Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
La meditazione di oggi non è presa dalle Litanie; ma la facciamo nostra, pur senza perdere la libertà di non astenerci (quando occorre; il che oggi è purtroppo inevitabile) da una critica seria e rispettosa, basata sulla Verità, da non confondere con "le lamentele" o con la divisione per la tanto decantata unità a tutti i costi che, se non è nella Verità, è fasulla. Dunque senza tacere, per la salus animarum di quanti è possibile raggiungere...
La meditazione di oggi non è presa dalle Litanie; ma la facciamo nostra, pur senza perdere la libertà di non astenerci (quando occorre; il che oggi è purtroppo inevitabile) da una critica seria e rispettosa, basata sulla Verità, da non confondere con "le lamentele" o con la divisione per la tanto decantata unità a tutti i costi che, se non è nella Verità, è fasulla. Dunque senza tacere, per la salus animarum di quanti è possibile raggiungere...
23 luglio. Il Sangue che custodisce la Chiesa
Sangue di Cristo, vita della Chiesa
Il Sangue di Gesù è la vita per la Chiesa. In effetti, quando guardiamo ad essa, sappiamo che la Chiesa non nasce da un’idea religiosa, né da un’organizzazione ben riuscita, né dal consenso di un gruppo di discepoli generosi. Nasce dal Cristo crocifisso e risorto. Nasce dal suo costato aperto, dal quale sgorgano sangue e acqua. I Padri della Chiesa hanno visto in questo mistero il segno della nascita della Chiesa e dei sacramenti. Come Eva fu tratta dal fianco di Adamo addormentato, così la Chiesa nasce dal fianco del nuovo Adamo, addormentato nella morte e glorificato nella risurrezione.
Il Sangue di Cristo è vita della Chiesa perché la Chiesa vive della redenzione. Senza il Sangue del Signore, essa diventerebbe una struttura religiosa tra le altre, una realtà sociologica, un’istituzione morale, una comunità di memoria. Potrebbe avere edifici, uffici, assemblee, documenti, progetti, riunioni, sottoriunioni e relative sintesi, quel piccolo paradiso burocratico che l’umanità produce quando perde il senso del mistero. La Chiesa, però, non vive anzitutto di questo. Vive del Sangue dell’Agnello.
Ogni sacramento attinge alla Pasqua di Cristo. Il Battesimo ci lava nel mistero della sua morte e risurrezione. La Confermazione ci rende testimoni nello Spirito. L’Eucaristia ci nutre con il Corpo e il Sangue del Signore. La Penitenza applica alla nostra anima la misericordia della croce. L’Unzione sostiene l’uomo nella malattia e nella prova. L’Ordine sacro configura alcuni al Cristo capo e pastore. Il Matrimonio rende gli sposi segno dell’amore fedele di Cristo per la Chiesa. Tutto sgorga dalla Pasqua. Tutto vive del Sangue redentore.
Questa verità è essenziale soprattutto quando guardiamo alle fragilità della Chiesa. I peccati dei cristiani, le infedeltà dei ministri, le confusioni pastorali, le stanchezze delle comunità, le divisioni e le mediocrità possono scandalizzare e ferire. Non vanno negate. Non vanno coperte con parole pie. Occorre però ricordare che la Chiesa non è santa perché i suoi membri sono impeccabili. È santa perché appartiene a Cristo e vive del suo Sangue. La santità della Chiesa nasce dal suo Capo, non dalla nostra efficienza, il che è una notizia rassicurante, visto il materiale umano disponibile.
Il Sangue di Cristo custodisce la Chiesa anche nei momenti di prova. Nei secoli, essa ha attraversato persecuzioni, eresie, crisi morali, divisioni, decadenze, riforme, rinascite. Ogni volta, ciò che l’ha sostenuta non è stata la genialità umana, pur necessaria quando si lascia guidare dalla grazia. È stata la fedeltà del Signore. Il Sangue dell’alleanza continua a parlare più forte delle nostre infedeltà.
Questa meditazione chiede anche a noi un amore più vero per la Chiesa. Non un amore ingenuo, incapace di vedere i problemi. Non un amore ideologico, che usa la Chiesa per difendere il proprio schieramento. Un amore filiale, realistico, fedele. Chi ama la Chiesa soffre per le sue ferite, prega per i suoi pastori, si impegna nella propria vocazione, non alimenta divisioni inutili, non trasforma ogni difficoltà in occasione di amarezza pubblica. La correzione, quando è necessaria, deve nascere dall’amore e restare dentro la comunione.
La pratica spirituale può essere una preghiera per la Chiesa. Per il Papa, per i vescovi, per i sacerdoti, per i consacrati, per le famiglie, per i giovani, per i malati, per i peccatori, per chi ha perso la fede, per chi serve nel nascondimento. Possiamo offrire una decina del Rosario o un momento davanti al tabernacolo dicendo: “Sangue di Cristo, rinnova la tua Chiesa”. Questa preghiera è più utile di molte lamentele lucidissime, anche se le lamentele danno una breve soddisfazione all’ego teologico.
Il Sangue di Cristo, vita della Chiesa, ci ricorda che non siamo proprietari della Chiesa. La riceviamo. La serviamo. La amiamo. Essa è il Corpo [mistico -ndr] di Cristo, continuamente purificato, nutrito e custodito dal Sangue dell’Agnello. Dove questo Sangue è accolto, la Chiesa rinasce. Dove viene dimenticato, restano strutture anche imponenti, ma il cuore si svuota.
Il Sangue di Cristo è vita della Chiesa perché la Chiesa vive della redenzione. Senza il Sangue del Signore, essa diventerebbe una struttura religiosa tra le altre, una realtà sociologica, un’istituzione morale, una comunità di memoria. Potrebbe avere edifici, uffici, assemblee, documenti, progetti, riunioni, sottoriunioni e relative sintesi, quel piccolo paradiso burocratico che l’umanità produce quando perde il senso del mistero. La Chiesa, però, non vive anzitutto di questo. Vive del Sangue dell’Agnello.
Ogni sacramento attinge alla Pasqua di Cristo. Il Battesimo ci lava nel mistero della sua morte e risurrezione. La Confermazione ci rende testimoni nello Spirito. L’Eucaristia ci nutre con il Corpo e il Sangue del Signore. La Penitenza applica alla nostra anima la misericordia della croce. L’Unzione sostiene l’uomo nella malattia e nella prova. L’Ordine sacro configura alcuni al Cristo capo e pastore. Il Matrimonio rende gli sposi segno dell’amore fedele di Cristo per la Chiesa. Tutto sgorga dalla Pasqua. Tutto vive del Sangue redentore.
Questa verità è essenziale soprattutto quando guardiamo alle fragilità della Chiesa. I peccati dei cristiani, le infedeltà dei ministri, le confusioni pastorali, le stanchezze delle comunità, le divisioni e le mediocrità possono scandalizzare e ferire. Non vanno negate. Non vanno coperte con parole pie. Occorre però ricordare che la Chiesa non è santa perché i suoi membri sono impeccabili. È santa perché appartiene a Cristo e vive del suo Sangue. La santità della Chiesa nasce dal suo Capo, non dalla nostra efficienza, il che è una notizia rassicurante, visto il materiale umano disponibile.
Il Sangue di Cristo custodisce la Chiesa anche nei momenti di prova. Nei secoli, essa ha attraversato persecuzioni, eresie, crisi morali, divisioni, decadenze, riforme, rinascite. Ogni volta, ciò che l’ha sostenuta non è stata la genialità umana, pur necessaria quando si lascia guidare dalla grazia. È stata la fedeltà del Signore. Il Sangue dell’alleanza continua a parlare più forte delle nostre infedeltà.
Questa meditazione chiede anche a noi un amore più vero per la Chiesa. Non un amore ingenuo, incapace di vedere i problemi. Non un amore ideologico, che usa la Chiesa per difendere il proprio schieramento. Un amore filiale, realistico, fedele. Chi ama la Chiesa soffre per le sue ferite, prega per i suoi pastori, si impegna nella propria vocazione, non alimenta divisioni inutili, non trasforma ogni difficoltà in occasione di amarezza pubblica. La correzione, quando è necessaria, deve nascere dall’amore e restare dentro la comunione.
La pratica spirituale può essere una preghiera per la Chiesa. Per il Papa, per i vescovi, per i sacerdoti, per i consacrati, per le famiglie, per i giovani, per i malati, per i peccatori, per chi ha perso la fede, per chi serve nel nascondimento. Possiamo offrire una decina del Rosario o un momento davanti al tabernacolo dicendo: “Sangue di Cristo, rinnova la tua Chiesa”. Questa preghiera è più utile di molte lamentele lucidissime, anche se le lamentele danno una breve soddisfazione all’ego teologico.
Il Sangue di Cristo, vita della Chiesa, ci ricorda che non siamo proprietari della Chiesa. La riceviamo. La serviamo. La amiamo. Essa è il Corpo [mistico -ndr] di Cristo, continuamente purificato, nutrito e custodito dal Sangue dell’Agnello. Dove questo Sangue è accolto, la Chiesa rinasce. Dove viene dimenticato, restano strutture anche imponenti, ma il cuore si svuota.
Alla scuola di san Gaspare
Per san Gaspare il Sangue di Cristo era il cuore della missione e della vita ecclesiale. La Chiesa vive del Sangue dell’Agnello, che la purifica, la nutre e la manda nel mondo. (cfr. S. Gaspare del Bufalo, Lettere 2740 e 2764, Epistolario VII, pp. 93 e 116.)
Preghiera
Signore Gesù, dal tuo Sangue vive la Chiesa. Purifica il mio amore per essa da lamentele sterili, durezza e giudizi senza carità. Rendimi figlio fedele, capace di pregare per il Papa, i vescovi, i sacerdoti, i consacrati e tutto il popolo che tu hai redento. Il tuo Sangue custodisca la Chiesa nella verità, nella santità e nella missione.
Giaculatoria
Sangue di Cristo, vita della Chiesa, salvaci.
Don Mario Proietti

La Chiesa vive della redenzione.
RispondiEliminaLa Chiesa è vivente, vive del cuore di Cristo che spinge quel sangue versato nella storia ecclesiale.
Ultimamente la Chiesa pare essersi intesa e compresa come vissuta o da viversi: quel sangue vivo di Cristo e’ diventato un’idea o un simbolo…
Non scorre sangue sugli altari… per mangiare la cena la presenza di sangue a tavola e’ sconveniente. Siamo diventati idealisti.
L’Agnello immolato non lo immaginiamo sgozzato, ma come un amabile batuffolo lanoso e bianco che bela tenero tra le braccia di amanti degli animali…
Sanguis Christi, robur periclitántium,
RispondiEliminasalva nos.
Cambiare il lessico non è ininfluente, modifica la comprensione dei pensieri veicolati, fino al punto di trovarsi traghettati su altri pensieri, nuovi e contrari a quelli di partenza, che veicolavano un sapere diverso.
RispondiEliminaE questo, iniziato con il modernismo, è stato ufficializzato con il CVII ed aggiornato felpatamente da ogni enciclica e forse da ogni documento che esce dal 99% dei vescovadi mondiali.