Riprendo da Duc in altum qui. Forte, purtroppo, l'analogia con lo schieramento a sinistra di Bergoglio ed i suoi evidenti legami con la teologia della liberazione.
Una vecchia foto che ci parla
La vecchia fotografia del ventottenne Robert Prevost che nel 1983 marcia a Comiso, in Sicilia, per protestare assieme ai pacifisti – chiamati a raccolta dal Partito comunista – contro l’installazione dei missili Cruise merita qualche riflessione.
Ho sentito dire: all’epoca i giovani erano così. Non è vero. All’epoca il sottoscritto aveva venticinque anni, era ferocemente anticomunista, faceva il tifo per gli operai polacchi di Solidarność ed era politicamente innamorato di Reagan e Margaret Thatcher. Il giovane Prevost invece andava in piazza con il Pci.
Le persone cambiano, e non è detto che il Prevost del 1983 e quello di oggi la pensino nello stesso modo. Ma il linguaggio con cui il Prevost di oggi si esprime su certi temi lascia intendere che in realtà poco o nulla sia cambiato.
Diciamolo fuori dai denti: la vecchia fotografia si adatta perfettamente all’uomo che ora siede a Roma in veste di papa.
C’è modo e modo di parlare di pace, dialogo, incontro e Vangelo. E il modo in cui lo fa il Prevost di oggi è in linea con il pacifismo e l’umanitarismo proprio del mainstream di sinistra. Provate a togliere la firma del papa da certi suoi testi: spesso potrebbero essere farina del sacco di qualsiasi funzionario Onu o leader di sinistra. Proprio come succedeva con Bergoglio.
Quella vecchia foto del 1983 parla. Parla ancora. E dice: Leone non è un correttivo di Francesco. Leone è un nuovo Francesco, solo un poco più educato e felpato. Ma il solco è lo stesso: quello della Chiesa post Concilio tutta peace and love.
Il gesuita austriaco Andreas Batlogg, biografo e ammiratore di Francesco, dice che Leone rappresenta un cambiamento di tono ma non una rottura, nella sostanza, con il pontificato di Bergoglio. Come dargli torto? Sinodalità, agenda sociale, globalismo. L’armamentario è lo stesso.
“Ringraziamo il Signore per il gran dono della vita di Francesco a tutta la Chiesa e a tutto il mondo” ha detto Prevost nel primo anniversario della morte di Bergoglio.
Francesco era rozzo e irruente, e godeva nell’umiliare i cattolici fedeli alla tradizione. Leone è più simile a un apparatchik, un grigio funzionario di partito: più misurato, per niente esibizionista, non ha bisogno di grandi gesti né di alzare la voce. Stabilizza l’opera del predecessore e la ricopre con una patina di accettabilità. Il che lo rende più pericoloso.
Monsignor Viganò nel suo recente intervento su Leone e Trump (pubblicato da “Duc in altum” in italiano e in inglese) tocca i nervi scoperti, e per questo è stato accolto dal solito silenzio di tomba sia dei cattocomunisti (che non si chiamano più così ma sono ancora tali) sia dei conservatori che fingono di non vedere. Leone, scrive Viganò, non parla con la voce della Chiesa. Ed è vero. Sebbene sostenga di non essere un politico, applica alle grandi questioni la stessa attenzione selettiva tipica del politico. E in particolare del politico sinistrorso. Pensiamo al problema della guerra. Come giustamente osserva Viganò, le parole di condanna di Leone per qualsiasi guerra finiscono con il legittimare anche le guerre ingiuste. Secondo questa linea, anche la guerra di difesa sarebbe ingiusta, ma in tal modo l’aggredito viene privato del diritto di difendersi. Ecco il pacifismo. Ecco la foto del 1983. La stessa ideologia secondo cui tutte le religioni si equivalgono e i precetti morali si devono adattare alle circostanze contingenti. Così, colui che dovrebbe parlare con il “sì sì no no”, setacciare e distinguere, produce solo melassa, non distingue il Bene dal Male, appiattisce tutto e riconosce pari diritti all’errore e alla Verità.
Leone afferma di non essere un politico e che il Vangelo non dovrebbe essere strumentalizzato. Eppure si esprime con il linguaggio moraleggiante tipico degli odierni padroni del pensiero. E infatti ne ottiene puntualmente l’applauso. Ma non è una novità. Da tempo, quando si tratta di allinearsi al pensiero dominante, le gerarchie “cattoliche” sono sempre in prima fila. Perché non costa niente e anzi ottiene consenso. Quando in ballo ci sono invece temi come la Cina, l’Islam, la necessaria distinzione tra l’unica vera fede e le false religioni, tutti sottocoperta.
Confermare i fratelli nella fede, condannare il peccato, predicare la conversione, custodire il deposito e guidare le anime verso la salvezza eterna: ecco perché esiste la Chiesa, voluta da Nostro Signore con a capo il papa. Ma oggi la Chiesa sinodal-pacifista-irenista è un’agenzia di promozione del vago umanitarismo che piace alla gente che piace, non vuole disturbare nessuno e può guidare al massimo a sottoscrivere l’Agenda 2030 dell’Onu.
Il che ci riporta alla vecchia fotografia. Là un uomo di ventotto anni marcia con i pacifisti chiamati a raccolta dai comunisti. Qui un papa riceve l’applauso unanime del mainstream. Esercizio: unire i puntini.
Aldo Maria Valli

Anch'io ero rimasto colpito da questa riflessione di AMV (e soprattutto dalla fotografia). C'è da meditare, purtroppo...
RispondiEliminaBeh, evidentemente i cattolici (qui, religiosi) "prog", negli anni '80 anticipavano gli orientamenti in politica estera di molti (troppi) cattolici "trad" di oggi !
RispondiEliminaL’esercizio mi pare un tantino imprudente ed estraneo alla novità cristiana.
RispondiEliminaQuali foto avremmo di Paolo di Tarso ventottenne o di Agostino?
E, se proprio volessimo esagerare, c’è veramente da essere fieri di essere stati degli ammiratori della Margherita Thatcher?
Il comunismo e’ un disastro, ma non abbiamo ancora capito che oggi si è saldato con il liberismo a danno del cristianesimo e che il globalismo woke è espressione di entrambi?
"Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare. Trattando con buona volontà e con rispetto dei reciproci diritti si accorgeranno che ai sinceri e fattivi negoziati non è mai precluso un onorevole successo." Aldo Maria, indovina chi l'ha detto...
RispondiEliminaPotrebbe averla detta tranquillamente Conte, o la Shlein, o la Meloni, o la Von der Lyen
EliminaLi ho conosciuti, nella città qui vicino dove ho fatto gli studi, in cui da una scuola, allora prestigiosa, che contava circa quattromila iscritti, sono usciti diversi “famosi” terroristi. Sempre cupi, scontrosi, incavolati, seriosi, fissati sugli slogan rivoluzionari, non li ho mai visti ridere, scherzare o parlare di leggerezze, come era normale alla nostra età, con gli occhi fissi nel vuoto ed il piglio teso ed irrequieto, proprio come il tale di quella fotografia. Con qualche amico dicevamo che non avevano vissuto un’infanzia serena, quella età felice e libera in una natura solare, inviolata, come era possibile allora. Dicevamo pure altre cose….
RispondiEliminaPer loro si offrivano tre possibilità:
1. Entrare in qualche gruppo terroristico o, in luoghi come l’America Latina, far parte di movimenti di guerriglia armata.
2. Farsi venire una “vocazione religiosa” e infiltrarsi in qualche ordine religioso per continuare la “lotta” al “sistema” in modo non violento ma sicuramente altrettanto efficace, con la possibilità di raggiungere i vertici dell’organizzazione che, con la sua diffusione e per le sue modalità, consentiva di portare la “rivoluzione” direttamente all’anima del popolo.
3. Tentare la carriera in politica o nella magistratura, dove i più astuti hanno trovato le porte spalancate, per demolire dall’interno il mondo che loro odiavano.
Claudio Gazzoli
D'accordo con il senso dell'articolo, ma attenzione alla foto, che quasi sicuramente è prodotta dall'Intelligenza Artificiale: Prevost è un po' troppo alto rispetto alla sua altezza attuale, troppo alto rispetto agli altri agostiniani (forse erano tutti dei nanerottoli nel 1983?) e anche la faccia sembra un fake.
RispondiEliminaSarebbe utile, prima di imbastirci sopra un articolo, verificare la provenienza di qualunque foto. Se arriva dall'archivio storico degli agostiniani, ok. Se da qualche account social, massima attenzione e massimo sospetto...
In ogni caso, per giudicare l'operato di Prevost, meglio basarsi sui suoi atti da ''papa", che bastano e avanzano a sostenere un giudizio negativo.
Quanto all'altezza : potrebbe stare su un basamento.
EliminaNell'articolo c'è un evidente errore: la foto non si riferisce ad una manifestazione tenuta a Comiso, bensì ad una manifestazione tenuta a ROMA, il 22 ottobre 1983.
EliminaQui la prova, nell'archivio fotografico del Partito Comunista Italiano:
https://immaginidelnovecento.fondazionegramsci.org/photo/detail/IT-GRAMSCI-FT0001-0058872/manifestazione-pace-lo-spezzone-frati-francescani
Ci sono i due frati agostiniani che tengono il cartello "Agostiniani per la pace", ma di Prevost neppure l'ombra. Diverso anche il momento del giorno: pieno giorno in quella con Prevost, sera o crepuscolo in quella senza Prevost.
La foto con Prevost è stata "tirata fuori" da Luca Casarini, noto agit-prop intimo del Bergoglione e sovvenzionato lautamente da Vaticano e Cei per le sue imprese truffaldine a favore delle casse della sua associazione (ufficialmente, anche di qualche migrante). Basterebbe ciò ad avere qualche dubbio sulla autenticità della foto.
Ho sentito dire: all’epoca i giovani erano così.
RispondiEliminaIo, invece, non ero così, bensì fedelissimo - così come i miei genitori - ai valori espressi dal Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale. La fedeltà è proseguita fieramente fino ad oggi, 25 aprile 2026, non avendo mai - MAI - aderito al fiuggismo, oltre che alle riforme conciliari. Oggi celebriamo la festa di San Marco e delle Rogazioni Maggiori.
✝️ 25 APRILE: FESTA DI SAN MARCO E ROGAZIONI MAGGIORI
Le litanie delle Rogazioni del 25 aprile, note come "Litanie Maggiori" o "Litanie di San Marco", sono antiche preghiere processionali (o rogazioni) svolte per invocare la benedizione divina sui campi, i raccolti e la comunità. Istituite in sostituzione della festività pagana dei Robigalia, implorano protezione sui frutti della terra.
Significato e Origine: Le Rogazioni Maggiori del 25 aprile si distinguono dalle "Minori" (triduo prima dell'Ascensione). Originate intorno all'anno 600, furono formalizzate da Papa Gregorio I come preghiera pubblica penitenziale che ha sostituito i riti romani propiziatori per l'agricoltura.
La Processione: Spesso svolta all'alba, prevede una processione che tocca quattro punti cardinali (o luoghi significativi) per benedire il territorio, con la partecipazione di clero e fedeli, che cantano le litanie dei santi.
Contenuto delle Preghiere: Durante la processione si recitano o cantano le litanie, invocando la misericordia di Dio e la protezione dalle calamità naturali.
In sintesi, il 25 aprile rappresenta una delle più antiche tradizioni cristiane che fonde fede e ciclo agricolo, focalizzandosi sulla benedizione del lavoro umano e della terra.
"La Chiesa sostenne la Marcia pacifista
RispondiEliminaAnche la Santa Sede vide certamente con favore la manifestazione per la Pace del 22 ottobre 1983, alla quale partecipò Prevost.
Lo si intuisce dal fatto che la stessa Radio Vaticana se ne occupò in più occasioni.
La cronaca dell’epoca riporta che ne parlò anche il giorno successivo, il 23 ottobre 1983, informando di «una marea pacifista che ha messo sotto accusa i missili» e ammonendo a non sottovalutare le assenze alla manifestazione perché «c’è nell’uomo il dubbio, il timore, quasi la paura che anche il desiderio di pace che porta nel cuore possa essere strumentalizzato».
Un piccolo enigma riguardò invece il Vicariato di Roma, guidato dal card. Ugo Poletti, molto vicino a Papa Giovanni Paolo II.
Nei giorni precedenti alla Marcia, “L’Unità” parlò di un “avviso sacro” del vicariato che invitava la partecipazione dei cattolici, salvo poi rettificarespecificando che non portava la firma del card. Poletti.
Il comunicato del Vicariato aggiungeva però: «Nessuno può mettere in dubbio l’insegnamento e l’appello costante della Chiesa in favore della pace e contro la proliferazione di strumenti di morte che minacciano i popoli»."
"Presenti CL e il Movimento per la Vita
Le sigle cattoliche presenti alla Marcia, oltre agli agostiniani del futuro Leone XIV, furono innumerevoli. E non tutte di orientamento a sinistra.
Le elencò “Il Corriere” dell’epoca: ACLI, Azione Cattolica, Agesci, Cattolici popolari, Comunione e Liberazione, Movimento cristiano lavoratori, Movimento per la Vita, Movimento popolare ecc.
Oltre ai singoli fedeli e alle associazioni marciarono anche centinaia di suore, frati (soprattutto francescani e agostiniani), sacerdoti."
"Prevost e il pacifismo: nessun imbarazzo
Al termine di questa breve indagine di UCCRemerge che ridurre la fotografia di Robert Francis Prevost ad una bandiera ideologica è un errore di prospettiva.
La presenza del giovane agostiniano in piazza in quel 22 ottobre 1983 non testimonia un’imbarazzante appartenenza politica, ma riflette una stagione in cui ampi settori del cattolicesimo scelsero di esporsi pubblicamente su una questione percepita come decisiva per il destino dell’umanità.
Alla Marcia per la pace parteciparono sigle eterogenee, dai comunisti ai cattolici di “destra” e di “sinistra”, ma soprattutto ebbe una legittimità ecclesiale e fu sostenuta, almeno indirettamente ma sicuramente spiritualmente, da strutture ecclesiastiche quali Radio Vaticana e il Vicariato romano."
https://www.uccronline.it/2026/04/23/il-giovane-prevost-con-i-comunisti-no-la-marcia-fu-sostenuta-dal-vaticano/
Il clero avrebbe dovuto potuto organizzare una processione religiosa e preghiere pubbliche invece di aderire a una manifestazione politica, peggio ancora comunista.
EliminaAloisius
Nell'intervista pubblicata dalla stessa FSSPX, il sacerdote italiano spiega che il nucleo del conflitto con Roma risiede nella distanza del Vaticano dalla Tradizione Cattolica, alla quale la FSSPX rimane fedele. Così facendo, questo ordine sacerdotale costituisce un «segnale di contraddizione», ossia una «spina inchiodata per i riformatori», secondo Pagliarani. Secondo loro, la decisione della Fraternità di consacrare nuovi vescovi potrebbe essere considerata un «sano scuoto», un atto che «costringe a riflettere, a comprendere la reale gravità dei problemi attuali e, in termini pratici, a prendere posizione». In questo contesto, il clero segnala i pericoli di una situazione in cui i cattolici si abituano così tanto agli scandali che colpiscono la Chiesa da poter cadere in una sorta di «indifferentismo».
RispondiEliminahttps://fsspx.news/es/news/quien-desgarra-la-tunica-cristo-entrevista-superior-general-la-fraternidad-san-pio-x-58690