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martedì 4 agosto 2026

La mia prima sorprendente esperienza con l'AI

Condivido con voi la mia prima sorprendente esperienza con l'AI, che sono renitente ad usare. Ma è venuta da sé digitando su Google una domanda su Tamid, termine molto ricorrente negli ultimi post sul Rito antico. Cercavo approfondimenti. Vi indico di seguito le tre tranche di altrettante risposte, delle quali mi ha colpito l'articolazione, e mi viene in mente che basterebbe che Leone XIV — posta la sua formazione esclusivamente post conciliare — invece di parlarne, si servisse dell'AI per documentarsi sulla Messa antica che vede solo attraverso le deformazioni ideologiche conciliariste. Non abbiamo capito se condivida o meno le affermazioni di Roche [qui]. E credo anche che, con molta probabilità, darebbe ad essa maggior credito che ai tradizionalisti... Notate, dall'immagine, come la lampada perenne, nella sinagoga, sia alla Torah mentre, nella Chiesa, è al Santissimo.

I domanda: digito Tamid

Risposta:
Nella teologia cattolica e nella liturgia della Messa cattolica tradizionale (conosciuta anche come rito tridentino o rito romano antico), il sacrificio del Tamid non viene eseguito materialmente, ma trova il suo compimento teologico perfetto e definitivo. La Messa antica sottolinea con forza l'idea che l'Eucaristia sia la continuazione ideale e il superamento dei sacrifici dell'Antico Testamento.

Le connessioni tra il concetto ebraico di Tamid e la liturgia della Messa tradizionale si articolano in tre punti principali.

1. Il compimento del sacrificio quotidiano

Nel Tempio di Gerusalemme, il Tamid era l'olocausto quotidiano di due agnelli, offerti "sempre", mattina e sera. Nella teologia cattolica, Gesù è l'Agnello di Dio definitivo che sostituisce i sacrifici di animali. [1, 2]

Il rito antico esalta la Messa come il rinnovamento incruento dell'unico sacrificio del Calvario. Poiché le Messe vengono celebrate ogni giorno a ogni ora in tutto il mondo, la Chiesa cattolica vede nella Messa la realizzazione della profezia di Malachia (1,11): un'offerta pura offerta al nome di Dio "dall'oriente all'occidente", diventando il vero e definitivo sacrificio perenne (Tamid).

2. La centralità dell'aspetto sacrificale nell'Offertorio

Mentre il rito moderno (Novus Ordo) ha teso a enfatizzare la dimensione della Messa come "cena e banchetto", la Messa tradizionale mette al centro il concetto di espiazione e sacrificio, avvicinandosi concettualmente alla funzione riparatrice del Tamid del Tempio.
Nelle preghiere dell'Offertorio e nel Canone Romano antico, il sacerdote si rivolge a Dio offrendo l'Ostia immacolata per i peccati propri e del mondo intero, ricollegandosi esplicitamente alla tradizione dei sacrifici graditi a Dio nella Bibbia (come quelli di Abele, Abramo e Melchisedek).

3. La continuità visiva: il tabernacolo e la lampada perenne

Il legame con il Tamid si riflette anche nella struttura fisica delle chiese dove si celebra il rito antico:

Il tabernacolo: Posto rigorosamente al centro dell'altare maggiore, custodisce la presenza reale di Cristo (le ostie consacrate).
La lampada del tabernacolo: Accanto ad esso arde sempre una luce (solitamente alimentata a olio o cera), che riprende esattamente la funzione del Ner Tamid (la lampada eterna) del Tempio e delle sinagoghe, per indicare la presenza viva e perenne della divinità.

II domanda: "canone romano"

Risposta:
Canone Romano (noto anche come Canone Antico o Preghiera Eucaristica I) è il cuore della Messa cattolica tradizionale. Si tratta di un testo immutato fin dai tempi di Papa san Gregorio Magno (VI secolo) e viene recitato dal sacerdote a voce bassa (vox secreta), enfatizzando il mistero e la sacralità dell'azione liturgica.

I riferimenti espliciti ai sacrifici biblici e al concetto di un'offerta perenne e gradita si concentrano in tre preghiere specifiche all'interno del Canone.

1. Te igitur (L'inizio del Canone)

Subito dopo il Sanctus, il sacerdote si inchina profondamente sull'altare, bacia la mensa e traccia tre segni di croce sulle offerte, chiedendo a Dio di accettare i doni definiti come "sacrificio puro".

Testo latino: «Te ígitur, clementíssime Pater... rogámus ac pétimus, uti accépta hábeas et benedícas hæc dona, hæc múnera, hæc sancta sacrifícia illibáta...»
Traduzione: «Te dunque, Padre clementissimo... preghiamo e supplichiamo di accettare e benedire questi doni, queste offerte, questi santi sacrifici immacolati...» Legame con il Tamid: Definisce l'offerta fin da subito come un sacrificio illibatum (puro/incontaminato), termine biblico usato per gli animali che dovevano essere senza macchia per l'olocausto quotidiano.

2. Supra quæ propítio (Il richiamo ai sacrifici biblici)

Dopo la consacrazione, il sacerdote chiede a Dio di guardare l'offerta di Cristo con la stessa benevolenza con cui accettò i sacrifici dell'Antico Testamento, i quali erano figure e profezie del sacrificio della Messa.

Testo latino: «Supra quæ propítio ac seréno vultu respícere dignéris: et accépta habére, sícuti accépta habére dignátus es múnera púeri tui iusti Abel, et sacrifícium Patriárchæ nostri Ábrahæ: et quod tibi óbtulit summus sacérdos tuus Melchísedech, sanctum sacrifícium, immaculátam hóstiam
Traduzione: «Su queste offerte degnati di volgere uno sguardo propizio e sereno, e di accettarle come ti degnasti di accettare i doni del tuo servo giusto Abele, il sacrificio del nostro patriarca Abramo, e quello che ti offrì il tuo sommo sacerdote Melchisedek, sacrificio santo, ostia immacolata.»
Legame con il Tamid: Questa preghiera unisce la storia della salvezza: il sangue di Abele, il sacrificio di Abramo e l'offerta di pane e vino di Melchisedek trovano il loro compimento perenne e quotidiano nell'Eucaristia.

3. Súpplices te rogámus (L'altare celeste)

Subito dopo la formula precedente, il sacerdote si inchina profondamente, unisce le mani e le posa sull'altare, chiedendo che l'offerta terrena sia portata dagli angeli direttamente sull'altare del cielo.

Testo latino: «Súpplices te rogámus, omnípotens Deus: iube hæc perférri per manus sancti Ángeli tui in sublíme altáre tuum, in conspéctu divínæ maiestátis tuæ...»
Traduzione: «Ti supplichiamo umilmente, Dio onnipotente: comanda che queste offerte siano portate per mano del tuo santo Angelo sul tuo altare celeste, davanti alla tua maestà divina...» Legame con il Tamid: Nel Tempio di Gerusalemme, il fumo del Tamid saliva verso il cielo come profumo gradito a Dio. Qui la liturgia spiritualizza questo concetto: non è il fumo a salire, ma l'essenza stessa del sacrificio di Cristo che viene presentata direttamente davanti a Dio per sempre.

Se desideri, posso mostrarti il testo completo bilingue del Canone o spiegarti il significato dei gesti geometrici e dei segni di croce che il sacerdote compie durante queste preghiere.

Le risposte dell'AI potrebbero contenere errori. Scopri di più

III domanda: e l'ecce Agnus Dei?

Risposta:
L'"Ecce Agnus Dei" ("Ecco l'Agnello di Dio") è il momento della Messa in cui il legame con il sacrificio del Tamid si manifesta in modo visivo e drammatico.

Nella Messa cattolica tradizionale, questa formula non è solo un annuncio, ma rappresenta il culmine della liturgia sacrificale subito prima della Comunione del sacerdote e dei fedeli.

20 commenti:

  1. https://marcotosatti.com/2026/08/04/arezzo-messa-antica-domenicale-da-ottobre-potenziamento-e-cambio-dorario-alleati-delleucarestia/
    Seppur silente, si muove .

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  2. Non vi sorprende l'articolazione delle rispoate?

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  3. Ho visto che alla fine di ogni risposta offre la possibilità di approfondimenti e ne indica alcuni. Forse, per un profano, è proprio nei dettagli (che a volte non sono di secondaria importanza) che potrebbe nascondersi un eventuale inghippo.
    È certamente solo uno sttumento. Secondo me il problema è che non resterà solo tale...

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    1. Un affezionato lettore del sito ha pubblicato un libro in merito alle IA:
      L'IDOLO PARLANTE: La Pascendi e il tomismo di fronte a intelligenza artificiale e transumanesimo. di Andrea Mondinelli (Autore)
      Un'enciclica del 1907 contiene la diagnosi più precisa dell'intelligenza artificiale del 2026. Sembra impossibile. Non lo è.
      Quando interroghiamo un sistema di intelligenza artificiale, qualcosa ci risponde. Parla, argomenta, sembra capire. Ma capisce davvero? O abbiamo costruito il più verosimile idolo parlante che l'umanità abbia mai realizzato: un manufatto che produce la forma del pensiero senza la sostanza, l'accidente del ragionamento senza il giudizio?
      Questo libro non chiede se l'IA sia "intelligente" o un semplice "pappagallo statistico". Pone la domanda che il dibattito evita: che cosa è, strutturalmente, ciò con cui milioni di persone dialogano ogni giorno? E per rispondere usa uno strumento inatteso — la Pascendi Dominici Gregis di san Pio X — non come documento di fede, ma come trattato di logica capace di smontare un sistema filosofico pezzo per pezzo.
      Attraverso la distinzione tomista tra illuminare l'intelletto e comunicare dati, test reali condotti su Claude, Gemini e DeepSeek, e una genealogia che va dall'eugenetica del Novecento al transumanesimo di Bostrom e Tegmark, l'autore dimostra una tesi verificabile: intelligenza artificiale e transumanesimo non sono fenomeni nuovi, ma la stessa antica struttura logica — l'immanentismo — finalmente dotata degli strumenti tecnici per incarnarsi.
      Una mappa rigorosa per orientarsi nella questione decisiva del nostro tempo. E una scelta che non possiamo più rimandare.

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  4. la AI o bisognerebbe dire la AD è come la droga, non bisognerebbe avere neanche la curiosità di provarla
    C. Gazzoli

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    1. Perfetto, ringrazio la dr.ssa Giarini, che ci ha chiarito la differenza tra conoscenza e informazione.... a quest'ultima sola si limita la IA, pescando in tempo reale nel suo immenso data-base...ma io preferisco pescare nella mia coscienza, nella mia memoria (anche se più lentamente e con minor quantità di dati) e poi sottoporre i risultati alla retta ragione, alla mia fede cattolica e al discernimento degli spiriti, dono dello Spirito Santo...il di più viene sicuramente dal maligno.

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  5. Anni orsono, io mi rifiutavo di comprare il telefonino. Solo che tanti miei amici molto più giovani di me lo possedevano e lo usavano regolarmente. Alla fine, l'ho comprato, ma lo tenevo spesso in un cassettino di uno scrittoio con ribaltina, quando lo accendevo leggevo i messaggi e per scrivere le risposte impiegavo quindici minuti. Alla fine, i miei amici mi chiamavano e mi dicevano ridendo: l'abbiamo immaginato che stavi scrivendo il messaggio... ne eravamo sicuri... adesso ti scriviamo tutti i giorni, così ti eserciti! Alla fine mi sono arreso. Così per altri multimediali. Con un po' di allenamento, si compiono meraviglie. Esattamente come nella Cultura Fisica, che pratico da anni con profitto. Non bisogna assolutamente essere refrattari nei confronti delle novità. Le quali, possono essere volte al bene o al male, come tutte le cose. Non bisogna esagerare. Quanto all'AI, l'ho "scoperta" casualmente! Incuriosito, le ho posto domande sugli argomenti più svariati e quasi sempre ho ricevuto ottime risposte. Desiderando applicare un fregio in gesso tutto intorno alle pareti di una stanza, ho ricevuto indicazioni precisissime e preziosissime. Il mio fregio alto nove centimetri farà un figurone, ricorderà una stanza della dannunzana Villalilla de L'innocente! Si tratta dell'enciclica Mortalium Animos e dei raduni di Assisi? allora non si scherza! Invece, riguardo all'uso dell'AI, non cadiamo nel ridicolo, come era successo a me tanti anni orsono col telefonino! Quegli anni, quei giorni lieti degli studi e degli amori (la prima versione di Giovinezza!) sono passati, ma con i miei amici di Bologna ancora scherziamo sul mio telefonino!

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    1. "...le ho posto domande sugli argomenti più svariati e quasi sempre ho ricevuto ottime risposte."

      Ahia. Se si cercano risposte su di un certo argomento dalla IA, evidentemente non si è molto ferrati in materia. Se non si è molto ferrati in materia, come è possibile giudicare le risposte dell'IA? In base alla apparente completezza degli argomenti? In base alla apparente neutralità? In base allo stile asciutto e senza fronzoli, che fa apparire le risposte "scientifiche"? In base alle proprie sensazioni?
      Per esempio, se mi voglio informare sulla morale cattolica, vorrei sapere da dove provengono le informazioni, per poter valutare criticamente chi scrive e la sua autorevolezza e ortodossia, e non vorrei credere - non dovrei credere - ad un sunto anonimo, per quanto apparentemente esaustivo, neutro, autorevole, ma comunque basato su di un algoritmo che fa valutazioni statistiche e probabilistiche. E che può portarmi fuoristrada...
      Ma anche l'uso dell'IA su argomenti meno impegnativi è pericoloso, in quanto un cervello impigrito su tali argomenti userà la sua pigrizia acquisita anche su altri argomenti più fondamentali.
      Nella società e nella Chiesa attuale, gli unici che sembrano ancora capaci di pensare criticamente, senza sottoscrivere tesi illogiche e fuorvianti, sono coloro che magari lo smartphone c'è l'hanno, ma lo usano con molta moderazione riservandolo a telefonate, vecchi SMS e a qualche puntata su siti web affidabili, stando alla larga da social e IA, che ad un occhio esperto si rivelano strumenti utili sì in qualche caso, ma in tutti gli altri casi estremamente assorbenti, dopanti, ottundenti le facoltà mentali e, ancora peggio, quelle spirituali. Tutti effetti che si notano dall'esterno ma che sono del tutto non-evidenti a chi senza accorgersene ne è diventato schiavo. E che crede falsamente di essere potenziato nelle sue facoltà.

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  6. Attenta mic... è diabolica! Prima si comporta bene e quando si è resa indispensabile comincia a ingannarti, testando se e quanto sei ingannabile e poi, eventualmente, diventando una truffatrice seriale.

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    1. In effetti non ho alcuna intenzione dj utlizzarla, se non quando capita, ormai in automatico. Occorre essere selettivi con tutte le fonti, a maggior ragione con questa nuova che alla fine si può immaginare chi la governa. Il problema sarà per le generazioni future cui mancherà senso della storia e spirito critico e quello più raffinato come il discernimento; capacità che si sviluppano con studio ed elaborazione personale del pensiero, oltre che con il surplus della Grazia per chi crede. Consideriamo la differenza che passa tra conoscenza e informazione.
      Avere una marea di informazioni elaborate da altri, esterne alla nostra memoria e capacità di sintesi, non serve a conoscere, ma ad essere manipolati....

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  7. Cara Maria, complimenti per l' ammirevole defonizione della Intelligenza Artificiale, anch'io ne ho subito dubitato, per istintiva diffidenza di tutto ciò che proviene dall' elite mondialista e loro complici, ma non ero arrivato alla sua analisi, alla sua distinzione tra conoscenza e informazione, specie, quest'ultima, quando è un fiume inarrestabile, logorroico. Mi ricorda un po' quanto scrivevano diversi anni or sono Gnocchi e Palmaro nel loro libro "La bella addormentata". Ne farò testoro, quindi, intanto la ringrazio e la saluto cordialmente

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  8. È vero: possiamo avere milioni di informazioni e nessuna conoscenza!

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  9. Possiamo capire con cosa avranno a che fsre i posteri e cosa rischiano di perdere dalla differenza tra l'informazione secca, senz'anima dell'AI e gli articoli densi di simbolismi, di storia, di Tradizione millenaria, di vissuto, denso di effetti per l'anima e per la vita, degli articoli sulle formule del latino liturgico....

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  10. Le vecchie generazioni sapranno più facilmente utilizzare l'AI senza farsi dominare; le giovani generazioni, all'opposto, si faranno più facilmente dominare senza saperla sfruttare a dovere. È questo il punto. Non c'è demonio o negatività simili.
    Per quelli della mia età, abituati a filtrare qualsiasi informazione, rielaborarla in maniera critica e, se necessario, cestinarla, è una buona opportunità, come lo è stata l'invenzione del computer, del telefonino etc. I più giovani si limitano a fare un copia ed incolla oramai di matrice scolastica, ed avranno problemi con l'AI. Io a volte la utilizzo, ma valuto e verifico tutto ciò che mi viene propinato: a volte commette qualche errore caratterizzato soprattutto dal fatto che tende ad assecondarci. Spesso in seguito alla richiesta: "È vero che..." ha la spiccata tendenza a darti ragione, se poi fai notare eventuali errori o contraddizioni ribatte con un: "Hai ragione...".

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    1. Esatto. L'IA è un perfetto specchio delle brame! https://vanthuanobservatory.com/2026/05/14/cosa-succede-quando-si-addestra-un-sistema-di-ia-ad-essere-empatico-ed-inclusivo/

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    2. "Le vecchie generazioni sapranno più facilmente utilizzare l'AI senza farsi dominare"

      Cosi in teoria, ma nella pratica essendo per lo più sprovvisti di conoscenze informatiche basilari, per non parlare delle "dinamiche" informatiche, risultano anche loro sprovveduti e del tutto alla mercé dell'IA, affascinati come sono dalla facilità dell'ottenere informazioni. Per cui lo smartphone in mano ad un vecchio o ad un giovane umano è simile ad uno strumento tecnologico messo in mano ad una scimmia. La scimmia capisce e impara che se tocca una icona succede qualcosa e così via, ma non il perché. Noi, ad un livello leggermente superiore, ci facciamo soprattutto intrattenere e informare, ma come e perché ci vengano date certe risposte ci rimane assolutamente ignoto.
      Servirebbe dunque una istruzione di vecchi e giovani non tanto su come funzioni un certo programma, quanto piuttosto sul perché certi strumenti tecnologici sofisticati vengano messi in mano a delle "scimmie" (sì, così ci considerano i padroni del vapore), sulla profilazione, cookies eccetera eccetera.

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    3. Ne abbiamo parlato ad oltranza commentando Magnifica humanitas
      https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2026/05/indice-degli-articoli-sulla-magnifica.html

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  11. E anche qui
    https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2021/09/indice-articoli-su-transumanesimo-e.html

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  12. Servirebbe dunque una istruzione di vecchi e giovani non tanto su come funzioni un certo programma, quanto piuttosto sul perché certi strumenti tecnologici sofisticati vengano messi in mano a delle "scimmie" (sì, così ci considerano i padroni del vapore), sulla profilazione, cookies eccetera eccetera.
    Certamente, anche se è una tecnologia molto sofisticata, difficile da dominare da parte di noi utenti...

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  13. Ah ma non è il caso di chiedere all'AI chissà che cosa!
    Ieri, le ho chiesto se con le Nike Force 1.bianche/baffo nero stanno meglio i calzini bianchi/baffo nero oppure neri/baffo bianco: bianchi/baffo nero stanno meglio, come immaginavo!
    Richiederò pertanto scarpe e calzini in bianco/baffo nero!

    Su VITIS VERA, il blog di Matteo D'Amico è appena uscito un eccellente articolo:

    La menzogna dell'emergenza climatica.

    Santa Maria della Neve, prega per noi!

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