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mercoledì 4 marzo 2015

Mario Palmaro. Altri, però, continueranno il lavoro iniziato. E non taceranno.

A partire dal 2 marzo è in distribuzione il libro Mario Palmaro. Il buon seme fiorirà”; curato da Alessandro Gnocchi e pubblicato da Fede & Cultura, raccoglie una serie di scritti di amici e colleghi con cui si mette in evidenza che l’opera intellettuale e la vita personale di Palmaro sono sempre state improntate alla difesa e all’annuncio del messaggio cristiano.

Dall'Introduzione di Alessandro Gnocchi:

BISOGNA SALVARE IL SEME

Questo libro non aveva ancora preso forma, non sapevo ancora chi avrebbe accettato di scrivere e che cosa avrebbe scritto, ma mi era già chiaro come sarebbe iniziato. Avrebbe avuto come incipit la pagina di Giovannino Guareschi che Mario e io avevamo più cara fra tutte. Quella in cui Cristo, dalla maestà della croce, risponde alle domande affannose di un don Camillo disorientato dalla stoltezza degli uomini. Che cosa bisogna fare?
Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo dal fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede a mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più; ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede.
Ogni giorno di più uomini di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini d’ogni razza, d’ogni estrazione, d’ogni cultura.
Non c’è nulla da aggiungere, se non che Mario Palmaro è stato quel contadino, ha salvato il seme, ha custodito la fede. Per questo è stato uomo di speranza e di carità. I ricordi, i pensieri, le riflessioni raccolte in queste pagine, alla fine, mostrano come Mario abbia saputo testimoniare che in qualsiasi tempo, persino nel nostro, è possibile praticare le virtù, purché si risponda con il proprio intelletto e la propria volontà alla Grazia di Dio.
Solo un uomo virtuoso, conoscendo nel dettaglio l’esito della sua malattia, pochi mesi prima di morire avrebbe potuto scrivere parole come queste:
Andando a Roma per la Marcia ho potuto visitare la Galleria Borghese. Fra le molte cose meravigliose, ho ammirato da vicino La Verità svelata dal Tempo, opera scolpita da Gian Lorenzo Bernini. Vedere quella statua mi ha commosso: ho pensato che dovremmo eleggerla a simbolo del nostro Comitato Verità e Vita. Una piccola compagnia di gente che non si prefigge di cambiare il mondo a colpi di “male minore” e di compromessi, ma affermando qui e ora tutta la verità, pur sapendo che è messa in minoranza dall’opinione pubblica. Nella speranza che il tempo la vedrà trionfare. Il fatto interessante è che Bernini, quell’opera non ha mai potuto terminarla. Proprio come accade spesso a ciascuno di noi, quando ci accorgiamo che non avremo abbastanza tempo per adempiere al nostro compito, perché il termine di questa vita si avvicina a grandi passi. Altri, però, continueranno il lavoro iniziato. E non taceranno.

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