«Ante diem autem festum Paschae, sciens Iesus quia venit eius hora, ut transeat ex hoc mundo ad Patrem, cum dilexisset suos, qui erant in mundo, in finem dilexit eos».
«Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta l'ora sua di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine». (Gv 13, 1)

Un cardinale vivo può pregare ovunque. Un cristiano morto no. Al Patriarca Pizzaballa è stato impedito l'ingresso al Santo Sepolcro nella Domenica delle Palme. Apriti cielo e spalancati terra. L'«inaudito» fatto è rimbalzato ovunque, scatenando indignazione, proteste e chi più ne ha più ne metta.
RispondiEliminaEppure la notizia del giorno, quella che avrebbe dovuto provocare ira e orrore, era un'altra. Solo che non ne ha parlato nessuno. E più avanti scoprirete perché.
Stessa domenica. Stessa festa. Jos, Stato del Plateau, Nigeria. Uomini armati aprono il fuoco su cristiani che rincasano dalla funzione serale delle Palme. Ventisette morti. Quattordici sul posto. Tredici in ospedale. Il governatore ordina un coprifuoco e promette giustizia.
Nessuno rivendica. Nessuno saprà mai chi ha sparato. Nessuno, a dire il vero, cercherà troppo a fondo.
Ma soprattutto nessun giornale aprirà con questa notizia, nessun telegiornale la manderà in onda, nessun capo di Stato alzerà il telefono.
Non è un episodio. È un martedì qualunque nel mattatoio più ignorato del pianeta.
La Nigeria è il Paese dove si muore di Cristo.
Open Doors, la più autorevole organizzazione internazionale di monitoraggio delle persecuzioni religiose, certifica nel suo rapporto 2026 che tre cristiani su quattro uccisi nel mondo per la propria fede vengono ammazzati lì. Il settantadue per cento del totale planetario.
L'organizzazione Intersociety ha contato almeno settemila cristiani massacrati nei primi 220 giorni del 2025. Trentadue al giorno. Uno ogni quarantacinque minuti.
Segue
RispondiEliminaDal 2010 il contatore segna centoventicinquemila morti, diciannovemila chiese rase al suolo, millecento comunità cancellate dalla carta geografica, seicento sacerdoti rapiti.
Nel giugno 2025, nello Stato di Benue, oltre duecento fedeli sono stati massacrati in un singolo raid. A novembre, venticinque studentesse rapite da una scuola femminile nel Kebbi. La vicepreside, cristiana, ammazzata sul posto. Pochi giorni dopo, trecento tra studenti e insegnanti sequestrati dalla scuola cattolica St. Mary di Papiri.
Numeri da tribunale internazionale. Da risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Da edizione straordinaria su tutte le reti del pianeta. E invece silenzio. Tre righe nelle brevi, quando va bene.
Ora torniamo a Gerusalemme. Torniamo a quel cardinale fermato per ragioni di sicurezza, con cortesia, e rispedito indietro senza un graffio. Torniamo a quello che l'Occidente ha deciso di considerare lo scandalo della Domenica delle Palme.
La Meloni telefona. Tajani convoca l'ambasciatore israeliano alla Farnesina. Macron tuona dall'Eliseo. Sánchez condanna da Madrid. Kallas parla a nome dell'intera Unione Europea. Huckabee, ambasciatore americano in Israele, definisce il divieto incomprensibile. Herzog chiama Pizzaballa per esprimere "profondo dolore". Netanyahu ordina la riapertura in serata. Il giorno dopo il cardinale celebra. Fine dello scandalo planetario.
Tutto questo per un uomo vivo, illeso, che ha pregato sul Monte degli Ulivi nel pomeriggio e il lunedì mattina era di nuovo al Santo Sepolcro.
Qualcuno ha telefonato a un vescovo del Plateau per quei ventisette morti? Qualcuno ha convocato l'ambasciatore nigeriano? Qualcuno ha tuonato per i duecentottanta massacrati a Benue?
NO.
Perché un cardinale ha un volto, un nome, amici nelle cancellerie. Il suo blocco davanti a una porta è una scena perfetta: comprensibile, fotografabile, risolvibile con una telefonata. I cristiani di Jos non hanno volto.
Non hanno nome per i giornali occidentali. La loro strage non è fotografabile perché nessuna troupe televisiva era lì. Non è risolvibile perché non c'è nessuno a cui telefonare. Non è nemmeno notiziabile perché un nero ammazzato in Africa non fa audience.
Questo è il meccanismo. L'Occidente cristiano si indigna per il simbolo e ignora il massacro. Difende il diritto di pregare e non vede chi muore pregando. Mobilita le cancellerie per un disagio di ventiquattr'ore e non muove un dito per un genocidio che dura da tre lustri.
Ha sostituito la fede con l'estetica della fede.
E qui si arriva al punto più doloroso. Perché non sono solo i governi. Non sono solo i media. È la Chiesa stessa. Vatican News, il portale ufficiale della Santa Sede, ha dedicato alla vicenda Pizzaballa una copertura in tempo reale: articoli multipli, dichiarazioni, reazioni diplomatiche, approfondimenti. Il 29 marzo la homepage era Gerusalemme, Gerusalemme, Gerusalemme.
Per i ventisette cristiani massacrati a Jos mentre tornavano dalla funzione delle Palme, Vatican News ha trovato spazio solo tre giorni dopo.
Non un titolo, non un pezzo dedicato. Un paragrafo annegato dentro un articolo panoramico sulle celebrazioni pasquali in Africa. Ventisette fedeli ammazzati per la loro fede nella Domenica delle Palme ridotti a una nota a margine da quella stessa Chiesa che ha smosso il mondo per una porta chiusa.
Persino Bill Maher, conduttore televisivo americano, ateo dichiarato e anticlericale, ha avuto il coraggio di dire in diretta che quello della Nigeria è molto più un genocidio di quanto avvenga a Gaza. Un ateo vede quello che le cancellerie cristiane d'Europa si rifiutano di guardare. Sarebbe comico, se non ci fossero centoventicinquemila cadaveri a impedire la risata.
Trentadue cristiani al giorno. Uno ogni quarantacinque minuti. Mentre l'Occidente conta i minuti necessari a riaprire una porta a Gerusalemme.
La porta del Santo Sepolcro si è riaperta lunedì mattina. Le ventisette bare di Jos resteranno chiuse per sempre.
Autore: Roberto Riccardi
Bisogna fare un pulito discorso sulla stampa. Evidentemente la maggior parte dei giornalisti scrive sulla traccia delle veline che trova sulla scrivania oppure nella sua posta. Non è possibile che nessuno sappia di queste stragi e miracolo che se ne sappia per caso come adesso. Allora l'informazione è pilotata, come sono pilotati la maggior parte dei media, libri compresi. Se così è, bisogna bonificare tutta la vita personale, comunitaria, nazionale ed internazionale. E l'esempio oggi, a mio parere, ci viene dall'Iran retrogrado, mentre gran parte del mondo ha perso onore ed intelletto per fare il doppiogiochista, se non triplo, quadruplogiochista, ammazzando, ammazzando, mentendo mentendo, rubando rubando, fornicando fornicando, impazzendo impazzendo ritrovandosi disonorato e pazzo ottenebrato.
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