Pagine fisse in evidenza

venerdì 22 maggio 2026

Amleto, Macbeth e l'arte perduta del sognare

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge. Precedenti qui -  qui.
Amleto, Macbeth e l'arte perduta del sognare
Robert Keim
Se tra voi c'è un profeta, io, il Signore, mi manifesterò a lui in visione, gli parlerò in sogno. —Numeri 12:6
«In quel sonno di morte», dice Amleto nel soliloquio più famoso del mondo, «quali sogni possono venire». I lessicografi sono indecisi se la parola "sogno" derivi dall'antico inglese drēam, che significava «gioia, piacere, giubilo», ma anche «suono musicale o canto», e inoltre, nel termine composto wod drēam, «frenesia, delirio, possessione demoniaca». Drēam non era una parola da prendere alla leggera: qualcosa che ci porta dalla gioia e dall'esultanza alla follia demoniaca.

Ma anche i sogni, a prescindere dalla loro etimologia, sono cose da non prendere alla leggera: fu in sogno che l'angelo di Dio parlò al grande patriarca Giacobbe, e anche suo figlio Giuseppe «fece un sogno e lo raccontò ai suoi fratelli... Ecco, il sole, la luna e undici stelle mi si inchinarono». E quando Gedeone, quel coraggioso giudice degli Ebrei, udì il racconto e l'interpretazione di un sogno, adorò il Signore e poi condusse il suo popolo alla vittoria in guerra. Questo stesso Signore «apparve a Salomone in sogno di notte; e Dio gli disse: Chiedimi ciò che vuoi che io ti dia». Salomone chiese saggezza: «un cuore saggio per giudicare il tuo popolo, affinché io possa discernere tra il bene e il male», e al Signore piacque che tale fosse la richiesta di Salomone. Il pio giovane Daniele interpretò il sogno del re Nabucodonosor: «il sogno è certo, e la sua interpretazione sicura». Per questo il re si prostrò con la faccia a terra, rese omaggio a Daniele e disse: «In verità il vostro Dio è il Dio degli dèi, il Signore dei re e colui che rivela i segreti».

È strano liquidare i sogni come artefatti di un cervello biochimico, come semplici incidenti della fisiologia umana, quando fu proprio attraverso i sogni che il Padre celeste diede istruzioni al padre terreno: «Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati e prendi con te il bambino e sua madre... Perché Erode cercherà il bambino per ucciderlo"». E quando quel Bambino crebbe, dopo essersi speso nell'insegnamento, nella guarigione e nell'amore non corrisposto, si trovò di fronte a un altro Erode; questo Erode non lo uccise, ma lo derise, il che sembra quasi peggio, poi lo rimandò a un uomo indeciso che non lo uccise, ma lo lasciò morire, e la cui moglie disse: «Non avere nulla a che fare con quell'uomo giusto, perché oggi ho sofferto molto in sogno a causa sua».
Morire, dormire...
Dormire, forse sognare. Ah, ecco il problema,
perché in quel sonno di morte quali sogni possono venire,
quando ci saremo liberati di questa spoglia mortale,
deve farci riflettere.
Assurdo, se il corpo non è altro che carne, suggerire che si possa sognare nella morte. Non temere, Amleto: sei una macchina complessa, come un robot ma più morbido e meno prevedibile, e quando morirai, nulla potrà essere detto, nulla visto, nulla rivelato. Il tuo corpo, scollegato da qualunque cosa possa essere l'equivalente umano di una presa elettrica, sarà completamente e per sempre privo di sogni. E affinché tu sia ben preparato alla morte mentre sei ancora in vita, creeremo per te un mondo senza sogni fatto di case brutte, lavori noiosi, vestiti banali, cibo insipido, liturgie carine , poesie prosaiche, musica prodotta in serie, opere d'arte generate da software e schermi bidimensionali sui quali si può desiderare ogni cosa, ma se ne possono ottenere solo i simulacri. In questo mondo, i sogni veri non significano nulla, o peggio di nulla, e al loro posto abbiamo i fantasmi stupefacenti dei social media.

Solo sessant'anni fa il dottor King ebbe un sogno; oggi è "Ho un meme", qualcosa per intrattenere e stimolare e, nel migliore dei casi, "diventare virale", cioè comportarsi come un virus nel corpo politico, un virus nel vasto ecosistema del pensiero umano. Un tempo, un virus era un agente patogeno, un invasore, un nemico, da assalire con il sistema immunitario e da scacciare nell'oscurità dal sistema escretore. Siamo diventati così assuefatti? I nostri occhi sono invecchiati, come dice il salmista? Siamo diventati insensibili al bene e indifferenti al male? Un tempo, gli esseri umani provavano le cose profondamente, le donne custodivano i proverbi e li meditavano nel cuore, gli uomini, persino i robusti marinai e guerrieri dei poemi omerici, piangevano liberamente per onorare i significati profondi della vita umana.
C'è stato un tempo in cui i miei sensi si sarebbero raffreddati
all'udire un grido notturno, e la mia chioma
si sarebbe rizzata e agitata a un trattato lugubre
come se la vita fosse in essa. Ho cenato sazio di orrori.
La terribile realtà, familiare ai miei pensieri sanguinari,
non può nemmeno una volta spaventarmi.
Saziata di orrori – così dice Macbeth; così dice l'anima postmoderna, inquinata fino all'orlo della morte da TikTok, Hollywood e dal rumore mascherato da musica. "Non riesco a sentire", dice, "ma in qualche modo il dolore rimane. Non riesco a cantare, ma non ho smesso di urlare. Non riesco a ballare, ma scorrerò la mia vita sui social. Non riesco a sognare, ma vedo incubi tutto il giorno."
Dio parla una volta, anzi due, anche se l'uomo non se ne accorge. In sogno, in una visione notturna, quando un sonno profondo cade sugli uomini, mentre sonnecchiano sul letto, allora egli apre le orecchie degli uomini e suggella la loro istruzione. —Giobbe 33:14-16
In quel sonno di vita, quali sogni possono venire? Se i nostri sogni sono brutti, caotici, squilibrati, completamente incoerenti, beh, i sogni non nascono dal nulla. Fin troppo spesso il nostro mondo è brutto, caotico, squilibrato, incoerente. E non sempre prestiamo ascolto al consiglio delle Scritture, che ci esorta a sforzarci di rimanere puri dal mondo. Se i sensi sono avvelenati invece che nutriti, i nostri sogni saranno bizzarri, inquietanti, traumatici invece che simbolici, poetici, catartici. Lo stesso vale per il corpo, che sogna in modo scomposto quando è appesantito da cibi tossici, così come quando è appesantito dalle sostanze tossiche prodotte ed eliminate durante una febbre. Non dovremmo ridurre i sogni alla fisiologia; né dovremmo supporre che la fisiologia non abbia alcun effetto sui nostri sogni. La vita dell'uomo non ammette separazione tra corpo e anima, perché quando corpo e anima sono separati, la sua vita è finita.
Ma lasciamo che la struttura delle cose si disgreghi, che entrambi i mondi soffrano,
prima che possiamo mangiare il nostro pasto nella paura e dormire
nell'angoscia di questi terribili sogni…
Che afflizione, Macbeth. Tu mangi nella paura, ti sei saziato di orrori, e i tuoi sogni affliggono lo spirito, sono un terrore per la mente. Noi non abbiamo cospirato e ucciso come lui, non abbiamo ceduto, ingannato e tradito fino alla morte. Ma il nuovo mondo coraggioso che ci circonda, che ci sussurra continuamente parole di stoltezza, ha troppo di Macbeth in sé: troppo nulla, con i fantasmi di ciò che, prima del nulla, era.
La vita non è che un'ombra che cammina, un povero attore
che si pavoneggia e si agita per la sua ora sul palcoscenico
e poi non si sente più. È una storia
raccontata da un idiota, piena di rumore e furore,
che non significa nulla.
Tale era la disperazione del re intriso di sangue, che imparò troppo tardi a diffidare del "demone / che mente come se fosse verità". 
Esiste una stretta parentela tra profezia e poesia. Macbeth legge la profezia come se fosse prosa, e per lui diventa un verme divoratore di falsità veritiera. Avrebbe dovuto leggerla come poesia, che sta alla verità come l'oscurità sta alla preghiera.

Abbiamo forse perso l'arte di sognare bene? Dove troviamo una connessione nel linguaggio, aspettiamoci una connessione anche nella vita. Sognare significa "sperimentare pensieri, immagini e sensazioni durante il sonno". Significa anche "avere una nozione o un'idea visionaria; immaginare". Se cerchiamo di recuperare l'immaginazione, dovremmo prestare attenzione anche ai nostri sogni: forse sorgono e tramontano insieme.

4 commenti:

  1. IL CARISMA NON FONDA UNA CHIESA DENTRO LA CHIESA

    Cari amici, nel discorso rivolto ai responsabili delle associazioni internazionali di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, Papa Leone XIV ha toccato un punto delicatissimo: il rapporto tra carisma, governo e comunione ecclesiale.

    I movimenti sono un dono per la Chiesa. Il Papa lo dice con chiarezza. In essi ci sono persone generose, evangelizzatori, vocazioni, cammini di fede, esperienze di conversione, opere buone. Sarebbe ingiusto negarlo. La Chiesa non vive soltanto di strutture ordinarie. Lo Spirito Santo suscita doni, risveglia energie, apre vie nuove, chiama uomini e donne a servire il Vangelo con forme diverse.

    Proprio perché il carisma è un dono dello Spirito, non può diventare proprietà privata di un gruppo.

    Qui sta il punto. Un carisma autentico non crea una Chiesa dentro la Chiesa. Non sostituisce la parrocchia. Non scavalca il Vescovo. Non costruisce un circuito parallelo nel quale l’appartenenza al movimento diventa più forte dell’appartenenza alla Chiesa cattolica. Non forma cristiani che si sentono “più Chiesa” degli altri, più illuminati, più vivi, più fedeli, più spirituali. Quando accade questo, il carisma comincia ad ammalarsi. E, come sempre, l’uomo riesce a trasformare anche un dono di Dio in una piccola dogana spirituale con ingresso riservato.

    Il Papa è stato molto chiaro. Ha ricordato che alcuni gruppi possono chiudersi in sé stessi e arrivare a pensare che la propria realtà sia “l’unica” o addirittura “la Chiesa”. Poi ha aggiunto che la Chiesa è molto di più, perché «la Chiesa siamo tutti noi».

    Queste parole meritano di essere prese sul serio. Il movimento non è la Chiesa. Il cammino non è la Chiesa. La comunità non è la Chiesa. Il fondatore non è la Chiesa. Il metodo non è la Chiesa. La Chiesa è il Corpo di Cristo, visibile, sacramentale, gerarchico, universale, affidato agli Apostoli e ai loro successori.

    Per questo il Papa ha richiamato anche il rapporto con il Vescovo. Ha detto che il Vescovo è una figura di riferimento molto importante e che non va bene quando un gruppo dice: “con quel Vescovo non siamo in comunione, ne vogliamo un altro”. Non va bene.

    Detto in modo semplice: nessun movimento può scegliersi la Chiesa che preferisce. Nessun gruppo può essere cattolico a intermittenza, in comunione quando viene accolto, sospettoso quando viene corretto, docile quando riceve spazio, insofferente quando gli viene chiesto di rientrare nell’ordine ecclesiale.

    Questo vale per tutti. Vale per i movimenti carismatici, soprattutto quando assumono linguaggi e forme spirituali provenienti da ambienti pentecostali. La Chiesa può riconoscere frutti di preghiera, conversione e slancio missionario. Chiede però che ogni esperienza spirituale sia purificata e pienamente integrata nella fede cattolica, nella vita sacramentale, nella liturgia della Chiesa, nel discernimento dei Pastori. Lo Spirito Santo non si identifica con l’emozione religiosa, con il clima dell’assemblea, con il canto prolungato, con il linguaggio della guarigione o della profezia. Dove agisce lo Spirito, cresce la comunione con la Chiesa, non la distanza dalla Chiesa.

    Vale anche per realtà ampiamente riconosciute dalla Chiesa, come il Cammino Neocatecumenale. La ricchezza di un itinerario non può diventare autosufficienza. La forza della comunità non può trasformarsi in separatezza. La fedeltà a un metodo non può indebolire il legame con la parrocchia, con la diocesi, con il Vescovo. Ogni cammino particolare è sano quando conduce alla Chiesa intera, non quando abitua i suoi membri a vivere la Chiesa quasi soltanto dentro il proprio percorso.

    RispondiElimina
  2. Segue
    Leone XIV ha ricordato che il governo nei movimenti non è un fatto tecnico. Non si tratta solo di organizzare incontri, incarichi, strutture, attività. Governare nella Chiesa significa servire il bene spirituale dei fedeli. Per questo il potere, anche nei movimenti, non può diventare prestigio personale, controllo interno, fedeltà al capo, paura della critica, obbedienza immatura. Il Papa chiede ascolto, corresponsabilità, trasparenza, discernimento comunitario, partecipazione reale.

    Un movimento deve domandarsi con sincerità: i suoi membri amano di più la Chiesa o soltanto il proprio gruppo? Crescono nella libertà dei figli di Dio o nella dipendenza da un ambiente? Imparano a servire la parrocchia e la diocesi o vivono la comunità ordinaria come qualcosa di secondario? Riconoscono il Vescovo come principio di comunione o come un ostacolo da aggirare quando non conferma le loro abitudini?

    Il Papa non spegne i carismi. Li richiama alla loro verità. Un carisma è cattolico quando apre. Quando inserisce. Quando fa respirare con la Chiesa. Quando conduce a Cristo, ai sacramenti, alla comunione, alla missione. Quando invece chiude, separa, crea linguaggi esclusivi, alimenta superiorità spirituale, indebolisce il rapporto con il Vescovo e con la Chiesa concreta, allora occorre avere il coraggio di fermarsi.

    Perché il carisma non fonda una Chiesa dentro la Chiesa. Il carisma è dato alla Chiesa, vive nella Chiesa, viene giudicato dalla Chiesa, porta frutto nella comunione della Chiesa.

    Il resto può anche sembrare fervore. A volte, molto più semplicemente, è solo autoreferenzialità con una veste religiosa.

    Il testo: https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/05/21/0425/00834.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cito Marco Brilli22 maggio, 2026 08:16

      A proposito dell'Udienza ai partecipanti all'incontro con i movimenti ecclesiali .

      E' confortante leggere le parole del Santo Padre. Io che ho ricevuto la prima formazione cattolica ai tempi di Pio XII , quando a Firenze c'era il Cardinale Dalla Costa posso affermare che Leone XIV ha parlato come la Chiesa Cattolica ha sempre insegnato.
      Sembrava di ascoltare con piacere concetti semplici (un tempo lo erano) che rispolveravano e portavano al loro splendore una Dottrina molto accantonata dove molta polvere si era depositata.
      Poi dopo questa felice e sorprendente sorpresa ho pensato che forse se il Santo Padre è intervenuto in questi termini esaustivi ma molto rigorosi è stato per una necessità impellente e il mio pensiero è volato a Bologna al Cardinale Zuppi e mi sono fatte alcune domande.
      Al tempo di PIO XII un Cardinale come il Cardinale Zuppi non c'era o se c'era era timoroso zitto in angolo e faceva finta di essere altro.
      Oggi essere in comunione con un Vescovo, non parlo solo del Cardinale Zuppi, che approva la LGBTQIA+, benedice in Chiesa le coppie omosessuali, accetta che la persona acceda alla Santa Eucaristia anche in peccato mortale , che accetta che in Chiesa durante la celebrazione della Santa Messa si accompagni il canto con il ballo, è molto duro e molto problematico.
      Penso che in molti casi occorra oltre che ascoltare attentamente le sagge parole di Leone XIV anche usare quella parte del Governo non apertamente illustrata che parla della necessaria Autorità che rimetta in riga i vari Vescovi e Cardinali in modo che accettino la Chiesa Cattolica così come Leone XIV ha mostrato che debba essere in modo che anche loro accettino di essere in comunione con i fedeli cattolici e non solo con le loro ideologie particolari.

      Elimina
  3. https://www.renovatio21.com/mons-vigano-contro-la-chiesa-archistar-per-la-nuova-milano-sincretista-chi-la-costruisce-e-cosa-dira-ambrogio/?amp=1. : chiesa sinidalcinciliare e massoneria, unite a doppio filo nel nuovo tempio sincretista di Milano : ricordiamo la famosa lettera di mons. Ravasi ai " cari fratelli massoni" ? ..ma nessun prelato modernista scrive lettere aperte ai cari fratelli della FSSPX ? oppure ai cari fratelli cattolici tradizionalisti, mons. Viganò incluso?...ma quando mai, non lo vuole vedere nemmeno papa Leone....loro hanno le sedi, i templi ma non hanno più la fede, peggio per loro, cos'altro dire? non li può aiutare nemmeno il Signore, se non chiedono il Suo aiuto

    RispondiElimina

I commenti vengono pubblicati solo dopo l'approvazione di uno dei moderatori del blog.