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venerdì 23 dicembre 2011

“Continuità” e “accettazione” del Concilio: una risposta a Mons. Ocáriz

Desidero dar voce al testo di un lettore e condividerlo con tutti, perché è una interessante ulteriore analisi e valutazione della querelle che è sotto la nostra attenzione e vigilanza in questo tempo di fiduciosa attesa della composizione della vicenda che riguarda la regolarizzazione canonica della FSSPX ed anche di custodia e diffusione dell'autentica Tradizione bimillenaria - e non soltanto "conciliare" o forse anche "conciliaristica" - che con Mons. Gherardini riconosciamo come evolutiva in senso veritativo, non vivente in senso storicistico.


Il sito de L’Osservatore Romano pubblica, nelle lingue principali, un articolo di Mons. Fernando Ocáriz, Sull’adesione al concilio Vaticano II , datato 2 Dicembre. L’autore – teologo, Vicario Generale dell’Opus Dei, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede – si può considerare uno dei maggiori esperti “romani” del mondo tradizionalista e, quel che più importa, delle sue posizioni propriamente teologiche: ha partecipato, infatti, già ai colloqui con Mons. Léfebvre, nel 1988; è stato “Esperto Permanente” della Pontificia Commissione “ Ecclesia Dei ”; da ultimo e soprattutto, ha fatto parte della commissione bilaterale che ha condotto le discussioni dottrinali tra la Santa Sede e la Fraternità S. Pio X. Questo suo articolo, benché porti un titolo assai generico, sembra indirizzato soprattutto ai tradizionalisti, nell’intento di chiarire l’esito di tali discussioni: il Preambolo Dottrinale presentato alla S. Pio X e, in particolare, l’ambito di “ libera discussione ” che verrebbe ammesso sui documenti conciliari. Naturalmente, Mons. Ocáriz scrive a titolo personale (le prese di posizione ufficiali della Santa Sede, su L’Osservatore , compaiono sempre in forma anonima, sottoscritte con tre asterischi); tuttavia, sia per le sue qualifiche personali sia per il rilievo che viene ora accordato all’articolo in parola, è ragionevole presumere che Mons. Fellay, che sembra intenzionato a chiedere chiarimenti, tra l’altro, proprio su questa “libera discussione”, si veda rispondere in termini molto simili a quelli dell’illustre teologo. 

Ma, a mio sommesso eppur allarmato avviso, la Santa Sede non può far propria la posizione di Mons. Ocáriz senza smentire sé stessa. Mi spiego meglio. 

Molto opportunamente, l’articolo rammenta, in esordio, che il Concilio è stato, sì, “pastorale” e che perciò non ha formulato definizioni dogmatiche, ma, nondimeno, ha approvato documenti di carattere magisteriale, dunque vincolanti. Distingue, poi, i gradi di autorevolezza di questo Magistero, in termini che, a mio avviso, presentano più di una somiglianza con i “quattro livelli” individuati da Mons. Gherardini nel suo Il discorso mancato ; se ne discosta, però, proprio sul punto decisivo, ossia laddove riconosce alle “innovazioni” conciliari il carattere di Magistero autentico, che esige, perciò, « ossequio religioso della volontà e dell’intelletto »; la “libera discussione” riguarda, perciò, non il se , ma il come si concilino con il Magistero anteriore e la Tradizione. Mettere in dubbio il se a proposito di un Concilio – si desume dal tenore dell’articolo – significherebbe dubitare dell’unità della Fede, dell’identità della Chiesa e della Sua indefettibilità (eloquente, in tal senso, il richiamo alla Dichiarazione Mysterium Ecclesiae). 

Ora, senza nulla togliere all’importanza e alla gravità del problema – la possibilità di ammettere errori, a qualsiasi titolo, nell’insegnamento di un Concilio Ecumenico – mi sembra che la conclusione di Mons. Ocáriz finisca contraddire proprio quella distinzione da cui, saggiamente, era partito: il Magistero autentico, infatti, non richiede l’assenso di Fede proprio perché non è assistito dalla garanzia divina dell’infallibilità. Egli si rifà all’Istruzione Donum Veritatis sulla vocazione ecclesiale del teologo, un vero gioiello, uno dei migliori documenti firmati dal Card. Ratzinger come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; sembra, però, dimenticarne i nn. 28-29, dove – con un atto che, secondo l’Istruzione stessa (n. 18), rientra nel Magistero ordinario del Successore di Pietro – la Santa Sede ammette che un teologo possa trovare inaccettabile un insegnamento del Magistero autentico, anzi, considera il suo dissenso un potenziale fattore di progresso del Magistero stesso, e perciò lo esorta a sottoporre le proprie ragioni alla Congregazione per la Dottrina della Fede (evitando le polemiche pubbliche). 

Non sono previste eccezioni o restrizioni per il dissenso dal Magistero autentico del Concilio. 

Certo, la Donum Veritatis è stata scritta per rispondere ai “teologi del dissenso” (e non esita a dichiarare, tra l’altro, che il loro metodo li porta a smettere di fare teologia); ma questo non mi sembra affatto un problema. E’ vero, infatti, che formalmente essi non contestano il Concilio, anzi vi si appellano sempre; nei fatti, però, dissentono dal concetto stesso di Magistero - quindi, implicitamente, dalla mens di tutto il Concilio e da LG 25 - nonché da parecchi asserti conciliari, come la riaffermazione dell’indissolubilità del Matrimonio o la condanna di aborto e infanticidio. 

Dirò di più: anche nei Concili dogmatici, infallibilità e assenso di Fede riguardano i canoni e il tenore della definizione dogmatica, non le argomentazioni con cui questa è giustificata [Cfr. Enciclopedia Cattolica , s.v. Tradizione ]. Ora, nel Vaticano II abbiamo solo argomenti: vorremmo dunque attribuire ad essi un’autorità che non possederebbero neppure se il Concilio avesse definito dogmi ad ogni passo? E che sarebbe del principio per cui l’autorità dei documenti del Magistero è quella che i Pastori possiedono e che intendono esercitare ? E non è tutto. 

Nel 1988, quando Mons. Léfebvre firmò il famoso Protocollo, sottoscrisse anche il punto 3) della prima parte: 
"A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica."
La Santa Sede, quindi, non gli impose affatto di dirsi fiducioso – nè tampoco certo – che, discuti discuti, una tal conciliazione sarebbe, infine, riuscita, ma soltanto di impegnarsi a sollevare le proprie obiezioni in spirito di carità, rimettendosi al giudizio finale del Magistero [il che è implicito nell'adesione a LG 25, espressa al precedente punto 2)]. Questo Protocollo è stato poi recepito nel m.p. “ Ecclesia Dei ” [n. 6, lett. a)] ed è la base su cui sono stati organizzati gli Istituti che dipendono dalla Pontificia Commissione: la sua innegabile apertura ad un dissenso sul se , ad una libera discussione non limitata al come , fa parte del diritto canonico [e, sia detto per inciso, getta una nuova luce sull’appello del medesimo m.p., n. 5 lett. b), ai teologi, affinché rinnovino gli sforzi per mettere in luce la continuità del Concilio]. Non sorprende, dunque, che, allora, molti abbiano lamentato che si concedesse a Léfebvre quel “diritto al dissenso” sempre negato ai liberal. E si potrebbe rincarare la dose: gli Statuti dell'Istituto del Buon Pastore, approvati nel 2006, dotati anch'essi di forza di legge, riconoscono ai suoi membri il diritto ad una "critica seria e costruttiva" del Concilio. Più chiaro di così...

Cosa dovremmo dire, quindi? Che la Santa Sede ha riconosciuto un “diritto all’errore”? Perché di questo stiamo parlando, questo è, secondo il ragionamento di Mons. Ocáriz, il dubbio sulla possibilità di conciliare le novità con la Tradizione.

No di certo. Nessuna legge, men che meno la canonica, potrebbe accordar tutela all’errore. E non si tratta neppure di “tolleranza”, nel senso Cattolico: nulla, nel testo, depone in tal senso. Il tenore del Protocollo si spiega solo se ammettiamo che gli argomenti contro le innovazioni conciliari siano tali da guadagnarsi l’assenso di un uomo prudente; che si qualifichino, cioè, non come errori, ma come opinioni probabili . Da ciò derivano due conseguenze: l’ obiettiva incertezza sul senso complessivo del Concilio e il carattere vincolante di taluni suoi asserti (che perciò stesso non obbligano : lex incerta nequit certam inducere obligationem ); la piena legittimità di una discussione in merito, ferme restando, naturalmente, la carità e la sottomissione al Magistero.

Questo, senza dubbio, su alcuni punti è intervenuto in senso chiarificatore (p.es., la controversa nozione di Chiesa che troviamo in LG 1 è spiegata dal Catechismo della Chiesa Cattolica in termini che trovo del tutto soddisfacenti); tuttavia, ad oggi il nocciolo della controversia non è stato affrontato né tantomeno risolto. Perciò, non avrebbe senso, oggi, negare quel che si è accordato nel 1988 e, per giunta, ribadito solo nel 2006. Ma aggiungerei un ultimo punto, non meno importante: l’atto magisteriale, meglio se definitivo, definitorio e infallibile, che dichiarasse, ad es., che la Dignitatis Humanae non contraddice la dottrina dello Stato Cattolico e risolvesse, punto per punto, tutti i dubbi sollevati in proposito dovrebbe riconoscere – almeno implicitamente – che la Dichiarazione conciliare presta il fianco a censure teologiche severe. Se non per la sostanza, almeno per la forma in cui è redatta; perché nessuno, io credo, vorrà negare che, ictu oculi, il senso del testo sia quello liberale e modernista. In altri termini: nel momento in cui i dubbi sulla continuità assurgono ad opinioni probabili, evidentemente ci sono difetti seri nei testi del Concilio. Almeno nella forma, e fors’anche nella sostanza. Questo, a mio parere, l’ambito in cui dovrebbe esercitarsi la benvenuta “libera discussione”.
 Savona, lì 5 Dicembre 2011
Guido Ferro Canale

23 commenti:

  1. "...sembra, però, dimenticarne i nn. 28-29, dove – con un atto che, secondo l’Istruzione stessa (n. 18), rientra nel Magistero ordinario del Successore di Pietro – la Santa Sede ammette che un teologo possa trovare inaccettabile un insegnamento del Magistero autentico, anzi, considera il suo dissenso un potenziale fattore di progresso del Magistero stesso, e perciò lo esorta a sottoporre le proprie ragioni alla Congregazione per la Dottrina della Fede (evitando le polemiche pubbliche)."
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    Richiamo puntuale e significativo.

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  2. Praticamente una sorta di boomerang... a pensare che quell'articolo mal lo digerii al tempo, manco ora a dir il vero, ma come si dice, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi... ora quello stesso articolo fatto per compiacere i modernisti diventa ora una pietra di inciampo proprio contro di loro....

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  3. Infatti, caro don Camillo, questa questione sta assumendo sempre più contorni tra l'onirico e il surreale.
    Io ho sempre combattuto con modernisti e relativisti di ogni sorta per affermare il fondamento e la necessità del Magistero e della Sua forza vincolante. E ora, per ribadire le ragioni della Tradizione, tocca enfatizzare la possibilità di critica del Magistero stesso.

    Questo dipende chiaramente dal fatto che se Ne è voluto usare in modo improprio, abdicando alla dogmatica in favore della "pastorale" inedita sino a 50 anni fa.

    Del resto siam sempre lì: il Magistero è "sacro" perché unito alla Tradizione, se non lo è perde la Sua apoditticità. E non si può dire, come invece si sforzano a ripetere i sola-magister..., che tale unione rectius "continuità" è tale per essenza, tanto varrebbe a quel punto parlare della satrapia del Magistero, altro che strumento per la ricezione della dottrina.

    Insomma, il sofisma è a monte: prima si abdica alle definizioni dogmatiche, poi si pretende un ossequio quasi dogmatico per ogni virgola messa in libertà, a prescindere dal rapporto (fondante) con la Dottrina di sempre.

    Comunque, sursum corda!

    E un Santo Natale a tutti.

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  4. DANTE PASTORELLI23 dicembre, 2011 20:27

    Naturalmente condivido l'analisi dell'amico Guido che proprio io ho spinto a mandare a questo blog il suo bell'intervento che avevo letto in anteprima diversi giorni addietro.
    E condivido anche la posizione e lo stato d'animo di Giampaolo. Lui sarà giovane. Io non lo sono più da un bel pezzo e tutta la mia prima giovinezza l'ho passata a difendere il Papa: ero membro di quell'esercito che correva all'altare al Suo cenno e alla Sua voce, ormai diventato un deserto di idee e di fede, pur con eccezioni. Poi son cominciati i problemi quando mi son visto cambiar la mia Fede sotto gli occhi, smantellar la Messa, distrugger gli altari, accettar le posizioni degli eretici prima condannate o almeno eliminar tutto quel che formava una barriera contro l'eresia. Bisogna ristabilir l'equilibrio nella Chiesa. Sappiamo come e quando il Papa parla e agisce da Vicario di Cristo, in nome di Cristo, e quando esprime vedute personali che possiamo anche non condividere.
    E' perniciosa la "papolatrìa" come la definiva mons. Spadafora, per cui ogni parola del Papa diventa evento dommatico o comunque magistero obbligante.
    Certo, occorre discernimento e cautela nell'esprimere il proprio dissenso o le proprie perplessità.
    A chi dice: preferisco sbagliare col Papa, io rispondo: preferisco esser nel vero con tutti i Papi che han custodito intatto il Deposito della Fede, cioè con Cristo.

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  5. "Poi son cominciati i problemi quando mi son visto cambiar la mia Fede sotto gli occhi, smantellar la Messa, distrugger gli altari, accettar le posizioni degli eretici prima condannate o almeno eliminar tutto quel che formava una barriera contro l'eresia."


    Caro Dante, posso riprendere ogni tua parola, solo che tu sei stato fedele al tuo posto e invece io me ne sono andata per poi ritornare e ritrovare lo scempio alla potenza mille.

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  6. DANTE PASTORELLI23 dicembre, 2011 22:56

    Son rimasto, sì, ma non senza dolorose crisi.

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  7. La mia esperienza è diversa. Ho vissuto alcune suggestioni conciliari (dialogo, ecumenismo, un movimento molto enfatizzato); ma approfondendo proprio in questi ambiti molte esperienze "sul campo", non solo il mio 'cattolicesimo' ben consolidato non è stato intaccato, ma gradatamente ho avuto anzi la necessità (e quindi anche l'opportunità, direi meglio ancora la Grazia) di approfondire e chiarir meglio tante cose proprio in ragione di quello che non mi tornava... e sono arrivata fin qui.

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  8. Posso solo immaginare quanto sia stato difficile.

    Vi propongo il link al messaggio di mons. Fellay ai benefattori:

    http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=468:lettera-di-mons-bernard-fellay-agli-amici-e-benefattorin-79&catid=58:informazioni-casa-generalizia&Itemid

    E ancora dirvi che la bufala del sito sedevacantista Virgo Maria, acerrimo nemico della FSSPX, ripresa da Tornielli e dalla blogosfera...è svanito come una bolla di sapone, secondo IMEDIA, agenzia solitamente bene informata di "cose vaticane":

    "...cette réponse "n’est pas une véritable réponse': La réponse des lefebvristes n’est 'ni négative ni positive', explique-t-on au Vatican, 'il s’agit d’une documentation qui ne répond pas à la question posée et qui sera étudiée en janvier prochain"

    Insomma la risposta della FSSPX è in realtà una documentazione che sarà studiata e ripresa in gennaio.

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  9. I novatori (tra cui Simon) dicono che le contraddizioni si risolvono alla luce di un "magistero" ma spurio, direi: quelli cioè che spiegano le contraddizioni del Vaticano II, rispetto al Magistero precedente, con il Vaticano II, e il suo "spirito": il magistero seguente: discorsi, viaggi, azioni & opere, libri. ect. ect.. di chi? del solo, di colui che "magistra": Il PAPA romano che con il post concilio, complice un pontificato "magnifico", è stato letteralmente "divinizzato". Concordo quindi con le conclusioni espresse nel paragrafo citato.

    Suona con l'assunto di Ocariz: "il Concilio letto alla luce della Tradizione ma la Tradizione letta alla luce del Concilio.

    Del resto la vera 'continuità' che riusciamo a constatare è quella del Papa attuale col suo predecessore (un Magistero non-magistero perché si tratta di scritti gesti e parole da "dottore privato": vedi visita alla sinagoga, libri, viaggi, discorsi, ecc,), tolta qualche virgola luminosa come il Summorum pontificum e la revoca delle scomuniche... mentre ricordiamo con sgomento fatti non del tutto ascrivibili al Santo Padre: la mancata proclamazione all'ultimo momento del curato d'Ars come protettore dei Parroci; la estromissione del Triregno dall'Arazzo per breve tempo esposto all'Angelus e dai paramenti Sacri ricevuti in dono e usati; la linea-dura curiale nei confronti della Fraternità e le sponde curiali avverse che continuano a gettare benzina sul fuoco... si potrebbe continuare

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  10. ....nel momento in cui i dubbi sulla continuità assurgono ad opinioni probabili, evidentemente ci sono difetti seri nei testi del Concilio. Almeno nella forma, e fors’anche nella sostanza. Questo, a mio parere, l’ambito in cui dovrebbe esercitarsi la benvenuta “libera discussione”.
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    è proprio la "libera discussione" che stanno tentando in ogni modo di ostacolare. Chi concorda con la tesi di Ocariz è proprio tra coloro che impediscono confronto e approfondimento e cristallizzano il nuovo super-dogma concilio.

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  11. "è proprio la "libera discussione" che stanno tentando in ogni modo di ostacolare. Chi concorda con la tesi di Ocariz è proprio tra coloro che impediscono confronto e approfondimento e cristallizzano il nuovo super-dogma concilio."

    Sottoscrivo in toto.
    Quando ho letto il testo di P.Ocariz ho pensato ad un`immensa e subdola presa in giro dell`intelligenza dei cattolici, ad un tentativo di impedire una qualsiasi discussione sul fondo dei documenti del Vaticano II che non possono contenere errori.
    Con questo postulato di base, cari cattolici, discutete come volete e fin quando volete, ma DOVETE farlo solo sulle formulazioni che eventualmente possono porre problema, e se problema c`è si deve interpretare la frase, il testo, alla luce della Tradizione perchè il Concilio non può aver errato e poi, cari cattolici, sappiate anche che il Concilio è letto alla luce della Tradizione ma la Tradizione è letta alla luce del Concilio!!
    O come trasformare un Concilio pastorale in dogamtico, o come rendere infallibile tutto il Concilio, o come instaurare una sorta di dittatura teologica.

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  12. è proprio la "libera discussione" che stanno tentando in ogni modo di ostacolare. Chi concorda con la tesi di Ocariz è proprio tra coloro che impediscono confronto e approfondimento e cristallizzano il nuovo super-dogma concilio.
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    Non vogliono perchè hanno paura, credo delle conseguenze del ragionamento:

    perchè è dall'INSEGNAMENTO che si riconosce il MAESTRO!

    Ora fino al Concilio abbiamo avuto un'unico Insegnamento UNICO Magistero (trasmesso e custodito dai suoi Vicari), dopo è cambiato l'"Insegnamento" in alcuni suoi punti...
    la domanda è questa,

    Gesù cammin facendo può cambiare idea, può mutare "evolversi" nel pensiero (secondo la filosofia modernista sì, secondo la filosofia scolastica-tomansta, no)?

    Se è sì, perchè?
    Se è no, allora il "cristo" che viene trasmesso da un insegnamento difettato è lo stesso Cristo? e se non lo è, allora chi è?

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  13. come instaurare una sorta di dittatura teologica.
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    ... passando dalla dogmaticità alla satrapia del magistero.

    Ricordo che Satrapo è "chi si comporta autoritariamente, approfittando del proprio potere".

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  14. Se è no, allora il "cristo" che viene trasmesso da un insegnamento difettato è lo stesso Cristo? e se non lo è, allora chi è?
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    Una sua scimmiottatura. De resto ne abbiamo calzante esempio nel Cnc, che addirittura si identifica con Cristo e svia diluendoNe il Volto e l'Opera con infinite suggestioni vetero-testamentarie, che non hanno più ragione di entrare in campo - e per di più semmai marginalmente e non massivamente come lì avviene - se non come 'figura' o reminiscenza e non come elementi fondanti e formativi...

    Vogliamo ricordare chi è che viene chiamato "simia Dei"?

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  15. Giampaolo e la sua stupenda replica a SdC:

    Gentile Simon,
    mi permetta alcune considerazioni, slegate dal dibattito con Gleize, ma relative all’ecclesiologia da lei espressa in questi frequenti scambi e operante anche in quest’ultima sua analisi.

    Se la posizione dei levebvriani è di magistero-vacantismo, e non entro ora nel merito dell’appropriatezza di quest’attribuzione, credo che la sua, al contrario, potrebbe essere indicata come sola-magisterismo.

    Spiego meglio. Come detto altrove lei attribuisce al Magistero non solo il ruolo di mezzo per la salvaguardia della Tradizione, ma anche quello di fine, ovvero lo promuove a rango di Tradizione stessa, così che qualsiasi pronunciamento magisteriale, e a questo punto le distinzioni tra Infallibile, inerrabile, autentico, sicuro, probabile, comune etc. sfumano tutte, diviene vincolante nel modo più stretto. Non ho ancora capito, infatti, quale sia la differenza tra il religioso ossequio e l’adesione di fede, richiesta per il Magistero più alto, nella sua tesi, visto che l’uno non ammette gradi di dissenso in forza della continuità per lei tale a-priori.

    In questa tesi lei condivide l’ircocervo di Mons Oscariz, che afferma il dovere di interpretare il Magistero alla luce della Tradizione, ma anche la Tradizione alla luce del Magistero; così che alla fine sia quest’ultimo a prevalere e non vi sia evidentemente possibilità di discontinuità, visto che la continuità viene “istituita” ope legis dal Magistero stesso che, costituendosi come Tradizione, non può che essere in continuità con se stesso.
    (segue)

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  16. ... segue

    Questa logica è molto vicina ai costituzionalismi moderni o ai sistemi giuridici della common law, dove l’ultima sentenza si costituisce come testo di riferimento per tutto il corpus giuridico precedente, ma è quanto di più lontano vi possa essere dal cattolicesimo già ictu oculi. Nel cattolicesimo è sempre valso il criterio opposto, quello per cui è l’ultimo che deve essere interpretato alla luce del primo, giammai il contrario; e non potrebbe essere altrimenti, essendo la Tradizione e il Canone, pur nella loro naturale evoluzione, fissati una volta per tutti, da cui il celebre non nova, sed nove.

    Ancora. Questa tesi del super-magistero che si pone come fine e mezzo e che annulla la Tradizione, sussumendoLa in se stesso, oltre ad essere di matrice essenzialmente moderna, conduce a contraddizioni (come del resto fa sempre la logica moderna) insanabili. Un Magistero così concepito, infatti, potrebbe virtualmente definire da domani che le persona della Trinità sono 4, e nulla gli si potrebbe opporre, essendo Tradizione e Verità ciò che lui stesso insegna, prescindendo da una Tradizione distinta, che tale più non è, in quanto che la continuità con essa è tale per essenza.
    Fuori dalle iperboli questa concezione di Magistero del tutto autocefalo e indipendente dalla Tradizione di cui non è più custode, ma che con esso si identificherebbe, conduce direttamente all’arbitrarismo tipico delle istituzioni autoreferenziali, un po’ alla L'Etat, c'est moi.

    A questo porta l’assunto da lei mai discusso di una continuità tra Magistero e Tradizione avallata a-priori, perché non può essere altrimenti, e se lo fosse lo sarebbe solo formalmente, superficialmente, ma non in sostanza. Sempre a ciò porta la sua concezione di inerranza, che ricordo essere dottrina coniata in rapporto alla Scrittura e non al Magistero, a questo può riferirsi solo analogicamente, non univocamente, come invece lei conclude. Se il Magistero, ancorché solo autentico, è però per definizione in continuità con il depositum Fidei, allora esso si costituisce a metro e misura della Tradizione stessa, svuotandoNe di fatto il significato. Tradizione è ciò che il Magistero dice che sia, punto; e così tra la tolleranza dei falsi culti e la libertà religiosa ci sarà sicuramente continuità: basta dire che la verità della prima è, per definizione magisteriale, presente e meglio espressa nell’ultima, con buona pace del principio di non-contraddizione.

    Insomma, la sua difesa difende troppo. Con quest’Ecclesiologia, che a me pare piuttosto storicistica, l’ultimo che arriva ha sempre ragione di tutto ciò che lo precede, mentre la Chiesa ha sempre insegnato il contrario, ovvero che tutto ciò che esiste deve essere misurato su Cristo, di Cui Ella è fedele custode, non arbitraria padrona.

    Detto questo rivolgo a lei Simon e a tutti i redattori e lettori del sito i miei auguri di un Santo Natale; che N.S.G.C. ci illumini cuori e menti rendendoci a Lui sempre più docili e conformi.

    Cordialmente

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  17. Quando lo "Strumento" vuole cambiare se stesso e si rifiuta di essere un veicolo della Verità VIVENTE, apportando un "meglio" come se il Bene perfetto in se avesse bisogno anzi, fosse deficitario, TRADISCE NON SOLO LA SUA NATURA SERVILE, MA LA VERITÀ che l'ha costituito strumento. Il Magistro che impugna, cambia edulcora un dato Rivelato anche se per un "bene" contingente in se, assomiglia a quel Pietro che voleva insegnare a Gesù a salvare le anime. Sappiamo poi cosa gli disse Gesù al riguardo.

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  18. DANTE PASTORELLI24 dicembre, 2011 19:55

    Giampaolo è veramente molto bravo. Non fa che ribadire con forza e lucidità la dottrina sempre creduta, con raro equilibrio ed argomentazioni razionali ineccepibili. Ce ne fossero giovani - credo che sia giovane - come lui!
    Quando io parlo del pericolo di cader nell'errore gravissimo dell'infallibilismo intendo proprio quel ch'espone Giampaolo.
    Auguri a tutti: un Natale santo ed un nuovo anno più sereno e produttivo in tutti i sensi.

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  19. Caro Professore,

    non sono più così verde.. ahimé, ho superato da pochi giorni il mezzo del cammin di dantesca memoria.

    E sono io a ringraziare voi che da anni con le vostre battaglie avete permesso a me e a diversi amici di scoprire i tesori della Tradizione, di cui ora, a diverso titolo, ci si sente responsabili.

    A voi amici quindi la mia gratitudine e il mio augurio di un santo Natale.

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  20. DANTE PASTORELLI24 dicembre, 2011 20:50

    Ero professore, ora sono solo sacrestano, quindi niente Lei: io son Dante per tutti.

    La mia impressione è che questo intervento di Ocariz sarà oggetto di discussione tra S. Sede e Fraternità S. Pio X che, così com'è non può accettarlo. Comunque il teologo Ocariz non è una voce ufficiale, esprime solo una sua opinione.

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  21. Tanti auguri a tutti anche da parte mia.
    Matteo

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  22. Santo Natale a tutti

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  23. Mic. Poiche' il VaticanoII ha instaurato una sorta di dittatura teologica, (visto che alcuni lo considerano un concilio superdogmatico), io, poiche' son cresciuto come Cattolico Apostolico Romano e mi ritengo tale e seguace della Dottrina Cristologica, me ne sto' lontano da cio' che puo' rovinare la mia fede, e prego da solo il mio Di, finche' la Chiesa non torni ad essere la Chiesa di sempre, ed il Successore di Pietro non respinge con tutte le energie tutti gli errori, gli abusi conciliari e postconciliari, e torni a predicare cio' che hanno predicato per 2000 anni i 260 Papi precedenti il VII. Ma come posso prendere in considerazione cio' che dice mons. Ocariz? Dio mi indichera' la strada meno accidentata come ha fatto in tutti i tempi con i Suoi figli. Che la Chiesa terrena prenda delle sbandate ne e' piena la storia, ma gli uomini con l'aiuto di Dio non si sono salvati lo stesso? Ma la salvezza degli uomini chi la decide se non Dio?

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