Perché il concistoro di Leone XIV rischia
di riaprire le ferite più profonde del Vaticano II
Ciò che si è svolto durante il primo concistoro straordinario di Papa Leone XIV ha già rivelato più di quanto qualsiasi comunicato formale potesse sperare di trasmettere. Come ho già accennato nel mio ultimo post su questo argomento, l'ordine del giorno è inquadrato nel familiare lessico post-Francesco di sinodalità, riforma e Concilio Vaticano II. La catechesi dell'udienza generale del Papa, che ha scelto il Concilio Vaticano II come argomento e ha evidenziato la riforma liturgica e la partecipazione attiva, è stata una delusione, devo ammetterlo. Si può supporre che, almeno sulla carta, questo miri a parlare di un'ermeneutica della continuità. Nella sostanza, tuttavia, rischia di riaprire proprio le linee di frattura che molti cattolici speravano che questo pontificato potesse finalmente iniziare a sanare.
Il rischio non è che il Vaticano II venga menzionato, né tanto meno che il suo legittimo insegnamento venga riaffermato. Speriamo che sia così! Il pericolo risiede nel modo in cui il Concilio viene nuovamente posizionato come orizzonte interpretativo primario per il presente e il futuro della Chiesa. Per un numero crescente di cattolici, soprattutto giovani, il Vaticano II non funziona più come fonte di rinnovamento, ma come simbolo di esaurimento istituzionale. È percepito non come un ricordo vivo, ma come una vecchia notizia, invocata all'infinito per giustificare l'instabilità. Come ha osservato con brutale chiarezza il dott. Peter Kwasniewski, se la partecipazione attiva fosse misurata semplicemente dalla presenza, allora il catastrofico svuotamento delle chiese nei decenni successivi al Concilio e alla riforma che ne seguì dovrebbe essere considerato un profondo fallimento anche secondo i criteri della riforma stessa. Nel frattempo, le parrocchie in cui sopravvive il rito romano tradizionale sono spesso caratterizzate da famiglie numerose, vocazioni e un inequivocabile senso di serietà della fede. Questa realtà empirica non può essere cancellata con appelli retorici agli ideali conciliari.
L'apparente decisione di Papa Leone di inquadrare questa settimana decisiva esplicitamente attraverso il Concilio Vaticano II comporta quindi un rischio pastorale reale. Da un lato, il Concilio Vaticano II è una realtà, una parte della storia della Chiesa che è accaduta e parla a gran voce della situazione attuale della Chiesa. Tuttavia, renderlo ancora una volta un punto focale potrebbe involontariamente rafforzare l'impressione che la Chiesa rimanga introversa, intrappolata in un dibattito di metà Novecento le cui categorie non convincono più coloro che sono maggiormente interessati al suo futuro. Ciò è particolarmente vero dato l'irrisolto conflitto liturgico scatenato da Traditiones Custodes e dai suoi successivi chiarimenti. Le speranze che il concistoro potesse affrontare queste ferite sono sempre state timide, ma erano reali ed espresse a gran voce prima dell'inizio delle discussioni. Le parole del Papa stesso sulla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, che sottolineano la partecipazione senza fare riferimento al crollo della riverenza o alla perdita del mistero così ampiamente lamentati, hanno sconvolto tali speranze:
Nonostante ciò, la situazione reale è più complessa di quanto una semplice narrazione di continuità suggerisca. Il resoconto del concistoro stesso rivela una più discreta vena di preoccupazione anche tra i cardinali non lontanamente associati al tradizionalismo. Un cardinale di alto rango ha osservato che gli abusi liturgici hanno svuotato il senso del mistero durante la Messa e ha osservato che l'esperienza pastorale del Papa in America Latina gli offre una conoscenza diretta di quanto la liturgia possa diventare poco ispiratrice quando ridotta al funzionalismo. Il cardinale Jean-Claude Hollerich, non certo un conservatore, ha apertamente preso in considerazione la possibilità di una maggiore flessibilità per la Messa tradizionale. Tali commenti suggeriscono fortemente che persino figure plasmate dallo "spirito del Vaticano II" ora riconoscano l'ingiustizia e il danno pastorale causato dall'inversione del Summorum Pontificum da parte di Papa Francesco.

Per dirla breve, un pontificato all'insegna del cerchiobottismo e del "poche idee ma confuse"?
RispondiEliminaIo per pronunciarmi avrei aspettato la fine del tempo pasquale di quest'anno (un anno di pontificato), ma quanto visto, sentito e letto finora non è proprio rassicurante.
Rischia sì di riaprire ferite, come ogni buona medicazione quando, sostituendo la precedente, interviene sulla cicatrice che si manifesta ipertrofica, cheloide o addirittura interessata da infezioni. Senza dimenticare che la medicazione stessa può essere causa di allergie. Certe riaperture a volte diventano proprio necessarie.
RispondiEliminaIl Concilio Vaticano II non può essere negato nè rifiutato.
Sta lì, come un imponente manufatto, bello o brutto che sia.
Per la quasi totalità di chi ha meno di settant'anni ha rappresentato l'esperienza di Chiesa che l'ha battezzato e istruito alla fede, guasti inclusi.
Molti portano sul corpo le cicatrici di questi anni. Come quando si è combattuto, spesso mandati al fronte senza comprenderne del tutto il perchè: quegli anni restano e le cicatrici pure. Non si possono negare nè rifiutare.
Allora il punto vero è: distinguiamo tutto il male che ne è seguito dal bene che rimane sempre, recuperando una continuità bimillenaria nella storia terrena della Chiesa, innestandola sul suo mistero eterno, atemporale, soprannaturale. Recuperiamo una comunione di intenti vera, nell'adorare Cristo re dell'universo, per mezzo del quale esiste ogni cosa e tutto continua a sussistere.
Questo va fatto con carità e verità: senza carità non c'è il vangelo, senza verità non c'è libertà, senza carità e verità non c'è Cristo. E' vero che il Concilio Vaticano II ha aperto delle ferite, ma in questi anni c'è stata lo stesso tanta santità. E' vero che Bergoglio ha rappresentato una parentesi addirittura eversiva, eppure in questo dodicennio la grazia ha continuato a riversarsi per la divina Provvidenza, consentendo a molti di recuperare una consapevolezza di fede che non aveva ancora.
Se va espunto lo pseudopontificato bergogliano dalla continuità dei vicari di Cristo, allora anche il Concilio serve per farlo, senza equiparare pontificati ben diversi allo pseudopontificato abusivo che ha preceduto Leone XIV. Il quale può legittimarsi come pontefice provvidenziale nello smarcarsi non dal Concilio Vaticano II, ma dalle aberrazioni che ha provocato e che con Bergoglio sono diventate un'infezione, tanto grave da configurare in molte vocazioni una prognosi infausta.
Il problema prima che liturgico è sacramentale, ben sapendo che nella liturgia vengono celebrati e amministrati i sacramenti della grazia che santifica. Bisogna tornare ad avere chiaro che cosa sono e ottengono i sacramenti e ieri Papa Leone, battezzando, l'ha detto bene, secondo la Tradizione, conformemente al Catechismo. Di questi tempi ciò che è normale non è ovvio ma è come il massimo. Perchè il papa non è una superstar, ma uno che deve quasi essere invisibile, perchè brilli il Signore.
Maria corredentrice intercedi per noi.
Se va espunto lo pseudopontificato bergogliano dalla continuità dei vicari di Cristo,
EliminaE con qusle autorità?
https://www.facebook.com/share/p/14Umk9HQhiw/ : Trump denuncia il piano ecersivo (=complotto) dell'elite mondialista per impadonirsi del mondo intero e schiavizzane la popolazione ( dopo aver attuato la loro disbilica depopulation)
RispondiEliminaSecondo me la perdita del senso del mistero e del sacro è una conseguenza della riforma liturgica ma non di Sacrosantum Concilium. Non proponeva questo ma una maggiore partecipazione. Certo che se il risultato è questo, secondo me non è sbagliato l'obiettivo posto ma la soluzione e la strada trovata. Basterebbe riconoscerlo e ritornare ad una strada diversa, certamente molto più vicina, davvero di molto vicina al rito romano di sempre.
RispondiEliminaDetto questo, ahimè della prima catechesi, c'è un'altra frase che mi ha sconvolto, su questa proprio mi aspetto solo il disastro:
Grazie al Concilio Vaticano II, «la Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio» (S. Paolo VI, Lett. enc. Ecclesiam suam, 67), impegnandosi a cercare la verità attraverso la via dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso e del dialogo con le persone di buona volontà.
Cercare la verità attraverso l'ecumenismo... Bene scritta in minuscolo, perché la Verità è Cristo e sta in quanto professa, ribadisce e tramanda la chiesa cattolica.
C'è poco da cercare, c'è tanto da spiegare semmai.
Credo che lasciare il Vaticano II a coloro che l’hanno interpretato secondo una teologia di stampo modernistico, sia un errore. Alcuni paragrafi problematici dei documenti, possono e debbono essere interpretati secondo una corretta teologia. Non lasciamo ai modernisti il Concilio, esso fa parte della Chiesa.
RispondiEliminaMa nemmeno per sogno!
EliminaBREVE DI SANT'ANTONIO DI PADOVA
Ecce crucem Domini!
Fugite partes adversae!
Vicit Leo de tribu Iuda,
Radix David!
Alleluia!
Ecco la croce del Signore!
Fuggite, o nemici!
Ha vinto il Leone della tribù di Giuda,
la Radice di Davide!
Alleluia!
Uno sguardo dettagliato sui lavori del Concistoro appena terminato, attingendo alle conversazioni con alcuni Cardinali.
RispondiEliminaDi qualche preoccupazione:
"Significativamente, un cardinale ha detto al Catholic Herald che, sebbene l'oggetto della Messa Tradizionale in latino non fosse stato sollevato apertamente, esso è comunque entrato nel procedimento in forma scritta. "Mentre la liturgia è stata messa da parte", ha detto il cardinale, "ci è stato consegnato un saggio alla fine scritto dal cardinale Arthur Roche, che era piuttosto negativo riguardo alla Messa antica ”
Come si fa a paragonare il CVII agli altri Concilii ecumenici? Suvvia! Il Concilio di Nicea o quello di Trento hanno un'altra autorevolezza e sostanza, hanno affermato Dogmi, si sono rivestiti del marchio di infallibilità.
RispondiElimina"Fortezza che parlamenta, è prossima alla resa" (o "è mezza presa").
RispondiEliminaIl significato è piuttosto netto: quando chi dovrebbe difendere una posizione inizia a negoziare o a scendere a patti con il "nemico", ha già perso la determinazione necessaria per resistere. In senso lato, suggerisce che vacillare nei propri propositi o accettare compromessi su valori fondamentali sia il primo passo verso il cedimento totale.
Breve, incisivo e senza troppi giri di parole, proprio come piace a me.
# Matteo. secondo lei la Sacrosanctum Concilium si limitava a proporre una maggiore partecipazione dei fedeli. Tutto qui. Ma lei l'ha letta veramente la Sacrosanctum Concilium?
RispondiEliminaC'è da credere che ne parli per sentito dire...
Se c'è un documento conciliare tossico, questo è proprio la Sacr. Concilium.
Riesumare ora il Vaticano II, già sepolto dal Sinodo sulla Sinodalita', è una operazione di mistificazione. Si riesuma per continuare l'opera rivoluzionaria sotto traccia, dopo gli eccessi del Bergoglione, che con la sua follia ha spaventato un po' tutti, compresi i progressisti.
RispondiEliminaMa è chiaro che il V2 non interessa a nessuno. Né ai più anziani, a cui è stata fatta una testa così su di esso e a cui dà il voltastomaco, né ai piu giovani che non lo conoscono ma che hanno una impostazione anti-ideologica, e a cui dà l'orticaria solo il pensiero di un ciclo di catechesi su di esso.
È noto però che le rivoluzioni sono fatte da delle "avanguardie", non dal popolo. E che il loro vero fine è andare contro il popolo, anche se affermano il contrario.
Nel caso specifico l'obiettivo è la distruzione della fede del popolo. E lo strumento principe è la distruzione della Liturgia, da cui conseguono tutti gli altri mali.
Dum Romae consulitur Ecclesia expugnatur
RispondiEliminacg
Gavin Ashenden:
RispondiElimina«Il Papa si è recentemente rivolto agli ambasciatori vaticani accreditati presso la Santa Sede. Il suo discorso avrebbe dovuto essere sui titoli di ogni giornale libero del mondo occidentale.
Forse dovremmo essere grati per aver usato la parola "orwelliano", perché questo ha attirato l'attenzione di alcuni commentatori. Altrimenti, uno dei più importanti contributi papali al dialogo pubblico culturale e politico che abbia mai letto è scomparso nello scivolo della nebbia delle notizie internazionali.
Nel suo discorso ha detto una serie di cose veramente radicali che avrebbero dovuto attirare l'attenzione di un'ampia gamma di commentatori. Forse la lezione è questa: solo se colpisce una nota antipapale, anticattolica sarà prestato attenzione.
Cosa ha detto veramente il Papa?
- Ha attaccato il multiculturalismo.
- Ha attaccato la pratica della surrogazione.
- Ha elogiato senza riserve la vocazione all'amore e alla vita espressa esclusivamente e in indissolubile unione tra uomo e donna.
- Ha elogiato l'istituzione della famiglia come il collante che tiene insieme l'intera civiltà.
- Ha decritato la discriminazione contro i cristiani in Europa e in America semplicemente perché sono cristiani.
- Ha attirato l'attenzione della stampa mondiale sul genocidio dei cristiani in Nigeria e in altre parti dell'Africa.
- Si è lamentato amaramente della violenza islamica contro i cristiani in Bangladesh e a Damasco.
- Ha nominato gli islamisti di tutto il mondo per la loro incessante distruzione del cristianesimo.
- Ha affermato che il 64% della popolazione mondiale ha la libertà religiosa circoscritta dagli oppressori.
- Ha puntato il dito accusatore contro la società consumista occidentale che distrugge la vita dei bambini vulnerabili nell'utero attraverso l'aborto, e degli adulti vulnerabili alla fine della loro vita attraverso l'eutanasia.
- E ha affermato che il linguaggio violento è usato come arma per distruggere la libertà di parola.
Ma la critica, che ha colto brevemente il radar dell'interesse internazionale, è quando ha usato la parola "orwelliano". Eppure, sulla scala Richter del giornalismo mondiale, non ha fatto tremare l'ago. Se non avesse menzionato Orwell, sarebbe passato inosservato »