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martedì 17 aprile 2012

Lo sapevate che abbiamo da imparare dagli anglicani?

Ho appena letto su Cantuale antonianum un articolo del 2009. Intanto il titolo: La celebrazione cattolica secondo l'uso anglicano. Se si può applicare il termine "ossimoro" ad una frase, mi sembra questo il caso...

Viene riportato un video, purtroppo ora non più visibile, girato nella comunità parrocchiale "di punta" del cosiddetto "Anglican Use", cioè quel particolare rito degli ex anglicani già tornati in comunione con la sede di Roma, con la notazione che, rivisto e adattato, il rito cattolico dell'anglican use è oggi contenuto nel Book of Divine Worship (Libro del Culto Divino), che - secondo il card. Levada - costituirà la base solida della "variante" del rito latino che caratterizzerà gli anglicani di ritorno.

E quindi risulta che abbiamo un rito romano-anglicano, le cui principali caratteristiche sono:
  1. Celebrazione fortemente bipartita tra liturgia della Parola e liturgia Sacrificale, il cui spartiacque è segnato dal cambio delle vesti del celebrante all'offertorio. 
  2. La lingua è l'inglese liturgico, non quello banale della quotidianità, ma un linguaggio aulico.
  3. Il canto è tipicamente anglicano, corale, ma non mancano le antifone proprie, cantate in inglese dal Coro su toni gregoriani. 
  4. Tutto l'ordinario è cantato in inglese e anche dal popolo. 
  5. I ministri (sacerdote, diacono e suddiacono: loro non hanno avuto la mannaia di Paolo VI sugli ordini minori) sono rivolti versus Dominum.
  6. Sede della celebrazione il sanctuary, cioè il presbiterio, delimitato dal rod screen: una sorta di iconostasi aperta, molto tipica, che è più di una balaustra (ancor più visibile nell'immagine sotto). 
  7. Il Vangelo viene proclamato, secondo l'uso della Chiesa d'Inghilterra, al centro dell'assemblea. 
  8. I chierichetti e il popolo si inginocchiano molto spesso, anche durante le particolari preghiere di richiesta di perdono che precedono la liturgia eucaristica propriamente detta. 
  9. Notevole il ricevere la comunione in ginocchio alla balaustra, ma sotto le due specie, modalità è tipica anche dei luterani, che in realtà è il modo comune di ricevere la comunione della chiesa alto medievale. 
  10. Molti altri aspetti sono retaggio del rito romano più antico, che non sono stati abbandonati dalla High Church anglicana o almeno li ha riscoperti grazie al movimento di Oxford (il canto dei ministri, l'incenso, le campane, le luci, le genuflessioni e il clima di composta e insieme solenne devozione...).
Dal Blog New Liturgical Movement ho tratto una suggestiva immagine del presbiterio anglicano e del loro ambiente e stile liturgici.

Quindi Cantuale auspica: speriamo che questo rito "di nicchia" possa essere conosciuto, e ora diffondersi ad altri gruppi anglicani che arrivano alla comunione con il Papa.

Ma l'auspicio più sorprendente è questo (come se non esistesse il Rito Romano da cui imparare): E perchè no, chissà che possa contagiare e fare del bene anche alla celebrazione di tante parrocchie di normale rito romano moderno, esercitando una sana "attrazione gravitazionale".

Insomma, si riconosce che la Chiesa cattolica ha da imparare dagli anglicani... e purtroppo non è uno scherzo!
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[ Fonte: Cantuale antonianum]

6 commenti:

  1. Mi sembra che in Anglicanesimo c'è anche una dinamica tra l'ermeneutica della continuità e l'ermeneutica della rottura. Se in un primo momento, Enrico VIII ruppe con il Papa e la gerarchia della Chiesa e nelle successive riforme(o ermeneutica?) gli anglicani hanno finito per perdere la validità degli ordini (perché hanno cambiato la formula di consacrazione).

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  2. Giusta osservazione.
    Con loro infatti esiste il problema della successione apostolica, che esige la riordinazione dei sacerdoti.
    Ma è impressionante vedere come abbiano conservato o ritrovato elementi cattolici, a parte gli inquinamenti assorbiti dal luteranesimo.
    Il dato più impressionante, per me, è che, il nostro NO - a prescindere dalle discrepanze sostanziali - è ancora più 'povero' di molte 'forme' anche luterane tuttora in vigore.
    Come non deve dar da pensare tutto ciò?

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  3. Mons. Gherardini:

    1. "... Non manca, peraltro, qualche motivo di perplessità, p. es. il non specificato concetto di “comunione visibile e piena”; l’unità allargata, introdotta dal discusso “subsistit in” di LG 8; l’allusione assolutamente acritica alla tradizione anglicana, ch’è quella d’una chiesa eterodossa e scismatica, la quale non può affatto “incorporarsi”, in quanto tale, nella Chiesa cattolica e magari con l’intento d’arricchirla.

    2. "... La Costituzione [Anglicanorun Coetibus], però, non solo è reticente, come ho sopra osservato, sulla conversione, ma consente agli anglicani “ricevuti” dalla Chiesa cattolica il mantenimento della loro tradizione (“…the liturgical books proper to the Anglican tradition…so as to maintain the liturgical, spiritual and pastoral traditions of the Anglican Communion”), come se si trattasse di puri e semplici ospiti in casa cattolica e non di convertiti."

    Tant'è che nella Costituzione non si parla mai di conversione, ma è in linea con la logica conciliare che ha eliminato il concetto e la necessità di reditus per gli eretici...

    3. "... Non ci vuol una grand’intelligenza per capire l’enorme confusione che verrà inevitabilmente determinata da tali facoltà, il cui compito sembra quello di legittimar un assurdo cattolicesimo anglicano o un non meno assurdo anglicanesimo cattolico: assurdo, perché la presenza e la salvaguardia della tradizione anglicana in casa cattolica, lungi da giustificazioni canoniche e teologiche, è il trionfo della logica (?) ecumenica e l’affossamento non solo della vera ininterrotta Tradizione cattolica, ma anche della retta ragione: le realtà contraddittorie né convivono né s’amalgamano, si rifiutan a vicenda. Si pensi allo scandalo che provocherà tra i fedeli cattolici la “relaxatio” del celibato ecclesiastico. Ma anche al possibile insorgere d’una loro diretta domanda di “relaxatio” per impedir il ricorso a “due pesi e due misure” . E ciò, senza contare le divergenze sul piano dottrinale. E’ vero che oggi non c’è più un anglicano pronto a sottoscrivere le invettive antiromane d’un Blakeney o d’un Palmer ; anche sotto questi ponti dell’acqua n’è passata parecchia. Eppure è tuttora abissale la divergenza fra la comunione anglicana e quella cattolica:"

    4 "...gli attuali sviluppi sembran riproporre quella Via media nella quale il grande Newman vedeva l’Anglicanesimo come qualche cosa a metà strada tra il cattolicesimo e la riforma luterana, una strada però da percorrere interamente per tornar in seno alla vera Chiesa, sostenendo contro il protestantesimo l’irrinunciabilità alla Tradizione e contro Roma la necessità di rinunciare a tutte le innovazioni e corruzioni medievali. Nessun dubbio sulla sincerità della proposta relativa alla Via media, nonché a quella riguardante la Branch Theory come passaggi obbligati per il ritorno degli anglicani a Roma, rimanendo nel pieno possesso delle loro peculiarità anglicane. Un bel sogno, ben presto cancellato da Leone XIII con la Bolla “Apostolicæ curæ et caritatis”, del 13 sett. 1896. Oggi quel sogno, almeno in alcuni dei suoi contenuti, ricompare nei rapporti tra anglicani e cattolici. È lecito chiedersi se, sul piano sostanziale, sia cambiato qualcosa e che cosa dal 1896 ad oggi."

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  4. Mic, interessante c'è una identificazione univoca della Riforma protestante e del Concilio Vaticano II, sono due eventi che appaiono come se nulla esistesse prima di loro.

    Off-topic: Il sito che ha pubblica edizioni antichi della rivista "La Civiltà Cattolica" ha pubblicato un articolo sui rapporti tra chiesa e Stato al momento della condannazione delle separazione. L'articolo mi ha lasciato molto sorpreso, in questo punto su rapporto tra Chiesa e Stato nel liberalismo moderato e cattolicesimo liberale, come argomento principale per la condannazione se sostiene che la separazione tra Stato e Chiesa, dove entrambi sono liberi, il rilancio del manicheismo. Lo avevo osservato e mi amici, loro me hanno detto che questo era un "non sense". Ora, leggendo una vecchia edizione di "La Civiltà Cattolica" vedo confermato ciò che aveva visto con qualche difficoltà, l'ostacolo principale per l'accettazione della separazione tra chiesa e stato, è proprio quello, dove accettata tale separazione, se rientra automaticamente nella manicheismo...

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  5. Dal sito del Distretto tedesco della Fraternità San Pio X , di due giorni fa :

    http://pius.info/archiv-news/914-kirche-international/6616-vatikan-220-anglikaner-wurden-zu-ostern-katholisch-

    Accennano anche ad un 'tradizionalista' luterano che potrebbe essere interessato a qualcosa di analogo per la sua 'tradizione' , e che li ha pure visitati di recente...:

    http://pius.info/archiv-news/717-aktuell/6451-lutherische-theologen-im-vatikan-

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  6. Grazie per la notizia. Ho visto.
    Non ho ben capito se il 'tradizionalista' luterano ha visitato la Fraternità.

    Mi lascia perplessa questa convergenza di confessioni verso Roma, perché vedo il paradosso che -tornando alla Roma postconciliare- nel cercar di risolvere la grave crisi odierna che attanaglia anche loro, rischiano di perdere molte ricchezze che Roma stessa ha abbandonato...

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