Ceneri della memoria, ceneri del divenire
Sermone per il Mercoledì delle Ceneri, 18 febbraio 2026
O figlia del mio popolo, mettiti il sacco e rotolati nella cenere. Geremia 6:26Carissimi in Cristo,
L'anno scorso vi ho invitato a guardare le ceneri di questo giorno attraverso gli occhi di altre tradizioni religiose, per vedere come il Buddismo, l'Induismo e altri percorsi concepiscono l'impermanenza, la purificazione e l'abbandono del sé. Alcuni di voi mi hanno detto che questo vi ha aiutato a ricevere le ceneri non come un triste promemoria, ma come una porta verso la trasformazione.
Quest'anno voglio portarci in un posto diverso: non verso oriente, ma indietro nel tempo. Tornando al mondo di Omero ed Euripide, al rituale romano e alla filosofia antica. Perché anche il mondo classico aveva un linguaggio fatto di ceneri, ed è un linguaggio che parla sorprendentemente bene all'immaginario cristiano.
Nelle tragedie greche, le ceneri non sono mai un semplice residuo. Sono memoria resa visibile. Quando Euripide scrive di Troia ne Le Troiane , ci mostra una città ridotta in cenere – una civiltà crollata in cenere. Le donne sono in piedi tra le rovine fumanti, e le ceneri diventano un simbolo dell'orgoglio umano abbattuto, del momento in cui le illusioni bruciano e la verità dei nostri limiti viene rivelata. E forse è per questo che questo giorno ci turba. Le ceneri che riceviamo – che siano sulla fronte o sul capo – non sono decorative. Sono un ricordo delle città che abbiamo bruciato nelle nostre vite: relazioni trascurate, abitudini assecondate, verità evitate. Sono la polvere delle nostre Troie.
Eppure, nel pensiero greco, le ceneri non rappresentano solo la fine della storia. Eraclito, il filosofo del flusso, vedeva il fuoco come il grande agente del cambiamento. Tutto, diceva, è in movimento; tutto è in divenire. Il fuoco consuma, ma trasforma anche. Le ceneri, quindi, sono il segno che qualcosa è passato attraverso il fuoco ed è pronto per ciò che verrà dopo. Questa è un'idea profondamente quaresimale. Il pentimento non è odio di sé; è trasformazione. È la disponibilità a lasciare che il fuoco della verità bruci ciò che non può durare, affinché possa emergere qualcosa di più vero.
Anche i Romani conoscevano intimamente le ceneri. Cremavano i loro morti, raccogliendone i resti in urne – fragili contenitori che custodivano l'ultima traccia di una vita. Stare davanti a un'urna significava confrontarsi con il limite dell'impegno umano. Tutti i nostri successi, tutte le nostre ansie, tutti i nostri progetti – ridotti a una manciata di polvere. Eppure, paradossalmente, le ceneri venivano utilizzate anche nei riti di purificazione. Dopo il contatto con la morte, o dopo certi rituali, le ceneri mescolate con acqua venivano usate per purificare. Le ceneri contaminano e purificano allo stesso tempo. Ci ricordano la morte e ci preparano alla vita. Questa tensione è al centro del Mercoledì delle Ceneri. Siamo segnati dal segno della nostra mortalità, eppure proprio quel segno diventa l'inizio del rinnovamento.
Anche il mito classico sa che le ceneri possono essere il terreno per una nuova creazione. Nella storia di Deucalione e Pirra – l'eco greca di Noè – il mondo rinasce dopo il diluvio. Gli dei ordinano alla coppia di gettare dietro di sé "le ossa della madre". Interpretano questo gesto come pietre, le ossa della Madre Terra. Da queste pietre nascono nuovi esseri umani. Vita da ciò che resta. Creazione dal residuo. Persino il sacro focolare di Vesta, curato dalle Vestali, produceva ceneri che si credeva avessero un potere protettivo e fertile. Le ceneri del focolare non erano un segno di fine, ma di continuità: la vita silenziosa e persistente della comunità. E quando gli eroi morivano, i loro corpi venivano bruciati sulla pira e le loro ceneri raccolte con riverenza. Le ceneri diventavano la soglia tra mortalità e memoria, tra l'effimero e l'eterno.
Cosa facciamo, quindi, come cristiani, con questa eredità classica? La prendiamo sul serio, e poi la portiamo oltre. Quando riceviamo le ceneri oggi, esse esprimono tutte queste antiche verità: il senso greco che le ceneri sono memoria; il senso filosofico che le ceneri segnano la trasformazione; il senso romano che le ceneri rivelano il nostro limite; il senso mitico che le ceneri possono essere l'inizio di una nuova creazione. Ma esprimono anche una verità che il mondo antico poteva solo intravedere: che Dio entra nella polvere con noi. Le ceneri non sono semplicemente un segno di ciò che siamo, ma di ciò che Dio desidera fare di noi. Non sono solo un ricordo della morte, ma un invito alla vita. Non sono semplicemente il residuo di ciò che è bruciato, ma il terreno in cui la grazia può crescere.
Il Mercoledì delle Ceneri non riguarda la disperazione. Riguarda il desiderio: il desiderio di Dio per noi e il nostro desiderio per Dio. Quando vi fate avanti oggi, ricordate questo: le ceneri che ricevete portano con sé tutto il peso della storia umana: le nostre tragedie, i nostri limiti, le nostre trasformazioni, i nostri inizi. Ma portano anche una promessa: che il Dio che ci ha plasmati dalla polvere può innalzarci alla gloria.
E così iniziamo la Quaresima non nella paura, ma nella speranza. Non nell'autocondanna, ma nel desiderio. Non solo nelle ceneri, ma nel Dio che infonde loro la vita. Amen.
Rev. Leon, 18 febbraio
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

Il cardinale Zuppi: quanto è bella quest'anno la coincidenza della Quaresima con il Ramadan...
RispondiEliminaAh, se n'è accorto anche Zuppi! Finora il solo che avevo trovato se ne fosse accorto di questa inedita ed irripetibile coincidenza di inizio Quaresima e Ramadan, quanto meno fra quelli che conosco io, era un elettricista protestante (non solo, lui ha scoperto che oggi inizia anche l'anno cinese!).
EliminaEstremisti musulmani hanno incendiato il quartiere cristiano copto del Cairo, in Egitto. Interi edifici sono in fiamme.
Elimina“MEMENTO MORI” di origine medievale, il concetto affonda le radici nella cultura romana antica. Origini , durante i trionfi – le grandi celebrazioni militari in cui un generale vittorioso sfilava per le vie di Roma – uno schiavo stava dietro il trionfatore sul suo carro e gli sussurrava ripetutamente “memento mori” o formule simili come “respice post te, hominem te esse memento” (guarda dietro di te, ricordati che sei un uomo).
RispondiElimina(Pietro Mazzica)
Ottimo Marco Rubio (segretario di Stato USA) a Monaco, frusta i vertici UE e dice che l'immigrazione di massa agevolata da Bruxelles non uccide solo l'Europa ma tutta la civiltà occidentale e che gli USA non vogliono alleati che si vergognano di se stessi ma alleati orgogliosi della propria cultura e del proprio patrimonio di civiltà e che siano disposti a difenderlo e ad accettare l'aiuto americano per difendersi. Parla del grande pericolo dell'islamizzazione e dice chiaramente che le armi non dovrebbero servire a far guerre inutili ma a difendere la propria civiltà attaccata da elementi ostili e non integrabili.
RispondiEliminaCome se non lo sapessero!
EliminaSoltanto e' che devono ubbidire al loro padrone .
A mio parere la prima colpa l'ha la chiesa aggiornata. Questo è lo sfascio di tutte le eresie lasciate vagare dalla chiesa modernista.
EliminaAnonimo 17:12
EliminaConcordo. Tutto ciò che riguarda Dio, la Fede e la Chiesa e che concerne la dimensione sacra dell'esistenza umana (sacralità, religiosità, spiritualità, teologia, ecclesiologia, liturgia) viene per importanza prima di tutto il resto. Di questo primato pochissimi nel nostro tempo ne sono ben consci, anche tra i cettolici tradizionali. Quanto ai modernisti, essi rigettano questo primato.
A proposito del capo della CEI, ho letto oggi che è stato nominato da Bergoglio. Strano: mi risulta che il vertice delle Conferenze episcopali sia eletto. In Italia no?
RispondiEliminaAmico delle 17:22 di ieri, il presidente della CEI, a differenza di tutte le altre Conferenze Episcopali, viene nominato direttamente dal Papa in quanto Primate d'Italia.
EliminaProprio Francesco voleva che la nomina diventasse uguale a quelle di tutte le altre, ma poi è finito in niente e credo che Leone XVI, che ha riaffermato il suo essere Primate d'Italia, non voglia cambiar nulla.
Sei tra coloro che hanno un fremito di disgusto, se non addirittura di repulsione, al solo sentir nominare la parola penitenza?
RispondiEliminaEppure la possibilità di fare penitenza è un immenso dono. È una grazia che Io concedo a chi, usando bene la propria libertà morale, esercita su se stesso la temperanza al fine di ottenere grazie speciali per sé e per gli altri, di riparare al male che impera e di accorciare o addirittura eliminare i tempi del purgatorio.
Con la penitenza voi trovate un superpotere frugale, semplice e maestoso, disponibile in qualsiasi momento. Un piccolo dolore, una fitta offerta, la rinuncia a una pietanza o a una seconda porzione, l’accettare qualcosa che non vi va, il non rispondere quando potreste farlo, il non sprecare alcun momento in cui vi è chiesto di esercitare la pazienza e offrirla. Io ascolto, attendo, ho le mani sempre aperte verso le vostre offerte, perché denotano la fede.
Come è scritto nel Vangelo, non deve saperlo alcun altro, a parte Me, che state rinunciando, offrendo, soffrendo, patendo, perdonando. Sono tesori destinati al trono del Padre, così che possiate ritrovarli fulgidi, immacolati, incorrotti, scintillanti nell’eternità.
Eppure voi vi intristite, vi languidite e non sopportate nemmeno di rinunciare a un’inezia, perché siete satolli di mondo, pieni di voi stessi e soprattutto privi di quella fede che occorre per compiere una rinuncia sapendo che nulla va perduto. Anche coloro che non sono battezzati, se vogliono ottenere un risultato, esercitano la temperanza, virtù cardinale e dotazione comune a tutti gli uomini, riconosciuta già dai tempi di Aristotele. Ebbene, quanti sacrifici si fanno per una carriera, un record, per qualcosa che presto si sgretolerà tra le mani. Eppure, per le cose di Dio, anche un cioccolatino sembra una rinuncia vitale.
Usate bene la Quaresima, usate bene ogni giorno. Vi farà gioire questa azione su voi stessi, questa vigilanza su ciò che normalmente date per scontato. La Provvidenza vi ricompenserà con grazie visibili già in questa vita.
E quando arriverà infuriante la tentazione maligna, voi, abituati a tante piccole rinunce, saprete rinunciare all’illecito, perché avrete rinunciato al lecito.
Io vi benedico. Usate bene il tempo per poter godere pienamente dell’eternità.
(Roberto Bonaventura)
La chiesa militante è stata da decenni trasformata in un mostro. Col passare del tempo tale metamorfosi non solo non si è arrestata o attenuata ma sta impetuosamente andando avanti travolgendo ogni aspetto – dottrinale, teologico, liturgico e pastorale – che l’ha connotata nei secoli. In tale scenario come può il concetto di unità essere declinato, dogmaticamente, in termini di comunione di fede (pagano-sincretistica), sacramenti (fatti a pezzi insieme alla liturgia) e gerarchia (obbedienza a un papa e a vescovi formati alla nuova teologia)?
RispondiEliminaLa Chiesa trionfante, eternamente unita nel Dio trinitario, può fare tranquillamente a meno di una chiesa militante compatta e indivisa, laddove tale unità sia solo un feticcio para-dogmatico col quale ricattare i fedeli “resistenti”, obbligandoli all’obbedienza a un’istituzione del tutto simile a un cancro metastatico. Ciò sembrerà a molti una dichiarazione eretica ma è un pensiero che non ho ormai più remore a esplicitare; viene dal mio cuore e dalla mia testa di peccatore ma non di traditore.
Capisco bene, tuttavia, che non può esserci confronto o dibattito su un tema così dirimente e, per certi versi, assoluto. Qualcuno è nel giusto, qualcun altro è in grave errore; non c’è alcuno spazio per posizioni intermedie. Molto meglio, quindi, che ciascuno vada per la propria strada. Il Signore Iddio giudicherà.
Cit. Fabio Battiston
Presa di posizione veramente ammirevole, e, per quel che mi riguarda, confortante. La Chiesa che dovrebbe essere militante si è tramutata in un'associazione di imballi che hanno paura di morire in guerra.
Elimina18 Febbraio 2026
RispondiEliminaUltimo aggiornamento: 7:04
Ordine di Malta, la lettera d’accusa al Papa: “Nepotismo e nomine di divorziati risposati”18 Febbraio 2026
Il Fatto Quotidiano
Stati Uniti, vescovi contro la nomina di una prof abortista.
EliminaL’università cattolica di Notre Dame nomina una professoressa abortista alla guida di un suo istituto. Scandalo tra i fedeli. Prende posizione il vescovo insieme a una dozzina di altri confratelli, compreso il presidente della Conferenza episcopale. Un esempio anche per l’Italia.
https://lanuovabq.it/it/stati-uniti-vescovi-contro-la-nomina-di-una-prof-abortista
Ricordi : Era il 1976 e al Policlinico Gemelli c'erano molti cartelli di protesta perche' la Direzione aveva deciso l'allontanamento o la sanzione (non ricordo bene) due medici
(maschio e femmina) colti in unione adulterina.