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venerdì 25 settembre 2026

Fulton J. Sheen parlava al mondo, ma apparteneva a Dio

Fulton J. Sheen parlava al mondo, ma apparteneva a Dio

Oggi si dice spesso che, per raggiungere il mondo, la Chiesa debba parlare il suo linguaggio, adattarsi ai suoi modi e mostrarsi più moderna. Eppure Fulton J. Sheen riuscì a entrare nelle case di milioni di persone attraverso la radio e la televisione senza rendere il Vangelo più comodo, più leggero o meno esigente.

Il 24 settembre 2026 è stato proclamato beato, e credo che la sua beatificazione abbia qualcosa di molto importante da dire alla Chiesa di oggi.

Fulton Sheen conobbe la fama, la televisione e il potere dell’immagine molto prima dell’epoca dei social. Aveva davanti a sé un pubblico immenso, ma non cercò di conquistarlo diventando simile al mondo. Non cambiò la verità per essere applaudito e non trasformò il Vangelo in un messaggio piacevole per essere accettato.

Parlava al mondo, ma apparteneva a Dio.

Forse è proprio questo che oggi abbiamo dimenticato. Non è il linguaggio moderno a rendere santo un sacerdote. Non sono i social, le interviste, i consensi o il numero di persone che lo seguono a rendere fecondo il ministero di un vescovo. Tutti questi mezzi possono essere utili, ma non possono donare ciò che nasce soltanto da una vita realmente consegnata a Cristo.

Fulton Sheen arrivava a milioni di persone perché, prima ancora, si lasciava raggiungere da Dio.

Prima della voce c’era l’adorazione. Prima delle telecamere c’era l’altare. Prima dell’uomo pubblico c’era il sacerdote inginocchiato davanti a Gesù.

In un tempo in cui il sacerdozio è ferito dagli scandali e molti pastori sembrano più preoccupati di essere compresi dal mondo che di condurlo alla verità, la sua beatificazione mi sembra un richiamo provvidenziale. Dio ci ricorda che la Chiesa non diventa luminosa quando assomiglia di più al mondo, ma quando assomiglia di più a Cristo.

Non abbiamo bisogno di vescovi che sappiano soltanto comunicare. Abbiamo bisogno di vescovi che preghino. Non di uomini capaci di seguire ogni cambiamento del mondo, ma di pastori capaci di rimanere fedeli quando il mondo cambia. Non di personaggi, ma di padri. Non di parole costruite per piacere, ma di parole nate nel silenzio davanti al Tabernacolo.

Fulton Sheen fece, senza social, ciò che molti oggi non riescono a fare pur avendo a disposizione ogni mezzo: portò le anime a Dio. Non perché fosse diventato uno con il mondo, ma perché aveva scelto di diventare interamente di Cristo.

È questa la sua modernità più vera. Non l’uso della televisione, ma la capacità di entrare nel proprio tempo senza permettere allo spirito del tempo di entrare nel suo cuore.

Per questo vedo nella sua beatificazione un modello soprattutto per i nostri vescovi. La santità non nasce dall’essere al passo con il mondo, ma dal camminare dietro a Cristo. Non nasce dalla ricerca del consenso, ma dalla fedeltà. Non nasce dal desiderio di essere ascoltati, ma dall’aver imparato prima ad ascoltare Dio.

Il mondo non ha bisogno di una Chiesa che gli somigli. Ha bisogno di una Chiesa che gli mostri Gesù.

Beato Fulton Sheen, prega per i nostri sacerdoti e per i nostri vescovi. Ricorda loro che potranno parlare a migliaia di persone, ma toccheranno davvero i cuori soltanto se le loro parole nasceranno in ginocchio davanti a Dio.
Zarish Imelda Neno

1 commento:

  1. Grazie per questo ottimo intervento. Visto che c'è chi (non faccio nomi) utilizza la versione dell'anticristo del Beato Sheen per fare polemichetta sull'attualità ecclesiale, questa mi pare una spiegazione sufficiente: https://therevleon.substack.com/p/a-counterfeit-church

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