Quest'anno facciamo precedere al Te Deum la prima preghiera della sera che, leggermente modificata, diventa quella di chiusura dell'anno appena trascorso.
Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questo anno. Perdonami il male commesso, e se qualche bene ho compiuto, accettalo. Custodiscimi nel nuovo anno e liberami dai pericoli. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari. Amen.
Anche quest'anno, per molti versi un annus horribilis — anche per le guerre sempre più devastanti su più fronti — ma che diventa mirabilis nella misura in cui non è comunque mancata la Grazia, il nostro Te Deum manifesta la Lode alle tre Persone della Santissima Trinità, insieme alle invocazioni e ai ringraziamenti al nostro Dio Onnipotente. Chi volesse ascoltarlo, o cantarlo, in Gregoriano può cliccare qui.
Te Deum laudamus, hodie (2025) et semper!
Nella Chiesa cattolica il Te Deum è l'Inno del ringraziamento in prosa ritmica latina; viene tradizionalmente cantato durante alcune solennità come a fine anno, la sera del 31 dicembre — per ringraziare il Signore dell'anno appena trascorso — oppure nella Cappella Sistina dopo elezione del nuovo pontefice, prima che si sciolga il conclave, o ancora a conclusione dei Concili, dopo le canonizzazioni e dopo le definizioni dogmatiche.
Nella Liturgia delle ore secondo i riti romano e ambrosiano, il Te Deum trova il suo posto alla fine dell'Ufficio delle letture, prima dell'orazione conclusiva, nelle solennità, nelle feste dei santi, in tutte le domeniche tranne quelle di Quaresima (e, per il rito ambrosiano, anche quelle di Avvento), nei giorni fra l'ottava di Natale e quelli fra l'ottava di Pasqua.
Sono diversi gli autori che si contendono la paternità del testo. Tradizionalmente veniva attribuito a san Cipriano di Cartagine (210 – 258), oggi gli specialisti attribuiscono la redazione finale a Niceta (335 – 414), vescovo di Remesiana, Dacia inferiore, oggi Bela Palanka nel distretto di Pirot in Serbia, alla fine del IV secolo. Secondo una leggenda (risalente al più tardi a una cronaca milanese del sec. XI falsamente attribuita al vescovo Dacio) il Te Deum è stato intonato da Sant’Ambrogio e Sant’Agostino il giorno di battesimo di quest'ultimo, avvenuto a Milano nel 386, per questo è stato chiamato anche "inno ambrosiano".
L'inno si può dividere in tre parti:
- La prima, fino a Paraclitum Spiritum, è una lode trinitaria indirizzata al Padre. Letterariamente è molto simile ad un'anafora eucaristica, contenendo il triplice Sanctus.
- La seconda parte, da Tu rex gloriæ a sanguine redemisti, è una lode a Cristo Redentore.
- L'ultima, da Salvum fac, è un seguito di suppliche e di versetti tratti dal libro dei salmi.
Solitamente viene cantato a cori alterni: celebrante e popolo.
Sono diversi gli autori che si contendono la paternità del testo. Tradizionalmente veniva attribuito a san Cipriano di Cartagine (210 – 258), oggi gli specialisti attribuiscono la redazione finale a Niceta (335 – 414), vescovo di Remesiana, Dacia inferiore, oggi Bela Palanka nel distretto di Pirot in Serbia, alla fine del IV secolo. Secondo una leggenda (risalente al più tardi a una cronaca milanese del sec. XI falsamente attribuita al vescovo Dacio) il Te Deum è stato intonato da Sant’Ambrogio e Sant’Agostino il giorno di battesimo di quest'ultimo, avvenuto a Milano nel 386, per questo è stato chiamato anche "inno ambrosiano".
L'inno si può dividere in tre parti:
- La prima, fino a Paraclitum Spiritum, è una lode trinitaria indirizzata al Padre. Letterariamente è molto simile ad un'anafora eucaristica, contenendo il triplice Sanctus.
- La seconda parte, da Tu rex gloriæ a sanguine redemisti, è una lode a Cristo Redentore.
- L'ultima, da Salvum fac, è un seguito di suppliche e di versetti tratti dal libro dei salmi.
Solitamente viene cantato a cori alterni: celebrante e popolo.
| “Te Deum laudamus: te Dominum confitemur. Te aeternum patrem, omnis terra veneratur. Tibi omnes angeli, tibi caeli et universae potestates: tibi cherubim et seraphim, incessabili voce proclamant: "Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus Sabaoth. Pleni sunt caeli et terra majestatis gloriae tuae." Te gloriosus Apostolorum chorus, te prophetarum laudabilis numerus, te martyrum candidatus laudat exercitus. Te per orbem terrarum sancta confitetur Ecclesia, Patrem immensae maiestatis; venerandum tuum verum et unicum Filium; Sanctum quoque Paraclitum Spiritum. Tu rex gloriae, Christe. Tu Patris sempiternus es Filius. Tu, ad liberandum suscepturus hominem, non horruisti Virginis uterum. | Tu, devicto mortis aculeo, aperuisti credentibus regna caelorum. Tu ad dexteram Dei sedes, in gloria Patris. Iudex crederis esse venturus. Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni, quos pretioso sanguine redemisti. Aeterna fac cum sanctis tuis in gloria numerari. Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic hereditati tuae. Et rege eos, et extolle illos usque in aeternum. Per singulos dies benedicimus te; et laudamus nomen tuum in saeculum, et in saeculum saeculi. Dignare, Domine, die isto sine peccato nos custodire. Miserere nostri, Domine, miserere nostri. Fiat misericordia tua, Domine, super nos, quem ad modum speravimus in te. In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum.” |
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell'universo.
I cieli e la terra sono pieni
della tua gloria.
Ti acclama
il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono
nella tua lode;
la santa Chiesa proclama
la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio,
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti
dalla Vergine Madre
per la salvezza dell'uomo.
Vincitore della morte,
hai aperto ai credenti
il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio,
nella gloria del Padre.
Verrai a giudicare il mondo
alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento
col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell'assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno
ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome
per sempre.
Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi
la tua misericordia:
come in te abbiamo sperato.
Pietà di noi,
Signore,
pietà di noi.
In Te ho sperato,
non sarò confuso in eterno.

La nostra identità di cattolici, italiani, si costruisce su questa miscela di Fede, Ragione e Incanto.
RispondiEliminaTe Deum laudamus.
RispondiEliminaAlla fine di quest’anno, queste parole non nascono da un trionfo, ma da ciò che ho attraversato. È stato un anno pieno di benedizioni, sì, ma anche carico di difficoltà che mi hanno messa alla prova nel profondo. Un anno di alti e bassi, di speranze accese e poi ferite, di passi avanti e di improvvisi silenzi. Non tutto si è risolto. Non tutto è andato come avevo immaginato. Non tutto ha trovato una risposta.
Eppure, Te Deum laudamus.
Ti lodo, Signore, lo stesso.
Ti lodo perché sei rimasto quando io ero stanca. Ti lodo perché mi hai sostenuta nei giorni in cui sembrava che nulla reggesse più. Il dolore non è mancato, le lacrime nemmeno, ma Tu non ti sei mai allontanato. Anche quando non sentivo nulla, anche quando pregare era difficile, Tu eri lì.
Quest’anno ho capito che la gratitudine vera non nasce quando tutto è in ordine, ma quando scelgo di fidarmi anche nel disordine. Ho imparato a lodarti con il cuore ferito, con domande senza risposta, con ferite ancora aperte. Ho imparato che la lode non è negare il dolore, ma consegnartelo.
L’anno sta finendo e porto con me cose irrisolte, attese sospese, ferite che stanno ancora guarendo. Non so cosa mi riserverà il nuovo anno. Non so quali prove arriveranno, né quali grazie mi sorprenderanno. Ma so che chi si affida a Te non vive secondo le proprie certezze, bensì secondo la Tua volontà.
Vivere secondo la Tua volontà significa continuare a camminare anche quando non vedo la strada. Significa restare, anche quando sarebbe più facile fuggire. Significa fidarmi, anche quando il futuro fa paura, perché so che Tu non tradisci chi si abbandona a Te.
Per questo, alla soglia di un nuovo anno, non porto risposte, ma fede. Non porto certezze, ma affidamento. E con tutta la verità che ho nel cuore, dico ancora:
Te Deum laudamus.
Per ciò che mi ha fatta crescere.
Per ciò che mi ha ferita.
Per ciò che non comprendo ancora.
Ti lodo, Signore, perché Tu sei Dio.
E questo, oggi, mi basta.
Zarish Imelda Neno