venerdì 31 luglio 2015

Il perdono di Assisi. «Non anni, ma anime!»

Si tratta di un testo già proposto. Ma giova riprenderlo ogni anno.

Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime.

La risposta di Francesco fu immediata: “Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.

E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Francesco scattando rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: “Come, non vuoi nessun documento?”. E Francesco: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.

Quando la teologia e l’esegesi vengono piegate a presunte esigenze pastorali. Intervista a Silvio Brachetta

Riprendo dal sito dell'Osservatorio internazionale cardinale van Thuân [qui]. Puntualizzazione sulla posizione di Silvio Brachetta nei confronti di p. Innocenzo Gargano [vedi nel blog] e, a seguire, interessante intervista a cura di Stefano Fontana.


Silvio Brachetta, giornalista e collaboratore del nostro Osservatorio, studioso di San Bonaventura da Bagnoregio ma non meno preparato sui Padri della Chiesa e sulla teologia in genere, è intervenuto in un dibattito a livello nazionale e i suoi scritti polemici sono stati pubblicati nel noto blog di Sandro Magister Settimo Cielo. La disputa riguardava alcuni scritti del teologo camaldolese padre Guido Innocenzo Gargano. Su di essi Brachetta ha fatto da apripista, altri teologi sono in seguito intervenuti da varie parti del mondo per contestare la dubbia visione del padre camaldolese.

La tesi di padre Gargano

Riepiloghiamo brevemente. Fra Gargano in un saggio pubblicato sull’Urbanian University Journal, poi ripreso su Settimo Cielo, sosteneva che Gesù Cristo, pur avendo insegnato l’indissolubilità del matrimonio, non avrebbe tuttavia rigettato completamente la “legge vecchia” di Mosè che permetteva il divorzio. Mosè lo aveva fatto – così disse Gesù – per la “durezza del loro cuore”, ma questa durezza del cuore – sostiene Gargano – c’è anche oggi nei coniugi che si sono separati e che hanno costituito una nuova coppia. Nei loro confronti Gesù avrebbe usato misericordia ancor più di Mosè, perché la sua “legge nuova”, enunciata nel discorso delle beatitudini, toglie l’asprezza e il legalismo della legge vecchia.

Venerdì 31 luglio. Ricordiamo la Preghiera di riparazione

Oggi, venerdì, è il giorno dedicato alla Preghiera di Riparazione. Vi ricordiamo le preghiere, complete delle Litanie del Sacro Cuore, che [trovate qui].

Sta proseguendo la devozione riparatrice dei cinque sabati per il Cuore Immacolato: potete leggere o scaricare da qui, la guida compilata da Don Marino Neri.

Suggeriamo alcuni titoli di buoni libri, spaziando tra generi diversi. La scelta di uno o più di questi libri ci sarà di aiuto per utilizzare bene i giorni del riposo e del tempo libero con una sana lettura per l’estate.

Troverete gli altri avvisi su Riscossa Cristiana.


INDICAZIONI DI LETTURA PER L’ESTATE

La vacanza e il riposo non si traducono in disimpegno, ma devono essere l’occasione per continuare con un tocco più lieve e riposante quanto si fa durante l’anno. Per questo, è un buon aiuto leggere un buon libro e, quindi, ci permettiamo di suggerire qualche titolo, spaziando tra generi diversi.

“Vita e detti dei Padri del deserto” (Città Nuova). La forma di brevi aforismi facilita l’assimilazione di buona dottrina e di abitudine al combattimento spirituale. La grande quantità di autori favorisce la formazione di un vero e proprio ambiente spirituale nel quale ritrovarsi e rinfrancarsi.

Padre Pio, “Epistolario” (Edizioni Padre Pio). L’edizione completa è in quattro volumi acquistabili singolarmente. È suddiviso nella parte in cui Padre Pio parla con i propri direttori spirituali e nella parte in cui parla con i propri figli spirituali. La prima è fondamentale per conoscere l’intimità di uno dei più grandi santi degli ultimi secoli, la seconda è utilissima per trovare risposte a questioni che toccano i cristiani di tutti i tempi.

Don Divo Barsotti, “La mistica della riparazione” (Parva). Un’opera breve e intensa in cui si mostra che la riparazione è il cuore di ogni cristiano che intenda seguire fedelmente l’esempio del Salvatore. Contiene pagine bellissime sulla devozione al Sacro Cuore.

Louis De Wohl, “La città di Dio. Storia di san Benedetto” (Rizzoli). È la storia, romanzata ma ben documentata, del patrono d’Europa. Un esempio di come la riparazione della civiltà passa attraverso la riparazione delle ferite dello spirito. Se vi piaceranno il genere e l’autore, potrete trovare nella stessa collana una lunga serie edificante di storie di santi.

Robert Hugh Benson, “Il trionfo del re” (Fede&Cultura). Ambientato nel XVI secolo inglese all’epoca della riforma di Enrico VIII, questo romanzo mostra come la distruzione della fede cattolica sia passata attraverso la distruzione della liturgia e della vita religiosa. Rievocando personaggi storici come l’arcivescovo corrotto Cranmer e le sante figure di Thomas More e del Cardinale Fisher, Benson narra il conflitto di due fratelli di famiglia aristocratica, Christopher e Ralph Torridon, il primo sacerdote fedele a Roma, il secondo ambizioso e servo del potere.

Giovannino Guareschi, “Diario clandestino” (Rizzoli). Un libro imperdibile per chiunque voglia capire che Dio parla anche nei luoghi in cui regnano l’odio e il dolore. Scritto da Guareschi durante la prigionia nei campi di concentramento tedeschi svela, tra accenti drammatici, immagini poetiche e levità umoristica, che l’uomo può avvicinarsi a Cristo solo attraverso il cammino di purificazione.

giovedì 30 luglio 2015

Come aggirare i cittadini sulla teoria del gender nella scuola

Leggiamo su Il Giornale del 29 luglio. L'ennesima prova di come, attraverso un linguaggio ambiguo, si cerca strumentalmente di piegare la realtà ai propri fini.

Il ministro Giannini: «Non verrà diffusa alcuna teoria gender ​nelle scuole italiane». Lo ha assicurato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, rispondendo a una interrogazione della Lega Nord.
Nelle scuole italiane non verrà insegnata la cosiddetta teoria gender, saranno attuati invece «i principi di pari opportunità, di lotta alle discriminazioni, di prevenzione della violenza di genere, fondamentali in una società per formare giovani e adulti responsabili».
Lo ha assicurato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, rispondendo, durante il question time, a una interrogazione della Lega Nord sulla possibilità che una passaggio della riforma della scuola (il comma 16) recentemente approvata possa diventare il veicolo per diffondere la teoria gender.
Il ministro ha spiegato che la norma richiamata nell’interrogazione «stabilisce che il piano triennale dell’offerta formativa assicuri l’attuazione da un lato di principi di pari opportunità, attraverso l’educazione alla parità fra i sessi, dall’altro della prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione. Questi sono i due livelli su cui si lavorerà nelle scuole con attività che in autonomia saranno ispirate a questi principi». Ha quindi ricordato che lo scorso 6 luglio il ministero ha diffuso a questo proposito una nota che, tra l’altro, richiama il corretto utilizzo degli strumenti normativi già esistenti per assicurare la massima informazione alle famiglie su tutte le attività previste dal piano dell’offerta formativa, inclusi i principi richiamati nel comma 16.

Patrizia Fermani. Per il momento si gioca ancora a carte coperte

Questo secondo articolo di Patrizia Fermani, pubblicato di seguito al precedente offre l’occasione per tornare ancora una volta sul caso Fedeli e su certi suoi inquietanti contorni [vedi].

L’idea della libertà di scegliere in corso d’opera il  genere proprio e altrui probabilmente non avrebbe varcato le mura dell’ospedale di Baltimora, dove il  dottor Money aveva cercato tragicamente di darle realizzazione pratica, se non si fosse pensato che poteva diventare il cavallo di battaglia al servizio del totalitarismo omosessista. Cioè un modo elegante,”colto”, “pulito”, per allevare definitivamente all’indifferentismo sessuale le nuove generazioni. La cupola internazionale che amministra e finanzia il progetto planetario offre al neocomunismo un nuovo campo da coltivare. In breve tempo la goffa educazione sessuale che insegnava ai ragazzini quello che avevano appreso  già dai compagni, si deve trasformare nella educazione al gender da applicare eventualmente anche in chiave femminista.

La Fedeli, invitata a parlare a Vicenza da una associazione vicina agli ambienti diocesani, illustra il proprio progetto educativo solo in questo ultimo registro, negando che esso sia volto ad incoraggiare la  scelta omosessuale. Anzi, dice perentoria che in questa chiave la “teoria gender” addirittura non esiste. Con  la capacità di manipolazione della realtà che  la lunga militanza comunista  deve averle  conferito,  tenta di confondere  esistenza e attendibilità di una teoria, anche se la distinzione non esigerebbe un enorme sforzo speculativo. Ma nell’ansia di tagliare corto la senatrice non va per il sottile e pensa che parlando solo della parità di genere, quale  difesa estrema delle donne contro la prepotenza del maschio, e rimettendo a nuovo il femminismo d’antan, possa essere eluso il fine primario perseguito  da tutti i progetti legislativi oggi  in cantiere al servizio del totalitarismo omosessista. 

mercoledì 29 luglio 2015

Lettera aperta a un uomo di Chiesa – di Patrizia Fermani e Elisabetta Frezza

Premessa:

Clicca per ingrandire
Nel Duomo di Vicenza, Don Pierangelo Ruaro, ha tenuto un’omelia domenicale in cui ha tuonato contro chi ha “boicottato l’incontro sulla parità di genere”, così opportunamente organizzato dalla Diocesi vicentina. Si trattava dell’incontro di cui ha parlato Patrizia Fermani nel suo articolo “Il nuovo corso del gender/genere secondo Valeria Fedeli”, pubblicato su Riscossa Cristiana il 17 luglio. Peraltro il “boicottaggio” è consistito nel chiedere chiarimenti su atti legislativi che introducono, più o meno surrettiziamente, l’insegnamento del “gender” nelle scuole. Ma questo non interessava molto Don Ruaro, ben più preoccupato del “dialogo”. È interessante il fatto che lo stesso sacerdote si dichiara però incompetente in materia di teoria del gender: “Mi sono ripromesso di studiare l’argomento”. Potete leggere, cliccando sull’immagine a lato, l’intervista a Don Ruaro sul Giornale di Vicenza.

Riprendiamo, da Riscossa Cristiana, la seguente lettera aperta di Elisabetta Frezza e Patrizia Fermani, che forniscono i dovuti chiarimenti a chi, per sua stessa ammissione, ignora la questione…

Lettera aperta a un uomo di Chiesa
di Patrizia Fermani e Elisabetta Frezza

Poiché siamo fra quelli che hanno partecipato alla conferenza della senatrice Fedeli indecorosamente organizzata nell’ambito della diocesi di Vicenza, e poiché abbiamo avuto l’onore delle Sue vibrate critiche addirittura nel corso della omelia domenicale in Duomo, non possiamo trascurare l’occasione per chiarire anche a Lei – che dice di non avere adeguate cognizioni in materia – quale fosse l’oggetto delle nostre preoccupazioni, e quindi fornirLe qualche elemento utile per colmare questa Sua lacuna.

Siria, Isis, Turchia e Italia

Marco Tosatti su La Stampa. Mentre Il Giornale pubblica: Se l'Isis vince, la Siria diventa Kabul.

In un’interessante intervista a Tg2000 il vicario apostolico di Aleppo dei latini, mons. Georges Abou Khazen, ha espresso dubbi sulla reale volontà della Turchia – e degli Stati Uniti – di voler combattere l’Isis.
Intanto l’organizzazione “Siriapax” ha lanciato una petizione al Presidente della Repubblica, Mattarella, e al Parlamento affinché vengano ristabiliti i rapporti con Damasco, e tolte le sanzioni contro il popolo siriano.
“La gente teme che i turchi vogliano combattere i curdi sotto la scusa dell’Isis”. Lo ha detto il vicario apostolico di Aleppo dei latini, mons. Georges Abou Khazen, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando le operazioni militari che la Turchia sta eseguendo contro l’Isis in Siria e contro i curdi del Pkk in Iraq. “Se è una lotta contro l’Isis va bene - ha aggiunto mons. Khazen - ma se è una scusa della Turchia per creare una zona indipendente dalla Siria, allora diventa un po’ pericoloso. Se è una scusa per combattere i curdi e aumentare la confusione e la violenza, allora non è un segnale positivo. Sappiamo bene che la Turchia ha permesso all’Isis di entrare, di armarsi e avere il loro addestramento”.
Mons. Khazen ribadisce che “tutti noi siamo contro la civiltà della morte e della distruzione” ma “anche molti musulmani moderati che sono contro l’Isis si arruolano per combattere questa peste. A me dispiace che le luci si siano accese su qualche cristiano che si è alleato con i curdi contro l’Isis. Questo fa aumentare l’odio contro i cristiani. E’ naturale che in una guerra le persone si difendano. Ci sono persone che sono obbligate a fare il servizio militare”.

Pierfrancesco Nardini. Peccato, non discriminazione

Una delle critiche più frequenti a chi si manifesta assolutamente non possibilista sulla Comunione agli omosessuali praticanti è che questa posizione (e quindi la posizione della Chiesa) sarebbe discriminatoria.

Il Dizionario Garzanti definisce “discriminare” come “discernere, distinguere, fare una differenza” e anche “assumere atteggiamenti, comportamenti, provvedimenti che, all’interno di un gruppo o di una società, ne isolano o danneggiano una parte”. Possiamo definirla quindi anche come “non permettere l’accesso a diritti che spettano come a tutti gli altri”.

Ora, in uno Stato non si è mai sentito (anche se, ultimamente, la certezza della pena, soprattutto per gli stranieri, in Italia è inesistente) difendere un chi commette un reato con l’argomento della discriminazione: “togliergli la libertà è una discriminazione”.

L’esempio è ben più calzante di quel che alcuni possono pregiudizialmente pensare, anche se ovviamente l’omosessualità non è un reato civile o penale per la Costituzione italiana, e spiego in che senso. Non si discrimina nessuno se gli si attribuisce quel che merita sulla base della sua condotta (se l’omicida è condannato all’ergastolo, metterlo in galera per il resto della sua vita è un diritto della comunità e la logica conseguenza delle sue azioni). Non vi è nessuna discriminazione, nessuna differenza rispetto a chi ha avuto una condotta diversa (l’uomo o la donna onesti e rispettosi della vita altrui).

martedì 28 luglio 2015

Marcello Foa. Facebook incoraggia l’odio contro i cristiani?

È uno dei paradossi della nostra epoca: viviamo in un mondo che assomiglia sempre di più a quello descritto da Orwell, anzi è una via di mezzo tra quello descritto da Huxley in Mondo Nuovo e quello del Grande Fratello di 1984. Una società in cui attraverso gli aspetti ludici, il divertimento, un certo esibizionismo, ogni cittadino racconta spontaneamente la propria vita “per condividerla con gli amici” su Facebook o su Instagram o su Twitter, manda email che vengono copiate dai servizi segreti americani, usa programmi informatici che violano la sua privacy, porta con sé il cellulare che implica la tracciatura di tutti i suoi spostamenti e, attraverso la carta di credito, la mappatura di tutti i suoi acquisti.

Siamo controllati dal momento in cui ci svegliamo fino al momento in cui ci addormentiamo. Certi modelli di televisione della Samsung ascoltano e registrano tutto quello che dite in casa, lo stesso accade con il browser di Google  Google Chrome  in aperta violazione della privacy, dunque senza il vostro consenso, attiva un software in grado di registrate tutto quello che dite di fronte al Pc.

lunedì 27 luglio 2015

Gänswein: «L’ostia ai divorziati risposati? Proposta impossibile»

La scuola di Benedetto non è quella di Kasper, Marx & C. E non è un'idea peregrina che, oltre ad esternare la propria posizione, il fedele Segretario possa farsi portavoce di Benedetto.
Da Vatican Insider, 20 luglio:

«È vero che non tutti gli errori vengono» dalla Germania «ma il punto in questione certamente sì: vent'anni fa Giovanni Paolo II, dopo una lunga e impegnativa trattativa, non accettò che i cristiani risposati potessero accedere all'Eucaristia. Ora, non possiamo ignorare il suo magistero e cambiare le cose». È quanto afferma il prefetto della Casa pontificia e segretario del Papa emerito Benedetto XVI, mons. Georg Gaenswein, in una intervista a Zenit, a proposito del sinodo sulla Famiglia che sarà celebrato ad ottobre ed in particolare sulla situazione delle coppie «irregolari» e del nodo della comunione ai divorziati risposati.
«Perché alcuni pastori - si chiede mons. Gaenswein - vogliono proporre ciò che non è possibile? Non lo so. Forse cedono allo spirito del tempo, forse si lasciano guidare dal plauso umano causato dai media? Essere critico contro i mass media è certamente meno piacevole; ma un pastore non deve decidere in base agli applausi o meno dei media; la misura è il Vangelo, la fede, la sana dottrina, la tradizione».
«Una sfida del sinodo, - osserva mons. Gaenswein - sono certamente i cristiani che si trovano in una situazione matrimoniale, teologicamente detta, «irregolare». Vuol dire persone che hanno divorziato e si sono risposate civilmente. Dobbiamo aiutarle, certamente, ma non in modo riduttivo. È importante avvicinarsi a loro, creare contatto e mantenerlo, perché sono membri della Chiesa come tutti gli altri, non sono espulse tanto meno scomunicate. Essi vanno accompagnati, ma ci sono problemi riguardo alla vita sacramentale. Si deve essere molto sinceri - sottolinea - da parte della Chiesa, anche da parte dei fedeli che vivono in questa situazione. Non si tratta solo di dire: «Possono non possono». E lì, secondo me, si dovrebbe affrontare in modo positivo».
«La questione dell'accesso alla vita sacramentale - aggiunge - è da affrontare in modo sincero sulla base del magistero cattolico. Spero che nei mesi di preparazione prima del Sinodo si presentino delle proposte che aiutino e servano per trovare le giuste risposte a tali pesanti sfide».

Don Curzio Nitoglia. Varie forme di esoterismo pubblico contemporaneo

Aggiornamento: trovo interessante e in tema con questo scritto di don Curzio Nitoglia - e dunque volentieri condivido - l'articolo apparso su La Repubblica di ieri: La lunga marcia dei neoliberali per governare il mondo di Luciano Gallino. Potete leggerlo o scaricarlo da qui. Mi meraviglia che Repubblica abbia pubblicato questo testo; ma forse è un semplice questione di tendenze : keynesiane piuttosto che altre...

L’Istituto “Eranos” in Italia ed “Esalen” in Usa 
In Italia ai confini con la Svizzera, tra Stresa, Verbania e Locarno, ad Ascona, sul Lago Maggiore, sorge l’Istituto Eranos di cui fu il nume tutelare il padre della psicanalisi “spiritualista” o meglio “esoterista” Gustav Jung[1], Istituto che ogni anno da circa un secolo organizza delle conferenze finalizzate alla evoluzione della cultura europea mischiando spiritualità gnosticheggianti ed esoteriche occidentali e estremorientali in vista di un “meta-cristianesimo” (come lo chiamava il padre spirituale del neomodernismo Pierre Teilhard de Chardin[2]).

Negli Stati uniti d’America, nello Stato della California presso Big Sur non lontano da San Francisco, sorge un altro Istituto analogo all’Eranos che si chiama Esalen, il quale si rifà alla dottrina New Age[3] (Movimento del Potenziale Infinito Umano), la quale è una forma più essoterica o pubblica e di massa dello gnosticismo magico/esoterico o iniziatico/segreto dell’Eranos. 

domenica 26 luglio 2015

Latinità Ortodossa - il Rosario è anteriore allo Scisma d' Oriente?

È vero, la parola "rosario" fa paura ( agli ortodossi)  e subito tutti pensano alla devozione cattolica. È pur vero che moltissimi ortodossi - fra cui me medesimo - pregano un analogo canone di preghiera alla Vergine che si chiama Regola Mariana di San Serafino di Sarov, che forse suona all'orecchio un po' più conosciuto e rispettabile in virtù del santo cui la Madre di Dio avrebbe concesso il canone.

Ho trovato le informazioni che seguono casualmente, mentre girovagando per internet cercavo novità circa l'Ordine Benedettino e mi è spuntato un sito anglofono dedicato al santo di Norcia, quando l'ho aperto ho trovato queste curiose ( e devo dire: OTTIME ) notizie storiche... non potevo fare a meno di renderle pubbliche in lingua italiana.  Pare che la devozione del Rosario sia antecedente allo Scisma.

La corda da preghiera
( chotki, komboskini o rosario )
è lo strumento utile della preghiera

Alexander Gumanovskij, il figlio spirituale di Padre Zozima, il quale a sua volta fu figlio spirituale di S. Serafino di Sarov, scrisse al Padre Zozima le righe che seguono:
Mi sono dimenticato di consegnarti un tramite sicuro per la tua salvezza... recita la preghiera "Ave Maria, piena di Grazia" per centocinquanta volte ogni giorno, e vedrai che questo canone ti condurrà sulla via della salvezza. La stessa Madre di Dio ci diede questa regola nell'Ottavo secolo e fin da allora tutti i cristiani la recitano... noi Ortodossi ci siamo scordati di questa pratica, ma San Serafino di Sarov ce l'ha ricordata. Ho un libro di Serafino stesso, scritto a mano, che ho trovato nella sua cella, in cui vi sono narrati i miracoli accaduti a chi ha recitato questa preghiera con devozione. E se per te è troppo dura dire le 150 Ave-Maria tutte insieme, dividile per 50 invocazioni al giorno. E ogni dieci invocazioni, prega col Padre Nostro e col Gloria.
La fonte è l'articolo che ho menzionato precedentemente... dategli un'occhiata.

Lungi da me voler apparire per forza "cattolicheggiante", mi limito a riportare quanto letto poiché lo trovo interessante sia a livello devozionale che a livello meramente storico-ecclesiastico.

Ad ogni modo, se dire il rosario "alla latina" vi crea problemi, potete sempre recitare la Regola di San Serafino tutta d'un pezzo come ci è stata consegnata dal santo dell'Athos - come del resto faccio io quando la recito...
[Fonte: Cristianità ortodossa by Muniat intrantes Crux Domino famulantes]

26 Luglio. Santa Messa tradizionale e Torino

Associazione Cardinal G. Saldarini
per la liturgia latino-gregoriana “Summorum Pontificum”
(Coetus fidelium stabiliter existens ex art. 5 M.P. Summorum Pontificum
et art. 15. Instr. Universae Ecclesiae)

S. Messa cantata latino-gregoriana in forma straordinaria
IX Domenica dopo Pentecoste

Domenica 26 luglio 2015 - ore 19.30
Parrocchia di S. Gioacchino 
Corso Giulio Cesare 10 bis, Torino

Programma musicale della celebrazione:  proprio gregoriano del giorno parzialmente salmodiato -Kyriale XI (Orbis Factor, in dominicis per annum, secc. X-XV)- Credo III - O salutaris Ostia (rielaborazione su melodia gregoriana) - Salve Regina (t. simplex) - Te lodiamo Trinità- Improvvisazioni per organo sul proprio gregoriano del giorno e C.Tournemire, Comunion de l'Office de la IXeme dimanche après la Pentecote.

Al termine della S. Messa: Seconda questua per il sostegno delle attività della Associazione Card. Saldarini

sabato 25 luglio 2015

Don Elia. Rimetti a noi i nostri debiti

Dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris (Mt 6, 12).

L’umanità va incontro ad un terribile castigo che deve purificare la Terra dalla sporcizia del peccato. Non è una previsione catastrofica da visionari di sventura, ma la chiara percezione di un esito inevitabile. Un futuro dai contorni apocalittici? Pare proprio di sì: perché negarlo spacciando fallaci rassicurazioni prive di qualsiasi fondamento? I segni dei tempi sono estremamente chiari e vanno in una direzione ben precisa. L’Apocalisse, d’altronde, fa parte del canone della Bibbia e non la si può neutralizzare come letteratura: malgrado l’imbarazzo che ha sempre suscitato nella Chiesa, è un testo profetico ispirato dallo Spirito Santo. Non temiamo affatto la sufficiente ironia degli esegeti alla moda che non credono più in nulla: a noi interessa salvarci l’anima e aiutare altri a salvarsela; non frequentiamo salotti eleganti in cui, tra una tartina e un pasticcino, si disquisisce amabilmente sul fumo mentre il mondo è in fiamme.

San Pio da Pietrelcina predisse a un penitente che, a causa degli enormi peccati degli uomini, un giorno l’umanità sarebbe stata decimata da un cataclisma che ne avrebbe lasciato in vita solo un terzo. A partire da una visione ricevuta da suor Lucia di Fatima, qualcuno ha arguito che, nella parte del segreto che non è stata ancora resa nota, sia preannunciato uno spostamento dell’asse terrestre così marcato e repentino da provocare immani inondazioni in ogni parte del mondo. Gli Inuit dell’estremo nord canadese, del resto, hanno già notato una variazione nelle posizioni della levata del sole e un allungamento delle giornate con un correlativo aumento delle temperature che non sarebbe dovuto, quindi, all’effetto dei gas-serra. Il fatto si può forse spiegare, almeno in parte, con i devastanti terremoti avvenuti negli ultimi anni; ma nel prossimo futuro non si esclude una collisione tra la Terra e un meteorite di grosse proporzioni, mentre la deriva sempre più accelerata del Polo Nord magnetico è un dato più che accertato.

Piero Vassallo. La pastorale ecologica quale prassi svincolata dal dogma

Ciò che oggi la Chiesa deve superare per sopravvivere è il vortice di ambiguità in cui è stata trascinata dagli anni Sessanta. (Enrico Maria Radaelli)
Gestita dai poteri attivi nel tenebroso sottosuolo abitato dagli iniziati, l’officina liberale produce e spaccia il lugubre umanesimo postmoderno, una ideologia ultima, che confonde e stordisce il clero e il laicato post-conciliari, persuadendoli a prestar fede alla allarmante miscela di catastrofiche previsioni e di eco-calunnie contro la vita umana e contro l’onestà delle unioni matrimoniali.

In perfetta sintonia con il lavoro profondo dei mistificatori superiori, i giornalisti di quadro rovesciano sui disarmati lettori proclami catastrofici, che incoraggiano le unioni irregolari ed applaudono la politicamente corretta sterilità.

La perfetta incredibilità e illogicità dell’eco-pensiero, diffuso dagli squillanti promotori della contraccezione e dell’aborto, si rivela tuttavia al qualunque osservatore capace di rammentare l’origine del terrorismo a monte, ossia l’allarme gridato a squarciagola da Robert Malthus (1766-1834) quando la popolazione mondiale era inferiore agli ottocento milioni di unità, poco più di un decimo di quella attuale.

venerdì 24 luglio 2015

Nel progetto di sviluppo sostenibile delle grandi città spunta il «gender». E il Vaticano lo firma

«Una “Alleanza per lo sviluppo sostenibile urbano”: questo il progetto lanciato ieri, in Vaticano, da oltre 70 sindaci del mondo che, insieme ai rappresentanti dell’Onu, si sono confrontati su cambiamenti climatici e lotta alle schiavitù moderne. L’Alleanza verrà presentata ufficialmente a New York il 24 settembre, alla vigilia della visita di Papa Francesco alle Nazioni Unite». Così ieri la Radio Vaticana presentava le conclusioni del summit organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. 
È già stato fatto notare come iniziative di questo tipo rischiano di dissolversi nel politically correct o di alimentare la confusione, se non vengono ben calibrate e organizzate con scrupolo. 
Il progetto dei 70 sindaci ne è un’ulteriore conferma. Nel suo testo redatto in inglese, e quindi non pubblicato integralmente ieri né dall’Osservatore Romano né dalla Radio Vaticana versione italiana, ma solo da quella in lingua inglese, si legge che i firmatari (fra loro la Pontificia Accademia delle Scienze) si pongono tra gli obiettivi quello di aiutare le città ad assicurare la «gender equality», la parità fra i generi, e «gender-sensitive solutions» e soluzioni di inclusione sociale legate al gender.
Si dirà che il senso qui è quello della parità fra uomo e donna. Ma il termine «gender» è usato con esplicito riferimento ai «sustainable development goals», gli obiettivi di sviluppo sostenibili che saranno discussi alle Nazioni Unite a settembre, e nel linguaggio orwelliano dell’Onu il termine indica il «genere» in senso aperto, con tutte le sue virtualità. O qualcuno in Vaticano ritiene che i sindaci di New York e Roma lo possano intendere altrimenti? 
[Fonte: Il Timone]


Approfitto per pubblicare, di seguito, un testo segnalato da un mio corrispondente sul discorso del Papa ai sindaci. Egli si si chiede: Dov'è finito il peccato?

Il peccato “inquina” le nostre anime.

Il Papa ha incontrato una settantina di sindaci ed ha fatto loro un discorso (vedi qui) che in sé è in riga, è fatto bene, nulla da eccepire se non che per un fatto strano: il Papa non menziona mai che fra le prime cause dei mali che affliggono il mondo c’è IL PECCATO degli uomini.
Tutti Tutti i mali, qui denunciati nel suo discorso, sono di natura esclusivamente ECOLOGICA.

Minacce islamiche, cristiani abbandonano centro profughi et alia

Quanto riprendo di seguito da No Cristianofobia succede in Svezia. Mentre
  1. In Italia e in Francia si rifiutano le Chiese a Comunità Tradizionali, mentre
  2. Francescani -non commissariati- permettono ad un Imam di insegnare a dei ragazzi a pregare come in Islam. 
  3. A Spoleto un parroco chiude la Chiesa ai cosiddetti razzisti
  4. A Schio, sparisce la Madonnina per non turbare i profughi appena arrivati. 
  5. A Genova un uomo di 66 anni si è ucciso gettandosi dalla finestra del palazzo in cui viveva pochi attimi prima dell’arrivo dell’ufficiale giudiziario che gli doveva notificare un provvedimento di sfratto, nel giorno in cui nel ponente ligure sono arrivati 240 nuovi "profughi". È morto solo. Senza volontari. Senza preti. Senza medici senza frontiere.
  6. Sempre in Francia si preferisce trasformare in moschea un Chiesa dismessa. C'è stata reazione, ma la preferenza di cui sopra è della Conferenza Episcopale francese 
  7. Ricordiamo ancora con sofferta indignazione in casa nostra: l'atto profanatorio sul Sacro Monte di Varese; la Chiesa-moschea alla biennale di Venezia - vedi - vedi; la Chiesa trasformata in moschea a Palermo.
  8. ... ... ... ...
Sono solo alcune delle ciliegie amare, che non si contano più, su una torta avvelenata già ben confezionata. Ditemi voi come dovremmo sentirci, se non fossimo radicati nelle promesse del Signore.  E se davvero non siamo ormai pecore senza pastori...

Chiedevano asilo. Come tanti altri. Se ne son dovuti andare a mani vuote, senza nulla, neanche un futuro, perché cristiani.
È accaduto in Svezia presso un centro residenziale attrezzato per l’accoglienza dei profughi, un’ottantina in tutto. In stragrande maggioranza si tratta di islamici siriani, descritti come «fondamentalisti» dal quotidiano Dagens Nyether. Ma non tutti…
Tra loro, sono stati subito notati due nuclei familiari, loro connazionali, con indosso delle croci. Hanno capito che si trattava di cristiani, quindi hanno subito intimato loro di togliersi di dosso qualunque simbolo richiamasse la loro fede, almeno finché fossero rimasti in quell’edificio. Non solo: hanno negato loro l’accesso agli spazi comuni, quando utilizzati già da musulmani.
Dopo numerose minacce, intimidazioni e provocazioni, i cristiani siriani, in fuga dall’Isis, non ce l’hanno più fatta: han «temuto per la loro sicurezza e per la loro incolumità», come riferito dall’Observatoire de l’islamisation. Secondo quanto dichiarato da un portavoce dell’agenzia governativa per le politiche migratorie, responsabile del centro, «non hanno osato restare. L’atmosfera si era fatta troppo pesante per loro, rischiavano troppo. Hanno scelto essi stessi di andarsene e di allontanarsi, perché qui, ormai, stavano male».
Questa è la situazione nel Regno di Svezia, Europa. Quelle famiglie eran giunte lì come profughi, pensando di essersi lasciate alle spalle ogni forma di paura, di violenza, di sopruso. Hanno scoperto che, invece, il terrore li aveva seguiti ed era accanto a loro col volto di sempre.

Don Curzio Nitoglia. EVOLA MASSONE?

In precedenti articoli don Curzio ha chiarito l'equivoco guénoniano [qui], ha illustrato il tradizionalismo esoterico di De Maistre [qui] e [qui]. In questo articolo fornisce chiavi di lettura del pensiero di Julius Evola, autore piuttosto in voga in alcuni contesti tradizionalisti. È sempre necessario essere aiutati a separare il grano dal loglio...

Fabio Venzi e Julius Evola
Fabio Venzi (Roma, 1961) si è laureato alla Università La Sapienza di Roma in Sociologia con una Tesi su “I rapporti tra la Massoneria italiana e il Fascismo”, è Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia dal 2001, inoltre è autore di numerosi libri[1] e si è specializzato - alla luce del pensiero massonico - sul neoplatonismo, Gioacchino da Fiore, Raimondo Lullo e la psicoanalisi, infine è Direttore della Rivista massonica De Hominis Dignitate.

Nel 2010 ha scritto un libro molto interessante, ben documentato e oggettivo intitolato Julius Evola e la Libera Muratorìa. Una verità scomoda, pubblicato dall’Edizioni Settimo Sigillo - Libreria Europa di Roma (Casa Editrice e Libreria vicine alla Fondazione Julius Evola). 

Venerdì 24 luglio. Preghiera di Riparazione e proposta di lettura della settimana

Oggi, venerdì, è il giorno dedicato alla Preghiera di Riparazione. Vi ricordiamo le preghiere, complete delle Litanie del Sacro Cuore, che [trovate qui].

Sta proseguendo la devozione riparatrice dei cinque sabati per il Cuore Immacolato: potete leggere o scaricare da qui, la guida compilata da Don Marino Neri.

Aggiungiamo di seguito la proposta di lettura formativa di questa settimana, tratta ancora dal Libro della mia vita di Santa Teresa d'Avila.
Troverete gli altri avvisi su Riscossa Cristiana.


Santa Teresa d’Avila, “Il libro della mia vita”
Capitoli 17 e 18

CAPITOLO 17
(Vedi Precedenti: cap. 10  – cap. 11cap. 12cap. 13 – cap. 14  - cap. 15-16)

giovedì 23 luglio 2015

Un papa che programma accuratamente ciò che fa e dice

Riprendo da Rorate Caeli. Espressioni che certamente ormai non ci sorprendono, ma confermano i nostri timori sulle conseguenze di una rivoluzione copernicana inesorabilmente in fase avanzata a tappe sempre più serrate.
Teniamo conto che il ben più circostanziato testo integrale prelude al prossimo viaggio papale negli Stati Uniti, che lo porterà a New York, Washington e Philadelphia.
Non inserisco chiose: occorrerebbe un volume... Solo alcune domande, riferibili sia al regnante che alla sua cerchia e relativi corifei nonché ai pastori responsabili e custodi del corpo mistico di Cristo prim'ancora che del popolo di Dio.
  1. La prima domanda a questo punto rischia di apparire ancora ingenua: sfrontata malafede o ignorante pressappochismo? 
  2. La seconda, ancor più pressante: perché chi dovrebbe parlare ancora tace? 
  3. E una terza, non meno cogente. Sono in molti che hanno esplicitamente affermato che non può esistere una prassi sganciata dalla dottrina. Con quali 'metodi' altrettanto inediti potranno andare fino in fondo? 
  4. E infine: possibile che a nessuno venga in mente di risalire alle cause di questa rivoluzione che è stata innescata dai punti controversi, ben individuati, dell'Assise conciliare, divenuta un mito: il nuovo super-dogma di cui non si può discutere, ma i cui effetti - applicati con convinzione dai precedenti novatori al potere - hanno oggi raggiunto un punto di rottura non più tollerabile? (M.G.)

Il National Geographic pubblica in primo piano l'articolo di agosto 2015 su Papa Francesco ( Il Papa cambierà il Vaticano? O sarà il Vaticano che cambierà il Papa? ). A parte i soliti luoghi comuni e gli stereotipi dei quali i media laici americani di maggior diffusione sono incapaci di sbarazzarsi quando si discute sul cattolicesimo, il valore degli estratti dall'articolo deriva dal fatto che si tratta di interviste con amici vicini alla cerchia del Papa. Essi chiariscono i suoi piani e la sua strategia per il futuro della Chiesa. Altrettanto importanti sono le dichiarazioni che Papa Francesco, lungi dall'essere spontaneo e ingenuo, pianifica con attenzione le cose che dice e fa.
Dal Sinodo sulla famiglia, al celibato del clero, all'atteggiamento del Papa nei confronti dell'omosessualità emerge l'immagine chiara di un papato che, senza cercare esplicitamente di cambiare la dottrina, mira ad una vera e propria rivoluzione all'interno della Chiesa.
Ciò che segue è una selezione di brani dell'articolo che rivelano molto non solo delle intenzioni del Papa, ma anche dell'innegabile potere e controllo che egli esercita all'interno del Vaticano.

La rivoluzione nei seminari e il seminario di Ecône

Traduco qui sotto alcuni paragrafi di un lungo articolo (“L’Église catholique en crise”) che il liturgista francese Louis Bouyer dedicò al caso Lefebvre nel 1978. L'articolo fu pubblicato in francese sul trimestrale Commentaire (1/1978, pag. 17-26); la mia traduzione (con alcune aggiunte fra parentesi quadre) è invece dalla versione in inglese di J.M.Pepino, pubblicata su Rorate Caeli il 6 luglio 2015.


La prima cosa che pare abbia catturato la sua [di mons.Lefebvre] attenzione è il degradarsi pressoché istantaneo dei seminari francesi, così come il reclutamento e la formazione del clero. Per avere un'idea di com'era la situazione, occorre ricordare che una congregazione di origine francese [i Sulpiziani], specializzata in quel tipo di lavoro, aveva fino a quel momento rifiutato ogni più piccolo adattamento della propria regola in vigore fin dal XVII secolo. Inoltre sarebbe un understatement dire che le autorità romane competenti abbiano incoraggiato ciò. Pochi anni prima del Concilio uno dei miei amici, un sacerdote inglese che aveva dedicato la propria vita a tale compito, aveva avuto la sfortuna di pubblicare qualche critica su tale stato di cose in un giornale del clero francese. Le sue critiche erano le più oneste e documentate, basate su fatti verificati e princìpi che difficilmente potevano essere messi in discussione. I superiori della sua congregazione lo denunciarono e la collera di Roma subito distrusse la carriera e sporcò la sua irreprensibile reputazione, col risultato del suo esilio in una minuscola parrocchietta di periferia che non non poté più lasciare.

mercoledì 22 luglio 2015

Asia Bibi, la Corte suprema sospende la pena e ordina la revisione del caso. Paul Bhatti: “presto libera”

Notizie dal Pakistan su Asia Bibi. Riprendo da AsiaNews.

Questa mattina i supremi giudici hanno fermato l’esecuzione della 50enne cristiana e madre di cinque figli, disponendo la revisione del processo. Verranno riascoltati i testi che hanno portato alla sua condanna. Ex ministro per le Minoranze: “fiduciosi” e “ottimisti” per un imminente rilascio; decisione “secondo diritto” e non basata sue “influenze esterne”.

Nuovi 'peccati' che gridano vendetta, ma al cospetto degli uomini, non di Dio...

Per combinazione ieri pomeriggio mi sono soffermata ad ascoltare un telegiornale (RAI/2), nel corso del quale veniva intervistato il campione di cattolicesimo rappresentato dal quel parroco che a Spoleto, all’ingresso della chiesa di Sant’Angelo in Mercole, ha affisso questo cartello :
«In questa chiesa è vietato l’ingresso ai razzisti…tornate a casa vostra!». 
Ebbene lo stesso campione, nell'intervista che ho ascoltato con le mie orecchie, citando papa Francesco e assimilando gli immigrati ai poveri, ha pronunciato le seguenti parole che riporto letteralmente:
«... Nei poveri è presente sacramentalmente Gesù Cristo». 
Un sacerdote non può esprimersi in termini così fallaci. Su questo controverso assunto abbiamo prodotto numerose riflessioni e documenti, in particolare qui. Ma la nostra è voce che grida nel deserto perché non è la prima esternazione clericale che riproduce i mantra del "Regnante" e li snocciola al popolo non vaccinato [qui] che se li beve come null'altro, mentre il clamore mediatico con cui sono diffusi ne consente, insieme alla circolazione, anche la penetrazione capillare nelle masse manipolabili, che resteranno tali se si continua a nutrirle a suon di slogan fasulli e non si dà loro il buon latte seguito dal cibo solido di paolina memoria, l'unico che può introdurle nella "Verità che vi fa liberi"...

Se è vero che il Signore ha detto «Ero straniero e non mi   avete accolto… Lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno…», non credo che si possa attribuire al Signore anche l'adesione al comportamento sconsiderato irresponsabile e suicida di politici e pastori (sono purtroppo la maggior parte e ai più alti livelli) in una situazione come quella odierna che ci trova impotenti di fronte alla inedita e assurda (sia nella logica che nei numeri) affluenza verso l'Europa di migliaia di profughi provenienti da ogni parte dell'orbe terracqueo. Fenomeno del quale ormai conosciamo molte delle complesse dinamiche, ma sul quale non si intravedono soluzioni, dal momento che nessuno sembra manifestare la volontà di rimuoverne a monte le cause con interventi politici a livello internazionale che lo scenario, che sta raggiungendo livelli di insostenibilità, richiederebbe.

Molte sono le domande che si impongono. Al momento mi limito a due:
  1. davvero può essere definito razzista chi difende la sua fede, il suo popolo, la sua patria, la sua cultura e libertà?
  2. che merito avrebbero, rispetto ai razzisti, i ladri, gli stupratori, i pedofili, gli assassini, gli adulteri, ai quali le porte della Chiesa sono spalancate, com'è giusto che sia perché possano incontrare, però, oltre alla misericordia anche la giustizia del Signore, per essere ricondotti sulla retta via? 
Tra i 'peccati' di nuovo conio, che gridano vendetta al cospetto degli uomini più che a quello di Dio, possiamo ricordare omofobo, intollerante, integralista. Mentre assistiamo all'inesorabile consolidarsi di un integralismo e di una intolleranza che tutto tollera tranne qualunque virgola esca dal "pensiero unico" dominante...
Maria Guarini

George Gänswein e l'emorragia tedesca....

Marco Tosatti riporta il passo tratto da un'intervista a “Zenit” di mons. George Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e già segretario di Benedetto XVI.  Scuola di Benedetto e pensiero di Benedetto. O no?

La Chiesa cattolica tedesca l’anno scorso ha perso un numero record di fedeli: quasi 218.mila persone, circa 39 mila più dell’anno precedente. È una cifra particolarmente alta, superiore persino a quella del 2010, l’anno in cui la Chiesa tedesca fu scossa dallo scandalo degli abusi sessuali sui minori. In Germania la fede va dichiarata all’atto della dichiarazione fiscale; e in conseguenza di ciò – come illustra il recente caso di Luca Toni – la confessione di appartenenza rivendica e riceve una tassa, la “Kirchensteuer”.
Sono cifre considerevoli; nel 2011 la Chiesa tedesca ha percepito qualche cosa come 6,3 miliardi di dollari. La Chiesa tedesca è il secondo datore di lavoro nel Paese, e la sua influenza è considerevole nel Terzo Mondo grazie anche agli aiuti elargiti con i fondi della Kirchensteuer.

Alcune idee per guardare oltre la crisi.

Trovate qualcosa da eccepire nello scritto che segue?

Papi conciliari 
Dio infine salverà la sua Chiesa, senza dubbio,
Ma i cattolici devono gridare, fino a diventare rauchi.

... padroneggiare la mentalità liberale aiuta molto per mantenere la fede oggi. Vedendo come il liberalismo dissolve la Verità, si comprende come esso stia minando la Fede e distruggendo la Chiesa. Allo stesso tempo, vedendo come esso corrompe le menti, si comprende come gli odierni uomini di Chiesa siano “diabolicamente disorientati”, senza essere necessariamente pienamente consapevoli di come stiano distruggendo la Chiesa. Così non è necessario essere né liberali né sedevacantisti. Diamo allora un’occhiata ad un altro testo classico di Mons. Lefebvre, dove egli esamina “La mentalità cattolico-liberale”, nel capitolo XVI di Lo hanno detronizzato:
— “Una malattia della mente. ‘Piuttosto che una confusione della mente, il cattolicesimo liberale è una malattia della mente’ (P. A. Roussel nel suo libro Liberalismo e Cattolicesimo): semplicemente la mente non è in grado di poggiare sulla verità. Non riesce a profferire alcuna dichiarazione senza pensare immediatamente alla contro-dichiarazione, che ritiene si sia ugualmente obbligati ad avanzare. Papa Paolo VI fu un classico esempio di tale scissione della mente, dell’essere bifronte – cosa che potrebbe anche essere letta fisicamente sulle sue fattezze – perennemente mosso da due posizioni contraddittorie e spinto da un moto d’equilibrio, oscillante regolarmente fra Tradizione e novità – certuni non parlerebbero facilmente di schizofrenia intellettuale?
Io penso che il P. Clérissac abbia visto in profondità nella natura di questa malattia. Essa è ‘una mancanza di integrità della mente’ (Mistero della Chiesa, capitolo VII). È una mente ‘in cui manca la fiducia nella verità . . . . Quando prevale il liberalismo, questa mancanza di integrità della mente appare psicologicamente con due chiare caratteristiche: i liberali sono malleabili e ansiosi: malleabili, perché troppo facilmente assumono lo stato d’animo di coloro che li circondano; ansiosi, perché per paura di trovarsi di fronte a stati d’animo differenti, sono continuamente preoccupati di giustificare se stessi; sembrano soffrire essi stessi dei dubbi che stanno combattendo; non hanno abbastanza fiducia nella verità; sono troppo preoccupati di giustificare la loro posizione, dimostrandola o adattandosi o addirittura chiedendo scusa’.
Troppo preoccupati di essere in armonia con il mondo, da chiedere scusa! Presto detto: vogliono scusarsi per tutto il passato della Chiesa, le Crociate, l’Inquisizione, e così via. Quando si tratta di giustificarlo e dimostrarlo, si muovono molto timidamente, soprattutto quando sono coinvolti i diritti di Gesù Cristo, ma quando si tratta di adattarsi al mondo, gli vanno incontro, questo è il loro principio di base. Partono da quello che considerano un principio pratico, per loro un fatto innegabile, e cioè che la Chiesa non può essere capita nell’attuale contesto dove deve compiere la sua missione divina senza entrare in sintonia con esso.
Dal tempo di P. Clérissac e di Mons. Lefebvre, la dissoluzione delle menti e dei cuori provocata dal liberalismo ha fatto solo grandi progressi. Nel XXI secolo vi sono perfino un minor numero di tracce della verità e della moralità oggettive, rispetto al quadro complessivo del XX secolo. Stando così le cose, l’adattarsi della Chiesa all’ambiente circostante diventa sempre più letale per la Fede e la morale cattoliche, che non sono che oggettive. Quante sofferenze causate recentemente da una mentalità continuamente alternante tra dichiarazioni e contro-dichiarazioni, continuamente ansiosa di aderire a due fronti del tutto opposti l’uno all’altro, di conciliare gli inconciliabili! Privata non solo della fiducia nella verità, ma perfino, a quanto pare, di qualsiasi conoscenza della verità: questo si potrebbe dire, se tale mentalità non fosse in grado di produrre un’ottima imitazione della verità. Di una tale mentalità ieri si diceva che era quella di un “mentitore”! E oggi?
Come il Salmista, possiamo solo gridare: Signore, i tuoi cattolici sono diventati lo scherno dei non cattolici. A tuo onore e gloria, affrettati a venirci in aiuto!
Kyrie eleison.

martedì 21 luglio 2015

don Giorgio Ghio. Vuoi il fumo o l'aria pura?

Io sono come un otre esposto al fumo, ma non dimentico 
i tuoi insegnamenti (Sal 118, 79).

Quando si dice che una cosa è come fumo negli occhi, si intende di solito, semplicemente, qualcosa di fastidioso e irritante. Il fumo può tuttavia avere effetti più gravi: se respirato, può provocare un’intossicazione. Nella società e nella Chiesa attuali il fumo delle chiacchiere ideologiche appesta ormai l’atmosfera da decenni: è naturale che tanti ne siano rimasti intossicati. 

Chi vi resiste, come afferma la divina Parola, è come un otre esposto al fumo: soffre profondamente, ma al tempo stesso lotta per non lasciarsi intossicare o, eventualmente, per disintossicarsi. La stessa Parola di Dio ci prescrive il tipo di terapia necessaria a questo fine: non dimenticare i Suoi insegnamenti, che sono immutabili e, di conseguenza, sempre validi, capaci di resistere a qualsiasi tentativo di “aggiornarli” in ragione delle “mutate condizioni” della società.

Il fumo di certe chiacchiere, in effetti, non è affatto qualcosa di innocuo: è anzi una realtà estremamente nociva che infantilizza le persone impedendone la crescita morale, le castra a livello psichico bloccandone lo sviluppo umano e le sterilizza sul piano della vita soprannaturale, ovvero nella ricerca della santità. Chi ci è nato e vissuto dentro può riportarne perfino dei danni cerebrali: è incapace di ragionare correttamente, libero dagli schemi indeformabili della “formazione” ricevuta. Questi sono d’altronde gli effetti di un indottrinamento forzato di cui non hanno consapevolezza alcuna; un lettore notava sconfortato che, con la maggior parte dei ministri sacri, chi si azzarda ad avanzare qualche perplessità su certi aspetti della chiesa attuale e della “riforma”, è subito investito da un fiume di parole (un «tormentone che sembra imparato a memoria») e poi inesorabilmente ostracizzato…

Una Chiesa purtroppo a due corsie parallele (II)

Ancora una testimonianza di un carissimo lettore. La prima, dallo stesso titolo, è leggibile qui. Una condivisione che tocca il cuore, davvero. Permettetemi di gioire ed essere grata al Signore perché nonostante tutto, in questa temperie oscura, siamo un bella 'cordata'. Non lo pensate anche voi?

Carissima Maria,
abbiamo aggiunto una nuova tappa al nostro pellegrinaggio estivo domenicale verso quelle rare chiese dove si celebra la Messa Tridentina, toccando così di nuovo con mano quanto è già evidente per tutti noi, ossia che siamo un minuscolo popolo disperso su un vasto territorio. Ma questo incontrarci seppur se in modo occasionale fa germogliare nuovi legami o li alimenta e ci rincuora nella difficile missione che ci coinvolge ora, e sempre più per il futuro ci attende, per la difesa e la diffusione del seme della nostra fede, il Sacrificio della S.Messa.

Nostra destinazione stavolta era Domodossola, uno dei due luoghi ben noti per l’apprezzatissimo bollettino “Radicati nella Fede”. La S.Messa viene celebrata nella cappella dell’ospedale. Qui si constata che il titolo del bollettino riflette proprio la realtà locale in senso diremmo quasi letterale: è palpabile infatti la presenza di un bel gruppo affiatato, radicato nel luogo ma soprattutto appunto nella fede, e lo si nota dalla partecipazione corale e convinta al canto liturgico, che, pur senza avere la possibilità di essere particolarmente curato dal punto di vista qualitativo-musicale, riflette la semplicità di una cultura genuina di popolo.

lunedì 20 luglio 2015

Sospensione Sante Messe Tradizionali nel periodo estivo a Viareggio e Firenze

AVVISI del Coordinamento Toscano Benedetto XVI riguardanti la sospensione delle Sante Messe Tradizionali nel periodo estivo a Viareggio e a Firenze :
Si avvisano tutti i fedeli che durante i mesi estivi la S. Messa nel rito romano antico, normalmente celebrata l'ultima domenica del mese nella Parrocchia di Santa Rita a Viareggio, sarà sospesa.
Della ripresa delle celebrazioni - che probabilmente avverrà a partire dall'ultima domenica di settembre - daremo notizia nei prossimi mesi.
Firenze: avviso di sospensione estiva della S. Messa a S. Francesco Poverino
Domenica 28 Giugno p.v. sarà celebrata l’ultima S. Messa prima della consueta sospensione estiva.
Anche la Preghiera di Riparazione al Cuore di Gesù è sospesa a partire da venerdì 26 p.v.
Nel frattempo continueranno i lavori di ristrutturazione che proseguono a fatica per motivi finanziari.
La celebrazione della S. Messa riprenderà regolarmente Domenica 6 settembre alle ore 10.

Cos'altro c'è rimasto da vedere?

Credono forse di mitridatizzarci, spacciando per normale ciò ch'è immondo?

Se questa è la nostra Chiesa (!?)
In Argentina: il cardinal Ravasi partecipa assorto ad un rito di adorazione della divinità pagana Pacha Mama, la dea Madre Terra: un atto idolatrico ed apostata.
Ho ripreso l'immagine a destra dal filmato, che potete visualizzare qui.

Un conto è il dialogo (per quanto sia nefasto il dialogo ad ogni costo), un altro conto è la condivisione di un rito...

Fa il paio con questo del febbraio scorso.
Scandalo in Cile: "vescovi" adorano una divinità pagana, partecipando attivamente ad un rito stregonesco-pagano in onore del dio (demonio) inca Tata Inti, "dio" incaico del Sole. 
[vedi qui foto a dir poco sconvolgenti]

Dove sono le vigili sentinelle? Tutti sentinelle dormienti e cani muti?

Ce lo siamo dimenticato che:
"Colui che offre un sacrificio agli dèi, oltre al solo Signore, sarà votato allo sterminio" (Es. 22, 19)
... i sacrifici dei pagani sono fatti a demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni" (1 Cor. 10, 20-21)

Enrico Maria Radaelli. Sulla Lettera Enciclica Laudato si'

Articolo 17, sulla Lettera enciclica Laudato si’.

1. I FATTI.

19 giugno 2015. Esce la seconda Lettera enciclica di Papa Francesco, che poi in realtà, essendo stata la Lumen Fidei [ne ho parlato qui] concepita e scritta fondamentalmente da Papa Ratzinger, è la sua prima.

Essa, fin dal titolo, Laudato si’ [ne ho parlato: qui e qui], oltre che per il tema, vorrebbe essere improntata, come può immaginarsi, a colui che dovrebbe essere il suo ispiratore ideale, san Francesco d’Assisi. Ma non lo è: è una Lettera tecnico-politica, non religiosa, che si muove su un terreno tecnico-politico, non religioso, dove il fine ultimo, l’obiettivo da perseguire è tecnico-politico, non religioso: « Affermiamo – dice al n. 127 – che “l’uomo è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale » (Gaudium et Spes, 63). L’uomo. Non Dio. Possibile? 

Mattia Rossi, Le cetre e i salici. Riflessioni sull’eclissi del canto gregoriano nella Chiesa postconciliare

Nella collana «I libri del ritorno all’ordine» diretta da Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro (i due nomi sono ancora felicemente associati in questo progetto), edita da Fede & Cultura, è stato recentemente pubblicato un testo di Mattia Rossi, Le cetre e i salici. Riflessioni sull’eclissi del canto gregoriano nella Chiesa postconciliare.
Su questo blog sono apparsi numerosi suoi sapienti articoli (vi invito a digitare il termine gregoriano sul motore di ricerca interno), che hanno aperto molti usci di comprensione non sempre accessibili soprattutto alle generazioni post-conciliari che sono state private dei tesori di un passato che non può essere obliterato senza sfigurare il volto della nostra Chiesa e creare quella che Romano Amerio chiama breviatio manus Domini, che ben può essere applicata anche a questo aspetto della grave diminutio nella lex orandi lex credendi, operata attraverso variazioni tagli e aggiunte, per effetto della Riforma liturgica di Paolo VI.
Pubblico di seguito la Prefazione che ho avuto il piacere di scrivere, per affiancare la bella recensione di Cristina Siccardi su Riscossa Cristiana [qui].

Mattia Rossi, Le cetre e i salici. Riflessioni sull’eclissi
del canto gregoriano nella Chiesa postconciliare
Prefazione di Maria Guarini

Mattia Rossi non è solo un Maestro di Musica, con la particolare vocazione e specializzazione della musica sacra, ma è anche un testimone. Lo dimostra in ogni parte di questo appassionato e competente lavoro, dal quale traspare come anche per lui - al pari degli apostoli che, nello stesso atteggiamento di Maria conservarono nel loro cuore gli insegnamenti del Maestro e Signore e li trasmisero a memoria delle prime comunità - cuore e memoria sono strumenti indispensabili anche per la formazione culturale umana, qualitativamente eccelsa nella misura in cui diventa ultima espressione del Lògos e perpetuazione di quel Verbo che è sin dal principio.

Infatti, la musica sacra non è un optional o semplicemente una qualunque arte, più o meno raffinata, da intrattenimento o espressione di una soggettività particolare. Riguarda la  Liturgia, della quale è parte integrante: il Verbo che si fa suono oltre che carne e lode e supplica e quanto altro. Accompagna l’Azione liturgica, che è azione pubblica – e non rappresentazione – di Cristo e, in Lui, della Sua Chiesa.

domenica 19 luglio 2015

Danilo Quinto a Radio Vobiscum sulla logica del male minore

PUNTO DI VISTA di Danilo Quinto - Manifestazione del 20 giugno 2015 (San Giovanni in Laterano/Roma) - La logica del male minore e del compromesso è contraria ai principi della legge divina - A cura di don Etienne - 19 06 2015.
Diceva Mario Palmaro: “E’ una deriva inevitabile, se nessuno difende più l'esistenza di una misura oggettiva, la insegna, la predica, si batte per essa. Se manca un ideale dichiarato e immutabile, tutte le partite saranno giocate inesorabilmente al ribasso”.


#IoStoConDanilo: Come aiutare Danilo Quinto:

Banca UNICREDIT,
Intestatario: PASQUALE QUINTO (è il nome sui documenti)
Codice IBAN: IT 66 Y 02008 04020 000101365598.
Causale: Donazione – Campagna #IoStoConDanilo

A tutti i Pellegrini del Summorum Pontificum 2015

COMUNICATO  del
Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum

Cari Amici Pellegrini,
come sapete, il prossimo

(Roma, 22-25 ottobre 2015)

coinciderà con le giornate conclusive del Sinodo Ordinario 2015. Sarà dunque ben più difficile del solito trovare sistemazione presso le strutture religiose di Roma, che sono sin d’ora già quasi completamente prenotate.

Il CNSP è però in grado di proporVi una eccezionale possibilità di alloggio, presso

l’ISTITUTO RELIGIOSO MONTE TABOR
Via della Stazione Aurelia, 169
(a 300 metri dalla stazione, collegamento diretto con San Pietro – 1 fermata)

Il Coordinamento Toscano Benedetto XVI annuncia il Pellegrinaggio a Montenero 2015.

Come ogni anno, diamo con piacere notizie del pellegrinaggio regionale che il Coordinamento toscano, federazione di dieci coetus fidelium, organizza presso il Santuario della Madonna di Montenero (LI). Come nel 2014, onde favorire la presenza di sacerdoti, in genere assai occupati da impegni parrocchiali nel mese di maggio, si è voluto fissare la data del pellegrinaggio nel mese di settembre, ossia con precisione il sabato 26 settembre 2015.

Siamo giunti alla ottava edizione di questo evento che ha coinvolto finora numerose realtà toscane legate alla Tradizione e in particolare alla S. Messa nel rito antico, secondo i libri liturgici di San Pio V, nell'ultima versione ritoccata da papa Giovanni XXIII. 

Come sempre, il Coordinamento invita ad assistere alla solenne funzione un vescovo, privilegiando in particolare i presuli toscani, la cui presenza dimostra anche il radicamento sul territorio dei nostri gruppi e l'attaccamento alle Chiese locali. Per questo finora abbiamo avuto come ospiti, fra gli altri, Mons. Simone Giusti (vescovo di Livorno), mons. Fausto Tardelli (allora vescovo di San Miniato, adesso vescovo di Pistoia) e mons. Alberto Silvani (vescovo di Volterra).

Siamo particolarmente lieti di potervi annunciare che quest'anno alla celebrazione farà assistenza in abito corale e pronuncerà l'omelia Sua Ecc.za mons. Mario Meini, vescovo di Fiesole e attuale vice-presidente della Conferenza episcopale italiana.

Più avanti forniremo la locandina e il programma dettagliato dell'evento, con ulteriori informazioni circa la celebrazione e in particolare la conferenza pomeridiana, nella quale da qualche anno il Coordinamento propone approfondimenti e riflessioni su argomenti attuali di teologia, liturgia e apologetica.

Esortazioni di Sant'Atanasio all'epoca degli Ariani

« Che Dio vi consoli! ... Quello che rattrista ... è il fatto che gli altri hanno occupato le chiese con violenza, mentre in questo periodo voi vi trovate fuori. È un dato di fatto che hanno la sede, ma voi avete la fede apostolica. Possono occupare le nostre chiese, ma sono al di fuori della vera fede. Voi rimanete al di fuori dei luoghi di culto, ma la fede abita in voi. Vediamo: che cosa è più importante, il luogo o la fede? La vera fede, ovviamente: Chi ha perso e chi ha vinto in questa lotta - quella che mantiene la sede o chi osserva la fede? È vero, gli edifici sono buoni, quando vi è predicata la fede apostolica; essi sono santi, se tutto vi si svolge in modo santo ... Voi siete quelli che sono felici, voi che rimanete dentro la Chiesa per la vostra fede, che mantenete salda nei fondamenti come sono giunti fino a voi dalla tradizione apostolica, e se qualche esecrabile gelosamente cerca di scuoterla in varie occasioni, non ha successo. Essi sono quelli che si sono staccati da essa nella crisi attuale. Nessuno, mai, prevarrà contro la vostra fede, amati fratelli, e noi crediamo che Dio ci farà restituire un giorno le nostre chiese. Quanto i più violenti cercano di occupare i luoghi di culto, tanto più essi si separano dalla Chiesa. Essi sostengono che rappresentano la Chiesa, ma in realtà sono quelli che sono a loro volta espulsi da essa e vanno fuori strada. Anche se i cattolici fedeli alla tradizione sono ridotti a una manciata, sono loro che sono la vera Chiesa di Gesù Cristo ». (Coll. Selecta SS. Eccl. Patrum. Caillu e Guillou, vol. 32, pp 411-412).
Preghiamo intensamente per la (vera) Chiesa. Per quei pastori che conservano la fede, la proclamano e sono perseguitati. Per quelli che conservano la fede nel silenzio, paralizzati dalla paura. Preghiamo per quei pastori che hanno perso la fede, che hanno dimenticato che la Chiesa l’ha istituita Cristo, dando il compito a Pietro e agli altri apostoli di preservarla, di nutrirla e difenderla e non di modificarla per renderla gradita al mondo. E testimoniamo la Verità con semplicità, mitezza e fermezza, con e per amore, offrendo il disprezzo, lo scherno, la rabbia, l’allontanamento che spesso comporta la Verità intera, così poco politicamente corretta. (Anna)

sabato 18 luglio 2015

Don Elia. Il medico e la medicina

È un’esperienza comune: quando una persona cara è colpita da grave malattia, si cerca il migliore specialista e ci si affida alla sua scienza e perizia. Anch’egli è un essere umano, ma in casi come questo la sua figura appare soffusa di un’aura quasi sacrale e ci si mette totalmente nelle sue mani. È naturale, d’altronde, dare fiducia a chi possiede le conoscenze e i mezzi per ottenere la guarigione; è perfino logico, purché si tenga conto dei suoi limiti di uomo fallibile e non se ne faccia una specie di divinità: qualsiasi capacità umana conserva pur sempre un carattere limitato e provvisorio, data la sua natura derivata e la necessità di progredire continuamente.

Nella vita spirituale – cioè per quanto riguarda la salute della nostra anima – queste dinamiche sono di solito molto meno evidenti e, di conseguenza, ancor meno impellenti. Non solo, quindi, ci esponiamo sconsideratamente agli “agenti patogeni”, ma siamo pure estremamente inerti e indolenti nel diagnosticare i nostri mali e nel cercare aiuto per porvi rimedio. È pur vero che non è affatto facile, nel nostro tempo, trovare un buon medico dell’anima che possa realmente aiutarci, anziché peggiorare la situazione; è capitato a molti di noi di allontanarsi dal confessionale con il fermo proposito di non tener conto di quanto detto dal confessore perché contrario alla sana dottrina. Ma non bisogna per questo smettere di domandare a Dio una valida guida spirituale.

Il Rito Romano Antiquior: un tesoro per tutta la Chiesa

Riprendo dalla Lettera n.67 di Paix Liturgique

Nell'autunno del 2015 uscirà la traduzione francese del libro del cardinale Raymond Leo Burke "Divine Love Made Flesh" (L'Amore divino si è fatto carne).
Quest'edizione comprenderà anche un'intervista inedita con il cardinale patrono dell'Ordine di Malta, realizzata da don Claude Barthe.
Per festeggiare l'ottavo anniversario della pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum da parte di Papa Benedetto XVI, Paix liturgique offre in esclusiva qualche selezione di quest'intervista, con la gentile autorizzazione della casa editrice (Via Romana). 
Don Claude Barthe: Eminenza, il 7 luglio 2015 è l’anniversario del Motu proprio Summorum Pontificum. È esagerato affermare che questo testo sia particolarmente indicativo del pontificato di Benedetto XVII?
Cardinale Raymond Leo Burke: Direi che in effetti è, in un certo senso, l’espressione più alta del pensiero del cardinale Ratzinger, divenuto poi Benedetto XVI. Mostra ciò che ha rappresentato per lui la comprensione del concilio Vaticano II. Perché sfortunatamente, in seguito al secondo concilio ecumenico del Vaticano, ma certamente non a causa degli insegnamenti del Concilio, si sono verificati numerosi abusi, in particolar modo nella sacra liturgia. Si vede come nella Lettera apostolica Summorum Pontificum è stata trovata dal Papa una forma giuridica che stabilisce un legame organico fra il nuovo e l’antico, tra la forma ordinaria e quella straordinaria.

Domenica 19 luglio. Santa Messa tradizionale a Torino

Associazione Cardinal G. Saldarini
per la liturgia latino-gregoriana “Summorum Pontificum”
(Coetus fidelium stabiliter existens ex art. 5 M.P. Summorum Pontificum
et art. 15. Instr. Universae Ecclesiae)

S. Messa cantata latino-gregoriana in forma straordinaria
VIII Domenica dopo Pentecoste

Domenica 19 luglio 2015 - ore 19.30
Parrocchia di S. Gioacchino 
Corso Giulio Cesare 10 bis, Torino

Programma musicale della celebrazione: proprio gregoriano del giorno parzialmente salmodiato -Kyriale XI (Orbis Factor, in dominicis per annum, secc. X-XVI)-  Ave Verum gregoriano - Adoro Te devote (s. Tommaso d'A.) - Salve Regina (t. simplex) - Noi vogliam Dio.

Al termine della S. Messa: canto delle due prime stanze della sequenza Flos Carmeli (att. S. Simon Stock, + 1265) con versetti e oremus nella settimana della Festa della B.V. del Monte Carmelo.
Seconda questua per il sostegno delle attività della Associazione Card. Saldarini

Ulteriori informazioni e sussidi liturgici saranno disponibili sulla pagina facebook dell'evento (accessibile senza registrazione):
https://www.facebook.com/events/458113491028151/

venerdì 17 luglio 2015

I vescovi della Nigeria denunciano il diktat occidentale

Lo scorso 8 luglio la conferenza episcopale della Nigeria, guidata da Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, ha diramato un duro e fermo comunicato nei confronti dei crescenti pericoli provenienti dalla deriva omosessualista dell’Occidente, intitolato La nostra posizione su matrimonio, famiglia e società umana.

In esso, i vescovi cattolici della Nigeria, hanno voluto ribadire, senza troppi giri di parole, la prospettiva della Chiesa nei confronti dell’istituzione del matrimonio e della famiglia, scrivendo: «La recente crescita dell’attivismo LGBT, il voto popolare nella Repubblica d’Irlanda e la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti tenderà a provocare un notevole e rapido cambiamento nell’opinione pubblica circa la natura e il significato del matrimonio e della famiglia, come è stato conosciuto da millenni. Questo, in molti paesi, ha portato inevitabilmente a potenti manovre legislative e giudiziarie volte a ridefinire il matrimonio al fine di includere il “matrimonio omosessuale”. Noi vogliamo affermare che questa è una situazione triste, ingiusta e deplorevole basata in gran parte su una percezione distorta della legge naturale, la volontà di Dio e la natura umana».