La dissoluzione dell'identità cattolica e gli intellettuali
donchisciotteschi che difendono la liturgia dei secoli
La tomba sigillata e la speranza della risurrezione: una parabola contemporanea
Andrea Mantegna (1431–1506), La Resurrezione
L'evangelista Matteo racconta che, dopo la morte del Salvatore Cristo, coloro che avevano orchestrato la sua esecuzione avevano una preoccupazione principale: ottenere la custodia della tomba dove Giuseppe d'Arimatea aveva deposto il corpo di Gesù. Davanti a Pilato, spiegarono di temere che le "eresie" dell'ucciso si diffondessero ulteriormente, nel caso in cui i suoi discepoli ne avessero trafugato il corpo ( Matteo 27:63-64). Pilato concesse loro i soldati richiesti. La tomba fu sigillata e posta sotto la sorveglianza romana.
Perché ho riassunto questo episodio evangelico? Perché, in un certo senso, mi sembra che assomigli alla situazione della liturgia cattolica tradizionale. Praticamente proibita da Papa Paolo VI, tutti gli altri papi che lo seguirono – Giovanni Paolo II e Francesco – fecero in modo che la liturgia dei secoli rimanesse sepolta e sigillata (probabilmente Giovanni Paolo I avrebbe fatto lo stesso). L'unica eccezione fu Papa Benedetto XVI, il cui motu proprio Summorum Pontificum (2007) suscitò reazioni avverse da parte di alcuni gerarchi. In ogni caso, sappiamo come si concluse il suo pontificato.
Negli ultimi anni, Papa Francesco ha fatto sì che il sigillo sotto cui è stata sepolta la liturgia gregoriana fosse più forte che mai. La sua lettera apostolica Traditiones custodes (2021) rappresenta non solo il certificato di morte dell'antica liturgia della Chiesa, ma anche un segno di accelerazione del piano iniziale per la sua completa eliminazione. La tomba è ora ben custodita. Nell'articolo "Can Conservative and Liberal Catholics Coexist?", pubblicato l'8 maggio sul New York Times, Ross Douthat dimostra che
L'attuale papa è spesso sembrato esasperato dalla persistenza di tendenze tradizionaliste: come è possibile che questa cosa persista ancora?
Sostituite “cosa” con “fantasma” e capirete che la domanda che Douthat pone a Papa Francesco indica lo stupore di quei gerarchi cattolici che sono stupiti dalla persistenza della “cosa” sigillata nella tomba: non riescono a credere che il suo contenuto sia (ancora) vivo.
Indipendentemente da come vengano etichettati e liquidati, i tradizionalisti cattolici hanno descritto in numerosi libri, articoli e convegni la situazione creatasi dopo la "riforma" di Papa Paolo VI. Una delle migliori caratterizzazioni proviene da un autore eclettico, con un percorso intellettuale complesso: il filosofo e storico delle religioni francese Jean Borella. In una delle sue opere migliori, La crisi del simbolismo religioso (1990), egli afferma quanto segue:
Non c'è mai stata un'autorità religiosa che si sia separata, per decisione e per accordo unanime dei suoi membri, da una tradizione rituale di impressionante antichità e abbia imposto il nuovo rituale nel modo più totalitario e implacabile, affermando al tempo stesso che si tratta della stessa fede, della stessa religione, della stessa liturgia.
La citazione di Borella non è solo critica, ma anche rivelatrice. Infatti, indica il substrato della sostituzione della liturgia organica della Chiesa con una "liturgia artificiale" (Papa Benedetto XVI). Coloro che affermano, ostinatamente, che si tratta della stessa fede, della stessa religione e della stessa liturgia sono rappresentanti di una visione della storia in cui un certo fatalismo hegeliano ha dettato il cambiamento. Un cambiamento che, a loro avviso, è assolutamente positivo e benefico per i cristiani, per la Chiesa, per il mondo. Nessuno dei gerarchi interessati a "sigillare la tomba" crede di fare qualcosa di sbagliato.
Sono convinto che tutti costoro condividano le opinioni di Papa Paolo VI e della maggior parte dei padri progressisti del Concilio Vaticano II. E la loro opinione principale era – ed è – che la “riforma” sia necessaria e, allo stesso tempo, benefica per la Chiesa. Considerandosi ispirati dallo Spirito Santo, che parla 24 ore su 24 per bocca dei pontefici conciliari e postconciliari, hanno fatto ciò che – fatalmente – dovevano fare. E la liturgia cattolica romana, detta anche “gregoriana” o “tridentina”, deve essere irreversibilmente sostituita per consentire a una “seconda primavera” di manifestarsi.
Considerato obsoleto, arretrato, forse persino inferiore al rito creato dagli "esperti" del cardinale Annibale Bugnini, era destinato alla distruzione dalla stragrande maggioranza dei gerarchi "cattolici". Essi credono ancora oggi che abbiamo bisogno di una liturgia facile da capire (si dà per scontato che quella antica fosse incomprensibile al popolo) e, non ultimo, aperta al dialogo ecumenico con i "fratelli separati". Questo è esattamente ciò che abbiamo oggi nella fluida liturgia del "Novus Ordo". L'unico problema è che il paziente malato, la cui morte è stata a lungo proclamata, si rifiuta di morire. Il formidabile lavoro coordinato dal Dr. Joseph Shaw, The Latin Mass and the Intellectuals: Petitions to Save the Ancient Mass from 1966 to 2007 (Arouca Press, 2023), è una chiara testimonianza di questa situazione.
Robert Lazu Kmita, 16 gennaio
Robert Lazu Kmita, 16 gennaio

Un importantissimo intervento di Mons. C. M. Viganò:
RispondiEliminaYoutube
CarloMariaViganò-sg7tp
Sinodalità e vigile attesa
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Santi Fabiano e Sebastiano, pregate per noi!
Cato Laurentius, vedo con piacere che facciamo a gara nel segnalare a Mic gli interventi di mons. Viganò; stavolta però l'ho battuto sul tempo :11:08 contro 12:23 ( ...per sorridere un po'). La mia segnalazione è sull' articolo successivo. Ha, se non ci fosse mons. Viganò, che triste panirama avremmo nel clero. Catholicus
RispondiEliminaNesun problema, cara Mic, è sempre bello ed istruttivo scoprire nuovi orizzonti, purché non siano quelli preparati per noi dal clero modernista e dai suoi associati politici progressisti... mi sembra che questo tipo di associazione venga definita "joint venture" nel gergo economico...nel nostro caso, però, sarebbe meglio definirla "joint disavventure" LJC Catholicus
EliminaUn particolare stupisce: un'intera gerarchia, tranne pochissime eccezioni, ha fatto quadrato intorno al NO e continua a far quadrato. C'è un'unica risposta a mio parere. E forse ne ho già scritto. Sono stati imbarcati nella Chiesa non marinai provetti, ma croceristi incapaci forse anche di nuotare nella piscina della nave necessaria alle esercitazioni ed allenamenti dei marinai e degli ufficiali. Tra questi croceristi è uscita quasi tutta la gerarchia cattolica fino a non pochi papi. Ai croceristi nulla cale delle battaglie navali, che non conoscono né possono riconoscere. La loro posizione è stesi sulla sdraio a prendere il sole e quando c'è tempesta vanno a stendersi in cabina. Quindi i croceristi evitano le rotte originali prediligendo quelle del pattino lungo il bagnasciuga. Per non saper né leggere , né scrivere hanno chiuso cielo, terra ed ogni orizzonte a tutti i cattolici, tranne quel piccolo resto, rimasto sulla nave ammiraglia in mezzo al mare con Gesù che non dorme ed indica loro la rotta da seguire.
RispondiEliminaÈ dalla metà dell'Ottocento circa che nel documento "Alta Vendita" si parla di infiltrare la Chiesa Cattolica, fino ad avere un Papa "secondo i nostri desideri". Quel disegno criminoso è ormai compiuto. Anzi, è stato arricchito dall'infiltrazione modernista, poi comunista, e infine omosessualità, nei seminari e in tutta la Chiesa.
EliminaNon c'è da meravigliarsi dunque se la Chiesa sta camminando a grandi passi verso l'abisso. Ma forse dovrà toccare il fondo per poter risorgere?
Sarà salvata da quei pochi che non hanno perso la vera Fede.
Ricordo a tutti che don Leonardo Maria Pompei ha appena pubblicato (tramite il servizio di self-publishing di Amazon, solo per evitare di cercarsi un editore e fare tutta la trafila burocratica-commerciale):
RispondiElimina- il libro La santa Messa in rito romano antico (testo divulgativo per dare una prima conoscenza della Messa "tridentina")
- l'opuscolo Sancta Missa (per poter seguire la Messa tridentina).
Intanto ringraziamo il Signore visto che il crescente numero di tali pubblicazioni è significativo di quanto la Messa tridentina continui a farsi riscoprire dai cattolici anziché venir seppellita e dimenticata (come spera la cricca dei modernisti).
Ricordiamo inoltre che don Pompei è ufficialmente sospeso a divinis dal 4 settembre 2025, in quanto due giorni prima il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno gli aveva proibito di convocare incontri parrocchiali, il 3 settembre don Leonardo ha tenuto una catechesi in diretta su youtube (consiglio vivamente di seguirla per capire perché è successo tutto il patatrac, e come ha fatto ad approdare alla liturgia "tridentina"), e la mattina del 4 settembre il vescovo ha proceduto alla sospensione.
Probabilmente sono in corso manovrine curiali per punizioni ancora peggiori in quanto don Pompei aveva da tempo rinunciato alla Messa "moderna" in italiano per celebrare esclusivamente quella "tridentina", e sta spiegando nelle sue catechesi su youtube e sui social le deviazioni introdotte dal Concilio Vaticano II e dai relativi fautori.
Per maggiori informazioni su don Leonardo:
- il suo blog
- il suo canale youtube
- il suo sito ufficiale
Piccolo promemoria: "Il problema della crisi dell'autorità nella Chiesa è un problema teologico, non canonico. A cui si risponde con argomenti teologici, non a colpi di diritto canonico".
Esattamente come diremmo per mons. Viganò.
Sì, la gerarchia ha "fatto quadrato" attorno alle interpretazioni conciliari e attorno alla nuova Messa... e sì, in tantissimi casi ha "fatto quadrato" perché tutti i don Abbondio (mitriati e non), avevano paura di venir etichettati lefebvriani, retrogradi, preconciliari, rigidi, eccetera.
RispondiEliminaCioè è gente che ha un terrore ancestrale di ammettere "sì, mi ero sbagliato, sì, mi avevano indotto a prendere decisioni che non condividevo, e sì, mi faceva troppo comodo permanere nella stessa situazione senza farmi perseguitare dai confratelli e dai superiori".
Per questo è così importante, per i modernisti, continuare a mantenere una situazione di "ricatto morale permanente", insistere ossessivamente sul Concilio, prima che qualche don Abbondio abbia un attimo di lucidità e faccia la stessa scelta di don Pompei o di mons. Viganò.
Chiunque adoperi il Concilio come scudo difensivo per le proprie scelte e le proprie affermazioni, o è ignorante, o è in malafede... tranne alcuni rari ed eccellenti sacerdoti come padre Enrico Zoffoli o padre Tomáš Týn, che pur avendo considerato magistero autentico il Concilio, pur sforzandosi di seguire il Sommo Pontefice e ubbidire alla deplorevole gerarchia, non hanno preso in giro sé stessi né gli altri, e quale è stato il risultato? Sono stati immediatamente silenziati e dimenticati, a partire dai loro stessi confratelli e dai loro stessi superiori.
"cardinale Annibale Bugnini"… Cardinal ? Depuis quand ?
RispondiEliminaForse voleva dire "BUAN", matricola massonica del Bugnini.
EliminaCard. Bugnini... Un boomerang. Ma perché questi autori non si informano meglio? Errori così banali squalificano tutto il discorso, perché mostrano la scarsa conoscenza della questione liturgica e della storia della riforma post-conciliare, per cui si potrebbe mettere in dubbio tutto il resto. Bravo a chi lo ha sottolineato per primo, anche se in realtà era un errore facilmente identificabile. Da principianti.
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