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domenica 14 giugno 2015

Il tempo della carità cristiana

Perché aderisco alla campagna #IoStoConDanilo
di Massimo Viglione

Danilo Quinto è noto negli ambienti cattolici legati alla tradizione e all’impegno per la difesa dell’ordine naturale, della vita e della famiglia sia per la sua attività di scrittore, editorialista, intellettuale, sia anche per la sua sincera conversione (avvenuta più di dieci anni or sono) dopo una vita spesa al servizio del male, ovvero come militante e tesoriere del Partito Radicale di Pannella e Bonino.

Proprio la sua conversione alla vera fede lo ha portato – come era inevitabile – al completo distacco da quella vita e da quel mondo, distacco doloroso dal punto di vista economico, sia perché ha dovuto rinunciare ai benefici stipendiali e ad aspettative di carriera, sia perché vittima di processi legali con Pannella da cui è uscito ovviamente con le ossa rotte. Ma un distacco altresì ricchissimo di esperienza interiore di fede e speranza.

Quinto, che ha moglie e figlio, ha vissuto in questi anni collaborando a riviste, fra le quali l’agenzia cattolica SIR. Non aveva un contratto, ma veniva pagato regolarmente ad articolo riuscendo così a far entrare quel tanto al mese necessario alla mera sopravvivenza, come lui stesso ci spiega nell’articolo, che invitiamo a leggere, “Nel rispetto assoluto della tua libertà”, che troverete nel sito www.radiospada.org.

Ma Quinto ora è stato licenziato in tronco dalla medesima agenzia, con l’accusa di aver offeso l’attuale pontefice nel suo libro Ancilla hominis e in altri articoli. A nulla è valso a Quinto il ribadire al direttore dell’agenzia che 1) lui collaborava con pseudonimo, come impostogli da loro stessi e quindi l’agenzia non correva rischio alcuno; 2) che mai ha offeso Bergoglio; l’esito non è mutato: fine del rapporto lavorativo e buona fortuna (come si legge nel racconto di Quinto stesso nel su citato articolo).

Ora Danilo Quinto è di fatto senza entrate fisse con un affitto da pagare e una famiglia da mantenere. Tutto questo impone alcune brevi ma inevitabili riflessioni, sia a carattere generale che specifico. Partiamo dalle prime per arrivare alle seconde.
  1. Ancora una volta la misericordina si mostra una pasticca velenosa per qualcuno e ancora una volta per chi è cattolico fedele alla Tradizione e al Magistero Universale della Chiesa nella sua totalità. Misericordia con tutti a partire dai nemici della fede cattolica, ma poi questa misericordia va a diminuire man mano che si passa al mondo cattolico, fino a scomparire del tutto quando all’interno di questo ci si avvia per i lidi della fedeltà a duemila anni di teologia, morale e dottrina, dove a volte anzi diventa veleno. Si può dire che sia inversamente proporzionale alla serietà della fede personale: meno cattolico sei, anzi, più nemico della fede sei, più sarai riversato di misericordina. Peccato però che in questo modo non solo tale pratica si dimostra effimera e parziale (e quindi in quanto tale non coerente con quello che dichiara di voler essere), ma anche contraria al Vangelo, visto che troviamo testualmente scritto dall’Apostolo: «Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede» (Gal. 6,10).
  2. Dopo questo inciso, veniamo al nostro mondo, cui questo articolo è rivolto. Sappiamo tutti molto bene quante divisioni, lacerazioni, guerre sotterranee e non, caratterizzano appunto il mondo cattolico della Tradizione e in generale della difesa del diritto naturale, sia a livello ideologico, sia a livello associativo, sia programmatico, sia perfino (e forse soprattutto) personale, individuale. Ma occorre dire – e chi scrive lo dice anzitutto a se stesso – che tutto questo, se in parte è forse anche inevitabile che accada (specie a livello ideologico, l’unico serio e valido in sé), in gran parte è invece conseguenza della generale mancanza di carità che ci coinvolge tutti. Mancanza di carità sia verso Dio stesso, visto che anteponiamo le nostre ubbie alla difesa spassionata della Verità e dei nostri fratelli in pericolo, sia verso la Chiesa per le stesse ragioni, sia verso il nostro prossimo (accuse, maldicenze, esclusioni aprioristiche, minacce di querele o querele reali, dispettucci di varia natura e ripicche, ecc. ecc.). Di tutto questo dovremo rispondere a Dio, tutti, e ciascuno di noi individualmente. E se questa verità vale sempre in tutti i tempi, ebbene, oggi, in questa società del tutto satanicamente pervertita e nemica irriducibile di Dio e dell’uomo, vale infinitamente di più, e, senza che ci nascondiamo dietro a un dito, ne siamo tutti interiormente consapevoli. È tempo quindi di riparare a tutti gli errori di questi anni e fare ogni sforzo per aprirci a una carità piena, sia verso la buona battaglia in sé, sia verso i singoli fratelli che lottano per il bene. 
  3. E qui veniamo infine a un’occasione concreta per iniziare a esercitare questa carità. Danilo Quinto, come ognuno di noi, ha i suoi difetti e spero non me ne vorrà se dico che il suo passato – dal quale ha abiurato in piena coerenza come la sua vita degli ultimi dieci anni dimostra ineccepibilmente – ancora gli opprime un po’ l’anima (del resto, a chi di noi gli errori e le colpe del passato non pesano nell’anima?), specie nei rapporti umani; ma è un nostro fratello nella lotta contro la Rivoluzione satanica e sovversiva, gnostica e antiumana, e lo dimostra quotidianamente da anni. Si possono non condividere alcuni suoi atteggiamenti, qualche scelta, un certo temperamento caratteriale (e non è certo il solo ad avere questi limiti), ma è fuor di discussione che oggi è un combattente sincero in difficoltà serissima, e lo è proprio a causa della sua pubblica difesa degli ideali che tutti ci accomunano, lo è per il suo coraggio di difendere la Verità. Non è neanche il solo ad essere in difficoltà: ma in questo momento lui lo è più di chiunque altro. È un nostro fratello che chiede aiuto ai suoi fratelli di battaglia, i quali dovrebbero essere consapevoli che stiamo andando a vivere giorni tali nei quali nessuno di noi è al di sopra dei pericoli che ci sovrastano. Ecco quindi un’occasione per sforzarsi sia di aiutare una famiglia in estrema difficoltà economica, sia di sostenere un nostro combattente, sia di sconfiggere noi stessi dal nostro stesso io.
Se nessuno è tenuto a condividere al 100% ogni frase, tono o scelta di Danilo Quinto nella sua battaglia (e questo vale ovviamente per ciascuno di noi nessuno escluso), d’altro canto nessuno può dire che fino a oggi egli abbia mai fatto sciocchezze imperdonabili o detto eresie. E se anche vi sono stati degli screzi (è accaduto anche con chi scrive), di fronte al bisogno certo e immediato abbiamo tutti il dovere di soprassedere e guardare a quanto dettoci da N.S.G.C. Pertanto, anche per chi non condividesse appieno tutto quanto egli dica o faccia, l’invito rimane assolutamente valido: è il tempo di aiutare un nostro fratello – nella fede e nella battaglia – in grave difficoltà, di aiutare lui e la sua famiglia, il suo bambino. Di aiutarlo ovviamente anzitutto con la preghiera, quindi con il sostegno economico immediato, infine umanamente (questo aspetto troppo spesso lo dimentichiamo). 

Per il primo e terzo aspetto, ognuno ci pensi da sé. Per il secondo, forniamo le coordinate bancarie per divenire immediatamente attivi nella carità. Grazie.

Chi volesse aiutare Danilo Quinto e la sua famiglia in questo momento di difficoltà, può farlo aderendo all’iniziativa promossa da Radiospada: 
#IoStoConDanilo
Banca UNICREDIT
Intestatario: PASQUALE QUINTO (è il nome sui documenti)
Codice IBAN: IT 66 Y 02008 04020 000101365598.
Causale: Donazione – Campagna #IOSTOCONDANILO

5 commenti:

  1. Ho già contribuito, ma vorrei che periodicamente si dicesse se le spese di mantenimento sono state coperte; questo per "modulare" la propria offerta.
    Quanto alle colpe e intemperanze del passato, ricordo che Giovanni Papini, indubbiamentre il più grande scrittore cattolico italiano del '900 ( pur con la contoversa questione origeniana del tardivo volume "Il Diavolo" ) e nume tutelare di una intera covata di scrittori cattolici fiorentini, in gioventù aveva pubblicato uno scritto micidiale in cui invitava Dio a suicidarsi, dati i guai che aveva combinato creando in malo modo.

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  2. Alessandro Mirabelli15 giugno, 2015 07:25

    Ecco la Chiesa della misericordia. Gnocchi , Palmaro, Demattei, Socci e Barra cacciati da radio Maria. Ora Quinto cacciato dall'agenzia SIR. Però tale don Inzoli, ridotto allo stato laicale da Ratzinger per peccati contra sextum, ecco che appunto durante l'episcopato romano di Bergoglio trova misericordia e la sua pena viene fortemente attenuata. Non più ridotto allo stato laicale ma conduzione di vita di preghiera e di penitenza. Non potrà più dire Messa pubblicamente ma privatamente si. Inoltre in un'ottica di trasparenza le autorità vaticane hanno negato all'inizio di quest'anno la rogatoria internazionale all'autorità giudiziaria italiana perché la documentazione posseduta dal Vaticano si don Inzoli e' addirittura coperta da segreto pontificio. Le comiche finali arrivano nella comunicazione del vescovo di Crema poiché e' citata in nota un libro del card. Kasper dedicato alla misericordia. Quanto ho scritto e' reperibile visitando il sito della diocesi di Crema e su un qualsiasi motore di ricerca.

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  3. Paolo Pasqualucci15 giugno, 2015 12:03

    Ho aderito anch'io alla campagna #IoStoConDanilo e mi associo alle puntuali e lineari dichiarazioni del prof. Viglione.

    Non si tratta qui solo di aiutare materialmente un valoroso combattente per la causa della fede, quale e' Danilo Quinto, o di difendere la liberta' di manifestazione del pensiero (che e' l'ultimo dei problemi, essendo sempre stata, questa liberta', piu' teorica che reale, in tutti quei regimi che l'hanno formalmente riconosciuta).
    Si tratta anche di reagire al conformismo deleterio che regna sovrano in ambito cattolico, conformismo che ostacola in tutti i modi ogni serio tentativo di portare alla luce le ragioni profonde della crisi della Chiesa e delle nazioni cattoliche. Queste ragioni coinvolgono fatalmente il Vaticano II e le supreme gerarchie, chi insiste nel negarlo vuol semplicemente rifiutarsi di guardare in faccia la realta'. L'incredibile vastita' ed il perdurare della crisi obbliga da tempo ad interrogarsi pubblicamente sullo spirito "antropocentrico" che sembra indubbiamente aver preso il sopravvento nella Chiesa dal Concilio in poi; vero e proprio "Spirito del Mondo" cui appare ispirarsi anche la pastorale della "Chiesa dei poveri" diffusa dall'attuale Pontefice, caratterizzata inoltre da certi sconcertanti gesti di "apertura al mondo", a tutti noti, e da non meno sconcertanti atteggiamenti persecutori verso ordini, quali i FFI, che volevano solo mantenersi fedeli alla tradizione liturgica della Chiesa.
    Non e' Danilo Quinto ne' lo siamo noi vittime dello spirito di ribellione per esser oggi costretti a "criticare il Papa", non lui come persona ma l'ambigua ed inquietante "pastorale liquida" da lui finora professata. Lo "spirito di ribellione" e' esploso nella chiesa il 13 ottobre 1962, quando echeggio' in S. Pietro il "non serviam" del cardinale Achille Lienart, che, da membro della Presidenza, nella prima congregazione del Concilio contesto' l'ordine del giorno ufficiale, dando inizio a quel "brigantaggio procedurale" che, dopo l'illegale messa al macero degli schemi preparati in tre anni di lavoro dalla Curia, avrebbe dato luogo ai testi ambigui e per nulla immuni dal sospetto di errore, anche grave, del "pastorale Vaticano II".
    Chi lo combatte oggi, questo spirito satanico, non e' un ribelle ma un difensore della fede.

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  4. alessandro,
    l' ex don Ninzoli e' come molti altri che stanno in Curia. Cambiato il padrone, i suoi " amici" hanno potuto muoversi meglio e, magari ricorrendo a qualche ricattuccio, ottenere " misericordia" per il loro protetto. Eevidentemente la certezza della pena non solo e' sparita dll' amministrazione della giustizia italiana, ma anche da quella canonica.
    Ma chi siamo noi per giudicare?
    E che differenza c'e' tra lui e Ricca, sempre peccatore contra sextum, ne' mai inquisito, ne' tanto meno ridotto allo stato laicale ?
    Rr

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  5. Ognuno di noi dunque, superando la pusillanimità, faccia la propria scelta: o rimanere servo cosciente della menzogna (certo non per inclinazione, ma per sfamare la famiglia, per educare i figli nello spirito della menzogna!), o convincersi che è venuto il momento di scuotersi, di diventare una persona onesta, degna del rispetto tanto dei figli quanto dei contemporanei. E da quel momento tale persona non scriverà più né firmerà o pubblicherà in alcun modo una sola frase che a suo parere svisi la verità; non pronunzierà frasi del genere né in privato né in pubblico, né di propria iniziativa né su ispirazione altrui, né in qualità di propagandista né come insegnante o educatore o in una parte teatrale; per mezzo della pittura, della scultura, della fotografia, della tecnica, della musica, non raffigurerà, non accompagnerà, non diffonderà la più piccola idea falsa, la minima deformazione della verità di cui si renda conto; non farà né a voce né per iscritto alcuna citazione «direttiva» per compiacere, per cautelarsi, per ottenere successo nel lavoro, se non è pienamente d’accordo col pensiero citato o se questo non è esattamente calzante col suo discorso; non si lascerà costringere a partecipare a una manifestazione o a un comizio contro il proprio desiderio o la propria volontà. (Aleksandr Isaevič Solženicyn)

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