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lunedì 20 aprile 2026

Su un dolore oscuro

Nella nostra traduzione da The Catholic Thing Robert Royal: "nonostante la divisione culturale all'interno della civiltà occidentale, è il cristianesimo, e non la politica, a fornire ancora un fondamento di speranza". Senza ignorare, aggiungo, che l'Occidente atlantico condivide con quello europeo le radici remote greco-romane fecondate dal cristianesimo (peraltro rinnegate dall'UE), per poi divergere in quelle prossime  frutto della Riforma protestante. Ciò che conforta è la crescente vitalità della Tradizione cattolica che la persecuzione della Messa dei secoli sembra aver centuplicato.

Su un dolore oscuro

Immagine: Cristo in trono tra gli Apostoli nel mosaico dell'Abside, opera di un artista della fine del IV secolo [Basilica di Santa Pudentiana, Roma] 

Sono stato a Lisbona e, negli ultimi giorni, a Roma per presentare le traduzioni del mio recente libro "I martiri del nuovo millennio". È incoraggiante constatare che i cristiani in Europa stiano iniziando a rendersi conto della virulenza e della portata degli atti anticristiani in tutto il mondo, comprese le nostre nazioni "sviluppate". Ma, naturalmente, ho anche incontrato forti reazioni qui riguardo al difficile rapporto tra Stati Uniti ed Europa – la "civiltà occidentale" che tutti ci preoccupa – soprattutto alla luce delle divisioni suscitate dalla guerra in Iran. Nonostante le apparenze, i due atteggiamenti sono interconnessi.

Sui media si ha l'impressione che la guerra abbia aizzato il mondo intero contro l'America. Questo potrebbe essere il parere comune in certi ambienti giornalistici e intellettuali, sia in patria che all'estero. E il linguaggio sconsiderato del presidente riguardo alla distruzione di un'intera "civiltà" in Iran, la sua invettiva mal informata e irascibile contro Papa Leone, per non parlare dell'immagine blasfema di sé stesso come una sorta di salvatore diffusa da Truth Social (immagine ora rimossa), non hanno giovato né a lui né all'America, in nessun luogo.

Eppure, il conflitto in corso ha spinto alcune persone che ho incontrato negli ultimi giorni a riflettere più a fondo sull'"Occidente" e sul modo in cui, come ha detto una di loro, noi – Europa e America – siamo indissolubilmente due facce della stessa medaglia. E tali rimarremo, nel prossimo futuro, nonostante le attuali divergenze.

Durante una conferenza tenutasi a Roma lo scorso fine settimana sul futuro della libertà e dei valori tradizionali, uno dei temi emersi con chiarezza è stato il divario tra le nazioni occidentali (con i loro concetti di libertà e dignità umana di derivazione cristiana) e tutte le altre (Cina, India, Medio Oriente, e in una certa misura anche la Russia) dove tali valori non sono presenti.

Questo è stato anche il punto principale del discorso pronunciato dal Segretario di Stato Marco Rubio a febbraio alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco:
Facciamo parte di un'unica civiltà: la civiltà occidentale. Siamo legati gli uni agli altri dai vincoli più profondi che le nazioni possano condividere, forgiati da secoli di storia comune, fede cristiana, cultura, patrimonio, lingua, antenati e dai sacrifici che i nostri progenitori hanno compiuto insieme per la civiltà comune di cui siamo eredi.
Alcuni europei hanno interpretato il discorso di Rubio, e ancor più quello precedente (più duro) di J.D. Vance, come un semplice rimprovero al continente per allinearsi al pensiero americano. In realtà, entrambi rappresentavano una più profonda evocazione di qualcosa di peculiare dell'Occidente, su entrambe le sponde dell'Atlantico: la concezione cristiana dell'essere umano e degli affari pubblici.

Purtroppo, anche il Vaticano negli ultimi anni è sembrato spesso interessato all'"apertura" verso altre culture e religioni, e relativamente meno disposto ad affermare la natura cristiana dei nostri fondamenti occidentali.

Oggigiorno si sente spesso dire che, vista la frattura con gli Stati Uniti, l'Europa debba ora pensare a intraprendere una strada indipendente e diventare una "superpotenza" a pieno titolo. Ma per diverse persone che ho incontrato di recente, questa è un'illusione utopica. Senza gli Stati Uniti, l'Europa non ha un ruolo di rilievo sulla scena globale. Persino al loro interno, le singole nazioni che compongono l'Europa perseguono ciascuna i propri interessi. A volte questi coincidono, a volte no. Non hanno nemmeno una lingua comune che le unisca. L'unità che esiste risiede altrove, in qualcosa di più profondo, come ha ricordato Marco Rubio a loro – e a noi.

La verità su tutto questo non è sempre facile da cogliere perché in "Occidente" il fondamento della nostra specificità – il cristianesimo – è in declino, meno in America che in Europa, ma in misura preoccupante anche negli Stati Uniti.

Per chi, come noi, ha l'età per aver letto libri – parole vere stampate su carta, che si estendono per centinaia di pagine o più – e magari si è anche addentrato in quella cosa esoterica chiamata "poesia", questo non può non richiamare alla mente un celebre passo di un semi-saggio dell'epoca vittoriana, Matthew Arnold. In "Dover Beach", Arnold descriveva come la religione, come un mare, un tempo bagnasse il mondo intero, "Ma ora sento solo/ Il suo malinconico, lungo, ruggito ritirarsi".

Invece di riaffermare le verità necessarie della fede e di esortare le persone ad abbracciarle nuovamente, Arnold – come molti allora e dopo di lui – sperava che l'amore romantico potesse offrire conforto per la perdita cosmica. In parte lo fa. Ma alla fine non lo fa. E anche altri surrogati finiscono per fallire.

Arnold fu quindi costretto a concludere:
perché il mondo, che sembra
giacere davanti a noi come una terra di sogni,
così vario, così bello, così nuovo,
in realtà non ha né gioia, né amore, né luce,
né certezza, né pace, né sollievo dal dolore;
e noi siamo qui come su una pianura oscura,
spazzata da confusi allarmi di lotta e fuga,
dove eserciti ignoranti si scontrano nella notte.
Gli eserciti che si scontrano in questo momento non sono esattamente ignoranti. E l'ambientazione non è completamente notturna. Ma è confusa, e lo diventa sempre di più con il passare del giorno. In effetti, una "pianura oscura".

Al momento, fare previsioni sul futuro immediato è impossibile. Ci sono stati periodi peggiori nel recente passato: epidemie, guerre mondiali, terrorismo jihadista. Attualmente, la situazione sembra peggiore perché stiamo attraversando un periodo di estrema polarizzazione politica, in cui ciascuna parte considera l'altra intollerabile, al limite del male.

Ma a volte trovo conforto nel fatto che, al momento della fondazione degli Stati Uniti, anche i partiti politici si stessero sbranando a vicenda. John Adams, il nostro secondo presidente, apparteneva al Partito Federalista, che si sciolse nel 1825. Thomas Jefferson, il nostro terzo presidente, che combatté con passione contro i Federalisti, apparteneva al Partito Democratico-Repubblicano, che si divise in due all'incirca nello stesso periodo. La repubblica sopravvisse, ed entrambi morirono anni dopo, in qualche modo riconciliati, nello stesso giorno propizio: il 4 luglio 1826.

In una prospettiva a lungo termine, a differenza della politica di parte, il Cristianesimo ha plasmato l'Europa e ha preceduto l'America di 1700 anni. Se dovessimo scommettere, diremmo che la Fede ha maggiori probabilità di esistere ancora tra 1700 anni rispetto a qualsiasi altra cosa.

Quindi, anche mentre litighiamo su politiche e personalità, guerra e pace, o persino America ed Europa, c'è qualcosa di ben più duraturo e importante a cui prestare attenzione, sulla nostra oscura pianura la nostra unica vera speranza.

10 commenti:

  1. Una vera bomba arrivata dall'Ungheria, e una nuova sberla all'UE di von der Leyen e a tutti i leader europei che si rallegravano della sconfitta di Orbán!
    Nel nuovo Parlamento, tre partiti patriottici si sono riuniti per la prima volta in consultazione:
    Tisza (Magyar) + Mi Hazánk (La Nostra Patria, partito nazionalista di László Toroczkai) + Fidesz-KDNP (Orbán). Zero socialisti, zero comunisti, zero ecologisti (quando si è assaggiata la sinistra non si torna mai indietro)
    Hanno trovato un consenso su diversi punti, e il più forte è questo:
    «Per la prima volta nella storia ungherese, tutti i rappresentanti (deputati) dovranno prestare giuramento sulla Sacra Corona d'Ungheria.»
    Perché è enorme?
    La Sacra Corona d'Ungheria (Szent Korona) non è solo una corona reale. È il simbolo ultimo della nazione ungherese da oltre 1000 anni: ha servito a incoronare tutti i re d'Ungheria.
    Rappresenta la continuità storica, la sovranità e l'identità ungherese (non solo la repubblica attuale).
    Nella tradizione ungherese, la Corona è quasi «sacra»: incarna l'Ungheria stessa.
    Fino ad ora, i deputati prestavano giuramento sulla Costituzione. Qui, dovranno giurare fedeltà alla Corona! È un gesto ultra-tradizionalista e nazionalista. Invia un messaggio chiaro: «Torniamo alle radici storiche dell'Ungheria, non ci lasciamo diluire dall'UE o dal progressismo.»
    https://gloria.tv/post/36MgdmHD6v48Dsm8PgvGbg4cb
    Se e' davvero così, lo trovo fantastico!
    Personalmente spero che le Nazioni tornino ad autodeterminarsi
    collaborando fra loro . Provo un po' di santa invidia perche' hanno
    un elemento unificante, la Sacra Corona d'Ungheria, simbolo della
    autorita'; in Italia niente ci unisce piu' neanche il papato.

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  2. Come sempre mons.Viganò si è espresso con verità sul duello Trump- Leone. Peraltro su Obama rappresentato come messia in modo veramente molto blasfemo ci sono parecchie foto dell' epoca. Nessuno si scandalizzò?

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    1. Sulle rappresentazioni di Obama, se vere, non c'era chi le mettesse in risalto?

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    2. Come si possono paragonare le due cose? Sì, ci furono immagini di Obama con l’aureola, ma mica le ha fatte lui!
      Trump ha creato e postato direttamente un’immagine fatta con l’AI in cui si raffigura letteralmente come Dio. Come fate a non vedere la differenza? Siete seri? O il benaltrismo è ormai endemico?
      Invece l’anonimo delle 10.11 e delle 14.18 si sono indignati quando Trump rappresentò Obama e consorte come Gorilla?

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  3. Cit. Andrea Zhok20 aprile, 2026 14:22

    Ieri si sono tenute in Bulgaria le elezioni parlamentari. La coalizione Bulgaria Progressista, guidata dall'ex presidente Rumen Radev, ha ottenuto una vittoria schiacciante, conquistando il 44% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi.

    Dopo i gridolini di gioia per la sconfitta della destra conservatrice di Orban da parte della destra liberista di Magyar, ci si sarebbe potuto aspettare una fiaccolata di accendini intonando “Imagine” da parte delle varie componenti della sinistra europea e italiana.

    Purtroppo il destino, notoriamente cinico e baro, ha frapposto per l’ennesima volta un ostacolo insuperabile all’impeto entusiastico del progressismo nostrano.

    L’agenda di Radev presenta vari difetti. In primo luogo è un’agenda socialmente orientata, che mira al rafforzamento della sanità pubblica, all’aumento delle pensioni, ad una significativa presenza dello stato in economia. Non si capisce bene perché non si sia limitato a promuovere i bagni transgender, a contestare l’oppressione delle donne iraniane e a discutere di femminicidi, incaponendosi invece in questioni obsolete da Prima Repubblica.

    Ma vabbé, questo glielo si sarebbe perdonato (magari si limita a farci sopra la campagna elettorale e poi chi s’è visto s’è visto, come i nostri).

    Ciò che non è perdonabile, invece, è che Radev rivendica anche il diritto di fare gli interessi del popolo bulgaro, riallacciando i legami energetici con la Russia, smettendo di fornire armi all’Ucraina e contestando lo strapotere della commissione europea su energia, green economy e politiche di bilancio.

    E qui alla sinistra europea ed italiana viene un mancamento.

    L’intellighentsia giornalistica (scusate l’ossimoro) entra in confusione.

    Apparentemente, non hanno finito di gioire per la caduta di Orban che si ritrovano in Bulgaria un rossobruno, come Fico in Slovacchia.

    Eh, niente, la storia, ingrata, continua a porre enigmi alla sinistra e centro-sinistra del Vecchio Continente. Sembrava tutto così semplice. Per dirsi in linea col progresso bastava cantare Bella Ciao un paio di volte l’anno, strillare contro fascismo e patriarcato, e chiedere consigli all’armocromista. E per tutto il resto c’è Mastercard.

    Invece adesso continuano a venir fuori questi residuati di un piccolo mondo antico, retrivi, populisti, legati ad idee tediose come l’interesse nazionale, l’economia mista, la giustizia sociale, la presenza di uno Stato che non sia un mero braccio armato delle multinazionali.
    Dove andremo a finire?

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    1. Rumen Radov, vincitore delle elezioni Bulgaria con il partito "Blocco progressista" fondato lo scorso gennaio. Nel ruolo di presidente del Paese si è più volte dichiarato a favore del dialogo con la Russia e ha proposto un referendum per l'adesione del Paese all''Euro bocciato dal parlamento e dalla Corte costituzionale.

      Prime dichiarazioni alla stampa dopo la vittoria: “l’Europa è caduta vittima della propria ambizione di volersi porre come leader morale del mondo senza regole. L’Europa oggi ha bisogno di pensiero critico, azioni pragmatiche e buoni risultati, in particolare nella costruzione di una nuova architettura di sicurezza e con un grande impegno verso il recupero della competitività e potenza industriale, questo sarà il pricipale contributo della Bulgaria alla sua missione europea”.

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  4. Anche questo ci voleva: la cultura dominante è atea20 aprile, 2026 14:33

    L’attore e regista Mel Gibson, di fronte al male che sussiste soprattutto nell’ambito del cinema, ha deciso di lanciare una casa di produzione cristiana.. L’obiettivo? portare la Parola di Dio nel mondo, trasmettendo, attraverso il cinema, messaggi legati alla fede,alla speranza e all’amore

    Il sequel del suo film “La passione di Cristo: Resurrezione” è attualmente in fase di produzione.

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    1. Già condannato per violenza domestica (puntò un fucile alla sua compagna che teneva in braccio il figlio neonato), Gibson, grazie al diretto intervento di Trump, potrà riavere il porto d’armi.

      I tradizionalisti lo considerano un modello da seguire perché fa i film in cui si parla latino.

      Rendiamoci conto.

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  5. Ho ascoltato un prete, un brav'uomo, un uomo serio, devoto, che ammette che il Novus Ordo, visto cos'è e come funziona, non sostiene in realtà la riverenza e la vita interiore del prete, che deve fare integrazione pesante per farlo funzionare.

    Ciò che è sorprendente è che chiunque abbia potuto vederlo, e poi non trarre la conclusione che qualcosa è andato drasticamente storto quando un rito così maciullato è stato applicato alla Chiesa, al posto di un venerabile rito apostolico di ricca spiritualità, un'oasi per innumerevoli santi che bevevano profondamente dalla sua sacralità (come molti cattolici fanno ancora oggi; basta chiedere a un prete che celebra regolarmente la Messa tradizionale quanto grande differenza c'è per il nutrimento del suo sacerdozio).

    In sintesi, la conclusione appropriata dai dati NON è: "Ecco alcuni modi per rendere fruibile il Novus Ordo. " La conclusione dovrebbe piuttosto essere: dobbiamo smettere di usare questa banale fabbricazione in loco e tornare con tutto il cuore al rito tradizionale. Sì, sono pienamente consapevole che questo non è un compito facile, ma è il compito più importante oggi nella Chiesa occidentale, nessuno escluso.

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  6. All'anonimo delle 15,12 che forse Mel Gibson è migliore regista che padre e marito. Ma mi preoccupa di più il fatto che molti ex- lotta continua siano in cattedra.

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