domenica 4 settembre 2016

Don Giorgio Ghio. Vultum Dei quaerere, cercare il volto di Dio: è ancora lecito?

Purtroppo il nuovo documento Vultum Dei quaerere è la conferma dei timori da me espressi [qui] quando si cominciò a parlare di una “rifondazione” della vita religiosa, scoprendo che tra i cambiamenti rivoluzionari in atto, in un'intervista pubblicata da L'Osservatore Romano il 1 agosto 2014, il card. João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, affermava che Bergoglio lo aveva incaricato di rivedere la costituzione Sponsa Christi di Pio XII perché preconciliare (discorso collegato con quanto stava accadendo alle Francescane dell'Immacolata). Di seguito l'ottima analisi di don Giorgio Ghio.

Vultum Dei quaerere: una Costituzione apostolica per il “rinnovamento” della vita claustrale.

Porta la data del 29 giugno 2016 ed è stata resa nota, passando quasi inavvertita, il 22 luglio scorso, ma è destinata ad avere una profonda incidenza su quello stato di vita che rappresenta la punta di diamante della Chiesa, quella vocazione che nel Corpo mistico esprime e realizza nel modo più estremo e radicale l’amore per Dio, senza il quale – è santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, Doctor Ecclesiae, ad affermarlo – gli Apostoli non avrebbero annunciato il Vangelo e i Martiri non avrebbero versato il loro sangue, in quanto esso solo spinge all’azione i membri della Chiesa.
La posta in gioco dal punto di vista soprannaturale (l’unico adeguato da cui valutare la reale portata delle decisioni ecclesiastiche) è quindi altissima.

Chi, suo malgrado, si è familiarizzato con l’ecclesialese post-conciliare fiuta subito nel testo idee, intenti e movenze tipici di quel “rinnovamento” della vita religiosa che, di fatto, ne ha provocato quasi ovunque la scandalosa decadenza, avendo avuto per effetto la sua riduzione ad un genere di vita piccolo-borghese che si differenzia dal corrispettivo secolare solo per una comoda esenzione dalla necessità di lavorare e di assumersi responsabilità effettive. Non è il caso di infierire, insistendo su quel che è diventata la pratica concreta dei voti: quello di povertà (che esclude il possesso non solo nominale, ma anche di fatto), quello di castità (che esige la continenza perfetta) e quello di obbedienza (che comporta la rinuncia alla propria volontà individuale).

Veniamo al documento in questione. Ci sia consentita, per cominciare, qualche osservazione di carattere generale, nella speranza che non suoni irriverente a motivo dell’esigenza di obiettività e di franchezza da cui scaturisce. Innanzitutto, la vita monastica sembra concepita in funzione di qualcos’altro (testimonianza, segno, profezia...), piuttosto che per Dio solo e poi, di riflesso, come esempio per gli altri e sorgente di fecondità apostolica. È forse tramontato, nella Chiesa, il primato assoluto di Dio, unica giustificazione legittima e plausibile delle vocazioni contemplative?
A partire da questa prospettiva distorta vengono date disposizioni spesso vaghe o astratte, miranti a risolvere problemi per lo più non reali, ma sollevati per ragioni di sapore ideologico, derivate da ideali irrealistici ed eventualmente idonee a far da copertura a intenti surrettizi.

Occorre altresì rilevare che le citazioni inserite nel testo (Scrittura, Padri, Magistero) sono spesso forzatamente piegate a conferma del discorso, di tono tipicamente modernista: siccome la vita claustrale è una sfida per il nostro tempo, bisogna cambiarla. Si fatica a comprendere la logica di tale tacito assunto, a meno che non si voglia snaturare la vocazione che fin dalle origini costituisce il più efficace antidoto contro la corruzione e l’intiepidimento del popolo cristiano. Il sospetto è confermato dall’insistenza del decreto sulla necessità di formazione permanente, collaborazione tra monasteri, appartenenza a federazioni: è difficile non pensare ad una volontà di ingerenza nella vita monastica e a un metodo di indottrinamento, visti i bei risultati prodotti sui religiosi in genere dallo studio della cattiva teologia e dall’influenza degli organismi associativi…

Per non rimanere nell’astratto, a mo’ di esemplificazione citiamo alcuni passi della Costituzione apostolica apponendovi rispettosamente delle correzioni sulla base dell’immutabile dottrina e prassi propria della tradizione cattolica.
Al paragrafo 3 si parla di ricerca sempre incompiuta di Dio: ciò è ammissibile solo a livello soggettivo, non a livello oggettivo, dato che la Rivelazione divina si è compiuta in Cristo. Al numero 4 si legge poi: «Le comunità di oranti, e in particolare quelle contemplative, […], non propongono una realizzazione più perfetta del Vangelo ma, attuando le esigenze del Battesimo, costituiscono un’istanza di discernimento e convocazione a servizio di tutta la Chiesa». La prima parte della proposizione, contenente la negazione, è in modo evidente falsa, dato che la vita religiosa è sempre stata considerata via di perfezione evangelica; la seconda parte (quella affermativa) è semplicemente incomprensibile.
§ 6: si evoca «l’unico Signore che offre pienezza alla nostra esistenza». Si intende solo la vita terrena? E la vita eterna? Et exspecto resurrectionem mortuorum et vitam venturi saeculi!
§§ 7-8: rinnovamento adeguato alle mutate condizioni dei tempi; mutate condizioni socio-culturali: la perfezione evangelica non va bene a tutti i tempi e luoghi? Visto che gli attuali tempi e condizioni sono segnati dall’ateismo pratico di massa, i contemplativi dovrebbero forse adeguarsi ad esso?
§ 8: «Questo tempo ha visto un rapido progresso della storia umana: con essa è opportuno intessere un dialogo». Bisogna precisare di quale tipo di progresso si parli, dato che al progresso tecnologico non corrisponde un progresso morale. Ci chiediamo inoltre in che consista il dialogo con la storia, a meno che non si intenda ciò che la Chiesa ha sempre fatto: interpretare e giudicare eventi e processi storici alla luce del Vangelo.
§ 13: la configurazione al Signore Gesù è un obiettivo che si è sempre perseguito con l’ascesi, la preghiera e l’esercizio della carità, non anzitutto con la formazione intellettuale, che nelle suore suscita spesso, al contrario, accese ambizioni e rivendicazioni. Si auspica altresì un’integrazione delle dimensioni umana, culturale, spirituale e pastorale: quale sarebbe, di grazia, la dimensione pastorale della vita claustrale?
§ 15: si richiedono tra nove e dodici anni di formazione prima della professione definitiva. Ci vuole il dottorato per farsi suora di clausura? Non risulta che santa Teresa d’Avila avesse studiato a Salamanca, pur valendosi di dotti direttori spirituali.
§ 16: si mette in guardia dal ripiegamento su sé stessi. Ma può l’autentica vita contemplativa correre questo rischio? Non è piuttosto il modo più efficace, in senso soprannaturale, di sovvenire alle necessità della Chiesa e del mondo? Ignorato il dovere primario della lode di Dio, inoltre, si slitta subito sull’intercessione per le “periferie”…
§ 18: si richiede una «spiritualità che vi faccia diventare figlie del cielo e figlie della terra, discepole e missionarie». Figlie della terra le monache lo sono già per natura; non si è mai sentito, peraltro, che la spiritualità serva a diventarlo di più. Come, poi, diventare missionari in clausura, se non con l’intercessione ed eventualmente con l’irradiazione di una vita crocifissa che attiri le anime a Dio?
§ 20: ermeneutica esistenziale della Sacra Scrittura: è proprio quella che ha portato tanti cristiani e religiosi a ripiegarsi su di sé, respingendone l’interpretazione tradizionale e magisteriale.
§ 22: spezzare insieme il pane: non è il sacerdote che celebra la Messa? Che cosa “spezzano” gli altri? Bisogna seguire quel gesuita che ingiungeva ai fedeli di condividere l’ostia consacrata con il vicino? O allora l’Eucaristia è semplice “pane” e non il Corpo e Sangue di Cristo? «Nell’Eucaristia lo sguardo del cuore riconosce Gesù»: non era la fede teologale a riconoscerlo?
§ 25: mutua appartenenza: il consacrato, per definizione, appartiene a Dio solo.
§ 31: «La pluralità di modi di osservare la clausura all’interno di uno stesso Ordine deve essere considerata una ricchezza e non un impedimento alla comunione, armonizzando sensibilità diverse in una unità superiore. Tale comunione potrà concretizzarsi in diverse forme di incontro e di collaborazione, soprattutto nella formazione permanente e iniziale». È uno dei punti più sovversivi. Le diverse forme di incontro e collaborazione comportano di fatto la fine della clausura stretta. In che cosa consiste poi l’unità superiore in cui si armonizzano sensibilità diverse? Cosa bisogna fare, concretamente, se nello stesso Ordine non vige la medesima prassi, in barba alla Regola e alle Costituzioni? Non si tratta di idee, ma di diverse scelte di vita e dei frutti che ne conseguono.
§ 32: occorre «trovare un rapporto equilibrato tra la tensione verso l’Assoluto e l’impegno nelle responsabilità quotidiane, tra la quiete della contemplazione e l’alacrità nel servizio». I monaci non sono forse tesi verso l’Assoluto in ogni istante e non praticano la contemplazione anche nel lavoro? C’è forse opposizione tra i due aspetti della loro vita? Si avverte un’insufficiente comprensione della contemplazione e una visione materialistica del lavoro.
§ 35: tutti i mezzi che la Chiesa propone per il dominio di sé e la purificazione del cuore: sarebbe interessante sapere quali sono e quando oggi la Chiesa li propone. «L’ascesi è anche mezzo per prendere contatto con la propria debolezza»: non era un mezzo per superarla? Basta l’esperienza quotidiana dei propri peccati per prendere abbondantemente contatto con essa…
§ 36: partecipazione alla costruzione di un mondo più umano e quindi anche più evangelico. Lo scopo della vita contemplativa è celeste, come quello di tutta la Chiesa: preparare la Gerusalemme di lassù. Inoltre, basta che il mondo sia più umano perché sia anche più evangelico?
La Conclusione dispositiva del documento (ossia la parte che dovrebbe contenere le disposizioni di legge) suona per molti versi incomprensibile e risulta inapplicabile sul piano giuridico. Esempi:
Art. 1: non è affatto chiaro quali siano i canoni del Codice che rimangono derogati in quanto risultano direttamente contrari a qualsiasi articolo della presente Costituzione. Inoltre la deroga agli Statuti generali delle monache stabiliti da Pio XII (deroga che è di fatto un’abrogazione) tocca l’essenza stessa della vita claustrale, in quanto essi riguardano la rigida disciplina regolare, la legittima autonomia dei monasteri e i diversi tipi di clausura in relazione alla professione semplice o solenne.
Art. 4: come si fa a valutare se il Signore è il centro della giornata e se le celebrazioni comunitarie sono incontro vivo con Lui? Esiste un criterio applicabile dall’esterno? E, nel caso, quale sarebbe?
Art. 7: le superiore, oltre a curare la propria formazione, devono essere «guidate da un reale spirito di fraternità e di servizio, per favorire un clima gioioso di libertà e di responsabilità». Lo “spirito” con cui si fa qualcosa è oggetto del diritto? Come si verifica questo? Inoltre: la vita monastica non si fonda forse sull’obbedienza?
Art. 8: i requisiti per una reale autonomia di vita di un monastero indicati nel testo sono vaghi e privi di rilevanza giuridica; sono pertanto inadeguati rispetto al fine di «mettere in atto un processo di accompagnamento per una rivitalizzazione del monastero, oppure per avviarne la chiusura». La preoccupazione espressa ha lo stesso sapore della sollecitudine per la rimozione di vescovi che non avrebbero preso provvedimenti sufficienti nei casi di pedofilia nel clero.
Art. 9: «Inizialmente tutti i monasteri dovranno far parte di una federazione». La costituzione di federazioni, solo raccomandata da Pio XII (Cost. Ap. Sponsa Christi [21 novembre 1950], art. 7), sembra resa obbligatoria, almeno inizialmente: cioè fino a quando? Arrivato l’ipotetico termine, un monastero ne può fuoriuscire? Le confederazioni di diversi Ordini, invece, vanno solo favorite.
Art. 10: «Ogni monastero […] chieda alla Santa Sede quale forma di clausura vuole abbracciare, qualora si richieda una forma diversa da quella vigente». È il punto più rivoluzionario: si introduce surrettiziamente il principio che un monastero possa cambiare tipo di clausura, pur «rispettando la propria tradizione e quanto esigono le Costituzioni». Oltre questa contraddizione latente, non è chiaro chi e come possa decidere il cambiamento, mentre è del tutto illogico chiedere ad un’istanza superiore che cosa si vuole fare (a meno che non sia la Santa Sede stessa a dover abbracciare la clausura…).
Art. 13: «Ogni monastero preveda nel suo progetto comunitario i mezzi idonei attraverso i quali si esprime l’impegno ascetico della vita monastica». Tali mezzi sono già previsti dalla tradizione; basta ricuperarla, senza alcun bisogno di elaborare farraginosi progetti comunitari.
In sintesi, è del tutto assente la prospettiva dei diritti di Dio e del servizio disinteressato che Gli è incondizionatamente dovuto. Manca altresì una chiara distinzione tra il livello giuridico e quello spirituale, tra il foro esterno e il foro interno, che assicura la libertà interiore di un religioso. Le disposizioni hanno generalmente un carattere non pertinente ad un testo legislativo, il quale, non essendo una predica né un fervorino, deve contenere unicamente norme applicabili e verificabili nella prassi. 
Le uniche disposizioni concrete toccano la formazione, la clausura e l’autonomia dei monasteri, ciò che fa fiutare un intento dissimulato di manipolazione, destrutturazione e controllo. Dato che la vita claustrale femminile gode di buona salute, generalmente, solo nei monasteri sui iuris di tendenza tradizionale, è difficile rimuovere il sospetto che li si voglia “normalizzare”, ossia appiattire sul desolante scenario dell’odierna vita consacrata e piegare a quella visione illuministica che la ammette soltanto in funzione di scopi sociali e umanitari.

Idee vecchie di quasi tre secoli; il nuovo, in realtà, è nel ritorno all’antico. Non per nulla i monasteri e i conventi di più rigida osservanza rigurgitano di vocazioni, senza bisogno di pseudo-spiegazioni psicologizzanti.
Com’è tristemente noto, però, gli istituti che non si adeguano ai capricci del regime sono condannati, uno dopo l’altro, al rullo compressore del commissariamento.

Ma anche questa tempesta passerà e tutti gli aguzzini, uno dopo l’altro, dovranno presentarsi al giudizio divino. Chi invece, come ai tempi della rivoluzione francese, avrà perseverato nonostante e contro tutto potrà crescere in santità e ricevere la ricompensa dei fedeli servitori e amici di Dio.
29 agosto 2016

24 commenti:

irina ha detto...

Siamo alla fine.

Japhet ha detto...

Ormai non si nascondono più. La compresenza di due Chiese nell'unica Chiesa Cattolica sta causando danni terribili nelle anime.

Usque Tandem ha detto...

@Irina:
Lei dice: "Siamo alla fine".
Io le rispondo che, a questo punto non so neppure più se temere o Sperare/AUSPICARE che la fine sia vicina.

mic ha detto...

Guardate i nomi dei "formatori" nel seminario in corso per i nuovi vescovi :

http://www.fides.org/fr/news/60666-VATICAN_Seminaire_de_la_Congregation_pour_l_Evangelisation_des_Peuples_destine_aux_nouveaux_Eveques#.V8vl-xmpVAh

mic ha detto...

Intanto migliaia di ebrei stanno lasciando il califfato di Francia per rifugiarsi in Israele.

Ma guarda.... ha detto...

Singolare , la news porta il n° 60 (volte ? ) 666

Luisa ha detto...

Bergoglio è gradito ai vip di questa povera terra, scuote gli applausi dei nemici della Chiesa e della nostra fede (vedi Soros e i suoi tentacoli in Vaticano) e li riceve con simpatia e sotto i riflettori, ha i suoi principi non negoziabili e i suoi chiodi fissi, che la Chiesa sia lacerata, che la retta fede sia agli abonnati assenti, che i cattolici più fedeli siano disorientati , che quelli perseguitati si sentano abbandonati, non gli può interessare di meno dal momento che i suoi preferiti ricevano tutte le cure, attenzione e vantaggi, e poco importa che siano musulmani, fedeli di un islam militante, conquistatore, aggressivo e provocatore e per di più entrati illegalmente nei notri territori.
Che cosa ci vorrà per fargli ritrovare il buon senso e la lucidità? Una bomba in Vaticano?
Ma forse no, se dovesse succedere dirà che quello non è l`islam, che quei criminali sono solo fuori di testa, dei pazzi, che la loro religione è pace e amore e che abbiamo lo stesso dio, ecc. ecc. ecc.

http://www.antoniosocci.com/nuovi-show-del-papa-gradito-soros/#more-4706

Anonimo ha detto...

.....e Martin Lutero, eretico morto suicida, compare in un libro, tra i "grandi mistici" :
http://www.corsiadeiservi.it/it/default1.asp?page_id=1457

Anonimo ha detto...

A proposito: Radiobuonconsiglio, secondo voi, è ancora "potabile"?

Anonimo ha detto...

La vera vita religiosa tornerà nella clandestinità, come ai tempi di Napoleone, della rivoluzione francese, delle soppressioni del regno d'Italia, oltre cortina ai tempi del comunismo.
È una persecuzione interna stavolta, ma gli effetti saranno ugualmente di vero rinnovamento. Quando la bufera sarà passata avremo nuovi religiosi, forgiati e purificati.
Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
Lucis

mic ha detto...

Se su Radiobuonconsiglio ci sono ancira le catechesi di padre Lenzetta direi che è potabilissima.

tralcio ha detto...

Che cosa sta diventando la Chiesa?

Passatemi il paragone: è come una banconota uscita dalla zecca dei Cieli, pulita e stirata, con il profumo d'inchiostro. Nel tempo è passata di mano in mano, stropicciandosi, sbiadendo, sporcandosi... Le varie vicende storiche l'hanno ora sopravvalutata e ora svalutata agli occhi degli uomini. Per Dio ha sempre lo stesso valore. Dio è fedele, nella Bibbia è anche geloso, ma soprattutto è innamorato: come Osea di Gomer.

L'aspetto e le circostanze ecclesiali non depongono, umanamente, a favore di una considerazione "buona" delle scelte e delle persone. Tuttavia la nostra visula non può limitarsi ai calcoli di una contabilità bancaria, specie oggi che le banche sanno come alterare il vero valore di ciò che conteggiano nei bilanci.

Se chi "costruisce la casa" o "muove in battaglia" dovesse fare solo dei ragionamenti prudenti o prudenziali, probabilmente non farebbe mai "brutta figura" davanti al mondo, ma nemmeno farebbe a volte la volontà di Dio, quando l'amore chiede di "perdere la propria vita". Due sposi che guardassero all'attuale realtà prima di promettersi fedeltà nel sacramento sarebbero -umanamente- dei "pazzi". Un/a giovane che si consacrasse a Dio, promettendo castità, povertà e obbedienza, sarebbe considerato un "irresponsabile"...
E certe idee sul matrimonio e sulla vita consacrata, che fanno capolino nella chiesa-Gomer, sembrano cercare di edulcorare la pillola, perchè la psicanalisi abbia meno dubbi sulla sanità mentale dei candidati ai sacramenti...

Al dunque, serve un po' di "sana incoscienza" per essere capaci di incassare il "pugno nello stomaco" rifilato da Gesù nel vangelo di oggi: "chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo".

Oggi la vicenda di chiesa-Gomer è fatta di oscurità tetre. Dio-Osea ha tre figli ai quali indicare lo stato miserevole in cui sta la loro madre. Eppure... Il deserto sarà miracoloso.
Quanto più fitto è il buio, quanto più densa è l'oscurità, tanto più nitidamente brilla la lucina residua. E' la luce sugli altari, la luce davanti ai tabernacoli, quasi ignorata da molti che vi transitano davanti con indifferenza indegna dello scaffale di un supermarket.
Ma c'è chi ancora visita quella luce, inginocchiandosi, sostando a chiedere grazie.

Morale: malgrado le circostanze la Chiesa ha valore. E Dio la ama.
Ci avviciniamo a un passaggio molto doloroso. Può darsi che si spengano le lucine residue, come quando si fece buio su tutta la terra. Allora brillò solo la luce della fede di poche anime, come la Madonna. Come quando, tetragono persino alla rabbia che gli era montata alla mente, Osea non rinunciò a snidare Gomer dalla sua condotta peccaminosa.
Anche quello è portare la croce.
La carità è paziente... Tutto spera (mentre non vede), tutto crede (per fede/fedeltà nella promessa), tutto scusa (è lì c'è proprio l'essenza della croce, cioè misericordia per il miserevole/miserabile che pecca), tutto sopporta...
Ai santi resta la grazia, cioè essere/resistere nella carità.
Che il Signore ci conceda di chiedere, umilmente, questa grazia.

tralcio ha detto...

https://www.youtube.com/watch?v=FMtgEIMgWI0

soprattutto dal minuto 2.20

I Santi (quelli veri) non riducono la Verità a opinione con la "scusa" della pastorale.
I Santi non odiano, ma denunciano. Non disprezzano, ma convertono.
I Santi fanno pregare con le parole dei Santi: San Francesco è per onorare il Dio rivelato da Gesù, non per superare Gesù... La pace è di Dio, e noi siamo suoi strumenti, non coloro che costruiscono la pace "depotenziando Dio" annacquandolo nella filantropia!

I Santi...
https://www.youtube.com/watch?v=FMtgEIMgWI0

Anonimo ha detto...

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2016/9/4/MADRE-TERESA-Sister-Serena-e-piu-viva-oggi-di-quando-era-tra-noi/721688/

Japhet ha detto...

Le chiese dunque devono arrendersi al laicismo «liberal» dell' Impero. Di fatto Bergoglio ha abbandonato i «principi non negoziabili». E ora lui, da sempre in ottimi rapporti con i protestanti americani, si prepara al viaggio del 31 ottobre in Svezia per celebrare Lutero e «ricucire» a 500 anni esatti dallo scisma. Prove di nuova religione imperiale?

Antonio Socci

Luisa ha detto...

Sembra che cercare il volto di Dio sia lecito in Belgio ma non sempre, non per tutti, ancora un pastore-lupo che aggredisce invece di proteggere:

http://www.lastampa.it/2016/09/03/blogs/san-pietro-e-dintorni/bruxelles-golpe-estivo-dellarcivescovo-mgoBIstcvOoH0xUVe3AwPN/pagina.html

marius ha detto...

http://www.radiospada.org/2016/09/speciale-madre-teresa-indagine-sullortodossia-di-madre-teresa/

tralcio ha detto...

Il sangue di Cristo redime e salva un’umanità schiava e perduta.
Libera e salva singolarmente ognuna delle anime che costituiscono l’umanità.

Il modo di salvare utilizzato da Dio passa dalla carne, perché non si limita a salvare gli aneliti dello spirito, ma salva anche i corpi, chiamati a risorgere –nella carne- dalla propria morte.

Nel cristianesimo, che è la rivelazione di Dio nel Verbo incarnato, non c’è il rischio dello spiritualismo perché viene guarito anche il corpo.
E dove non c’è completa guarigione, restano la cura, il portare la croce, il vivere il dolore come un luogo non estraneo alla grazia, per nulla insensato per Dio. Sono i cristiani poco inclini a fare i conti con la croce e il dolore, assoggettati alla filosofia mondana che ritiene debolezza e stoltezza questa via, a non essere più discepoli del Maestro… Onorano Gesù con le parole, ma il cuore è lontano da una via tanto sconveniente, soprattutto in una logica di marketing.

Madre Teresa si è chinata sulle piaghe più stomachevoli dei corpi dell’umanità ferita; ma non ha taciuto nemmeno riguardo le piaghe riguardanti il pensiero, l’anima morta della modernità. Non si è chinata sul corpo del povero con la pretesa di guarirne l’infermità agli occhi del mondo, ma con l’umiltà di chi ne accompagna gli ultimi istanti di vita mortale, consegnando quel povero all’eternità, con negli occhi uno sguardo di compassione ricevuto in nome di Dio.

Nell’opera di assistenza dello stile di Madre Teresa non c’è l’orgoglio del successo di una soluzione ai problemi di questa vita, uniformata al vanto di una sociologia o di un progresso umano, bensì c’è l’umile “inutilità” di un’opera buona riconoscendo dignità all’uomo morente, per amore di chi è morto e risorto per la salvezza di quell’anima finita tra i “rifiuti”… soccorsa e toccata, in ragione della sete di Cristo per ogni anima, per ripulirla della sporcizia materiale morale che lo ricopriva.

Sinceramente, gentile Marius, non sono affatto scandalizzato da eventuali temporanee oscurità di fede di una santa della Chiesa cattolica.
Mi spiace per lei se Madre Teresa la scandalizza per il suo modo di servire Cristo.

Il Santo non è un perfetto per gli uomini, ma un graziato da Dio.

Se la nostra santità dipendesse da pedigree a tutto tondo, ci toccherebbero dei cristiani purificati da selezioni adatte alle fiere canine… Invece il santo può emergere dall’immondezzaio nel quale si trascinava fino a pochi giorni prima. Tuttavia non emerge perché lo si creda santo, ma per dare gloria a Dio, tre volte santo! Madre Teresa non è stata una filantropa, ma è stata una donna che ha porto acqua al Signore, assetato sulla croce.

La “sua acqua” è zampillata dalle sofferenze di esseri umani in croce e dalla fede nel Crocifisso.

La croce -unica via di salvezza- di cui troppi si vergognano…

mic ha detto...

Radio Spada è sempre tranchant. Non condivido. Madre Teresa l'ho personalmente incontrata più volte e ho lavorato tra i collaboratori a San Gregorio al Celio. Ti guardava negli occhi sorridendo e non avevi bisogno di parlare, sapeva leggerti dentro e condividere, nel Signore.
La prima cosa che le Suore facevano (e sicuramente fanno tuttora) con ogni visitatore era portarlo in Cappella, dove c'era perennemente il Sacramento esposto, a rendere omaggio al "Padrone di casa".
Tutto in lei partiva dal Signore e dall'adorazione. Nei poveri Lo vedeva e contemporaneamente Lo rendeva presente con la sua dedizione e col suo amore totale e gratuito. Serviva la loro umanità drammaticamente ferita e sofferente, ma era Cristo Signore che adorava e rendeva presente...
Ho vissuto alcuni problemi dell'Associazione dei collaboratori dai quali ho preso a suo tempo le distanze. Tant'è che la Madre, dopo che era stata costituita suo malgrado e dopo sue forti resistenze, alla fine l'ha sciolta...
Per il resto, sin tutte considerazioni ideologiche.
Quanto al fatto che non battezzasse i moribondi non ci credo. Certo non poteva spifferarlo ai quattro venti, gli indu che già mal la sopportavano altrimenti l'avrebbero cacciata subito.
Quanto ai discorsi del "buon musulmano" e del "buon indu", io non li ho mai sentiti. Ogni volta che parlava in pubblico parlava di Cristo e della Sua e nostra Madre. Il resto è spazzatura.

Anonimo ha detto...

1 ) Ha portato anime a Gesu' , Gesu' che ha sete di anime ,
2 ) Non era sua intenzione risolvere il tema della poverta' ma insegnare ad amare ,
3 ) I moribondi si sono sentiti amati ,
4 ) Nessuno dei derelitti soccorsi e' morto disperato ( infatti la disperazione la da' il demonio e con un preciso intento ),

Se vedi la carità, tu vedi la Trinità . La carità divina in quanto donazione infinita senza riserve è il Padre; in quanto accoglienza attiva è il Figlio; in quanto perfetta unità di colui che dona e di colui che accoglie è lo Spirito Santo. «Ecco sono tre: l’Amante, l’Amato e l’Amore»

Noi, creati a immagine di Dio, ci realizziamo solo nella reciprocità dell’amore, donando e accogliendo, facendo unità.

Anonimo ha detto...


Le professioni di fede implicite non convertono nessuno

mic ha detto...

Se si riferisce a Madre Teresa, la sua professione di fede, ovunque andasse e parlava di Cristo non poteva essere più esplicita. E chi ci dice che ai suoi moribondi non parlasse del Signore, oltre a mostrarLo con tutto il suo essere?

Senza lo Spirito Santo l'uomo non fa' niente di buono ha detto...

Anche le pietre sapevano in Nome e per conto di Chi lavorasse ,inoltre esibiva la Croce con il Crocifisso non una Croce stilizzata o edulcorata .

Dagli scritti della Beata Madre Teresa di Calcutta
Nel 1973 la nostra congregazione decise di fare Adorazione un’ora ogni giorno. Da quel momento il nostro amore per Gesù è diventato più intimo, il nostro amore reciproco più comprensivo, il nostro amore per i poveri più misericordioso, e abbiamo visto raddoppiare il numero delle vocazioni.
Abbiamo bisogno di cibo continuo. Per questo cominciamo la giornata alle quattro e mezzo del mattino. Abbiamo la Messa, la comunione, la meditazione… Poi, la sera, in tutte le nostre case, abbiamo un’ora di adorazione tutte le sere. Viene esposto il Santissimo Sacramento, e tutte le suore comunitariamente (facciamo tutto comunitariamente), fanno un’ora di adorazione.
È questa una grande sorpresa per me: siamo, infatti tutte e ciascuna molto occupate; abbiamo tante cosa da fare per la nostra gente. Eppure quest’ora di adorazione non è un’ora sottratta al lavoro per i poveri. Facciamo tutte le nostre ore di servizio pieno per i poveri. Quest’ora di adorazione trascorsa davanti a Gesù non toglie nulla la nostro sevizio. Ci ha avvicinate le une alle altre, ha intensificato il nostro amore verso i poveri, ha reso la presenza di Cristo più viva, più reale, qualcosa che veramente ci unisce.
Gesù si è fatto il pane di vita per poter saziare la nostra fame di Dio, il nostro amore di Dio. E poi, per saziare la propria fame del nostro amore, si è fatto affamato, nudo, senzatetto, e ha detto: «Quando lo avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me». Noi siamo contemplative nel mondo, perché tocchiamo Cristo ventiquattro ore al giorno.
Perciò vi supplico: cercate di trovare anzitutto li, nella vostra casa, i vostri poveri. Non permettete a nessuno di sentirsi solo, indesiderato, non amato, ma non permettetelo anzitutto a quelli di casa vostra, al vostro prossimo. C'è qualcuno che è cieco? Andate a leggergli il giornale, a fargli le spese, a fargli le pulizie. Non si richiede nient'altro che questo.
Prima di toccare un sofferente, prima di ascoltare un sofferente, pregate. Per poter amare quel sofferente, avete infatti bisogno di un cuore puro. Voi non potete amare ì malati e i sofferenti se non amate quelli che vivono con voi sotto lo stesso tetto. Per questo è assolutamente necessario che preghiamo. Il frutto della preghiera è l'approfondimento della fede; il frutto della fede è l'amore; il frutto dell'amore è il servizio. La preghiera ci dà il cuore puro e il cuore puro può vedere Dio. E vedendo Dio gli uni negli altri ci ameremo scambievolmente come ci ama Gesù. Quello che Gesù è venuto a insegnarci facendosi uomo sta tutto qui: amarci gli uni gli altri.
Non crediamo che la povertà consista solo nell'avere fame di pane, nell'essere nudi per mancanza di vestiti, nell'essere privi di un'abitazione di mattoni e di cemento. Esiste una povertà ancora più grande: quella di non sentirsi amati, non sentirsi desiderati, sentirsi emarginati. Quella di non avere nessuno nella vita.
Devi amare senza aspettative, fare qualche cosa per l’amore fine a se stesso, non per quello che ne potrai ricevere in cambio. Se ti attendi qualche forma di ricompensa, non è amore: l’amore vero è amare senza condizioni e senza aspettative.
Senza almeno due ore di adorazione dell’Eucarestia non si può andare dai poveri.
http://www.adorazioneeucaristica.it/scrittimadreteresa.htm

Anonimo ha detto...

Luca (6,12-19)
Udienza generale, 30 novembre 2011
Guardando alla preghiera di Gesù, deve sorgere in noi una domanda: come prego io? come preghiamo noi? Quale tempo dedico al rapporto con Dio? Si fa oggi una sufficiente educazione e formazione alla preghiera? E chi può esserne maestro?...Ascoltare, meditare, tacere davanti al Signore che parla è un'arte, che si impara praticandola con costanza. Certamente la preghiera è un dono, che chiede, tuttavia, di essere accolto; è opera di Dio, ma esige impegno e continuità da parte nostra; soprattutto, la continuità e la costanza sono importanti. Proprio l’esperienza esemplare di Gesù mostra che la sua preghiera, animata dalla paternità di Dio e dalla comunione dello Spirito, si è approfondita in un prolungato e fedele esercizio, fino al Giardino degli Ulivi e alla Croce. Oggi i cristiani sono chiamati a essere testimoni di preghiera, proprio perché il nostro mondo è spesso chiuso all'orizzonte divino e alla speranza che porta l’incontro con Dio. Nell’amicizia profonda con Gesù e vivendo in Lui e con Lui la relazione filiale con il Padre, attraverso la nostra preghiera fedele e costante, possiamo aprire finestre verso il Cielo di Dio. Anzi, nel percorrere la via della preghiera, senza riguardo umano, possiamo aiutare altri a percorrerla: anche per la preghiera cristiana è vero che, camminando, si aprono cammini.