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lunedì 9 marzo 2020

Cura corporis e cura animae. La Chiesa e il coronavirus

Una bella lezione dagli USA. Ines Murzaku nella nostra traduzione da Catholic World Report.

Afflitte o no, malate o no, le persone hanno bisogno sia dei medici del corpo che di quelli dell'anima, ora più che mai. 
Avrei dovuto essere in Italia per le vacanze di primavera con un gruppo di più di venti studenti. È una tradizione di ormai quasi due decenni trascorrere le vacanze di primavera esplorando alcuni dei luoghi più affascinanti della storia dell’umanità. Saremmo andati in Sicilia e poi nel centro Italia, dove tutte le strade si incontrano, nella Città Eterna. Saremmo rimasti fino al 9 marzo, dando agli studenti la possibilità di partecipare alla preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro con Papa Francesco: un'esperienza di una vita per i giovani, cattolici e non, vedere il Santo Padre guidare i fedeli nella preghiera e impartire la Benedizione Apostolica agli studenti, ai loro cari, e agli oggetti di devozione acquistati.
Ma quest'anno il nostro viaggio di studio all’estero per le vacanze di primavera in Italia è stato annullato a causa dell’epidemia di coronavirus, come per molte altre università degli Stati Uniti.
Non solo sono stati cancellati i viaggi di studio all’estero per le vacanze di primavera, ma anche l’Angelus dal vivo. A causa del virus è stata sospesa la comunicazione più diretta del Santo Padre con i fedeli in piazza San Pietro, cancellando una tradizione che risale a 66 anni fa.

È stato Papa Pio XII, nell’ottobre 1954, ad iniziare la recita della preghiera con i pellegrini che si radunavano in Piazza San Pietro. Così hanno fatto anche Giovanni XXIII e tutti i pontefici che gli sono succeduti. Il dialogo tra il pontefice e il popolo è divenuto un rito, un rito di amore comunicato. Suor Pascalina Lehnert, confidente e segretaria personale del pontefice per quattro decenni, fino alla morte di Pio XII nel 1958, ricorda che il Santo Padre non rimaneva fermo dietro la finestra. Doveva più volte aprirla e chiuderla perché la folla non se ne andava e continuava a chiedere  benedizioni.

Secondo le ultime notizie provenienti dalla Santa Sede, l’Angelus dell’8 marzo avrà luogo “dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico e non in piazza, dalla finestra. La preghiera sarà trasmessa in diretta dal notiziario vaticano e sugli schermi di piazza San Pietro e distribuita dai media vaticani ai media che ne faranno richiesta, in modo da permettere la partecipazione dei fedeli” [e così è stato -ndT]. Questo significa che il virus è nell’aria? La piazza è abbastanza grande da rispettare la distanza interpersonale consigliata di un metro e ottanta, poiché si ritiene che il coronavirus si diffonda da persona a persona. Quali sono le probabilità che le persone esposte o colpite dal coronavirus, soprattutto in Italia – hotspot geografico del virus e all'avanguardia nell’adottare misure drastiche per contenerlo – si rechino in piazza San Pietro per l’Angelus?

D’altra parte, quali sono le probabilità che il Santo Padre possa essere infettato, data la distanza tra la piazza e la sua Finestra, che si trova probabilmente a più di trecento metri da Piazza San Pietro? Mi ha spezzato il cuore dover annullare il nostro viaggio-studio all’estero, ma l’annullamento dell’Angelus dal vivo mi ha indotta ad andare oltre una risposta personale e viscerale e a riflettere più a fondo sul ruolo della Chiesa in tempi di crisi sia nel passato che oggi.

I medievali pensavano che i virus fossero nell’aria, ed è a causa dell’aria, attraverso l’inalazione di goccioline infette, che le persone si infettavano. Mi vengono in mente il famoso medico e professore di medicina delle Università di Perugia e di Bologna Tommaso del Garbo (1305-1370), e il suo autorevole manuale “Come vivere in tempi di pestilenza” (Consigli contro la peste). Il famoso medico medievale fu elogiato da Petrarca, noto per la sua avversione ai medici e alla professione medica in genere. Sorprendentemente, in una lettera al suo amico medico Giovanni da Padova, Petrarca lo elogia: “[Tommaso del Garbo era] così stimato nella sua arte da essere considerato capace di resuscitare i morti”. Del Garbo fu testimone oculare dell’epidemia del 1348 che devastò soprattutto i centri urbani dell’Europa medievale, compresa la sua nativa Firenze. Alla fine, Del Garbo divenne famoso per la sua opera “Consigli su come vivere in tempi di pestilenza“, in quanto fu un medico testimone oculare che escogitò modi pratici per combattere la diffusione della malattia.

Oltre a consigli pratici su cosa mangiare e bere, sul respirare e fare il bagno nonché sul lavarsi le mani e il corpo, il famoso medico fiorentino sviluppò alcuni consigli pratici per i sacerdoti al tempo della pestilenza. Del Garbo dedicò un capitolo a tutti coloro che si prendevano cura dei malati al tempo della pestilenza in Italia: chi si prende cura del corpo e dell’anima, i medici e i sacerdoti, coloro che lavoravano disinteressatamente, negli ospedali usando il potere della medicina e, nelle chiese, usando il potere della preghiera. Nel suo manuale di precauzioni contro la diffusione della pestilenza Del Garbo sembrava non essere molto preoccupato per i medici, perché essi sapevano come prendere precauzioni, ma era più preoccupato per i sacerdoti – i medici dell’anima. Mentre i medici erano in prima linea, agendo in persona Christi, fortificando gli infermi e gli afflitti caduti sul campo, questi coraggiosi sacerdoti erano la prima linea del Corpo di Cristo ferito e malato, o quelli che oggi Papa Francesco chiama i sacerdoti che lavorano nell’ospedale da campo.

Per il famoso medico, prendersi cura del corpo e dell’anima era un’impresa unitaria; queste erano le “due mani giuste” dell’arte della medicina, come scriveva San Basilio il Grande (330-379), lui stesso ottimo medico. Secondo il manuale di Del Garbo, il sacerdote è colui che entra nelle stanze dove giacciono i malati di pestilenza, che affrontano una malattia che molto probabilmente li ucciderà. Durante il periodo della pestilenza migliaia di sacerdoti hanno affrontato la peste e non hanno lasciato i malati morire da soli. Il suo consiglio ai sacerdoti era di aprire le finestre in modo da far entrare l’aria fresca e far sì che si rinnovasse; lavare le mani non con acqua e sapone, come si fa per proteggersi dal coronavirus, ma con aceto e acqua di rose (acqua rosata); e tenere due germogli di chiodi di garofano in bocca.

Al sacerdote che confessava gli ammalati nelle loro stanze Del Garbo consigliava di chiedere ai familiari di lasciare la stanza in modo che l’infermo si confessasse con voce più forte, se possibile, in modo da poter mantenere una certa distanza dall’ammalato e non mettere la bocca vicino a quella dell’infermo, evitando così di respirare la stessa aria. Respirare la stessa aria era la vicinanza del sacerdote, della Chiesa dell’ospedale a coloro che erano ricoverati o isolati durante la pestilenza.

La Chiesa antica e medievale concepiva l’arte della medicina come il mettere in pratica la misericordia, e il sacerdote – il medico dello spirito – era in prima linea proprio per questo: mettere in pratica la misericordia. C’era una teologia positiva della malattia, perché la malattia viene da Dio, e nulla di ciò che viene da Dio può essere male. Di conseguenza, la malattia e la sofferenza legata alla malattia era vista come un mezzo di unione con Dio o di ritorno a Dio. Questo era il beneficio della sofferenza: per i malati, partecipare in prima persona alle sofferenze di Cristo; e, per il sacerdote, l'agire nella persona di Cristo, fortificava lo spirito con le preghiere e la confessione.

Se c’è una lezione da trarre dal coronavirus, è la realtà dell’estrema fragilità della natura umana. Le persone, nella loro impotenza, guardano in alto verso coloro che sono in prima linea. Medici, infermieri e altri operatori sanitari sono in prima linea nella lotta coraggiosa contro il virus in Cina, in Iran,  in Corea del Sud e in Italia, considerate zone di terzo livello e zone rosse del coronavirus dai Centri di controllo e prevenzione delle malattie.

La Chiesa è in prima linea al fronte come i professionisti del settore medico? Trasmettere in video l’Angelus, chiudere le chiese, rendere impraticabili le piscine di Lourdes, distribuire la Comunione solo in mano: tutte queste chiusure, cancellazioni e cambiamenti soddisfano le aspettative da ospedale spirituale in prima linea? Una cosa è certa: afflitte o no, malate o no, le persone hanno bisogno sia dei medici del corpo che di quelli dell’anima, ora più che mai. La presenza è un dono, e dispensare misericordia è un’alta vocazione – e in un mondo che soffre di coronavirus, la Chiesa è chiamata a fare entrambe le cose.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

24 commenti:

  1. Lezione da girare all'attenzione di Sua Santità, Papa Francesco PP. / Casa Santa Marta / 00120 Città del Vaticano.

    Da girare inoltre al Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana avvocato G.Conte, Piazza Colonna 370 - 00187 Roma

    Senza tralasciare di girarla a S.Em. Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, CIRCONVALLAZIONE AURELIA, 50
    00165 – ROMA

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  2. http://www.fondazionearmellini.org/ristrutturazione-della-chiesa-dei-santi-celso-giuliano/
    Ma de che stamo a parla'..

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  3. Dall’Antico al Nuovo Testamento, la Scrittura non fa mistero dell’educare di Dio anche tramite il castigo. Stano che la Chiesa protestantizzata sia così incapace di farne tesoro.

    Deuteronomio 8, 5-6
    Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te. Osserva i comandi del Signore tuo Dio camminando nelle sue vie e temendolo;

    2 Samuele 7, 13-16
    Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio. Se farà il male, lo castigherò con verga d'uomo e con i colpi che danno i figli d'uomo, ma non ritirerò da lui il mio favore, come l'ho ritirato da Saul, che ho rimosso dal trono dinanzi a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre.

    Proverbi 3, 11-12
    Figlio mio, non disprezzare l'istruzione del Signore e non aver a noia la sua esortazione, perché il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto.

    Ebrei 12,5-11
    … e avete già dimenticato l'esortazione a voi rivolta come a figli: Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio.
    … Costoro infatti ci correggevano per pochi giorni, come sembrava loro; Dio invece lo fa per il nostro bene, allo scopo di renderci partecipi della sua santità. Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.

    Apocalisse, alla Chiesa di Laodicea
    Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti.

    Tutto ciò che sta accadendo non dovrebbe vederci con il capo cosparso di cenere? Innanzitutto guardando a Dio e non ai Governi della terra o a chi non la pensa come noi?

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  4. Beh, in presenza di pauca o nulla fides pure la scriptura diventa "na sòla" (romanesca).
    Chi la reinterpreta per far tornare i propri conti, non può far i conti con la Presenza Reale!

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  5. Parrocchia SS. Trinità dei Pellegrini
    5 marzo alle ore 17:34 ·
    ‼️‼️‼️Secondo le indicazioni del Vicariato il Quaresimale è sospeso ⛔️⛔️⛔️
    Le Sante Messe, l’Ora Santa e la Via Crucis continueranno come con i normali orari

    Parrocchia SS. Trinità dei Pellegrini
    5 h ·
    ⛔️⛔️⛔️ PER DISPOSIZIONE DEL VICARIATO LE MESSE PUBBLICHE SONO SOSPESE FINO AL 3 APRILE. Per richieste particolari o ulteriori informazioni chiamare il numero della parrocchia +39.06.68 300 486

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  6. Seguiamo l'austero cammino..09 marzo, 2020 21:08

    INNO

    Protesi alla gioia pasquale,
    sulle orme di Cristo Signore,
    seguiamo l'austero cammino
    della santa Quaresima.

    La legge e i profeti annunziarono
    dei quaranta giorni il mistero;
    Gesù consacrò nel deserto
    questo tempo di grazia.

    Sia parca e frugale la mensa,
    sia sobria la lingua ed il cuore;
    fratelli, è tempo di ascoltare
    la voce dello Spirito.

    Forti nella fede vigiliamo
    contro le insidie del nemico:
    ai servi fedeli è promessa
    la corona di gloria.

    Sia lode al Padre onnipotente,
    al Figlio Gesù redentore,
    allo Spirito Santo Amore,
    nei secoli dei secoli. Amen.

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  7. oggi a messa

    Lectio
    Léctio Daniélis Prophétæ.
    Dan 9:15-19
    In diébus illis: Orávit Dániel Dóminum, dicens: Dómine, Deus noster, qui eduxísti pópulum tuum de terra Ægýpti in manu forti, et fecísti tibi nomen secúndum diem hanc; peccávimus, iniquitátem fécimus, Dómine, in omnem iustítiam tuam: avertátur, óbsecro, ira tua et furor tuus a civitáte tua Ierúsalem et monte sancto tuo. Propter peccáta enim nostra et iniquitátes patrum nostrórum. Ierúsalem et pópulus tuus in oppróbrium sunt ómnibus per circúitum nostrum. Nunc ergo exáudi, Deus noster, oratiónem servi tui et preces eius: et osténde fáciem tuam super sanctuárium tuum, quod desértum est, propter temetípsum. Inclína, Deus meus, aurem tuam, et audi: áperi óculos tuos, et vide desolatiónem nostram et civitátem, super quam invocátum est nomen tuum: neque enim in iustificatiónibus nostris prostérnimus preces ante fáciem tuam, sed in miseratiónibus tuis multis. Exáudi, Dómine, placáre, Dómine: atténde et fac: ne moréris propter temetípsum, Deus meus: quia nomen tuum invocátum est super civitátem et super pópulum tuum, Dómine, Deus noster.

    Epistola
    Dal libro del profeta Daniele.
    Dan 9:15-19
    In quei giorni Daniele profeta pregò il Signore dicendo: «Signore Dio nostro, che traesti il tuo popolo dall'Egitto con potenza, e ti facesti un nome quale ora possiedi: noi abbiamo peccato, abbiamo commesso il peccato contro ogni tuo comandamento. Signore, te ne prego, allontana l'ira e il tuo furore dalla tua città, Gerusalemme, dal tuo monte santo, ché, a causa dei nostri peccati e delle iniquità dei padri nostri, Gerusalemme e il tuo popolo sono lo scherno di tutti quelli che ci stanno d'intorno. Ed ora, esaudisci, o Dio nostro, la preghiera del tuo servo, le sue suppliche, e per tuo onore rivolgi la tua faccia al tuo santuario devastato. O mio Dio, porgi il tuo orecchio ed ascolta, apri i tuoi occhi e mira la nostra desolazione, e la città che ha avuto nome da te. Non appoggiati alla nostra giustizia, ma fiduciosi nelle tue molte misericordie, umiliamo davanti a te queste preghiere. Ascoltale, o Signore; placati, o Signore; guarda e mettiti all'opera; pel tuo onore, non tardare, o mio Dio, perché la città e il popolo tuo han nome da te».
    R. Grazie a Dio.

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  8. “SINE DOMINICO NON POSSUMUS” - “Martiri di Abitene” - I martiri di Abitene erano un gruppo di 49 cristiani ritenuti colpevoli, nel 304, durante il regno dell'imperatore Diocleziano, di avere celebrato illegalmente il culto eucaristico domenicale ad Abitene, città della provincia romana nota come Africa. Il 24 febbraio dell'anno precedente, Diocleziano aveva pubblicato il suo primo editto contro i Cristiani, ordinando la distruzione dei loro testi e dei luoghi di culto in tutto l'Impero Romano, e proibendo loro di riunirsi per le celebrazioni religiose. Sebbene Fundano, il vescovo di Abitene, avesse obbedito all'editto e consegnato i testi sacri alle autorità, alcuni cristiani continuarono a incontrarsi illegalmente sotto la guida del presbitero Saturnino. Scoperti, vennero arrestati e condotti davanti ai magistrati. A Emerito, che aveva dichiarato che i cristiani si erano incontrati nella sua casa, fu chiesto perché avesse disobbedito all'ordine dell'Imperatore. Rispose: "SINE DOMINICO NON POSSUMUS", cioè: "Non possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore". Si riferiva alla celebrazione che l'Imperatore aveva messo fuori legge, alla quale avevano deciso di partecipare anche a costo della tortura e della condanna a morte. La loro festa è il 12 febbraio.

    Quando i cristiani avevano la fede, quando gli uomini confidavano in Dio, nei momenti di calamità, di pestilenze, di eventi avversi, i primi edifici ad essere aperti erano le chiese, i conventi, i monasteri. Si lasciava tutto e si correva a pregare, ad inginocchiarsi, a chiedere la grazia davanti alla Santissima Eucarestia, si celebravano Messe, si recitavano rosari, si facevano processioni, si facevano suppliche, si ricorreva ad acqua benedetta e incenso. Oggi i vescovi, i preti, chiudono le chiese per "sicurezza", negano ai fedeli Gesù Eucaristia, che è il Farmaco per eccellenza, il Rimedio, la Soluzione, il Salvatore. Che speranza può avere un popolo se così si allontana dal suo Signore?... Ad Ancona esiste una chiesa, in località Posatora, ove gli anconitani del XVI secolo edificarono una Chiesa dedicata a Santa Maria Liberatrice, perché – mentre la città veniva decimata dalla peste – il senato anconitano e tutti i cittadini andarono in pellegrinaggio fuori città nella precedente chiesina ivi esistente che veniva denominata “Santa Maria in Pusatorio”, perché ricordava il luogo di una delle Traslazioni Miracolose della Santa Casa, e ivi fecero voto che in caso di liberazione dalla peste avrebbero edificato una chiesa più grande e più bella in onore della Santa Casa e della Vergine Lauretana ivi venerata. E la peste cessò immediatamente. Gli anconitani allora soddisfecero subito il voto fatto, edificando e consacrando nel 1545 l’attuale secolare chiesa di Santa Maria Liberatrice, così denominata per la ottenuta miracolosa liberazione dalla peste. Oggi, neppure i Vescovi e i preti credono alla possibilità dei miracoli?... Ed impedendo a Dio di farli, come gli abitanti di Nazareth, ove – dice il Vangelo – Gesù “non fece molti miracoli a causa della loro incredulità” (Mt.13,58)!

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  9. “Ma la cosa più triste, e preoccupante per il futuro dell’umanità, è che la stessa Chiesa (o meglio gli uomini di Chiesa) ha dimenticato che la grazia di Dio vale più della vita presente. Per questo si chiudono le chiese e ci si allinea ai criteri sanitari e igenici. La chiesa trasformata in agenzia sanitaria, invece che in luogo di salvezza. Ci pensino bene i vescovi a chiudere le chiese e a privare i fedeli dei sacramenti, dell’eucaristia, che è medicina dell’anima e del corpo: chiudere le porte ai cristiani e pensare di potersela cavare con la scienza umana, è chiudere le porte all’aiuto di Dio. E’ confidare nell’uomo, invece che confidare in Dio.“

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  10. "Ricapitoliamo:

    - la zona più produttiva d'Italia in grande difficoltà e nei mesi futuri inevitabile forte frenata economica, nonché al momento allo stremo nelle sue strutture -e personale- sanitarie;
    - un sud con la spada di Damocle dell'epidemia di covid-19 che incombe sulle loro teste che Dio solo sa come potranno affrontare;
    - carceri in rivolta, evasioni e dal ministero guanto di velluto;
    - aggiunto al fatto che delinquenti e spacciatori arrestati vengono sistematicamente rilasciati;
    - borsa crollata e speculatori alle nostre giugulari;
    - a giorni la firma definitiva del Mes anticipata proprio per approfittare della nostra debolezza;
    - orda ottomana che preme al confine greco;
    - flussi ininterrotti anche ai confini del Friuli;
    - premier gestito da un tizio che crede di essere dentro ad un reality;
    - varie ed eventuali.

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  11. Per non aver voluto quarantenare alcune migliaia di persone di ritorno dalla Cina, adesso quarantina 60 milioni di cittadini.
    Un record ! Conte così passerà sicuramente alla Storia. Manco Chamberlain e Badoglio messi insieme !

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  12. Al confronto il Conte di Cavour era un pivello !

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  13. Cara RR, non è il momento delle polemiche.

    Verrà il tempo in cui tutti presenteremo il conto di questi giorni e di quelli che li hanno preceduti.
    Ci sono tanti modi di viverli, ma è importante prima comprenderli.
    Oggi per esempio don Elia ha dato degli argomenti molti validi.

    Dopo qualche silenzio di troppo, il Santo Padre oggi ha invitato i sacerdoti ad andare dai malati. Ognuno troverà il modo di farlo nel modo dovuto, ma attenzione a non scadere ancora nella retorica del gesto, senza testa né contesto.

    Cerco di spiegarmi: in Italia il numero di decessi (già 463) rapportato al numero di positivi (a ieri 9172) farebbe pensare a un tasso di mortalità attorno al 5%, che è il DOPPIO rispetto a quello ufficiale cinese del 2,5%.
    Si possono accusare le storture del sistema sanitario italiano e il disastro dei vari tagli praticati per rispettare il fiscal compact e la legge di stabilità dei nostri partner comunitari, per soddisfare “i mercati” e “l’Europa”, mentre i cinesi hanno subito speso senza remore per ospedali e attrezzature.
    Tuttavia, oltre a questa causa e all’età media elevata dei deceduti, ben superiore a quella dei cinesi, c’è da pensare innanzitutto a una sottostima del numero dei conteggiati come positivi al virus. E' il DENOMINATORE ad essere basso (dovendo risparmiare anche sui tamponi...).

    Questo sta a significare che attualmente circolano migliaia di “asintomatici”, a tutti gli effetti dei potenziali untori, i quali non si rendono conto di quanto sia importante usare ogni cautela per non contagiare i loro simili. Non è ancora passato il concetto che ognuno di noi può far ammalare il prossimo, magari più debole e con minori difese immunitarie (al massimo qualcuno ha paura di ammalare se stesso).

    Starsene il più possibile in casa è pertanto un atto generoso e intelligente. Non è che sia una tragedia: la tragedia è pensare che sia più importante fare sempre quel che ci pare, o la prima cosa che ci viene in mente. Soprattutto senza porsi il problema, per varie ragioni, di essere dei portatori sani o di poterlo diventare, come è accaduto a medici, infermieri, amministratori vari, costretti a entrare in contatto con molte persone.
    Come potrebbe essere per i preti.

    Intanto, mancando i respiratori, prima abbiamo dovuto chiedere il permesso a Bruxelles per poter sforare il debito e adesso, per comprare il necessario, è stata attivata la procedura CONSIP! Ovvero si acquisiscono i respiratori attraverso una normale gara, e non andando a prendere domani, subito, quel che serve! Cose da pazzi!

    Gente che vaga ignara portando a spasso il virus, magari andando a trovare chi ce l'ha, così da portarselo dietro mentre siamo in emergenza e, mancando gli strumenti per la terapia intensiva, bisogna seguire una prassi burocratica per risparmiare!

    Altro che Querida amazonia e Laudato sì... Mi è scappata. Non la tenevo...

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  14. Sicuramente non è il tempo di fare polemiche, ma i cinesi per fare rispettare la quarantena hanno messo l'esercito e chi fuggiva veniva fucilato senza tanti complimenti, noi facciamo con quello che abbiamo, cioè poco più di niente e con il coraggio e l'abnegazione di tanti medici e paramedici, eroici e responsabili, cosa che non si può dire di noi in quanto italiani, visto che ognuno a-sintomatico o no, fa quello che gli pare e se ne frega degli altri, temo che fra una decina di giorni la sconsiderata domenica scorsa passata all'insegna del tutti insieme è meglio in varie parti d'Italia, zone rosse incluse, porterà un picco di nuovi contagi/ati, io mi chiedo quando cresceremo come popolo, la UE ci ha isolati e confinati, niente voli, niente treni, soli, la Cina ci ha inviato mascherine protettive e macchinari per la ventilazione, Bruxelles ci concede una dilazione sui prestiti, fate vobis.

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  15. Asia Bibi: «Con la fede puoi sollevare le montagne»

    «Se noi stringiamo saldamente la mano di Gesù, riceviamo una forza che può sollevare le montagne e non si ha più paura di niente».
    Invito tutti i cattolici», continua, «a non avere più paura, perché quando la paura abita nel nostro cuore non possiamo essere forti e potenti. Ma come si può smettere di avere paura? Non dimenticate che è in Gesù Cristo che voi credete. Di che cosa avete paura? Quando vi aggrappate alla mano di Gesù, non c’è più nessun motivo di avere paura. Prego perché restiate saldi nella fede. Come scriveva san Paolo: “Quando sono debole, è allora che sono forte”».
    https://www.tempi.it/videogallery/asia-bibi-fede-pakistan-blasfemia/

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  16. Se in un periodo in cui la liturgia dovrebbe più che mai aiutare l’uomo posto in circostanze di pericolo esistenziale e spirituale, si proibisce la liturgia e l’accesso a essa, non serve dire che già è l’urgenza, perché proprio l’urgenza ci mostra ciò di cui sono capaci (e ciò di cui i vescovi non sono più capaci) e del futuro prossimo “normale” che ci stanno preparando. È solo un’anticipazione, con la benedizione della CEI.

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  17. https://www.radiospada.org/2020/03/le-fake-al-tempo-del-coronavirus/

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  18. Tralcio,
    giusto una precisazione: il tasso di mortalità anche in Cina NON è del2%, come si riteneva inizialmente, ma, a metà febbraio, del3.4% su 44.000 caso piativi esaminati.
    Il tasso vero, ammesso che numeratore e denominano siano reali, si saprà alla fine, quando non ci saranno più contagi e nessun morto.
    Idem in Italia.

    Quando tutto sarà finito, ricordiamoci delle solenne cappellate commesse da questo governo di incapaci. Così, tanto,per essere polemica. Perché non vorrei che, con la scusa di evitare polemiche, si finisse a tarallucci e vino. Senza nessun responsabile colpevole, come sempre in Italia fian dai tempi del Vajont. Sarebbe un insulto ed un’offesa innanzitutto ai morti.
    RR

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  19. https://infovaticana.com/2020/03/10/respuesta-del-episcopado-polaco-al-coronavirus-mas-misas-dominicales/

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  20. LA DITTATURA E' SERVITA - Francesco Lamendola

    http://cornotte.blogspot.com/2020/03/una-strana-geografia.html

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  21. Comunque per testare il grado di civile responsabilità del popolo italiota, leggete questo
    https://tg24.sky.it/napoli/2020/0311/coronavirus-napoli.htlm.

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  22. * * * * * * *

    SEMBRA CHE TUTTO SIA CONCATENATO - SIAMO ALL'INIZIO DEI DOLORI? - Don Curzio Nitoglia


    https://apostatisidiventa.blogspot.com/2020/03/sembra-che-tutto-sia-concatenato.html

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  23. Non credo che uno si debba aspettare la civile responsabilità dove non è possibile trovarla. Abbiamo fratelli discoli, guardiamo la loro storia passata e recente e comprendiamo perché sono discoli. Gli errori, a mio avviso, sono dei fratelli civili e responsabili che guardando il Meridione, dopo aver fatto i salamelecchi al Nobile, all'Avvocato, al Professore, gli altri li hanno lasciati in mano all'abbandono scolastico, alla strada, alla malavita, alle tifoserie del calcio. Gli insegnanti più dotati, più motivati si sarebbero dovuti mandare nel Meridione per cento/ duecento anni, senza corrompere invece un popolo col malcostume, con film, musica, droga seminati, coltivati a piene mani, mentre le anime inaridivano e le menti si chiudevano. Il Meridione è ancora un problema non risolto, trattato senza riguardo alcuno. Gli sbarchi delle persone provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente, nel completo disinteresse di chi avrebbe avuto la sua vita alterata dagli sbarchi massicci, hanno messo in evidenza la fondamentale indifferenza in cui è tenuto il popolo Meridionale, pur Italiano. Le centinaia e centinaia di ulivi secolari tagliati in Puglia per un parassita volutamente 'incompreso', mentre gli antiparassitari chimici, usati da decine e decine di anni, hanno depauperato il terreno e non hanno vinto il parassita, che sarebbe stato combattuto vittoriosamente se il terreno avesse potuto produrre tra le sue erbe spontanee il suo giustiziere. E così tante altre storie dove il popolo Meridionale è stato abusato insieme alla sua terra. Da questo essere stato nel tempo 'calpesto e deriso' nasce questa indocilità, questo essere discolo per principio perché la legge del regno prima, dello stato poi, è stata troppo spesso matrigna.

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  24. "La legge del regno prima, dello Stato poi, è stata troppo spesso matrigna".

    Riferendosi al crollo dello Stato napoletano aragonese di fronte ai francesi, agli inizi del Cinquecento, Stato poi recuperato dal re di Spagna suo parente cui l'aragonese si era rivolto per aiuto, il quale re di Spagna lo Stato se lo era poi incamerato, vedi un po' - Bendetto Croce scriveva che l' esercito si era dissolto perché lo Stato, ma anche la società non avevano coesione per colpa soprattutto dell' aristocrazia, che non si identificava con il Regno, volendo essa mantenere sempre i propri privilegi, contenta a tal fine di accordarsi con l' invasore di turno. I mali del Meridione hanno un' origine antica, si suol dire. Ma quanto "antica"?
    E' la disgraziata storia dell'Italia post-romana,che comincia a diventare disgraziata con la Guerra Gotica imposta da Giustiniano. I Goti, utilizzando la classe civile italiana residua, stavano costruendo un discreto Stato, distrutto dopo 25 anni di guerra. Suddivisa l' Italia semidistrutta e impoverita tra Longobardi e Bizantini, alla fine di alterne vicende, che videro impegnato anche il papato politico nel tentativo di estendere i suoi domini al Sud, con Federico II di Svevia imperatore, continuatore dell'opera dei Normanni, il Sud era diventato uno Stato di tutto rispetto anche se sotto la mano a volte ferrea di Federico. Se non ci fosse stato lo Stato del Papa a tagliare l' Italia in due, lo Stato meridionale avrebbe potuto avanzare verso Nord e unificare l'Italia almeno sino allo sbocco dell' Appennino. Il tentativo fu ripreso senza successo da Roberto d' Angiò tempo dopo...Ma con il fallimento della monarchia accentratrice di Federico il Sud ripiombò nell' anarchia feudale, con i suoi baroni manutengoli del brigantaggio, la sua mancanza di coesione statale, nazionale, i suoi odi imperituri fra le varie componenti (invincibile quello tra napoletani e siciliani). Aristocrazia locale dedita ai suoi egoistici interessi, reggitori di origine sempre straniera, francese, spagnola; possedimento spagnolo per più di due secoli, ammnistrato nell' interesse della Spagna da un vicerè, come più tardi il Lombardo-Veneto di infausta memoria. E con le coste per secoli devastate dalla pirateria musulmana (Saraceni e poi Barbareschi). La meraviglia è che da una regione così maltrattata dalla storia sia nonostante tutto sempre fiorito un popolo pieno di inventiva, ingegno, capace di soffrire e resistere, di reagire alle sue miserie, creatore di una grande cultura come quella napoletana-meridionale del passato.

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