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giovedì 12 luglio 2012

Don Dulac (Si scires...): noi soffriamo nella Chiesa. Parole da incorniciare!

Fonte - Si Scires Donum Dei - 10 luglio 2012 -  [traduzione mia]

Don Raymond DULAC, alunno del Seminario francese di Roma negli anni 1920, sacerdote e canonista, è stato un precursore della lotta contro il modernismo. Prima della guerra, partecipò attivamente alla rivista « La Pensée Catholique » di don Luc Lefevre, che lottò negli anni contro il progressismo emergente, specialmente in Francia; fondò la rivista « Le Courrier de Rome » che in seguito diventerà la versione francese di quella italiana « Si si, No no ». Padre Congar, o.p., teologo del Vaticano II, già negli anni 50 lo qualificava «integrista» (in « Journal d'un théologien »). Tenendo conto da chi proviene, è un onore.
« Rivolgo le ultime righe di questa opera ai miei condiscepoli, ai nostri amici, vicini o lontani. Essi soffrono, noi soffriamo delle umiliazioni subite dalla Chiesa nostra madre nel corso di questo snaturato concilio e successivamente. Ma soffriamo nella Chiesa ! Non pensiamo che spetti a noi, e a distanza, guarirla dalle sue ferite.

Ricordiamoci del consiglio davvero cattolico di Dionigi Alessandrino allo scismatico Novaziano : « Si, come pretendi, è tuo malgrado (che ti separi dalla Chiesa) provacelo tornandovi, di buon grado ».

« E quest'altro consiglio, del nostro Ivo di Chartres, di cui osiamo adattare il senso al nostro oggetto « Se accade che alcuni si lamentano di essere schiacciati, eccessivamente, dall'autorità della Chiesa stessa, mentre è di lei a Lei che vanno a cercare rifugio; che essi chiedano sollievo lì stesso o che abbiano incontrato la vessazione : inde levamen... unde gravamen ».

« Noi vogliamo, amici, fortemente, custodire la fede « di sempre » ? Che sia pure la fede SALUTARE. Crediamo, mai « come si deve » : sicut oportet. Questa fede non è una semplice esattezza. Essa di certo non è nulla se non è conforme, nel suo oggetto e nei suoi motivi, alla Rivelazione del Verbo di Dio fatto uomo. Ma essa non è nulla, non più, se non è professata nella Chiesa, in medio Ecclesiae : in questo ambiente biologico in cui siamo stati immersi nel giorno del nostro battesimo, la fede che rende viva l'acqua e l'acqua che santifica la fede, divenuta la luce pura che unisce l'anima del fedele alla Luce di gloria del Signore, che vive nella sua Chiesa.

« La Chiesa d'Africa conobbe, ai tempo di Sant'Agostino, una «crisi» che assomiglia alla nostra. Ricordiamoci delle parole che il vescovo d'Ippona indirizzò, un giorno, ad uno dei capi della setta donatista, Emeritus. « Fuori dalla Chiesa, si può avere tutto, Emeritus, tranne la salvezza. Si può avere la dignità (dell'episcopato), si può avere il Sacramento, si può cantare l'Alleluia, si può rispondere Amen, possedere il Vangelo, avere e predicare la fede ; ma in nessun luogo, se non nella Chiesa, si potrà trovare la salvezza ».

« Chiesa prima di tutto!

« È Essa, Essa sola, la Catholica, visibile nel suo capo visibile, il Vescovo di Roma, pur se un giorno manchevole, essa sola che saprà separare il puro frumento e la pula da tutti gli aggiornamenti ».
Don Raymond Dulac, La collegialità nel concilio Vaticano II, éd. du Cèdre, Paris, 1979, pp.159-160
Don Bonneterre, che lo cita nel suo libro Il movimento liturgico già notava :
"Vorremmo mettere in guardia i nostri lettori contro una certa moda intellettuale che si spande come una peste nei nostri ambienti considerati «tradizionalisti» : lo spirito di rivincita nell'opinione estrema che fa cercare, ad ogni costo, la posizione più «dura», come se la verità di una proposizione ammettesse di essere influenzata da un partito preso volontarista di opposizione ad oltranza."

2 commenti:

  1. in nessun luogo, se non nella Chiesa, si potrà trovare la salvezza ....

    ma qui si ripete ancora un'affermazione affetta da incongruenza gigantesca con la realtà concreta attuale con la quale non è più "calzante", e che stride con l'attuale consapevolezza dei guasti dovuti al cv2: infatti, SE oggi tutti vediamo che è la stessa Chiesa docente che, per direttiva conciliare afferma, insegna e mostra (v. Assisi) che in qualsiasi credenza ci si salva, con vari elementi di bontà e santità..., non più solo nella Chiesa, come si credeva fino al 1960, allora a che serve ripetere "extra Ecclesiam nulla salus" ?
    questa certezza valeva prima del cv2, quando era imperativo l'"Andate, predicate, battezzate" non più dopo, che è entrato l'imperativo DIALOGATE !
    infatti Assisi1-2-3 insegna con immagini eloquenti e discorsi ecumenico-liberali, che TUTTE le diverse e false religioni sono -ciascuna a modo suo- vie alla Verità unica e dunque alla salvezza.
    Ma molti non riescono a percepire la stridente INAPPLICABILITA' di un principio che è stato demolito: molti applicano ad OGGI ciò che andava bene solo ieri, quando la Chiesa era rigorosa e DOGMATICA, Apostolica e non dialogante nè aperturista con ogni spirito libero del mondo !
    come se uno dicesse: mi raccomando, tutti dentro casa, se vi volete salvare dall'alluvione ! ma non si accorge che il terremoto sta facendo implodere la casa, che non ha più I MURI solidi per proteggere gli abitanti. I muri sono stati abbattuti dalle aperture ANTI-dogmatiche ed onni-ecumeniche, uno ad uno, e la casa è ormai senza pareti nè delimitazioni di sorta (v. subsistit)! Quindi che significa "dentro" ?
    Se il testo è del 1979, ovviamente l'autore non poteva ancora prendere visione e coscienza piena di questo effetto nefasto delle aperture conciliari (LG soprattutto), ambigue, ma orientate al "tutti salvi senza fatica, e senza entrare per forza nella Chiesa", perchè dall'alto ci hanno insegnato di recente che "Cristo si unisce in qualche modo ad ogni uomo che nasce".

    Nel 1979 l'edificio Fede-dottrina-liturgia stava ancora in piedi, perchè le crepe sotterranee, inferte dall'esplosivo a tempo conciliare (collocato tra le fondamenta, non visibile ai più, anche dotti e accorti, e coadiuvato dalla Messa riformata e ridotta a Cena-banchetto) stavano appena allora iniziando a provocare la lenta e inesorabile frana.

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  2. spirito di rivincita nell'opinione estrema che fa cercare, ad ogni costo, la posizione più «dura»....

    la posizione più dura = quale?
    - Tizio dice: 2 + 2 = 4
    - Caio ribatte: vediamo, con un po' di elasticità e dialogo potrebbe anche essere 2 + 2 = 7, 8...13.... ; facciamo così, per essere concilianti, troviamo un punto d'INTESA, tra le due posizioni estreme; evitiamo gli arroccamenti e ogni partito preso volontarista di opposizione ad oltranza. !
    evitiamo ogni INTEGRISMO !
    proponiamo che il risultato sia, che so....4,5 o 4,69 : si potrebbe accontentare le due parti in contesa, incontrandosi a "mezza strada"!
    ben disse chi disse:

    Dire ad un cattolico che è integrista è come dire a un cavallo che è un equino.
    Non è certo un'accusa infamante: è la semplice constatazione e riconoscimento di una REALTA' a cui egli appartiene, una qualifica di IDENTITA'.
    Ma oggi (in modo sempre più marcato da quando è alla ribalta delle vicende ecclesiali il ruolo di Defensor Fidei della FSSPX, da riconoscere e riabilitare, dopo tanto fango e disinformatjia di regime) tale appellativo -integrista- è considerato spregiativo, qualità o attitudine di cui vergognarsi e disfarsi al più presto (per piacere a Dio o al mondo?), causa di "complessi" , paura di esser tacciati di spirito "settario" anche per tanti tradizionalisti smaniosi di trovare "punti d'intesa" circa le Verità di Fede che la Chiesa ha (aveva) sempre professato e insegnato da Cattedra infallibile.
    * * *
    Quando si vuol prendere distanza dall'errore dominante, ribadendo Verità perenni con fermezza e chiarezza di PAROLA E AZIONE, senza oscillazioni, fumoserie verbali (dovute a rispetto umano per gli erranti) o COMPROMESSI, ecco pronta per il lancio micidiale contro il rigoroso cattolico, fedele a Cristo-Verità e custode della propria identità (non-confondibile o rinnegabile), l'accusa infamante di settario, integrista, nemico della grande Unità di pensiero e "religiosità" che attrae e fagocita l'intero mondo proteso alle magnifiche sorti N.O.

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