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domenica 28 giugno 2026

Mons. Viganò / Il cardinale Müller e quel conservatorismo pseudocattolico che fa il gioco della chiesa sinodale

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Mons. Viganò / Il cardinale Müller e quel conservatorismo pseudocattolico che fa il gioco della chiesa sinodale

Il cardinale Müller, invece di prendere atto della situazione di crisi devastante in cui versa la Chiesa cattolica a causa della rivoluzione conciliare e sinodale, con sprezzo del ridicolo sostiene che la Gerarchia postconciliare non si è mai discostata dalla Tradizione, e che la Fraternità San Pio X si sbagli nell’affermare il contrario.

Müller propone una versione rinnovata del motu proprio “Ecclesia Dei adflicta”, con il quale replicare la frode del 1988, spacciando per scisma la fedeltà al Magistero immutabile e per ortodossia l’accettazione degli errori del Concilio.

Siamo al “credo quia absurdum”.

La chiesa conciliare e sinodale pretende di poter rimodellare la realtà addomesticandola alla propria narrazione. Essa esige dai fedeli un assenso acritico e contraddittorio, sotto pena di scomunica.

Sua Eminenza crede che i chierici e i laici legati alla Fraternità possano essere accontentati offrendo loro un surrogato di ciò che già hanno, come si getta un osso a un cane da tenere alla catena.

Müller scoprirà presto – e i membri degli istituti ex-Ecclesia Dei con lui – che ridurre la denuncia del golpe conciliare a una questione cerimoniale è scelta miope e ideologica, specialmente quando la Gerarchia non ha alcuna intenzione di cedere minimamente sui principi ereticali di cui si fa promotrice.

Chieda a Fernández: si può mercanteggiare sulla dottrina della Grazia con i luterani e tributare onori prelatizi a un’eretica anglicana, ma non è consentito esprimere la minima perplessità per il feticcio del Vaticano II.

Eppure Müller sostiene che la chiesa postconciliare non si sia allontanata dal solco della Tradizione…

Il conservatorismo pseudocattolico di questi gatekeeper è strumentale all’implementazione della sinodalità e va sdegnosamente respinto.
Mons.Carlo Maria Viganò su x.com  

6 commenti:

  1. Condivido appieno questo intervento di Mons. C. M. Viganò e trovo efficacissima l'espressione

    "come si getta un osso a un cane da tenere alla catena".

    Vieni, o Spirito Santo!

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    1. http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV7993_Catholicus_Ultima_battaglia_del_diavolo.html. : non tutti i cani amano stare alla catena a rosicchiare un osso ! Lone Wolf

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  2. Pace fatta tra Müller e Gutiérrez. Ma Bergoglio non ci sta.
    https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350589.html

    Il cardinale Müller è un esponente della teologia della liberazione. All'epoca dei colloqui con la Fraternità San Pio X sosteneva posizioni che suscitarono forti controversie, tra cui alcune affermazioni sull'Immacolata Concezione ritenute da molti incompatibili con il dogma. Prima dell'elezione di Bergoglio era generalmente considerato un progressista; oggi, invece, viene spesso presentato come un conservatore.

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  3. Domani il direttore del Il Giornale Cerno farà un editoriale in prima pagina sulla Messa Tridentina e ha fatto aumentare le copie nelle edicole in zona Borgo Pio e Vaticano. Sarebbe importante, per chi abita a Roma, che si comprassero il più copie possibile in quella zona per convincere Cerno che l argomento tradì è utile per le vendite. Fatelo e fate girare la cosa ai vostri amici romani

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  4. L'articolo odierno di Cerno su ilGiornale on line su come risolvere la crisi con i "lefebvriani" appare scombianto, scritto da uno che ha solo un'idea generica dei problemi sul tappeto.

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  5. Il sinodare ecclesiale non è un banale assemblearismo. Si fonda infatti sulla fede cristiana, in un comune sentire di testimonianza di Cristo per la salus animarum.

    Una sinodalità poco genuina e geneticamente modificata può trasformarsi in un cilindro da prestigiatore, o nel gonnellino di Eta Beta, da cui esce di tutto.

    Una sinodalità priva della Tradizione e concepita ideologicamente come suo travisamento, è intrinsecamente relativista: chi afferma di possedere la verità è considerato un intollerante intollerabile e dunque il relativista può affermare la sua verità come insindacabile. Qualcuno anni fa denunciò lucidamente questa dittatura del relativismo, ma si trovò contro buona parte dei fautori della Tradizione, troppo presi a dargli del modernista per capire che aveva centrato il nocciolo della questione.

    Il relativista impone la sua verità ascoltando tutti, ma redigendo dei documenti precompilati da votare a maggioranza, divenuta -fuori dalla Tradizione- il più solido criterio di verità. Il relativista sinodaleggiante vagheggia un discernimento ideale, scadendo nell'ignoranza della materia (non un giudizio, ma una constatazione).

    Il discernimento degli spiriti infatti NON si fa banalmente a livello di un ascolto nudo e crudo, con gli orecchi (Gesù dice: “hanno orecchi e non odono”), perché si tratta di farlo in un’interiorità educata alla presenza di Dio, abitata dal Suo Spirito e non dai nostri pensieri (che non sono quelli di Dio). Perciò questo discernimento deve avvenire DENTRO la TRADIZIONE ecclesiale, la quale NON è oggetto di discernimento. I biricchini invece dicono di stare nell'alveo, ma intanto scavano pericolosamente gli argini disinteressandosi del fiume, scavalcandolo qua e là con tanti bei ponti.
    E’ un fatto: NON TUTTI e NON SEMPRE siamo capaci di un DISCERNIMENTO SPIRITUALE.
    Tutti siamo capaci di un "discernimento pratico" (se piove porto l'ombrello, se ho la gastrite non mangio la cassoela): fin qui basta semplicemente un po’ di ragione pratica e buon senso comune.
    Non tutti abbiamo lo stesso "discernimento morale": il FIDARSI DI DIO fonda la morale su una sapienza e una rivelazione, ma se le reinterpreto allora questa morale diventa un fondo sdrucciolevole, dove ognuno può ritenersi in grado di sgommare sentendosene capace.
    Si capisce perciò che non tutti possiamo agire il "discernimento spirituale": Sant'Ignazio di Loyola non ha proposto gli esercizi spirituali per ridurli a quattro regolette da dare in pasto ai preadolescenti... Non si tratta di applicare qualche regolina, perchè ci sono dietro San Gregorio di Nissa, San Bernardo o Garcia de Cisneiros... Serve una settimana di PURIFICAZIONE dai peccati e dai pensieri cattivi; poi una settimana di ILLUMINAZIONE per ricevere la grazia; solo dopo si può stare una settimana per giungere UNITI alla CONTEMPLAZIONE sponsale: eh sì, perché il cristiano è nella Chiesa e la Chiesa è la sposa di Cristo. C’è una fedeltà da contemplare.
    Chi dice di “fare discernimento” muovendo e restando immerso nei suoi pensieri è ben lungi dall’essere nella fase UNITIVA con Cristo, ma sta solo unito ai suoi ragionamenti e progetti che porta avanti a colpi di dibattiti, documenti e maggioranze chiamandoli un sinodare spirituale. Questa è un'ipocrisia. Il surrogato della sinodalità viene spacciato per la sua genuina espressione ecclesiale. Se non ci si purifica prima dal peccato e dai cattivi pensieri, la pseudo-sinodalità serve solo a giustificare il peccato e il vizio!

    Questo falso d'autore privo di esame di coscienza produce mostri e anche
    espressioni apparentemente innocue come il “cambiamento di paradigma", private di ogni intento di purificazione di o penitenza sono solo la chiave di un progetto di trasformazione che ambisce a modificare dall’interno la struttura della Chiesa cattolica, minandone le fondamenta.

    Possibile che non ci sia un partecipante al sinodo che invece di celebrarne le magnifiche sorti non sollevi almeno un velatissimo richiamo a queste ovvietà?

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