La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha emesso una dettagliata contestazione della critica della Fraternità Sacerdotale di San Pietro alle sue consacrazioni episcopali pianificate, sostenendo che lo "stato di necessità" rimane decisivo. Secondo don Jean-Michel Gleize il legalismo della Fraternità San Pietro fugge davanti ai lupi e abbandona le pecore.
L’ecclesiologia ingannevole della Fraternità San Pietro
«Delle consacrazioni legittime?»: è questo il titolo di un testo firmato «Theologus» e pubblicato sulla pagina dell’11 aprile 2026 del sito internet «claves.org» (1) dai sacerdoti della Fraternità San Pietro.
Il testo cerca di dimostrare che l’argomentazione presentata dalla Fraternità San Pio X per stabilire la legittimità delle consacrazioni episcopali che essa si accinge a compiere il prossimo 1 luglio, sarebbe futile.
Questo genere di discorso non è nuovo. Infatti, fin dall’inizio, cioè dall’estate 1988, i sacerdoti decisi a non seguire Mons. Lefebvre nella sua decisione di darsi dei successori nell’episcopato, si sono sforzati di giustificare il loro atteggiamento. Furono principalmente i sacerdoti della allora nascente Fraternità San Pietro, e fra loro Don Josef Bisig (2). E l’hanno fatto presentando l’iniziativa delle consacrazioni come effettuate da un episcopato non cattolico, un episcopato scismatico, un episcopato che veicolava una eresia implicita. Riattualizzato da Don de Blignieres (3), lo studio di allora di Don Bisig ispira in gran parte l’attuale riflessione dei sacerdoti della Fraternità San Pietro, in particolare come esso è presentato nel testo pubblicato lo scorso 11 aprile (4).
La novità, se c’è, consiste nel confutare gli argomenti presentati dalla Fraternità San Pio X in occasione dell’annuncio delle future consacrazioni del 1 luglio 2026. E di accompagnare lo studio con un «forte omaggio» del cardinale Sarah.
Il cardinale Sarah qualifica il testo come «luminoso», «meraviglioso, chiaro e ben studiato». Egli ribadisce soprattutto quello che appare come uno dei postulati adottati da tutti coloro che contestano la validità delle consacrazioni di Ecône: «Dobbiamo sapere che non siamo noi a salvare le anime. È solo Cristo che salva. Noi siamo solo degli strumenti nelle Sue mani».
E Don Bisig scriveva (5): «Non siamo noi che salviamo la Chiesa, ma è la Chiesa che ci salva». Come se il Corpo Mistico di Cristo fosse qualcosa di diverso dalle membra di Cristo …
Abbiamo qui una concezione della Chiesa che tende a fare dei suoi membri dei semplici strumenti inerti, o dei puri spettatori, e non degli attori della propria salvezza.
Lutero e Calvino l’avevano già pensato, ma il Concilio di Trento ci ricorda che Dio ci invita a fare ciò che possiamo e a chiedere ciò che non possiamo (6).
E fare ciò che possiamo non è forse fare ciò che è in nostro potere, ciascuno al suo livello, contribuendo con le grazie ricevute da Dio per salvare la Chiesa, salvando le anime nella e tramite la Chiesa?
La confutazione degli argomenti presentati si potrebbe riassumere in due punti, e noi ne dimostreremo l’infondatezza in un prossimo articolo del Courrier de Rome.
Quello che è importante sottolineare qui è che, prima di arrivare a tale confutazione, i sacerdoti della Fraternità San Pietro cominciano col presentare i detti argomenti come «l’argomentazione fondamentale della Fraternità San Pio X in difesa delle consacrazioni previste per il 1 luglio 2026».
Ed è qui che tutto crolla, poiché in verità non è quella «l’argomentazione fondamentale» della Fraternità San Pio X. D’altronde, gli stessi autori della Fraternità San Pietro lo confessano quando presentato questa argomentazione come «ufficialmente riassunta in un allegato alla risposta di Don Pagliarani al Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, del 18 febbraio 2026».
Per la precisione, si tratta né più né meno che di un «allegato» il cui oggetto è un punto tecnico di ecclesiologia, la cui spiegazione serve solo come appoggio – un appoggio annesso – all’argomentazione principale della Fraternità, che si trova altrove.
Si trova precisamente nel testo della lettera inviata da Don Pagliarani al cardinale Fernandez (7).
E si trova anche nel sermone pronunciato dallo stesso Don Davide al Seminario di Flavigny lo scorso 2 febbraio, in occasione della cerimonia di consegna della talare e quando il Superiore Generale della nostra Fraternità annuncia le consacrazioni per il prossimo 1 luglio (8).
Essa si trova infine, nelle risposte che Don Davide ha dato, lo scorso 7 febbraio, ai giovani riuniti per l’Università d’Inverno organizzata dal Distretto di Francia della Fraternità (9).
Questa «argomentazione fondamentale» si basa sulla realtà dello stato di necessità, realtà notevolmente aggravata rispetto all’estate 1988, che richiede, ancora una volta, la consacrazione di nuovi vescovi pienamente cattolici, per la salvezza delle anime.
Peraltro, non sono forse gli stessi sacerdoti della Fraternità San Pietro i primi a riconoscere che le promesse fatte a loro il 2 luglio 1988 col Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta non sono state mantenute? … Promesse che continuano ad essere avanzate dal Motu proprio Traditionis custodes.
Di tale stato di necessità, i sacerdoti dell’ambito Ecclesia Dei, come si vede chiaramente, evitano troppo spesso di parlare.
Il padre de Blignieres continua a minimizzarlo (10). I sacerdoti della Fraternità non ne parlano.
Eppure è proprio questo stato di necessità che giustifica l’iniziativa delle consacrazioni. E la giustifica perché la legge suprema nella Chiesa è esattamente la salvezza delle anime, contro la quale nessuna disposizione del diritto della Chiesa potrebbe prevalere.
Nel testo dell’11 aprile di cui ci stiamo occupando questo argomento fondamentale è totalmente occultato.
I sacerdoti della Fraternità San Pietro, in una analisi pungente e complessa, deviano l’attenzione dei loro lettori su questo o sul quel punto della nuova ecclesiologia del Vaticano II, di cui la Fraternità San Pio X ha giustamente denunciato la falsità. Ma non è nella confutazione di questi punti della nuova ecclesiologia che risiede la ragione profonda sulla quale intende appoggiarsi la Fraternità per giustificare le consacrazioni episcopali.
Certamente, la Fraternità San Pio X contesta l’idea assolutamente nuova secondo la quale la consacrazione conferirebbe di per sé, non solo il potere di Ordine, ma anche il potere di Giurisdizione, e la stessa Fraternità dimostra anche che conferire l’episcopato contro la volontà del Papa non è per niente un’azione intrinsecamente cattiva o contraria al diritto divino.
Ma queste discussioni da specialisti, pur conservando la loro importanza, costituiscono uno specchietto per le allodole: esse evitano di affrontare la vera ragione che giustifica le consacrazioni: lo stato di necessità, lo stato di crisi generalizzata da cui la Chiesa è lungi dall’essere uscita e nella quale coloro che detengono l’autorità suprema abusano del loro potere con grande e grave pregiudizio per la salvezza delle anime.
Indubbiamente, se non vi è stato di necessità, se la Chiesa si trova un uno stato normale, se il Papa agisce da vero Vicario di Cristo esercitando il suo potere a beneficio della salvezza delle anime, condannando tutti gli errori che minacciano la fede dei fedeli, allora sì, non è legittimo consacrare del vescovi contro la volontà del Papa e le norme ordinarie del diritto della Chiesa conservano tutta la loro forza per vietare tale iniziativa.
Ma è la circostanza straordinaria della crisi, è la situazione insolita in cui la persona di un Papa, come dice il Gaetano, rifiuta di sottomettersi al suo ufficio di Papa, che fa tutta la differenza. Nascondere queste circostanze e ragionare come se la Chiesa di dopo il Vaticano II si trovasse nello stesso contesto di quando c’era San Pio X o Pio XII, significa sprofondare nel legalismo più ristretto, e vietarsi di venire in aiuto delle anime.
«Noi siamo obbligati a constatare»: è la frase chiave che riassume tutto il comportamento di Mons. Lefebvre; frase del Buon Pastore che dà la sua vita per le pecore.
Il legalismo della Fraternità San Pietro fugge davanti ai lupi e abbandona le pecore. Fonte
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1 - https://claves.org/des-sacres-legitimes/2 - « Du sacre épiscopal contre la volonté du Pape, avec application aux sacres conférés le 30 juin par Mgr Lefebvre ». Saggio teologico collettivo dei membri della Fraternità San Pietro, sotto la direzione di Don Josef Bisig, 1988, 2° edizione parzialmente aumentata e corretta, senza data.
3 - Sulla pagina del 30 settembre 2022 del sito della Fraternità Saint-Vincent-Ferrier.
4 - Questo non è il solo. In una conferenza dell’8 aprile scorso a Parigi, Don Hilaire Vernier svolge lo stesso tipo di argomenti per cercare di provare che sarebbe « contrario al diritto divino conferire l’episcopato contro la volontà del Papa, anche senza volergli conferire una giurisdizione ».
5 - Come citazione conclusiva, nella pagina 75 de Saggio già citato.
6 - Concilio di Trento, sessione 6 sulla giustificazione, capitolo 11 (DS 1536).
7 - https://laportelatine.org/actualite/lettre-de-labbe-pagliarani-au-cardinal-fernandez in italiano: http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV7699_Lettera_di_Don_Davide_ Pagiarani_al_Cardinale_Fernandez_18_febbraio_2026.html
8 - https://laportelatine.org/actualite/abbe-pagliarani-des-sacres- par-fidelite-a-leglise-et-aux-ames in italiano: https://fsspx.news/it/news/don-davide-pagliarani-delle-consacrazioni-episcopali-fedelta-alla-chiesa-e-alle-anime-57017
9 - https://laportelatine.org/actualite/labbe-pagliarani-repond- aux-questions-des-jeunes-sur-les-sacres-video in italiano: http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV7748_FSSPX_Pagliarani_risponde.html
10 - https://laportelatine.org/formation/crise-eglise/rapports- rome-fsspx/le-pere-de-blignieres-et-lunite-de-leglise
* Don Jean-Michel Gleize è stato per quasi trent'anni professore di apologetica, di ecclesiologia e di dogma al Seminario San Pio X di Ecône.
È il principale redattore del Courrier de Rome.Ha partecipato alle discussioni dottrinali fra Roma e la Fraternità San Pio X tra il 2009 e il 2011.
Oggi esercita il suo apostolato a Parigi, nella chiesa Saint-Nicolas-du Chardonnet, dove le sue conferenze sulla Chiesa sono molto seguite.

Segue:
RispondiEliminaFinché Dio, Uno e Trino, non metterà sul soglio pontificio un Papa in grado di far silenzio e sedersi, da arbitro, in mezzo alla Chiesa e al mondo, non usciremo dal caos innestato dal modernismo e legiferato con il cvii.
Non prendo le difese della Fraternità San Pietro, ma mi dispiace dover dire che questo articolo a difesa delle consacrazioni è molto debole e confuta accusando, il che è un "non-metodo" in filosofia / teologia, ovvero non va da nessuna parte, non provando nulla.
RispondiEliminaCon questo tipo di risposte la FSSPX si tira la zappa sui piedi da sola. Non farebbe meglio a proseguire per la sua strada senza tante polemiche e, se ritiene di essere nel giusto, senza il bisogno di giustificare pubblicamente ad libitum le sue scelte? Si ispiri al compianto Mons. Williamson, che improvvidamente fu buttato fuori dalla Fraternità perché era inamovibile nella sua fedeltà a Mons. Lefebvre...
Il mettere le proprie scelte in piazza per essere dibattute dalla pubblica opinione e sui social, del tutto incompetenti a farlo e ondivaghi nel "sentiment", è una strategia fallimentare, cari amici.
Smettetela di sentirvi attaccati e perseguitati e di mettervi nei panni della vittima... Andate avanti per la vostra strada a schiena dritta, senza curarvi dell'opinione che può avere di voi Tizio, Caio o Sempronio, la casalinga disperata di Voghera o l'operatore ecologico di Canicattì. L'unico a cui dovete e dovrete rispondere è N.S. Gesù Cristo.
E spero che questa mia accorata esortazione non venga usata da qualche troll per fare dell'ulteriore vittimismo.
Però una plausibile spiegazione di tanto agitarsi può esistere: forse si temono numerose defezioni di sacerdoti e fedeli come successe nel 1988?
Aggiungerei solo che il grossissimo problema di FSSP, IBP, ICRSS, è che essendo sottomessi a "Roma" potrebbero all'improvviso trovarsi di fronte a qualche ubbidienza drammatica. Per esempio, cosa proverebbero nel sentirsi dire "per tutto il 2027 celebrerete Messa e liturgia delle ore solo in Novus Ordo, per ordine del Papa"?
EliminaE sono già fortunatissimi a non avere qualche "poliziotto" curiale alle calcagna che verifichi la loro generosa ed entusiastica applicazione dei vari Fiducia Supplicans, Amoris Laetitia, dichiarazione di Abu Dhabi, ecc. Mi chiedo anche se in caso di visita canonica dovranno esporre statuette di Lutero e della Pachamama, insieme al quadretto del re d'Inghilterra (premiato con una cattedra al Laterano) e dell'«arcivescovessa».
Caro E.P. gli ex ecclesia dei dicono già il novus ordo.
EliminaMenzionando Mons. Williamson come riferimento privilegiato anonimo 18 aprile, 2026 07:46 ha proprio scelto l'esempio più inadatto al fine di supportare la sua discutibile tesi (alla quale spera di non avere repliche, pena essere da lui qualificati come troll).
EliminaMons. Williamson infatti ha trascorso tutta la sua esistenza post-fsspx per attaccare la Fraternità nei suoi commenti Eleison, accusandola senza sosta di collusione con Roma, cosa che, a suo dire, l'avrebbe prima o poi inesorabilmente condotta ad un accordo-compromesso con Roma, così da ottenere nuovi vescovi senza dover incorrere in un nuovo strappo istituzionale con conseguente nuova scomunica.
La storia invece ha dimostrato esattamente il contrario. I successori di Mons. Williamson dovranno pur prenderne atto.
Il suo continuo attaccare la Fraternità costituiva il motivo d'essere della sua nuova fondazione denominata Resistenza dietro cui egli si trincerava per una preventiva tutela ad oltranza della sua particolare nuova scelta di vita comunitaria tradizionalista.
Al contrario la FSSPX nella fattispecie non fa nient'altro che rispondere debitamente ad una pubblica accusa mossale da uno storico pubblico interlocutore-oppositore (la FSSP) che è impossibile ignorare.
La consacrazione di vescovi è un fatto ecclesiale pubblico da ben comprendere in tutta la sua portata nella situazione attuale, non è un fatto meramente privato da effettuare di nascosto dalle autorità e dai fedeli, come purtroppo con grande delusione di tutti ha fatto la Resistenza.
Non risulta che Mons. Williamson abbia mai annunciato consacrazioni episcopali...
EliminaNé risulta che si sia messo a discutere con chicchessia sulla loro liceità. Le ha fatte!
E se le consacrazioni episcopali vengono fatte non in comunione con Roma, rimangono una scelta privata, un fatto privato di una Congregazione di preti, non fatto universale della Cattolicità. Di questo ne è una prova il fatto che la Fraternità abbia sempre negato con forza di essere una Chiesa in senso proprio o sui juris. Se invece lo fosse, certo allora le consacrazioni diventerebbero "un fatto ecclesiale pubblico". Ma cosi non è e allo stato attuale non può essere.
Non bisogna confondere "essere o non essere in comunione" con "obbedire o disobbedire".
EliminaSi può, anzi si deve disobbedire in caso di tassativa necessità e purtuttavia con ciò rimanere oggettivamente "in comunione".
Essere in comunione non è una questione di sentimento o di concordanze, ma di oggettivo riconoscimento di far parte (degnamente o no) della Chiesa-Corpo-mistico-di-Cristo.
Chi non si ritiene in comunione (per il motivo di non ritenere legittima la gerarchia o di dissentire a livello dottrinale) si stacca volontariamente dall'istituzione di NSGC.
Conseguentemente non avrà bisogno di chiedere il consenso del Vicario di Cristo per la consacrazione di nuovi vescovi: lo riterrà un fatto meramente privato interno alla sua particolare congregazione, senza obbligo di informare chicchessia.
Chi invece legittimamente disobbedisce e contesta ma nel contempo senza chiamarsi fuori dalla comunione, continua a riconoscere l'autorità istituzionale e quindi, ritenendo il suo un atto eminentemente ecclesiale, non lo nasconde affatto, ma lo spiega e motiva in modo completo e responsabile a vantaggio sia della gerarchia che del laicato.
Guardando il differente modo di procedere tra la FSSPX e la Resistenza a riguardo delle consacrazioni, forse vi sarebbe da arguire che a suo tempo non vi sia stata solo una divergenza di ordine disciplinare, ma che al fondo vi fosse "in nuce" pure un'incompatibilità a livello dottrinale che magari allora non era emersa ma che poi si è palesata proprio grazie alla questione delle consacrazioni episcopali.
Non condivido l' opinione che la fraternità non debba esprimersi ma andare avanti per la sua strada a modo di carrarmato. Lo stato di necessità peraltro è veramente l' unico che possa giustificare le scelte della stessa. Inoltre (non lessi la tesi della san Pietro ma ..) l'affermarzione di scismatica, di fatto lo è formalmente se non sostanzialmente, non rende ragione del caos attuale dove scismatici sostanziali sono accolti ( tedeschi e olandesi e altri) e ove persino il vertice, la primazia, è sotto severo giudizio di ortodossia almeno dal 2013( ma con gravi errori precedenti) col doppio papato a suon di eresie conclamate. Non si vive una situazione di retta Dottrina e di retta applicazione da nessuna parte.. Pure Trump sembrerebbe aver denunciato l' elezione non canonica di Leone. Si sa poi da tempo del blocco bancario di Obama con Benedetto. Quello che invece per me è un darsi la zappa sui piedi è il negare la giurisdizione con la consacrazione episcopale, lessi di Ordine completo e giurisdizione..... Al di là del fatto che presumo sia innegabile che il mandato a santificare governare giudicare sia stato dato a tutti gli Apostoli fin dalla prima apparizione del Risorto: a chi rimetterete...certamente tutti sotto Cristo Sommo Pontefice, e non ognuno a modo proprio . Ma il mandato è dato a tutti prima del mandato papale: pasci... Certo che Pietro erà già vice Capo dagli anni di vita pubblica di Gesù. CERTO pure che in una non anarchia, e l' attuale nostrra epoca pare questo, non possa esserci che un mandato di Pietro successivo alla consacrazione di incarico effettivo, giurisdizione aggiunta, per garantire l' ordine di una Gerarchia, l'ordine ma non l' Ordine .
RispondiEliminaL'' aver voluto attribuire ai vescovi anche il potere di giurisdizione con la loro consacrazione, è servito ai modernisti per intaccare il primato di Pietro con la collegialità farlocca insinuata nel Vaticano II, quella dell'art. 21 della Lumen Gentium, costituzione sulla Chiesa.
RispondiEliminaL'argomentazione fondamentale della Fraternità Sacerdotale San Pio X si è sempre basata sullo stato di necessità. Se padre de Blignieres cerca di minimizzarlo, la FSSP non ha risposto alla sua argomentazione fondamentale, ma ha un fantoccio. Non ha senso rispondere a questo tipo di argomentazione; si può solo evidenziarne l'incoerenza.
RispondiEliminaLa situazione è molto diversa rispetto al contesto del 1988. La comprensione della crisi nella Chiesa, e dello stesso stato di necessità, è molto più profonda di allora. La Fraternità non farà che crescere. Dopo il pontificato di Francesco, il re è nudo.
ho letto entrambe le argomentazioni, così come anche quelle di attori esterni alla debacle ecclesiologica tra la fraternità madre e la fraternità figlia, e in realtà, almeno accademicamente, la san Pietro riesce a essere più "scolastica" merito anche dei loro Ghost writers della san Vincenzo ferrier.
RispondiEliminal'argomentazione dell'abbè gleize, in attesa di quella più estesa sul corriere de Rome, è un rasoio da Occam con lo stato di necessità al centro, che però può benissimo ferire la stessa fraternità Pio X, se loro hanno lo stato di necessità, perché lo negano alla resistenza? perché allora i sedevacantisti e simili non potrebbero ritenere che la fonte dello stato di necessità non sia appunto la sede non occupata? e poi pur essendo netta la crisi della Chiesa e quindi lo stato di necessità, la soluzione sono le consacrazioni senza mandato ogni tot anni? sicuramente sono una soluzione della fraternità, ma non la soluzione al problema maggiore, che del resto neanche gli ecclesia dei hanno: Roma non è cambiata né con loro né con la FSSPX "fuori".
Ci vorrà ben altro che un summorum ciclico o un pellegrinaggio da econe a Roma ogni 25 anni, o delle riserve indiane (anche la fraternità, non avendo nessuna voce in Vaticano, lo è) qua e là.
siamo al punto che solo Iddio può provvedere a risanare la sua sposa da questa crisi.
Se il come passerà anche dal prossimo 1 luglio, si vedrà
Per ora è tutta sopravvivenza, come ognuno la pensa meglio , e criticare l altro non serve che s perdere tempo.
mi scuso in anticipo per gli errori ortografici qua e là
ruckn5
La confutazione degli argomenti presentati si potrebbe riassumere in due punti, e noi ne dimostreremo l’infondatezza in un prossimo articolo del Courrier de Rome.
RispondiEliminaHanno letto l'argomentazione, ma non hanno letto che sarebbe arrivata un'altra risposta e che questo testo è solo un primo commento?
La Fraternità Sacerdotale San Pio X afferma che è la Chiesa che, in stato di necessità, non può negare la resistenza o il sedevacantismo. Il problema con questi ultimi è di natura diversa, perché lo stato di necessità è ben definito dal diritto canonico.
La maggiore comprensione della crisi e la continuità della celebrazione della Messa sono dovute soprattutto alla grazia che Dio ha operato attraverso Mons. Lefebvre.
Parliamoci chiaro: la San Pietro e le altre congreghe collaborazioniste, favorevoli al concilio, al post-concilio e ai connessi errori e orrori, non sono per nulla riconducibili al mondo della Tradizione. Sono una foglia di fico del vaticano, una dimostrazione dell'ipocrisia modernista. La Fraternità Sacerdotale San Pio X vada avanti, con coraggio, in difesa della Verità e della Fede. Un giorno la Cristianità si accorgerà di quanto tutti noi dobbiamo alla FSSPX per la preservazione della santa Tradizione.
RispondiEliminaSilente
Mons. Williamson fu espulso dalla fsspx per motivi disciplinari non per motivi teologici o di politica con la S. Sede. Voleva tornare sulle sue dichiarazioni sull'Olocausto, che avevano già provocato un finimondo, contro la proibizione espressa di mons. Fellay di occuparsene ancora, a causa dei gravi danni che esse provocavano alla fsspx, esposta da esse all'assalto dei Media internazionali e di ben note lobbies.
RispondiEliminaAncora con questa favoletta, anzi "foglia di fico" messa a coprire una verità imbarazzante, cioè che Mons. Williamson fu espulso sì con la motivazione ufficiale delle dichiarazioni sull'olocausto, ma in verità perché in rotta di collisione con Mons. Fellay e le sue strategie accordiste, contrarie secondo W all'eredità ricevuta da Lefebvre?
EliminaIn ogni caso, se la favoletta fosse vera, dimostrerebbe un cedimento dei vertici della Fraternità ai "media internazionali e alle ben note lobbies", uguale a quello del Vaticano vaticansecondista tanto da loro in linea di principio aborrito.
NUCLEARE: SEGRETO VATICANO - VALENTINA DE SANTIS
RispondiEliminaUn mistero che affonda le radici negli anni più delicati della storia italiana del dopoguerra. Nel marzo del 1948, mentre il Paese si prepara alle elezioni più decisive della sua giovane Repubblica, emerge la figura enigmatica di Don Carlo Borghi, parroco di campagna ma allo stesso tempo fisico nucleare di altissimo livello.
Secondo alcuni documenti e testimonianze, Borghi avrebbe sviluppato un dispositivo teoricamente più potente della bomba atomica e, temendo le possibili applicazioni militari delle sue scoperte, avrebbe deciso di scrivere direttamente a Enrico Fermi, uno dei padri della fisica nucleare moderna. Ma perché quella lettera non avrebbe mai ricevuto risposta? E cosa sapevano davvero le autorità dell’epoca? Ne parliamo con Valentina De Santis che ha rintracciato importanti documenti sulla vicenda.
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Libro Valentina De Santis:
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Il concetto di episcopato, così come lo propone la FSSPX, è ortodosso? Purtroppo, la FSSPX sta
RispondiEliminadelineando in modo sempre più chiaro un conceto di episcopato palesemente contrario alla
Tradizione cattolica. Essa pretende infatti di consacrare dei vescovi che non hanno alcun rapporto con il governo reale della Chiesa e che non sono «nella gerarchia ecclesiastca [...] autentci principi» (Leone XIII, Enciclica Sapientæ christanæ, 10 gennaio 1890). Al contrario, la concezione cattolica dell’episcopato è ben affermata da san Tommaso: «Il vescovo ha un ordine rispetto al corpo mistco di Cristo, cioè alla Chiesa, sulla quale ha piena potestà quasi regale» (La perfezione della vita spirituale, cap. 28, 4). La Tradizione si esprime inoltre, in particolare, nei riti liturgici e nell’uso della Chiesa, sia orientale che occidentale. Essa dimostra che, attraverso i riti della consacrazione episcopale, i vescovi non solo ricevono un potere d’ordine specifco, ma assumono il posto di Cristo come Maestro e Pastore. Così, il Pontfcale romano tradizionale recita, per tutti i vescovi, anche per quelli che non hanno la cura di un gregge particolare: «Dagli, Signore, una cattedra episcopale per governare la tua Chiesa e il popolo a lui affidato». E Benedeto XIV invoca un altro testo del Pontificale: «Ricevete il Vangelo e andate ad annunciarlo al popolo a voi affidato» (Lettera Apostolica al Cardinale delle Lanze, 4 agosto 1747).
La FSSPX, al contrario, promuove un episcopato ridotto all’esercizio del potere d’ordine (ordinare sacerdoti e conferire la confermazione ai fedeli). Ciò contraddice il Concilio di Trento, che insegna a due riprese che «la predicazione è il compito principale (præcipuum munus) dei vescovi» (Sessione 5, Decretum de reformatione, c. 2, e Sessione 24, Decretum de reformatione, c. 4; Mansi, 33, 30 e 159).
Esiste il rischio di una deriva verso l’eterodossia? Sì. Per la FSSPX, il vescovo viene designato dai
superiori di una partcolare società di vita apostolica: la FSSPX. Un vescovo di questo tipo non è quindi più istituito in unione con il Papa e gli altri vescovi, non è più membro di un corpo.
Abbiamo così un'eresia, almeno nella pratca: «Eppure gli stessi primi elementi della dotrina
cattolica, afferma Pio IX, insegnano che non può essere considerato vescovo legittimo, nessuno
che non sia congiunto per comunione di fede e di carità con la Pietra sopra cui è edificata la Chiesa
di Cristo, e non sia legato strettamente al supremo Pastore, a cui sono date da pascolare tutte le
pecore di Cristo, e non sia unito a colui che difende e garantisce la fraternità che è nel mondo»
(Lettera apostolica Etsi multa luctuosa, 21 novembre 1873).
D’altra parte, il concetto di episcopato formulato dalla FSSPX viene presumibilmente ridotto alla
funzione di distributori dei sacramenti da parte dei vescovi su ordine dei superiori della FSSPX. Tali
vescovi affermano di non avere giurisdizione, ma si attribuiscono tuttavia, per confermare e
ordinare, una giurisdizione su soggetti che non sono loro. Uno dei segni dell’insincerità di questa
mancanza di giurisdizione è proprio l’uso, nelle cerimonie pontificali della FSSPX, di numerosi segni del potere di insegnamento e di governo: la mitra, il pastorale, il trono, ecc. Mentre tali segni
liturgici non sono assolutamente necessari alla validità dell’esercizio del potere di ordine
episcopale.
La concezione di un episcopato ridotto al potere d’ordine si oppone così praticamente
all’affermazione rivelata secondo cui i vescovi sono «posti dallo Spirito Santo per governare
(pascolare, poimainein) la Chiesa di Dio» (At 20, 28).
https://claves.org/des-sacres-legitimes/
Dalle mie parti la pratica religiosa è insignificante, la solitudine devastante, i sacerdoti spaesati e incapaci di evangelizzare, la mentalità con cui si fanno le scelte completamente scristianizzata. La città è stravolta da una massa di individui che non riconoscono la nostra cultura, la guerra lontana calpesta i cristiani e non solo.
RispondiEliminaIn questa Apocalisse l’unico segnale dal mondo “tradizionalista” è questo mucchio di disprezzo reciproco, la poca stima del leale percorso dei fratelli, la mancanza di volontà di fare emergere i punti di costruzione comune. E tutto ciò, premettendo che a tutti preme la “ salvezza delle anime”! Dove rifugiarsi? In Gesù e Maria. Da loro non serve accreditarsi come i più puri dei puri.
In questo erudito pistolotto contro le ordinazioni della fsspx, l'esistenza della stato di necessità brilla per la sua assenza. Ma la chiave per comprendere la posizione della fsspx è costituita proprio dall'esistenza dello stato di necessità, per la fsspx e soprattutto nella Chiesa visibile, sempre più alla deriva, con papi "teologi della liberazione" e una Messa ufficiale sostanzialmente protestante. L'articolo ignora la realtà effettiva della Chiesa, parlando, come fa, del papato come se il papato attuale corrispondesse all'immagine canonica del papato come deve essere. Il che non è, ma i conformisti difensori dell'ordine costituito quando se ne accorgeranno?
RispondiEliminaLa distruzione della Chiesa, cominciando dalla liturgia, viene proprio dai papi successivi a Pio XII.
Contro tutte le disquisizioni teologiche, vale l'esempio storico di sant'Atanasio: nonostante fosse scomunicato, si diede ad ordinare vescovi di sicura dottrina cattolica, giustificato appunto dal grave stato di necessità in cui versavano le anime, visto che il papa regnante era succube e di fatto complice dell,eresia ariana.
T.
Ecco, su gentile richiesta, un altro "pistolotto" (a detta di T.) sullo stato di necessità e scisma...
EliminaTali consacrazioni sono esenti, come sostengono i loro difensori, da «intenzione scismatca»?
Soggetivamente, è possibile. La grave e lunga crisi nella Chiesa, in particolare il fatto che alcuni membri della gerarchia possano talvolta favorire realmente l’errore o essere complici di coloro che lo propagano, può portare alcuni, in buona fede, a perdere di vista gli elementi essenziali della dottrina cattolica, come la comunione gerarchica. E l’intenzione soggettiva è di competenza del giudizio di Dio. Ma oggettivamente, l’episcopato lefebvriano non può costituirsi se non negando la qualità di cattolici agli altri vescovi: la FSSPX lo riconosce quando afferma che occorre costituire «un episcopato veramente cattolico» per «la salvezza delle anime».
Come ha ricordato mons. Marian Eleganti, «non si tratta principalmente di intenzioni, ma di fatti e comportamenti oggettivi» (thecatholicherald.com, 9 marzo 2026). E mons. Robert Mutsaerts ha scritto: «La FSSPX dispone di una gerarchia parallela (di vescovi senza mandato pontificio), procede a ordinazioni senza giurisdizione e spesso ignora i vescovi locali» (lifesitenews.com, 12 marzo
2026).
https://claves.org/des-sacres-legitimes/
Ancora sull'espulsione di mons. Williamson.
RispondiEliminaLa "favoletta" mantenuta dai suoi settatori è invece quella che l'espulsione sia dovuta ai supposti cedimenti di mons. Fellay nei confronti di Roma, parte di una strategia in corso, nei confronti della quale mons. Williamson costituiva l'opposizione interna. All'epoca il dibattito su accordarsi o meno con Roma fu intenso e pubblico nella fsspx. Il tentativo di accordo era fallisto, non c'era nessuna particolare strategia in corso. Mons. Williamson era noto da sempre per le sue posizioni radicali, compresa quella sull'OLocausto. La fsspx si era trovata in grave difficoltà a causa della sua astutissima intervista con il giornalista svedese. Aveva dovuto fare una serie di dichiarazioni pubbliche manifestando il suo rispetto per le vittime di Hitler etc.
Non era un argomento da riprendere. Dire che ha dovuto cedere ipocritamente alle lobbies di questo mondo è cosa priva di senso. Doveva impegnarsi in un dibattito pubblico sull'OLocausto per sostenere le idee farlocche in proposito di mons. Williamson?
T.
Onore a Mons. Richard Williamson, al suo coraggio, al suo amore per la verità!
RispondiEliminaSi risponda a questa domanda : sant'Atanasio ha fatto bene o no, nel consacrare nonostante fosse vescovo scomunicato sacerdoti di "sicura fede cattolica"?
RispondiEliminaBisognava o no salvare la fede e quindi la dottrina ortodossa. Il difetto di legittimità delle consacrazioni, pur valide, fatte da sant'Atanasio non passava in secondo piano?
Doveva preoccuparsi del fatto che "oggettivamente" le sue consacrazioni toglievano la "cattolicità" ai vescovvi esistenti? Certo, quelli complici o artefici dell'errore ariano la "cattolicità" se l'erano tolta già da soli. Ma poi, chi l'ha detto che "oggettivamente" la fsspx costituisce una gerarchia parallela? E lo stato di necessità? Non si crea esso stesso la sua norma, che è quella dello stato d'eccezione, per il quale non valgono i concetti normali, che invece i nemici della fsspx continuano a voler applicare, come se niente fosse?
Si continua a perdeer tempo per voler dimostrare che la fsspx è scismatica invece di affrontare le ambiguità e gli errori penetrati nel Vaticano II e di fustigare la pervicacia dei papi postconciliari nel procedere a testa bassa sulla via larga del dialogo e delle "riforme" che stanno distruggendo la Chiesa.
T.
"Tali consacrazioni sono esenti, come sostengono i loro difensori, da «intenzione scismatca»?"
RispondiEliminaNel brano abbiamo solo il riconoscimento della crisi nella Chiesa, come fattore che potrebbe portare a considerare, la possibilità di assenza di "intenzioni scismatiche soggettive". Si tratta di un riconoscimento della grande crisi, non dello stato di necessità che essa ha generato. Per questo se può leggere nel testo della FSSPX:
"Per questo e altri motivi, il testo della FSSPX afferma cheDi tale stato di necessità, i sacerdoti dell’ambito Ecclesia Dei, come si vede chiaramente, evitano troppo spesso di parlare. Il padre de Blignieres continua a minimizzarlo (10) ,/b>. I sacerdoti della Fraternità non ne parlano.
Eppure è proprio questo stato di necessità che giustifica l’iniziativa delle consacrazioni. E la giustifica perché la legge suprema nella Chiesa è esattamente la salvezza delle anime, contro la quale nessuna disposizione del diritto della Chiesa potrebbe prevalere. Nel testo dell’11 aprile di cui ci stiamo occupando questo argomento fondamentale è totalmente occultato".
Nel frattempo, riguardo al viaggio del Papa in Algeria, abbiamo ricevuto questa notizia:
Papa Leone XIV definisce la moschea di Algeri «spazio proprio di Dio» e prega in silenzio con l’imam
https://www.renovatio21.com/papa-leone-xiv-definisce-la-moschea-di-algeri-spazio-proprio-di-dio-e-prega-in-silenzio-con-limam/