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mercoledì 26 giugno 2013

Il cardinal Burke a Seregno: sul Catechismo di San Pio X e Omelia

Lezione del Cardinale Raymond Leo Burke
al Circolo "J.H. Newman" di Seregno
La sua Omelia alla Santa Messa tridentina

S. Em.za il Card. Burke sul Catechismo di San Pio X
di Cristina Siccardi
Il card. Burke celebra il Sabato sitientes
a S.Nicola in Carcere - aprile 2011
«San Pio X ha visto chiaramente come l’ignoranza religiosa portava non soltanto le singole anime ma anche la società stessa ad un declino, ad una mancanza di pensiero ponderato sulle più gravi questioni», così ha spiegato il Cardinale Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, al convegno sul tema Il catechismo di San Pio X nel centenario della pubblicazione, organizzato dal Circolo Culturale John Henry Newman, lo scorso 24 maggio a Seregno (MB).

Nella sua straordinaria e illuminante lezione, introdotta dal Presidente del Circolo, Andrea Sandri, il Cardinale Burke ha affermato che san Pio X (1835-1914): «identifica l’ignoranza della dottrina cristiana quale la causa primaria del declino della fede e perciò indica che la sana catechesi è d’importanza primaria nella restaurazione della fede. Non è difficile percepire quanto attuali siano le osservazioni e le conclusioni di san Pio X. Esse sono veramente rinvenibili nei motivi che hanno condotto Papa Benedetto XVI ad indire l’Anno della Fede».

Le osservazioni e le conclusioni di Papa Sarto sorsero dalla sua lunga e profonda esperienza di Pastore. Egli descrisse in termini molto concreti gli effetti della mancanza di catechesi nella vita spirituale dei cristiani e, allo stesso tempo, le conseguenze pericolose per la salvezza delle loro anime: «(…) infatti fra i cristiani dei nostri giorni sono moltissimi quelli i quali vivono in una estrema ignoranza delle cose necessarie a sapersi per la eterna salute, è lamento oggimai comune, e purtroppo! lamento giustissimo. E quando diciamo fra i cristiani, non intendiamo solamente della plebe o di persone di ceto inferiore, scusabili talvolta, perché, soggetti al comando d’inumani padroni, appena è che abbian agio di pensare a sé ed ai propri vantaggi: ma altresì e soprattutto di coloro, che pur non mancando d’ingegno e di coltura, mentre delle profane cose sono conoscentissimi, vivono spensierati e come a caso in ordine alla religione» (Pio X, Enciclica Acerbo nimis “De christiana doctrina tradenda”, in Enchiridion delle Encicliche, Edizioni Dehoniane, Bologna 1998, vol. 4, p. 109, n. 84).

L’illustre relatore di Santa Romana Chiesa ha anche ricordato l’insegnamento del beato Cardinale John Henry Newman (1801-1890), il quale, nel suo capolavoro autobiografico, Apologia pro Vita Sua, affrontando una disputa sul vero insegnamento della Chiesa Cattolica riguardante l’ottavo comandamento e, in specie, sulla questione se è mai moralmente consentito dire una falsità, egli commenta: «E adesso, se i Protestanti vogliono sapere qual è il vero insegnamento, come su altri soggetti, su quello della menzogna, lasciamoli guardare, non ai nostri libri di casuistica, ma ai nostri catechismi. I libri sulla patologia non danno il migliore intuito della forma e l’armonia della struttura umana; e, com’è con il corpo, così è con la mente. Il Catechismo del Concilio di Trento è stato redatto allo scopo espresso di provvedere ai predicatori i soggetti per le loro prediche; e, come il mio impegno complessivo è stato una difesa di me stesso, posso dire qui che raramente compongo una predica, ma vado a questo bel completo catechismo per prendere sia la mia materia sia la mia dottrina» («Apologia pro Vita Sua» and Six Sermons, a cura di Frank M. Turner, Yale University Press, New Haven 2008, pp. 350-351).

Il Cardinale Burke ha sottolineato l’importanza reale del Catechismo pubblicato nel 1912: non è semplicemente un sussidio religioso e storico da celebrare, e sollecitato dal pubblico, ha affermato che il Catechismo di San Pio X rimane a tutt’oggi un punto di riferimento fermo e imprescindibile.
Fonte: Corrispondenza Romana

Il 25 maggio u.s., alle ore 10, alla Chiesa dell’Abbazia San Benedetto
in via Stefano da Seregno, S.E.R. il Cardinale Burke
ha cebrato una Santa Messa in rito antico.
Riportiamo di seguito l'Omelia:

Sia lodato Gesù Cristo!

In quest’ultimo giorno dell’ottava di Pentecoste contempliamo il dono dello Spirito Santo, versato dal Cuore glorioso trapassato del Signore nei nostri cuori. È lo Spirito Santo che, tramite l’inabitazione nelle nostre anime, sta sempre operando per conformarci sempre più perfettamente a Cristo, cui siamo stati prima conformati nei Sacramenti del Battesimo e della Cresima.
Veramente il Nostro Signore per la Sua Passione, Morte, Risurrezione e Ascensione alla destra del Padre, ha compiuto la promessa del Padre fatta per il profeta Gioele per mezzo dell’effusione dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste:
...Io effonderò il mio spirito
sopra ogni uomo
e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie;
i vostri anziani faranno sogni,
i vostri giovani avranno visioni…
Chiunque invocherà il nome del Signore,
sarà salvato….[1]
Il compimento del Mistero dell’Incarnazione Redentiva è l’effusione dello Spirito Santo nella Chiesa a Pentecoste, che purifica le anime dei fedeli e le rafforza per la missione del Signore fino al Suo ritorno nella gloria all’Ultimo Giorno. Ricordiamo le parole del Signore agli Apostoli, quando Egli li ha mandati per la missione della Chiesa prima dell’Ascensione: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”[2].
Sappiamo che l’opera dello Spirito Santo nelle nostre anime e nel mondo comporta tutte le sofferenze necessarie per la vittoria sopra il peccato e per la conversione alla vita cristiana di amore puro e disinteressato. Il profeta Gioele esprime il grande sforzo della conversione delle nostre vite a Cristo per l’opera dello Spirito Santo con le immagini di “sangue e fuoco e colonne di fumo”[3] e descrive la venuta del “giorno del Signore” con le parole, “grande e terribile”[4]. San Paolo, vivendo già nel tempo dell’effusione dello Spirito Santo, ha espresso la speranza sicura che dobbiamo avere perché abbiamo accesso alla grazia divina: “Ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio”[5]. Ma il vantarsi cristiano è essenzialmente unito alla croce. San Paolo ha subito aggiunto: “… ci vantiamo anche nelle tribolazioni”[6].
Immediatamente San Paolo spiega perché le tribolazioni, che di per sé sono fonte di tristezza, sono invece causa per il cristiano di vantarsi. Infatti, l’Apostolo ci insegna come la sofferenza coinvolta nella conversione ogni giorno a Cristo ci perfeziona nella Sua immagine: “… la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza”[7]. E tutto questo è il frutto dell’effusione dell’amore di Dio nei nostri cuori. San Paolo dichiara:
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato[8].
Ispirato dalla festa odierna, Dom Prosper Guéranger, commentando sull’opera dello Spirito Santo nell’anima cristiana, osserva che lo Spirito Santo ha da trattare con la nostra natura, creata secondo l’immagine di Dio ma rovinata per il peccato, per la ribellione contra Dio:
La natura è davanti a Lui: natura caduta e infetta da una malattia che porterà alla morte; ma natura che preserva ancora qualche somiglianza con suo Creatore, del Quale ha ritenuto diversi tratti nella sua rovina[9].
L’opera dello Spirito Santo in noi, effuso nelle nostre anime per i Sacramenti, è allo stesso tempo la purificazione dal peccato e la restaurazione dell’immagine originale della nostra natura umana.
            Dom Guéranger ha descritto con termini molto concreti l’opera impegnativa e duratura dello Spirito Santo in noi, spiegando che, quando noi cooperiamo con la Sua grazia, siamo trasformati di giorno in giorno in Cristo per la nostra salvezza e la salvezza del mondo. Ecco le parole di Dom Guéranger per la festa odierna:
Lo Spirito deve allora distruggere la natura macchiata e malsana e nello stesso tempo rialzare, purificandola, quella che non è stata mortalmente colpita dal veleno. È necessario in questa opera così delicata e laboriosa, che utilizzi il ferro e il fuoco, come un medico abile, e, cosa meravigliosa, che adoperi l’aiuto del malato stesso nell’applicare il rimedio che solo può guarirlo. Come non salva il peccatore senza di lui, non santifica il santo, senza essere aiutato dalla sua cooperazione. Ma Egli anima e sostiene il suo coraggio tramite le mille attenzioni della Sua grazia e insensibilmente, mentre la natura cattiva perde sempre più terreno in questa anima, quello che era rimasto intatto va trasformandosi in Cristo, e la grazia arriva a regnare in tutto l’uomo[10].
Lo Spirito Santo non si prende mai pause nella Sua opera redentrice nelle nostre anime, se solo noi cooperiamo con i Suoi abbondanti e incessanti doni di grazia.
            Come anche Dom Guéranger osserva, siamo propensi a dubitare dell’aiuto dello Spirito nei momenti di tentazione e di grandi difficoltà personali. Anche questi momenti sono per la nostra istruzione, insegnandoci ad essere umili, a non contare troppo sui nostri propri sforzi ma a cercare sempre di più la nostra fortezza in Cristo, nel Suo insegnamento, nei Sacramenti, nella preghiera e devozione, e nella pratica delle Sue virtù. A proposito ha scritto Dom Guéranger:
È un grande opera condurre un’anima ferita e caduta a riprodurre quello che è più santo. In questo lavoro a volte il coraggio manca e un passo falso è sempre possibile, ma, peccato o imperfezione, nulla può resistere. L’amore, che lo Spirito divino con un’attenzione particolare mantiene, ha presto consumato queste scorie e la fiamma s’innalza sempre più[11].
Cristo ha vinto sul peccato e sulla morte. Se ci convertiamo ogni giorno di nuovo a Lui, affidandoci alle ispirazioni dello Spirito Santo, che abita nelle nostre anime, condivideremo con Lui la vittoria, anche se dobbiamo passare attraverso le sofferenze che derivano dal peccato dei nostri progenitori e dai nostri peccati personali. La grazia dello Spirito Santo non patirà alcuna resistenza se solo contiamo su di lei.
In fine in questo sabato dell’Ottava di Pentecoste, invochiamo l’intercessione della Madonna perché ci conferma nella preghiera e devozione ispirate in noi dallo stesso Spirito Santo che inabitava in lei dal momento del suo concepimento. La Beata Vergine Maria, Sposa dello Spirito Santo, sta sempre attirando i nostri cuori al suo Cuore Immacolato per aiutarci a donare i nostri cuori, come il suo, totalmente a Cristo. Qui la Madre di Dio ci insegna che l’amore devoto per il Padre significa seguire Cristo, il Suo unigenito Figlio, nell’obbedienza allo Spirito Santo, accettando le sofferenze che ci purificano e ci perfezionano nel Suo amore puro e disinteressato.
Avvicinandoci alla Madonna, sperimentiamo il grande dono della grazia di Dio nelle nostre anime, l’inabitazione dello Spirito Santo nelle nostre anime, sostenuta e rafforzata tramite la preghiera e la devozione e soprattutto attraverso la partecipazione al Sacrificio Eucaristico e con il regolare accesso al Sacramento della Penitenza per la confessione dei nostri peccati e per il loro perdono.  Nella riflessione per la festa di oggi, Dom Guéranger ha presentato in un modo sintetico e suggestivo il nostro rapporto con la Madre di Dio nella meravigliosa economia della salvezza. Ecco le sue parole:
Più favoriti di tutte le generazioni che sono succedute prima del giorno di Pentecoste, noi abbiamo, non più in promessa ma in realtà, un Fratello che corona il diadema della divinità, un Consolatore che rimane con noi fino alla fine dei tempi per illuminare la nostra via e sostenerci, una Madre la cui intercessione può tutto, una Chiesa, pure Madre, tramite la quale noi possiamo partecipar a tutti questi beni[12].
Affidiamoci in modo speciale oggi all’intercessione della Madonna per ottenere la grazia dell’obbedienza allo Spirito Santo, che inabita nelle nostre anime.
            Ispirati e rafforzati dallo Spirito Santo, leviamo adesso i nostri cuori, con il Cuore Immacolato di Maria, al glorioso trapassato Cuore di Gesù. Uniti nel Cuore di Gesù, uniamoci con Lui nel Sacrificio Eucaristico che adesso Egli offre. Obbedienti alle ispirazioni dello Spirito Santo, imitando la nostra Madre, offriamo con Cristo la nostra vita totalmente a Dio Padre in amore puro e disinteressato. Preghiamo perché possiamo sempre resistere allo scoraggiamento e cogliere le innumerevoli ispirazioni quotidiane dello Spirito Santo, che ci purifica dal peccato e ci anima a fare la volontà di Dio in tutto per così arrivare al nostro vero destino con Lui nella Sua casa celeste.

Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo, abbi pietà di noi.
O Maria Immacolata, Madre della Grazia Divina, prega per noi.
San Benedetto di Norcia, prega per noi.
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[1] Gl 3, 1 e 5a.
[2] Mt 28, 20.
[3] Gl 3, 3.
[4] Gl 3, 4.
[5] Rm 5, 2.
[6] Rm 5, 3.
[7] Rm 5, 3-4.
[8] Rm 5, 5.
[9] “La nature est devant lui : nature tombée, et infectée d’un virus qui donnerait la mort ; mai nature qui garde encore quelque ressemblance avec con créateur, dont elle a retenu divers traits dans sa ruine”. Prosper Guéranger, L’Année liturgique, Le temps pascal, Tome III, 19ème éd. (Tours : Maison Alfred Mame et Fils, 1925), pp. 444-445. Traduzione italiana dall’autore.
[10] “L’Esprit a donc a détruire la nature souillée et malsaine, en même temps qu’à relever, en la purifiant, celle qui n’a pas été atteinte mortellement par le poison. Il faut, dans cette œuvre si délicate et si laborieuse, qu’il emploie le fer et le feu, comme un habile médecin, et, chose admirable ! qu’il emprunte le secours du malade lui-même pour appliquer le remède qui seul peut le guérir. De même qu’il ne suave pas le pécheur sans lui, il ne sanctifie pas le saint, sans être aidé de sa coopération. Mais il anime et soutient son courage par les mille soins de sa grâce, et insensiblement la mauvaise nature perdant toujours du terrain dans cette âme, ce qui était demeuré intact va se transformant dans le Christ, et la grâce à régner dans l’homme tout entier”. Ibid., p. 445. Traduzione italiana dall’autore.
[11] “C’est un grande œuvre d’amener un être borné et déchu à reproduire ce qu’il y a de plus saint. Dans ce labeur, plus d’une fois le courage défaille, et un faux pas est toujours possible; mais, péché ou imperfection, rien ne résiste ; l’amour que le divin Esprit entretient avec un soin particulier dans ce cœur a bientôt consumé ces scories, et la flamme monte toujours”. Ibid., pp. 445-446. Traduzione italiana dall’autore.
[12] “Plus favorisés que toutes les générations qui se sont succédé avant le jour de la Pentecôte, nous avons, non plus en promesse mais en réalité, un Frère que couronne le diadème de la divinité, un Consolateur qui demeure avec nous jusqu’à la fin des temps pour éclairer notre voie et nous y soutenir, une Mère dont l’intercession est toute-puissante, une Église, Mère aussi, par laquelle nous entrons en partage de tous ces biens”. Ibid., p. 451. Traduzione italiana dall’autore.

2 commenti:

  1. La statio quaresimale a S. Nicola in Carcere (marzo 2011)! Fu una celebrazione meravigliosa. Peccato che, per quanto ne so, non sia stata più ripetuta.

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  2. Hai ragione, Burke era nel 2011 (aprile).
    Ma il 26 marzo 2013 c'è stata la statio, non so però con chi.

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