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sabato 24 gennaio 2026

Gergo postconciliare (un po' vintage ma sempre attuale)

Dal "lessico" conciliare. Riflessioni qui

Parola

Sempre maiuscolo: da «liturgia della Parola» a «Parola di Dio», o più semplicemente «la Parola». Si tratta della grande scoperta del Concilio: dopo secoli di diffidenza verso la Bibbia, la Chiesa ha «ripreso la Parola», ovvero ha riscoperto «il primato della Parola». Sarà per questo che ogni diocesi che si rispetti organizza una o più «scuole della Parola».
Locuzioni
«Porsi in ascolto della parola»
«La Parola che salva» o «la Parola di salvezza»
«Spezzare il pane della Parola»
«A partire dalla Parola»
«Rigenerati dalla Parola»
Citazioni
«Molfetta riparte dalla Parola» (titolo del quotidiano cattolico)
«Predicare la Parola significa dire Gesù Cristo» (un cartinale italiano)
«La radice che sostiene e sviluppa il rapporto della Chiesa con il mondo è la Parola di Dio, annunciata, ascoltata ed accolta; celebrata e vissuta in pienezza nella Eucarestia; portata ad efficacia di vita, testimoniata ed incarnata nella concretezza e nella complessità della storia» (dal discorso di un ex presidente di Azione cattolica)
«Oggi la comunità dei credenti dà in certi momenti l'impressione di essere più verbosa che concretamente fattiva. Il nostro appare un cristianesimo più che altro letto e parlato. Anche le ore impiegate a discutere negli organismi di partecipazione ecclesiale si giustificano se danno origine effettivamente a una vita sempre più permeata di fede, altrimenti rischiano di essere il fogliame lussureggiante di un albero senza frutti» (Giacomo Biffi, cardinale)

Pastorale

Diffusissimo, si usa sia come aggettivo che come sostantivo. In quest'ultimo caso designa (al maschile) il bastone a ricciolo del vescovo, ma anche (al femminile) qualunque cosa faccia il parroco: «La pastorale», infatti, è la «grande urgenza prioritaria della Chiesa che è in Italia nel terzo millennio».
Vescovi e sacerdoti, inoltre, amano sempre più essere chiamati «pastori», come si faceva una volta solo nelle enfatiche immaginette della prima messa: non per invidia del "clero" protestante, naturalmente, ma perché il termine induce a immagini meno gerarchiche e più paterne ed evangeliche. Resta tuttavia da vedere se i fedeli laici gradiscano poi così tanto d'essere assimilati a un «gregge» di «pecorelle», soprattutto se sottoposto al minaccioso «ruolo trainante dei pastori».
L'ultimo grido è l'«unità pastorale», insieme di parrocchie con un solo gruppo di preti. C'è anche una «proposta di sussidiazione pastorale» (dal documento di un centro missionario), naturalmente da sottoporsi al parere del «pastoralista».
Locuzioni
«Cammino pastorale»
«Pastorale di sinergia»
«Pastorale in fermento»
«Valenze pastorali»
«Pastorale ad ampio spettro»
«Pastorale di insieme»
Citazioni
«Una pastorale a 360 gradi» (titolo del quotidiano cattolico: precotta e subito pronta in forno, basta fare attenzione che non bruci)
«Una scossa pastorale per avanzare insieme» (titolo di un settimanale cattolico: forse il forno, di cui sopra, era elettrico)

Presbitero, presbiterio

Nome «nobile» dei preti. Difatti la loro riunione periodica, che una volta si diceva dialettalmente congrega e comprendeva pure una partita a carte, oggi non manca mai di relazioni teologico-pastorali e si chiama più correttamente «consiglio presbiterale».
Quanto al «presbiterio», non si tratta solo della parte della chiesa riservata al clero, bensì all'insieme dei preti di una diocesi. Ad esempio, quando il parroco pronuncia l'espressione «invecchiamento del presbiterio» non significa che c'è bisogno di restauri dietro l'altare, bensì che mancano nuove vocazioni.
Citazioni
«Come il Presbitero si pone dinanzi al Convegno Ecclesiale di Palermo» (titolo della relazione di un vescovo italiano alla sua Commissione Presbiterale, maiuscole comprese)
«Il passaggio da "prete" a "presbitero" vuole indicare il modo nuovo del soggetto di porsi nella comunità cristiana» (Riccardo Barile, liturgista)
«Mai come ora i preti italiani hanno potuto chiamarsi presbiteri. Come gruppo, infatti, siamo vecchi» (Felice Scalia, sacerdote)
«Bisogna che anche il sacerdote non si travesta da presbitgero. Quando non sia frate, gli basti d'essere prete» (Franco Fochi, linguista e scrittore)
«Noi non ci accontentiamo di chiamarli "preti" come la gente li ha sempre chiamati, e vorremmo che si dicesse "presbìteri", con termine meno volgare e apparentemente, solo perché arcaico, più nobile. Ma ben si sa che solo l'uso, alla fine, fa legge nella lingua e, in questo caso, l'uso della gente resiste alle sofisticazioni degli esperti. I nostri amabili liturgisti hanno perso la loro battaglia, perché dopo trent'anni di fatiche la gente continua a dire "olio santo" invece che "unzione degli infermi", "prete" invece che "presbitero", "cresima" invece che "confermazione", "confessione" invece che "sacramento della riconciliazione". Oltre a tutto, è forse giusto mettere in difficoltà il vecchio, l'operaio, il contadino dalle dita grosse, facendogli pronunciare parole di cui non conosce il significato e che gli sono totalmente estranee? Perché egli dovrebbe pregare per i suoi "presbiteri" invece che per i suoi preti che considera e ama?» (Severino Dianich, teologo)

Progettualità

Dev'essere «ricca» e accompagnata da «precise metodologie e programmazioni pastorali», altrimenti si rischia di incorrere in una pericolosa «carenza di progettualità all'interno della comunità ecclesiale»
Citazioni
«Riannodare una progettualità non di corto respiro» (dal discorso di un cardinale italiano)
«È necessario promuovere una riflessione culturale e una elaborazione progettuale che faccia emergere riferimenti ampiamente condivisi sui quali fondare la costruzione di un nuovo modello di sviluppo capace di coniugare sviluppo e solidarietà» (dal discorso di un ex presidente di Azione cattolica)

(da: Roberto Beretta, Il piccolo ecclesialese illustrato,
ediz. Ancora, 2000)

20 commenti:

  1. Mi ha fatto venire in mente il vangelo di domenica scorsa.
    Giovanni il Battista battezzando Gesù non lo chiama con il suo nome, ma lo presenta come Agnello di Dio.
    San Giovanni Evangelista riferisce un dettaglio inedito, ma essenziale per la Rivelazione.
    L'Antico Testamento riporta decine di volte questa figura rimandando soprattutto al sacrificio pasquale, ma sarebbe assai limitante questa interpretazione.
    In Apocalisse infatti San Giovanni esplode letteralmente l'interpretazione neotestamentaria dell'Agnello di Dio che è Gesù Cristo.
    Infatti il Cristo è Dio, dal principio. Perciò l'Agnello non è altro che quel principio.
    Sta dentro la realtà divina del Verbo fin dalla creazione operata per Suo mezzo.

    Nel lessico paludato delle mode che riconducono la fede a una religione verbosa, l'ispirazione divina dell'unicità di Cristo nel rivelare Dio spazza via la pretesa di fare del Verbo "carta" e non carne. E l'Agnello, che riceviamo nel Santissimo Sacramento, non è il simbolo utile a lunghi bla bla, ma la densità divina dell'eterno, che condensa la creazione con l'incarnazione, il sacrificio redentivo e le nozze dell'Agnello a compimento della ricapitolazione in Cristo di tutte le cose!!!

    Ad ogni santa comunione abbiamo davanti il Principio e siamo nella Parusia!

    Povero il lessico che cerca di sbrodolare la rivelazione riportandola a schemi...

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  2. C'è stato un altro periodo in cui il parlare si era fatto pretenzioso, non ricordo se prima o dopo la rivoluzione francese. Forse prima a rigor di logica. Se così fu, in base al ribaltamento in essere, cerchiamo di tener la testa sulle spalle!

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  3. "Oltre a tutto, è forse giusto mettere in difficoltà il vecchio, l'operaio, il contadino dalle dita grosse, facendogli pronunciare parole di cui non conosce il significato e che gli sono totalmente estranee? "
    Ed e' per questo che e' venuto lo spiritello del concilio Vat.II, a dissipare la nebbia del latinorum..! Chissa' cosa dicevano i presbìteri con tutte quelle formule..ecco perche'
    e' necessario vedere, constatare con i propri occhi cosa vanno facendo questi presbìteri!
    Tra le citazioni dov'e' il "Pastorale integrale"? Non l'ho visto o mi e' sfuggito.
    Caspiterina!

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  4. https://www.aldomariavalli.it/2026/01/24/la-chiesa-sinodale-e-il-silenzio-sulle-cose-ultime-per-svuotare-la-fede-dallinterno/ : una bella Lectio Magistralis su quelli che al tempo di Santa Romana Chiesa erano i Novissimi, e facevano parte della predicazione dei parroci, vescovi, cardinali e papi. Purtroppo il clero ribelle e rivoluzionario modernista, eretico, traditore ed apostata, oggi se ne tiene ben lontano, dovendo attenersi all’agenda massonico-satanica su cui si basa la chiesa conciliar-sinodale. Consentitemi in proposito, cari amici, di citare (scusandomene) un mio vecchio articolo a tema
    https://www.marcotosatti.com/2023/04/19/i-novissimi-chi-li-ricorda-e-ne-parla-oggi-nella-chiesa/
    http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV5015_Catholicus_Novissimi.html
    https://www.ilnuovoarengario.it/morte-giudizio-inferno-paradiso-i-novissimi-chi-ne-parla-piu/

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    1. Caro Catholicus, mi perdoni se vado fuori tema, ma visto che lei ha citato il suo articolo apparso a suo tempo su "Il Nuovo Arengario" (sito irraggiungibile perché chiuso), le chiedo se per caso ha notizie del suo direttore di cui non si hanno più notizie.
      Mi scuso di nuovo per questa digressione, ma lei non è la prima persona a cui lo chiedo.
      Nonna

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    2. Cara nonna, sono stato per anni in amicizia epistolare con Paolo Deotto ( fin da quando lasciò Riscossa Cristiana, per dissapori con Alessandro Gnocchi, mi sembra di ricordare), mi ha anche pubblicato qualche articolo, e altri aveva promesso di pubblicarmi. Poi però, improvvisamente, non rispose più alle mie mail; mi aveva detto che era stato male, ricoverato in ospedale per un periodo, ma poi era tornato al sua amato lavoro. Purtroppo non ho altri contatti, mi spiace, peccato, aveva ( pardon, ha) un grande zelo cattolico e anche un'ottima capacità di analizi sociopolitica. Cordiali saluti, cara coetanea. Catholicus

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    3. …e sempre a proposito di pensatori/editori cattolici tradizionalisti scomparsi dall’agone mediatico, giova ricordare Antonio Margheriti dello “Mastino”, di cui ho fatto tesoro del suo pregevole articolo “La mano invisibile”, che pregherei vivamente Mic di volerlo riproporre .
      Un altro “pezzo da ‘90” del tradizionalismo cattolico, infine, era colui che si presentava come “Cesare Baronio” (il battagliero cardinale dell’epoca della Controriforma)con il blog “Opportune/Importune”. Si diceva in rete che fosse un vescovo, o addirittura un cardinale, e che per tal motivo non si potesse presentare con le sue generalità anagrafiche. Anche lui pubblicava articoli preziosi, imperdibili…se non sbaglio credo abbia pubblicato anche i primi articoli di Mons. Viganò, dopo che quest’ultimo aveva pubblicamente chiesto le dimissioni di papa Francesco, essendo venute alla luce le sue coperture ai agli alti prelati predatori omosessuali (caso Mc Carrick). Catholicus

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    4. Ok, grazie, caro amico. Siamo entrambi a conoscenza delle stesse cose. Mahhh... misteri spiacevoli di amicizie telematiche.
      Cari saluti a lei
      Nonna

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  5. La scure di Elia

    I due livelli di Leone

    Articolo pregevolissimo. L'ultimo paragrafo esprime esattamente e compiutamente anche il mio pensiero.

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    1. Grazie della segnalazione Laurentius, vado subito a leggerlo. Buona domenica. Catholicus

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    2. Buona domenica, Catholicus!
      Viva Gesù nostro amore. E Maria nostra speranza.

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  6. L’articolo su La scure di Elia non esprime un timore ma verga un giudizio molto temerario. Un discorso molto coraggioso e cattolico, oscurato dal mainstream e sconosciuto alla quasi totalità dei cattolici, viene addirittura trasformato nel suo contrario.
    D’altra parte chi ancora associa Benedetto XVI all’anti Chiesa non può che farlo con Leone XIV.
    Così chi si trova nel mezzo della sfida che Satana lancia alla Sposa di Cristo invece di trovare chi prega e lo protegge, trova chi gli conta gli spruzzi di fango sul vestito, gettandogliene addosso dell’altro.

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    1. O semplicemente trova il Pastore radicato nella fede che sottolinea : "Attenzione" !
      radicatinellafede
      Santa Messa III Domenica dopo l'Epifania in rito tradizionale a
      Vocogno in Val Vigezzo (VB).
      Omelia di don Alberto Secci: Autorità.
      Domenica 25 Gennaio 2026. …
      https://www.youtube.com/watch?v=muEDLOv6c-4



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    2. Don Alberto ha detto delle cose sacrosante. Invece l’articolo sulla Scure no.

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  7. Sì, è lo stesso linguaggio, la stessa manipolazione della lingua che impazza ovunque e già da anni. È un crogiolarsi fra novità suggestive e attraenti, appropriazioni lessicali indebite, inadeguate pretese verbali che nell' ambito del sacro stonano terribilmente perché lì si necessita di termini appropriati, impeccabili, perfettamente aderenti alla verità e lontani da fantasie stilistiche che nulla possono aggiungere all' essenziale.
    Nonna

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    1. Che ha detto?

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    2. Non si capisce? Me ne scuso.
      E allora traduco:
      Che vanno di moda parole strane o inventate o inappropriate. Il che disdice soprattutto nelle cose di chiesa

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    3. Chiarissimo. E' un piacere, almeno per me, leggere anche sui blog commenti scritti in ottimo stile.

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  8. Vista la brevità del testo, provo a postare l'articolo del Mastino :
    La Mano Invisibile. Il destino dei Fratelli Coltelli
    da “Papale Papale”
    di Antonio Margheriti Mastino
    --- estratto ---

    "Il precipitare è spaventoso e inarrestabile, sembra non finire mai e in genere dura anni. Sino al limite estremo.
    Poi dopo tanto strazio, tanto penare, qualcosa l’arresta d’improvviso, si resta come sospesi nell’aria. Sono attimi di meraviglia. E di pace finalmente. Viene la conta di chi è, nonostante tutto, rimasto fedele accettando la crocifissione per innocenza, inchinandosi alla maestà della preghiera, accogliendo la virtù della pazienza cristiana, bevendo fino in fondo al calice dell’amarezza nella solitudine desolata del Getzemani, mentre chi aveva tradito se n’era andato, chi era rimasto stava per rinnegare, chi non avrebbe rinnegato comunque si sarebbe nascosto e lì per lì s’era addormentato lasciando il Maestro solo, a pregare per sé e per tutti, a ingoiare il suo destino atroce, a versare lacrime, sudare sangue. Nello sconforto e nell’angoscia della catastrofe imminente che lo fa raggelare.
    Ma quale è stata la fine di Lucifero, colui che si era ribellato per orgoglio?
    Quale era stata la fine di Giuda che per venalità e ambizione aveva tradito?
    E infine: incontro a quale sorte sta andando il Maestro? Incontro alla morte e alla morte di croce, certo. Ma anche incontro alla resurrezione, alla trasfigurazione, all’ascesa tra la gloria degli angeli verso il trono di Dio, finalmente assumendo egli stesso la sua divinità piena. Se il chicco di grano non muore… come darà pane?
    Ecco, così. Dopo il precipitare giù lungo baratri di sventura una Mano Invisibile, che atterra e suscita, che affanna e che consola, appare al 90° minuto e arresta d’improvviso questo precipitare dopo che è giunto al parossismo estremo, a un centimetro dallo schianto. Pace. Silenzio. Calma. Meraviglia. Siamo vivi! Cosa succede?....> segue ./. Catholicus


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  9. "La mano invisibile", seguito <"Un attimo dopo la Mano invisibile comincia a contare ad uno ad uno gli astanti e chiama ciascuno col nome che gli spetta. Fraticelli, fatevi avanti, dice la mano arrotando il ditino.
    Tu sei Pietro? Qual è stata la sua sorte? Così è per te!
    Tu sei Giovanni? Quale fu la sua sorte? Sarà così anche per te!
    Tu sei Lucifero? Conosci la sua sorte? E’ la tua! Precipita giù, maledetto!
    E tu, tu? Come ti chiami tu? Il nome di un monaco santissimo quello che hai! Non sei degno del suo nome! Tu hai tradito, venduto, ucciso il tuo stesso Maestro, tuo Padre e i tuoi fratelli, mentre ti facevi beffe di loro, ti sei irto con la menzogna e l’inganno a loro giudice e carnefice, tu che in ogni centimetro della tua carne porti il marchio della dissoluzione e di Sodoma e Gomorra. Il tuo nome è Giuda, l’Iscariota! Sai quale fu la sua sorte? Seguila! E che dalle tue viscere penzolanti fuoriescano i demoni che come vermi l’infestano e dal tuo retto goccioli via il seme di Satana che hai accolto. Che tu sia dannato per sempre!
    E in quell’ennesimo istante tutti i traditori, i carnefici, i calunniatori saranno scaraventati negli abissi dalla Mano Invisibile che li ghermirà in un sol mazzo. La stessa Mano Invisibile, poi, stringerà delicatamente nel suo pugno coloro che erano rimasti sospesi a testa in giù a un passo dall’abisso, ne capovolgerà la sorte e li lancerà verso il cielo dicendo: «La notte è finita, è già l’alba. La vostra umiltà vi ha salvati, benedetti da Dio! Crescete e moltiplicatevi!»
    Intanto però, adesso, non è ancora il momento della Mano Invisibile, ancora tutto deve essere compiuto e consumato, i corrotti devono manifestare sino in fondo l’abominio che hanno dentro, i buoni devono patirne sino in fondo: il martirio non è finito, l’abisso è ancora a diversi palmi, il precipitare appare irrefrenabile, vorticoso, spaventoso, senza speranza. Non è giunto il momento di grazia. Ancora Lucifero ha le mani sciolte e questo è il suo gioco e il suo momento: può ancora farlo, per indurre in tentazione e alla dannazione quanti più (frati e accoliti) possibili. Dio dal suo tribunale osserva la scena, vede il cuore di ciascuno, giudica in silenzio."> Catholicus

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