mercoledì 27 aprile 2016

Don Giorgio Ghio. Etsi... non daretur

Commento da incorniciare: asciutto, essenziale, di chiarezza cristallina sia nell'evidenziare le dissonanze che le loro cause prossime e remote.

Incredibile, ma vero. Intere conferenze episcopali (non ultima, quella italiana con il suo organo di stampa) acclamano alla svolta del Magistero pontificio, per non parlare di parroci, predicatori e confessori. È difficile sostenere che il testo non abbia valore magisteriale dal punto di vista formale; se davvero non lo ha, il motivo è più sostanziale. In ogni caso, l’universale, entusiastico peana non coinvolge soltanto i soliti esponenti del pensiero “laico” (leggi: ateo) dominante e gli onnipresenti vip dalla vita scandalosa che sono ormai modello imprescindibile per i giovani e le famiglie. Sono gli stessi Pastori che, gettando l’ultima maschera, si abbandonano all’ebbrezza di veder finalmente sdoganato ciò che, evidentemente, pensavano e facevano già. Sebbene l’esortazione apostolica Amoris laetitia non lo affermi mai esplicitamente, tutti hanno unanimemente riconosciuto che l’accesso ai Sacramenti è d’ora in poi aperto indistintamente a tutti, compresi i pubblici concubini, gli adulteri permanenti e quanti coltivano altre forme di unione (senza specificare quali).


Non che manchino affermazioni formalmente erronee. Ma queste ultime compaiono solamente al culmine di una sfiancante marcia forzata lunga più di duecento pagine (è forse il documento papale più esteso della storia), quando si è ormai inebetiti dai miasmi di un’aura decadente che narcotizza chiunque sia sprovvisto di una solida struttura intellettuale. Come è stato efficacemente osservato, il veleno non è somministrato subito in dose letale, ma spennellato sulle pagine in modo da uccidere insensibilmente il lettore, come nel celebre romanzo compilato da uno dei più noti esponenti, passato di recente davanti al giudizio divino, dell’odierno, sgangherato “pensiero debole” (ovvero la più radicale e aggressiva forma di nichilismo che la storia della cultura abbia mai conosciuto). Tale raffinata tecnica si accoppia con quella rozza – tipica della geovista Torre di guardia – di citare autori della tradizione cattolica estrapolandone delle frasi dal contesto in modo da far loro dire l’opposto o, comunque, da piegarli alla propria tesi, del tutto estranea.

Un tipico esempio, rintracciabile nella nota 329, è quando si cita la Gaudium et spes(§ 51) per scoraggiare, con implicita condanna, la pratica della castità tra conviventi illegittimi, laddove il documento conciliare si riferisce alla regolare vita matrimoniale; il nostro testo contraddice così in modo diretto il magistero di Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio (§ 84). Altri casi eclatanti sono quelli in cui è citato san Tommaso d’Aquino quando tratta di tutt’altra questione (cf. Amoris laetitia, 301.304): il particolare cui si riferisce il Dottore Angelico non designa certo una situazione immorale, ma una possibilità che rientra pur sempre nell’ambito del moralmente lecito; il caso dell’assenza o debolezza di una singola virtù, analogamente, per non essere incompatibile con la presenza e la crescita della carità deve limitarsi a una carenza che, non arrivando fino al peccato in materia grave (il quale priva della vita teologale), non intacca lo stato di grazia.

Ma queste finezze dottrinali, peraltro familiari a chiunque abbia fatto un buon catechismo, paiono inaccessibili al documento in questione, che getta a mare, con estrema disinvoltura, due millenni di insegnamento morale. È così che esso può giungere ad affermare l’inaudito: «Non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddettairregolare” [cosiddetta? lo è o non lo è?] vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante» (Amoris laetitia, 301). Di conseguenza, come si insinua nella nota 336, possono essere ammessi alla ricezione dei Sacramenti, nonché a tutte quelle forme di partecipazione ecclesiale dalle quali sono stati finora – in modo del tutto illegittimo e ingiusto, come bisogna dedurne – esclusi e banditi. Il fatto è che, in realtà, la condizione di quelle persone è oggettivamente una violazione grave dell’ordine stabilito da Dio sul piano sia naturale che soprannaturale; essa è quindi sempre, nonostante qualsiasi altra considerazione, intrinsecamente cattiva, con buona pace dell’arcivescovo di Vienna, i cui marchiani errori non sono scusabili dall’ignoranza. Quanto all’imputabilità morale degli atti umani, essa può essere attenuata solo per le singole azioni, non per una situazione stabile in cui uno si è posto in modo pienamente cosciente e deliberato e dalla quale non vuol recedere.

I peccati gravi di concubinato e di adulterio permanente sono invece derubricati a fragilità e imperfezioni. In un componimento scolastico si userebbe il rosso per correggere un uso quanto meno improprio delle parole. Ma qui, in questo profluvio di misericordia che oscura quella di Cristo stesso, i vocaboli cambiano significato nel quadro di una visione completamente inedita: il matrimonio cristiano, come è stato vissuto finora, è diventato un ideale da raggiungere, mentre le situazioni irregolari si trasformano in realizzazioni parziali e perfettibili di un bene non ancora pienamente attuato. La cosiddetta legge della gradualità, ammissibile unicamente in ciò che è moralmente lecito, diviene così un passe-partout con cui si pretende di rintracciare elementi positivi in condizioni di vita gravemente contrarie ai Comandamenti divini.

Il capovolgimento è ormai completo: mentre la virtù risulta qualcosa di nocivo, il vizio è pienamente riabilitato. La misericordia di Dio, in questa luce, è correlativamente presentata come atteggiamento del tutto unilaterale che non richiede da parte dell’uomo alcuna corrispondenza mediante la propria conversione e correzione. Ma è impossibile accedere al bene e alla grazia senza prima (come si fa nelle promesse battesimali) rinnegare il male e il peccato. O almeno, a quanto pare, lo era fino ad oggi: un nuovo verbo ha posto fine al vecchio mondo dei farisei e ne ha inaugurato uno in cui il peccato mortale non è più un male assoluto, ma può essere addirittura «la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo» (Amoris laetitia, 303). Semplicemente blasfemo.

Come si è potuti arrivare a simili, evidenti aberrazioni nella Chiesa Cattolica? La risposta è nota: mediante quello snaturamento della teologia che va sotto il nome di svolta antropologica. Come è stato di recente dimostrato in un convegno promosso da una benemerita congregazione, ora non a caso liquidata dai commissari pontifici, l’indiscusso autore di tale “rivoluzione copernicana”, Karl Rahner, ha stravolto il metodo teologico fondandolo su premesse filosofiche incompatibili: Kant con la sua illuministica religione nei limiti della sola ragione e i suoi imperativi categorici radicati nella coscienza individuale anziché nell’ordine oggettivo dell’Essere; Hegel con la sua visione gnostica di uno “spirito” immanente che si svilupperebbe in un inarrestabile progresso attraverso il superamento delle antitesi in una superiore composizione dei contrari; Heidegger con la sua falsa concezione storicistica di un uomo dalla natura evolutiva. Una volta rimosso l’impianto realistico proprio della tradizione cattolica e lasciato libero campo a queste filosofie erronee, è teoreticamente arduo confutare le “colonizzazioni ideologiche” del gender. L’America Latina è peraltro già colonizzata da decenni di pseudo-teologia tedesca, che di propriamente teologico non ha più nulla per il semplice fatto che non riconosce più il valore normativo della Rivelazione.

Il punto d’arrivo di questa sorprendente parabola è che un documento pontificio destinato a guidare le scelte di Pastori e fedeli nel delicatissimo campo della morale sessuale e matrimoniale può oggi presentare l’intrinsece malum come possibilità non solo lecita, ma buona e raccomandabile, posta la pretesa valenza positiva, se non sacra, dell’erotismo e del commercio carnale sganciato dalla procreazione (lasciando intendere a piacimento, oltretutto, se omofilo o eterofilo). In una società satura di impudicizia e pornografia, in cui l’impurità, la libidine e la perversione sono già esaltate a tutti i livelli e vengono ormai imposte agli individui fin dalla più tenera età senza che i genitori possano efficacemente opporvisi, quest’ultimo intervento bergogliano sfonda una porta aperta. Di realmente nuovo c’è solo l’imprimatur all’ideologia dominante: d’ora in poi si potrà fare tutto con tanto di benedizione papale e andare in pari tempo disinvoltamente a ricevere l’Eucaristia. È come se il peccato (e con esso la natura decaduta, la concupiscenza, la legge divina, la grazia… Dio stesso) non ci fosse più: etsi peccatum, natura lapsa, concupiscentia, divina lex, gratia… Deus non daretur. Come risultato è sicuramente un grande successo per un liquidatore fallimentare.

31 commenti:

Anonimo ha detto...

di fronte a tutto questo la posizione è semplice: se Bergoglio è Papa bisogna obbedire se invece (come io credo) non è Papa ma un eretico che occupa la sede di Pietro fedeli e vescovi devono trarre le conseguenze...

mic ha detto...

PIANTATELA, una buona volta, con questi 'mantra' tanto superficiali e banalizzanti quanto apodittici che non competono a noi laici.
Abbiamo scritto kilometri di post con le ipotesi del cattivo papa e/o del papa eretico e, in questo caso, quando e come e chi lo deve stabilire. Altrettanti kilometri di affermazioni che "non si è tenuti ad ubbidire" a ciò che si discosta dall'insegnamento costante della Chiesa.
Se non siete d'accordo liberissimi. Ma piantatela di sommergerci...

Sacerdos Hyacinthus ha detto...

Erroris tristitia.

mic ha detto...

Heu talis est...
In unione di preghiera e di offerta in Cordibus Jesu et Mariae, Sacerdos Hyacinthus!

Anonimo ha detto...

Scusate,
ma la differenza tra Ordinariato e Prelatura, vi sembra un cavillo?

mic ha detto...

No. non è un cavillo. Ma non è questo né il luogo né il momento per parlarne.

Anonimo ha detto...

Amoris impudicitia

mic ha detto...

Mons. Schneider:
Descrivendo la situazione di confusione dell’epoca, san Girolamo si espresse così: « “il mondo gemette e si accorse con stupore di essere diventato ariano. » («Ingemuit totus orbis, et arianum se esse miratus est » : Adv. Lucif., 19).
...
La mancanza di conferma in maniera ufficiale ed esplicita della formula di Familiaris Consortio 84 da parte della Sede Apostolica potrebbe contribuire ad una confusione sempre maggiore nella disciplina sacramentale con ripercussioni graduali e inevitabili in campo dottrinale. In questo modo si verrebbe a creare una tale situazione alla quale si potrebbe in futuro applicare la seguente constatazione: « Tutto il mondo gemette e si accorse con stupore di aver accettato il divorzio nella prassi.» («Ingemuit totus orbis, et divortium in praxi se accepisse miratus est »).

Anonimo ha detto...

Scusate, ma da dov’è preso il testo qui sopra?

mic ha detto...

Non ha letto l'intervento pubblico di mons. Schneider?

https://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2016/04/mons-athanasius-schneider-il-paradosso.html

Anonimo ha detto...

Ciò che non va dimenticato è che nessun peccatore può essere escluso dalla misericordia di Dio. Ma ad una sola condizione per ottenerla: pentirsi e abbandonare il peccato. Vale per i “divorziati risposati” come per qualunque altro peccatore.

Diceva bene Mic in un commento da qualche parte che questo dei "divorziati-risposati" è un pretesto, un cavallo di troia per sdoganare il peccato.

Luís Luiz ha detto...

Non solo superficiale, ma criminale e codardo è difendere questo antipontificato evidente che distrugge la Fede. É un modo pusillanime di far finta che si fa qualcosa, una scusa per lasciare la via libera ai nemici della Fede. Se la gerarchia tace con le sue ridicole "suppliche filiali", i laici non solo possono, ma debbono parlare. Anzi gridare. Quando si tocca la Fede non si può aspettare più, perchè non c'è niente al di là, e la proclamazione chiara e inequivoca dell'invalidità piena e totale dell'antipontificato dell'antipapa Bergoglio é l'unica via per mantenere in vita la Chiesa cattolica.

Anonimo ha detto...

Non ha letto l'intervento pubblico di mons. Schneider?

Mi riferivo all'articolo di don Giorgio Ghio.

tralcio ha detto...

Estrapolo cinque perle dalla bella collana di solida logica, scritta con chiarezza.

1) Sebbene l’esortazione apostolica Amoris laetitia non lo affermi mai esplicitamente, tutti hanno unanimemente riconosciuto che l’accesso ai Sacramenti è d’ora in poi aperto indistintamente a tutti, compresi i pubblici concubini, gli adulteri permanenti e quanti coltivano altre forme di unione (senza specificare quali).

2)... il matrimonio cristiano, come è stato vissuto finora, è diventato un ideale da raggiungere, mentre le situazioni irregolari si trasformano in realizzazioni parziali e perfettibili di un bene non ancora pienamente attuato.

3) Il capovolgimento è ormai completo: mentre la virtù risulta qualcosa di nocivo, il vizio è pienamente riabilitato. La misericordia di Dio, in questa luce, è correlativamente presentata come atteggiamento del tutto unilaterale che non richiede da parte dell’uomo alcuna corrispondenza mediante la propria conversione e correzione... un nuovo verbo ha posto fine al vecchio mondo dei farisei e ne ha inaugurato uno in cui il peccato mortale non è più un male assoluto, ma può essere addirittura «la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo» (Amoris laetitia, 303). Semplicemente blasfemo.

4) ...può oggi presentare l’intrinsece malum come possibilità non solo lecita, ma buona e raccomandabile

5) È come se il peccato (e con esso la natura decaduta, la concupiscenza, la legge divina, la grazia… Dio stesso) non ci fosse più: etsi peccatum, natura lapsa, concupiscentia, divina lex, gratia… Deus non daretur. Come risultato è sicuramente un grande successo per un liquidatore fallimentare.

Poche righe di commento:

-se un peccatore lo additi come "feccia della società", vantandoti meglio di lui e ritenendolo dannato, sei un fariseo

-se un peccatore lo ammonisci, lo consigli, lo curi e lo visiti nella pena della sua condizione (giudicata non conforme alla volontà di Dio), indicandogli la via, la verità e la vita che stai già sforzandoti di percorrere tu, sei un cristiano

-se un peccatore lo "promuovi" nel suo peccato, dicendo in più ingiusto chi lo ammonisse e lo correggesse, scambiando per giudizio su di lui il giudizio sul suo peccato, di sicuro non sei ne' fariseo ne' cristiano.

-se usi uno "stile" verso il peccatore come "stile" verso il suo peccato e se usi questa modalità di valutare il suo peccato per estendere questo "stile" ad altri peccati (senza nemmeno più specificare quali), prendendo a spunto "l'ammmore" (con 3 emme) e la "buona fede" della gggente (con 3 gi) per essere acclamato "al passo con i tempi" non è più un problema di filosofia o teologia, ma solo di demagogia.

-se invece di trasformare il peccatore in santo, trasformi il peccato in santità, la misericordia di Dio (per quelli che Lo temono...), l'accusa dei propri peccati e la penitenza diventano una barzelletta per farci due risate (l'assoluzione dalla colpa del peccato sembra più una dissoluzione, avendo sciolto la perla della misericordia di Dio nell'aceto suavico o tenerico del rahnerismo ideologico).

Poi resta la faccenda dell'obbedienza: se il Signore ha permesso tutto questo nella Chiesa cattolica, un motivo c'è e non mancherà di renderlo evidente a chi si sforza di restare saldo nella fede. Chi persevererà sarà salvo.
Anche obbedendo (nei chiaroscuri dell'ambiguità prevista) a Erroris tristitia.

mic ha detto...

Grazie, tralcio, per il florilegio che mette in risalto la bella logica successivamente estratta.

Do' per scontato che "obbedendo nei chiaroscuri dell'ambiguità" significhi: secondo quello che è l'insegnamento costante della Chiesa, come suggerisce il card. Burke...

mic ha detto...

Anonimo 13:12
E io avevo specificato che quelle parole erano del vescovo Schneider.
Dunque, cos'altro vuole da don Giorgio Ghio?

Anonimo ha detto...

"se non e' papa o un eretico allora fedeli e vescovi devono trarre le conseguenze..."

Ma noi fedeli cosa dovremmo fare, oltre che non prendere in considerazione ciò che è apertamente contro la Dottrina (esattamente però come sarebbe dovuto avvenire in tutti i casi in epoca ante-bergogliana dell'ultimo mezzo secolo)?

Dovremmo forse darci appuntamento in qualche piazza o via antistante la Piazza con la P maiuscola con un banchetto e le urne per fare le "primarie" in modo da fare democraticamente uscire due o tre candidati credibili per il pontificato?

E magari con mic ed EP lì a garantire la regolarità delle operazioni di scrutinio?

Tradizionista59 ha detto...

Mic,
chiedo scusa, in anticipo, se non sono in tema, ma ho letto solo ora alcuni post dei giorni scorsi, nei quali non ho potuto collegarmial sito.
Lei ha fatto accenno ai movimenti ecclesiali, che conosce bene, senza citare i carismatici.
Mi interesserebbe molto una sua opinione in proposito e lancio, contemporaneamente, l'idea di un suo articolo che tratti questa interessante tematica.
Ho letto,anche, che si è discusso di meditazione e dintorni. (yoga "cristiana" ecc...)
Segnalo a questo proposito un libro in due volumi di Tarcisio Mezzetti: "Come leone ruggente",che tratta di Meditazione trascendentale-Yoga-Reiki-Tantrismo-Medicina alternativa e molto altro.

mic ha detto...

;)

Anonimo ha detto...

riprendo dall'arrticolo "sono gli stessi pastori che gettata la maschera (?) sdoganano il peccato e quindi GIà lo PENSAVANO (eresia materiale) e FACEVANO (eresia formale?)...." quando i fedeli dicono di non poterne più dei loro preti modernisti e sono costretti a SUBIRE/ABBANDONARE/SCELTE ALTERNATIVE.... qualcuno ci crede ora?

mic ha detto...

Chi è qui che non crede alle nefaste distorsioni di oltre un cinquantennio arrivate, ora, a limiti intollerabili?
Solo che noi non abbiamo avuto bisogno di "scelte alternative" perché ci siamo sempre riferiti a sacerdoti che NON le PENSAVANO e non le FACEVANO. E non le pensano e non le fanno tuttora.
Dunque cosa volete? E di nuovo piantatela.

N.B. Passo a campione ogni tanto qualcuno dei messaggi che imperversano per dare il metro della situazione...

Anonimo ha detto...

Mi permetto di fare un piccolissimo, modesto rilievo, a Tralcio di cui apprezzo sempre i bellissimi interventi, mi scusi, ma sono decenni che chi riceve la comunione non è neppure lontanamente in grazia di Dio e nessuno mai ha avuto nulla da eccepire, faccio piccolo esempio di amici di famiglia atei dichiarati, con figli non battezzati che fanno tranquillamente da padrini, madrine, testimoni di nozze con tanto di comunione ricevuta.....finiamola con 'sta storia, è ormai prassi, e da tantissimo tempo, e solo rarissimi sacerdoti hanno il coraggio di dire no......viste le foto dell'ex presidente del consiglio che fa la comunione? Nient'altro da aggiungere. A quello che si commuove fino alle lacrime a vedere il vdr dico solo che io, anche senza vederlo e sentirlo, piango, ma di rabbia. Lupus et Agnus.

mic ha detto...

Aggiungo di seguito l'incipit di un recentissimo articolo dal fronte cattolico anglofono :

25 aprile 2016 (LifeSiteNews) - Due dei più alti prelati Vaticani, entrambi noti per aver assunto una ferma presa di posizione sulla tradizione della Chiesa nel corso del Sinodo sulla Famiglia, rifiutano interviste sulla controversa esortazione apostolica di Papa Francesco.
Il vaticanista Edward Pentin segnala che né il cardinale Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, né il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino, hanno commentato Amoris Laetitia o concesso interviste ai media sul documento. [...]
...

https://www.lifesitenews.com/news/top-vatican-cardinals-arent-commenting-on-popes-exhortation

Il fatto è che non solo non hanno concesso interviste (il che è anche prudente) ma non hanno preso posizione - per lo meno non ancora, a differenza del card. Burke e del vescovo Schneider - sui tempi spinosi nei quali stiamo entrando da giorni. Anche se le loro posizioni sono già state espresse sia nel corso che a conclusione dell'Assise sinodale.

mic ha detto...

Tradizionista,
ho preso atto e ti rispondo al più presto

Marco P. ha detto...

Scrive il buon don Giorgio all'inizio del suo intervento:
"...Intere conferenze episcopali (non ultima, quella italiana con il suo organo di stampa) acclamano alla svolta del Magistero pontificio, per non parlare di parroci, predicatori e confessori. È difficile sostenere che il testo non abbia valore magisteriale dal punto di vista formale; se davvero non lo ha, il motivo è più sostanziale. In ogni caso, l’universale, entusiastico peana non coinvolge soltanto i soliti esponenti del pensiero “laico” (leggi: ateo) dominante e gli onnipresenti vip dalla vita scandalosa che sono ormai modello imprescindibile per i giovani e le famiglie. Sono gli stessi Pastori che, gettando l’ultima maschera, si abbandonano all’ebbrezza di veder finalmente sdoganato ciò che, evidentemente, pensavano e facevano già. Sebbene l’esortazione apostolica Amoris laetitia non lo affermi mai esplicitamente, tutti hanno unanimemente riconosciuto che l’accesso ai Sacramenti è d’ora in poi aperto indistintamente a tutti, compresi i pubblici concubini, gli adulteri permanenti e quanti coltivano altre forme di unione (senza specificare quali)". ....

Ebbene, ciò non è incredibile. Ciò è logica conseguenza di un cammino intrapreso da vari lustri, ed infatti ci fu chi profeticamente indicava questa deriva ed ammoniva:
" noi lavoriamo in direzioni diametralmente opposte: voi lavorate alla decristianizzazione della società, della persona umana, della Chiesa, noi lavoriamo alla cristianizzazione. Non ci si può intendere. Lei mi ha appena detto che la società non può essere cristiana.»
Questo disse Mons. Lefebvre al card Ratzinger allora prefetto della CdF il 14 luglio 1987 nel contesto delle trattative di allora volte a far confluire la FSSPX nella Roma modernista.

Anonimo ha detto...

Mons. Schneider All'Assemblea generale di Pro Missa Tridentina (Costanza 16 aprile)

http://www.riposte-catholique.fr/summorum-pontificum-blog/divers-summorum/mgr-schneider-a-lassemblee-generale-de-pro-missa-tridentina

tralcio ha detto...

Per Lupus et Agnus 15.04

Ogni giorno succedono molte cose diverse da quelle che ci si attenderebbe...

Ingegneri che non verificano i materiali di costruzione di case, ponti e strade.
Coniugi infedeli rispetto alle reciproche promesse sponsali.
Padri e madri che sperperano i loro pochi averi nel vizio del gioco d'azzardo.
Educatori o insegnanti con ben altre attenzioni sugli allievi di quelle previste.
Giocatori o arbitri che truccano le partite.
Ristoratori che servono piatti cucinati con alimenti mal conservati.
Fedeli che si accostano al Santissimo Sacramento senza essere in grazia di Dio.

La lista delle miserie e dei peccati di noi poveri uomini (atei e non) è interminabile... Anche gli abusi liturgici entrano nel novero.

Tuttavia l'abuso di un uso corretto non è drammatico (o tragico) solo in quanto avviene o in quanto esso possa essere più o meno tollerato o sotto controllo...
Esso può giungere ad essere legalizzato!

Chiunque, di buon senso, ha chiaro che cosa significhi "chiudere un occhio".
Lo fa chi dovrebbe intervenire (per svariate ragioni: dal genitore al vigile, dal vescovo all'insegnante) e chi ne approfitta sa benissimo che ciò che ha fatto non gli è lecito, ma gli è stato permesso dentro l'unanime e concorde conoscenza del bene e del male.

Qui don Giorgio ha invece parlato di qualcosa d'altro, che va ben oltre le dinamiche di fariseo/non fariseo o cristiano/non cristiano.

Il capovolgimento è ormai completo: mentre la virtù risulta qualcosa di nocivo, il vizio è pienamente riabilitato ... si può oggi presentare l’intrinsece malum come possibilità non solo lecita, ma buona e raccomandabile!

Non è chiudere, a volte intelligentemente, un occhio... prendendosene la responsabilità davanti a Dio e agli uomini, pronti ad accusarsene in confessione poichè lo si riconosce ancora -anche- come peccato.

Qui gli occhi sono ben aperti, spalancati. Ma non vedono più il bene e il male nella luce di Cristo. La luce è quella di Rahner, Kant, Hegel, Heidegger (e Freud). Le intenzioni -orizzontalissime- sono persino "buone"...
S'è perso "SOLO" l'eterno, il sacro e il divino.
Resta l'umano, il mondo. La luce che brilla è materia che va in cenere...

berni/exodus ha detto...

Gentile Maria, se la gerarchia tace ed i fedeli non possono gridare perchè non compete loro, cosa resta? che bergoglio ed i suoi corifei, che non sembra ma sono milioni (perchè fà quello che vuole il mondo e non quello che vuole Dio) e fà i loro comodi, noi possiamo solo seguire da soli, e chi ha qualche sacerdote davvero sacerdote cattolico, si salva perchè lo segue lettera per lettera.
E tutti gli altri? anime perdute.
Eppure Paolo gridò in faccia a Pietro pubblicamente che stava parlando da eretico; e Paolo, all'epoca, era forse meno di un vero fedele di Cristo?
A questo punto, io credo che nel silenzio totale di quasi tutta la gerarchia (o per paura, o per tenersi la poltrona, o perchè timida) Cristo voglia che anche il Suo gregge abbandonato dai Pastori (trasformati in lupi) trovi una via di salvezza anche da solo....GRIDANDO E METTENDO IN PIAZZA L'EVIDENZA AL SEGUITO DI QUEI POCHI PASTORI FEDELI CHE SI SONO ESPOSTI COME FECE ATANASIO (Schneider, Burke e chissà).

Anonimo ha detto...

@ Tralcio,

La ringrazio per la bellissima spiegazione, ma vede, la gente, oggi come oggi, non sa distinguere più fra vizio e virtù e non ha nessuna cognizione del peccato, tutto è dovuto e lecito, senza pensare a ciò che è bene o male, esistono solo diritti e nessun dovere, e soprattutto non si vuole assumere più alcun tipo di responsabilità, e, mi scusi per la banalità dell'espressione, ma il senso del sacro e del divino si è perso da un pezzo, e non solo da parte laica. Grazie per l'attenzione riservatami, è sempre un piacere leggerla. Lupus et Agnus.

mic ha detto...

Il gridare in piazza (che traduco in "azione incisiva"), come il seguito ai pastori, vanno concordati e vissuti sul campo. Occorrerebbero proposte precise, che non è da qui che vanno proclamate.
Qui e ora possiamo solo fare ciò che stiamo facendo.

Sacerdos quidam ha detto...

Vorrei segnalare anche altri interventi interessanti, sull'Amoris laetitia, che potrebbero essere eventualmente pubblicati su questo blog: ad esempio quelli di don Mauro Tranquillo e dell'abbé Gaudron sul sito web italiano della FSSPX, e quello dell'abbé Gleize su La Porte Latine (quest'ultimo da tradurre, ovviamente).