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martedì 10 febbraio 2015

In crescita (+700%) i cattolici greci ma la Chiesa è povera

Riprendo dal notiziario SIR [qui].
Una realtà ecclesiale che diviene un caso emblematico. La drammaticità della situazione e l'incalzare dei problemi spostano la comprensione delle vere cause del male. Mi chiedo la invocata sinodalità permanente - peraltro ancora da studiare imparando dagli ordodossi - a cosa potrebbe giovare se non all'aumento della frammentazione?
Il problema sta nella 'desistenza' dal governo, quello che raggiunge ogni periferia, di ogni genere, da un "centro" ben centrato in Cristo senza sconti e non con un cristianesimo trasformato in sociologia umanitarista.
Analizziamo questa dichiarazione: Anche nella Chiesa cattolica ci sono molte cose da correggere e il Papa lo ha ben compreso. Purificare le strutture è quello che il Papa vorrebbe fare con la riforma della Curia. Molti tradizionalisti al suo interno, che sono l’espressione di Chiese forti e potenti, non conoscono le condizioni in cui versa la Chiesa cattolica in molte nazioni del mondo. Andate a parlare con i vescovi di altri Continenti e ascoltate cosa vi diranno…”. Ma davvero la responsabilità dei mancati interventi può essere addossata a quei cosiddetti tradizionalisti espressione di Chiese forti e potenti all'interno della Curia? Intanto dove sono? E che peso hanno nella gerarchia attuale? Come se davvero la riforma sia necessaria ed efficace solo nelle strutture e non anche nelle persone, a tutti i livelli. Ma va fatta con gli strumenti che il Signore ci ha dato, non con le innovazioni rivoluzionarie e avventuristiche del conciliarismo permanente e imperante... Che dialogo, anche all'interno, può mai essere imbastito quando i fraintendimenti sono tali e tanti? Quando una chiesa locale con problemi del genere si sente dire dal Papa "che ha molto a cuore l’ecumenismo e soffre molto perché la sua importanza non viene compresa a pieno?" E ti tira fuori i tradizionalisti della Curia?

Dialogare con il mondo della politica per la salvaguardia del bene comune, contrastare il pessimismo innescato dalla grave crisi economica e sociale, portare avanti la missione evangelizzatrice e di promozione umana e alimentare il cammino ecumenico: sono queste le principali esortazioni che papa Francesco ha consegnato ai vescovi greci in questi giorni in Vaticano per la loro visita ad limina. Con il loro presidente, monsignor Franghiskos Papamanolis, abbiamo tracciato un bilancio.
Dal Papa è arrivato l’invito a dialogare con il mondo politico. Invito attuale anche alla luce del recente voto che ha visto trionfare la sinistra e il suo leader Tsipras…
“Un invito importante ma noi siamo troppo deboli per poter dialogare con il Governo. La realtà è che non abbiamo tanta voce nella società e nel mondo politico ellenico. Siamo una sparuta minoranza del 5,5% che non può pensare di dialogare o dare indicazioni. C’è la Chiesa ortodossa che rappresenta la maggioranza. Quando questa esprime su qualche tema un parere che noi condividiamo allora facciamo conoscere anche il nostro pensiero”.

La crisi greca è stata ricordata ampiamente nel vostro incontro. Come fronteggiarla senza cedere al pessimismo come invocato da Bergoglio?
“Con la solidarietà. All’Ue chiediamo solidarietà. Tsipras, nel suo giro nei Paesi dell’Ue, ha chiesto maggiore comprensione di una situazione ormai insostenibile e che non si risolve con l’aumento di tasse da parte del Governo. Solo la solidarietà può alleviare la sofferenza del popolo greco”.

Le risposte dell’Ue non sono state quelle auspicate da Tsipras che ha parlato di “ricatto” dopo che la Bce ha negato il credito ad Atene. Come uscire dall’angolo?
“Che Unione europea abbiamo! Se questa è la risposta, l’Ue non esiste. Ricordo cosa aveva detto a settembre scorso il Papa a Tsipras: mettere in primo piano la persona e non la speculazione e il guadagno. Ci preoccupiamo più delle banche che delle persone e questo è intollerabile. Ho chiesto al Pontefice di intervenire con tutto il suo prestigio presso i creditori perché non siano così duri con la Grecia”.

Guardando ai temi ecclesiali, Francesco ha richiamato la necessità di un clero motivato, sottolineato l’importanza della vita consacrata, della famiglia e della vocazione. Come intendete perseguire queste piste?
“Il Papa ci ha incoraggiato ad andare avanti in ogni campo della pastorale e della testimonianza. Abbiamo un clero eroico che serve la Chiesa perché la ama - penso ad esempio a quei preti che ogni giorno percorrono centinaia di chilometri per andare a celebrare messa nei luoghi più lontani e inaccessibili delle loro diocesi - abbiamo dei religiosi che portano coraggiosamente avanti le scuole e con gran fatica. Il Papa ci ha raccomandato la cura e il coinvolgimento degli anziani. In Grecia abbiamo diverse case per ospitare quelli soli e in difficoltà ma rischiano di chiudere per mancanza di fondi. La crisi ci attanaglia per questo chiediamo aiuto per andare avanti. Oggi abbiamo solo le nostre poche forze. Ma quando queste realtà non vengono sostenute nemmeno dalla Santa Sede, cosa resta da dire? Abbiamo fatto visita a Cor Unum: non abbiamo ricevuto nessuna comprensione”.

Qual è il quadro della Chiesa cattolica greca che ha rappresentato al Papa?
“La nostra Chiesa vive uno stato di precarietà e al tempo stesso di rinnovamento. Innanzitutto per il grande flusso di immigrati: da 50mila fedeli siamo passati a 350mila (+700% di cattolici). Quanto potranno restare cattolici nei luoghi dove si sono stabiliti e dove lavorano se non hanno chiese, catechesi, sacerdoti, strutture? Abbiamo chiesto luoghi di culto: da anni i vescovi in Europa mettono a disposizione le chiese cattoliche agli ortodossi. Purtroppo in Grecia gli ortodossi non ci mettono a disposizione nulla, ad oggi hanno concesso l’uso di sole tre chiese. Chiediamo reciprocità. Abbiamo bisogno di religiosi e sacerdoti che possano anche parlare la lingua madre dei nostri immigrati. Ma le nostre richieste alle varie Conferenze episcopali trovano porte chiuse. Ci sono laici che vorrebbero studiare teologia ma non siamo in grado di sostenerli. Il tempo delle parole è finito, servono i fatti. La Chiesa in Grecia saluta l’arrivo di nuovi fratelli cattolici ma questi andranno via da ortodossi”.

L’incontro con il Papa è durato un’ora e un quarto. Di che altro avete parlato?
“Il Papa ha molto a cuore l’ecumenismo e soffre molto perché la sua importanza non viene compresa a pieno. Credo che la prima cosa da fare sia purificare le strutture in modo che a un retto credere corrisponda un retto operare. Anche nella Chiesa cattolica ci sono molte cose da correggere e il Papa lo ha ben compreso. Purificare le strutture è quello che il Papa vorrebbe fare con la riforma della Curia. Molti tradizionalisti al suo interno, che sono l’espressione di Chiese forti e potenti, non conoscono le condizioni in cui versa la Chiesa cattolica in molte nazioni del mondo. Andate a parlare con i vescovi di altri Continenti e ascoltate cosa vi diranno…”.

Prima ha citato la riforma della Curia, ne avete parlato e in che termini?
“Al Papa abbiamo parlato di sinodalità, di sinodo permanente. Come farlo andrebbe studiato e qui l’esperienza del Sinodo permanente della Chiesa ortodossa greca potrebbe esserci di aiuto per capire. Studiare come rendere stabile la Commissione degli otto cardinali, ampliandola innanzitutto. La riforma della Curia non può limitarsi ad aumentare o diminuire i dicasteri, o spostarne il personale. La vera riforma è la purificazione delle strutture”.

7 commenti:

  1. Penso che con "tradizionalisti" qui si intendano in realtà i conservatori, che nella Chiesa comunque ci sono e contano, anche se questo non è un buon momento neanche per loro. Queste ad ogni modo sono le dichiarazioni di un vescovo che "con il cappello in mano" chiede aiuti materiali a Roma, non c'è da stupirsi che sia tutto un peana all'attuale linea vaticana. Fa riflettere invece questa dichiarazione, anche se non inaspettata: "Da anni i vescovi in Europa mettono a disposizione le chiese cattoliche agli ortodossi. Purtroppo in Grecia gli ortodossi non ci mettono a disposizione nulla". Ora, è verissimo che la carità è veramente tale se si fa non aspettandosi un contraccambio, quindi non condanno la cessione delle chiese in sé. E' stupido però farlo pensando e dicendo che in sostanza cattolici e ortodossi siamo la stessa cosa, teniamoci per mano e scambiamoci effusioni. E' una nostra costruzione mentale, per gli altri non è affatto così e ce lo danno a vedere senza problemi.

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  2. Mons Papamolis rivolgendosi a Francesco ha sbagliato clamorosamente indirizzo.Infatti i due hanno parlato della riforma della curia e non di aiuti concreti. Ho l'impressione che a questo Papa se anche tutti i cattolici greci diventassero ortodossi importerebbe molto poco.Bobo

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  3. Io credo che è un vero miracolo che ancora ci sia chi si converte al cattolicesimo e chi voglia rimanervi con tutta la Fede intatta. Dio fa ancora miracoli che spesso non vediamo.

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  4. Corona dietro corona per i FFI di Teramo

    https://m.facebook.com/events/1532326220389737?ref=6&ref_notif_type=plan_user_invited&_rdr

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  5. Ma don Nitoglia mette in guardia: cattolici (tradizionalisti, gli unici veri cattolici), non passate all'Ortodossia, eretica e scismatica!

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  6. Prima cosa vorrei che mi sia chiarito un dubbio. DAL TESTO non si capisce (almeno io non mi sembra di averlo letto) se la Chiesa di cui è vescovo Mons. Papamolis è quella Cattolica di rito latino o è quella cattolica di rito greco. Che io sappia, in Grecia, Cattolici latini "indigeni", cioè non immigrati, sono presenti quasi solo a Rodi e nelle Isole ex-italiane limitrofe. @ Turiferiario:-> "Purtroppo in Grecia gli ortodossi non ci mettono a disposizione nulla". Ora, è verissimo che la carità è veramente tale se si fa non aspettandosi un contraccambio, quindi non ***condanno la cessione delle chiese in sé***.
    San Josaphat Martire, patrono delle Chiese Uniate, fu ucciso dagli Ortodossi, poiché si opponeva al fatto che lo STATO polacco mettesse a disposizione fondi affinché gli Ortodossi si costruissero Chiese. La vera carità sta nel ricordare agli ortodossi se sono OGGETTIVAMENTE in stato di peccato. Il non concedere Chiese ai Cattolici (tanto più se fossero, appunto, Uniati, quindi di rito greco, quindi visti doppiamente come infedeli, anzi "traditori" in quanto discendenti di ex, o ex loro stessi) è proprio in rapporto al fatto che loro lo pensano su di noi. Se non vertici (dove la massoneria è presente, forse più che da noi) tra i fedeli ed il basso clero.

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  7. OT Dopo la 'cacciata' de FI da Teramo, pare che il vescovo abbia dato l'ok per l'apertura di una moschea, non so se si tratti di locali offerti dai solerti irenisti sincretisti, ma circola la notizia.

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