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sabato 15 agosto 2026

"La liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne".

Nella nostra traduzione da Infovaticana, uno straordinario sermone del Vescovo Schneider a Limerick, Irlanda sulla questione liturgica. È importante che si facciano sentire più voci, nella speranza di ricevere ascolto e comprensione che finora difettano. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.

La liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne
Monsignor Schneider riscopre un celebre insegnamento di Dom Prosper Guéranger

Il vescovo ausiliare di Astana (Kazakistan), Athanasius Schneider, ha difeso la liturgia tradizionale come espressione privilegiata della trasmissione della fede durante un'omelia pronunciata il 2 agosto nella Chiesa del Sacro Cuore a Limerick (Irlanda), in occasione della sua visita all'Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote.

Nel cuore del dibattito sulla messa tradizionale

Negli ultimi mesi, Schneider ha difeso pubblicamente l'opportunità di trovare una soluzione stabile per i fedeli legati alla Messa tradizionale. Dopo l'udienza privata con Leone XIV dello scorso dicembre, ha spiegato di aver proposto al Pontefice la pubblicazione di un documento che regolarizzi la situazione della liturgia precedente alla riforma post-conciliare, con l'obiettivo di promuovere "la giustizia e la pace nella Chiesa".

Di recente, il prefetto del Dicastero per il Culto Divino, il cardinale Arthur Roche, ha dichiarato che Leone XIV non avrebbe abrogato né modificato Traditionis Custodes [vedi]; tuttavia, la Santa Sede non ha annunciato alcuna modifica – tramite un comunicato ufficiale – al motu proprio promulgato da Francesco nel 2021.

Di seguito riprendiamo 
L'omelia pronunciata dal vescovo Athanasius Schneider nella chiesa del Sacro Cuore a Limerick.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Cari fratelli e sorelle:
Fin dalle sue origini, la Chiesa cattolica è rimasta fermamente impegnata a preservare e trasmettere, in tutta la sua vita, sia dottrinalmente che liturgicamente, la sua fedeltà alla Sacra Tradizione. È diventata celebre la frase di Papa Santo Stefano I, che governò la Chiesa tra il 254 e il 257: «Non si innovi nulla che non sia stato tramandato».

Il culto pubblico è, per sua stessa natura, tradizionale. Vale a dire, deve essere celebrato secondo le norme stabilite dall'autorità divina e tramandate dai nostri antenati. La Chiesa dei primi secoli considerava la sua liturgia come una continuazione della liturgia divinamente ordinata dell'Antico Testamento. Ne condivideva le caratteristiche essenziali: il profondo senso di riverenza, il silenzio, il velo che custodisce il mistero della realtà divina, la separazione del santuario e del Santo dei Santi dal popolo, una liturgia gerarchicamente ordinata e la valorizzazione del significato simbolico dei gesti e degli oggetti sacri.

San Vincenzo di Lérins, Padre della Chiesa del V secolo, formulò un principio che applicò a una controversia relativa al ribattesimo e che riguarda anche le leggi del culto divino. Egli disse:

«La vera pietà non ammette altra regola se non quella di trasmettere fedelmente ai nostri figli ciò che abbiamo fedelmente ricevuto dai nostri padri. Il nostro dovere non è quello di condurre la religione dove vogliamo, ma di seguirla dove ci conduce. La modestia cristiana non consiste nel trasmettere le nostre opinioni o pratiche a coloro che verranno dopo di noi, ma nel preservare e custodire ciò che abbiamo ricevuto da coloro che ci hanno preceduto.»

L'antichità è stata preservata; la novità è stata respinta. Questa è stata la regola di tutti i secoli. L'antichità è stata preservata; la novità è stata respinta. Questa è la regola apostolica.

Dom Prosper Guéranger affermò: "La liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne".

Papa Pio XI ha lasciato questo memorabile insegnamento:

«I fedeli vengono istruiti nelle verità della fede e giungono ad apprezzare le gioie interiori della religione in modo molto più efficace attraverso la celebrazione annuale dei sacri misteri che non unicamente attraverso le dichiarazioni ufficiali del Magistero. Queste, di solito, raggiungono pochi e i più eruditi; le feste raggiungono tutti. Le prime parlano una sola volta; le seconde parlano ogni anno, anzi, per sempre. L'insegnamento della Chiesa agisce principalmente sull'intelletto; le feste agiscono sull'intelletto e sul cuore ed esercitano un'influenza salutare su tutta la persona. L'uomo è composto di corpo e anima e ha bisogno di queste celebrazioni esteriori affinché i sacri riti, con tutta la loro bellezza e varietà, lo spingano ad abbeverarsi più profondamente alla fonte della dottrina di Dio e a integrarla nella propria vita spirituale.»

Anche Dom Prosper Guéranger ha detto:

«Ogni eretico o settario che desideri introdurre una nuova dottrina si trova inevitabilmente di fronte alla liturgia tradizionale, perché la liturgia è tradizione, e la tradizione più forte e migliore è quella tradizionale.»

Quanto sbaglia chi considera la bellezza della Chiesa e della liturgia come qualcosa che possa distrarci dal vero contenuto dei misteri liturgici e condurci verso la superficialità! Coloro che proclamano che la Chiesa non è un museo e che l'uomo veramente pio è indifferente a questi aspetti accidentali dimostrano solo la loro cecità di fronte al grande ruolo svolto da un'espressione bella e appropriata. Dimenticano che l'autentica bellezza racchiude un messaggio specifico di Dio che eleva le nostre anime. Come diceva Platone: «Davanti alla bellezza, le nostre anime mettono le ali».

La storia ha dimostrato mille volte che non c'è nulla di più pericoloso per una religione, nulla di più capace di provocare malcontento, incertezza, divisione e apostasia che interferire nella liturgia e, di conseguenza, nella sensibilità religiosa.

Preservare il prezioso tesoro della liturgia tradizionale fa parte della preservazione del Depositum fidei.

L'apostolo san Paolo esortò Timoteo:
«Custodisci il deposito che ti è stato affidato». San Vincenzo di Lérins interpretò questa esortazione anche in una dimensione liturgica, chiedendosi: «Chi è oggi questo Timoteo, se non tutta la Chiesa e, in modo particolare, coloro che la governano, chiamati a conservare intatta la conoscenza del culto di Dio e a trasmetterla agli altri?».

Sì, la liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne.

Solo la Chiesa cattolica può dire: "Vi ho trasmesso ciò che io stessa ho ricevuto dal Signore".

Ogni vero cattolico dovrebbe essere in grado di dire:

«Amo la bellezza della casa del Signore. Amo la bellezza e l'integrità dell'immutabile fede cattolica. Amo la bellezza della santa Tradizione, la bellezza della tradizione liturgica della Chiesa. Amo la bellezza e la verità della fede, della Santa Messa e della vita santa di tutti i secoli e di tutti i santi».

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

1 commento:

  1. Cit. Andrea Sandri

    Dunque, dopo un mese, il DDF non ha risposto al ricorso della FSSPX contro il Decreto di scomunica. L'ipotesi più raffinata: la DDF non condanna gli errori, ma soltanto i maleducati. L'ipotesi più concreta: gli mancano categorie e grammatica (più in là di Fiducia supplicans). D'altronde già il Decreto è un mostro giuridico.

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