martedì 20 settembre 2016

don Giorgio Ghio. La protestantizzazione della Chiesa Cattolica

Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando (Giovanni XXIII, Discorso di apertura del Concilio Vaticano II, 11 ottobre 1962).

La medicina della misericordia va usata solo con l’errante o anche con l’errore? A tale quesito, apparentemente peregrino, la retta ragione non consente di dare se non questa risposta: solo con l’errante (qualora dia segni di disponibilità al ravvedimento e fino a che l’ostinazione non obblighi alla sanzione) e con il preciso scopo di ricondurlo al riconoscimento della verità. L’idea che si possa curare l’errore con la misericordia, invece, è semplicemente assurda: l’uomo ragionevole ha infatti l’obbligo di coscienza non solo di individuarlo, ma anche di confutarlo e di combatterlo. L’errore è un male in sé e, come una malattia, va debellato prontamente perché non si propaghi, infettando le menti e corrompendo la vita morale. A maggior ragione questo ineludibile dovere grava sui Pastori della Chiesa, che devono rispondere a Dio non solo dell’anima propria, ma anche di quelle altrui.

Non intendiamo insinuare che papa Giovanni XXIII abbia positivamente voluto aprire un varco alle eresie; ma la sua affermazione, pronunciata in una circostanza che non poteva darle maggiore risonanza e autorevolezza, suona per lo meno ambigua: di fatto, come dimostra la storia degli ultimi cinquant’anni, essa è stata interpretata e applicata come un invito ad abbandonare l’apologetica e la vigilanza sulle deviazioni dottrinali, che continuamente minacciano la fede del popolo cristiano e mettono in pericolo la salvezza delle anime. È forse possibile, del resto, esporre più chiaramente il valore dell’insegnamento della Chiesa senza al contempo condannare e correggere con rigore le opinioni che lo contestano o relativizzano?

È così che i principali assunti dell’eresia luterana, che erano del tutto estranei alla sensibilità e alla pratica religiosa dei cattolici, si sono potuti infiltrare nella teologia, nella catechesi e nella prassi, fino a generare in chierici, religiosi e fedeli una forma mentis tipicamente protestante. Ciò non sarebbe stato possibile, ovviamente, se alcune menti perverse ormai libere di agire, con il pretesto dell’aggiornamento richiesto dal Vaticano II, non avessero gettato a piene mani, nell’insegnamento e nella pastorale, i germi della dissoluzione dottrinale e morale. La loro opera demolitrice si spacciò per una liberazione dal dogmatismo e rigorismo del passato, opportunamente denigrato e respinto in toto come oppressiva negazione clericale della libertà evangelica.

Dato che il popolo cristiano praticante era in genere efficacemente vaccinato contro gli errori del modernismo, la loro virulenza mortale doveva essergli iniettata per via endovenosa dietro apparenze innocue. La storiografia liberale aveva già ampiamente provveduto a creare leggende nere sulla storia della Chiesa, suscitando nei suoi confronti – almeno negli ambienti intellettuali – ostilità e pregiudizio. Ora sarebbe bastato renderle di pubblico dominio, ratificando in modo acritico le tesi dei massoni con il pretesto dell’apertura al mondo e instillando nei cattolici un atteggiamento aprioristicamente sfavorevole nei confronti del loro passato. Se il caso Galilei serviva ottimamente alla causa dello scientismo evoluzionistico, il caso Lutero si prestava benissimo ad attaccare la pretesa di verità del Magistero ecclesiastico.

Oggi qualsiasi “cattolico adulto” prova istintivo fastidio a proposito del Concilio di Trento (del quale, peraltro, sa poco o nulla), mentre è preso da innata simpatia per il “riformatore” del ‘500, incompreso e ingiustamente condannato da un Papato corrotto che prosperava sul denaro delle indulgenze e sulla sottomissione dei principi cristiani. Niente di strano, in fondo, se oggi lo si esalta come un mistico e un santo, benché la sua vita e la sua morte non abbiano granché di edificante; ma chi siamo noi per giudicare? Un po’ più strano è il fatto che, a compiere tale esaltazione, siano gli organi di stampa ufficiali e chi dovrebbe guidare il Popolo di Dio… Come non scorgere in tutto questo una strategia di lungo respiro? Ma veniamo a una breve considerazione dei principali aspetti di quella che si può a ragione chiamare protestantizzazione della Chiesa Cattolica, fenomeno che tocca praticamente tutti gli ambiti della sua vita.

Il libero esame della Sacra Scrittura è stato probabilmente l’arma più sottile e invasiva, che ha distrutto il principio di autorità. Chierici, religiosi e laici impegnati sono generalmente convinti che l’interpretazione del testo sacro sia un fatto privato, un esercizio col quale ognuno, secondo uno pseudo-monaco dei più letti e presenti a livello mediatico, ricava da esso le proprie norme di comportamento. È inopportuno ricordare che la Rivelazione scritta, provenendo dagli Apostoli e da persone della loro cerchia, va letta sotto la guida del Magistero perpetuato dai loro successori? La Scrittura, inoltre, è inseparabile dalla Tradizione, con la quale forma un tutt’uno: quanti la leggono invece a prescindere dall’insieme delle verità di fede e dalla lettura costante che ne ha fatto la Chiesa, quasi fosse un pretesto per fantasie soggettive o per dibattiti comunitari, distorcendola e dissacrandola con l’intento di attualizzarla?

Questo atteggiamento individualistico nell’accoglienza della Rivelazione divina sfocia in un fideismo selettivo, volontaristico e antropocentrico: le verità di fede sono accolte o scartate in base alle proprie convinzioni personali; l’adesione non è libera risposta alle interiori sollecitazioni dello Spirito Santo, ma decisione autonoma della volontà naturale; al centro del processo non c’è Dio che si svela, ma l’uomo con le sue idee e le sue velleità. In tale fideismo si respingono per principio i fondamenti razionali della fede perché limiterebbero la libertà di coscienza nelle scelte religiose; ma proprio questo rifiuto, paradossalmente, getta il “credente” sulla via del razionalismo, poiché egli si affida unicamente, in realtà, alla sua ragione naturale. In campo morale, analogamente, egli è convinto di confidare nell’aiuto di Dio, che rende possibile quanto gli è difficile, ma ignora la necessità e la maniera di cooperare con la grazia, sottraendole così ogni supporto e rinchiudendosi, di conseguenza, in un agire puramente umano. A parole si proclama che Dio fa tutto, ma in realtà fa tutto l’uomo: è un quietismo che si risolve in attivismo.

La relazione personale con Dio salta molto spesso le diverse mediazioni ecclesiali (Magistero, Sacramenti, Gerarchia), che le impedirebbero di esser spontanea e diretta. Si persegue e incoraggia, su questa base, un’autenticità concepita come semplice accettazione del proprio essere peccatori, quasi questo bastasse ad assicurare al cristiano la benevolenza divina. In questo quadro la grazia, da comunicazione soprannaturale di Dio recepibile da chi abbia le disposizioni necessarie e capace di trasformarlo dall’interno, scade a mero favore esterno che coprirebbe i peccati anche in assenza di correzione, assicurando la salvezza senza merito a chiunque vi si affidasse per pura fede. Ecco allora una “misericordia” che chiude gli occhi sulle responsabilità umane lasciando tutto com’è, in paradossale contraddizione con il rigorismo scritturistico dei recenti movimenti evangelici.

Tale concezione estrinseca della grazia e della giustificazione (che con la dottrina cattolica ha in comune soltanto i termini, riempiti però di significati estranei), combinata con un falso rapporto con la Scrittura e con Dio, ha gravi ricadute sulla visione della coscienza individuale, che non accetta più indicazioni di alcun genere né tanto meno restrizioni alla libertà personale. Le scelte morali sono sottratte a qualsiasi giudizio che non sia quello soggettivo dell’individuo, legato agli umori e alle circostanze. Ai ministri della Chiesa non è più riconosciuta alcuna autorità in questo campo, con un completo capovolgimento dell’ordine ecclesiale anche sul piano del governo pastorale: essi devono limitarsi a “presiedere” un’assemblea liturgica composta di eguali, che si sentono uniti non da vincoli dottrinali, sacramentali e gerarchici, ma da una volontà naturale di amore reciproco e di servizio ai poveri – spesso una mera velleità priva di movente soprannaturale.

Per poter imporre questa visione sociologica della Chiesa e della vita cristiana, fondata sugli errori protestanti, bisognava tuttavia procedere allo smantellamento di quel baluardo vivente della fede e della grazia che è la liturgia. La “riforma” elaborata dopo il Concilio segue pedissequamente gli abusi introdotti da Lutero nella prima fase della sua rivoluzione, quando fece credere di voler semplicemente riportare il cristianesimo alla sua forma originale e ripristinare il “vero” carattere conviviale della Messa: eliminazione del latino a favore del volgare, soppressione dell’offertorio, cancellazione del linguaggio sacrificale, riedizione del memoriale ebraico, riduzione del sacerdozio a presidenza… le stesse scelte che da mezzo secolo imperano nella Chiesa “rinnovata”. Si trattava in realtà di invenzioni che rompevano la continuità con l’età apostolica, pur sussistendo forse la validità della consacrazione finché vissero sacerdoti validamente ordinati che intendevano fare ciò che la Chiesa da sempre fa nel Sacrificio eucaristico.

Di fatto, la messa di Lutero si evolse nella Cena luterana, mera rievocazione comune del pasto in cui il Signore istituì l’Eucaristia, nella quale Egli si troverebbe momentaneamente in virtù della fede dei presenti e non per la formula consacratoria pronunciata dal celebrante. C’è da ritenere che molti chierici e fedeli, oggi, non credano più alla Presenza reale e permanente di Cristo sotto le specie consacrate; basti pensare al modo in cui le si tratta, affidandone la distribuzione a chiunque capiti, o alla facilità con cui si sono diffuse le nuove “preghiere eucaristiche” della conferenza episcopale svizzera, che sottendono una dottrina decisamente protestante: vi si parla di popolo radunato per la santa cena, mentre l’epiclesi non chiede infallibilmente il miracolo della transustanziazione, ma che Gesù sia «presente in mezzo a noi con il suo corpo e il suo sangue».

Il soggetto di questo rito è l’assemblea: il nuovo ordo missae (con una formula peraltro caduta in disuso) si apre invitando i fedeli a riconoscere i propri peccati «per celebrare degnamente i santi misteri»; il terzo canone esordisce con una lode al Padre che, per mezzo del Figlio e dello Spirito Santo, fa vivere e santifica l’universo (a prescindere dal sacrificio di Cristo?), pur continuando a radunare un popolo che offra al Suo nome il sacrificio perfetto (a quale scopo, a questo punto? E il prete che fa?). Si comprende perché molti sacerdoti, specie di una certa età, si rifiutino di celebrare da soli ed esigano l’Amen di assenso dai comunicandi; essi, probabilmente, non sanno più chi sono e perché ci siano: c’è da meravigliarsi che non attirino vocazioni o, in caso contrario, allevino piuttosto futuri intrattenitori od operatori sociali?

La falsa idea dell’assemblea celebrante è connessa con quella del sacerdozio universale, che, compresa in maniera protestante, offusca il carattere ontologico del ministero ordinato, di modo che non lo si distingua più adeguatamente da quello che solo per lontana analogia può essere chiamato sacerdozio battesimale. Ne consegue un egualitarismo in diretta contraddizione con la costituzione divina del Corpo mistico, articolato in diversi gradi gerarchici necessari al suo sviluppo e alla sua sussistenza. Perfino la Madonna e i Santi hanno subìto, nella sensibilità dominante, un livellamento democratizzante: è ormai proibito parlare di privilegi mariani o di grazie speciali riservate ad eletti, mentre il loro culto non è più inteso come un onorarli che ridonda ultimamente su Cristo e ci assicura la loro mediazione, ma come un sentirli fratelli che ci hanno semplicemente preceduto nel cammino in qualità di credenti, mentre le loro imprese sono ricordate in chiave umanitaria e progressista, con evidenti distorsioni della realtà storica.

A voler considerare gli eventi da un punto di vista provvidenziale, gli immensi mali provocati dalla rivoluzione protestante son stati ampiamente compensati dal bene che ne è indirettamente scaturito: il profondo rinnovamento e la straordinaria fioritura della Chiesa Cattolica determinati dal Concilio di Trento, grazie al quale gli sforzi di riforma già avviati per opera di diversi Santi furono assunti e rilanciati a livello universale. La situazione odierna si differenzia per il fatto che ora l’errore è accolto e propagato da buona parte della gerarchia, la quale all’inizio, proprio come Lutero, ha voluto far credere di voler giusto riformare la vita ecclesiale, piuttosto che costruire artificialmente un nuovo cristianesimo. Il danno, quindi, è per molti versi ben peggiore; ma qual è il bene che la Provvidenza vuole trarne? Per il momento possiamo solo tentare delle ipotesi.

In alcune persone che, per errore invincibile, erano in buona fede, pur nel traviamento generale, e in altre che, allontanatesi disgustate dalla Chiesa, si sono successivamente convertite, lo Spirito Santo ha già portato un frutto prezioso: una più personale interiorizzazione di certe verità di fede e della pratica religiosa, per quanto ancora difettosa. Proprio questa crescita spirituale ha portato molte di esse a cercare basi più solide e a riscoprire la Tradizione, così da poter riconoscere i limiti della formazione ricevuta e comprendere le ragioni dell’evidente decadenza dell’ambiente ecclesiale. Il loro attaccamento al cattolicesimo tradizionale è generalmente forte e ben motivato, dato che nasce dall’esperienza diretta dei guasti prodotti dal post-concilio. Applicando una metafora di san Paolo da lui riferita ad un altro problema, possiamo affermare che Dio, mediante la conversione, ha potuto innestarle di nuovo sull’olivo franco da cui erano state recise. È naturale che dobbiamo immensa gratitudine a chi ha permesso all’olivo franco di sopravvivere perché, oggi, questo fosse possibile. Se vogliamo parlare di segni dei tempi, questo ne è senz’altro uno.
Don Giorgio Ghio

18 commenti:

Anonimo ha detto...

http://www.radiospada.org/2016/09/lettera-di-condanna-di-mons-lefebvre-dellincontro-inter-religioso-di-assisi/

Josh ha detto...

in più ora,
con l'ectoplasmatica e nebbiosa dichiarazione congiunta sulla "Giustificazione" _mentre il Magistero cattolico e l'opinione luterana che deforma l'Ep. Romani non hanno nulla in comune sulla Giustificazione per sola fede, come messo in chiaro dal Concilio di Trento_
e presto con liturgie eucaristiche pseudounificate (tra cattolicesimo che crede nella Transustanziazione e nella ripresentazione del Sacrificio, e luterani che parlano di mera "cena") lo scempio progredisce.

Berni/exodus ha detto...

Che i veri sacerdoti celebrino, senza stancarsi, SS.Messe di riparazione, e in difesa della S.Chiesa. (pag.1575 del messale del 1962).
S. Messe per la propagazione della fede pag.1571.
E che Dio ci ascolti e ci assista.
Comunque chiedendo parere ai sacerdoti tradito, i fedeli seguano qualsiasi Messa con le stesse intenzioni delle Messe suddette.

irina ha detto...

E' cambiata una mentalità. Hanno cambiato una mentalità e con essa le Fede. Quella di oggi è diversa. Ma anche lo spirito con cui si va a messa è molto sociale, lì ci sono gli amici miei. Non ricordo che mai, quando ero appena ragazzina, ci sia stato, un pensiero simile nell'aria. Le preoccupazioni erano l'orario del confessore, se sarebbe o no stato presente quel gran predicatore. Tutte queste manfrine in tondo con la mano tesa in cerca di chi sia libero per la stretta, sarebbero state considerate da pazzi. E anche se non era presente quel gran predicatore, l'omelia non era mai da ridere, anzi una doccia fredda, con una passata di guanto di crine fitto fitto, da cui si usciva tonificati e pronti per la battaglia settimanale. La prima messa in italiano, Piazza del Popolo, come al solito non capii nulla, ma ricordo benissimo l'uscita da messa; la nostra ospite,quasi abituale, al pranzo domenicale, romana, vedova di guerra, alta, magra, scolpita nel legno, da sotto il cappello disse ironica, parlando del sacerdote, voce da gran fumatrice:"Mancava solo che dicesse, buon pranzo!" L'ammiravo molto, non portò mai il bastone, ma era come se avesse sempre un frustino e se non lo schioccava con la mano,lo schioccava con la bocca. Prima lezione di liturgia.

Luisa ha detto...

Anche se in realtà quel che egli vuole sia tutto salvo che confuso, il magistero a maglie larghe di Jorge Bergoglio, la confusione voluta e alimentata, sta producendo gli effetti scontati, in particolare per la Comunione ai divorziati risposati è già passata nel "popolo di Dio" la convinzione che essi possono comunicarsi, non che prima non lo facessero per loro decisione e-o con la complicità dei sacerdoti, un esempio fra i tanti quel che scrive il giornale "cattolico" irlandese:

http://benoit-et-moi.fr/2016/actualite/confusion.html

Il silenzio dei " Custodi della Dottrina" è molto grave, della loro codardia prima o poi dovranno rendere conto.

Luisa ha detto...


Qui la situazione belga o "la demolizione della Chiesa cattolica e la sua trasformazione in denominazione protestante":

"Belgio, il silenzio dei vescovi genera mostri"

di Riccardo Cascioli

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-belgio-il-silenzio-dei-vescovi-genera-mostri-17465.htm

Anonimo ha detto...

Come dicevo in un post precedente vi riusulta che Bergoglio e la sua gerarchia abbiano parlato su quanto accaduto in Belgio?
Miles

mic ha detto...

Belgio, il silenzio dei vescovi genera mostri
di Riccardo Cascioli

Il caso in Belgio del primo minore ucciso con l'eutanasia fa sorgere la domanda di come un paese dalla solida tradizione cattolica sia arrivato a questo abisso: con un rapido processo di scristianizzazione indotto da vescovi impegnati esclusivamente a portare il pensiero del mondo nella Chiesa.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-belgio-il-silenzio-dei-vescovi-genera-mostri-17465.htm

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

Parlando de protestantizzazione della Chiesa è utile ricordare che Lutero nella "Lettera alla nobiltà cristiana della nazione tedesca" attaca tre cose che chiama i tre muri di diffesa della Chiesa, che sono:

1 - Il diritto della Chiesa sul potere secolare;
2 - Il diritto di esclusività nella interpretazione delle S. Scriture;
3 - La prerogativa che solo il Papa può convocare un Concilio.

Diffende ancora l'eresiarca la dottrina dei due regni che nella parola di lui sono il regno civile che stá sul potere temporale (Stato) e l'altro che sta sul potere spirituale Vangelo (Chiesa). Per quanto ho letto me sembra che Lutero ha sviluppato la dottrina di Marsilio di Padova e Dante Alighieri, è un prodotto del rinascimento. Infatti un ritorno alla Chiesa primitiva non se poteva fare senza un ritorno allo Stato primitivo. In questo senso il pensiero di Lutero è debole perchè ciò che sta nel fundo del suo sistema è il manicheismo combattutto per i Padri della Chiesa e mai accettato come principio delle relazione tra la Chiesa e il potere temporale. In questa lettera "Lutero intuì assai presto che una vera riforma della Chiesa non l’avrebbero attuata né il papa con la sua curia, al quale pure si era appellato, né un concilio generale, di cui aveva invano chiesto la convocazione. Si rivolse perció al laicato cristiano, riconoscendovi l’unica forza in grado di riformare la Chiesa" (Presentazione della lettera: http://www.chiesaluterana.it/2008/10/01/martin-lutero-alla-nobilta-cristiana-della-nazione-tedesca-1520/). Lutero credeva che la riforma protestante solo poteva essere fatta per i laici e il Concilio ha desiderato la sua maggiore partecipazione: sarà solo una coincidenza? Anche lo Stato laico è nato così...

È utile ricordare tutto questo perchè ci sono dei punti di contato con quello che è accaduto prima (Nouvelle Théologie), nel Concilio e dopo di lui nella Chiesa. Ad esempi:

Urs Von Balthasar in risposta alla Humani Generis di Papa Pio XII ha scritto il libro "Abbattere i bastioni". Sarà che i muri di Lutero non sono i bastioni di Von Balthasar?

Nel Concilio è stata proclamata la libertà religiosa e la separazione tra Chiesa e Stato è diventata una realtà: non sarà perchè se ha adottato la distinzione luterana dei due regni?

Nella questione di fatto la Chiesa non ha esclusività nemmeno nella interpretazione del Concilio: avvrà ancora nella questione di fatto esclusività nell'interpretazione delle S. Scriture?

Lutero nella "Lettera alla camara di Danzica" diffende la separazione tra Chiesa e Stato. Dice alla camera che non se deve governare secondo la legge di Mosè per essere lettera morta e secondo il vangelo che è spirituale. Quindi, se deve governare secondo il diritto locale, secondo la ragione. Quindi, la questione del Stato laico e della libertà religiosa una risposta positiva nel pensiero dell'eresiarca. Ancora in questa parla della differenza tra legge di Dio e legge degli uomini parlando dell'usura. Dice che è anti-cristiana, ma che deve essere rispettata. Non parla di tolleranza, parla di rispetto. È la prima volta nella storia che apparre il laicismo.

Leggendo questi testi se può avere dei dubbi se quando oggi se parla nel Vangelo se parla nel senso che la Chiesa di Roma sempre ha parlato o nel senso che ha parlato l'eresiarca tedesco. In qualche modo i punti di contato tra Riforma protestante, Nouvelle Théologie e Concilio Vaticano II sono molti.

Luisa ha detto...

Hummes è stato uno degli errori di "casting" di Benedetto XVI, appena nominato fecero scalpore le sue affermazione sul celibato dei sacerdoti che poteva essere rivisto secondo lui, arrivato a Roma dovette fare marcia indietro con un documento intitolato "L'importanza del celibato sacerdotale", ma ora ritrova ardore e tenacia per far passare le sue idee presso il suo grande amico Bergoglio:

"Pochi preti celibi? E allora largo ai preti sposati"

"È il rimedio a cui pensano il cardinale Hummes e papa Francesco per le regioni con scarsità di clero, a cominciare dall'Amazzonia. Ma anche nella Cina del XVII secolo i missionari erano pochi, eppure la Chiesa fioriva. Lo scrive "La Civiltà Cattolica"


di Sandro Magister

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351377

gianlub ha detto...

Si invita caldamente la seguente letture: http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1658_Sosa-Laprida_Francesco_la_misura_e_colma_terza.html

Luisa ha detto...

Bergoglio lancia i suo appelli in favore della pace ma una parola sul`eutanasia di un ragazzo in Belgio, no?
Un papa non ha nulla da dire su quell`atrocità?
Ad Assisi davanti a tutti quei "dignitari" e media accorsi non aveva forse una tribuna "eccezionale" a sua disposizione?
Ah ma dimentico che lui non si immischia negl affari interni degli Stati, no ma anche sì quando si tratta di migranti, lì Jorge Bergoglio non ha nessuna remore per intervenire.

Berni/exodus ha detto...

@ Luisa, - gentile Luisa, "dimentico che Lui non si immischia..... pero' sta a tutte le ore a parlare degli immigrati, su tutti i media e TV senza tenere conto che ogni situazione per vari motivi ha un limite che non dovrebbe mai essere oltrepassato."
Comunque non c'è la faccio più ad ascoltare, ogni volta che si presenta cambio canale.
C'è un vecchio proverbio napoletano che dice: adda' passa' a nuttata al sua - nella speranza che passato Lui, ci resti Cristo e la Sua Chiesa Immacolata; in fondo Cristo. c'è l'ha promesso , ""porta inferi non prevalebunt"".

Catholicus ha detto...

Constato con piacere che sempre un maggior numero di persone dicono di non farcela più ad ascoltare e vedere il VdR; ciò mi conforta assai, dato che vado ripetendo ad ogni piè sospinto di rifuggirlo, in audio, in video, in tutti i mezzi di comunicazione. Ovviamente la cosa vale anche per tutti i suoi corifei, si chiamino essi Galantino, Kasper, Scola, o chi altri. Lotta dura senza paura (al modernismo in tutte le sue salse), tanto per usare gli slogan sessantottini tanto cari ai modernisti, facciamo terra bruciata attorno a noi, in modo che questi signori non trovino terreno fertile sul quale gettare il seme delle loro pernisciose eresie, che non germogli furtivamente nel nostro animo ed in quello dei nostri cari; à la guerre comme à la guerre, dicevano i cugini francesi; ebbene, oggi c'è una guerra spirituale, qui in terra, pallido riflesso di quella ben più grande e violenta in Cielo, tra le milizie celesti guidate da San Micheke Arcangelo e gli Angeli Ribelli, le schiere di Lucifero. Ma sappiamo bene come andrà a finire, chi la spunterà, quindi coraggio e nervi freddi. LJC

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

[Off-Topic]

Cerca la parola pastorale ho trovato una definizione del termine di Yves Congar, uno dei maestri della Nouvelle Theologie, vedete:

"...Father de Servigny introduces the following quotation from Cardinal Yves Congar, O.P. -- one of the many theological experts invited to partake in the Council. "What John XXIII designated by 'pastoral' was doctrine," Cardinal Congar writes, "but expressing itself in history, in the time of the actual world . . . It is doctrinal, but pastoral doctrine, that is to say doctrine that asks to be applied historically" (3). What Congar means is that, as a pastoral council, the Second Vatican Council sought to apply the Church's teaching within the context of current history -- to make the Church's doctrine relevant to today's world. At the incarnation, Christ didn't merely take upon Himself human flesh -- He also took upon Himself our customs, mores, culture, and, as far as creation is concerned, time and space. Thus, doctrine applies here and now, across the expanse of human geography, in an age of modern technology and universal communications. Doctrine is not simply restricted to the Hebrew population gathered in the vicinity of Jerusalem during the era of King Herod and Pontius Pilate".
Was Vatican Ii Merely A Pastoral Council? - http://www.phatmass.com/phorum/topic/67937-was-vatican-ii-merely-a-pastoral-council/

Nella definizione del termini pastorale data per Yves Congar , la storia diventa il criterio di valutazione dottrinale (se tratta dello stesso criterio di valutazione dottrinale del cattolicesimo liberale). Se applichiamo questo significato del termine nell'ultimo Sinodo, me sembra più facile di capire il suo spirito. Se vuole fare l'Incarnazione della dottrina del matrimonio nel mondo moderno. Però, il divorzio è un valore positivo per questo mondo e un peccato per Cristo, così, come rimane questa incarnazione?

Inoltre a questo me sembra che l'errore fondamentale è mettere è dimenticare che "l'incarnazione della dottrina" (linguagio straneo) se dà in quelli che credono in Gesù e che l'amano. Come dice D. Curzio:

"Leone XIII (Immoratle Dei, 1885) e San Pio X (Notre charge apostolique, 1910) ci ricordano che “la Cristianità è esistita, non bisogna inventarne una nuova, ma instaurarla e restaurarla incessantemente contro gli assalti dell’empietà” (S. Pio X) e che il Vangelo “prima ha penetrato gli animi dei cittadini, delle famiglie e dell’esercito romano sino ad arrivare, infine, anche al Palazzo imperiale” (Leone XIII)".

Questo linguagio dell'incarnazione della dottrina vuole che i cittadini, le famiglie, l'esercito e o potere civile diventeno cattolici in uno passo di magica. Questo per me è un'assurdo.




Silente ha detto...

Già nel 1977, fu profeta il grandissimo cattolico colombiano (ma ben poco conosciuto) Nicolas Gomez Davila, che nella sua raccolta di aforismi Escolios a un texto implicito, tradotto in italiano da Adelphi in due volumi: In margine a un testo implicito e Tra poche parole dichiarava: "Gli stupidi un tempo attaccavano la Chiesa, oggi la riformano". E ancora: "Non avendo ottenuto che gli uomini mettano in pratica ciò che insegna, la Chiesa di oggi si è rassegnata a insegnare quello che mettono in pratica". Sbaglio o ci dicono qualcosa di molto, molto attuale, queste affermazioni?
I due aforismi si trovano nel citato volume Tra poche parole, rispettivamente a pag. 162 e 175.
Consiglio a tutti l'acquisto dei due volumetti. Da leggere, rileggere e poi ancora rileggere. Sono un lenimento per l'anima di un cattolico.

Questione di responsabilita'... ha detto...

Dal libro del Deuteronomio (30,15-20)
Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché
io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie,
di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti
moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per entrare
a prendere in possesso.
http://blog.messainlatino.it/2016/09/amoris-laetitia-survival-kit.html

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

Sbaglio o ci dicono qualcosa di molto, molto attuale, queste affermazioni?

Silente, questo è molto attuale. Nicolas Gomes Davila è veramente stato un profeta e un grandissimo cattolico.