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mercoledì 15 luglio 2026

Marcello Veneziani. La debole speranza di disarmare l’Intelligenza artificiale

Il nuovo documento di Leone XIV sull'Intelligenza artificiale suscita molti e variegati commenti. Di seguito riprendiamo quello di Marcello Veneziani. 

La debole speranza di disarmare l’Intelligenza artificiale

Doverosa e prevedibile la prima enciclica di Papa Leone XIV, necessaria e vana. Ma sacrosanta. Propone di disarmare l’Intelligenza artificiale ma la Chiesa a sua volta è disarmata, non ha il potere di frenare e guidare la tecnica, esorta, predica e non può fare altro. Eppure se non lo fa la Chiesa, il Papa, quale altra autorità morale e spirituale è in grado di esprimere questa onesta preoccupazione, di salvaguardare l’uomo nel nome della sua ispirazione divina? Parla all’umanità intera e nel nome di quei due miliardi di uomini che in vario modo vivono nella cristianità. Non ce ne sono altre.

Ho letto l’intera enciclica, non mi sono accontentato dei sunti, dei passi e dei titoli e non l’ho fatto perché pignolo e precisino ma perché reputavo che il tema, la fonte, le questioni che solleva meritassero l’attenzione. Così è stato, anche nei passi in cui era facile precedere il testo. Ora vi propongo una sintesi commentata.

Per cominciare, l’opposizione da cui si parte
Magnifica Humanitas è tra Babele, con la sua torre della potenza e della superbia e la Città di Dio, l’agostinana civitas dei, l’ideale cristiano. Ogni epoca, dice il Papa, rischia il disumano; vero, ma questa è la prima epoca in cui abbiamo i mezzi, senza averne la coscienza, per sostituire l’umano, il divino e la natura, con la tecnica, l’androide e l’artificiale. Siamo vicini al punto di non ritorno, rischiamo di atrofizzare le nostre elementari facoltà umane per capirlo. Non più solo disumano ma siamo incamminati oltre l’umano.

Leone XIV richiama l’intera tradizione della Chiesa, a partire da Agostino e Tommaso. E nel nostro tempo parte dalla Rerum Novarum del suo predecessore Leone XIII, che affrontò le novità del suo tempo e fondò la dottrina sociale della Chiesa. Ma poi avvolge nel suo sguardo tutta la storia che ne è seguita, i suoi papi, le loro encicliche, il concilio. Leone XIV è il papa della continuità con Ratzinger, con Francesco e con la Chiesa intera.

Il criterio a cui si ispira è il “sano realismo”: partire dalla realtà, considerare i nostri limiti, le nostre fragilità. Lo scopo è il bene dell’umanità ispirato da Dio, e dunque “costruire un mondo in cui tutti possono fiorire”. Bellissima espressione, magnifica speranza, ma se siamo realisti assai ardua ad attuarsi. Il sottinteso è la destinazione universale dei beni, rispetto a cui sono subordinati tutti i beni individuali, inclusa la proprietà privata. Ciò vuol dire, spiega, che anche i brevetti, le piattaforme, la tecnologia e gli algoritmi non sono privilegio di pochi, ma devono essere per tutti. Ossia “sviluppo integrale” per tutto l’uomo e per ogni uomo. Anche qui, giusto ma difficile. Il tema che ne deriva è la giustizia sociale, la solidarietà e la sussidiarietà, insomma, il bene comune, nel pieno della tradizione cristiana. Ma Leone XIV non si rivolge solo ai cristiani ma a tutti i “compagni di cammino” cioè coloro che “cercano sinceramente la verità, la bontà e la bellezza”.

L’Intelligenza Artificiale non sostituisce l’intelligenza umana, non può farlo, nota; anzi mi spingerei a dire che non dovremmo chiamarla intelligenza ma cervellone artificiale, perché come nota giustamente l’enciclica, imita solo alcune funzioni dell’intelligenza, non condivide gli affetti, le ispirazioni, la creatività, l’amore e la sensibilità dell’intelligenza umana. Corre troppo veloce e la usiamo senza conoscerla, dice il Papa, è un aiuto prezioso ma va guidata e vanno responsabilizzati tutti i passaggi; il Papa americano usa l’espressione “accountability” per dire che deve rendere conto dei suoi esiti e processi. Sarebbe pericoloso se pochi decidessero a quale etica o morale deve ubbidire l’IA, e aggiunge: “Serve una politica più presente”. Giusto, la politica è piccola, distratta, tardiva, presa dalla quotidianità e dalla propria autoaffermazione.

E qui il Papa usa l’espressione disarmare l’IA, cioè “rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare”; sottrarla ai monopoli, agli usi bellici e distruttivi e alle oligarchie, farla diventare la casa comune. Bel progetto ma ogni sapere, e ogni scoperta, è sempre stata frutto dell’opera di pochi ed è sempre stata in fondo veicolata dai pochi; non esiste scienza o tecnologia democratica; l’effetto può riguardare tutti ma la nascita, lo sviluppo e la direzione è sempre ad opera di pochi. Il problema, insolvibile, è che i pochi siano vere aristocrazie e non prepotenti oligarchie, e che siano governate da pochi ma nell’interesse di molti, e non nell’interesse di pochi. Qui andrebbe esplicitata una critica all’intreccio tra capitalismo e tecnica, sotto l’egida di un liberismo pernicioso. Ma Prevost è di Chicago, non viene da Cracovia o dal Sud America… Bisogna combattere la deriva antiumana della tecnica, non assolutizzare l’intelligenza, ci sono affetti, volontà, legami, dedizioni e bisogna opporre alla potenza la cura; cioè curarsi degli altri e di sé. Pericoloso secondo il Papa è lo sfondo ideologico e oltreumano del transumano e del postumano, l’ibridazione dell’uomo con la macchina, in una specie di centauro tecno-umanoide. Ma in seguito riconosce che è umana l’aspirazione da cui nascono il transumano e il postumano, di una vita più piena, meno fragile, meno carica di sofferenze. L’umano, dice l’Enciclica, non è materiale da perfezionare; e il più che umano non è prerogativa solo della tecnica; anche la fede cristiana si sporge oltre l’umano, ispirata dallo Spirito Santo (che la Tecnica sostituisce con l’algoritmo). Il progetto dell’Enciclica è un nuovo umanesimo cristiano, grato alla scienza e alla tecnica ma teso a custodire la verità, il diritto al lavoro, la libertà, messi a repentaglio dalla tecnologia e dall’IA. Aggiungerei l’intelligenza critica. Il Papa propone “un’alleanza educativa” per l’era digitale, un’ecologia della comunicazione. La famiglia, dice, è un bene sociale fragile, da tutelare.

E ribadisce la sua critica alla finanza senza scrupoli, al culto del profitto e della performance a ogni costo. Dobbiamo difenderci dalla dipendenza e dalla mercificazione, dai rischi della manipolazione e del controllo, dalle nuove schiavitù e dai nuovi colonialismi indotti dalla potenza tecnica. Opporre alla cultura della potenza la civiltà dell’amore. Sacrosanto, ma l’amore è inerme rispetto alla potenza che usa la forza…

Leone XIV respinge il ricorso alla guerra e la sua “normalizzazione” dei nostri giorni e qui risuonano i suoi vani, reiterati appelli, profeta inascoltato come i suoi predecessori. Sostiene il multilateralismo e la via dei negoziati e critica il falso realismo che è paravento della forza, dice che dobbiamo disarmare anche le parole, cercare la pace nella giustizia, “assumere lo sguardo delle vittime”. Cita curiosamente Tolkien in tema di salvezza della terra, esorta a pregare, riconoscendo nel volto di Cristo, ”una magnifica umanità” e affidandosi infine a Maria e al Magnificat, impegnandoci ad essere “tessitori di speranza”.

Che dire? Una lezione di amore per l’umanità e per la dignità umana, di difesa della civiltà e della giustizia sociale, di vera ispirazione cristiana. Il suo appello alla speranza cade in una società che vive ormai da tempo una disperazione piena di comfort. La speranza è troppo rispetto alla realtà del mondo, ma è anche troppo poco per salvarlo. Forse dovremmo partire dalla disperazione, ovvero considerare la disperazione non come approdo ma come punto di partenza e poi metterci tutta la buona volontà. Dopo tanta sfiducia fino alle cose penultime, nutrire fiducia nelle cose ultime. Alla fine Qualcuno ci salverà.
Marcello Veneziani
La Verità – 29 maggio 2026
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19 commenti:

  1. Siccome non credo nella tecnica, che reputo trappola per ostacolare la santificazione dell'essere umano, non ho nulla da dire. Tranne che un Pontefice dovrebbe insegnare come diventare Santi in situazione di un assedio demoniaco di almeno cento anni. RFP non si ponga grandi mete, cerchi di insegnare il Catechismo di San Pio X ai cattolici in fuga.

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  2. Un po' d'aria fresca. Non artificiale.

    PENSIERI DI LUCIO ANNEO SENECA SUI GIUDIZI ALTRUI

    Vuoi sapere quanto sia folle il desiderio della gloria? Considera da chi essa dipenda: da coloro che oggi ti lodano e domani ti condanneranno.

    Come le pietre dure respingono il ferro e i sassi non rompono le rocce, così l’animo del saggio è invulnerabile.

    Nessuno viene offeso se non da se stesso. L'ingiustizia fa male a chi la commette, non a chi la subisce.

    Non importa ciò che sei agli occhi degli altri, ma ciò che sei ai tuoi occhi.

    Il favore della folla non si ottiene se non con mezzi degradanti. Per piacere al popolo, devi somigliare al popolo.

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  3. “Doverosa e prevedibile la prima enciclica di Papa Leone XIV, necessaria e vana. Ma sacrosanta. Propone di disarmare l’Intelligenza artificiale ma la Chiesa a sua volta è disarmata, non ha il potere di frenare e guidare la tecnica, esorta, predica e non può fare altro”. Ottimo incipit.
    E a proposito di frenare o guidare la tecnica, mi sovviene quando a cavallo degli anni ’90 a seguito della diffusione dei risultati degli esperimenti condotti sugli embrioni nelle primissime fasi di sviluppo con la tecnica Crispr-Cas9, una rivista del settore consultò alcuni dei maggiori esperti tra cui il famoso Craig Venter, che è stato il primo a realizzare il sequenziamento del genoma umano, per valutare il potenziale dei rischi della nuova tecnica e se potesse avere un seguito. La risposta fu lapidaria e chiarissima: «The question is when, not if». La questione non è se, ma quando. E infatti sappiamo bene dove siamo arrivati.
    Quando qualcosa diventa realizzabile, al di là dei rischi e delle questioni etiche, ci sarà sempre qualcuno che andrà avanti mettendola in pratica.

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  4. Mi sorprendo sempre di trovare, in questo ed in altri blog, ancora qualcuno che crede che Cappuccetto Rosso sia veramente esistita.
    Claudio Gazzoli

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  5. Il buon Veneziani pecca di ingenuità o ci prova a farci fessi? Dove l’ha vista la continuità tra Benedetto e Francesco, per allinearci Leone?
    Ammesso e non assodato se possa esserci continuità tra uno studioso di Agostino (BXVI) e un agostiniano (LXIV) il “magistero” di Francesco ne è povero se non ridotto a bigliettino nei cioccolatini.

    Ben venga un ritorno all’umanita’ ma sapendola corrotta. Noi siamo fatti per il giardino (il paradiso) e non per la natura (corrotta). La natura incustodita diventa selva o foresta, in cui spadroneggiano i lupi e si annida la serpe. Il giardino è tutt’altro e Cristo sì è incarnato in Maria quale giardino preservato, paradiso di Dio in terra.
    Bergoglio tutto questo non l’ha mai creduto, sempre che l’abbia studiato o pensato.
    La cura del giardino sa usare l’intelligenza artificiale per il bene dell’uomo che incontra Dio, non per gli interessi dei lupi o delle serpi, che sono una minaccia.
    Il cristiano cura il bosco per farne un giardino e cura l’anima per riportarla al cospetto del Signore nel giardino.
    Non è ambientalismo, ma salvezza. La natura che abbiamo è corrotta e salutarla come se fosse perfetta rappresenta un’eresia teologica e anche una forma di idolatria.

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    1. Come molti conservatori tradizionalisti, Veneziani è caduto nella trappola della retorica papale. Il disarmo è un tòpos che Leone ha utilizzato fin dal primo discorso, per portarci a una geopolitica filo Cina e filo Islam.

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  6. "È sotto la maschera e il travestimento di un progresso che nega il peccato e la colpa che l'Anticristo sfila oggi nel mondo, siede nelle nostre aule, scrive sulle nostre riviste"

    C'è qualcosa di marcio nel mondo; e quel marcio è così radicale e universale che non si spiega con le cose, ma con uno spirito: lo spirito del male. È la nostra cecità a non vedere che c'è il male, perché ne abbiamo negato l'esistenza. Un uomo senza occhi può essere convinto che la notte è giorno e il giorno è notte.

    Così anche il mondo moderno, che ha perso sia gli occhi della fede che quelli della ragione, può essere indotto a credere che lo spirito dell'anticristo non sia qui, perché ha dimenticato Cristo, chi lo convincerà che c'è un Anticristo? (...)

    Gli uomini pensano che il male debba venire sotto le sembianze di un germe, o di una bomba, o di un'incidente, o di un'esplosione, o di un disastro ferroviario, o di un fallimento bancario, dimenticando che il più grande male può venire all'uomo sotto le mentite spoglie dei pensieri e delle idee umane.

    È sotto la maschera e il travestimento di un progresso che nega il peccato e la colpa che l'Anticristo sfila oggi nel mondo, siede nelle nostre aule, scrive sulle nostre riviste, si pavoneggia sui nostri palcoscenici, promettendo di redimere l'uomo quando avrà abbandonato la Croce e la penitenza.

    (Fulton J. Sheen, da "For God and Country", 1941)

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  7. Siamo al centro della battaglia, non serve lucidare la canna del fucile...
    Claudio Gazzoli

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  8. Aspettando di disarmare l'intelligenza artificiale, per intanto non disarmiamo i delinquenti in Italia, ma li lasciamo che compiano il loro lavoro.
    Il gioielliere Roggero di Grinzane Cavour viene condannato definitivamente in Cassazione a 14anni e 9mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori che erano entrati nel suo negozio.

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  9. Uno degli errori della Chiesa moderna è rincorrere i buoi quando già sono usciti dalla stalla.
    Così è per l'intelligenza artificiale ora, così è stato per il gender in passato. A proposito di quest'ultimo, il Magistero avrebbe dovuto esprimersi già nei primi anni 90, dato che a quella data già si tenevano corsi universitari in materia nelle università anglo-americane. Forse avrebbe ottenuto poco anche allora, ma tant'è, meglio di niente e sicuramente meglio del "chi sono io per giudicare" bergoglionico.

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  10. Con la nascita entriamo nel mondo, con la morte ne usciamo. In questo lasso di tempo dovremmo santificarci, nei fatti ci lasciamo diseducare dal mondo dinamico, scaltro ed istigatore di tutti i vizi. Ora che anche la chiesa si è fatta mondana, non vi è più certezza che si possa ricevere una educazione che resista alla mondanità. Forse questi tempi richiedono che ognuno lavori alla sua santificazione, che faccia tesoro dei buoni esempi, che cerchi i libri che nutrono la sua anima, che frequenti le persone migliori, che impari ad allontanare i cattivi pensieri ed a mettersi alla scuola dei i buoni pensieri. Fortunatamente non mancano i buoni libri della Tradizione Cattolica di sempre, ne basta uno per non perdersi. Il Signore Gesù Cristo conosce la situazione di ognuno di noi e non mancherà di venirci in aiuto con i suoi Angeli, con una santa ispirazione, con un buon incontro. In alto i cuori!

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  11. Magari il papa attuale è un agente cinese o islamico. Le sue encicliche non sono mai rivolte a questi due mondi che ovviamente se ne fregheranno delle sue esortazioni. Solo l'occidente deve obbedire e rendersi più debole rispetto ai comunisti e agli islamici. Bah!

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  12. VANA... TUTTO DIRE

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  13. Ci si interroga anche sulle foto. Qui mi sembra calzante: faccia tosta.

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  14. Jordi Bertomeu: "Un laico o una laica pueden dirigir la parroquia"
    https://www.religiondigital.org/libros/jordi-bertomeu-laico-laica-dirigir-parroquia-sacerdotes-libros_1_1460705.html

    Bertomeu è ufficiale dello Dicastero per la dottrina della fede nella sério e disciplinare.

    Esiste uno stato di necessità progressista?

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    1. Tanto più esiste lo stato di necessità per i lefevbriani!

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  15. Certi commenti non me li lascia mettere, cen..sura... degli algoritmi...tipo il commento 10,25 che riportava la frase di Veneziani, quindi nulla di osceno o violento... ho dovuto limarla come sopra.. altrimenti" impossibile pubblicare prova piu tardi"

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    1. A dire il vero spesso compare la scritta "prova più tardi", ma è stato sufficiente ritentare e il commento è partito senza nessuna modifica. Non credo questo blog usi un algoritmo.

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    2. Questo blog non usa algoritmi né altri tipi di filtro.
      La moderazione non pubblica gli interventi provocatori gli anatemi sempre quelli e le lagne estenuanti di chi a volte viene escluso anche per non star lì a replicare sempre le stesse cose....

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