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martedì 30 aprile 2024

L’epopea di SOS Calvaires: un viaggio in quest' “altra faccia della Francia”

Nella nostra traduzione da Boulevard Voltaire notizie confortevoli dalla Francia.  Personalmente avevo appreso dei particolari monumenti definiti Calvaires conoscendo la vita di San Luigi Grignion de Montfort. Dall'articolo che segue emerge che sono molto diffusi, soprattutto in Francia. Si tratta di monumenti pubblici raffiguranti un crocifisso, di solito racchiuso in un santuario all'aperto. Tra i più noti sono quelli Bretoni che si distinguono da quelli più semplici, composti dal solo crocifisso, per la loro complessità e la presenza di altre sculture che circondano la Crocifissione stessa, che in genere rappresentano la Vergine Maria e gli apostoli di Gesù, ma a volte anche santi e altre figure dell'iconografia cristiana. Nel nord della Francia e anche in Belgio, i calvari venivano eretti negli incroci delle strade e dei sentieri. Oltre a essere oggetti di culto, fin dal Medioevo sono serviti per "marcare" il paesaggio, ovvero rappresentavano l'acquisizione simbolica di quel territorio da parte della comunità cristiana, allo stesso modo in cui, nelle epoche precedenti, i monumenti megalitici contrassegnavano i paesaggi della preistoria, secondo i dettami religiosi e ideologici delle comunità del tempo.

L’epopea di SOS Calvaires: un viaggio 
in quest' “altra faccia della Francia”

L’attualità ci offre poche occasioni di sorridere o sperare. Concordiamo dunque sul fatto che il fine settimana è l'occasione perfetta per staccare da tutto. Le Éditions Salvator hanno appena pubblicato Que la Croix demeure, un libro dedicato all'associazione SOS Calvaires, che i lettori di BV forse conosceranno, scritto dal suo fondatore, Alexandre Caillé. Il titolo del libro è ovviamente un omaggio al motto dei certosini, Stat crux dum volvitur orbis (“La croce resta mentre il mondo gira”), ed è per di più “un certosino” (umile e ammirevole anonimato di questi monaci molto zelanti) a firmare la prefazione.
Alexandre Caillé è un uomo del suo tempo: ha iniziato lavorando nella finanza e ha vissuto in un mondo “superficiale”, senza approfondire le cose. E poi la grazia, dice, ha fatto il suo lavoro e ha lasciato tutto per dedicarsi al recupero dei Calvaires francesi creando questa associazione. 
Attraverso storie vere, le storie delle croci da lui ricollocate, il presidente di SOS Calvaires accompagna il suo lettore in un viaggio nell' “altra faccia della Francia”, così come nei libri di testo c'è un'altra faccia del Giappone, una Francia lontana dalle città e dai negozi, lontana dalla frenesia, lontana anche dalla superficialità. Attraversiamo piccoli villaggi, saliamo su rocce ripide, ci troviamo di fronte alle onde o addirittura, di tanto in tanto, al centro di paesi. Incontriamo i fratelli cristiani dalla pietà semplice e commovente. Certe storie (quasi tutte, in effetti) fanno venire un nodo in gola, facendo emergere lo strano paradosso della croce: la sua semplicità, il suo carattere familiare e perfino irrilevante in un mondo che l'ha dimenticata - e, allo stesso tempo, il suo schiacciante peso che ci rende così piccoli, così poveri di fronte al suo mistero.

Persac, Ardentes, La Bénite-Fontaine... le croci crescono in luoghi ricoperti di erbacce, ignorati dagli uomini che vivono con superficialità. Per realizzare calvari così belli sono necessari artigiani straordinari, di cui Alexandre Caillé dipinge un ritratto, ricco di sfumature, con amicizia e delicatezza (il falegname e lo scalpellino). Dobbiamo ammettere che è difficile a credersi ciò che constatiamo de visu : è davvero possibile, oggi, in Francia, incontrare persone che ricominciano a credere, che non vogliono morire senza aver ripristinato il Calvario del loro villaggio, che scoppiano in lacrime mentre hanno visto la figura torturata di Cristo sollevarsi in aria? Sembra davvero di sì. Questa Francia alla rovescia è probabilmente molto più “giusta” di quella vorticosa e superficiale che vediamo in televisione. Ed esiste ancora, anche quando si incarna in una città di Bondy dove la croce di Cristo sta al centro di una città. La prova: gli operai, nomadi, rompono a colpi di mazza la base su cui gli osservatori controllano i punti adatti affinché le macerie servano da riempimento del Calvario.

Chiudiamo questo libro con emozione, gratitudine e una inattesa pace interiore. Resta la croce. Rimarrà sempre. E già questo è motivo di gioia.

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]
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6 commenti:

  1. 🛑 Une famille finance un calvaire en Haute-Loire

    Une famille d’Auvergne projette la construction d’un calvaire sur un petit terrain privé du côté de Saint-Vincent, à la croisée de plusieurs routes, notamment celle du Puy-en-Velay. L’idée est de pouvoir ensuite mettre ce lieu à disposition de groupes, paroisses et organisations catholiques. Le projet devrait aboutir en avril 2025.

    Mathieu Bourdilleau, accompagné de son épouse et de leurs cinq enfants, s’est engagé dans le défi de financer un calvaire à Saint-Vincent, commune située au sud de l’Auvergne. Ce futur calvaire sera à la croisée du GR 765, près du chemin de Saint-Jacques de Compostelle reliant Lyon au Puy-en-Velay.

    Il y a initialement derrière ce projet un acte de foi et de dévotion, publiquement manifesté. Mais il y a également une volonté de rassembler les catholiques ainsi que les passionnés du patrimoine autour de l’installation d’un grand calvaire.

    ☑ La foi dans les campagnes

    Cette démarche s’inscrit dans la volonté de Mgr Yves Baumgarten, évêque du Puy-en-Velay de propager la foi catholique dans les zones rurales. La famille Bourdilleau voit la mise en place de ce calvaire comme le commencement d’une belle initiative d’évangélisation dans la région de l’Emblavez. Le père exprime également son optimisme quant au fait qu’un projet de cette envergure puisse susciter des interrogations, de la joie et de l’espoir. Mais, par-dessus tout, que cette croix puisse être un moyen de conversion au catholicisme.

    En raison de l’article 28 de la loi du 9 décembre 1905, qui proscrit l’installation de signes religieux sur les monuments ou dans tout lieu accessible au public, cette famille propose de le faire sur sa propriété, cette restriction concernant exclusivement les lieux publics tels que les rues, les places et les terrains appartenant aux entités publiques.

    Elle souhaite que ce calvaire devienne un lieu de rassemblement, en mettant son terrain de 7 000 m² à disposition des organisations de jeunesse catholiques locales, mais aussi comme lieu de prière et d’accueil pour les pèlerins passant sur le chemin de Saint-Jacques de Compostelle.

    Si le projet se concrétise, le père de famille annonce que l’évêque du diocèse présidera une messe d’action de grâces à l’église de Saint-Vincent et bénira le calvaire. Il prévoit à cette occasion une procession où la croix sera portée par des hommes à travers le village, depuis l’église jusqu’au site choisi, sur 1,6 kilomètre.

    Ce projet vise également à contribuer au développement du patrimoine religieux de la Haute-Loire. Le calvaire sera construit de manière à être visible depuis deux châteaux classés monuments historiques : le château de Margeaix, qui domine l’île de Cheyrac sur la Loire, ainsi que son pont suspendu (à 2 km), et le château de Lavoûte-Polignac, reconnu site historique Grimaldi depuis juillet 2023 (à 2,2 km).

    Pour cette initiative, Mathieu Bourdilleau a lancé une campagne sur CredoFunding et a déjà réussi à atteindre le seuil minimum de 5 500 euros.

    Solène Grange
    In : https://tinyurl.com/27ka7yrj

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  2. La foto dell'articolo deve esser stata presa in Bretagna.
    Si tratta di una croce simile a quelle che si vedono in Irlanda e che noi chiamiamo "croci celtiche". Gli antichi cimiteri irlandesi, soprattutto nelle campagne, ne sono pieni.
    I bretoni infatti hanno mantenuto un legame, iconografico e fors'anche nei dialetti, con le loro arcaiche origini celtiche.

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  3. Beh una bella notizia, tra le poche consolatorie in questi tempi grami, ho letto su un blog di Anglocattolici che mi scrivono sempre, che nonostante si arrangino alla meno peggio per celebrare la Messa in latino, non in chiese ufficiali, sia mai, hanno ricevuto un avviso dal Vescovo di pertinenza di non celebrare più in quella forma, la risposta è emblematica e commovente 'Siamo abituati a celebrare Messe in clandestinità, torneremo ai black holes' meditiamoci su a lungo........

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  4. E' la Francia più sana e più bella.
    Si ripartirà da loro per fermare l'invasione islamica (anche da noi in Italia sta crescendo paurosamente il livello di delinquenza della seconda generazione immigrata).
    C'è una saldatura tra la feccia sinistra e quella nordafricana, e va fermata in tempo.

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  5. Ilbconservatore britannico Lord Moylan, cattolico tradizionalista, ha sfogato la sua furia in un post su X: “Questa sera ho ascoltato una meravigliosa messa tridentina. Non ti dirò dov'era nel caso Arthur (Roche) mandasse i suoi scagnozzi. Dirò solo che il cattolicesimo inglese ha una tradizione secolare di messe clandestine. L’unica cosa che è cambiata è chi ci perseguita”.

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  6. Cose che accadono altrove
    SOS Calvaire érige une Croix

    https://m.youtube.com/watch?v=IwAjD-3mAHI&
    x-pcTo4KkTgVumPu2k&

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