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venerdì 22 febbraio 2013

Il Concilio e il suo « doppio virtuale ». Il mito conciliare è di natura mediatica.

Un tema che il discorso del Papa ai Parroci romani ripropone all'attenzione: il concilio dei media [ne abbiamo discusso anche qui]. Il testo che segue è tratto da un'intervista rilasciata da Mario Palmaro, pubblicata nel febbraio dello scorso anno dalla Rivista francese di riflessione politica e religiosa Catholica. Nelle domande e nelle risposte si parla al plurale perché ci si riferisce al testo pubblicato da Palmaro come coautore con Alessandro Gnocchi.(1)
Mi permetto di ricordare che in questo articolo viene approfondito l'aspetto mediatico portato alla ribalta da Benedetto XVI, ma i temi del linguaggio, dell'ecumenismo, della polisemia del termine « Tradizione », come pure gli altri punti controversi del Concilio, non sono nuovi a questo blog, che offre molti testi di riflessione e approfondimento al riguardo. Essi sono inoltre presenti anche nel mio libro di cui parlo qui, nella consapevolezza che è un discorso da tenere aperto e da sviluppare.

Il Concilio e il suo « doppio virtuale ».
Intervista sul fenomeno conciliare
e la sua comprensione secondo le logiche mediatiche

Ca­tho­li­ca – Il concilio è stato presentato, fin dall'inizio, come una « Nuova Pentecoste » (alcuni non esitano a vedervi un segno di millenarismo). In cosa questa espressione fu adeguata alle regole della comunicazione pubblica contemporanea ?
Il concetto di Nuova Pen­te­coste è im­por­tante per comprendere l’as­petto mitico rivestito dall'avvenimento fin dall'inizio. Carattere immediatamente confermato nel discorso Gau­det Mater Ec­cle­sia, con cui il 11 ot­tobre 1962 papa Giovanni XXIII ha aperto la prima ses­sione del Va­ti­cano II. Padre An­toine Wen­ger l'aveva chiamato la chiave per comprendere l'insieme del Concilio. Più che un ordine del giorno, questo discorso definiva uno spirito, e piuttosto che dare un programma, dava un orientamento.
Questo orientamento è consistito essenzialmente in un'apertura senza precedenti e senza spirito critico al mondo moderno, nell'adozione dall'aggiornamento come categoria, come criterio di base nella vita della Chiesa, che si è tradotto nella rinuncia alla condanna dell'errore e nella riprovazione preventiva di chiunque osi essere in disaccordo con la Novella Pentecoste. Se si considera anche che il Papa evocava l'origine misteriosa dell'idea di convocare il Concilio, tutti gli ingredienti del mito si trovavano dunque ufficialmente presenti là dov'erano necessari : nell'atto inaugurale. Questi ingredienti sono : l'origine misteriosa, lo scopo, i mezzi e il linguaggio. 

-- Che legame fate tra « pas­to­rale » e « mediatico » ?
All'epoca del Concilio Va­ti­cano II è stato evidente che il termine « pas­to­rale » era sinonimo di apertura al mondo, dell'inaugurazione di buone relazioni con le istanze del mondo, invece d'insegnare ad esso la dottrina e la morale cattoliche. ­Conseguentemente, si è usato lo strumento più idoneo a rendere la Chiesa simile al mondo, con l'illusione di essere da questo ascoltata: la lingua del mondo, che era la lingua dei media.  Qui dobbiamo mettere da parte la convinzione secondo la quale i media sono neutri e il loro valore dipende dall'uso buono o cattivo che se ne fa. Tra coloro che ancora sostengono questo punto di vista naïf, ci sono molti cattolici, che restano fermi alla concezione dei media contenuta nel Decreto Inter mi­ri­fi­ca (1963). Il do­cu­mento va più lontano di un semplice elogio delle realizzazioni tecnologiche, esso è basato, come già detto, sulla differenza tra l'utilizzazione buona o cattiva della tecnologia : « La Chiesa nostra madre riconosce che questi strumenti se bene adoperati, offrono al genere umano grandi vantaggi, perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito, nonché a diffondere e a consolidare il regno di Dio. Ma essa sa pure che l'uomo può adoperarli contro i disegni del Creatore e volgerli a propria rovina. »
Mar­shall McLu­han, uno dei più grandi esperti del XX secolo in tema di media, cattolico e tomista, aveva dichiarato, nello stesso periodo, in The Me­dium is the Mes­sage : « L'idea che ciò che importa, è il modo in cui sono utilizzati i mezzi di comunicazione è la convinzione opaca dell'idiota tecnologico ». E ancora: « Coloro che dicono che i prodotti della scienza moderna non sono né buoni né cattivi, ma che è il modo di utilizzarli che determina il loro valore, sono dei sonnambuli ». E nel 1977, in un'intervista riportata in The Me­dium and the Light : Re­flec­tions on Re­li­gion : « Colui che viaggia al ritmo delle onde magnetiche è in qualche modo ovunque nello stesso momento. L'uomo elettronico è un super-angelo. Quando si telefona, è come non avessimo corpo; a seconda di come funziona la nostra voce, noi e le persone con cui parliamo siamo qui, nell'istante puntuale. L'uomo elettronico non ha essenza carnale, è letteralmente disincarnato. Ma un mondo disincarnato come quello nel quale viviamo è una terribile minaccia per la Chiesa incarnata, e i teologi non si sono ancora degnati di gettare uno sguardo su un simile problema ».
E nel 1969, in una lettera a Jacques Ma­ri­tain, egli è stato ancora più esplicito mostrando l'ampiezza del danno e la sua causa : « I mondi dell'informazione elettronica, che sono completamente eterei, nutrono l'illusione del mondo come sostanza spirituale. Ciò è un'imitazione ragionevole del Corpo mistico, un'assordante manifestazione dell’An­ticristo. Dopo tutto, il principe di questo mondo è un grande ingegnere elettronico ». Crediamo che ciò sia sufficientemente esplicativo.
-- Il mito conciliare è dunque di natura mediatica. Ricordate che nel sistema dei media, e specialmente nella pubblicità, lo stile vago ed allusivo, o le idee generali spinte verso la più grande astrazione costituiscono una condizione indispensabile d'efficacia. A questo riguardo, sottolineate che nessuno o quasi ha letto i testi ma che tutti pretendono di sapere ciò che essi contengono. Il posto di questi testi non è quindi secondario in rapporto all'essenziale che deriverebbe qui dall'ordine del segnale indirizzato al mondo ? È questo che intendete dire quando parlate, alla maniera di Bultmann, d’un « concilio della storia » e d’un « concilio della fede » (d'una fede entrata nel mito) ?
Tutto ciò noi l'abbiamo definito come l'invenzione di un « marchio ». Non lo diciamo per banalizzare, ma per stabilire l'efficacia d'un lavoro che ha prodotto un maggior effetto per tutta un'epoca. Una straordinaria operazione di mar­ke­ting favorita dalla natura pas­to­rale che ha attribuito al concilio Va­ti­cano II l'obbiettivo di diffondere un messaggio in vista della persuasione dell'interlocutore. Per questa ragione, l'incontro con la tecnica della pubblicità era inevitabile, tecnica che rafforza l'utilizzazione del mito mediatico con rara intelligenza. Nel suo discorso, la pu­bblicità utilizza contraddizioni che, grazie all'abile utilizzo della sfumatura e dell'ambiguità, pongono una questione che può trasportare l'interlocutore in un mondo più bello di quello reale. Il recepimento del messaggio da parte del consumatore consegue non solo dall'informazione (esplicita, lineare e dichiarata) ma anche dal valore aggiunto simbolico, obliquo, che esso è capace di attivare. In tal modo, prevale una formula di comunicazione basata su un metalinguaggio che favorisce una stretta prossimità con l'ambiguo, l'indefinito, e l'insinuato (evocato). Dunque, non ci si preoccupa di ciò che è reale, ma di ciò che è creduto. Non ci si preoccupa di ciò che il Concilio ha detto, in realtà, ma di ciò si presume contenga : non del concilio della storia, ma del concilio della fede !

-- Nel vostro libro, mettete in evidenza il ruolo dell'ambiguità o dell'imprecisione nel funzionamento del mito mediatico. Non bisogna anche parlare del suo carattere essenzialmente effimero e mutevole ?
Lo sviluppo del mito conciliare ha utilizzato le caratteristiche stesse del linguaggio, come dicevamo prima. Nel corso degli anni sessanta e settanta c'è una sorprendente similitudine fra la società e la Chiesa che si trasformava. È questo che ha dato l'illusione di successo a coloro che sono stati chiamati i nuovi preti. Ma si trattava solo di un'istante fugace, perché, per il mondo, il mito del Concilio è stato rapidamente recepito per ciò che era davvero, cioè una costruzione mediatica da utilizzare e da gettare nel momento in cui un'altra ne prendesse il posto. Quando ciò si è determinato, il mito ha cessato di funzionare per il mondo, ma è restato operante nella Chiesa. È allora che si è realizzato ciò che era stato pensato dai modernisti : eliminare tutto ciò che era considerato come sorpassato e preconciliare. 

-- Alcuni oggi tentano un ritorno al testo decontestualizzato, volendolo considerare autonomo e non subordinato ai fenomeni che abbiamo appena evocato. Ma una simile operazione non sarebbe artificiale e senza effetto? 
Tutto ciò che abbiamo descritto non poteva che produrre testi pieni di passaggi oggettivamente problematici. Non possiamo continuare nell'illusione consistente nel dire che il concilio è composto di testi eccellenti ma che sono male interpretati. La po­lise­mia [molteplicità di significati] sarà un ostacolo fintanto ché le autorità ecclesiastiche non avranno deciso una volta per tutte di dare una rettifica tradizionale ai passaggi problematici. Siamo obbligati ad abbandonare progressivamente questi testi e sostituir loro correzioni in forma tradizionale che ne facciano dei testi veritieri. Ma per rendere ciò possibile, bisognerebbe innanzitutto reintrodurre una prassi corrente interamente cattolica, che prenda in carico questa operazione e la giustifichi. Questa non è una procedura normale, ma noi, per il momento, non individuiamo altra maniera di agire. 

-- L’in­si­gni­ficanza della dichiarazione Inter Mi­ri­fi­ca, che avete segnalato, testimonia la scarsa consapevolezza della maggioranza dei Padri conciliari sul funzionamento dei media. Questa ignoranza, unita alla ricerca di popolarità, è sufficiente per spiegare tutto ? Come d'altronde ricordate il ruolo attivo di un certo numero di partecipanti (Dos­set­ti, la « squa­dra belga », etc.), la ripartizione delle responsabilità è questione di proporzioni : questo au­to-​imprigionamento nel sistema dei media fu soprattutto il risultato di un'innavertenza o principalmente quello dell'azione coerente di una  minoranza ?
L’al­leanza dei neomodernisti con i mezzi di comunicazione di massa era strategica  e basata su una scelta precisa.I modernisti avevano previsto proprio di sostituire il linguaggio metafisico della teologia classica con un linguaggio che permettesse  d'introdurre nel modo cattolico di pensare un nuovo elemento: l’am­bi­guità sostenuta dalla normalità della contraddizione. Come già detto, non c'era nulla di meglio del linguaggio dei media di massa. L’operazione è stata condotta in maniera molto intelligente. Non è stato fatto alcun aperto tentativo di rovesciare il linguaggio metafisico, perché, in tal modo, l'obbiettivo sarebbe stato troppo scoperto. Si fece in modo che i termini classici perdessero il loro vero significato e potessero essere usati in modo contraddittorio. Così i neomodernisti sono stati in grado di fare ciò che mai nessuno era riuscito a fare prima, un autentico cambiamento nella vita della Chiesa.  Successivamente, numerosi cattolici vi hanno visto formulazioni cattoliche, ma si sono potute comprendere le stesse formulazioni in maniera diversa: non è geniale ?
Prendiamo l'esempio del termine « Tra­dizione » : se gli si sostituisce quello di « Tra­di­zione vi­vente », si ottiene un concetto esattamente contrario pur avendo l'illusione di dir sempre la stessa cosa. Oppure ancora l'ecumenismo, concetto che designa originariamente il ritorno degli scismatici alla Chiesa romana, prima di significare il terreno comune sul quale tutti possono incontrarsi conservando la propria identità.  

-- La prassi conciliare si è caratterizzata, e continua largamente a caratterizzarsi da fenomeni di elaborazione differenziata la cui origine è identificabile nel discorso di apertura, sia che si tratti di escludere, (a proposito dei « profeti di sventura », etc.) o di accogliere favorevolmente (cf. il tema del dialogo).Voi evocate anche l'autoreferenzialità che pretende di risolvere ogni dubbio sul concilio attraverso il concilio stesso. Da ciò discendono pratiche che hanno finito per vietare ogni discussione, esigendo soltanto la sottomissione. È possibile considerare queste pratiche ricorrenti come errori di percorso o eccessi di zelo imputabili a spiriti limitati, oppure credete che ciò sia necessariamente in rapporto con la  « gram­matica » mediatica adottata ?
Noi pensiamo che quella che lei chiama a giusto titolo la gram­matica mediatica è realmente la causa dei problemi che vediamo oggi. Non è un ostacolo strada facendo, ma il risultato diretto dell'azione dei neomodernisti durante i lavori del Va­ti­cano II. Effettivamente, essi avevano un progetto preciso che, prima ancora del loro intervento sui testi, aveva creato il clima nel quale essi sarebbero stati prodotti e nel quale erano chiamati ad essere interpretati. Ed è una vera grammatica mediatica che ha dato l'effettiva chiave di scrittura e d'interpretazione dei testi. Ne risulta che numerosi punti che non pongono problemi sono stati annullati da quelli che li contraddicono. Così si spiega una delle caratteristiche del Vaticano II consi­derato nel suo insieme, l'autoreferenzialità. Essa è stata posta dal discorso inaugurale, si è manifestata nel corso dei lavori e successivamente nel recepimento, nell'interpretazione e nell'applicazione dei documenti. Da quel momento, tutte le contraddizioni e tutti i problemi incontrati nella storia e nei documenti del Va­ti­cano II non hanno potuto essere esaminati che alla sola luce del Va­ti­cano II. Così l'unica causa della crisi postconciliare è stata attribuita all'incompleta attuazione del Va­ti­cano II, con l'unica conseguenza d'intimare il rispetto integrale del suo contenuto. Tutto ciò si è trasformato in una spirale inarrestabile, all'origine e alla fine della quale si trova la convinzione che il concilio Va­ti­cano II è una realtà unica nella storia della Chiesa. E ciò ha introdotto nella Chiesa la necessità di una vera e propria burocrazia di tipo poliziesco utilizzata per controllare l'applicazione integrale del Va­ti­cano II. Ora, è risaputo, sotto ogni regime, i burocrati tendono sempre a conservarsi e sono gli ultimi a cadere.

1. Gnocchi e Palmaro, La Bella Ad­dor­men­ta­ta. Per­ché dopo il Va­ti­ca­no II la Chie­sa è en­tra­ta in crisi. Per­ché si ris­ve­glierà, Val­lec­chi, Firenze, 2011, 240 p., 12,50 €. Il titolo allude alla fiaba di Per­rault, « La Bella addormentata ». [↩] 

Mario Pal­ma­ro, è professore di filosofia del diritto (Uni­ver­si­tà eu­ro­pea di Roma) e saggista.
___________________________
(Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio)

6 commenti:

  1. http://www.antoniosocci.com/2013/02/cari-cardinali-perche-non-chiedete-a-benedetto-xvi-un-ripensamento-anche-mettendo-sul-piatto-i-vostri-incarichi/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+LoStraniero+%28Lo+Straniero+-+Il+blog+di+Antonio+Socci%29

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  2. Avete notato che Carradori ha cancellato quella buffonesca lettera pubblicata qualche giorno fa sul suo sito, ove un lettore poco accorto sosteneva di amare l'antica liturgia e al tempo stesso che Paolo VI era il più grande papa della storia?

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  3. Mi ero sbagliato:

    "PERCHE' LA LITURGIA RITORNI AGLI ANTICHI E GLORIOSI SPLENDORI E SUGLI ALTARI DEL MONDO VENGA RINNOVATA LA BEATA PASSIONE REDENTRICE DEL SIGNORE CROCIFISSO...

    VOSTRA SANTITA' PER ME RESTERETE IL PIU' GRANDE PONTEFICE DOPO PAOLO VI" (il riferimento è a BXVI)

    Qualcuno vuole commentare questo stralcio di lettera pubblicata sul blog di A. Carradori? Scusate il fuori tema

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  4. Non ho notato; ma preferirei tornare sul tema del "concilio dei media" proposto dall'articolo.

    Ho delle perplessità sulla intensità attribuita al cosiddetto "doppio virtuale", anche se l'"intenzionalità" della minoranza determinata era di certo più agguerrita e capace di sfruttare i nuovi strumenti comunicativi offerti dalle tecnologie.

    Infatti, al di là di questo, che può aver contribuito a orientare in un modo pilotato una opinione pubblica allargata ma superficiale, delle applicazioni concrete e delle variazioni nelle essenze è responsabile diretta la 'pastorale' promossa dai vertici e dalla base concertatamente neomodernista o cripto tale.

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  5. il concilio v2 è stato semplicemente un instrumentum regni del pensiero modernista, che, ben deciso da oltre un secolo a stravolgere l'essenza del cattolicesimo (v. liberalismo)è entrato nel varco aperto dal papa G23, la sua voglia di "aggiornare la Chiesa al mondo moderno", avviando così il suo declino, assogettando la Verità eterna e tutte le cose sacre al panta rei; Dio è stato "pensato e ri-creato" dall'uomo moderno, a immagine dell'uomo del 20.mo sec. !
    Ben disse quel tizio:
    la Chiesa non è più imago coeli, ma imago mundi.
    Basta vedere come le messe si sono adeguate agli spettacoli mondani, come le chiese siano diventati palcoscenici....
    e che c'entrano allora i giornalisti nella gran voglia di Paolo VI di manifestare il CULTO DELL'UOMO, dichiarata, mettendolo al centro della Liturgia?

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  6. Di questi due Concili, se può dire:

    " Il Concilio della fede s’è incontrato con il Concilio dei media. Che cosa è avvenuto? uno scontro, una lotta, un anatema? poteva essere; ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del post Concilio. Una simpatia immensa la ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo".

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