Riprendiamo da Catholic Thing. Tra i diversi precedenti sulla pena di morte cito questo. Se volete approfondire potete usare il motore di ricerca interno visualizzabile nella versione web.
Il cardinale Cupich e il "vestito senza cuciture"
La dottrina amorfa dell'"etica coerente della vita" continua a ispirare alcuni cattolici e a turbare altri. Il cardinale Joseph Bernardin di Chicago introdusse questo principio in un discorso alla Fordham University nel 1983 e lo proclamò con zelo fino alla sua morte nel 1996. Più recentemente, è stato ripreso dal suo successore, il cardinale Blase Cupich, che si è recato a Fiera di Primiero, luogo d'origine dei genitori del cardinale Bernardin, per pronunciare un discorso in omaggio al cardinale e alla sua celebre teoria.
Secondo il cardinale Cupich, questo quadro morale rappresenta un utile correttivo al nostro clima politico e sociale polarizzato. A suo avviso, l'idea del cardinale Bernardin continua a essere uno dei modelli più influenti nel pensiero sociale cattolico americano moderno.
Il cardinale Cupich prosegue affermando che il quadro teorico del suo predecessore anticipava la visione morale olistica proposta da Papa Giovanni Paolo II nella sua enciclica fondamentale Evangelium vitae: "Giovanni Paolo II ha convalidato la sintesi più ampia di Bernardin ponendo esplicitamente gli attacchi diretti alla vita umana innocente, come l'aborto e l'eutanasia, accanto a minacce strutturali più ampie alla vita umana, tra cui la guerra, la povertà e il degrado ecologico".
Queste osservazioni ci invitano a considerare due questioni chiave: cosa significa realmente l'“etica coerente della vita” e Giovanni Paolo II ha convalidato questa teoria?
La prima domanda non ha una risposta semplice, poiché la teoria di Bernardin può essere interpretata in diversi modi. Eliminando le sfumature, suggerisce che i cattolici debbano sviluppare una visione morale completa ed equilibrata su aborto, eutanasia, guerre ingiuste, pena di morte, povertà, degrado ambientale e così via. Non dovrebbero difendere la vita umana in un contesto rimanendo indifferenti alle minacce alla vita in altri.
Questo quadro di riferimento è concepito per sfidare i sostenitori del movimento pro-vita che, pur essendo contrari all'aborto, sono divisi su altre questioni legate alla vita. Allo stesso tempo, sfida coloro che si preoccupano della povertà e dell'ambiente, ma che sono tiepidi e indecisi sull'aborto. I cattolici sono chiamati a promuovere e difendere la dignità e la qualità della vita di ogni persona di fronte a un'ampia gamma di minacce.
Pertanto, seguendo l'esempio del Cardinale Bernardin, il Cardinale Cupich sostiene che coloro che difendono il diritto alla vita del nascituro devono essere altrettanto visibili e decisi nell'affrontare altre questioni di vita o di morte, come l'assistenza sanitaria, il "flagello dell'ingiustizia razziale" e la minaccia incombente del cambiamento climatico. Cita inoltre Papa Leone XIV, il quale osservava che "non ci si può definire pro-vita perché ci si oppone all'aborto e al contempo si è a favore della pena di morte o non ci si oppone al trattamento disumano dei migranti".
Per Bernardin come per Cupich, questo “orientamento alla qualità della vita” si traduce in posizioni politiche ed economiche specifiche su diverse politiche di welfare, assistenza sanitaria e ambiente.
Il principale difetto di questa teoria, tuttavia, è che oscura la distinzione cruciale tra atti intrinsecamente malvagi e questioni morali di natura prudenziale, tra valori morali assoluti e responsabilità positive. Ad esempio, esiste una chiara asimmetria tra questioni come l'aborto e l'infanticidio da un lato, e il degrado ambientale dall'altro.
Come sottolinea il filosofo John Finnis, i principi morali assoluti come "è sempre sbagliato togliere la vita a un essere umano innocente" sono immediatamente applicabili e si traducono quindi direttamente in politiche sociali inequivocabili. Ma le responsabilità positive come "proteggere l'ambiente" ammettono eccezioni e precisazioni, nonché approcci diversi alle politiche sociali ed economiche.
Entrano in gioco diverse norme e considerazioni prudenziali. Le aziende, ad esempio, devono bilanciare le legittime esigenze morali e sociali di integrità ambientale con la creazione di valore.
Pertanto, non possiamo equiparare gli assoluti morali alle responsabilità positive, poiché questi obblighi hanno una struttura morale diversa e non possono essere convertiti direttamente in politiche sociali. Queste distinzioni fondamentali sembrano però confondersi quando ascoltiamo discorsi su un "tessuto senza cuciture" intessuto con precisione, in cui regna l'armonia tra tutte le questioni legate alla vita.
In secondo luogo, vi sono prove a sostegno dell'affermazione del cardinale Cupich secondo cui il quadro teorico di Bernardin avrebbe anticipato l'opera di Giovanni Paolo II? Il papa ha incorporato questa teoria nell'enciclica Evangelium vitae ?
Giovanni Paolo II sarebbe certamente d'accordo sul fatto che tutte le minacce alla vita umana debbano essere affrontate e superate attraverso solide politiche sociali. Nessuna società dovrebbe tollerare la povertà più assoluta o consentire pratiche sanitarie discriminatorie. E Giovanni Paolo II si oppose senz'altro alle guerre ingiuste, pur auspicando l'applicazione della pena di morte solo in rari casi. Esigeva un certo rispetto per la vita del criminale e sosteneva che la pena capitale dovesse essere utilizzata solo in casi di "assoluta necessità... quando non sarebbe altrimenti possibile difendere la società".
Ma «il comandamento “Non uccidere” ha valore assoluto quando si riferisce all’innocente, e ancor più nel caso di un essere umano debole e indifeso» (EV 57).
Egli contrappone quindi il valore assoluto della vita umana innocente a quella del colpevole, osservando che anche le loro vite meritano rispetto, ma non nella stessa misura assoluta della vita "innocente". Il comandamento contro l'uccisione di una persona non ha un valore incondizionato quando sono coinvolti i "colpevoli".
Pertanto, è difficile sostenere che Giovanni Paolo II ponga questioni come la pena capitale sullo stesso piano morale dell'aborto e dell'eutanasia. Sembra lecito concludere che non sarebbe d'accordo con l'affermazione di Papa Leone secondo cui non si può essere pro-vita senza essere contrari alla pena di morte. Si può essere pro-vita e favorevoli all'applicazione della pena di morte, purché sia giustamente applicata in condizioni di assoluta necessità.
In sintesi, se il quadro concettuale del "vestito senza cuciture" implica che i cattolici debbano ampliare la propria prospettiva morale e prendere sul serio le minacce dirette e indirette alla vita umana in un ampio spettro, allora è perfettamente accettabile. D'altra parte, se implica che questioni come l'aborto e la pena capitale siano moralmente equivalenti e debbano essere trasposte nelle politiche sociali allo stesso modo, questo quadro concettuale è altamente problematico e incongruente con il magistero di Papa Giovanni Paolo II e con una corretta comprensione della legge morale.
Richard A. Spinello
Secondo il cardinale Cupich, questo quadro morale rappresenta un utile correttivo al nostro clima politico e sociale polarizzato. A suo avviso, l'idea del cardinale Bernardin continua a essere uno dei modelli più influenti nel pensiero sociale cattolico americano moderno.
Il cardinale Cupich prosegue affermando che il quadro teorico del suo predecessore anticipava la visione morale olistica proposta da Papa Giovanni Paolo II nella sua enciclica fondamentale Evangelium vitae: "Giovanni Paolo II ha convalidato la sintesi più ampia di Bernardin ponendo esplicitamente gli attacchi diretti alla vita umana innocente, come l'aborto e l'eutanasia, accanto a minacce strutturali più ampie alla vita umana, tra cui la guerra, la povertà e il degrado ecologico".
Queste osservazioni ci invitano a considerare due questioni chiave: cosa significa realmente l'“etica coerente della vita” e Giovanni Paolo II ha convalidato questa teoria?
La prima domanda non ha una risposta semplice, poiché la teoria di Bernardin può essere interpretata in diversi modi. Eliminando le sfumature, suggerisce che i cattolici debbano sviluppare una visione morale completa ed equilibrata su aborto, eutanasia, guerre ingiuste, pena di morte, povertà, degrado ambientale e così via. Non dovrebbero difendere la vita umana in un contesto rimanendo indifferenti alle minacce alla vita in altri.
Questo quadro di riferimento è concepito per sfidare i sostenitori del movimento pro-vita che, pur essendo contrari all'aborto, sono divisi su altre questioni legate alla vita. Allo stesso tempo, sfida coloro che si preoccupano della povertà e dell'ambiente, ma che sono tiepidi e indecisi sull'aborto. I cattolici sono chiamati a promuovere e difendere la dignità e la qualità della vita di ogni persona di fronte a un'ampia gamma di minacce.
Pertanto, seguendo l'esempio del Cardinale Bernardin, il Cardinale Cupich sostiene che coloro che difendono il diritto alla vita del nascituro devono essere altrettanto visibili e decisi nell'affrontare altre questioni di vita o di morte, come l'assistenza sanitaria, il "flagello dell'ingiustizia razziale" e la minaccia incombente del cambiamento climatico. Cita inoltre Papa Leone XIV, il quale osservava che "non ci si può definire pro-vita perché ci si oppone all'aborto e al contempo si è a favore della pena di morte o non ci si oppone al trattamento disumano dei migranti".
Per Bernardin come per Cupich, questo “orientamento alla qualità della vita” si traduce in posizioni politiche ed economiche specifiche su diverse politiche di welfare, assistenza sanitaria e ambiente.
Il principale difetto di questa teoria, tuttavia, è che oscura la distinzione cruciale tra atti intrinsecamente malvagi e questioni morali di natura prudenziale, tra valori morali assoluti e responsabilità positive. Ad esempio, esiste una chiara asimmetria tra questioni come l'aborto e l'infanticidio da un lato, e il degrado ambientale dall'altro.
Come sottolinea il filosofo John Finnis, i principi morali assoluti come "è sempre sbagliato togliere la vita a un essere umano innocente" sono immediatamente applicabili e si traducono quindi direttamente in politiche sociali inequivocabili. Ma le responsabilità positive come "proteggere l'ambiente" ammettono eccezioni e precisazioni, nonché approcci diversi alle politiche sociali ed economiche.
Entrano in gioco diverse norme e considerazioni prudenziali. Le aziende, ad esempio, devono bilanciare le legittime esigenze morali e sociali di integrità ambientale con la creazione di valore.
Pertanto, non possiamo equiparare gli assoluti morali alle responsabilità positive, poiché questi obblighi hanno una struttura morale diversa e non possono essere convertiti direttamente in politiche sociali. Queste distinzioni fondamentali sembrano però confondersi quando ascoltiamo discorsi su un "tessuto senza cuciture" intessuto con precisione, in cui regna l'armonia tra tutte le questioni legate alla vita.
In secondo luogo, vi sono prove a sostegno dell'affermazione del cardinale Cupich secondo cui il quadro teorico di Bernardin avrebbe anticipato l'opera di Giovanni Paolo II? Il papa ha incorporato questa teoria nell'enciclica Evangelium vitae ?
Giovanni Paolo II sarebbe certamente d'accordo sul fatto che tutte le minacce alla vita umana debbano essere affrontate e superate attraverso solide politiche sociali. Nessuna società dovrebbe tollerare la povertà più assoluta o consentire pratiche sanitarie discriminatorie. E Giovanni Paolo II si oppose senz'altro alle guerre ingiuste, pur auspicando l'applicazione della pena di morte solo in rari casi. Esigeva un certo rispetto per la vita del criminale e sosteneva che la pena capitale dovesse essere utilizzata solo in casi di "assoluta necessità... quando non sarebbe altrimenti possibile difendere la società".
Ma «il comandamento “Non uccidere” ha valore assoluto quando si riferisce all’innocente, e ancor più nel caso di un essere umano debole e indifeso» (EV 57).
Egli contrappone quindi il valore assoluto della vita umana innocente a quella del colpevole, osservando che anche le loro vite meritano rispetto, ma non nella stessa misura assoluta della vita "innocente". Il comandamento contro l'uccisione di una persona non ha un valore incondizionato quando sono coinvolti i "colpevoli".
Pertanto, è difficile sostenere che Giovanni Paolo II ponga questioni come la pena capitale sullo stesso piano morale dell'aborto e dell'eutanasia. Sembra lecito concludere che non sarebbe d'accordo con l'affermazione di Papa Leone secondo cui non si può essere pro-vita senza essere contrari alla pena di morte. Si può essere pro-vita e favorevoli all'applicazione della pena di morte, purché sia giustamente applicata in condizioni di assoluta necessità.
In sintesi, se il quadro concettuale del "vestito senza cuciture" implica che i cattolici debbano ampliare la propria prospettiva morale e prendere sul serio le minacce dirette e indirette alla vita umana in un ampio spettro, allora è perfettamente accettabile. D'altra parte, se implica che questioni come l'aborto e la pena capitale siano moralmente equivalenti e debbano essere trasposte nelle politiche sociali allo stesso modo, questo quadro concettuale è altamente problematico e incongruente con il magistero di Papa Giovanni Paolo II e con una corretta comprensione della legge morale.

Il card Cupich farebbe meglio a concentrarsi su altre questioni, in primis quella relativa alle sue amicizie.
RispondiEliminaSarebbe interessante approfondire il magistero di Giovanni Paolo II sulla pena di morte mettendolo a confronto con quello dei papi che lo hanno preceduto. Togliere la vita a qualcuno impedisce di fatto alla Grazia di Dio di fare il suo corso e quindi potrebbe impedire la (potenziale, comunque mai certa) salvezza della persona alla quale la vita viene tolta. D'altra parte appare ovvio che uccidere uno che sta per compiere una strage non è la stessa cosa che uccidere un essere innocente: gli stessi peccati mortali non hanno sempre la stessa gravità. Togliere la vita a qualcuno parrebbe comunque sempre essere un peccato grave, perché appunto, chi lo fa impedisce il potenziale intervento della Grazia. Inoltre io uccido uno che sta per compiere una strage, ma la Chiesa Cattolica nega la giustificazione ad un peccato commesso al fine di evitare un danno maggiore. La filosofia (e di conseguenza la teologia) cattolica sono intrinsecamente molto coerenti (a parte la confusione che si è venuta a creare dopo il CVII per posizioni dubbie assunte anche da una gerarchia cattolica piuttosto inadeguata...), sarebbe interessante approfondire questa questione, ripeto, alla luce del magistero della Chiesa. Personalmente credo che il togliere la vita ad una persona sia sempre un peccato contro il V comandamento, ma togliere la vita ad un possibile stragista sia molto meno grave che toglierla ad un essere indifeso, spesso per puri motivi egoistici. Naturalmente la questione della punizione esemplare del reo esula completamente da questa questione: lo stato può decidere di non applicare la pena di morte, ma l'ergastolo e le pene contenitive e coercitive sono sacrosante proprio in quanto possono aiutare il reprobo a pentirsi, adiuvando, possibilmente, in questo caso la Grazia. Le scarcerazioni facili ed i permessi premio non mi paiono particolarmente conformi ad alcuna dottrina: hai peccato (gravemente): non ti privo della vita per non peccare a mia volta, ma ti punisco in maniera esemplare per darti la possibilità di redimerti (in galera...).
RispondiEliminaSiamo dei poveri uomini, immersi nel peccato. Se non venissimo salvati da Cristo saremmo perduti, irrimediabilmente. La Provvidenza dispone che la Grazia ci conduca dove la nostra coerenza non ci porterebbe mai. La fede dischiude al pensiero umano una possibilità di luce impensabile in qualsiasi pretesa di ideare quadri organici. Chi, ricevuta le fede e riempito di Grazia, fa penitenza dei propri peccati, più probabilmente reggerà alla tentazione di aggiungerne altri. Più probabilmente riconoscerà quelli che potrebbe aggiungere o sta aggiungendo. Nemica della Grazia è l’ideologia. Nemica della Grazia che giustifica il pubblicano che si batte il petto e’ la superbia del fariseo che si vanta con Dio di avere tutti i bollini al posto giusto.
RispondiEliminaL’esperienza autentica della Chiesa è penitente, aperta alla Grazia, protesa verso la santità avendo disgusto del peccato e in attesa del giudizio escatologico, preoccupata per la salvezza di tutte le anime.
La chiesa rivolta al mondo si barcamena tra le mode e il gracidare della batracomiomachia dei regnanti terreni, mercanteggiando il peso delle infrazioni in una patente sociale a punti.
Siamo povere creature… chiediamo perdono a Dio, non alla natura o a chissà quale idolo… I comandamenti sono chiari. Essere fedeli costa la croce. Altrimenti in croce ci manda sempre qualcun altro e facendo spallucce… davanti a un bimbo abortito, all’eutanasia pretesa, a un bombardamento a tappeto, all’infilare chimica e genetica nel sangue altrui, a un condannato a morte, al disprezzo della vita, anche allo sversamento di inquinanti in un fiume dove qualcuno quell’acqua la beve, o prosciugando fiumi per raffreddare data center, per processare più velocemente i dati con i quali imbrogliare le coscienze, inseguendo sempre la superbia e senza pensare al peso del peccato.
Gesù lo sopporta, salendo ondeggiando sotto la croce… e’ come chi culla il suo patibolo, quasi a consolare la mamma che lo guarda morire. In quel dolore innocente c’è amore e c’è anche il suo riflesso. Riflessioni in un tempo in cui la chiesa vorrebbe brillare tacendo il peccato che Gesù sta sopportando salendo. Alla fine il cuore immacolato di Maria trionfa. Perché sta lì con Gesù e vince la superbia dell’hybris impenitente.
Il fine, che con furbizia non è mai dichiarato con chiarezza, è quello di ridurre ( fino all' annullamento ? ) la responsabilità personale del peccato, per sostituirla con le "strutture di peccato", le quali sarebbero il vero oggetto di questa "morale", che della morale non ha i fondamenti. L' abbandono della metafisica riduce necessariamente la morale, che viene dedotta dalla politica, rovesciando il giusto ordine dell' agire umano, e personale e sociale. In tale "rovesciamento" (si pensi all' idolatria della costituzione, in Italia o il "wokismo" in USA ) s' incontrano le sinistre politiche on i cattolici "prog".
RispondiEliminaP.S. pro veritate, nella storia questo meccanismo (tirannia della politica sulla morale) è stato utilizzato pure a destra.
Considerare peccato l'esecuzione di un criminale comprovato è semplicemente assurdo.
RispondiEliminaTra l'altro, nel cap. 13 della Lettera ai Romani, san Paolo giustifica il potere dello Stato, compreso quello "della spada", includente la pena di morte. "Se invece agisci male, temi; non per nulla [l'Autorità] porta la spada, ma, essendo ministra di Dio
[è partito incompleto]. Continuazione:
RispondiElimina"essendo [l'Autorità] ministra di Dio, deve punire chi opera il male" (Rm 13, 4). Nessuna contestazione della pena di morte. Da notare che san Paolo giustificava l'autorità dello Stato in generale, in quanto coerente con i propri compiti (amministrare la giustizia, mantenere l'ordine e la pubblica pace, etc) e quindi stabilita da Dio per questo scopo.
Peccato che per qualcuno la questione del peccato sia solo un problema legale…
RispondiEliminaLa responsabilità di punire incombe allo Stato al fine di evitare al singolo di farsi giustizia da sé. Questo sarebbe suo diritto e anche dovere, ma è un peso terribile da portare e c'è sempre un margine di errore. Giusto dunque che tocchi allo Stato. Sarebbe desiderabile che l'errore fosse ridotto al minimo umanamente possibile.
RispondiEliminaTra i diversi precedenti sulla pena di morte cito questo
RispondiEliminahttps://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2018/08/la-liceita-della-pena-di-morte-e-una.html
Chi nega la liceità della pena di morte, oppone anche l'argomento che, con l'esecuzione, si impedirebbe al condannato di redimersi in carcere.
RispondiEliminaCome se il carcere fosse una scuola di redenzione dalla colpa. Vi sono stati casi di condannati per gravi crimini che sono usciti dopo venti o trenta anni di carcere completamente diversi nell'animo, pentiti del male che avevano fatto. Un caso fu quello anni fa dell'assassino di
Maria Goretti, che, preso da un raptus sessuale, ammazzò la fanciulla che giustamente gli resisteva con tutte le sue forze. Alcuni anni fa ho letto che dopo circa venti anni erano usciti ormai adulti un uomo e una donna che, ancora diciottenni avevano ammazzato i genitori, di lei mi pare. Fu un crimine orribile. Costoro se la sono cavata. In carcere si sono persino laureati e sono usciti ancora nell'età di chi può rifarsi una vita.
Ma se la sono davvero cavata? Davanti a Dio, non lo sappiamo.
Però i casi di rieducazione riuscita nel carcere sono rari. Il carcere resta un luogo infame, che corrompe assai più che rieducare.
Piuttosto che marcire per anni nei vizi e nell'angustia della vita carceraria, oggi si dice dominata sempre più dai criminali che vi stanno dentro, non sarebbe meglio la morte per mano della giustizia, magari dopo essersi pentiti davvero dei propri peccati?
Per gli antichi romani il carcere era solo una struttura di passaggio. Ci stavi poco. Poi venivi condannato o ai lavori nelle miniere (ad metalla) o a morte (per decapitazione, se eri cittadino romano, come san Paolo, o altre peggiori pene, a seconda dei tuoi crimini). C'era anche la condanna a morire combattendo nel circo (per esempio, ad bestias).
Crudeli loro e umani noi? Tutto il diritto penale antico è crudele ed efferato. Anzi, lo è stato sino al Settecento, quando sono cominciati trattamenti più umani.
Il trattamento più umano dei detenuti è una cosa giusta, l'abolizione della pena di morte invece non è giusta perché frutto di un'ideologia umanitaria in se stessa falsa.
Non è ipocrita presentare come luogo di redenzione in alternativa alla pena di morte, il carcere, come se non si sapesse che vita si è costretti a svolgere lì dentro?
C'è poi l'aspetto della giustizia: chi ha commesso certi crimini, un criminale incallito deve esser giustiziato, non si discute. Lo esige l'esigenza del contrappasso, il ristabilimento dell'ordine morale del mondo violato dal crimine.
Il problema maggiore mi pare sia l'omosessualita' negli ambienti ecclesiastici, almeno negli ultimi decenni.
RispondiEliminaIl cardinal Cupich dovrebbe saperne qualcosa...
Eliminahttps://blog.messainlatino.it/2026/11/le-magniffiche-croniche-di-roma-di-mons-eleuterio-favella-sulla-statua-gigante-di-papa-leone-xiv-installata-in-occasione-del-viaggio-apostolico-in-peru.html#more-84869
RispondiEliminaEccheccaspita 'sta statua e' sproporzionata !
Il problema del peccato supera di gran lunga il problema legale… infatti il cristianesimo supera l’antica alleanza ponendo chi ha fede, divenuto di Cristo, in una prospettiva nuova: la santità (divinizzazione, cristificazione) che trascende il fatto religioso. La grazia è la salvezza non vengono dall’uomo.
RispondiEliminaNon sono pregiudizialmente contrario alla pena capitale e non ritengo migliore la chiesa che la espunge dal catechismo rispetto a quella che la comminava nel suo potere temporale.
Il peccato si annida nei sentimenti del cuore: l’odio, la vendetta, persino la sciocca curiosità con cui molti assistono all’esecuzione facendone spettacolo… il peccato anche di chi vede solo percorsi di redenzione nell’assassino e non muove un dito per le macerie nella vita della famiglia della vittima… di chi alimenta possibili nuovi assassini spargendo accuse contro quelli che nelle pene severe cercano un deterrente a questa deriva.
Il peccato ci riguarda e solo il Signore conosce i cuori. Per diventare santi bisogna diminuire perché cresca Cristo e viva in me… allora possiamo amare come ama Lui, il comandamento nuovo.
Il problema della chiesa, Cupich in testa, è di essere retrocessi nell’antico testamento, non nell’annuncio del nuovo. La chiesa che mescola tutto smarrisce la cristificazione… si discute di leggi e non di santità.. e anche sul sesto comandamento si sfarfalla alla grande, riempiendosi la bocca di discettazioni alate sul quinto.
Bisognerebbe anche chiedersi se l'aborto (interessante il commento di Mora relativamente alle scelte del popolo americano in Virginia sull'aborto al nono mese) non abbia nulla a che vedere con la pena di morte. L'aborto e' un'esecuzione mortale in piena regola e per giunta di un innocente, piu' grave quindi della stessa pena di morte.
RispondiEliminaSarebbe utile sapere dove sia consentito l'aborto nei termini drastici (nono mese) come in Virginia, in quanto liberaldemocrazia e aborto viaggiano sempre piu' spesso paralleli.
Il popolo tanto idolatrato vota per la pena di morte al neonato. Punto. Tutto il resto sono chiacchiere. E si torna all'origine, quando il popolo sceglie Barabba e non Cristo.
Non ci si puo' scandalizzare per la guerra e poi votare per l'aborto e persino al nono mese.
Votare per il Partito Democratico in USA, decisamente pro-aborto, e votare in Italia per la sinistra o per il l'area liberalcentrista significa votare per la morte, quella degli innocenti.
Un cattolico che voti a sinistra e' pertanto qualcosa di irrazionale, persino inconcepibile.
Se non ne e' consapevole si tratta di oscuramento della fede e della ragione; se ne e' cosciente, si tratta di qualcosa di demoniaco.
Completo la mia analisi su cattolicesimo, aborto e sinistra.
RispondiEliminaUn pontefice che voti alle elezioni del suo (ex) Stato di appartenenza mi pare qualcosa di inconcepibile.
Ammesso e non concesso quanto sopra, un pontefice che votasse per un partito dichiaratamente pro-aborto, mi sembra qualcosa di scandaloso e abominevole.
Pensateci.
se però teniamo distinto il cittadino Prevost dal Santo Padre, allora diventano possibili comportamenti e dichiarazioni contraddittorie, apparentemente inconciliabili, uno scenario degno di un film sul dottor Jakill e mr Hyde, se non sono troppo irriverente.
EliminaL'aborto non è "l'esecuzione di un innocente", è un crimine, cosa ben diversa. Rientra nella categoria degli omicidi, intesa in senso lato.
RispondiEliminaCerchiamo di non fare confusione.