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lunedì 10 febbraio 2020

Il giorno del Ricordo

Oggi ricordiamo migliaia di connazionali innocenti, uccisi nelle foibe dai comunisti titini e cacciati dalle loro terre, per la sola colpa di essere italiani. Purtroppo, ancora oggi questa tragedia non è immune da un intollerabile negazionismo.
La bellissima preghiera scritta dall'eroico vescovo di Trieste Antonio Santin per le vittime delle foibe e gli esuli istriani e giuliano-dalmati. Che l'ultima parola della nostra e della loro vicenda umana appartenga a Cristo, nel cui nome ogni accadimento acquista senso e ogni perdita si trasforma in un guadagno definitivo, vittoria ultima del Bene sul male.

 "O Dio, Signore della vita e della morte, della luce e delle tenebre, dalla profondità di questa terra e di questo nostro dolore noi gridiamo a Te. Ascolta, o Signore, la nostra voce. Noi siamo venuti qui per innalzare le nostre povere preghiere e deporre i nostri fiori, ma anche per apprendere l’insegnamento che sale dal sacrificio di questi Morti. E ci rivolgiamo a Te, perché Tu hai raccolto l’ultimo loro grido, l’ultimo loro respiro.
Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra, costituisce una grande cattedra, che indica nella giustizia e nell’amore le vie della pace. Ebbene, Signore, Principe della Pace, concedi a noi la Tua pace. Dona conforto alle spose, alle madri, alle sorelle, ai figli di coloro che si trovano in tutte le foibe di questa nostra triste terra, e a tutti noi che siamo vivi e sentiamo pesare ogni giorno sul cuore la pena per questi Morti, profonda come le voragini che li accolgono.
Tu sei il Vivente, o Signore, e in Te essi vivono. Che se ancora la loro purificazione non è perfetta, noi Ti offriamo, o Dio Santo e Giusto, la nostra preghiera, la nostra angoscia, i nostri sacrifici, perché giungano presto a gioire dello splendore del Tuo Volto.
E a noi dona rassegnazione e fortezza, saggezza e bontà. Tu ci hai detto: “Beati i misericordiosi perché saranno chiamati figli di Dio, beati coloro che piangono perché saranno consolati”, ma anche beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati in Te, o Signore, perché è sempre apparente e transeunte il trionfo dell’iniquità".
 + Mons. Antonio Santin Vescovo di Trieste (1959) - Fonte: Piero Mainardi su Fb

17 commenti:

  1. Di che piangere nella nostra storia ve ne è tanto. E non capisco, non riesco proprio a capire come accade che, passando noi da una tragedia ad un'altra, dimentichiamo. Ancora dimentichiamo i fatti di ieri l'altro e dimentichiamo la storia dei nostri padri e la storia dei nostri nonni. Cosa sta dietro questa dimenticanza? Da giovane, giovane quando gli adulti di allora ricordavano troppo e con troppa passionalità andavo altrove per non sentire, per non sapere, per non restare in balia, per sempre, da quelle passioni. Già raccontai di quelle estati, di tanti anni fa, in cui aiutai nella casa di donne senza casa e senza famiglia; tra queste due dalmate, istriane: una un'anziana, ordinatissima nella persona e nelle sue cose, dopo pranzo andava a sedere vicino ad un cancello; un giorno l'andai a chiamare perché le altre stavano andando a riposare, signora venga, le dissi; non posso, rispose, sto aspettando mio marito, mi ha detto di non muovermi perché verrà comunque a prendermi. Un nodo mi chiuse la gola, ho capito, le dissi in fretta sottovoce e andai più in là, mentre il dramma di quella un tempo giovanissima sposa, prendeva forma in me. Un'altra signora, anche lei ad una certa ora del pomeriggio, cominciava a guardare in alto, a gridare, come se denunciasse verso qualcuno, soprusi subiti da lei stessa e da altri, era forte e decisa ma, anche lei poverina era stata travolta e fermata a e da quel dolore, da quello strazio, che ogni giorno riviveva sempre lancinante, devastante.Il dolore dischiude la mente dice il poeta, ed è vero ma, se è troppo è troppo, e può oscurare la mente per sempre. Insieme ai morti bisogna ricordare quelli che a causa del dolore lancinante sono poi morti di crepacuore e quelli che hanno trascorso la vita nello straniamento, nel cozzo continuo tra un passato deragliato ed un presente sbilanciato che non comprende, che ha paura di comprendere, che non ha la forza di sopportare tanto dolore e tutta la gamma di sentimenti in tempesta al dolore legati. Ed ancora, nella tempesta delle passioni oltre il senno va perduta, viene travolta anche la fede incerta, quella limitata alle buone azioni terrene che, nei momenti dove prevale il male ed il falso bene, scompaiono alla vista di chi non vede più futuro.

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  2. Di che piangere nella nostra storia ve ne è tanto. E non capisco, non riesco proprio a capire come accade che, passando noi da una tragedia ad un'altra, dimentichiamo. Ancora dimentichiamo i fatti di ieri l'altro e dimentichiamo la storia dei nostri padri e la storia dei nostri nonni. Cosa sta dietro questa dimenticanza? Da giovane, giovane quando gli adulti di allora ricordavano troppo e con troppa passionalità andavo altrove per non sentire, per non sapere, per non restare in balia, per sempre, da quelle passioni. Già raccontai di quelle estati, di tanti anni fa, in cui aiutai nella casa di donne senza casa e senza famiglia; tra queste due dalmate, istriane: una un'anziana, ordinatissima nella persona e nelle sue cose, dopo pranzo andava a sedere vicino ad un cancello; un giorno l'andai a chiamare perché le altre stavano andando a riposare, signora venga, le dissi; non posso, rispose, sto aspettando mio marito, mi ha detto di non muovermi perché verrà comunque a prendermi. Un nodo mi chiuse la gola, ho capito, le dissi in fretta sottovoce e andai più in là, mentre il dramma di quella un tempo giovanissima sposa, prendeva forma in me. Un'altra signora, anche lei ad una certa ora del pomeriggio, cominciava a guardare in alto, a gridare, come se denunciasse verso qualcuno, soprusi subiti da lei stessa e da altri, era forte e decisa ma, anche lei poverina era stata travolta e fermata a e da quel dolore, da quello strazio, che ogni giorno riviveva sempre lancinante, devastante.Il dolore dischiude la mente dice il poeta, ed è vero ma, se è troppo è troppo, e può oscurare la mente per sempre. Insieme ai morti bisogna ricordare quelli che a causa del dolore lancinante sono poi morti di crepacuore e quelli che hanno trascorso la vita nello straniamento, nel cozzo continuo tra un passato deragliato ed un presente sbilanciato che non comprende, che ha paura di comprendere, che non ha la forza di sopportare tanto dolore e tutta la gamma di sentimenti in tempesta al dolore legati. Ed ancora, nella tempesta delle passioni oltre il senno va perduta, viene travolta anche la fede incerta, quella limitata alle buone azioni terrene che, nei momenti dove prevale il male ed il falso bene, scompaiono alla vista di chi non vede più futuro.

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  3. Piero Mainardi:
    In fatto di memoria storica i comunisti sono agghiaccianti, ma costanti e prevedibili. Pensiamo alle purghe sovietiche, all'Holodomor ucraino, si pensi a Katyn, alle foibe e al triangolo della morte in Italia, all'immane massacro di Bleiberg in Austria operato dai Titini (decine di migliaia di croati (soprattutto), serbi, sloveni, montenegrini e bosniaci anticomunisti che si erano arresi agli inglesi e che furono riconsegnati a tradimento ai comunisti jugoslavi disseminati in 600 fosse comuni).
    Le modalità con cui procedono sono sempre le stesse: compiuti i massacri li occultano, davanti a sospetti ed accuse si indignano e negano, davanti all'evidenza prima falsificano, quindi sminuiscono ed infine ribaltano con una contestualizzazione giustificazionista che mette dalla parte del torto le vittime e loro, gli assassini, dalla parte della ragione.
    E' questo un modo di procedere sistematico che dimostra solamente innanzi tutto la loro malafede e cattiva coscienza e infine quanto gli adepti di questa setta ideologica siano strutturalmente dei criminali politici.

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    1. Se poi succede che i compagni assassini uccidono un professore universitario come Marco Biagi, gli altri compagni gli dedicano una fondazione per mettersi il cuore in pace

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  4. Prende la parola Gasparri e il PD abbandona Basovizza
    È triste che il Partito Democratico trasformi il giorno del Ricordo in un’ennesima polemica politica. Adesso devono scegliere loro pure chi può parlare e chi no? Il Senatore Gasparri aveva la delega del Presidente del Senato. Polemizzano pure su di me. Da Presidente di Regione Friuli Venezia Giulia, secondo loro, non avrei dovuto intervenire. Mi dispiace molto che invece di trovare momenti di unità, il Partito Democratico si distingue per alzare la voce a discapito di chi è doveroso ricordare: le vittime delle persecuzioni del comunismo titino.
    (Massimiliano Fedriga)

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    1. Beato lei che vive in una regione in cui le persone possono esprimere la loro opinione; in Emilia Romagna questo non è possibile perché si rischiano vendette

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  5. È chiaro, non gli sta bene. Perché hanno la coda di paglia. Li mette troppo in imbarazzo. Hanno negato, minimizzato, occultato per decenni. Ora che se ne parla vorrebbero comunque parlarne loro, per continuare in qualche modo a tenere botta, a girarla per quanto possibile a loro tornaconto. E invece se ne parla un esponente di destra non riescono, non sopportano. Gli fischiano talmente le orecchie da dover scappare.

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    1. Potrebbero dire: i nostri predecessori per calcolo tacettero, i nostri padri per durezza di cuore odiarono uomini, donne e bambini che persero cari e radici. Noi nella nostra idea di un comunismo ideale che mai esisterà, se non per le api, ci continuiamo a credere ma oggi preghiamo per coloro che soffrirono o, morirono e per coloro che soffrono ancora. Togliere la vita è sostituirsi a Dio, non c'era guerra (quella la fanno i soldati) ma fu pulizia etnica. Il resto sono parole inutili.

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  6. https://www.nicolaporro.it/le-foibe-e-la-cattiva-coscienza-dei-comunisti-italiani/

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  7. Foibe Una tragedia che si è realizzata con la complicità di italiani "illustri" a cui dedichiamo strade, piazze, onorificenze...Togliatti, Pertini, Napolitano.
    Pietro - Salerno

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  8. Matteo Castagna:
    C'è gente che ama odiare la verità storica. C'è gente che ama dimenticare che i loro padri politici odiavano Istriani, Fiumani, Dalmati perché italiani. C'è gente che ama l'ideologia che odiava l'accoglienza dei connazionali perché lo ordinava Tito, il boia delle Foibe. Questi qui, oggi odiano più di ieri, ma pretendono
    di essere riconosciuti come uniche persone che amano. Folle? Aberrante? Reale. Lo Stato sovvenziona Anpi e Tito ha un' onorificenza di Stato. Queste sono le due cose da ricordare oggi a chi governa, per rispetto vero delle vittime e dei familiari. Provvedete.

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  9. Il compagno Vauro, ormai caduto nel delirio totale, dice che il Giorno del Ricordo non è altro che un “trucido strumento di propaganda sovranista”. Poco importa a questo odiatore e negazionista seriale se con le sue parole insulta la memoria dei martiri italiani delle foibe e gli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia. Ma Vauro lo sa che questo dramma è stato ricordato da tutte le più alte cariche istituzionali? Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, oppure Roberto Fico, sono sovranisti che utilizzano le foibe per fare propaganda? Le sue vomitevoli idiozie e falsità se le tenga per sé, anche se probabilmente nemmeno lui è in grado di sopportare i suoi vaneggiamenti.
    (Patrioti d'Italia con Giorgia Meloni)

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  10. https://www.youtube.com/watch?v=l67mgHoFuAY

    DIEGO FUSARO: Foibe. La verità che non vi hanno mai detto

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  11. https://www.nicolaporro.it/foibe-quel-disprezzo-di-togliatti-verso-gli-esuli-italiani/

    L’ipocrisia di quella sinistra che non ha mai riconosciuto (ma anzi ha disprezzato!) gli esuli italiani che fuggivano dall’Istria e dalla Dalmazia per non essere infoibati...

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  12. https://www.maurizioblondet.it/lignoranza-e-forza-professor-simonetti/
    Per dire quale e quanta aggressivita' e soperchieria....mio Dio abbi pieta' di loro !

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  13. La RAI nel giorno della memoria delle Foibe ha mandato in onda un kolossal di 50 anni fa, "La battaglia della Neretva", un film che dipingeva una grande vittoria dei partigiani di Tito, nel quale si vedeva gli italiani che, al solito, scappavano...

    SI TRATTA DI UN FALSO STORICO. QUELLA BATTAGLIA (febbr.-marzo 43) ANDO' IN MODO COMPLETAMENTE DIVERSO NEL SENSO CHE TITO, ACCERCHIATO DA ITALIANI, CETNICI E TEDESCCHI, NE USCI' PER IL ROTTO DELLA CUFFIA, SOLO PERCHE' I TEDESCHI ASSALIRONO A TRADIMENTO I CETNICI APRENDO UN VARCO PER TITO E CONSENTENDOGLI DI METTERSI IN SALVO. ERANO GLI INTRIGHI BALCANICI : TITO, DI FRONTE AGLI INGLESI CHE APPOGGIAVANO AL TEMPO I PARTIGIANI MONARCHICI DI MIHAILOVIC, APRI' TRATTATIVE CON I NAZISTI PER PASSARE DALLA LORO PARTE (marzo 43). PROPRIO COSI'. LE TRATTATIVE POI FALLIRONO.

    La fonte dettagliata si ritrova in un libro della vecchia collana storica di Mursia : Gino Bambara, "La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia, 1941-1943, Mursia, Mi, 1988, cap. 29. L operazione Weiss (quarta offensiva) e la battaglia del Neretva", pp. 170-213. L'autore, dalmata perfettamente bilingue, era ufficiale presso la divisione di fant. Murgie. Spesso usato come interprete, fu testimone diretto.
    I titini, con molti feriti e anche ammalati, erano stati accerchiati da unità tedesche di fanteria e SS, dalla Murgie e dai cetnici, uno "schieramento massiccio e ben articolato". Potevano solo tentare di attraversare il fiume (Narenta, per i veneziani di un tempo), nel settore tenuto dai cetnici, che avevano vicino gli italiani. La storiografia ufficiale jugosl. parla di una facile vittoria contro cetnici e italiani. Ma cosa successe? Giunti alla Narenta accerchiati da tedeschi e italiani, i titini trovarono i cetnici che li attaccarono furiosamente. "Ma quando per i partigiani di Tito, accerchiati in una zona assai ristretta, la situazione già diventava molto critica, sul teatro delle operazioni comparvero improvvisamente nuove, forti unità tedesche provenienti dalla Serbia. Esse attaccarono alle spalle i cetnici i quali, sorpresi dall'inatteso avversario, si ritirarono dalla mischia in disordine, subendo anche grosse perdite. Approffitando di questo anomalo intervento, le formazione titine attraversarono indisturbate il Narenta e si ritirarono verso i massicci montenegrini"(op. cit., pp. 208-9). Il fatto destò profonda indignazione nei comandi italiani (ivi).
    H.

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  14. https://www.youtube.com/watch?v=kJmHmaD1Xx0

    L'esodo da Pola in "1947" di Sergio Endrigo

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