Nella nostra traduzione, l'articolo di oggi di Diane Montagna su Substack. Vescovo Schneider: “Sarebbe una tragedia se la FSSPX venisse completamente tagliata fuori e la responsabilità ricadrebbe principalmente sulla Santa Sede”.
Il vescovo Schneider si appella a Papa Leone XIV
affinché costruisca un ponte tra Roma e la FSSPX
Il vescovo Athanasius Schneider ha rivolto oggi un appello a Papa Leone XIV in seguito all'annuncio della Fraternità San Pio X (FSSPX) che procederà con le consacrazioni episcopali, nonostante gli avvertimenti del Vaticano secondo cui ciò "costituirebbe una rottura decisiva della comunione ecclesiale (scisma)".
Intitolato Appello fraterno a Papa Leone XIV affinché costruisca un ponte con la Fraternità sacerdotale di San Pio X e pubblicato in esclusiva qui di seguito, il vescovo ausiliare di Astana invita alla generosità pastorale e all'unità ecclesiale in un momento che definisce decisivo per il futuro rapporto tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X.
Il vescovo Schneider ha precedentemente ricoperto il ruolo di visitatore vaticano nei seminari della FSSPX [vedi], il che gli ha consentito di conoscere in prima persona le strutture, la leadership e i fedeli della Società. Il suo appello giunge in un momento di intenso dibattito nel mondo cattolico, con reazioni che vanno da caute speranze di riconciliazione a rinnovate richieste di provvedimenti disciplinari.
Il vescovo Schneider mette in guardia Papa Leone XIV dal lasciar passare questo "momento davvero provvidenziale" senza un'azione decisa. Avverte che rinunciare all'opportunità di concedere il mandato apostolico rischierebbe di cementare quella che definisce una divisione con la FSSPX "davvero inutile e dolorosa", una rottura non facilmente ignorabile nella storia..
In un momento in cui la Chiesa parla insistentemente di sinodalità, larghezza pastorale e inclusività ecclesiale, Sua Eccellenza sostiene che l'unità autentica deve estendersi anche ai fedeli legati alla FSSPX. Suggerisce che la scelta che il papa ha di fronte è se questo capitolo della storia della Chiesa sarà ricordato come un momento di generosità che costruisce ponti o di separazione evitabile.
Ecco il testo completo dell'appello del vescovo Schneider a papa Leone XIV.
Appello fraterno a Papa Leone XIV affinché costruisca un ponte con la Fraternità Sacerdotale San Pio X
del vescovo Atanasio Schneider
L'autore continua:
24 febbraio 2026
L'attuale situazione relativa alle consacrazioni episcopali nella Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha improvvisamente risvegliato l'intera Chiesa. In un lasso di tempo straordinariamente breve dopo l'annuncio del 2 febbraio che la FSSPX avrebbe proceduto con le consacrazioni, si è scatenato un dibattito intenso e spesso carico di emotività in ampi ambiti del mondo cattolico. Lo spettro di voci del dibattito spazia dalla comprensione, alla benevolenza, all'osservazione neutrale e al buon senso, fino al rifiuto irrazionale, alla condanna perentoria e persino all'odio aperto. Sebbene vi sia motivo di sperare – e ciò non è affatto irrealistico – che Papa Leone XIV possa effettivamente approvare le consacrazioni episcopali, già ora online appaiono proposte sul testo di una bolla di scomunica della FSSPX.
Le reazioni negative, sebbene spesso ben intenzionate, rivelano che il cuore del problema non è stato ancora colto con sufficiente onestà e chiarezza. C'è la tendenza a rimanere in superficie. Le priorità all'interno della vita della Chiesa vengono invertite, elevando a criterio supremo la dimensione canonica e giuridica – cioè un certo positivismo giuridico –. Inoltre, a volte manca la consapevolezza storica della prassi della Chiesa in materia di ordinazioni episcopali. La disobbedienza viene quindi troppo facilmente equiparata allo scisma. I criteri per la comunione episcopale con il Papa, e di conseguenza la comprensione di ciò che costituisce veramente uno scisma, sono visti in modo eccessivamente unilaterale se confrontati con la prassi e l'autocomprensione della Chiesa nell'era patristica, l'età dei Padri della Chiesa.
In questo dibattito, si stanno affermando nuovi quasi-dogmi inesistenti nel Depositum fidei. Essi sostengono che il consenso del Papa alla consacrazione di un vescovo è di diritto divino e che una consacrazione compiuta senza tale consenso, o addirittura contro un divieto papale, costituisce di per sé un atto scismatico. Tuttavia, la prassi e la comprensione della Chiesa al tempo dei Padri della Chiesa, e per un lungo periodo successivo, contraddicono questa opinione. Inoltre, sull'argomento, non esiste un'opinione unanime tra i teologi riconosciuti della tradizione bimillenaria della Chiesa. Anche secoli di prassi ecclesiale, al pari del diritto canonico tradizionale, si oppongono a tali affermazioni assolutiste. Secondo il Codice di Diritto Canonico del 1917, una consacrazione episcopale compiuta contro la volontà del Papa era punita non con la scomunica, ma solo con la sospensione. Con ciò, la Chiesa ha chiaramente manifestato di non considerare tale atto scismatico.
L'accettazione del primato papale come verità rivelata viene spesso confusa con le forme concrete – forme evolutesi nel corso della storia – attraverso le quali un vescovo esprime la sua unità gerarchica con il Papa. Di diritto divino è credere nel primato papale, riconoscere il Papa, aderire con lui a tutto ciò che la Chiesa ha insegnato in modo infallibile e definitivo e osservare la validità della liturgia sacramentale. Tuttavia, una visione riduttiva che equipara la disobbedienza a un comando papale allo scisma – anche nel caso della consacrazione di un vescovo eseguita contro la sua volontà – era estranea ai Padri della Chiesa e al diritto canonico tradizionale. Ad esempio, nel 357, Sant'Atanasio disobbedì all'ordine di Papa Liberio, che gli ordinava di entrare in comunione gerarchica con la stragrande maggioranza dell'episcopato, che era di fatto ariano o semi-ariano. Di conseguenza, fu scomunicato. In questo caso, sant'Atanasio disobbedì per amore della Chiesa e per l'onore della Sede Apostolica, cercando proprio di salvaguardare la purezza della dottrina da ogni sospetto di ambiguità.
Nel primo millennio di vita della Chiesa, le consacrazioni episcopali venivano generalmente eseguite senza il permesso formale del Papa e i candidati non erano soggetti all'approvazione del Papa. La prima norma canonica sulle consacrazioni episcopali, emanata da un Concilio Ecumenico, fu quella di Nicea del 325, che richiedeva che un nuovo vescovo fosse consacrato con il consenso della maggioranza dei vescovi della provincia. Poco prima della sua morte, durante un periodo di confusione dottrinale, Sant'Atanasio scelse e consacrò personalmente il suo successore, San Pietro d'Alessandria, per garantire che nessun candidato inadatto o debole assumesse l'episcopato. Analogamente, nel 1977, il Servo di Dio Cardinale Iosif Slipyj consacrò segretamente tre vescovi a Roma senza l'approvazione di Papa Paolo VI, pienamente consapevole che il Papa non lo avrebbe permesso a causa dell'Ostpolitik vaticana dell'epoca. Tuttavia, quando Roma venne a conoscenza di queste consacrazioni segrete, la pena della scomunica non fu applicata.
Per evitare malintesi, in circostanze normali – e quando non c’è confusione dottrinale né un periodo di persecuzione straordinaria – si deve, naturalmente, fare tutto il possibile per osservare le norme canoniche della Chiesa e obbedire al Papa nelle sue giuste ingiunzioni, al fine di preservare l’unità ecclesiale nel modo più efficace e visibile.
Ma la situazione nella vita della Chiesa oggi può essere illustrata con la seguente parabola: scoppia un incendio in un grande edificio. Il capo dei vigili del fuoco autorizza solo l'uso di nuove attrezzature antincendio, nonostante si siano dimostrate meno efficaci dei vecchi e collaudati strumenti. Un gruppo di vigili del fuoco sfida quest'ordine e continua a utilizzare le attrezzature collaudate – e, in effetti, l'incendio è contenuto in molti punti. Eppure questi vigili del fuoco vengono etichettati come disobbedienti e scismatici, e vengono puniti.
Per estendere ulteriormente la metafora: il capo dei vigili del fuoco autorizza l'intervento solo ai vigili del fuoco che conoscono le nuove attrezzature, seguono le nuove regole antincendio e rispettano i nuovi regolamenti della caserma. Ma data l'evidente portata dell'incendio, la disperata lotta contro di esso e l'insufficienza della squadra antincendio ufficiale, altri soccorritori – nonostante il divieto del capo dei vigili del fuoco – intervengono altruisticamente con abilità, competenza e buone intenzioni, contribuendo in ultima analisi al successo degli sforzi del capo dei vigili del fuoco.
Di fronte a un comportamento così rigido e incomprensibile, si presentano due possibili spiegazioni: o il capo dei pompieri nega la gravità dell'incendio, come nella commedia francese Tutto va ben, Madame la Marquise!; oppure, in realtà, il capo dei pompieri desidera che gran parte della casa bruci, in modo da poterla poi ricostruire secondo un nuovo progetto.
L'attuale crisi che circonda le consacrazioni episcopali annunciate nella FSSPX – ma non ancora approvate – evidenzia, agli occhi di tutta la Chiesa, una ferita che cova da oltre sessant'anni. Questa ferita può essere descritta figurativamente come un cancro ecclesiale – in particolare, il cancro ecclesiale delle ambiguità dottrinali e liturgiche.
Di recente, sul blog Rorate Caeli è apparso un eccellente articolo, scritto con rara chiarezza teologica e onestà intellettuale, dal titolo: "La lunga ombra del Vaticano II: l'ambiguità come cancro ecclesiale" (Canonista di Shaftesbury: Rorate Caeli, 10 febbraio 2026). Il problema fondamentale di alcune affermazioni ambigue del Concilio Vaticano II è che il Concilio ha scelto di privilegiare il tono pastorale rispetto alla precisione dottrinale. Si può concordare con l'autore quando afferma:
"Il problema non è che il Vaticano II fosse eretico. Il problema è che era ambiguo. E in questa ambiguità abbiamo visto i semi della confusione che sono fioriti in alcuni degli sviluppi teologici più inquietanti nella storia moderna della Chiesa. Quando la Chiesa parla in termini vaghi, anche se involontariamente, sono in gioco le anime".
L'autore continua:
"Quando uno 'sviluppo' dottrinale sembra contraddire ciò che è venuto prima, o quando richiede decenni di acrobazie teologiche per conciliarsi con il precedente insegnamento magisteriale, dobbiamo chiederci: si tratta di uno sviluppo o di una rottura mascherata da sviluppo?" (Canonista di Shaftesbury: Rorate Caeli, 10 febbraio 2026).
Si può ragionevolmente supporre che la FSSPX non desideri altro che aiutare la Chiesa a uscire da questa ambiguità nella dottrina e nella liturgia e a riscoprire la sua perenne chiarezza salvifica, proprio come il Magistero della Chiesa, sotto la guida dei Papi, ha fatto inequivocabilmente nel corso della storia dopo ogni crisi segnata da confusione e ambiguità dottrinale.
In effetti, la Santa Sede dovrebbe essere grata alla FSSPX, perché è attualmente quasi l'unica grande realtà ecclesiastica che segnala apertamente e pubblicamente l'esistenza di elementi ambigui e fuorvianti in alcune dichiarazioni del Concilio e del Novus Ordo Missae. In questo sforzo, la FSSPX è guidata da un sincero amore per la Chiesa: se non amasse la Chiesa, il Papa e le anime, non intraprenderebbe quest'opera, né si impegnerebbe con le autorità romane – e avrebbe senza dubbio vita più facile.
Le seguenti parole dell'arcivescovo Marcel Lefebvre sono profondamente commoventi e riflettono l'atteggiamento dell'attuale leadership e della maggior parte dei membri della FSSPX:
“Crediamo in Pietro, crediamo nel successore di Pietro! Ma come dice bene Papa Pio IX nella sua costituzione dogmatica, il Papa ha ricevuto lo Spirito Santo non per creare nuove verità, ma per mantenerci nella fede di sempre. Questa è la definizione del Papa fatta al tempo del Concilio Vaticano I da Papa Pio IX. Ed è per questo che siamo convinti che nel mantenere queste tradizioni manifestiamo il nostro amore, la nostra docilità, la nostra obbedienza al Successore di Pietro. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte al degrado della fede, della morale e della liturgia. Questo è fuori questione! Non vogliamo separarci dalla Chiesa; al contrario, vogliamo che la Chiesa continui!”
Se qualcuno considera le difficoltà con il Papa tra le sue più grandi sofferenze spirituali, questa è di per sé una prova lampante che non vi è alcuna intenzione scismatica. I veri scismatici si vantano persino della loro separazione dalla Sede Apostolica. I veri scismatici non implorerebbero mai umilmente il Papa di riconoscere i loro vescovi.
Quanto sono veramente cattoliche, allora, le seguenti parole dell'arcivescovo Marcel Lefebvre:
“Ci dispiace infinitamente, è un dolore immenso per noi, pensare che siamo in difficoltà con Roma a causa della nostra fede! Com'è possibile? È qualcosa che supera l'immaginazione, che non avremmo mai potuto immaginare, che non avremmo mai potuto credere, soprattutto nella nostra infanzia, quando tutto era uniforme, quando tutta la Chiesa credeva nella sua unità generale e aveva la stessa Fede, gli stessi Sacramenti, lo stesso sacrificio della Messa, lo stesso catechismo.”
Dobbiamo esaminare onestamente le evidenti ambiguità riguardanti la libertà religiosa, l'ecumenismo e la collegialità, nonché le imprecisioni dottrinali del Novus Ordo Missae. A questo proposito, si consiglia la lettura del libro recentemente pubblicato dall'archimandrita Boniface Luykx, perito del Concilio e rinomato studioso di liturgia, dal titolo eloquente: " A Wider View of Vatican II. Memories and Analysis of a Council Consultor".
Come disse una volta G.K. Chesterton: "Entrando in chiesa, ci viene chiesto di toglierci il cappello, non la testa". Sarebbe una tragedia se la FSSPX venisse completamente isolata, e la responsabilità di tale divisione ricadrebbe principalmente sulla Santa Sede. La Santa Sede dovrebbe accogliere la FSSPX, offrendo almeno un minimo di integrazione ecclesiale, e poi proseguire il dialogo dottrinale. La Santa Sede ha mostrato una notevole generosità nei confronti del Partito Comunista Cinese, consentendogli di selezionare i candidati vescovi, eppure i suoi stessi figli, le migliaia e migliaia di fedeli della FSSPX, sono trattati come cittadini di seconda classe.
La FSSPX dovrebbe poter apportare un contributo teologico al fine di chiarire, integrare e, se necessario, emendare quelle affermazioni contenute nei testi del Concilio Vaticano II che sollevano dubbi e difficoltà dottrinali. Ciò anche tenendo conto del fatto che, in questi testi, il Magistero della Chiesa non ha inteso pronunciarsi con definizioni dogmatiche dotate di nota di infallibilità (cfr. Paolo VI, Udienza generale, 12 gennaio 1966 ).
La FSSPX formula esattamente la stessa Professio fidei formulata dai Padri del Concilio Vaticano II, nota come Professio fidei tridentino-vaticana. Se, secondo le esplicite parole di Papa Paolo VI, il Concilio Vaticano II non ha presentato dottrine definitive, né ha inteso farlo, e se la fede della Chiesa rimane la stessa prima, durante e dopo il Concilio, perché la professione di fede, valida nella Chiesa fino al 1967, improvvisamente non dovrebbe più essere considerata valida come segno di vera fede cattolica?
Eppure la Professio fidei tridentino-vaticana è considerata dalla Santa Sede insufficiente per la FSSPX. La Professio fidei tridentino-vaticana non costituirebbe di fatto "il minimo" per la comunione ecclesiale? Se questo non è un minimo, allora cosa, onestamente, potrebbe essere considerato un "minimo"? La FSSPX è tenuta, come conditio sine qua non, a emanare una Professio fidei con cui accettare gli insegnamenti di natura pastorale, e non definitiva, dell'ultimo Concilio e del Magistero successivo. Se questo è davvero il cosiddetto "requisito minimo", allora il Cardinale Victor Fernández sembra giocare con le parole!
Papa Leone XIV, nel corso dei Vespri ecumenici del 25 gennaio 2026, a conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, disse che esiste già unità tra cattolici e cristiani non cattolici perché condividono il minimo della fede cristiana: «Condividiamo la stessa fede nell'unico Dio, Padre di tutti gli uomini; confessiamo insieme l'unico Signore e vero Figlio di Dio, Gesù Cristo, e l'unico Spirito Santo, che ci ispira e ci spinge verso la piena unità e la comune testimonianza del Vangelo» (Lettera apostolica In Unitate Fidei, 23 novembre 2025, 12). Egli dichiarò inoltre: «Siamo uno! Lo siamo già! Riconosciamolo, sperimentiamolo e rendiamolo visibile!»
Come si può conciliare questa affermazione con l'affermazione dei rappresentanti della Santa Sede e di alcuni alti esponenti del clero secondo cui la FSSPX non è dottrinalmente unita alla Chiesa, dato che la FSSPX professa la Professio fidei dei Padri del Concilio Vaticano II, la Professio fidei tridentino-vaticana ?
Ulteriori misure pastorali provvisorie concesse alla FSSPX per il bene spirituale di tanti fedeli cattolici esemplari rappresenterebbero una profonda testimonianza della carità pastorale del Successore di Pietro. Così facendo, Papa Leone XIV aprirebbe il suo cuore paterno a quei cattolici che, in un certo senso, vivono in una periferia ecclesiale, permettendo loro di sperimentare che la Sede Apostolica è veramente una Madre anche per la FSSPX.
Le parole di Papa Benedetto XVI dovrebbero risvegliare la coscienza di coloro che in Vaticano dovranno decidere in merito al permesso di consacrazione episcopale per la FSSPX. Egli ci ricorda:
«Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l'impressione che, nei momenti critici in cui le divisioni stavano emergendo, non si sia fatto abbastanza dai responsabili della Chiesa per mantenere o ritrovare la riconciliazione e l'unità. Si ha l'impressione che le omissioni da parte della Chiesa abbiano avuto la loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni abbiano potuto irrigidirsi. Questo sguardo al passato ci impone oggi un obbligo: fare ogni sforzo affinché tutti coloro che desiderano veramente l'unità possano rimanere in questa unità o raggiungerla di nuovo» (Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione della Lettera apostolica “motu proprio data” Summorum Pontificum sull'uso della Liturgia Romana anteriore alla riforma attuata nel 1970, 7 luglio 2007).
«Si può essere totalmente indifferenti di fronte a una comunità che conta 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 istituti universitari, 117 fratelli religiosi, 164 suore religiose e migliaia di fedeli laici? Si deve forse lasciarli allontanare con noncuranza dalla Chiesa? E la grande Chiesa non dovrebbe anch’essa lasciarsi generosa nella consapevolezza della sua immensa estensione, nella consapevolezza della promessa che le è stata fatta?» (Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica circa la remissione della scomunica dei quattro Vescovi consacrati da Mons. Lefebvre, 10 marzo 2009). [1]
Misure pastorali provvisorie e minime per la FSSPX, intraprese per il bene spirituale di migliaia e migliaia di suoi fedeli in tutto il mondo – tra cui un mandato pontificio per le consacrazioni episcopali – creerebbero le condizioni necessarie per chiarire serenamente malintesi, interrogativi e dubbi di natura dottrinale derivanti da alcune affermazioni contenute nei documenti del Concilio Vaticano II e del successivo Magistero pontificio. Allo stesso tempo, tali misure offrirebbero alla FSSPX l'opportunità di offrire un contributo costruttivo per il bene dell'intera Chiesa, mantenendo una chiara distinzione tra ciò che appartiene alla fede divinamente rivelata e alla dottrina proposta in modo definitivo dal Magistero, e ciò che ha un carattere prevalentemente pastorale in particolari circostanze storiche, ed è quindi aperto a un attento studio teologico, come è sempre stata prassi nel corso della vita della Chiesa.
Con sincera preoccupazione per l'unità della Chiesa e per il bene spirituale di tante anime, rivolgo con riverente e fraterna carità al nostro Santo Padre Papa Leone XIV:
Santissimo Padre, concedi il Mandato Apostolico per le consacrazioni episcopali della FSSPX. Sei anche il padre dei tuoi numerosi figli e figlie: due generazioni di fedeli che, per ora, sono stati accuditi dalla FSSPX, che amano il Papa e che desiderano essere veri figli e figlie della Chiesa romana. Pertanto, prendi le distanze dalle fazioni ostili e, con grande spirito paterno e autenticamente agostiniano, dimostra di costruire ponti, come hai promesso di fare davanti al mondo intero quando hai impartito la tua prima benedizione dopo la tua elezione. Non passare alla storia della Chiesa come chi non è riuscito a costruire questo ponte – un ponte che poteva essere costruito in questo momento davvero provvidenziale con generosa volontà – e che ha invece permesso un'ulteriore divisione davvero inutile e dolorosa all'interno della Chiesa, mentre allo stesso tempo si svolgevano processi sinodali che vantavano la massima possibile ampiezza pastorale e inclusività ecclesiale. Come ha sottolineato recentemente Sua Santità: «Impegniamoci a sviluppare ulteriormente le pratiche sinodali ecumeniche e a condividere gli uni con gli altri chi siamo, cosa facciamo e cosa insegniamo (cfr Francesco, Per una Chiesa sinodale, 24 novembre 2024)» (Omelia di Papa Leone XIV, Vespri ecumenici per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, 25 gennaio 2026).
Beatissimo Padre, se Lei concede il Mandato Apostolico per le consacrazioni episcopali della FSSPX, la Chiesa dei nostri giorni non perderà nulla. Lei sarà un vero costruttore di ponti, e ancor di più, un costruttore di ponti esemplare, perché Lei è il Sommo Pontefice, Summus Pontifex.
+ Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Santa Maria ad Astana24 febbraio 2026
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[1] Statistiche annuali della FSSPX 2026 : Membri totali: 1.482; Vescovi: 2; Sacerdoti (esclusi i vescovi): 733; Seminaristi (inclusi quelli non ancora impegnati): 264; Fratelli religiosi: 145; Oblati: 88; Suore religiose: 250; Età media dei membri: 47 anni; Paesi serviti: 77; Distretti e case autonome: 17; Seminari: 5; Scuole: 94 (di cui 54 in Francia).

Il blog più accanito contro la FSSPX è LA SCURE D'ELIA. HA superato la NBQ, per efferatezza sfiorando la diffamazione pura. Invito ha verificare i testi redatti da questo sacerdote che si nasconde sotto lo pseudonimo di DON ELIA.
RispondiEliminaIn questo tempo della Quaresima chiedo alla SS.Vergine Addolorata per me
Eliminae per tutti il dono della compunzione del cuore e a S.Giuseppe quello della Sapienza.
Film "Sacro Cuore". Anteprima a Roma il 25 febbraio.Le altre sale italiane.
Eliminahttps://www.alleatieucarestiaevangelo.it/2026/02/film-sacro-cuore-inizio-proiezioni-roma.html
Preghi per quel Sacerdote e per tutti i Sacerdoti e specialmente in questo tempo del combattimento amiamoli e rispettiamoli . Costruiamo attorno a loro una rete fatta
di preghiere incessanti per amore di Colui che ci ha amati per primo e se lo avremo meritato ci dara' la possibilita' di entrare nel Suo Regno. Invito ad ascoltare il preludio
dell' inferno:
IL CONTROLLO MILITARE SULLA SALUTE - PAOLA PERSICHETTI
Border Nights
https://www.youtube.com/watch?v=e7g1RF5THzo
Percio' vi scongiuro, uniamoci tutti in preghiera per questo tempo in cui ci e'
dato di vivere. In tutto il mondo c'e' una cappa di rabbia con guerre di tutti contro tutti e la Madonna ci ha scongiurato di fare penitenza . In Italia siamo ancora fortunati a ricevere tutti i giorni il Pane Soprasostanziale !
Per amore di Quel Sacro Cuore, basta gragnuola di pietre e motti di compatimento.
Vi benedica Dio Onnipotente per intercessione della Vergine Maria e di S.Giuseppe. Santa Quaresima.
Ave Maria!
Dopo aver verificato, "efferatezza" è un termine esagerato. Scrive anche cose giuste, con competenza, al contrario della NBQ che ha articoli in materia inconsistenti.
EliminaAd ogni modo, quando si parla di queste cose, le scelte che si fanno sono orientate 1) dalle opinioni dei teologi, che possono essere più o meno autorevoli, più o meno convincenti, ma rimangono pur sempre opinioni, non dogmi, 2) e in quanto opinioni sono più o meno vincolanti in coscienza, ma non in assoluto e per tutti, come i dogmi. Non sono insomma la Verità, ma una lettura della realtà che si avvicina più o meno ad essa ma non è mai uguale ad essa.
È lecito dunque avere opinioni differenti, discutere anche ferocemente, ma sempre sospendendo un giudizio definitivo che potremo avere solo quando vedremo il quadro completo, al cospetto del Signore. Preghiamo che ci doni lucidità su questa terra e che questo giudizio si riveli il più possibile coincidente con il Suo.
Bruh, sapessi quante ne hanno dette contro il sottoscritto, redattore principale del blog Neocatecumenali. Altro che truce efferatezza dell'implacabile ferocia.
EliminaFra l'altro, avendolo conosciuto (sia pure solo telefonicamente), posso attestare che "Don Elia" è un buon sacerdote, un uomo di fede, che non parla a vanvera. Magari leggere le sue pagine, anche se non le condividi, può aiutarti a vederci più chiaro.
Mons. Schneider è il prelato che si è esposto prontamente e con grande parresia in tutte le occasioni in cui si è reso necessario nei precedenti pontificati.
RispondiEliminaPenso che questa profonda e ben articolata dichiarazione di Mons. Schneider passerà alla storia per la sua completezza e forza argomentativa e mette il Vaticano difronte alle proprie responsabilità. Alla luce degli insegnamenti di Mons. Schneider sono ancor più convinto della necessità per la fraternità di procedere senz'altro alle Consacrazioni Episcopali di luglio. Preghiamo perché Roma colga l'occasione per assecondare il progetto di Dio contro il quale qualunque resistenza umana è vana. Grazie Mons. Schneider Dio la benedica. Sac. B. M. (Areky).
RispondiEliminaToh, chi l'avrebbe mai detto... Un grandissimo assist alla FSSPX da un vescovo svilito da molti sfegatati trad come "conservatore".
RispondiEliminaMons. Schneider è uno dei pochissimi vescovi degni di questo ruolo. Non gli manca il coraggio e, di certo, la furbizia. Lui usa una dichiarazione fallace del papa, ai limiti dell’eresia: «Siamo uno! Lo siamo già! Riconosciamolo, sperimentiamolo e rendiamolo visibile!», per avvalorare la evidente contraddizione tra questa affermazione e la non accoglienza della FSSPX nella Chiesa.
RispondiEliminaC. Gazzoli
Chissà se la NBQ e MiL lo pubblicheranno?
RispondiEliminahttps://blog.messainlatino.it/2026/02/ancora-rassegna-stampa-fsspx.html
EliminaLA TRAPPOLA!
RispondiEliminaNessuno sceglie un male, riconoscendolo come male, ma, allettato da esso perché sembra un bene se considerato in confronto con un male più grande, egli cade in trappola.
Epicuro, Sentenze, IV-III sec. a.e.c.
🔹Chi fa una trappola ne sa tender cento.
🔹Disgraziato il topo che per fuggire il gatto entra nella trappola.
🔹Inutile far trappole se non si san nascondere.
🔹Tardi piange il topo quando è nella trappola.
In una votazione che invia un chiaro segnale al Vaticano, la Conferenza episcopale tedesca ha eletto uno dei suoi prelati più eterodossi come nuovo presidente, un uomo che in precedenza era stato indicato come la scelta di Papa Francesco per guidare la Congregazione per la Dottrina della Fede.
RispondiEliminaIl 24 febbraio, la Conferenza episcopale tedesca (DBK) ha nominato il vescovo Heiner Wilmer, 64 anni, successore del presidente uscente, il vescovo Georg Bätzing. Ricoprendo l'incarico per i prossimi sei anni, Wilmer – già vescovo di Hildesheim – verrà catapultato in una delle posizioni più importanti della Chiesa odierna, a causa delle attuali tese trattative tra la Santa Sede e la Chiesa di orientamento liberale in Germania.
Sacerdote dei Padri del Sacro Cuore, Wilmer è stato Superiore generale della SCJ a Roma dal 2015 al 2018, fino a quando non è stato nominato vescovo da Papa Francesco.
Verso la fine del 2022, sono emerse notizie attendibili che suggerivano che Wilmer fosse stato scelto personalmente da Francesco per diventare il nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), quando l'allora prefetto, il cardinale Luis Ladaria Ferrer, sarebbe dovuto andare in pensione nel luglio 2023.
Una mossa del genere suscitò costernazione tra i cattolici e anche nel Collegio Cardinalizio, a causa delle ben documentate opinioni eterodosse di Wilmer, in contraddizione con l'insegnamento cattolico. La voce non era una mera speculazione, ma veniva descritta come attendibile e come una mossa che attendeva semplicemente l'approvazione del papa.
Infatti, a causa dell'intervento diretto dei cardinali George Pell e Gerhard Müller (quest'ultimo prefetto della CDF dal 2012 al 2017), la nomina di Wilmer fu bloccata. Al suo posto, Francesco nominò un prelato probabilmente altrettanto controverso, l'attuale cardinale Victor Manuel Fernández.
La porticina per l'ingresso della FSSPX nella chiesa conciliare - al fianco degli altri Istituti Ecclesia Dei - è spalancata. L'abilità dei conservatori nell'ordine tresche non si smente mai. E che smania!
RispondiEliminaContempliamo l'Ecce Homo (Giovanni 19,5): Gesù flagellato, coronato di spine, vestito di porpora.
Schneider non mi sembra il tipo da tresche. Sembra anche che non sia l'unico "conservatore" a supportare la Fraternità... C'è anche Strickland e un poco noto prete pubblicato dovunque altrove con i suoi schematici punti chiarificatori...
EliminaGli unici conservatori che non si sono espressi ancora sono Burke e Suetta. Sarah abbiamo capito che è contrario, così come il Maestro Porfirii.
Le rispettive tifoserie si adeguano...
Un certo rimescolamento delle carte che in qualche maniera è sorprendente.
Se poi la Fraternità finirà tra le fauci del Vaticano vaticansecondista e sinodalico, peggio per loro. Ma un vantaggio per tutti, perché a quel punto la pantomima dentro-fuori-si-ma-forse-no-anzi-mai-subito avra avuto termine.
Per la cronaca, la Fraternità ottiene il sostegno anche del "Corriere dello Spettacolo"... Sorprendente!!!
Eliminahttps://www.corrieredellospettacolo.net/2026/02/23/il-coraggio-dei-lefebvriani-al-tempo-delle-chiacchiere-dei-conservatori/
Molto interessante e documentato l'intervento di Scrosati sulla NBQ di oggi in merito alla supplica di Mons. Schneider.
RispondiEliminaLa reazione scomposta della Scrosati all'appello di Schneider mostra che non ha capito le vere ragioni del suo idolo.
EliminaSe Leone concedesse vescovi ai lefebvriani, ciò costituirebbe un precedente che autorizzerebbe chiunque altro a reclamarli, San Pietro, Cristo Re SS, e altri Ecclesia Dei, così come Schneider stesso potrebbe diventare un "vescovo volante" o "prelato personale" delle parrocchie Summorum Pontificum.
Leggo che la preoccupazione del Papa sarebbe quella dell'avanzata della destra politica in Spagna, che si vuole appropriare del voto cattolico (da bigmodernism).
RispondiEliminaEcco, direi insieme a tutte le valanghe di parole e documenti postconciliari, quello della ideologizzazione della fede denoti il deragliamento palese dai binari ortodossi.
Si è cattolici in quanto liberali o, secondo taluni, socialisti.
Anzi, il catto-comunismo, questa perversione politica della fede cattolica, risorge cambiando sempre pelle, ma in fondo restando uguale nei suoi diabolici miasmi, che portano a sostituire il mondo soprannaturale con un utopistico paradiso in terra.
E' ormai "naturale" per il clero benpensante identificare il "ghetto" tradizionalista con l'estremismo di destra. Quello stesso clero che dovrebbe spiegarci come l'ortodossia cattolica si possa abbinare all'ideologia liberal-socialista, quindi abortista, filogender, pro-sodomia, e così via. I frutti di questa "cordiale intesa" tra élite cattolica e liberal-socialismo li stiamo vedendo da almeno sei decenni e direi che il risultato è più che sufficiente per esigere un cambio di marcia, anzi una vera e propria inversione.
---caustico-
@ caustico : ma così dovevano fare, e debbono fare, questi chierici traditori, ribelli e rivoluzionari, se vogliono arrivare alla completa demolizione del Cattolicesimo, del papato, della fede cattolica bimillenaria; questo il loro compito, affidato loro dal Nemico (a cui si sono venduti anima e corpo), per preparare il Regno dell' Anticristo, assieme ai loro sodali del Nuovo Ordine Mondiale (WEF, Davos, UE, ecc). A noi incombe il dovere di resistere, resistere e ancora resistere, come disse il giudice Borrelli quando il premier Berlusconi annunciò la sua intenzione di procedere alla riforma della giustizia (guarda caso tra breve andremo proprio a votare su questo argomento). Lotta dura, senza paura, cari amici/che, come dicevano i sessantottini. LJC Catholicus
EliminaUn appello all’unità del card. Robert Sarah
RispondiEliminahttps://blog.messainlatino.it/2026/02/testo-completo-dellappello-alla-unita-del-card-robert-sarah.html
La Vergine dell'Equilibrio e della Sapienza aiuti tutti.
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RispondiEliminaLa FSSPX si sottomette a Roma; chiunque abbia occhi può vederlo. Roma, d'altra parte, non risponde in buona fede, ma li tratta come un politico. La sottomissione è un'azione positiva che si può intraprendere nei confronti di un superiore, indipendentemente dal fatto che il superiore si comporti giustamente o meno. Come molte mogli cristiane hanno sperimentato nel corso degli anni, imparare a sottomettersi a un marito che non vuole guidare o che guida nella direzione sbagliata è un enigma psicologico di questa vita mortale, ma non è insormontabile.
RispondiEliminaComportarsi in modo sottomesso non significa obbedire a ogni comando ingiusto, né significa essere ribelli quando si ricoprono responsabilità di leadership che hanno lasciato vacanti per negligenza. Una madre deve comunque sfamare i figli anche se il marito non vuole lavorare. In tal caso, andare a lavorare per provvedere ai figli non significa che stia affermando il suo dominio su di lui, significa solo che sta facendo il lavoro che lui dovrebbe fare, per il bene dei figli.
Il disastro della FSSPX è causato da uomini che capiscono l'obbedienza ai comandi ma non hanno la minima esperienza della virtù della sottomissione. Lo capiamo, il Papa è al comando. Capite che la FSSPX è sottomessa? Non protestano contro di lui come i protestanti. Sono molto più rispettosi del suo ufficio di quanto lui non lo sia nei confronti del loro benessere spirituale.
Il che ci porta all'abuso spirituale dell'obbedienza armata. La Chiesa ha prescritto questa Liturgia Tradizionale per secoli. Culture si sono formate grazie ad essa. Comunità si sono nutrite spiritualmente grazie ad essa. Santi vi sono stati devoti. Comandare, con un tratto di penna, che ora tutti debbano conformarsi a un rito moderno che manca della bellezza e del sapore del Rito Tradizionale, pena la scomunica, è spiritualmente offensivo.
Dire a queste persone di adeguarsi al nuovo programma e di trovare il modo di avere una vita spirituale dignitosa con questo nuovo rituale è offensivo. Abbiamo sperimentato questo Nuovo Rito e lo abbiamo trovato patetico, carente, brutto, banale e completamente imbarazzante. La poesia del vecchio Rito è migliore di quella di Shakespeare, mentre le preghiere del Nuovo Rito sono molto peggiori. Per non parlare della musica moderna inventata per esso.
L'hanno semplificato affinché l'"Uomo Moderno" potesse capirlo, e a quanto pare lo considerano un idiota senza profondità.
È davvero un insulto a Cristo avvolgere il suo Sacro Mistero in questa banale forma di rituale. È un insulto alla propria anima pensare di non poter "ottenere nulla" dalla Messa Antica. La tua anima è molto più della tua mente e persino la tua mente può capire cosa succede nella Messa Antica se hai un Messale. Quindi, anche se potresti non "capirlo", non dare per scontato che nessuno lo faccia.
Basti dire che non stiamo succubi della situazione. Non stiamo saltando a bordo di questo nuovo rito della cabala globalista. Dal nostro punto di vista, non dà a Dio la gloria che gli spetta e non ci fornisce la cornice spirituale per le nostre anime che ci renderà graditi a Dio. Se Roma pensa che i suoi negoziati con la Tradizione ci costringeranno a rinunciare a un pezzo del nostro patrimonio, folleggia.
Possono accettarci inequivocabilmente con tutto il bagaglio di Tradizione che pensavano di lasciarsi alle spalle negli anni '60. E possono affrontare il risultato da uomini ragionevoli, non da despoti e politici. Sì, ciò implicherà una certa discordia, poiché il Nuovo Rito si basava su una rottura con la Tradizione. Tuttavia, se Dio vuole veramente che questo Nuovo Rito esista, allora esisterà all'interno della cornice che lo ha preceduto, non al di fuori di essa.
Personalmente, nutro dubbi sull'idea della Riforma della Riforma, ma l'unico modo per realizzarla è in comunione con una Tradizione senza freni. Il Summorum Pontificum è stata una saggia soluzione a questo dilemma. Tuttavia, continuare a sopprimere la Tradizione come se fosse una sorta di brutto ricordo perseguiterà la Chiesa in modo molto più grave in futuro.
Finora l'effetto più positivo (e involontariamente divertente) delle annunciate ordinazioni del 1° luglio è proprio quello di mettere "fra l'incudine e il martello" il Papa e gli alti papaveri dei sacri corridoi. Che pure sapevano benissimo da vari decenni che prima o poi tale momento sarebbe arrivato, e sapevano ancor meglio che non potevano certo cavarsela facendo spallucce o proponendo il dialogo con la condizione di sospenderle ad libitum.
RispondiEliminaDiciamola meglio: "o bere o affogare". Cioè si ritrovano a dover o consentire che i fedeli che propendono per la Tradizione (non solo la FSSPX) abbiano legittimamente dei pastori "preconciliari" (e quindi esenti anche da "chierichette", "comunione sulle mani", ecc.), o moltiplicare il rischio che altri seguano l'esempio della FSSPX ordinandosene alla bisogna.
È un bel dilemma, ma per quanto full damage control vogliano fare hanno sempre il vizietto del massimalismo, pur davanti all'ineluttabile desertificazione di parrocchie, seminari, conventi (i tedeschi hanno avuto la geniale idea di clericalizzare i laici).
Scommetterei che la montagna partorirà il solito topolino: getteranno qualche contentino alla FSSPX (inteso solo a consolidarla come "riserva indiana" ufficiale; e alla FSSPX ciò potrebbe piacere anche troppo) e continueranno l'orchestrina del Titanic.
Il problema più serio, dunque, ce l'hanno ancora i fedeli legati alla Tradizione ma non inscatolabili nella FSSPX.
Continuerà tutto come prima. Può darsi che la setta conciliare conceda qualche regalino alla FSSPX, la quale si ritroverà in tardiva compagnia degli altri Istituti Ecclesia Dei. Grazie al Cielo, la FSSPX non detiene l'esclusività nell'amministrazione dei Sacramenti (validi solo nel caso in cui si sia fatto SEMPRE uso dei libri liturgici precedenti le riforme) e nella propagazione della Dottrina Cattolica. Restiamo tranquilli! Il Signore è nostro Padre e non ci abbandona, e se noi lo abbandoniamo, bussa ai nostri cuori con insistenza affinché ritorniamo a Lui.
RispondiEliminaProvvidenza Divina del Cuore di Gesù, provvedici!
Schneider dal Papa: le 5 piaghe della Chiesa
RispondiEliminaFede & Cultura Universitas
https://www.youtube.com/watch?v=K6mlEjB4jx4&t=9s
Per l'amor di Dio: "Deponete le armi!"
Eliminadel cardinale Brandmüller
https://www.diakonos.be/pour-une-reforme-de-la-reforme-qui-retablisse-la-paix-liturgique-le-formidable-appel-du-cardinal-brandmuller/
Se la FSSPX si lascerà inglobare sarà omologata e neutralizzato. Se resiste, sarà isolata. Sembra una situazione lose- lose. Pertanto forse è meglio resistere e dare alla Provvidenza la possibilità di agire.
RispondiEliminaMa non era meglio consacrare i vescovi senza chiedere l'impossibile permesso e senza tutto questo can can?
EliminaLa Fraternità si è infilata da sola in un cul-de-sac. Comunque vada ha perso... E forse perderà anche qualche prete e qualche fedele.
Capitolo italiano “Immaculata Coredemptrix” del Pellegrinaggio di Pentecoste da Parigi a Chartres
RispondiEliminahttps://blog.messainlatino.it/2026/02/capitolo-italiano-immaculata-coredemptrix-del-pellegrinaggio-di-pentecoste-da-parigi-a-chartres.html
E' tempo di iscriversi per esserLe testimoni fino ai confini della terra.
"Dal Getsemani alla morte di Cristo, Maria si è unita pienamente al Figlio, vivendo in se stessa la sua Passione. Madre Zauli fa al riguardo un’osservazione particolarmente acuta: «Se la partecipazione alla Passione è stata data a tante anime privilegiate, è ben naturale che sia stata data nel grado massimo alla Madre, che è una cosa sola col Figlio. Ogni strazio subito da Gesù fece stigma sul Cuore di Maria. Entrava nel piano divino, che, col Redentore, fosse la Corredentrice» (Offriamo a Dio il Sangue del Figlio suo, 1984, p. 28). Troviamo applicato con grande naturalezza un principio fondamentale della mariologia, quello di eminenza (vedi qui), per cui, in forza della pienezza di grazia di Maria, ella ha ricevuto in modo più eminente quelle grazie che Dio ha concesso ad altri santi." (MadreZauli)
https://lanuovabq.it/it/la-corredentrice-negli-scritti-della-venerabile-costanza-zauli
Tradizione : rifugio o missione?
RispondiEliminahttps://www.marcotosatti.com/2026/02/19/appello-di-un-cattolico-al-papa-santita-ordini-lei-stesso-i-nuovi-vescovi-lefebvriani-sani-la-ferita/
... santità-ordini-lei-stesso-i-nuovi-vescovi-lefebvriani-sani-la-ferita...
EliminaMa sì, dai! Intanto, io preparo ciambella e vino dolce per i festeggiamenti.
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Poveri noi!
Quello che non si capisce è che la Messa Cattolica è il Rito proprio di un Catechismo, di una Teologia, di una Cultura, di un'Arte, di un Modo di essere che sono espressione e/o cercano di essere espressione della Fede Cattolica Integra. Tutto il resto chiacchiere, perditempo, perdisenno, perdianima.
RispondiEliminaVoglio ricordare che il Concilio di Trento fu la risposta "ai problemi religiosi e politici sollevati dalle varie forme di Protestantesimo", problemi che avevano generato violenze infinite su larga scala.
RispondiEliminaLe eresie di sempre periodicamente ritornano, nei fatti nulla di nuovo ma, la chiesa stessa si è lasciata affascinare dal nuovo vestito indossato dal solito vecchissimo che non vuole ubbedire. Più vado avanti nella lettura, di questo bigino del parroco in pensione, più trovo coincidenze, similitudini, uguaglianze tra le antiche eresie e tutte le novità che la chiesa al passo dei tempi cerca di farci ingoiare. Forse sarebbe bene che anche gli alti prelati dessero una ripassatina alla Storia autentica della Chiesa.
Guardate, su MiL penso ignorino di proposito la traduzione di Mic
RispondiEliminahttps://blog.messainlatino.it/2026/02/mons-schneider-fa-appello-a-papa-leone-xiv-affinche-costruisca-un-ponte-tra-roma-e-la-fsspx.html