20 Luglio. Il Sangue che sorregge i morenti
Sangue di Cristo, conforto dei morenti
Questa mattina la nostra riflessione ci porta davanti a una soglia che l’uomo tende a rimuovere e che la fede ci insegna a guardare con verità: è la soglia della morte. L’agonia, cioè il combattimento che ci aspetta al termine della nostra esistenza, nella sua drammaticità è supportato dal conforto. Per questo invochiamo: Sangue di Cristo, conforto dei morenti, salvaci.
La morte è la grande realtà che la cultura contemporanea cerca spesso di nascondere. La si sposta negli ospedali, la si avvolge di parole delicate, la si trasforma in evento privato da gestire con discrezione. Eppure resta lì, seria, inevitabile, capace di smascherare molte illusioni. L’uomo può distrarsi da tutto, perfino da se stesso, impresa nella quale si applica con zelo ammirevole. Non può cancellare la propria finitudine.
La fede cristiana non banalizza la morte. Non la chiama semplicemente “passaggio” per addolcirla, non la tratta come un fatto naturale privo di dramma. La morte è entrata nel mondo a causa del peccato. È nemica dell’uomo. E Cristo l’ha affrontata non con un discorso, ma con il suo Corpo e il suo Sangue. Morendo sulla croce, il Figlio di Dio è entrato nella nostra morte per aprirla alla vita.
Per questo il Sangue di Cristo è conforto dei morenti. Nel momento estremo, quando le forze vengono meno, quando tutto ciò che sembrava stabile si allontana, il cristiano non è chiamato a confidare nelle proprie prestazioni spirituali. Confida nel Redentore. Il Sangue di Cristo accompagna l’ultimo combattimento, sostiene la speranza, purifica, consola, apre alla misericordia del Padre.
La Chiesa, madre sapiente, ha sempre circondato i morenti con la preghiera e i sacramenti. L’Unzione degli infermi, la Confessione, il Viatico, la raccomandazione dell’anima, sono espressioni altissime di carità. Non sono riti da chiamare quando ormai “non c’è più niente da fare”, come dice quella frase tremenda che rivela quanto poco sappiamo del destino eterno dell’uomo. Quando la medicina non può più guarire, la grazia continua a operare. E l’anima, proprio allora, ha bisogno di essere accompagnata verso Dio.
Il Sangue di Cristo conforta perché dice al morente: non vai verso il nulla. Vai incontro al Padre nel Figlio. La tua vita non è soltanto ciò che sei riuscito a fare, ciò che hai posseduto, ciò che gli altri ricordano di te. La tua vita è nelle mani di Cristo, che ha versato il suo Sangue per te. Questa certezza non toglie sempre la paura, eppure la attraversa con una luce nuova.
Questa invocazione parla anche a chi accompagna i morenti. Stare accanto a una persona che si avvicina alla morte è un atto sacro. Richiede delicatezza, fede, presenza, silenzio. Non sempre servono molte parole. Serve una mano, una preghiera, un Crocifisso, la chiamata tempestiva al sacerdote, una presenza che non scappa. A volte l’amore più grande consiste nel non lasciare solo chi sta passando dalla vita presente all’eternità.
Dovremmo recuperare una cultura cristiana del morire. Non morbosa, non triste, non ossessionata. Semplicemente vera. Ricordare la morte non serve a spegnere la vita, serve a ordinarla. Chi sa di dover morire impara a non sprecare i giorni in cose inconsistenti. Impara a perdonare prima, a pregare meglio, a distinguere ciò che resta da ciò che passa. La memoria della morte è una grande maestra, anche se l’uomo moderno preferisce maestri più simpatici e meno competenti.
La pratica spirituale può essere una preghiera per i morenti. Oggi possiamo offrire un’Ave Maria, una decina del Rosario, una visita al Santissimo Sacramento per chi in questo momento sta vivendo l’ultima ora. Possiamo anche compiere un gesto concreto: parlare in famiglia dell’importanza dei sacramenti per i malati gravi, senza aspettare che tutto sia troppo tardi. La carità cristiana non consiste nel “non impressionare” chi soffre, ma nel prepararlo con dolcezza all’incontro con Dio.
Il Sangue di Cristo, conforto dei morenti, ci insegna a guardare la morte da cristiani. Non con leggerezza, non con terrore, ma con speranza. Cristo è passato attraverso la morte e l’ha vinta. Il suo Sangue accompagna ogni anima che si affida a Lui. Nessuno muore solo se muore in Cristo. Nessuna ultima ora è priva di misericordia quando viene consegnata al Crocifisso.
Alla scuola di san Gaspare
San Gaspare consigliava di decidere ciò che si deciderebbe in punto di morte. Davanti al Sangue di Cristo, conforto dei morenti, questa parola diventa sapienza: vivere oggi in modo tale da poter consegnare domani la vita nelle mani del Padre. (S. Gaspare del Bufalo, Lettera 2723, 14 maggio 1834, ad A. Ridolfi, Epistolario VII, p. 79.)
Preghiera
Signore Gesù, conforto dei morenti, accompagna chi oggi sta vivendo l’ultima ora della vita terrena. Dona pace a chi ha paura, misericordia a chi si affida a te, luce a chi sta per comparire davanti al Padre. Insegnami a vivere ogni giorno in modo da poter consegnare un giorno la mia vita nelle tue mani.
Giaculatoria
Sanguis Christi, solámen moriéntium, salva nos.
Sangue di Cristo, conforto dei morenti, salvaci.
don Mario Proietti

Ricordo quando corsi all'ospedale guidando dietro all'ambulanza sulla quale c'era mio padre, gravissimo. Pregavo, ma iniziavo anche ad immaginarmi l'esito.
RispondiEliminaDopo una mezz'ora al pronto soccorso uscì il medico: mi disse che non avrebbero tentato alcuna operazione: sarebbe stato inutile, non c'era più nulla da fare.
Invece iniziavano tante cose da fare: chiesi di poter avere un angolo appartato dove vegliare e me lo trovarono. Dissi a mio figlio di andare a casa a prendere un libro di preghiere da recitare in punto di morte, per la notte in veglia. Chiesi di poter avvertire il cappellano dell'ospedale e lui venne quasi subito impartendo l'estrema unzione. Un'infermiera rimase con noi, dicendosi credente e volendo vivere quel momento.
Mio figlio arrivò rapidamente. Con mia moglie ci alternammo per qualche ora, dovevo anche andare al lavoro. Recitarono la coroncina della divina misericordia al capezzale del moribondo. Papà visse ancora qualche ora. Però no, non è che non ci fosse nulla da fare, furono ore molto operose e vissute, di preghiera e di amore. Siamo sicuri di aver fatto tutto quello che non poteva fare alcuna operazione. Papà sarà contento.