire — pas même Mgr Schneider (et je réserve mon jugement, sur ce point, concernant le cardinal Burke) — pour remettre en cause les fausses doctrines de Vatican II en matière de fausses religions, voilà qui ne peut que nous jeter dans un abîme de perplexité.
Sont-ils tous aveugles ? Tous idiots ? Tous lâches ? Ou tous traîtres ?
Sont-ils tous liés par un pacte secret ?
On ne sait que penser.

mic ha detto...

Caro Raoul,
l'articolo è di uno dei nostri sacerdoti, cui va tutta la nostra stima preghiera e solidarietà. È dunque lui che merita i suoi complimenti :)
Quanto a mons Schneider e al card. Burke, ho fondati motivi per ritenere che non siano conciliaristi, anche se sanno citare dei documenti postconciliari i punti davvero in continuità (perché, insieme ai bachi, ci sono anche alcune perle che riprendono la verità perenne)..

RAOUL DE GERRX ha detto...

Eh bien, tous mes compliments à Don Giorgio Ghio — et à vous pour l'avoir publié.

Quant à Mgr Schneider… Voir ceci :

http://www.traditioninaction.org/bev/177bev04_27_2015.htm

Et ne jamais oublier l'observation de Mgr Lefebvre :

"Chez les modernistes, le bon, quand il s'en trouve, n'est là que pour faire avaler le mauvais."

Donc, attention !

mic ha detto...

Per Raoul,
Conosco personalmente mons. Schndider. Non ho letto a quel link (le saprò dire poi), ma garantisco sulla sua totale estraneità al modernismo.
In interviste meno recenti abbiamo ascoltato espressioni di cautela nei confronti del papa... Ma molta acqua è successivamente passata sotto i ponti. E forse ora sta prevalendo una sana prudenza in attesa delle conclusioni sinodali. Stiamo assistendo al delinearsi di due precisi schieramenti e non credo che la sofistica gesuita e gesuitante possa riuscire a trovare una terza via subdolamente basata sulla prassi, inaccettabile.

tralcio ha detto...

Caro Raoul,
la salvezza viene da Gesù Cristo, Nostro Signore e basta.
I modi con cui, da Lui e per Lui (per i Suoi infiniti meriti) essa possa riguardare ogni singolo uomo, resta un mistero.
La Chiesa serve a beneficio della Rivelazione (serve la Rivelazione)e non viceversa.
Se il modernismo servisse la Rivelazione, andrebbe bene anche il modernismo, senza pregiudizi, pena l'ingessare la fantasia dello Spirito Santo.
Se invece il modernismo è la quinta colonna dei franc-macon, essa non serve la Rivelazione, ma se ne serve, per svuotare da dentro ciò che è divino, per riallinearlo all'umano.
Eppure Gesù, il Figlio fatto uomo, fattosi carne, non si è vergognato della propria umanità, del non essere puro spirito: ascendendo al Cielo, tornando al Padre, tornando là da dove era disceso, lo fa con le piaghe della passione tutte ben visibili, anche se ormai è il corpo del Risorto, un corpo sottratto alle leggi della natura, ma che non disdegna i segni di ciò che ha significato prendere carne, avvicinando tutti, a quel tempo necessariamente tutti non credenti in Lui. E tutti li ha amati, così com'erano, chiedendo la conversione.
E' questo il mistero rivelato.
E' questa la salvezza.
La Chiesa annuncia questo, nient'altro.
Il problema di un Concilio, qualsiasi, anche il Vat. II, è di ridurre la salvezza a un fatto di possibilità umana, a un ragionamento, a un'organizzazione, accessibile ad ogni uomo, in quanto uomo, mentre in realtà è accessibile a ogni uomo solo mediante Cristo, che, asceso al Cielo, si è fatto tutto a tutti, sottraendosi ai limiti di un'epoca e una geografia che lo videro uomo tra gli uomini. Perciò Egli è presente in ogni santa Messa, per azione dello Spirito santo.
In tutto questo può salvare anche chi non lo ha conosciuto.
Come lo sa Lui.
Il che non autorizza noi a considerare equivalente ogni "catechesi" che porti altrove o peggio detesti il crocefisso e ridicolizzi il risorto.
Il nostro problema è se ci potremo salvare esimendoci dal farLo conoscere! Questo è il dramma della Chiesa: non credere che l'unico a salvare sia il Suo Sposo. E' la fede tradita.

Annarè ha detto...

manca la ragionevolezza, perchè se ci si salva aderendo a qualsiasi religione e tramite tale religione, non vedo perchè Gesù si sarebbe incarnato e fatto crocifiggere. Non so cosa aspettano a definire palesemente eretiche queste opinioni. Da quando si è voluto scindere la fede dalla ragione, tutto diventa solo sentimentalismo e caos. La Fede è ragionevole, le scemenze che in questi 50 anni si dicono e fanno sono frutto di menti che hanno smesso di ragionare in modo retto.

Rr ha detto...

Proseguendo il ragionamento di Annare', proprio perché la Fede è anche ragione: c' è un Dio che salva tutti, a prescindere, però ha lasciato che Adamo ed Eva peccassero. Per rispettarne la libertà, dicono. Bon, ma se poi tanto salva tutti i loro discendenti, a che pro cacciare loro dal Paradiso terrestre? E se ha rispettato il 8libero arbitrio di Adamo ed Eva, perché non rispetta il libero arbitrio di chi magari non vuol essere salvato?
Il Cristianesimo, ilCattolicesimo, avevano la forza della ragione, Ora ne stanno facendo una religione davanti
alla quale qualunque sofista delIV sec aC si metterebbe a ridere, altro che S.Paolo all' Acropoli.
Rr

Anonimo ha detto...

Si salva chi muore in Grazia di Dio!

Anonimo ha detto...

Annarè, Rr, ma forse il motivo di tante scemenze pronunciate con tanta serietà e autorevolezza è perché questi uomini hanno completamente perduto la fede, e la vogliono far perdere anche a noi, insistendo a dire che tutte le religioni conducono alla salvezza. Il triste è che nessun vescovo affronta di petto la questione, tutti glissano, schivano l'ostacolo, rifugiandosi nel buonismo ipocrita e tacciando i dissidenti di integralisti, spietati, che dividono il mondo in buoni e cattivi, distribuendo giudizi senza appello. La cattiveria e l'arroganza le tirano fuori solo con noi, poveri indifesi tradizionalisti, senza armi di fronte al loro autoritarimo, alla loro prepotenza.

mic ha detto...

Si salva chi muore in Grazia di Dio!

OK. Ma per essere e rimanere in grazia di Dio, abbiamo bisogno della coerenza, della perseveranza e degli strumenti che Lui ci ha lasciato nella Sua Chiesa.

Riccardo Abbà ha detto...

Vous avez deviné: ils sont des traîtres liés par un pacte secret. Presque tous franc-maçons.

tralcio ha detto...

MISSA PRO ELIGENDO ROMANO PONTIFICE
San Pietro Lunedì 18 aprile 2005

“Oggi si è adempiuta questa scrittura” (Lc 4, 21). Al centro del testo profetico troviamo una parola che – almeno a prima vista – appare contraddittoria. Il Messia, parlando di sé, dice di essere mandato “a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio.” (Is 61, 2). Gesù Cristo è la misericordia divina in persona: incontrare Cristo significa incontrare la misericordia di Dio... Ma cosa vuol dire Isaia quando annuncia il “giorno della vendetta per il nostro Dio”? Gesù, a Nazareth, nella sua lettura del testo profetico, non ha pronunciato queste parole – ha concluso annunciando l’anno della misericordia. É stato forse questo il motivo dello scandalo realizzatosi dopo la sua predica? Non lo sappiamo. In ogni caso il Signore ha offerto il suo commento autentico a queste parole con la morte di croce. “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce…”, dice San Pietro (1 Pt 2, 24)...

La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male... Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi.

... in che cosa consiste l’essere fanciulli nella fede? Risponde San Paolo: significa essere “sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (Ef 4, 14). Una descrizione molto attuale!
Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo.

Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni.

Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.

Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo... che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità.

... Il secondo elemento, con cui Gesù definisce l’amicizia, è la comunione delle volontà. “Idem velle – idem nolle”, era anche per i Romani la definizione di amicizia. “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando” (Gv 15, 14). L’amicizia con Cristo coincide con quanto esprime la terza domanda del Padre nostro: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”...

In questa comunione delle volontà si realizza la nostra redenzione: essere amici di Gesù, diventare amici di Dio.

L’unica cosa, che rimane in eterno, è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità... Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio.

La lettera dice - con le parole del Salmo 68 - che Cristo, ascendendo in cielo, “ha distribuito doni agli uomini” (Ef 4, 8). Il vincitore distribuisce doni...

Viviamo il nostro ministero così, come dono di Cristo agli uomini! Ma in questa ora, soprattutto, preghiamo con insistenza il Signore, perché dopo il grande dono di Papa Giovanni Paolo II, ci doni di nuovo un pastore secondo il suo cuore, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia. Amen.

*******

La dittatura del relativismo...
non è svanita, ma si illude di non esistere più perchè non viene nominata... così è più spietata, ma è comunque sconfitta, lo è già e lo confermerà.

mic ha detto...

un giorno di vendetta per il nostro Dio

In ebraico, "vendetta" significa "ripristino della Giustizia"...

Anonimo ha detto...

Ci sono preti, oltretutto di quelli abbastanza buoni, che di fronte all'interrogativo (ipotetico ma non troppo, potrebbe succedere, anzi sarà sicuramente successo, in qualche ospedale): se avessi tra le braccia un bimbo musulmano (per esempio) che sta morendo o comunque in serissimo pericolo di vita io lo battezzerei (a norma di diritto canonico chiunque può farlo, se ha un po' acqua, usa la formula corretta e soprattutto ha la retta intenzione). Risposta: ma no, se è musulmano forse non sarebbe nemmeno tanto giusto...
A me sono venuti i brividi e non ho replicato nulla se non: io lo avrei fatto comunque, in coscienza.
E conosco ostetriche semplici che, senza nessun ragionamento teologico, l'hanno fatto eccome, quando dovevano assistere, senza poterli rianimare, dei feti abortiti in attesa che spirassero... Certo, forse farebbero meglio a cambiare reparto, ma in quella situazione ci si sono ritrovate loro malgrado più di una volta.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa don Ghio. E se avete mai avuto esperienze reali di questo tipo, per esempio qualche medico.
Grazie
humilitas

Anonimo ha detto...

Per Anonimo 8:51. Io ho avuto un antenato sacerdote, vissuto a cavallo tra l'800 e il '900 che, andato missionario, battezzava di nascosto i bambini figli di musulmani, in pericolo di vita, ben sapendo che i genitori non glie lo avrebbero consentito. Inoltre riuscì anche a convertire un intero villaggio dal Protestantesimo al Cattolicesimo (erano già stati visitati dai protestanti). Quello sì che era uno stile cattolico, altro che affermare che il proselitismo è una solenne sciocchezza e che l'intereligiosità e una grazia !

Rr ha detto...

No, humilitas, di bambini agonizzanti non battezzati, no, per fortuna, di adulti morenti che chiedevano il prete o al quale veniva proposto, si, tante volte. E devo dire che anche i colleghi non credenti, pochi, NON hanno MAI Tardato a chiamare il cappellano, se l' ora era giunta.
Purtroppo ora in certi ospedali e' persin difficile trovare il sacerdote al momento giusto, perché magari "e' in mensa".
Rr