mercoledì 23 dicembre 2015

Don Giorgio Ghio. Mirabilia dell'Incarnazione

Deus, qui humanae substantiae dignitatem mirabiliter condidisti et mirabilius reformasti… 


Mirabile opera di Dio che, dopo aver riflesso le proprie perfezioni nel mondo creato, vi ha posto la propria immagine vivente, la creatura fatta a Sua somiglianza perché dotata di ragione, coscienza morale e libera volontà nonché capace di relazione, amore, sacrificio. Ma ancor più mirabile l’opera con cui, allo scopo di redimerlo dai suoi peccati, ha assunto la carne dell’uomo decaduto, si è fatto simile a lui ed è venuto ad abitare su una terra dominata dal male per purificarla e rinnovarla con la santità di cui rende partecipi i Suoi figli. A questo scopo si è immolato nella Sua umanità ed è risorto alla gloria del cielo, aprendoci quella via regale della Croce che ci conduce in Paradiso e che si dischiude per noi in ogni santa Messa. 

È questa la meravigliosa prospettiva della vita cristiana: per effetto dell’inaudita discesa di Dio, che ha così santificato ogni aspetto della nostra esistenza, un’ascensione straordinaria che nessun essere umano ha mai sognato. Per questo, chiedere a Dio di realizzare i nostri sogni è una grave offesa: Egli ci offre infinitamente di più di quanto possiamo desiderare o pensare. Celebrare degnamente il Natale richiede quindi una profonda conversione interiore: l’abbandono dei sogni utopistici di una società frustrata e senza speranza, l’accoglienza del disegno divino che ci è rivelato. Non è certo nelle nostre aspirazioni che possiamo trovare una via d’uscita dalla crisi odierna (di natura spirituale e morale ben più che economica o sociale), ma in ciò che Dio ci ha fatto conoscere e ha realizzato per noi in Suo Figlio fatto uomo. 

L’Incarnazione redentrice, questo inimmaginabile evento, ci raggiunge nella Liturgia, diventandoci contemporanea e assumendoci in quel movimento ascendente che Gesù Cristo ha innescato nell’umanità con la propria oblazione al Padre, che la Messa rende presente e alla quale si deve associare chi vi partecipa per farlo con frutto. È quello che fa Lui che conta, non quello che facciamo noi, se non nella misura in cui ci aiuta ad aderire all’unico Sacrificio. Se invece ce ne distoglie, facendoci ripiegare su noi stessi e sui nostri velleitari valori, la partecipazione attiva è un danno e ancor prima un rinnegamento, specie se quei “valori” non sono altro che vuote parole cui non corrisponde nulla di concreto o di cui, peggio, la triste realtà dei fatti è solenne smentita. Se c’è in essi qualcosa di effettivo, si tratta in genere di un attivismo tutto orizzontale che non ha nulla di soprannaturale, dato che può benissimo realizzarlo anche un ateo. Quand’anche si riscontri in esso un rivolo di carità teologale, l’operatore di solito non lo sa nemmeno, perché non la conosce né alcuno gli ha mai insegnato a lasciarsi muovere dallo Spirito Santo. 

Il rito romano antico, nella sua austera bellezza e severità virile, obbliga invece il fedele a superarsi, lasciandosi alle spalle quanto è troppo impastato di terra e lo tiene incollato al suolo. Ciò non significa affatto che non vi sia spazio per l’umano, al contrario: le creazioni più sublimi di cui l’uomo è capace vi hanno un posto riconosciuto ed essenziale alla bellezza insuperabile del tutto, dove ogni elemento concorre allo scopo in armonia con gli altri e, al contempo, con la sua specifica funzione. Frivolo estetismo? Tutt’altro: svelamento efficace del Verbo incarnato, del Dio sceso nell’uomo per elevare l’uomo a Sé; viva manifestazione della Chiesa, estensione di Lui nella carne degli uomini che Gli sono incorporati e vivono nella Sua grazia. Espressione di aristocratico ed elitario snobismo? Niente affatto: i nostri nonni, anche senza aver studiato latino, si sentivano perfettamente a loro agio quando stavano in chiesa – e si sono fatti santi. 

Oggi, purtroppo, quelli che vengono volentieri a Messa sono sempre di meno… ancora più scarsi quelli che riescono a santificarsi per suo mezzo. Con buona pace di quella generazione che ha fatto la rivoluzione nella Chiesa, come dei suoi cocciuti figli e nipoti, una ragione ci sarà pure – e non è il fatto che «lo spirito del Concilio non si è ancora realizzato»: come scusa è talmente logora che ci si vede attraverso, tanto che nessun giovane intelligente ci crede più. Sono le azioni di Dio che hanno salvato l’uomo, non le sue idee o il suo idealismo. Chi gode delle proprie parole e si bea del suo intellettualismo astratto e involuto commette più di un peccato in un colpo solo: superbia, impurità, apostasia… e se ne possono aggiungere. 

Agli antipodi, ad una distanza abissale, sta la Vergine Madre, la cui umiltà e obbedienza Le meritò di concepire il Verbo prius mente quam ventre, secondo la geniale intuizione agostiniana. L’anima e il cuore purissimi della Sposa di Dio, fin dagli albori della Sua esistenza, furono attraversati dalla luce della verità divina, che non vi trovò la minima opacità né resistenza, prima che il Verbo facesse di Lei il proprio tabernacolo vivente. Non Gli fu di ostacolo la piccolezza di una creatura; Gli fa da barriera la presuntuosa arroganza di chi crede di doverlo aggiornare. L’Onnipotente si è fatto bambino in una stalla ed è morto inchiodato come un malfattore per raggiungere anche l’ultimo povero e il peggiore criminale della terra, ma allo scopo di lavarli dal fango e dal sangue ed elevarli alla Sua vita divina. Chi li defrauda della beatitudine eterna in cambio di promesse illusorie che lasciano tutto com’è (compresa la situazione morale) non solo ha tradito Dio, ma tradisce anche loro. Santo Natale.

6 commenti:

Pietro C. ha detto...

Faccio una breve considerazione, comunque interessante anche se fuori argomento.

Papa Bergoglio ha aperto la "porta santa" all'ostello Caritas.
Questa "porta santa" non mi sembra essere la porta di una chiesa.
Si associa, dunque, la "porta santa" ad un edificio non cultuale, non adibito alla liturgia, non consacrato a Dio ma adibito al servizio del prossimo.

A me sembra che le porte sante nei giubilei appartengano alle Chiese per una scelta non casuale: si entra in un luogo simbolico e consacrato per "elevare" la propria vita spiritualizzandola.
Entrare in un Ostello per quanto attraverso una sedicente "porta santa" ha un significato simbolico rovesciato: si entra con un pretesto religioso per proiettarsi in una dimensione orizzontale e sociologica.

A me pare assai significativo che questo particolare (uno dei mille imposti da Bergoglio), con il quale si continua ad orizzontalizzare il Cattolicesimo, non sia quasi per nulla stato evidenziato, neppure nei siti cosiddetti tradizionalisti.

Bergoglio non è un ingenuo. Usa i simboli della liturgia ma li rovescia e quest'apertura di una "porta santa" in un Ostello ne è l'ulteriore prova!

Josh ha detto...

caro Pietro,
ne avevamo parlato volta per volta, ma il tutto si è perso nei commenti di mesi fa.
Grazie comunque della tua riflessione, che Maria ha ripreso in un post.

Josh ha detto...

Grazie don Giorgio!

Anonimo ha detto...

La Vergine Maria ci faccia partecipi della Fede, umiltà e obbedienza con cui accolse Gesù Cristo, noi, povere creature, ma tanto amate.
"A quanti l'hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio" (Gv 1,12). Con questa speranza nel cuore, mi accosterò a Gesù bambino, sapendo che ancora cerca cuori amanti, adoranti di questo Mistero di Grazia, che è la sua nascita. Anche noi, diventiamo per grazia ciò che il Figlio (Gesù Cristo) è per natura: figli di Dio!
Riporto di seguito questa bella meditazione di un padre domenicano:
"Senza identificarci con Lui e senza sopprimere la nostra natura, Dio ci rende partecipi della sua natura, ci partecipa del suo Spirito, delle sue luci con la fede, del suo amore con la carità, delle sue operazioni con la sua grazia.
Generandoci come figli, ci dà tutto ciò di cui ha diritto il figlio, compresa l’eredità: “E se figli, siamo anche eredi. Eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze, per partecipare anche alla sua gloria” (Rm 8,17).
Un Santo Natale a tutti!
Anna

irina ha detto...

Verso l'Incarnazione del Signore portiamo i nostri peccati, tre in particolare: la contaccezione, l'aborto, il divorzio. Su questi tre peccati la stessa Chiesa, quella delle misericordie, sta crollando. Il presepe dice ben poco a noi cristiani prima che a chiunque altro di qualsiasi altra religione. Incomprensibili sono diventati i protagonisti della Storia della Salvezza. Gran parte delle giovani in generale, anche cattoliche in particolare, non ha Maria Santissima come suo modello prossimo nè l'hanno i genitori che educano le loro figlie. Maria Madre di Dio fu sì preservata dal peccato originale ma non fu data poi in pasto al mondo perchè si formasse le ossa;le sue poterono formarsi nella riservatezza di una educazione che la rese edotta di Dio, della vita e capace di intendere ciò che le veniva incontro e da Dio e dal mondo, sapeva riconoscere, sapeva vagliare, sapeva scegliere e non era trentenne ma appena adolescente.Giuseppe, figura d'uomo oggi forse solo derisa, il custode per eccellenza di Maria e di Gesù bambino. Il custode custodisce, protegge, sostiene con il suo lavoro, educa, prega; custodisce con amore la donna, protegge il bambino si occupa e si preoccupa del loro sostentamento, educa e guida entrambi con il suo amore rispettoso e per entrambi prega. Giuseppe è un padre terreno, subito non capisce l'incommensurabile che sta accadendo, anche lui ha bisogno di essere guidato nei suoi passi verso una piena accettazione,fatta poi propria. Gesù bambino, subito riconosciuto come Re, subito condannato a morte, la fuga, il ritorno e la famiglia che lo educa, nella quale può crescere "in sapienza,età e grazia davanti a Dio e agli uomini".Se gli uomini di Chiesa avessero realmente guardato a questa famiglia dove Gesù Cristo si è incarnato mai e poi mai si sarebbero lambiccati il cervello con dubbi contraccettivi, dubbi abortivi,dubbi divorzisti della misericordia. Mai. La pastorale, a saperla leggere, era in quella capanna. Era da lì che bisognava partire, che bisogna ripartire. Se si educa alla verginità, conoscendola naturalmente altrimenti non se ne può parlare nè bene nè male, infatti non conoscendola non se ne parla affatto, se si educa alla verginità dunque la contraccezione non è "il problema". Per educare alla verginità occorre volar alto, altissimo, fin da piccoli, con una vita educata a vedere ed apprezzare le meraviglie di Dio nel mondo esteriore ed interiore."Accende lumen sensibus,infunde amorem cordibus, infirma nostri corporis,virtute firmans perpeti", questo che chiediamo allo Spirito Santo dovrebbe essere piano educativo di ogni genitore che continuando ad educare se stesso sulle orme di Maria e di Giuseppe, educa suo fiuglio e/o sua figlia ad andare sulle orme di Cristo. Seguendo questa strada sono proprio tutti questi peccati, questi dubbi, questi problemi a cadere come castello di carte. Chi non è certo che la vita dell'uomo non consiste nel mangiare e copulare non può argomentare diversamente da quello che crede. Tutti e tre questi peccati che portiamo davanti a Gesù, Giuseppe e Maria Santissima non sono altro che segno e misura che a Gesù, Maria e Giuseppe non siamo stati conformati e non ci siamo conformati e non vogliamo conformarci.

Grazie don Giorgio per gli spunti infiniti offertici.
Un Santo Natale a tutti e a tutti grazie.

Anonimo ha detto...

Stima infinita per don Giorgio esempio di sacerdote cattolico, profondo e fervido apologeta, uomo umilissimo.