Stralcio da Pelican+ di una recente riflessione di Peter Kwasniewski sulle letture. Precedente più esaustivo dello stesso autore sul confronto tra il lezionario del rito antico e quello del Novus Ordo qui.
Elogio dell'irregolarità
Perché condivido una mappa topografica 3D degli Stati Uniti?
È la metafora che mi è venuta in mente mentre riflettevo sul modo in cui le letture dell'antica liturgia variano nel corso dell'anno.
Gran parte degli Stati Uniti è relativamente pianeggiante, ma nell'ovest si trovano imponenti catene montuose che sembrano ergersi improvvisamente maestose.
Analogamente, nel rito antico, la maggior parte dei giorni prevede due letture piuttosto brevi, un'Epistola e un Vangelo. Ma nelle Quattro Tempora, quattro volte all'anno, si leggono più letture, a volte una serie continua. Durante la Settimana Santa si leggono tutti e quattro i racconti della Passione: Matteo la Domenica delle Palme, Marco il Martedì Santo, Luca il Mercoledì Santo e Giovanni il Venerdì Santo. Il mercoledì della quarta settimana di Quaresima e di nuovo il mercoledì della Settimana Santa si leggono due Epistole. Nella tradizionale Veglia Pasquale si leggono dodici profezie. A volte le letture del lezionario antico sono molto, molto lunghe, altre volte consistono solo in uno o due versetti.
È tutto molto organico, cresce e si contrae con i giorni e le stagioni dell'anno liturgico. Semplicemente da un punto di vista umano, rende la liturgia molto interessante: si viene "spiazzati" da questa variazione, ci coglie forse di sorpresa; ci fa riflettere. E questo senza nemmeno considerare le variazioni nel proprio, dove a volte si ha un Graduale e un Alleluia, altre volte un Graduale e un Tratto, altre volte solo un Graduale, altre ancora due Alleluia. In certi giorni di Quaresima, ci si inginocchia nel mezzo del Tratto. Durante l'ottava di Pentecoste, ci si inginocchia durante uno degli Alleluia. E così via.
Il nuovo lezionario, al confronto, è di una razionalità quasi monotona: quasi sempre due letture di media lunghezza ogni giorno, tre letture di media lunghezza la domenica e nei giorni festivi, e niente di "strano" come le Quattro Tempora, le quattro Passioni della Settimana Santa o quelle seconde epistole apparentemente casuali in questo o quel mercoledì. È il tipo di cosa che si otterrebbe da un comitato il cui obiettivo era quello di far rientrare tutto in uno schema predefinito, entro certi parametri. Una liturgia Bauhaus [stile rivoluzionario di costruzione tedesco che tende ad essere minimalista -ndT] dell'era industriale.
Come fece notare Gregory DiPippo, il primo a contestare la teoria secondo cui il Rito Romano originariamente prevedeva tre letture nelle feste e nelle domeniche, Monsignor Aimé-Georges Martimort, osservò che tutti i lezionari storici presentano questo tipo di irregolarità per le occasioni speciali. Ad esempio, il Rito Bizantino nella Settimana Santa ha i Vangeli all'Orthros e la Liturgia dei Presantificati non ha un'Epistola del Nuovo Testamento precedente né un Alleluia, mentre i gruppi di tre letture dell'Antico Testamento ai Vespri del Giovedì Santo e del Venerdì Santo hanno una struttura irregolare, con un prokimen aggiuntivo tra la prima e la seconda. Anche le Ore Grandi e i Mattutini di Gerusalemme presentano sinassi di letture con una disposizione atipica.
Tutto ciò per dire che l'“irregolarità” dei riti tradizionali del cristianesimo apostolico è una delle loro caratteristiche più attraenti, da un punto di vista psicologico. (Naturalmente, si potrebbe dire molto di più sull'adeguatezza teologica della scelta delle letture stesse, ma qui mi concentro su qualcosa di più “strutturale”).
Pertanto, quando scrivo “in lode dell’irregolarità”, non intendo affatto invocare la rottura e la violazione delle regole matrimoniali della Chiesa! L’irregolarità a cui mi riferisco non è altro che la moltitudine di splendide differenze che caratterizzano i vari periodi dell’anno liturgico nell’usus antiquior. Le rubriche, i testi e i canti tradizionali della Quaresima e della Pasqua mettono fortemente in risalto il carattere contrastante dei loro periodi: in Quaresima sopprimiamo l’Alleluia, mentre nel tempo pasquale lo cantiamo ripetutamente; il Gloria scompare per poi ritornare con esultanza; il Gloria Patri scompare nel tempo di Passione e rientra nella liturgia con la Pasqua. Esistono molti elementi e strutture di differenziazione di questo tipo e, sebbene il Novus Ordo ne conservi alcuni, la maggior parte è stata abbandonata o resa facoltativa, il che tende a significare raramente scelta, per ragioni che spiego altrove.
La Messa e l'Ufficio Divino in latino, nella loro forma tradizionale, presentano numerose differenze a seconda dei periodi liturgici e di alcune festività particolari, come le Quattro Tempora, le Rogazioni, la Commemorazione dei Defunti, la Candelora e altre ancora. Queste irregolarità, o deviazioni deliberate dall'approccio "standard", amplificano la forza psicologica dei riti e ne accrescono l'impatto spirituale. Aiutano inoltre i fedeli ad entrare più profondamente in particolari misteri, periodi liturgici o festività, da un lato scuotendoli dalla routine e, dall'altro, creando nel tempo associazioni subliminali che rafforzano le grazie specifiche invocate dalla Chiesa in quel determinato momento.
Peter Kwasniewski


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