Pagine fisse in evidenza

mercoledì 30 aprile 2014

È l'ineguaglianza la radice del male sociale?

Mundabor, ci ha segnalato un lungo articolo davvero graffiante, dal titolo “Inequality is the root of social evil,” riferito al Tweet del 28 aprile di @pontifex.it
Mundabor ci va giù davvero duro. Mi limito a questo passaggio
[...] Il cristianesimo ci insegna che il male - e, come conseguenza inevitabile, qualsiasi tipo di male sociale, come la povertà o l'odio sociale - è il risultato della imperfezione di questo mondo, che a sua volta è il risultato della caduta. La ribellione alla legge di Dio dei nostri progenitori - una ribellione che tutti noi ci portiamo dentro, e che è alla radice della peccaminosità dell'uomo - ha causato al mondo di essere afflitto da guerre, carestie, pestilenze, povertà, pervertiti, comunisti, preti vaticandsuisti e Jorge Bergogli. Il messaggio cristiano è sempre stato chiaro.
E poi riporto la conclusione:
[...] Quest'uomo sarebbe incredibilmente inadeguato perfino come un cosiddetto arcivescovo di Canterbury. La sua forma mentis, quando si guarda senza gli occhiali rosa del "ma lui è il Papa", è di un cristianesimo così liberale, così imbevuto di pensiero laico, che dubito che un un anglicano dalle fede tiepida - certamente non più a sinistra di loro - avrebbe potuto ingoiare la metà delle sciocchezze che costui ci sta regalando da tredici mesi.
Siamo stati puniti così spettacolarmente, così ovviamente, così alla luce del sole, che non capisco come ci può essere ancora in giro un'anima onesta che non conclude questo: Dio ci sta castigando nello stesso modo in cui abbiamo offeso Lui, dandoci una overdose di quella stupidità indicibile che la generazione del Vaticanodue ha pensato per noi così buona, conveniente, gratuita.
Grande errore.
Mundabor
Tra l'altro in italiano suona così (vedi immagine sopra). 
Papa Francesco ‏@Pontifex_it Apr 28
L’inequità è la radice dei mali sociali. 
Forse vorrebbe dire l'iniquità? Chi è deputato a questo settore dovrebbe almeno conoscere l'italiano. E la traduzione inglese (horizontal inequity), invece, fa pensare proprio all'ineguaglianza, così tradotta anche da altri blog anglofoni sempre su @pontifex.it, dà: "The horizontal inequity is the root of social ills."

L’ANTICA EREDITÀ LITURGICA

Rito Antiquior tomba Santa Caterina, 2013
Oggi 30 aprile, il Santorale del Rito Romano Antiquior festeggia Santa Caterina da Siena, mentre quello del Novus Ordo san Pio V. Tutti gli uomini hanno bisogno di modelli a cui guardare: c’è chi segue quelli negativi e a volte infimi, e chi, invece, segue quelli positivi o addirittura santi. Il popolo di Dio è interpellato dalla Chiesa a seguire questi ultimi. Fra i santi ci sono poi quelli “speciali”, gli eletti fra gli eletti: santa Caterina e san Pio V fanno parte degli “eletti speciali”, perché nei disegni di Dio ci sono i chiamati, ma anche quelli più chiamati degli altri, esattamente come accade nella distinzione dei cori angelici, dove, per esempio, san Michele Arcangelo ha un ruolo maggiore in confronto ad un angelo custode, a dispetto dell’egualitarismo di matrice illuminista. Santa Caterina e san Pio V hanno operato in tempi molto difficili e critici; vengono perciò a dimostrare a noi, fedeli del secondo millennio, che Fede e Chiesa possono sempre essere difese, anche quando le circostanze appaiono avverse su tutti i fronti. [Fonte]

Approfitto dunque per ricordare San Pio V, il grande Papa che curò la riforma della Chiesa sulle orme del Concilio tridentino e al quale dobbiamo la revisione del Messale Romano e la sua diffusione in tutto l'Occidente latino, con il testo seguente tratto da:

Breve storia della Messa Romana
Michael Davies

Sulla Messa tradizionale nel Rito Romano, la Messa “tridentina”, Padre Fortescue conclude:
 Dal Concilio di Trento la storia della Messa non è per niente e tutt’altro che la composizione di nuove Messe: Lo schema e le parti fondamentali rimangono le stesse. Nessuno ha mai pensato di toccare la venerabile liturgia della Messa Romana, se non per aggiungere nuovi propri.
La sua valutazione finale del Messale di S. Pio V [il libro di Fortescue fu pubblicato nel 1912, n. d. t.] merita un’attenta meditazione:
Ci saranno ancora molti giorni nei quali dremo la Messa detta per secoli dai giorni dei libri gelasiani e leonini. E quando verranno, le nuove Messe cambieranno soltanto nel proprio.
In nostro Canone è intatto, come tutto lo schema della Messa. Il nostro Messale è ancora quello di S. Pio V. Dobbiamo ringraziare che la sua commissione sia stata così scrupolosa da mantenere o restaurare l’antica tradizione romana. Essenzialmente il Messale di S. Pio V è il Sacramentario Gregoriano, modellato sul libro gelasiano che a sua volta dipende dalla collezione leonina. Troviamo le preghiere del nostro Canone nel trattato De Sacramentis riferimenti al Canone stesso nel IV secolo. Così la nostra Messa va indietro, senza cambiamenti essenziali, all’epoca nella quale per la prima volta si sviluppò dalla liturgia più antica. E’ ancora pregna di quella liturgia, di quando Cesare governava il mondo e pensava di poter stroncare la fede in Cristo [qui, probabilmente, Fortescue cita Cesare, morto nel 44 a. C., come prototipo di imperatore romano, n. d. t.], di quando i nostri padri si incontravano tra loro prima dell’alba e cantavano un inno a Cristo come a un Dio. Il risultato finale della nostra inchiesta e che, nonostante i problemi irrisolti, nonostante i cambiamenti successivi, non esiste nella Cristianità un altro rito così venerabile come il nostro.

martedì 29 aprile 2014

Paolo Pasqualucci su canonizzazioni e infallibilità

Ricevo questa comunicazione di Paolo Pasqualucci, che volentieri condivido.

Ho letto con grande interesse il suo ultimo intervento intitolato "Il Concilio è infallibile etc.". Io sono tra quelli che non credono all'infallibilità delle canonizzazioni. Al momento questa nota è quella prevalente tra i teologi. Ma secondo me hanno ragione i contrari. L'argomento su cui anche noi laici si dovrebbe lavorare nelle discussioni è il seguente: la dichiarazione di santità si basa sul vaglio delle testimonianze di fatto.  Ora, in questo campo è sempre possibile l'errore, di fatto appunto. Presupporre l'infallibilità sarebbe pertanto temerario. Nel caso di specie, c'è un altro argomento, su cui battere: la superficialità e il dilettantismo della procedura inaugurata da Giovanni Paolo II.  Bisognerebbe documentarsi in proposito in modo accurato, invece di strapparsi i capelli in pubblico come mi sembra facciano tanti (almeno nei vari siti). Se la procedura è improntata a criteri lassisti, a maggior ragione c'è la possibilità di sbagliarsi nel valutare l'eroismo delle virtù del candidato. Ora il lassismo di GPII (un solo miracolo, indagini all'ingrosso) si è accentuato con l'attuale Pontefice: per Giovanni XXIII non c'è neanche il miracolo; ed è sicuro che ci sia per GPII? Inoltre: in passato la Chiesa respingeva sempre le guarigioni improvvise legate in qualche modo a malattie di origine nervosa o coinvolgenti il sistema nervoso, come il Parkinson etc. Anche oggi si osserva questo criterio? Bisogna fare un accurato paragone tra i criteri del presente e quelli del passato. Insomma, materiale per passare all'offensiva su questo campo ce n'è di sicuro. In realtà i meriti invocati per i due "santi" sono soprattutto "ecumenici". Adesso tenteranno di far santo anche Paolo VI, il distruttore della Messa e della liturgia cattolica. Oltre che di altre cose.

Il Vaticano II non può poi ritenersi infallibile, in nessun modo.  Non ripeterò qui quanto ho scritto nel mio libro [Unam Sanctam, qui], lavorando sulla traccia di mons. Gherardini.  Non è dogmatico, non ha voluto esserlo, le due costituzioni definite "dogmatiche" non dichiarano in realtà nessun dogma. E allora? Si tratta di una infallbilità spuria che i neomodernisti hanno voluto fabbricare all'insegna del mito del Concilio "nuova Pentecoste".  Una concezione irrazionale, da combattere in modo argomentato.

Non dobbiamo scoraggiarci e lei non si scoraggia di certo.  Ed anzi fa egregiamente coraggio agli altri, lo si vede anche da questo suo ultimo articolo. La situazione generale è sempre più difficile perchè mancano i capi, molti dei quali hanno tradito.  Tuttavia la ragione, oltre che la fede, è dalla nostra parte.  Comunque vada a finire, ci battiamo per la bandiera e speriamo di tener duro sino alla fine (la persecuzione di massa in Occidente è sempre piuù vicina).  Sappiamo che per chi non ha tradito ci sarà un giorno giustizia.
Paolo Pasqualucci

lunedì 28 aprile 2014

Il concilio è infallibile? No. Come ne usciamo? Vedremo.

Riprendo di seguito una sintesi tratta da scritti di lettori che condensano pensieri e sentimenti molto diffusi - che sono anche i miei - in questa temperie foriera di confusione, disorientamento, se non di vero e proprio sviamento dalla retta Fede. Di seguito trarrò alcune essenziali conclusioni, che credo possano costituire una nuova tappa del nostro articolato impegnato sofferto ma anche fruttuoso percorso e che spero possano aiutarci a proseguire in un alveo ragionevole, perché spiritualmente ben orientato e fondato, ben calato nella realtà ma con le radici nel Soprannaturale. Con immutato impegno nel  mettere in atto una "resistenza", ineludibilmente critica, ma non lagnosa, propositiva quel tanto ch'è possibile dalla situazione di fedeli in cordata, che cercano di non disperdersi e di curare - nel Cuore di Colui che è nostro Medico e Medicina, nostro Tutto - le proprie ferite insieme a quelle dei pastori percossi.
  1. Se la Chiesa è infallibile nelle canonizzazioni non possiamo controbattere, a meno di non arrivare alla conclusione che la sede è vacante, sostengono alcuni. Ma noi non siamo sedevacantisti. Semplicemente (si fa per dire) la situazione ci pone interrogativi ineludibili. 
  2. Se ne consegue canonizzato il concilio, questo diventa la via obbligata che parte dagli eventi appena trascorsi e se la canonizzazione è infallibile, la stessa infallibilità riguarda anche la canonizzazione del concilio. 
  3. Dunque tutto il nostro lavoro, tutti gli studi critici, gli articoli, i libri, le dispute, tutto diventa falso o inutile. Dio magari ce ne riconoscerà l'impegno, la fede, lo sforzo di ricerca e comprensione. Ma le nostre idee sono alla fine erronee. Se è infallibile la canonizzazione di cui parliamo noi abbiamo perso. 

Roma 4 maggio 2014. Marcia Nazionale per la Vita

DOMENICA 4 MAGGIO
Programma:
ore 08:00 – ritrovo a piazza della Repubblica/Esedra
ore 09:00 – partenza della Marcia
 Percorso:
P.za della Repubblica –.P.za Venezia – Largo Argentina – Corso Vittorio – Castel S. Angelo
 ore 11:30 – arrivo a Castel Sant’Angelo

Ricordiamo che alle ore 7,30 di domenica 4 maggio, subito prima della partenza della Marcia, nella chiesa di S. Maria della Vittoria, in via XX Settembre 17, nelle immediate adiacenze di Piazza della Repubblica/Esedra (punto di ritrovo della manifestazione), mons. Marco Agostini  ceklebrerà una S. Messa usus Antiquior in suffragio di Mario Palmaro.

Colgo l'occasione per informare che presso la Cappella FSSPX di Santa Caterina in  via Urbana 85, oltre alla santa Messa abituale delle ore 11.00 un'altra Messa sarà celebrata alle ore 7.30, per consentire la partecipazione di coloro che parteciperanno alla Marcia per la vita domenica prossima e si trovassero in zona.

domenica 27 aprile 2014

La giornata dei «quattro papi»

Il 'papa emerito' tra i cardinali
Oggi la Chiesa 2.0 ha compiuto una nuova tappa del suo percorso rivoluzionario, ché tale è con sempre maggiore evidenza per chi, in quanto fedele, è più attento e impegnato a seguire e vivere le vicende gli atti e le parole che si scrivono nella vita ecclesiale del nostro oggi.
Mi sono sintonizzata sul primo canale TV per seguire, solo a tratti, la celebrazione di oggi. Ci sono alcuni flash che mi hanno colpita. 
Mi chiedo chi fosse il cronista che, al termine della Consacrazione, dice: "dopo il racconto della Passione, l'Assemblea proclama...". Dunque una conferma in più della nostra 'estraneità' a questo riguardo: hanno vissuto il racconto della Passione, non l'Azione Sacrificale di Cristo Signore. Ormai è una variazione, che si va consolidando, nell'indifferenza generale del "popolo di Dio", ma come ferita sanguinante del Corpo mistico di Cristo.
Cos'altro volete che dica? Mi colpisce la folla festante e nello stesso tempo compenetrata della solennità del momento, che lo ha vissuto con sentita partecipazione e sentimenti di pietà e di fede. Dall'atmosfera e dal sentimento immediato diresti che niente è cambiato, che tutto è come prima. 
Ma, in realtà, ci sono due Papi, uno defilato e l'altro in prima linea, che avallano i cambiamenti che sono in pochi e registrare con sconcerto e vigile apprensione.

Pompei, il papa e i Francescani dell'Immacolata

La versione del Mattino di Napoli sull'incredibile  recente divieto di pregare  ai piedi della «Regina» del Rosario per i Frati Francescani dell’Immacolata e laici loro affiliati, è più completa della precedente pubblicata ieri. Infatti essa ci dà conferma del diretto intervento del commissario nel divieto al pellegrinaggio - che si svolgeva ogni anno regolarmente da ben dieci anni - nella dichiarazione dei fedeli: «Alla nostra richiesta di spiegazioni siamo stati ricontattati il giorno dopo dal Rettore che, molto garbatamente ci ha fatto presente che il santuario di Pompei è di diritto pontificio e dunque l’arcivescovo non avrebbe potuto non tenere conto di una comunicazione ricevuta dal commissario dei Francescani dell’Immacolata, Padre Fidenzio Volpi».  
L'articolista conclude  però con questa sviante comunicazione:
Papa Francesco segue da vicino il travaglio del giovane ordine francescano tanto che in modo privato lo scorso primo gennaio è andato, accompagnato da una guardia e dal suo autista, nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma dove ha incontrato i frati dell’Immacolata. «Il Papa ci è molto vicino e gli siamo grati», dicono loro.
Egli evidentemente non conosce, o  ha ricevuto informazioni spurie, che coloro che occupano Santa Maria Maggiore - nel senso che è loro affidata la Cappella della Salus Populi Romani - sono i frati dissidenti che hanno provocato la lacerazione dell'Ordine assecondati da una gerarchia modernista ed è a questi che il papa, proprio in Santa Maria Maggiore, suo quartier generale da prima del conclave, ha dato il suo appoggio ed il suo apprezzamento.
Non è un caso dunque che proprio in questa Basilica Papale dal gennaio scorso sia stata inopinatamente soppressa la Santa Messa nella Cappella Cesi, nella quale  al sacerdote e al gruppo che la animava da quattordici anni è ora preclusa la celebrazione del Primo Sabato del mese in onore della Santa Vergine. Il tutto nell'assordante silenzio alle accorate richieste del sacerdote e dei fedeli, gli unici per i quali la tanto sbandierata 'misericordia' diventa ostentata noncuranza che non è altro che espressione di profondo disprezzo e assoluto misconoscimento.

PUNTUALIZZAZIONE SU DE MAISTRE E “LE SERATE DI PIETROBURGO”

Alcuni lettori hanno obiettato circa il mio articolo su Le serate di Pietroburgo di Joseph de Maistre che esso è eccessivamente critico nei confronti del Savoiardo. 

Mi permetto di far notare che in esso ho ben specificato che  «Bisogna saper distinguere, evitando l’errore per eccesso (che condanna in blocco tutto il pensiero maistriano quasi fosse intrinsecamente perverso) e l’errore per difetto (che lo canonizza come la quint’essenza del cattolicesimo integralmente romano): Maistre non è solo e unicamente un puro “illuminato”, ma non si può neanche negare che abbia cercato di interpretare il cattolicesimo alla luce della tradizione “teosofica” dei suoi tempi» (p. 14). 
Mentre l’Enciclopedia Cattolica dà un giudizio netto e molto severo sul pensiero di de Maistre: “Nel libro Mémoire au duc de Brunswick del 1782, otto anni dopo aver lasciato la massoneria, il de Maistre dichiara il suo ideale di illuminato per giungere all’unificazione delle chiese cristiane, attraverso una sorta di diplomazia segreta massonica” (Ettore Passerin, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1951, vol. VII, coll. 1871-1872, voce “Maistre”).

sabato 26 aprile 2014

Pellegrinaggio a Pompei vietato, fedeli in rivolta

Fino a quando i fedeli si vedranno chiudere in faccia le porte delle Chiese, dichiarati 'estranei' in casa propria? Siamo ancora pesti per il duplice schiaffo subìto a Santa Maria Maggiore: abolizione della Santa Messa del Primo Sabato del mese dedicata alla Vergine e inesorabile chiusura dei cancelli per la recita  del Santo Rosario nell'intento ragionevole di richiederne il ripristino con un mezzo cristiano non suscettibile di essere equivocato. Perché un silenzio da una parte così arrogante (basta non curarsene, sono dei modaioli, ha dichiarato il papa "regnante") e dall'altra così abulico e in definitiva complice, da parte di cardinali, vescovi e sacerdoti?
In ogni caso dire "fedeli in rivolta" - come titola il quotidiano nel dare la notizia che ho ripreso di seguito - è improprio e non serve a nulla e comunque, piuttosto che rivolta, non può esserci alcuna "resistenza" possibile con sacerdoti e vescovi conniventi o ignavi...

Colgo l'occasione per segnalare un altro caso allarmante rivelatore dello stesso 'clima': ho ricevuto telefonate addolorate e preoccupate e vi rimando a quanto pubblica il blog In Tua Justitia. Il vescovo di Frascati, Raffaello Martinelli, ha allontanato dalla Parrocchia San Camillo De Lellis, nella zona della Località Bartolomeo Gosio, Grottaferrata, il Parroco Don Antonio Cozzolino, con l'accusa di "attacco alle autorità", che si manifesterebbe nel semplice fatto di dare la comunione in bocca, celebrare il NO sempre col Canone Romano ed essere punto di riferimento per molti diseredati della zona con fattive opere di carità. Sarebbe questo il nuovo sentire cum Ecclesia?
Il Corpo mistico di Cristo soffre in particolar modo nelle sue membra appartenenti all'unica periferia misconosciuta; paradossalmente definita moda, mentre la sua peculiarità è quella di non diluirsi nelle mode del tempo...

Immagine che appartiene  ad un passato irreversibile?
POMPEI Divieto di riunirsi a pregare nel Santuario della Madonna di Pompei, domani, per centinaia di fedeli del Napoletano legati ai Frati Francescani dell’Immacolata, Ordine religioso commissariato dalla Santa Sede dal luglio 2013.

La decisione del vescovo di Pompei, Tommaso Caputo, è stata comunicata ai responsabili della Mim (“Missione dell’Immacolata Mediatrice”), associazione di laici legati ai Ffi, dal Rettore del Santuario, Monsignor, Salvatore Acampora.
«Ma è la conseguenza - affermano i fedeli - di un intervento del commissario apostolico dei Ffi, padre Fidenzio Volpi». Il commissario ha sospeso dal 27 novembre 2013 le attività dei Cenacoli Mim. Il pellegrinaggio a Pompei - dice uno dei responsabili, Claudio Circelli - si svolgeva da 10 anni. «Stiamo valutando un ricorso a norma del diritto canonico».
[Fonte: Il Fatto Vesuviano]

“Unam Sanctam” di Paolo Pasqualucci

Annunciato da circa quattro mesi nelle “novità” dell’Editore Marco Solfanelli, il 18 marzo scorso è andato in distribuzione il libro del filosofo e saggista cattolico Paolo Pasqualucci:  “Unam Sanctam.  Studio sulle deviazioni dottrinali nella Chiesa cattolica del XXI secolo”, pp. 440, Euro 34.  Si tratta di uno studio assai impegnativo (in venti capitoli) dei testi più contestati del pastorale Concilio Ecumenico Vaticano II.  Con il gentile permesso dell’editore, ne pubblichiamo qui la pagina introduttiva, dedicata “Al Lettore”.

“Il presente saggio, quali che siano i suoi limiti, vuole offrire un contributo al dibattito attuale sul Concilio Ecumenico Vaticano II.  Il cinquantesimo anniversario del suo inizio (11 ottobre 1962), testé conclusosi, ha visto celebrazioni che ne esaltavano i supposti grandi vantaggi che ne sarebbero derivati alla Chiesa universale.  Tuttavia negli ultimi anni ha preso pubblicamente piede un discorso critico sul Concilio, alimentato da una minoranza di teologi e laici; discorso che, nonostante l’ostilità della maggioranza, schierata a priori con la vulgata dominante, sta trovando un’attenzione un tempo impensabile presso i fedeli.  Non si tratta ovviamente di masse sterminate e tuttavia un certo interesse per “il problema” posto dal Vaticano II comincia a diffondersi.  Di fronte al perdurare ed anzi all’aggravarsi della crisi della Chiesa Cattolica, che covava sotto le ceneri per esplodere con il Vaticano II, si sente sempre più il bisogno di discutere liberamente del Concilio e delle sue conseguenze, e vale sempre meno il ricorso al principio d’autorità per impedire sul nascere ogni discussione, delegittimandola a priori.

venerdì 25 aprile 2014

CNSP: una S. Messa in suffragio di Mario Palmaro in occasione della Marcia per la Vita

In occasione della IV Marcia per la Vita, che si terrà a Roma il prossimo 4 maggio, alla quale ha aderito, il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum (CNSP) ha promosso la celebrazione di una S. Messa in suffragio di Mario Palmaro, che sarà offerta nella forma straordinaria del rito romano da mons. Marco Agostini alle ore 7,30 di domenica 4 maggio, subito prima della partenza della Marcia, nella chiesa di S. Maria della Vittoria, in via XX Settembre 17, nelle immediate adiacenze di Piazza della Repubblica/Esedra (punto di ritrovo della manifestazione). Curando la celebrazione di questa S. Messa il CNSP intende offrire a tutti i fedeli legati alla liturgia tradizionale che parteciperanno alla Marcia la possibilità di santificare la domenica ricordando nella preghiera la figura di Mario Palmaro, vero ed esemplare campione dell’impegno per la vita senza compromessi, alla cui opera è legata anche la diffusione della S. Messa antica in Italia.
Il CNSP ringrazia di cuore mons. Marco Agostini, per aver accolto l’invito a celebrare la S. Messa, ed i Padri Carmelitani Scalzi di S. Maria della Vittoria, che hanno accettato con generosa disponibilità di accogliere il popolo Summorum Pontificum nella loro chiesa.

giovedì 24 aprile 2014

«Anche il Papa emerito alla canonizzazione»

Sugli echi sempre più incalzanti di un anomalo magistero mediatico - foriero di confusione quando non di sviamenti per effetto della fluidità data dalla multiforme ermeneutica che consente -, ha ripreso quota una notizia che circolava già da tempo. L'avevamo ripresa da un articolo del The Telegraph del 30 settembre scorso, con la domanda: evento anomalo, neppure un po'?
Il volto della Chiesa è già cambiato, e ancor più dal fatidico 11 febbraio [vedi anche - e anche] : adesso è solo tutto sempre più chiaro ed esplicito ed a ritmi incalzanti e travolgenti. È di ieri la notizia diramata anche da Avvenire.
"Roma vedrà un evento che mai nella storia della città è avvenuto: due Papi vivi e due Papi santi. Immagino l'emozione di Francesco e Benedetto". Lo ha detto in un conferenza stampa sulla canonizzazione di Roncalli e Wojtyla il vice presidente dell'Opera romana pellegrinaggi, mons. Liberio Andreatta, confermando così la presenza del Papa emerito Benedetto XVI alla cerimonia.
Colgo l'occasione per riprendere alcune riflessioni di immutata attualità.
L'anomalia non è nelle dimissioni di Benedetto XVI, previste dal diritto canonico anche se non avvenute nelle circostanze eccezionali consegnateci dalla storia in precedenza. L'anomalia non sta neppure nell'elezione del nuovo papa, regolarmente avvenuta attraverso la scelta dai cardinali e perfezionata dall'accettazione della sua funzione, anche se egli ne ha inopinatamente rifiutato i simboli e ne sta svuotando la pregnanza. L'anomalia sta nella contestuale presenza, che in questo caso diventa ostentata - esattamente il contrario dell'annunciato "nascondimento al mondo", che sottolineava anche l'eccezionalità dell'evento -, di un papa secondo il suo dire "per sempre" ma in "servizio contemplativo" a fianco del papa "in servizio attivo". Due aspetti e dimensioni che possono anzi devono esser compresenti nella stessa persona; tanto più trattandosi di un'investitura divina e non di una funzione amministrativa qualunque. Tenendo poi conto che l'inedita (e non codificata) figura di papa-emerito, la associa a quella di vescovo-emerito che si dimette per la stessa motivazione: "ingravescente aetate". Il che stabilisce un precedente che passa come eccezionale ma che rischia di diventare regola[1]. Con la contraddizione, tuttavia, che anziché le vesti di un vescovo, oltre a conservare il titolo, Benedetto ha conservato il nome[2] e lo stemma e continua a vestire la talare bianca da papa, mentre il suo stemma è stato associato a quello del papa regnante sul monumento inaugurato da Francesco. Una compresenza non solo inedita ma codificata nella pietra.

Sostanzialmente, in nome della fatidica 'pastorale' conciliare - prassi ateoretica senza spiegazioni o con spiegazioni sommarie sganciate dalla tradizione perenne perché divenute 'tradizione vivente' portata avanti dal nuovo-soggetto Chiesa che ha preso il posto dell'oggetto-Rivelazione -, de facto se non de iure si incide nella sostanza e si dà concretezza ai cambiamenti che vengono non più sanciti ma operati e rappresentati e addirittura ormai recepiti dall'opinione comune. E nessuno può dir nulla, perché contrapporre parole ai fatti non serve a niente, mancando alle parole la materia prima del contendere: la esplicitazione teorica del nuovo corso di volta in volta instaurato.
Il comportamento, sempre più pragmatico e rivoluzionario di Bergoglio, sta completando l'opera, iniziata da Paolo VI e traghettata con una spinta finale da Benedetto XVI [vedi qui : Che n'è del primato di Pietro?]. E l'Autorità, oggi, viene esercitata dispoticamente nel silenziare, oltre che nel disprezzare, ogni ragionevole voce contraria di dissenso che cerchi di ricondurre la Chiesa nell'alveo della sua Via Maestra, della quale si stanno perdendo le tracce. E si continua a dialogare con l'errore, mentre la verità è oscurata e deformata. E, per contro, come si potrà più dialogare con una Tradizione che è stata svuotata del suo contenuto, rovesciando il significato dei termini concettuali che la identificano?

Ma nella Chiesa non possono esserci due papi (e nemmeno un "collegio" papale). Non si tratterebbe di una semplice "anomalia": sarebbe un'aberrazione metafisica, in rapporto al primato petrino, ad personam, sancito da Gesù!

Cosa concludere dunque? Il Papato non solo cambia volto ma anche funzione? Assisteremo tra non molto ai brindisi insieme ai Patriarchi Ortodossi Kirill e Bartolomeo, e magari anche al Gran Rabbinato e alle Confessioni Riformate (il 2017 è vicino)? Un brindisi più difficile con gli Imam; ma, con l'Islam, dialogo e calamenti di braghe ad oltranza ormai sono ordinaria amministrazione...

Chi sono costoro e dove credono di portarci? 
Ai diversi interrogativi qui condensati non abbiamo risposte, che non possiamo darci da soli e non abbiamo né scorgiamo nell'orizzonte ecclesiale neppure l'autorità munita del munus magisteriale che ce le fornisca. Tuttavia una cosa l'abbiamo già evidenziata. Non so se questa è una religione "di grembiulini", ma senz'altro è una religione "da grembiulini". Dunque evitiamo di inciampare e tiriamo dritti per la via stretta. Il Signore giudicherà noi, e i nostri superiori non rispetto a noi ma alle loro responsabilità.
Questo non significa non riconoscere il Papa. Dunque nessun rischio di sedevacantismo. Significa semplicemente che il nostro tesoro è là dov'è il nostro cuore e non possiamo collocarlo in questa, sappiamo de fide momentanea, deviazione di percorso.
Maria Guarini
___________________
1. «Sessanta o settant’anni fa, il vescovo emerito non esisteva. Venne dopo il Concilio. Oggi è un’istituzione. La stessa cosa deve accadere per il Papa emerito. Benedetto è il primo e forse ce ne saranno altri...».  (Bergoglio, Conversazione a Santa Marta con Ferruccio de Bortoli, il 5 marzo scorso)
2. Nome di fatto non deponibile? Il cambiamento di nome non denota infatti un cambiamento di status, la cosiddetta translatio personae dal carattere singolare e permanente legato alla persona e non solo all'ufficio?

Perplessità e dubbi per le imminenti canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

Il mensile Catholic Family News, che ha una versione quotidiana on-line, ha intervistato il prof. Roberto de Mattei sulle prossime canonizzazioni del 27 aprile. Di seguito la traduzione italiana dell’intervista

Professor de Mattei, le imminenti canonizzazioni di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II suscitano, per vari motivi, dubbi e perplessità. Come cattolico e come storico, quale giudizio esprime?
Posso esprimere un’opinione personale, senza pretendere di risolvere un problema che si presenta complesso. Sono innanzitutto perplesso, in linea generale, per la facilità con cui negli ultimi anni si avviano e si concludono i processi di canonizzazione. Il Concilio Vaticano I ha definito il primato di giurisdizione del Papa e l’ infallibilità del suo Magistero, a determinate condizioni, ma non certo l’ impeccabilità personale dei Sovrani Pontefici. Nella storia della Chiesa ci sono stati buoni e cattivi Papi ed è ridotto il numero di quelli elevati solennemente agli altari. Oggi si ha l’impressione che al principio dell’infallibilità dei Papi si voglia sostituire quello della loro impeccabilità. Tutti i Papi, o meglio tutti gli ultimi Papi, a partire dal Concilio Vaticano II vengono presentati come santi. Non è un caso che le canonizzazioni di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II abbiano lasciato indietro la canonizzazione di Pio IX e la beatificazione di Pio XII, mentre avanza il processo di Paolo VI. Sembra quasi che un’aureola di santità debba avvolgere l’era del Concilio e del postconcilio, per “infallibilizzare” un’epoca storica che ha visto affermarsi nella Chiesa il primato della prassi pastorale sulla dottrina.

mercoledì 23 aprile 2014

1 maggio a Linarolo. La tradizione vita della Chiesa (in memoria di Mario Palmaro)


La Tradizione, vita della Chiesa
in memoria di Mario Palmaro

il 1° maggio a Linarolo (PV), nella chiesa parrocchiale
S. Antonio Abate, in via Roma 4, si svolgerà la

Giornata della Buona Stampa Cattolica
Inizio alle ore 10.00

Interverranno
ROBERTO DE MATTEI
docente di Storia Moderna e Storia del Cristianesimo
all’Università Europea di Roma, direttore del mensile Radici Cristiane

MAURO FAVERZANI
Coordinatore editoriale del mensile Radici Cristiane

ALESSANDRO GNOCCHI
Saggista e giornalista de «Il Foglio»

MARCO FERRARESI
Ricercatore di Diritto del Lavoro all’Università degli Studi di Pavia,
Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Pavia

Ore 12.00 Pranzo

Ore 16.00 Santa Messa Solenne in rito romano antico

La Giornata è aperta a tutti
È gradita la comunicazione della propria presenza a 
ilaria.pisa@gmail.com

martedì 22 aprile 2014

¡Dios no muere! La solitudine del Signore e il nostro zelo amaro

Stralcio da Vigiliae Alexandrinae. Un altro testo da condividere. Qui il testo intero. Ringraziamo il Signore per quest'attenzione desta, consapevolezza della gravità dell'ora presente, sintonia che, nella condivisione, diventano fortezza ma soprattutto nutrono la fedeltà. E proprio nella condivisione speriamo di contribuire a far crescere esponenzialmente la diffusione di un pensiero ancorato alla Sorgente contro la barbarie spirituale che avanza.  Noto che viene citato un interessantissimo articolo di Don Curzio Nitoglia che avevo programmato per domani e che ho pubblicato poco fa per rendere attivo il link.

[...] In certe epoche è fondamentale un atteggiamento: non cercare scorciatoie. Ogni tentazione di giungere presto alla metà, di voler vedere la vittoria già nel tempo, porta con sé il rischio non secondario di venire a patti con il mondo, anche solo per sottrarsi a quella terribile sensazione di solitudine che prima o poi il vero cristiano prova nella vita. Non ci sono scorciatoie: il Signore è morto solo sulla Croce. Basti per tutti l’esempio, mostrato da un recentissimo articolo di don Curzio Nitoglia (vedi qui), di Joseph de Maistre, campione della contro-rivoluzione, che in fondo, da quanto risulta dall’analisi di don Curzio, non avrebbe mai abbandonato l’idea di un accomodamento tra Dio e il mondo, in quella terribile forma di superbia che è la gnosi. Ma anche se si volesse contestare tale analisi della parabola intellettuale e spirituale di de Maistre, il rischio di fondo che don Curzio mostra resta vero per ogni cattolico. Quando si subisce la vis polemica delle forze anticristiche, è facile, per reazione, accoglierne le provocazioni e cadere nei loro tranelli. Non ci sono davvero scorciatoie. La vittoria verrà, ma forse non la vedremo noi. Conta solo fare la nostra parte.
Ma – come si dice in questi casi – c’è un “ma”. Il quid proprium dell’ora presente è la crisi nella stessa Chiesa di Dio.

Don Curzio Nitoglia sul Tradizionalismo esoterico di J. de Maistre

Don Curzio Nitoglia, con l'acribia che lo contraddistingue, fa il punto su un pensatore molto in voga in alcuni "Centri" tradizionalisti. Il che ci fa comprendere come dobbiamo tenere gli occhi della mente e del cuore aperti, senza lasciarci influenzare dalle "etichette". Devo dire che ciò che ho letto qui ha dato il nome a mie personali diffidenze. Dedico il testo che segue ai lettori che amano approfondire e spaziare nelle opere dei pensatori del nostro tempo, per cogliere le radici e le manifestazioni delle vicende che stanno scrivendo la nostra storia umana ed ecclesiale.

Il Tradizionalismo Esoterico: Joseph de Maistre,
una nuova edizione de “Le serate di Pietroburgo”
“Nel libro Mémoire au duc de Brunswick del 1782, otto anni dopo aver lasciato la massoneria, il de Maistre dichiara il suo ideale di illuminato per giungere all’unificazione delle chiese cristiane, attraverso una sorta di diplomazia segreta massonica”.
(Ettore Passerin, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1951, vol. VII, coll. 1871-1872, voce “Maistre”).
Prologo

Le Edizioni Fede & Cultura di Verona hanno pubblicato nel gennaio 2014, in una nuova traduzione a cura di Carlo Del Nevo, l’opera principale di Joseph de Maistre (1753-1821) Le Serate di Pietroburgo, con una lunga Prefazione di Ignazio Cantoni di Alleanza Cattolica.

L’associazione culturale Alleanza Cattolica di Piacenza appartiene all’area teoconservatrice italiana, che si ispira al pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira, ad Edmund Burke e a Joseph de Maistre e quanto a quest’ultimo si sforza 1°) di sostenere l’assoluta ortodossia del de Maistre maturo, qualificato “tra i portavoce più importanti del movimento controrivoluzionario e del cattolicesimo romano”, e 2°) di presentare Le Serate come  “una pietra miliare del pensiero controrivoluzionario”, nonostante il passato massonico dell’Autore dal quale, secondo costoro, il Savoiardo si sarebbe allontanato ma che si riaffaccia qua e là nei suoi scritti postumi e nell’11° capitolo delle Serate.

Moschea e Minareto a Milano: il sì di Angelo Scola

Nota Esistenzialmente periferico: Don Abbondio Scola, cardinale di Milano, già distintosi per aver pensato più a fare gli "auguri per il Ramadan" che ad estendere il Summorum Pontificum alla diocesi ambrosiana, arretra nuovamente di fronte all'islam:
Il minareto? Io non farei grandi problemi su questo, basta che non lo facciano in piazza del Duomo.
Un virile silenzio no, eh?
E pensare che la CEI un anno fa gli aveva mandato le felicitazioni per l'elezione a Papa...

Prende dunque sempre più consistenza il  nuovo corso post-conciliare rinunciatario e calabraghe, che dimostra la ingravescente inconsistenza da parte delle più autorevoli gerarchie ecclesiastiche della vis identitaria nella confessione della nostra Fede. Questa la notizia da Milano Today
„ Sì alla moschea e anche al minareto. L'ha detto il cardinale Angelo Scola, inserendosi nel dibattito sulla realizzazione di almeno un luogo di culto per i musulmani anche in vista di Expo 2015, quando sono attesi milioni di visitatori da tutto il mondo. Il cardinale non è nuovo a quest'apertura, almeno per quanto riguarda la moschea, ma non aveva ancora fatto il passo successivo a riguardo del minareto.
Lunedì 7 aprile ha articolato meglio la sua posizione, spiegando che il diritto di culto è reale solo se ci sono luoghi di culto, e che il problema principale non è tanto questo, quanto - riferisce Repubblica - capire chi comanda all'interno dell'eventuale moschea. Il cardinale ha suggerito soltanto alcune garanzie, come la lingua parlata dall'imam o la consapevolezza delle attività che si svolgono all'interno della moschea stessa.
Nessun problema nemmeno per il minareto, con un'unica avvertenza (avanzata col sorriso): "Purché non lo facciano proprio in piazza del Duomo".

"Scuotete la polvere dai vostri calzari".

Un testo da condividere: Danilo Quinto su Radio Spada.
Osservazioni condivisibili. Intuitivamente tuttavia colgo rischi di assolutizzazioni: nel laissez-faire in campo economico ad esempio, valido come indirizzo ma che non è un principio e dunque incontra necessariamente dei limiti. Inoltre, le stesse "verità morali" non esistono di per sé: sono la Via, tracciata dalla Verità, che è Vita. La "morale" scaturisce dalla Verità e ne è conseguenza, oltre che manifestazione, inverata e da inverare, nella storia personale e collettiva.

Tra le istruzioni di Gesù ai dodici apostoli, per la loro prima missione (Mt,10,1-23), ve n’è una alla quale i nostri tempi, così grami e torbidi, sembrano non badare: «Se qualcuno non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri calzari. In verità vi dico, nel giorno del giudizio, il paese di Sodoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città».

Quanti sono coloro che, pur consapevoli che Dio solo è giudizio, sono disposti a mettere in pratica il precetto di “scuotere la polvere dai propri calzari”? Il pensiero che si fa giudizio – e non condanna - sugli atti e sui comportamenti degli uomini, sugli eventi e le situazioni che la storia o la vita quotidiana ci propongono, semplicemente non deve esistere. A volte per pavidità, altre per rassegnazione, viene sostituito dal “pensiero unico”, morbido, accondiscendente, accomodante, annacquante. Inesistente, perché corrisponde al nulla. Si è insinuata una strisciante e pericolosissima inclinazione ad evitare l’espressione del giudizio, che corrisponde all’esigenza di non contrapporsi al “mondo” e ai suoi mali, ma di “comprenderlo”, di “farselo amico” e, spesso, di giustificarlo.

lunedì 21 aprile 2014

Anno Domini 2014: Urbi et Orbi da San Pietro

Immagini che parlano e suscitano interrogativi in chi non si lascia massificare: 
  • Semplicità o semplicismo? 
  • Povertà o pauperismo? 
  • Spogliare la propria persona di simboli che non le appartengono, perché rappresentano e mostrano Urbi et Orbi l'alta funzione rivestita, è indice di umiltà oppure umilia, snatura, declassa e desacralizza il Papato?
  • Dove si eclissa la Magnificenza e la Bellezza di Dio, resta solo lo squallore dell'uomo.
Torneremo a breve sul tema dei simboli e del simbolismo, attraverso uno scritto molto interessante di Alessandro Gnocchi, inviatomi di recente. Aggiungo qui solo una breve notazione. 
La parola “simbolo”, dal greco σύμβολον - da συμβάλλω “mettere insieme” - unifica in un solo segno due elementi differenti, l'uno materiale e l'altro ideale o spirituale, a cui il primo è legato per similarità o analogia. Ecco perché σύμβολον significa anche “segno di riconoscimento”, perché ha la capacità di far riconoscere con immediatezza qualcosa a partire proprio dalla sua materialità, che però non si esaurisce in sé, ma mostra e nello stesso tempo trasmette un messaggio che la supera. Symbolum per linguam Graecam signum vel cognitio interpretatur (Isidoro di Siviglia: nella lingua greca Simbolo significa segno e conoscenza). 
Anche le persone deputate ad un incarico nella Chiesa ricoprono e rivestono un carattere simbolico e il massimo del simbolismo è concentrato nella persona del Sommo Pontefice, il Papa. 

don Curzio Nitoglia. ABC di Filosofia della Politica.

Un invito alla lettura che nutre e forma.

Le Edizioni Jeanne d’Arc di Milano, marzo 2014, pubblicano un opuscolo di don Curzio Nitoglia: ABC di Filosofia della Politica. Un breve compendio di 65 pagine accessibile a tutti, della Filosofia politica secondo il pensiero di Aristotele, S. Tommaso d’Aquino, la seconda e la terza Scolastica. (per ordini vedi a fondo pagina).
San Tommaso d’Aquino insegna che la prudenza non s’interessa soltanto del bene privato di un singolo uomo, ma anche del bene di tutta la collettività e perciò “la prudenza per rapporto al bene comune si chiama politica” (S. Th., II-II, q. 47, a. 10, in corpore). La prudenza politica è una virtù che ci aiuta a scegliere i mezzi migliori per ottenere il bene comune, ossia a vivere virtuosamente in società, subordinatamente all’ordine soprannaturale.

sabato 19 aprile 2014

Cornelio Fabro, poco noti e molto edificanti aspetti di un vero teologo

Riprendo l'interessantissimo articolo che segue da Disputationes Theologicae: intervista alla segretaria che per decenni fu la più stretta collaboratrice di Cornelio Fabro

Domenica delle Palme 2014
Disputationes Theologicae ringrazia Suor Rosa Goglia - autrice di Cornelio Fabro, profilo biografico (Edivi, Segni 2010), libro particolarmente rivelatore della personalità del grande filosofo e teologo stimmatino - per la disponibilità con cui ha accettato di rispondere alle nostre domande. Ci scusiamo con Suor Rosa per il ritardo con cui esce questo suo contributo, ritardo dovuto alle incombenze legate alla nuova fondazione ecclesiastica; siamo particolarmente contenti di pubblicarlo visto appunto il suo notevole valore disvelatore del grande uomo di Dio che sta dietro l’alta produzione metafisica.
1)  Cornelio Fabro passa alla storia come il grande metafisico, forse il più grande del secolo appena trascorso. Come viveva il suo essere teologo?

Fabro è un pensatore radicale, non è un uomo di corrente o di scuola, egli si pone di fronte ai temi decisivi per l’esistenza e prende posizione. Il peso stesso dell’erudizione non appiattisce mai l’inquieta ricerca e la religiosa “cura dell’anima”. Non era un uomo immerso nell’accademismo astratto, la Commissione per il concorso a cattedra dell’Università di Bari lo definì “degno di molta considerazione per la sue doti teoretiche”, ma non mancò di scorgere i suoi accenti “polemici” e “tendenziosi”, evidentemente sul centrale “problema di Dio”. Il Cornelio Fabro filosofo è un tutt’uno col teologo e con l’uomo di Dio, per il quale il problema essenziale di Dio è il problema essenziale dell’uomo.

venerdì 18 aprile 2014

Rorate Cœli désuper, Et nubes plúant justum

Non meravigliatevi che vi proponga un canto tipico dell'Avvento in questo Tempo Pasquale. Tutto si intreccia e si compenetra nella nostra Fede. Se non ci fosse stata l'Incarnazione, non ci sarebbe neppure la Pasqua di Risurrezione. È una invocazione che sgorga dal profondo e desidero condividerla.

Venerdì Santo. Silenzio e Adorazione della Croce

Il Sepolcro nella pietà popolare
Il Santo Sepolcro a Gerusalemme









Nel Santo Triduo Pasquale riviviamo i Misteri che sono al cuore della nostra Fede. Ieri, Giovedì Santo, nella Missa in Coena Domini, abbiamo rivissuto l'istituzione dell'Eucaristia e del Sacerdozio e, al termine, abbiamo accompagnato il Signore, dall'inizio della Sua Passione e contemplato e adorato il momento supremo della sua condivisione della nostra condizione umana, nel quale è "entrato" nella morte, inghiottendola per sempre, dopo aver sofferto l'indicibile fisicamente e moralmente, sperimentando anche la sepoltura.

Venerdì Santo. Adorazione della Croce
Venerdì Santo. Benedetto e La Croce
Oggi adoriamo la Croce, immersi nel Sacro Silenzio orante.
In modo particolare nel Venerdì Santo, la Chiesa - e dunque tutti noi - prega il Signore per ogni sorta di persone, perché Cristo Signore è morto per tutti gli uomini e quindi essa implora a beneficio di tutti, perché tutti lo accolgano, il frutto della sua Passione. Di lato due immagini che portiamo ancora nel cuore.

giovedì 17 aprile 2014

Giovedì Santo. Adoriamo il Signore

Nella mia parrocchia, celebrazione solenne, essenziale, canti stupendi. Tre in latino: Ubi caritas est vera; Anima Christi e, infine, il Pange lingua per accompagnare la processione della Reposizione. Al termine della Santa Messa in Coena Domini, il Signore è stato portato in processione all'Altare della Reposizione dopo un efficacissimo invito al silenzio del parroco. Non volava una mosca ed è iniziata una vera Adorazione.
Una celebrazione esemplare: una lavanda dei piedi a dodici ragazzi, alcuni seminaristi; un'omelia che toccava il cuore, insegnando; comunione in silenzio adorante canto solo dopo la comunione... Anche col NO che è e resta una diminutio (non  potevo raggiungere una Chiesa del centro per la celebrazione in Rito Antiquior), quando ci sono sacerdoti così, la Chiesa è viva.

Ubi cáritas est vera, Deus ibi est
Congregávit nos in unum Christi amor
Exsultémus et in ipso iucundémur
Timeámus et amémus Deum vivum
Et ex corde diligámus nos sincéro

Ubi cáritas est vera, Deus ibi est
Simul ergo cum in unum congregámur
Ne nos mente dividámur, caveámus
Cessent iúrgia maligna, cessent lites
Et in médio nostri sit Christus Deus

Ubi cáritas est vera, Deus ibi est
Simul quoque cum beátis videámus
Gloriánter vultum tuum, Christe Deus
Gáudium, quod est imménsum, atque probum
Saécula per infinita saeculórum.

Don Roberto Spataro SDB. La riscoperta della liturgia tradizionale dopo il Summorum Pontificum.

20121208_p1170830
Pubblichiamo di seguito la relazione di Padre Roberto Spataro, presentata al recente convegno del CNSP.


Gentilissime Signore, Distinti Signori, Cari Amici,

    è per me motivo di onore prendere la parola questa sera dinanzi ad una platea composta da credenti sinceri e fervorosi con cui condivido lo stesso amore per la Messa tridentina e – ne sono certo – la venerazione per il Papa emerito, Benedetto XVI, che con il suo Motu proprio Summorum Pontificum ha messo a disposizione della Chiesa quel tesoro di dottrina e di pietà che è il Messale del 1962.
         Sono pertanto molto grato a tutti coloro che sono presenti e a coloro che con grande dispendio di energie hanno promosso questa benemerita iniziativa che si tiene a Verona, città nobilitata dalla sua tradizione cristiana, simbolicamente esaltata dall’episodio delle Pasque veronesi.

Sacro Triduo e cerimonie devozionali a Tolentino

A Tolentino nella Chiesa del Sacro Cuore ( vulgo dei sacconi ) in pieno centro storico ha inizio la Settimana Santa evidenziata da alcuni tradizionali segni secolari molto cari ai fedeli : 

l'esposizione della " Tovaglia della Passione " capolavoro di ricamo antico e i candelabri che nel corso dei secoli vengono esposti solo in occasione di guerra o di calamità pubblica.

Secondo le indicazioni del Vescovo Diocesano la messa in latino secondo l'antico rito (chiamato anche "rito straordinario") viene celebrata nella chiesa del Sacro Cuore così come, a norma del motu proprio “Summorum Pontificum” potrebbe essere ospitata in ogni normale parrocchia.

Stiamo osservando la formazione spontanea di gruppi e di realtà di fedeli che ritrovano le sorgenti di una spiritualità che sembrava perduta.

La chiesa è stata severamente addobbata secondo lo stile consigliato per il tempo di passione e la miracolosa statua della Madonna Addolorata è stata rivestita di sette spade.

Orari delle Funzioni della Settimana Santa a Tolentino nella Chiesa del Sacro Cuore, detta “ dei sacconi” secondo le antiche rubriche liturgiche

 Alcune soste devozionali che caratterizzano la settimana santa.

Martedì Santo 15 aprile 2014 Petriolo, vicino Tolentino, centro storico
ore 21 Processione Eucaristica per la conclusione delle Quarantore;

Giovedì Santo 17 aprile 2014 Chiesa Sacro Cuore Tolentino
ore 16,30 , messa solenne In Coena Domini

Venerdì Santo 18 aprile 2014 Bas.Concattedrale di San Catervo Tolentino
ore 13,30 TRE ORE di Agonia di N.S.G.C. predicate dal giovane P.Giuseppe Prestia OSA

Venerdì Santo 18 aprile 2014 Chiesa del Sacro Cuore Tolentino
ore 16,30, Messa dei presantificati

Venerdì santo 18 aprile 2014 centro storico di Tolentino
processione detta del Cristo Morto

Sabato Santo 19 aprile 2014 Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino
ore 18,30 Veglia Pasquale e Messa Solenne in terzo

Domenica di Pasqua 20 aprile 2014 Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino
ore 11,30 Santa Messa Solenne in terzo

Venerdì nell’ottava di Pasqua 25 aprile 2014 Grottammare
Chiesa di San Giovanni Battista ore 11,30 : Santa Messa cantata

mercoledì 16 aprile 2014

Ratzinger ai Bernardins e il ritorno della musica di Dio

Ringrazio di cuore Mattia Rossi per questa puntale condivisione.

A precedere la ripubblicazione, da parte del Foglio, di quel gigantesco discorso ratzingeriano al Collège des Bernardins, nel quale Benedetto XVI offriva lucenti pagine su liturgia e canto, questo giornale aveva già proposto un magistrale saggio liturgico di Alessandro Gnocchi nel quale, riguardo il canto sacro tanto caro all’attuale Papa emerito, l’autore citava l’“atonia della salmodia” di san Giovanni Climaco. 

Benedetto XVI, che del lento e progressivo recupero di un orizzonte liturgico verticale e teocentrico aveva fatto cifra distintiva del suo pontificato, aveva ben chiaro – e il discorso parigino ne motiva ampiamente le ragioni – che la demolizione del canto liturgico è una delle scuri più tragiche e nefaste che si siano abbattute sulla nuova liturgia: l’oblio del canto è “zona della dissimilitudine”, è oblio di Dio stesso. L’eresia della forma liturgica (che non è mai questione solamente esteriore ma è dottrinale) e l’approdo ad una messa para-protestante di una Chiesa “esperienziale” 2.0 sono passate anche e soprattutto attraverso l’abbandono del canto codificato da quel monachesimo medievale additato come modello dallo “specialista del Logos” bavarese.

Un'offensiva senza precedenti

Un discorso che si definisce "di sinistra" di un autore schierato politicamente come tale, anche lui presente al Pantheon il 5 aprile. Ormai la questione è trasversale. La verità fa breccia dove c'è buona volontà. Poi ci sono anche percorsi differenziati non tutti interamente condivisibili. Ma intanto prendiamo atto e constatiamo cosa succede.

Ho scritto Voglio la mamma perché la vedevo arrivare. L’altro ieri a La Zanzara, ospite di Giuseppe Cruciani e David Parenzo, l’ho gridato in maniera diretta: il mondo che un’offensiva senza precedenti fatto di leggi e sentenze (soprattutto sentenze) sta costruendo non mi piace per niente. La vedevo, è arrivata. L’offensiva senza precedenti.

In due giorni: una sentenza di un giudice milanese ha legalizzato la compravendita di bambini e gli uteri in affitto, accettando che una 54enne si andasse a comprare un bambino figlio di un’altra donna indigente in India e lo dichiarasse figlio suo in Italia; una sentenza della Corte costituzionale ha devastato la legge 40 accettando che possano nascere figli semplicemente dall’unione di un ovocita e uno spermatozoo qualsiasi, negando dunque ai bambini il diritto ad avere un’identità e una radice rintracciabili; un altro giudice ha obbligato a trascrivere nei registri italiani un matrimonio gay celebrato all’estero. E’ successo tutto in 48 ore, mentre al Senato progrediva la legge liberticida cosiddetta “antiomofobia”. 

martedì 15 aprile 2014

Vegliare per la ragione

Il pericolo consiste in questo: che l’intelletto umano è libero di distruggersi.
(G.K. Chesterton)

Esistono strategie precise per avvelenare il confronto di idee. Ha imparato a conoscerle bene chi, prendendo parte alla più recente veglia veronese delle Sentinelle in piedi, si è trovato a fronteggiare la marea montante di insulti, urla, frizzi e lazzi d’ogni genere elargiti con prodigalità da uno sparuto ma chiassoso drappello di militanti LGBT.

Dopo averli visti all’opera, viene quasi naturale pensare ai falsi ragionamenti che Aristotele vedeva legati all’uso delle parole. Sono le cosiddette «fallacie semantiche»: pseudo argomenti modulati sull’ambiguità e sull’equivoco, la materia prima dei sofisti d’ogni tempo.

lunedì 14 aprile 2014

Triduo pasquale ad Arona

Ad Arona, provincia di Novara, sul lago Maggiore,
presso la chiesa della Vergine di Loreto
(nota come chiesa di Santa Marta
sarà celebrato da don Marco Pizzocchi il Triduo pasquale nella forma tradizionale:

Giovedì 17 aprile
Ore 18 – Santa Messa “In cena Domini”

Venerdì 18 aprile
Ore 18 – Azione liturgica del Venerdì Santo

Sabato 19 aprile
Ore 20.30 – Solenne Veglia pasquale
(Non ci sarà la Messa alle 18.30)

La chiesa si trova in piazza del Popolo, sul lungolago di Arona.

La Santa Messa tradizionale in Santa Marta si celebra, dal 2010,
tutti i sabati e le vigilie delle feste di precetto alle 18.30 

Celebrante don Marco Pizzocchi. Questo è il primo anno che viene celebrato l'intero triduo, e Deo adiuvante speriamo di poter continuare in futuro!

Canonizzazione Papa Giovanni Paolo II

In questo breve post vorrei parlare della imminente canonizzazione di Papa Giovanni Paolo II. Ci ho riflettuto a lungo.

In quell'occasione il Papa non parla da Simone, ma parla da Pietro e la Chiesa si esprime con il suo giudizio sulla santità di una persona che viene proposta come modello ed invocata nella intercessioni.

Personalmente accetterò il giudizio della Chiesa su Papa Giovanni Paolo II. Nonostante questo i dubbi su alcuni suoi atti di pontificato mi rimangono comunque ed ho sei argomenti a proposito (soprattutto nei suoi rapporti con le altre religioni), anche se ritengo che il Papa sia ora in Cielo.
Encomiabile è stato il modo in cui ha accettato la sofferenza in unione alla Croce di Cristo e come ha difeso la dottrina cattolica sul Matrimonio e sulla sessualità.
È stato purtroppo mal consigliato sul caso di mons. Lefebvre ed anche dal suo cerimoniere in occasione di alcune celebrazioni.

Firenze. Incredibile e increscioso episodio di intolleranza religiosa

Riprendiamo da Riscossa Cristiana
Tener desta l'attenzione forse non serve a nulla nei confronti di pastori disattenti indaffarati, distratti, lontani, o chissà? 
Può servire, però, a prender atto della realtà da parte di chi ancora non ha portato il cervello e il cuore all'ammasso della melassa mediatica e della deriva postconciliare sempre più incalzanti.
A Ognissanti, già centro di pastoralità studio e spiritualità di eccellenza, fino alla deportazione di Padre Lanzetta in Austria, il clima è cambiato. Parla un fatto nuovo, sintomatico del "regime" proprio della cosiddetta dissidenza, alla quale viene riconosciuto il sensus ecclesiae: quale sensus e quale chiesa, c'è da chiedersi....

Un penitente viene scacciato (ad alta voce, facendosi sentire dagli altri fedeli) e gli viene negata l’assoluzione. Il motivo? “Provo un ribrezzo verso i tradizionalisti assai più grande che verso i progressisti… “. Ma cosa sta accadendo nella chiesa di Ognissanti?
Sull’altare centrale, ancora “rivolto al Signore”, nella stupenda navata barocca della chiesa di Ognissanti a Firenze, un esile frate filippino, padre Leopoldo Maria, che la gente ormai chiama Fra’ Sorriso, sta celebrando, misticamente, in quel rito romano antico della Chiesa, la S. Messa dei Santi e dei Martiri, la “nostra” Messa, la Messa di sempre e di tutti…Le persone seguono nel più assoluto silenzio, rispondendo, in latino, al sacerdote. C’è, tra i fedeli, un devoto parrocchiano padre di undici figli: come ogni sera quella persona si avvicina alla SS. Comunione che – secondo il catechismo della Chiesa cattolica – “ è un sacramento nel quale per l’ammirabile conversione di tutta la sostanza del pane nel Corpo di Gesù Cristo e di quella del vino nel suo prezioso Sangue, si contiene veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del medesimo Gesù Cristo Signor Nostro sotto la specie del pane e del vino per essere nostro nutrimento spirituale”.

I Francescani dell'Immacolata. Un caso che fa discutere

Ringrazio Andrea Sandri per aver voluto condividere con noi la sua recensione, che pubblico di seguito, a:
Un caso che fa discutere. I Francescani dell’Immacolata, cur. Carlo Manetti, Fede & Cultura, Verona gennaio 2014, pp. 1-233.
L'originale è apparso nel Fascicolo Printemps/2014 della Rivista francese di riflessione politica e religiosa Catholica, uscito nell'edizione cartacea ma ancora non disponibile in rete.

L’11 luglio 2013, quasi un anno dopo l’inizio della visita apostolica sollecitata da un piccolo nucleo di “frati dissidenti” e portata a termine da Monsignor Angelo Todisco, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata dispose il commissariamento della Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata. Con grande stupore di molti cattolici il fondatore P. Stefano Maria Manelli, accusato di governo dispotico e di aver favorito il “vetus ordo” della Messa tra i frati, fu allora rimosso dalla funzione di superiore e, al suo posto, fu nominato commissario P. Fidenzio Volpi dei Frati Minori Cappuccini il quale non tardò a scegliersi per segretario generale P. Alfonso Bruno FI, uno dei cinque dissidenti fomentatori della visita.

sabato 12 aprile 2014

Riflessione sul "dialogo dottrinale" e sul Documento "Dal conflitto alla comunione" (con i luterani)

Il succo è nel titolo. Cristo insegnava, non dialogava.

Come più si addice a questo strumento, invece di una ponderosa trattazione, propongo una affermazione essenziale e lapidaria che inquadra direttamente il nucleo del problema e ne indica e motiva i tratti essenziali. A chi legge sarà più agevole formulare gli sviluppi e trarre le conclusioni conseguenti. Anche in ragione del recente documento Dal conflitto alla comunione.[vedi]
Il tema è quanto mai attuale e suscettibile di riproporsi in maniera eclatante e controversa nell'approssimarsi del 2017, visto che siamo ancora e sempre più alle prese con il falso ecumenismo che prevederebbe possibili commistioni con i festeggiamenti luterani - c'è da chiedersi noi cos'abbiamo da festeggiare (!?) - in occasione del 500.mo anniversario delle tesi di Lutero. [vedi precedenti nel blog - e qui]
Nostro riferimento, ancora una volta Romano Amerio e le sue riflessioni dense e pertinenti, porte con garbo teoretico e con un pensiero costruttivamente cattolico, che cogliamo in un'altra Chiosa dall'ultimo suo lavoro, Stat Veritas, che analizza e commenta la Tertio millennio adveniente, di Giovanni Paolo II che definisce gli orientamenti pastorali per la Chiesa del nuovo millennio. Da rilevare l'accenno alla communicatio in sacris. 
Di seguito alla Chiosa, colgo l'occasione per estrarre, dal documento citato in apertura, la parte relativa alla Convergenza nella comprensione del sacrificio eucaristico, perché è il nodo centrale su cui non possiamo sorvolare né rifugiarci nelle fumosità che non mancano nel documento, sulla scia del famigerato "spirito del concilio", ma dobbiamo trarre le nostre conclusioni.

venerdì 11 aprile 2014

Sentinelle al Pantheon. Centinaia.

Marco Tosatti su La Stampa.
Avevamo annunciato la manifestazione qui.

Dopo quaranta manifestazioni in trenta città italiane le “Sentinelle in piedi” hanno dato vita al loro primo ritrovo a Roma, in piazza del Pantheon, dalle 17 alle 18 di oggi. Alcune centinaia di persone di ogni età e cammino di vita sono rimaste in piedi, in silenzio, per un’ora, leggendo un libro che si erano portate; romanzi, il Vangelo, saggi di filosofia storia e varia umanità. Qualche ragazzo ripassava le lezioni di matematica.

Le “Sentinelle in piedi” sono un movimento di base, auto-organizzato, per protestare contro il disegno di legge Scalfarotto sull’omofobia, che sarà discusso in Senato la prossima settimana. “Un disegno di legge inutile e liberticida” l’ha definito alla fine dell’incontro uno degli organizzatori, rifiutando l’etichetta di “antigay” data alle “Sentinelle”. “Non siamo contro nessuna persona, tantomeno le persone omosessuali. E di questo fa fede il numero crescente di persone omosessuali che ci danno il loro appoggio spirituale e di presenza alle nostre sedute”.

Lo speaker ha ricordato poi che il movimento, che presuppone una presenza totalmente individuale (nessuna associazione o gruppo può prendervi parte come tale) è in difesa della famiglia naturale, nata dal matrimonio fra un uomo e una donna, del diritto dei bambini di avere una mamma e un papà come figure di riferimento maschile e femminile. E in difesa della libertà di espressione, che il disegno di legge Scalfarotto penalizzerebbe in maniera drastica, secondo gli organizzatori. Anche semplicemente dichiarare la propria contrarietà al matrimonio fra persone dello stesso sesso potrebbe avere conseguenze penali, affermano.

In altre occasioni recenti le Sentinelle sono state aggredite verbalmente e fisicamente dai sostenitori dei gruppi LGBT. In piazza del Pantheon c’era un presidio discreto delle forze dell’ordine, proprio per evitare incidenti del genere.

E.M. Radaelli su Romano Amerio e postconciliarismo

Un Lettore, mi chiede di conoscere dati in più su Romano Amerio da noi spesso citato. In attesa di preparare un articolo, dispongo di questa recentissima intervista rilasciata, sotto il titolo Cattolicesimo romano al blog svizzero LB Report di Léon Bertoletti, da Enrico Maria Radaelli, allievo di Amerio e curatore unico della sua opera.

Nato a Lugano nel 1905, morto nel '97, Romano Amerio è stato un pensatore libero, acuto e controcorrente.

Oltre all'edizione critica degli scritti di Tommaso Campanella, agli studi su Epicuro, Dante Alighieri, Giordano Bruno, Paolo Sarpi, Cartesio e Giacomo Leopardi, ha approfondito le Osservazioni sulla morale cattolica di Alessandro Manzoni. Soprattutto, ha guardato con lucidità e disincanto all'evoluzione della Chiesa, individuandone la crisi, tracciando una strada per superarla e ribadendo con forza il primato della verità sull'amore.

giovedì 10 aprile 2014

A. Gnocchi. Tracce della ghigliottina hegeliana nella riforma liturgica

Purtroppo anche durante questo Santo Triduo vedremo mortificato il Sacerdozio, come abbiamo visto qui.
L'ultimo articolo di Alessandro Gnocchi, che ringrazio di cuore per la pronta condivisione, apparso su Il Foglio di oggi, propone una interessante riflessione su alcune forme di ghigliottina operate dalla riforma liturgica che, insieme a formule e simboli, ha tagliato con selvaggia iconoclastia alcuni significati profondi che corrono il rischio di cadere nell'oblio insieme alla fede che veicolano. Per questo noi, nel parlarne, li recuperiamo e li viviamo nella nostra resistenza.
(Nell'immagine a lato, il manipolo è ben visibile al braccio di Padre Pio)

Nessun grande uomo, diceva Hegel, sfugge al biasimo del cameriere che ne governa le stanze nascoste. Ugualmente, le rivoluzioni e i loro traumi riformatori non si sottraggono al giudizio del robivecchi che ne frequenta il retrobottega in cui giacciono le vestigia del tempo andato e dell’ordine travolto. Per quanto sia nascosto, c’è sempre un luogo in cui l’individuo d’eccezione e l’evento epocale sono costretti a mostrare la propria natura più intima, fosse solo in un dettaglio.

La riforma liturgica operata nella Chiesa cattolica alla fine degli anni Sessanta non sfugge alla ghigliottina hegeliana. Anche quel grande balzo verso il mondo, che si può chiamare rivoluzione considerando l’orientamento del pregare invertito rispetto al passato, ha il suo retrobottega rivelatore. Basta andare per canoniche, conventi e sacrestie in cerca di antichi paramenti rituali per averne la prova. Con un po’ di pazienza e tanta disposizione all’umiltà, in questo tour della memoria liturgica si trovano sempre un sacerdote, una suora, più di frequente un vecchio sacrestano, che scovano pianete, dalmatiche, tunicelle, cotte e berrette, sospirando sui tempi in cui la messa era davvero la messa. Ma anche loro, salvo rare eccezioni, non sono in grado di recuperare il manipolo, quell’esile drappo simile a una piccola stola che il celebrante porta sul braccio sinistro.[1] 

Per disegni oscuri, pare quasi si sia voluta cancellare la memoria di questo paramento originato dalla mappula, il fazzoletto di lino che la nobiltà romana portava al braccio sinistro, usato per detergere lacrime e sudore e per dare il segno dell’inizio dei combattimenti nel Circo. “Merear, Domine, portare manipulum fletus et doloris; ut cum exsultatione recipiam mercedem laboris” recita il sacerdote mentre lo indossa durante la vestizione, “O Signore, che io meriti di portare il manipolo del pianto e del dolore, affinché riceva con gioia la mercede del mio lavoro”: e, ancora una volta, ha principio il combattimento contro il mondo e il suo principe, in cui misticamente il sacerdote suda, piange, sanguina e lotta fin sulla croce come alter Christus. Ma serve la dolorosa e virile compenetrazione nel sacrificio, di cui l’esile manipolo è segno e strumento. Là dove, invece, se ne è persa volentieri la memoria per dedicarsi al banchetto festante di una salvezza priva di fatiche non vi è luogo per i segni della battaglia a cui si deve consegnare il proprio corpo.

Lo strazio di padre Pio e della sua carne stigmatizzata, le estasi di San Filippo Neri che affondava i denti nel calice per bere avidamente tutto il suo Signore, le visioni di San Giovanni Crisostomo che assisteva al discendere della folgore sull’altare, e poi tutte le messe fino a quelle del più indegno dei sacerdoti che avesse anche solo un po’ fede nel miracolo della transustanziazione sono sempre state, allo stesso tempo, il cuore e il frutto della battaglia contro il principe di questo mondo.
Impone, Dómine, cápiti meo gáleam salútis, ad expúgnandos diabolicós in cursus”, “Metti, o Signore, sulla mia testa l’elmo della salvezza per vincere gli assalti del demonio” prega il sacerdote quando, preparandosi alla celebrazione, indossa l’amitto, altro indumento che richiama la battaglia e il sacrificio caduto in disuso nella messa riformata. Oggi, nella Chiesa postconciliare, si preferisce parlare per parlare, dialogare per dialogare, conversare amabilmente con il mondo inebriati di un illusorio potere seduttivo della chiacchiera. Non serve più un indumento come l’amitto che, oltre all’elmo del guerriero, simboleggia anche la “castigatio vocis” e bandisce dall’atto di religione ogni parola che non sia rituale e, quindi, inesorabilmente di troppo. Si è persa l’attitudine al rito e, dunque, si è persa l’attitudine al comando, e perciò i sacerdoti hanno rinunciato alla veste talare. "Quando gli uomini vogliono apparire senza fallo solenni” scrive Gilbert Keith Chetserton in “ciò che non va nel mondo” commentando la stupidità delle donne che preferiscono i pantaloni “come nel caso di giudici, sacerdoti e re, allora indossano la gonna, il lungo frusciante abito della dignità femminile. Il mondo intero è retto dalle sottane, poiché persino gli uomini le indossano, quando desiderano governare”.