Mons. Viganò / Considerazioni sul rapporto tra Leone XIV e Trump
È comprensibile che molti cattolici si sentano offesi e scandalizzati dalle esternazioni del presidente degli Stati Uniti nei riguardi di Leone[1], anche se non si può certo dire che Jorge Bergoglio durante il suo “regno” abbia risparmiato attacchi e provocazioni nei confronti di Donald Trump. L’intervento di quest’ultimo è inoltre contestuale alle dichiarazioni orchestrate contro di lui nel programma di propaganda “60 Minutes” della CBS[2], da parte di tre corrottissimi cardinali: Cupich, McElroy e Tobin; tre porporati notoriamente ultra-bergogliani e ultra-progressisti, appartenenti alla filiera dell’abusatore seriale Theodore McCarrick, legati a doppio filo con la Sinistra radicale woke, grandi elettori di Robert Prevost e suoi più stretti collaboratori.
Interpellato dai giornalisti sul post di Donald Trump, Leone ha risposto: «Non ho paura dell’amministrazione Trump né di proclamare con forza il messaggio del Vangelo, che è ciò che credo di essere chiamato a fare, ciò che la Chiesa è chiamata a fare»[3]. Queste parole, apparentemente incontestabili sulla bocca di Prevost, possono però cambiare nettamente di significato, a seconda di come le si interpreta. Esse possono voler dire semplicemente: «Non ho paura del potere civile», a indicare la superiorità dell’autorità spirituale della Chiesa Cattolica su ogni autorità terrena; oppure, in senso diametralmente opposto: «Non ho paura di questa amministrazione», mentre in altri casi egli considera che sia legittimo avere paura e astenersi dal «proclamare con forza il messaggio del Vangelo». E subito ci vengono in mente tutte quelle volte che abbiamo visto il Vaticano “temere” altre amministrazioni, tanto a Washington — specialmente quando le interferenze di Hillary Clinton e di John Podesta giungevano a far bloccare in Vaticano le transazioni bancarie del circuito Swift — quanto a Pechino, dove la Santa Sede si è ufficialmente impegnata con la dittatura comunista, mediante un accordo segreto, a non «proclamare con forza il messaggio del Vangelo», ratificando a piè di lista le nomine episcopali dell’Associazione patriottica cinese, senza che questo — a differenza delle consacrazioni di Ecône — sia ritenuto un atto scismatico.
In numerosi altri casi, Prevost e Bergoglio prima di lui, hanno pensato bene di tacere di propria iniziativa, forse perché la loro acquiescenza — quando non addirittura un’entusiastica cooperazione — era ciò che il Potere si attendeva dalla Chiesa conciliare e sinodale. Infatti, non appena proprio l’Amministrazione Trump ha interrotto il fiume di denaro che l’Usaid versava alla Usccb e ai vari organismi della Chiesa cattolica americana per favorire l’immigrazione, è iniziata la guerra aperta di tutti quei cardinali e vescovi che Clinton, Obama e Biden avevano sino a quel momento coperto di soldi. In quegli anni di vacche grasse, Bergoglio e l’intero episcopato americano si guardavano bene dal rompere l’idillio con la Casa Bianca — grazie anche ai buoni uffici dell’allora cardinale McCarrick — e poco importava delle politiche abortiste, Lgbtq+ e gender promosse dai Democratici “cattolici”. La sola idea di poter scomunicare i politici “pro-choice” era considerata un’intollerabile ingerenza della gerarchia che essa stessa ha ben chiarito di non aver alcuna intenzione di adottare.
Ecco allora come una frase, estrapolata dal contesto – «Non ho paura dell’amministrazione Trump né di proclamare con forza il messaggio del Vangelo» – possa risultare condivisibile; ma che, letta in un quadro più ampio e coerente, lascia interdetti, perché sconfessa le parole che Leone ha pronunciato in quella stessa circostanza: «Non siamo politici. […] Non credo che il messaggio del Vangelo debba essere strumentalizzato, come alcuni stanno facendo». E se vi è indubbiamente chi strumentalizza «il messaggio del Vangelo» con deliri pseudo-messianici tipici dei telepredicatori d’Oltreoceano, di sicuro vi è Oltretevere chi non esita a strumentalizzare quello stesso Vangelo per dare parvenza di legittimità e moralità al piano di sostituzione etnica e di islamizzazione dell’Occidente pervicacemente portato avanti dall’élite globalista con l’Agenda 2030. Un’Agenda che a Trump non piace per nulla; mentre la Santa Sede, Leone, la Usccb e tutte le charities pseudocattoliche l’hanno eretta a nuovo totem globalista del proprio programma sinodale. Non dimentichiamo la ratifica dottrinale che Bergoglio ha dato alla farsa pandemica e alla vaccinazione di massa, così come alla frode climatica e agli obiettivi sostenibili con la pseudo-enciclica “Laudato si’”, e la benedizione che Prevost ha impartito a un blocco di ghiaccio fatto appositamente arrivare dall’Antartide, durante una imbarazzante cerimonia a Castel Gandolfo.
Nonostante insista nel dichiarare di non essere un politico, Leone non ha avuto alcuna remora nel ricevere in udienza privata lo scorso 9 aprile David Axelrod, il principale stratega di Barack Obama e suo ex consigliere senior alla Casa Bianca. Una domanda è più che legittima: Axelrod è forse venuto in Vaticano per dettare a Leone una precisa strategia politica, come già avvenuto con le ingerenze di Hillary Clinton e John Podesta per spingere Benedetto XVI alla Rinuncia e favorire l’elezione di Bergoglio?
Il paradosso è reso manifesto dallo stesso Trump: «Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!» Il che è assolutamente vero, più di quanto il presidente Trump possa immaginare…
Se l’Amministrazione Dem ha più volte indebitamente interferito nel governo della Chiesa di Roma, non si può dire siano mancati anche interventi intempestivi del Vaticano nei riguardi di Washington. E se non stupivano le invettive del Gesuita di Buenos Aires contro Trump definito «non cristiano» perché dichiarava di voler rimpatriare le orde di clandestini, di certo hanno lasciato sconcertati le uscite dell’Agostiniano di Chicago a proposito dell’immigrazione, e più recentemente anche sulla guerra: «Dio non benedice alcun conflitto. Chi è discepolo di Cristo, Principe della Pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia bombe»[4], ha detto Leone. Certo, egli avrebbe potuto circostanziare, come fece Benedetto XVI: «Date le nuove armi che rendono possibile una distruzione che va ben oltre i gruppi di combattenti, oggi dobbiamo chiederci se sia ancora lecito ammettere l’esistenza stessa di una guerra giusta»[5]. O, ancor meglio, Leone avrebbe potuto ricordare le parole di Pio XII: «Un popolo minacciato o già vittima di una ingiusta aggressione, se vuole pensare ad agire cristianamente non può rimanere in una indifferenza passiva; tanto più la solidarietà della famiglia dei popoli interdice agli altri di comportarsi come semplici spettatori in un atteggiamento d’impassibile neutralità»[6].
Ma Prevost — ed è qui che sta il vero problema — non parla con la voce della Chiesa: le sue parole di condanna per qualsiasi guerra finiscono con il legittimare anche le guerre ingiuste, privando l’aggredito del diritto di difendersi dal momento che anche la guerra di difesa sarebbe ingiusta. Questo errore è simile all’affermare che tutte le religioni si equivalgono; che i precetti della Morale si devono adattare alle circostanze contingenti (vedi “Amoris lætitia” e “Fiducia supplicans”); o che la pena capitale è contraria al Vangelo. Poiché anche in questi casi colui che dovrebbe essere un punto di riferimento nel discernere il Bene dal Male tradisce il proprio mandato riconoscendo pari diritti all’errore e alla Verità, piuttosto di assumersi la responsabilità morale di condannare l’uno e difendere l’altra.
Certo, se mai Leone osasse parlare con la voce autorevole della Chiesa cattolica, si troverebbe contro non solo la Sinistra pacifista (in cui Prevost ha militato sin dagli anni Ottanta[7], aderendo al movimento dei Giovani agostiniani,[8] o Agostiniani per la pace sponsorizzato dal Partito comunista italiano), ma anche la destra teocon cui non pochi conservatori cattolici sono pericolosamente contigui. La tolleranza di cui gode temporaneamente la Gerarchia conciliare è infatti condizionata alla sua accettazione e promozione non solo dell’agenda globalista dell’Onu, del World Economic Forum di Davos, del Council for Inclusive Capitalism with the Vatican fondato da Bergoglio con Lynn Forester de Rothschild [qui], ma anche dell’agenda liberale della lobby anglo-sionista. Ossia di due poteri sovranazionali che agiscono su fronti apparentemente opposti ma per un comune obiettivo: l’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale, che a seconda di chi prevarrà nello scontro vedrà comunque perseguitato soltanto il cattolicesimo, e il cattolicesimo tradizionale che Roma cerca in ogni modo di distruggere o di fagocitare “conciliarizzandolo” e “sinodalizzandolo”.
Secondo il richiamo di Trump «Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa […] e concentrarsi sull’essere un grande Papa, anziché un politico». Perché l’elezione di un “papa” americano di Chicago, intriso di dottrine ereticali acquisite negli anni di ministero in America Latina, dedito al culto della Pachamama e ideologicamente affine – per sua stessa ammissione – al peggior progressismo dei famigerati cardinali Bernardin e Cupich, sembra essere stata pianificata apposta per costituire un contraltare al presidente degli Stati Uniti. Se il suo ruolo doveva essere — come infatti si è visto in questi mesi — quello di continuatore della rivoluzione conciliare e sinodale, non stupisce che Bergoglio abbia preparato minuziosamente la sua ascesa ecclesiastica in modo che gli succedesse e non vanificasse i dodici anni di sistematica demolizione dell’edificio cattolico e di totale asservimento alla cupola globalista da parte del Gesuita argentino. Il silenzio della sparuta minoranza moderatamente conservatrice del Collegio cardinalizio dinanzi alle dimostrazioni concrete di tale continuità tra Bergoglio e Prevost conferma la sua complicità ed inadeguatezza.
Il coro unanime dei media mainstream e dei neo-papisti costituisce la prova che Leone non parla da Papa ma da porta-bandiera dell’antitrumpismo, per così dire. Perché gli elogi provengono da personaggi — interni ed esterni al corpo ecclesiale — che di cattolico non hanno nulla, e che sarebbero i primi a crocifiggere Prevost se solo osasse esprimere qualche dubbio sui “dogmi” intoccabili della Sinistra radicale. E perché questa difesa di Prevost è motivata proprio dal fatto che il “papa” ha scelto di fare il politico, dando prova di una partigianeria che scredita il Papato e la Chiesa cattolica dinanzi al mondo. Per questo Leone dovrebbe davvero «darsi una regolata nel suo ruolo di Papa»: cosa questa quantomai difficile per chi come lui è stato scelto proprio perché il suo appoggio all’agenda globalista non sarebbe stato forzato, ma spontaneo e convinto; e perché a vigilare su Leone ci sono gli emissari di quei poteri che non hanno alcuna intenzione di abbandonare le posizioni raggiunte all’interno della Chiesa cattolica, a così breve distanza dal traguardo.
Quando Nostro Signore Gesù Cristo è riconosciuto come Re delle nazioni, nessun Anticristo potrebbe osare rivendicare il titolo di Messia. E quando è riconosciuto come Re e Pontefice in seno alla Chiesa, nessun Suo Vicario oserebbe sovvertire il Suo insegnamento e demolire la Sua Chiesa. Se questo avviene oggi, sotto i nostri occhi, è perché ci troviamo in tempi escatologici, in cui Nostro Signore è stato spodestato nella Sua divina regalità dalle nazioni e nel Suo eterno Sacerdozio dai Suoi stessi ministri. Nel giudicare dunque gli eventi presenti, non lasciamoci sedurre da speculazioni astratte e non cerchiamo di modificare la realtà perché assecondi le nostre illusioni. Guardiamo tutto ciò che accade con uno sguardo soprannaturale, perché è l’unico modo per conservare nelle presenti tribolazioni quella pace dell’anima che il mondo non sa e non può dare (Gv 14, 27).
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America
Viterbo, 17 aprile MMXXVI
Aniceti Papæ et Martyris
__________________________________
[1] Cfr. tra gli altri qui
[2] Cfr. qui
[5] Così Joseph Ratzinger nel 2002.
[6] Pio XII, Radiomessaggio di Natale del 24 dicembre 1948.
[7] Cfr. qui
[8] Non sfuggirà l’assonanza col movimento dei Giovani turchi, di chiara (anche se forse involontaria) ispirazione massonica.

Bisogna comicamente riconoscere a Trump di aver fatto insorgere a difesa del Papa un gran bel mucchio di giornalisti che fino a quel momento non erano sembrati troppo filocattolici.
RispondiEliminaHa reso l’Iran una vittima di fronte al mondo. Il suo regime fa talmente schifo che tanti parteggiano per i pasdaran! Tutto mentre bloccava l’economia globale.
EliminaChe gran statista! The fart of the deal.
Nella nostra storia post II guerra mondiale ricordiamo tutti coloro che furono gambizzati e coloro che furono scientemente uccisi o esiliati o si salvarono da incidenti automobilistici per Grazia divina. Ora è anche su youtube l'attentato nel quale fu coinvolto Enrico Berlinguer a Sofia, primi anni 70 del secolo scorso.
RispondiEliminaÈ bene che il nostro vescovo sia sempre circondato da persone fedeli, sveglie, capaci.
Ieri sera, zigzagando su Gloria TV, mi sono imbattuto in una conferenza di don Claudio Crescimanno a tema “La notte della Chiesa” (poi ho visto che era la 10^ puntata di una serie a tema) : sono rimasto stupito e meravigliato dalla lucidità e profondità di analisi di questo sacerdote; data la mia inesperienza informatica non saprei come rintracciare le precedenti 9 puntate, che credo costituiscano una vera miniera d’oro per capire i 70 anni di notte oscura della nostra beneamata Chiesa Cattolica (non più cattolica, adesso).
RispondiEliminahttps://x.com/InVeritateX/status/2043946183442227680
Le sarei molto grato quindi, cara Mic, se lei potesse indicare, a me ed agli amici del blog, colme scaricare queste conferenze di don Crescimanno; l’ottimo sarebbe se le volesse, o potesse, pubblicare lei, ma non so se la cosa le sia possibile.
Grazie della sua cortese attenzione, cara Maria.
Cara Mic, sono riuscito a trovare la fonte delle conferenze di don Claudio Crescimanno sul tema "La notte della Chiesa" (finora 11 puntate), eccola, si tratta del canale
RispondiEliminaStella Maris
@stellamarisgubbio "Stella Maris Gubbio: il faro della cultura cattolica" ...altro stellamarisgubbio.it. Qui di seguito i link delle 11 puntate, per i nostri cari amici (e amiche) del blog : https://www.youtube.com/watch?v=hm-fn7NQi_o 1^ puntata (i numeri della crisi)
https://www.youtube.com/watch?v=gkIaJIzLBcQ 2^ puntata (il grande alibi)
https://www.youtube.com/watch?v=E70xzM9pmoE&t=50s – 3^ puntata (il capolavoro del Nemico)
https://www.youtube.com/watch?v=qhxD8TuqAMQ 4^ puntata (la grande inversione)
https://www.youtube.com/watch?v=scX6fO9jya4 5^ puntata (i tre attori del dramma)
https://www.youtube.com/watch?v=9Ce9f5WUi7A 6^ puntata (la rinuncia alla Verità)
https://www.youtube.com/watch?v=5Y9rSVglre4 7^ puntata (quando la Chiesa parlava chiaro)
https://www.youtube.com/watch?v=LN50GTWTdtk 8^ puntata )dalla fede al relativismo)
https://www.youtube.com/watch?v=jAwI1835ALo 9^ puntata (il punto di rottura)
https://www.youtube.com/watch?v=BMZdYELte7g – 10^ puntata (la frattura negata)
https://www.youtube.com/watch?v=unEtV2fkPxs 11^ puntata (il prezzo del Concilio)
Cito Silvana De Mari: e' venuto il momento per l'Occidente di svegliarsi da cecita' e buona educazione. Saranno anche barbari i modi e i mezzi usati da Trump, dice De Mari, ma e' l'unico che abbia preso il toro per le corna (riferito al problema nucleare iraniano).
RispondiEliminaEt le problème nucléaire israélien, qui s'en occupe ?
RispondiEliminaLa De Mari purtroppo é filosionne tanto che disse che era giusto uccidere i palestinesi , adesso non ricordo bene, ma fu un episodio triste. Fece pure un video ... Non stupisce quindi che ora si schieri pro Trump, credo e spero però che non abbia capito bene Trump. Quanto a mons.Viganò scrisse tutto l' iter con cui chiese e contattò la Curia vaticana per essere ricevuto da papa Leone... domande e risposte e nulla di ottenuto. Il todos todos vale solo per gay adulteri gli obama le finte vescove i re antipapi scismatici eretici ecc... Scrisse... se io fossi una pecora smarrita non mi ha voluto riportare all' ovile. Non lo ha ricevuto.....
RispondiEliminaGuardate cosa ha scritto Mons. Robert Baron su X:
RispondiElimina"Esiste una via d'uscita dall'assurda e profondamente divisiva "guerra" tra il Presidente e il Papa, fomentata con entusiasmo dalla stampa. Tale via è indicata, per la precisione, nel Catechismo della Chiesa Cattolica, al paragrafo 2309. Dopo aver delineato i vari criteri per determinare una guerra giusta – proporzionalità, ultima risorsa, dichiarazione da parte di un'autorità competente, ragionevole speranza di successo, ecc. – il Catechismo precisa che "la valutazione di queste condizioni di legittimità morale spetta al giudizio prudenziale di coloro che hanno la responsabilità del bene comune". Il presupposto è che i principi della guerra giusta funzionino, per usare un termine tecnico, come strumenti euristici, concepiti per guidare il processo decisionale pratico delle autorità civili che devono giudicare in materia di guerra e di pace.
Il ruolo della Chiesa, pertanto, è quello di invocare la pace e di sollecitare che ogni conflitto sia rigorosamente circoscritto ai vincoli morali dei criteri della guerra giusta. Non è però compito della Chiesa valutare se una particolare guerra sia giusta o ingiusta. Questa valutazione spetta alle autorità civili, le quali, si presume, possiedono la necessaria conoscenza delle condizioni sul campo. Quindi, la guerra in questione è davvero l'ultima risorsa? Esiste realmente un equilibrio tra il bene da conseguire e la distruzione causata dalla guerra? Nella conduzione del conflitto si distingue correttamente tra combattenti e non combattenti? I belligeranti hanno rette intenzioni? Esiste una ragionevole speranza di successo? La formulazione di queste domande – e, anzi, l'insistenza sulla loro rilevanza morale – spetta propriamente alla Chiesa, ma la risposta spetta alle autorità civili.
Il Papa ha affermato in numerose occasioni di non essere un politico e che il suo ruolo non è quello di determinare la politica estera di alcuna nazione. Ma ha affermato con altrettanta chiarezza che continuerà a farsi portavoce della pace e della moderazione morale. Con entrambe queste affermazioni, opera perfettamente nel quadro del paragrafo 2309 del Catechismo. Se comprendiamo che il Papa e il Presidente hanno ruoli qualitativamente diversi da svolgere nel determinare l'azione morale in materia di guerra, possiamo, spero, liberarci dalla narrazione del tutto inutile di "Papa contro Presidente"."
https://x.com/BishopBarron/status/2046261775532732636
Barron, prima di pretendere che qualcuno ancora lo ascolti, dovrebbe chiedere scusa pubblicamente per il disgustoso siparietto a cui partecipò alla casa bianca.
EliminaTrump ha recentemente pubblicato:
RispondiElimina"Come Presidente degli Stati Uniti, ho accesso a informazioni che potrebbero far crollare il Papato, il Vaticano e l'intera Chiesa Cattolica da un giorno all'altro! Si tratta dei cosiddetti dossier vaticani, che non pubblicherò per rispetto dei MILIARDI di cattolici in tutto il mondo, ma il debole Papa Leone del Vaticano farebbe bene a ricordare a chi deve rispondere se continua a interferire nella politica a favore del regime terroristico iraniano. La disinformazione che il Papa sta diffondendo sull'operazione speciale di combattimento è estremamente pericolosa! Gesù avrebbe voluto la PACE ATTRAVERSO LA FORZA, come la vorrei anch'io! L'Iran non avrà mai un'arma nucleare e useremo la nostra FORZA SCHIACCIANTE per assicurarci che non la ottenga mai! Questa è la VIA PER LA PACE! Grazie per l'attenzione che ci avete dedicato! -Presidente DJT"
Certo, la posizione del Vaticano può essere criticata sotto molti aspetti, ma ciò deve essere fatto nel rispetto delle istituzioni della Chiesa. Don Curzio, scrivendo durante il pontificato di Bergoglio, nel testo "Viva il Papa", dove ricorda:
"Quando venne eletto Papa Pio IX, i liberali – pensando che papa Mastai fosse uno di loro – aizzavano la folla a gridare “viva Pio IX!”, vale a dire “viva un Papa liberale”, ma don Bosco, che era un santo attaccatissimo al Papato, insegnò alla gente a gridare: “viva il Papa!”, cioè: ammesso e non concesso che Pio IX nei primi mesi del suo Pontificato avesse fatto delle riforme, le quali potevano essere interpretate in favore di una svolta liberaleggiante, occorreva distinguere gli atti di Mastai come persona privata da papa Pio IX e difendere la figura del Papa e l’Istituzione del Papato, odiata dai liberali". Viva il Papa, Don Curzio Nitoglia, 14 febbraio 2014 - https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2014/02/14/viva-il-papa/
E:
"Il cattolico fedele deve evitare due errori: il 1°) per eccesso: oramai non resta più nulla della Chiesa gerarchica, ben gli sta, se l’è meritata, occorre rallegrarsi di questo scempio. No! Questa è anarchia, disfattismo, diserzione; il 2°) per difetto: occorre obbedire sempre ai Pastori, anche quando fuggono o tacciono davanti al “lupo travestito da agnello” (Mt., VII, 15), anche quando ordinano qualcosa che è contrario alla Tradizione apostolica . Neppure! Questo è servilismo, non obbedienza". Viva il Papa, Don Curzio Nitoglia, 14 febbraio 2014 - https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2014/02/14/viva-il-papa/
Il Papato è un'istituzione più grande di Leone XIV e, nonostante quest'ultimo sia stato un cattivo Papa, e per di più di sinistra, Trump non ha mostrato rispetto per l'istituzione papale in nessuna delle occasioni in cui l'ha menzionata, e infine, come possiamo vedere, per la stessa Chiesa di Gesù Cristo.