14 Luglio. Il Sangue che sostiene chi confessa la fede
Sangue di Cristo, sostegno dei confessori
Un appellativo litanico stupendo che troviamo nella invocazione al Preziosissimo Sangue è affermare che il Sangue di Cristo è il sostegno dei confessori.
Nella tradizione della Chiesa, i confessori sono coloro che hanno testimoniato la fede con la vita, senza arrivare necessariamente al martirio cruento. Hanno confessato Cristo nella perseveranza, nella dottrina, nella carità, nella fedeltà quotidiana. Vescovi, sacerdoti, monaci, religiose, laici, uomini e donne che hanno attraversato il tempo senza separare la fede dalla vita. Non sempre hanno avuto una morte drammatica. Hanno avuto qualcosa di altrettanto esigente: una fedeltà lunga.
Questa invocazione è preziosa perché ci ricorda che la santità non è fatta soltanto di gesti eroici concentrati in un momento. Vi è un eroismo disteso negli anni, nascosto dentro la ripetizione dei giorni. Continuare a credere. Continuare a pregare. Continuare a servire. Continuare a rialzarsi. Continuare ad amare la Chiesa anche quando le sue ferite fanno soffrire. Il cristiano maturo non vive di slanci occasionali. Vive di fedeltà sostenuta dalla grazia.
Il Sangue di Cristo sostiene i confessori perché ogni testimonianza cristiana ha bisogno di essere nutrita dal sacrificio del Signore. Senza questo sostegno, anche le migliori intenzioni si consumano. All’inizio si può partire con entusiasmo, poi arrivano le fatiche, le delusioni, le incomprensioni, i peccati propri e altrui, l’aridità della preghiera, la monotonia del servizio. Lì si vede se la fede poggia sul sentimento del momento o sul Sangue di Cristo.
I confessori ci insegnano una cosa semplice e dimenticata: la vita cristiana ha bisogno di durata. Non basta una commozione, non basta una conversione iniziale, non basta una stagione intensa. Occorre lasciarsi formare nel tempo. La grazia lavora spesso con lentezza, come l’acqua che scava la pietra. Noi vorremmo risultati rapidi, conversioni immediate, santità con consegna espressa, possibilmente tracciabile. Dio preferisce far maturare il cuore. Che lentezza scandalosa, vero? Peccato che funzioni meglio delle nostre accelerazioni nevrotiche.
Il Sangue di Cristo sostiene anche la confessione pubblica della fede. Non sempre in modo clamoroso. A volte basta vivere cristianamente in un ambiente che considera la fede irrilevante, superata, ingombrante. Basta non vergognarsi di pregare, di parlare con rispetto della Chiesa, di difendere la vita, di custodire la verità sul bene e sul male, di scegliere il Vangelo quando il mondo suggerisce scorciatoie più comode. Il confessore della fede non ha bisogno di urlare. Ha bisogno di essere integro.
Questa invocazione riguarda molto da vicino anche la nostra vita ordinaria. Quante volte siamo tentati di stancarci del bene. Si comincia con generosità e poi ci si accorge che il bene chiede ripetizione, pazienza, umiltà. Una persona da assistere, una comunità da servire, una promessa da mantenere, una preghiera da custodire, un dovere da compiere senza gratificazioni immediate. Il Sangue di Cristo sostiene proprio lì, quando la fedeltà perde il suo fascino iniziale e diventa amore concreto.
La pratica spirituale può essere un piccolo atto di perseveranza. Riprendere una preghiera trascurata. Portare a termine un dovere lasciato in sospeso. Restare fedeli a un impegno assunto. Fare bene qualcosa che nessuno noterà. Offrire tutto al Signore con una formula semplice: “Sangue di Cristo, sostieni la mia fedeltà”. Non serve trasformare la giornata in un’impresa epica. Basta non scappare dal bene possibile.
I confessori della fede ci ricordano che la santità non è improvvisazione. È una vita consegnata, giorno dopo giorno, al Signore. Il Sangue di Cristo li ha sostenuti nelle prove visibili e in quelle nascoste. Lo stesso Sangue sostiene anche noi, quando la fede chiede continuità, quando la carità chiede pazienza, quando la speranza chiede di resistere alla stanchezza.
Chi si lascia sostenere dal Sangue di Cristo diventa affidabile. Non perfetto nel senso freddo e irraggiungibile del termine. Affidabile perché torna sempre alla sorgente. Affidabile perché non fonda tutto su se stesso. Affidabile perché sa che la propria forza viene dal Redentore. E questa, per una creatura umana, è già una notevole guarigione.
Nella tradizione della Chiesa, i confessori sono coloro che hanno testimoniato la fede con la vita, senza arrivare necessariamente al martirio cruento. Hanno confessato Cristo nella perseveranza, nella dottrina, nella carità, nella fedeltà quotidiana. Vescovi, sacerdoti, monaci, religiose, laici, uomini e donne che hanno attraversato il tempo senza separare la fede dalla vita. Non sempre hanno avuto una morte drammatica. Hanno avuto qualcosa di altrettanto esigente: una fedeltà lunga.
Questa invocazione è preziosa perché ci ricorda che la santità non è fatta soltanto di gesti eroici concentrati in un momento. Vi è un eroismo disteso negli anni, nascosto dentro la ripetizione dei giorni. Continuare a credere. Continuare a pregare. Continuare a servire. Continuare a rialzarsi. Continuare ad amare la Chiesa anche quando le sue ferite fanno soffrire. Il cristiano maturo non vive di slanci occasionali. Vive di fedeltà sostenuta dalla grazia.
Il Sangue di Cristo sostiene i confessori perché ogni testimonianza cristiana ha bisogno di essere nutrita dal sacrificio del Signore. Senza questo sostegno, anche le migliori intenzioni si consumano. All’inizio si può partire con entusiasmo, poi arrivano le fatiche, le delusioni, le incomprensioni, i peccati propri e altrui, l’aridità della preghiera, la monotonia del servizio. Lì si vede se la fede poggia sul sentimento del momento o sul Sangue di Cristo.
I confessori ci insegnano una cosa semplice e dimenticata: la vita cristiana ha bisogno di durata. Non basta una commozione, non basta una conversione iniziale, non basta una stagione intensa. Occorre lasciarsi formare nel tempo. La grazia lavora spesso con lentezza, come l’acqua che scava la pietra. Noi vorremmo risultati rapidi, conversioni immediate, santità con consegna espressa, possibilmente tracciabile. Dio preferisce far maturare il cuore. Che lentezza scandalosa, vero? Peccato che funzioni meglio delle nostre accelerazioni nevrotiche.
Il Sangue di Cristo sostiene anche la confessione pubblica della fede. Non sempre in modo clamoroso. A volte basta vivere cristianamente in un ambiente che considera la fede irrilevante, superata, ingombrante. Basta non vergognarsi di pregare, di parlare con rispetto della Chiesa, di difendere la vita, di custodire la verità sul bene e sul male, di scegliere il Vangelo quando il mondo suggerisce scorciatoie più comode. Il confessore della fede non ha bisogno di urlare. Ha bisogno di essere integro.
Questa invocazione riguarda molto da vicino anche la nostra vita ordinaria. Quante volte siamo tentati di stancarci del bene. Si comincia con generosità e poi ci si accorge che il bene chiede ripetizione, pazienza, umiltà. Una persona da assistere, una comunità da servire, una promessa da mantenere, una preghiera da custodire, un dovere da compiere senza gratificazioni immediate. Il Sangue di Cristo sostiene proprio lì, quando la fedeltà perde il suo fascino iniziale e diventa amore concreto.
La pratica spirituale può essere un piccolo atto di perseveranza. Riprendere una preghiera trascurata. Portare a termine un dovere lasciato in sospeso. Restare fedeli a un impegno assunto. Fare bene qualcosa che nessuno noterà. Offrire tutto al Signore con una formula semplice: “Sangue di Cristo, sostieni la mia fedeltà”. Non serve trasformare la giornata in un’impresa epica. Basta non scappare dal bene possibile.
I confessori della fede ci ricordano che la santità non è improvvisazione. È una vita consegnata, giorno dopo giorno, al Signore. Il Sangue di Cristo li ha sostenuti nelle prove visibili e in quelle nascoste. Lo stesso Sangue sostiene anche noi, quando la fede chiede continuità, quando la carità chiede pazienza, quando la speranza chiede di resistere alla stanchezza.
Chi si lascia sostenere dal Sangue di Cristo diventa affidabile. Non perfetto nel senso freddo e irraggiungibile del termine. Affidabile perché torna sempre alla sorgente. Affidabile perché non fonda tutto su se stesso. Affidabile perché sa che la propria forza viene dal Redentore. E questa, per una creatura umana, è già una notevole guarigione.
Alla scuola del beato Giovanni Merlini
Il beato Giovanni Merlini insegna la fedeltà lunga, sobria, ordinata. La sua sapienza spirituale cerca perseveranza nel bene, obbedienza alla volontà di Dio e pace nel cuore. Proprio questo è il sostegno dei confessori: durare nella grazia. (cfr. G. Merlini, Lettere a Maria De Mattias I, Edizioni Sanguis, Roma 1974, pp. 40 e 63.)
Preghiera
Signore Gesù, sostegno dei confessori, donami la grazia della fedeltà lunga. Aiutami a non vivere di slanci momentanei e di entusiasmi che evaporano alla prima fatica, come certi propositi del lunedì mattina. Il tuo Sangue sostenga la mia perseveranza, rinnovi il mio amore alla Chiesa e mi renda affidabile nel bene quotidiano.
Giaculatoria
Sanguis Christi, virtus Confessórum, salva nos.
Sangue di Cristo, sostegno dei confessori, salvaci.
don Mario Proietti

Ho letto lo scritto di Mons. Jan Paweł Lenga:.Deo gratias!
RispondiEliminaM'è venuta in mente la meditazione dei due stendardi di S. Ignazio di Loyola.
Eccola:
«Meditazione dei due stendardi, l’uno di Cristo, sommo capitano e Signore nostro, l’altro di Lucifero, mortale nemico della natura umana.
«137 «Il primo preambolo è il fatto storico della meditazione. Qui sarà da una parte come Gesù Cristo chiama e vuole tutti gli uomini sotto il suo stendardo, e dall’altra Lucifero che li vuole sotto il suo.
«138 «Il secondo, composizione di luogo, sarà qui vedere una vasta pianura nei dintorni di Gerusalemme al centro della quale è Cristo nostro Signore, capo supremo di tutti gli uomini buoni; e un altro campo, nella regione di Babilonia, dove Lucifero è il caporione dei nemici.
«139 «Il terzo, domandare ciò che voglio ottenere. Sarà qui chiedere conoscenza degli inganni del malvagio caporione e aiuto a guardarmi da essi, conoscenza della vera vita indicata dal capo supremo e legittimo, e le grazie per imitarlo».
[140] Primo punto. Immagino nel vasto campo di Babilonia il capo degli avversari, che siede su un grande seggio di fuoco e di fumo, orribile e spaventoso nell’aspetto.
[141] Secondo punto. Considero che egli chiama a raccolta innumerevoli demoni e poi li sparge, chi in una città chi in un’altra, per tutto il mondo, senza tralasciare alcuna regione o luogo o stato di vita, né alcuna persona in particolare.
[142] Terzo punto. Considero il discorso che egli rivolge loro, incitandoli a gettare agli uomini reti e catene; come di solito avviene, cominceranno ad attirarli con l’avidità delle ricchezze; così essi giungeranno più facilmente alla ricerca del vano onore del mondo, e infine a un’immensa superbia. Vi sono perciò tre scalini: il primo è la ricchezza, il secondo il vano onore, il terzo la superbia; da questi tre scalini egli spinge gli uomini a tutti gli altri vizi.
[143] Tutto al contrario si deve immaginare il sommo e vero capitano che è Cristo nostro Signore.
[144] Primo punto. Considero Cristo nostro Signore, in un vasto campo nella regione di Gerusalemme, in luogo umile, bello e gradevole.
[145] Secondo punto. Considero il Signore di tutto il mondo, che sceglie tante persone apostoli, discepoli ed altri e le invia in tutto il mondo per diffondere la sua santa dottrina tra gli uomini di ogni stato e condizione.
[146] Terzo punto. Considero il discorso che Cristo nostro Signore rivolge a tutti i suoi servi e amici, che invia a questa missione, raccomandando loro che cerchino di aiutare tutti gli uomini: li condurranno anzitutto a una somma povertà spirituale e, se la divina Maestà così vorrà e intenderà sceglierli, anche alla povertà materiale; poi al desiderio di ricevere umiliazioni e disprezzi, perché da questi nasce l’umiltà. Vi sono perciò tre scalini: il primo è la povertà opposta alla ricchezza, il secondo l’umiliazione e il disprezzo opposti al vano onore del mondo, il terzo l’umiltà opposta alla superbia; da questi tre scalini li guideranno a tutte le altre virtù.»
Sanguis Christi, salva nos,