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lunedì 2 giugno 2014

Il Vaticano II, un concilio pastorale. Un nuovo libro di Padre Serafino Lanzetta

Serafino M. Lanzetta, Il Vaticano II, un concilio pastorale. Ermeneutica delle dottrine conciliari, Cantagalli, Siena 2014, pp. 490, euro 25,00. 

Il nuovo libro di p. Serafino M. Lanzetta nasce come tesi di abilitazione alla libera docenza, conseguita presso la Facoltà Teologica di Lugano (Svizzera), sotto la direzione del Prof. Dr. Manfred Hauke. L’opera si avvale di numerose fonti “di prima mano”, documenti d’archivio, soprattutto perizie di teologi della Commissione dottrinale e di scambi epistolari significativi tra i Padri del Concilio e con lo stesso Pontefice Paolo VI.

Così l’Autore ha potuto ricostruire alcuni passaggi storici nodali, in cui si vede Paolo VI che attentamente segue i lavori conciliari e particolarmente i lavori della Commissione dottrinale. S’informa costantemente presso il Card. Ottaviani (Presidente della Commissione) sulla grande questione della Tradizione costitutiva (la tradizione orale ci dona alcune verità di fede che non si trovano neppure implicitamente nella S. Scrittura, se non quando questa è letta alla luce della Tradizione, che precede la formazione delle Scritture e segue, diventando vita stessa della Chiesa), la quale per alcuni era da limare, per altri da lasciare in modo generico, o da presentare in modo più ecumenico in Dei Verbum. I periti e poi i Padri avevano opinioni diverse al riguardo.

Il S. Padre voleva invece che si dicesse chiaramente il tenore costitutivo della Tradizione apostolica, citando un testo di S. Agostino (De baptismo contra Donatistas, V, 23,31), in cui l’Ipponate afferma questa fede della Chiesa: molte cose che gli Apostoli hanno insegnato non sono reperibili nelle Scritture. Si entrava nel problema della duplicità delle fonti della Rivelazione, che il Concilio voleva superare mettendo l’accento più sulla Rivelazione che sulle fonti della sua trasmissione. Il testo finale di Dei Verbum 9 preferisce una formulazione neutrale, che sfuma il problema, toccandolo solo lateralmente: «la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura…». 

Intanto Dei Verbum ha apportato un notevole sviluppo teologico del concetto di Rivelazione, accanto però a una formulazione di compromesso su questo dato, esigita, prima che dai Padri conciliari, dalla maggioranza dei periti della Commissione dottrinale per un solido approccio ecumenico e per evitare che il Concilio, contro la posizione di Lutero – il Concilio non era chiamato a condannare errori né a pronunciare nuovi dogmi – non rischiasse di posizionarsi sulla “Sola Traditio”. Sta di fatto che la formulazione più pastorale della dottrina sulla Tradizione costitutiva ha visto e continua a vedere fiumane di possibili interpretazioni, quando si prescinde da ciò che la Chiesa già insegnava e da quello che ha insegnato sia negli altri documenti conciliari che nei successivi documenti magisteriali, particolarmente nel Catechismo della Chiesa Cattolica: due sono le fonti, o se si vuole i rivoli, mediante i quali ci è consegnata la Rivelazione, la Scrittura e la Tradizione, da ricevere e venerare «pari pietatis affectu ac reverentia» (Dei Verbum 9, con rimando al Conc. di Trento, Decr. De canonicis Scripturis: Denz. 783 [1501]). 

Su questo dato – un esempio tra gli altri esaminati nel volume – si vede che non basta la formulazione dottrinale del Concilio, dettata soprattutto dalla ricerca di un accordo da raggiungere in aula, ma è necessario ricorrere a un principio ermeneutico superiore: la fede della Chiesa, quindi l’omogeneità della sua dottrina. 

Paolo VI chiedeva al Concilio che si dicesse poi chiaramente la dipendenza costitutiva del Collegio episcopale dall’autorità del Romano Pontefice in Lumen gentium (cap. III). Chiede una perizia aggiuntiva sul testo in questione. Il testo nel suo interno fu lasciato anche questa volta sfumato e perciò il S. Padre dovette esigere l’aggiunta di una Nota praevia [qui], che potesse spiegare chiaramente la nozione di collegio e l’esercizio della collegialità episcopale posta in atto unicamente dal Romano Pontefice. Il fine del Concilio, la pastoralità dell’approccio magisteriale, furono determinanti in molti casi, ma non senza problemi, che si fecero sentire sin da subito. 

Il titolo del lavoro di P. Lanzetta esprime chiaramente la peculiarità del Vaticano II: un concilio fontalmente pastorale, che si distingue per un insegnamento dottrinale cospicuo, riuscendo a coinvolgere tutti i più importanti e influenti teologi del tempo. Un problema ermeneutico fondamentale che l’Autore affronta è riassumibile nella seguente domanda: qual è il grado di vincolabilità magisteriale del Concilio Vaticano II come tale? A questa domanda non si può rispondere correttamente se non si esaminano puntualmente le singole dottrine che costituiscono il ricco insegnamento del Vaticano II, e quindi, se non si entra, per così dire, nella stessa mens conciliare, rinvenibile solo grazie allo studio sistematico delle fonti del Concilio, lette alla luce della vivente Tradizione della Chiesa e del Magistero pontificio. 

Dallo studio analitico della mens dei Padri, l’Autore arriva a questo possibile grado teologico del tenore magisteriale del Vaticano II nelle sue principali dottrine insegnate nelle Costituzioni dogmatiche: sententiae ad fidem pertinentes, non definitive, ma che possono conoscere ancora un importante progresso magisteriale, rimanendo, quale nota magisteriale del Concilio in quanto tale, quella di magistero solenne e straordinario nella forma, ma ordinario nell’esercizio effettivo. 

L’Autore sceglie tre grandi temi che possono illuminare la grande questione ermeneutica del Vaticano II: il rapporto tra Scrittura e Tradizione in Dei Verbum, il mistero della Chiesa in Lumen gentium, con particolare attenzione alla questione dei membri divenuto poi appartenenza alla Chiesa, della collegialità e della Chiesa come sacramento, e infine il tema mariologico di Lumen gentium nel cap. VIII, studiando la posizione del mistero di Maria SS. in Cristo e nella Chiesa. Particolarmente qui la questione della mediazione di Maria (mediatrice di tutte le grazie?, si chiedeva ad es. l'Episcopato tedesco), vero motivo teologico di una scelta più pastorale nel dire la fede mariana della Chiesa, fa vedere quanto il Concilio desiderasse poter intavolare un dialogo con i fratelli separati dalla Chiesa. La pastoralità voluta da Giovanni XXIII [1] non impedisce al Vaticano II di esercitare un munus docendi propriamente detto, ma, data la sua notevole enfasi, talvolta, condiziona la stessa dottrina, la sua esposizione e il suo tenore magisteriale. Tutto ciò non può lasciare indifferenti; soprattutto spinge a lumeggiare numerose questioni teologiche rimaste in sospeso o volutamente accantonate per rispettare il fine della grande Assise ecumenica. 

Ci sono molte dottrine che sono rimaste nella loro formulazione magisteriale al tempo del Concilio o a prima del Concilio, ma che necessiterebbero di essere di nuovo prese in considerazione e aggiornate. Pensiamo al tema del limbo (scartato allora e solo di recente riaffrontato dalla CTI), al dato dei membri della Chiesa in relazione alla coestensività del Corpo mistico di Cristo e della Chiesa cattolica romana, al tema della Chiesa “arca di salvezza”, alla questione del celibato in relazione alle Chiese orientali, alla presentazione di un «diaconato di fatto» che in realtà non esiste. In diversi casi, il loro stato teologico si è bloccato al 1962, ma molto spesso contro la stessa volontà dei Padri, i quali non volevano certo congelare la teologia, ma solo indicare, per alcuni temi ritenuti più cogenti, una formulazione pastoralmente migliore, per dire la dottrina in modo nuovo, per quel tempo ritenuto nuovo. Sta di fatto, però, che il tempo di oggi è già qualitativamente nuovo e molto diverso rispetto a quello dei Padri del Concilio e la stessa visione della Chiesa nel mondo contemporaneo è fortemente cambiata. 

Il libro di P. Lanzetta è arricchito della prefazione del teologo tedesco Don Manfred Hauke, che definisce il lavoro «una trattazione brillante del tema scelto», in cui «l’autore conosce bene la discussione contemporanea e le fonti del Vaticano II». Per questo «la tesi porta un contributo originale nuovo sia dal punto di visto storico…, sia dal lato della riflessione sistematica». 

L’autore colloca il Vaticano II fra rinnovamento e aggiornamento, affermando che le principali tensioni nella stessa programmazione del Concilio risalgono alla polarità istituzionale, fin nella fase preparatoria, fra la Commissione teologica-dottrinale e il movimento ecumenista da parte del Segretariato per l’unità dei cristiani, le cui conseguenze teologiche sono riscontrabili nel discorso iniziale dello stesso Pontefice, Giovanni XXIII, Gaudet Mater Ecclesia, il quale differenzia il deposito della Fede dal modo di proporlo, facendo ricorso ad un magistero prevalentemente pastorale. «Per cogliere questo messaggio», scrive il Professor Don Manfred Hauke nella presentazione dell’opera, nata come tesi di abilitazione alla libera docenza, conseguita alla Facoltà Teologica di Lugano (Svizzera), «bisogna evitare di togliere i messaggi scomodi della fede. Per trasmettere la Parola di Dio nella situazione contemporanea, va spiegato bene il rapporto tra Sacra Scrittura e Tradizione. Lanzetta presenta alcune prese di posizione sulla “pastoralità” del Concilio in contrasto con il significato autentico del dogma, presupposto anche dai documenti del Vaticano II stesso, come nella Lumen gentium» (p. 10).
Al termine dell’Introduzione al suo studio, P. Lanzetta si chiede se il Vaticano II potrà finalmente essere un concilio per l’unità della Chiesa. Spesso l’unità ecumenica, cosa eccellente e nobile, ha fatto perdere di vista l’unità nella fede, nel credere con la Chiesa (di sempre). Per questo l’Autore solleva molte domande, le quali – di questo è cosciente – sono al momento molto più numerose delle risposte. Ma almeno spera di aver indovinato quelle giuste, che facciano riflettere non solo gli studiosi del tema, ma anche tutti gli altri, che, per motivi vari, invece, vorrebbero avere tutte le risposte senza porsi però le rispettive domande. Non si può far finta che domande non ci siano.
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Questa la scheda con cui l'Editore presenta il libro:

Una approfondita ricerca sul concilio Vaticano II. L'autore analizza da più punti di vista, nessuno escluso, tutte le tematiche legate al Concilio Vaticano II. Il volume frutto di una ricerca durata 3 anni sviscera tutte le teorie, le correnti di pensiero ''conciliari''. Una straordinaria Summa su questo evento che ha cambiato la storia della Chiesa. L'ermeneutica della continuità, quella della discontinuità, lo spirito del concilio, le riforme effettivamente indicate e quelle presunte, che non trovano riscontro nei documenti. L'autore non rinuncia in questo studio ad indicare una possibile unità della chiesa nella comprensione di questo evento. Il libro è corredato da un'amplissima bibliografia che raccoglie tutte le fonti relative al dibattito sul Concilio.

Buona lettura!
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1. riconoscibile già nel discorso in apertura del Concilio: Gaudet Mater Ecclesia, che differenzia il deposito della Fede dal modo di proporlo, proprio col ricorso ad un magistero prevalentemente pastorale. 

40 commenti:

  1. Ma Lanzetta FI non era "al confino" relegato e silenziato dai cattivi frati ribelli e dall'orco Volpi?

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  2. Evidentemente Lanzetta ha usato la sua libertà di figlio di Dio nell'unico bene che non possono togliergli: l'uso della ragione illuminata da una fede retta, servendosi anche di una ricerca storica seria, per la quale è andato ad attingere alle fonti vaticane.
    Il prof. Hauke, suo relatore, è un teologo di tutto rispetto, che ho ascoltato parlare sapientemente e non servilmente sul concilio nel Convegno del 2010.

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  3. Nell'Ortodossia le posizioni verso il CVII sono molto diverse.
    C'è chi vede del positivo:

    http://www.ortodossia.it/w/index.php?option=com_content&view=article&id=519:chiesa-ortodossa-e-concilio-vaticano-ii&catid=162:ecumenismo-e-dialogo-interreligioso&lang=it

    e chi lo contesta duramente:

    http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/ortodossi-ortodoxa-orthodox-francesco-francisco-francis-33491/

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  4. esigita non si dice...credo si dovrebbe dire esatta (o pretesa, richiesta, imposta ecc)

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    1. Dal sito della Crusca:

      "Esigere, participio passato: qual è la forma giusta?

      Stavolta esordiamo dicendovi quale non è il participio passato di esigere: non è esigìto, che rappresenterebbe la forma verbale regolare; è, invece, esatto. Per spiegarlo, sarà sufficiente ricordare che il verbo latino da cui deriva esigere era èxigo, exìgere, che aveva fra le sue voci un exactum da cui si è formato il participio italiano esatto.
      Con questo valore verbale, esatto si usa solo nel linguaggio burocratico, col significato di 'riscosso': «La somma esatta (riscossa) ammonta a circa due miliardi di lire». La forma esatto ha la stessa origine, ma funzioni completamente diverse: è un aggettivo che significa 'preciso', 'giusto' e che spesso è usato senza necessità col valore avverbiale di 'precisamente', 'certamente'."

      Juan de San Mattia

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  5. "...l’Autore solleva molte domande, le quali – di questo è cosciente – sono al momento molto più numerose delle risposte. Ma almeno spera di aver indovinato quelle giuste, che facciano riflettere non solo gli studiosi del tema, ma anche tutti gli altri, che, per motivi vari, invece, vorrebbero avere tutte le risposte senza porsi però le rispettive domande. Non si può far finta che domande non ci siano."

    Ottimo, padre Lanzetta!

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  6. Il prof. Hauke, suo relatore, è un teologo di tutto rispetto, che ho ascoltato parlare sapientemente e non servilmente sul concilio nel Convegno del 2010.

    Rettifico, per precisione:

    Ho ascoltato il prof. Hauke in un intervento al convegno "Summorum Pontificum" 2008:
    "La Santa Messa, sacrificio della Nuova Alleanza"

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  7. La Gazzetta ufficiale non usa neologismi: http://www.gazzettaufficiale.it/atto/corte_costituzionale/caricaArticoloDefault/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1992-11-18&atto.codiceRedazionale=092C1235&atto.tipoProvvedimento=ORDINANZA
    Solitamente usa bizzantinismi linguistici ma non inventa parole.

    Tra le altre pubblicazioni autorevoli dove compare la parola "esigita" è il Codice di Diritto Canonico: http://www.vatican.va/archive/ITA0276/_P5R.HTM

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  8. @per L'anonimo 02 giugno 2014 09:042 giugno 2014 12:18

    Anonimo ha detto...
    Ma Lanzetta FI non era "al confino" relegato e silenziato dai cattivi frati ribelli e dall'orco Volpi?
    Vi dice nulla che il tutto avvenga in Svizzera?
    Io penso che sia senza che, forse, avviene senza l'autorizzazione di Volpi. Quindi che Lanzetta FI è (meglio tardi che mai) pronto a sfidare sanzioni canoniche, se non sono già giunte.

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  9. Io penso che sia senza che, forse, avviene senza l'autorizzazione di Volpi. Quindi che Lanzetta FI è (meglio tardi che mai) pronto a sfidare sanzioni canoniche, se non sono già giunte.

    Eviterei di dare ad un evento connotazioni che non ha.
    In fondo non è altro che la normale conclusione del lavoro accademico del Padre Lanzetta, che evidentemente non nasce oggi e che non può né deve essere azzerato e in qualche modo prescinde da commissariamento annessi e connessi.

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  10. X mic02 giugno 2014 12:23

    si sbaglia di grosso signora, per qualsiasi religioso Padre, Ministro ecc.. (es. Anche x Volpi) per pubblicare alcunché è necessario il nulla osta dei superiori.
    Spero per il Padre che l'abbia avuto (dovrebbe essere in seconda pag.)
    altrimenti potrebbe essere sanzionato e non di poco

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  11. Grazie Mic

    A proposito dei FI, quando si parla di loro mi viene in mente l'Istituto del Verbo Incarnato che mi sembra nolto ben radicato nella fede corretta ma che leggo aver avuto-pure loro- tre Commissari Pontifici e che la Santa Sede fece pressioni affinchè la casa generalizia fosse spostata di diocesi e mise in atto tutte le azioni per far si che si formasse un governo provvisorio con lo scopo di convocare un capitolo generale.
    Qualcuno di voi mi sa dare notizie sulle motivazioni di commissariamento-'95-'01- di questo Istituto?
    Grazie

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  12. Si entrava nel problema della duplicità delle fonti della Rivelazione, che il Concilio voleva superare mettendo l’accento più sulla Rivelazione che sulle fonti della sua trasmissione.

    Può essere interessante vedere che ho parlato dello stesso tema della "fusione delle fonti"...
    qui:

    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2012/04/fusione-delle-fonti-della-rivelazione.html

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  13. altrimenti potrebbe essere sanzionato e non di poco

    Certamente il padre lo sa bene e altrettanto certamente sa bene quello che fa.

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  14. Laudetur Iesus Christus ! Semper laudetur !

    SUGGERIMENTO:

    Non si potrebbe fare un angolo "BIBLIOTECA" su questo blog dove vengono raccomandate alla lettura ed elencate delle opere litterarie simili per aiutare i fedeli lettori di C&pc a fare un pecorso di formazione mediante una lettura continua di tali libri ?

    Basterebbe mettere un immagine di "BIBLIOTECA" messa nella colonna di destra e che rimanda al link di un articolo di C&pc dove vengono elencate opere suggerite alla lettura.

    (((†))) Radio Vobiscum [GERMANIA]

    Una voce cattolica nella tua vita !

    Buon ascolto a tutti !

    A mani giunte ! Preghiamo l'Immacolata.

    radiovobiscum(chiocciola)gmx.de

    « Tradidi quod et accepi »

    (((†)))

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  15. Cara Mic,
    scusate l´off topic, ma ....una bella notizia taciuta dai maggiori vaticanisti fono a questo momento: il Papa ha scomunicato i fondatori di "Noi siamo Chiesa"...e dunque indirettamente pure Vito Mancuso e co. I fondatori di Noi siamo Chiesa sono stati scomunicati perché, pur essendo marito e moglie han cominciato a "celebrare" l´eucaristia a casa loro:
    http://www.uccronline.it/2014/05/28/papa-francesco-ha-scomunicato-noi-siamo-chiesa/
    un caro saluto

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  16. Se lo dice l'Accademia della Crusca mi taccio...io non avevo trovato nulla sul loro sito, probabilmente ho cercato male :(
    Il mio prof di linguistica mi tirerebbe le orecchie...e pure a lavoro è meglio che non lo dica;)

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  17. @per il maccabeo2 giugno 2014 19:18

    Purtroppo le cose stanno diversamente.
    La scomunica non è del Papa, ma di Muller.
    E CONTRO TALE scomunica i signori di cui sopra hanno fatto appello proprio al Papa.
    Comunque, se anche le cose stessero come dice il Maccabeo, io non esulterei.
    Mi sembra la stessa logica che, nel 1976, ispirò la riduzione allo stato laicale di Dom Franzoni, alla vigilia della sospensione di Mons. Lefebvre. Ovvero, o ci si prepara a colpire ancora con più forza la tradizione, e , quindi, per dare un argomento ai "normalisti", si colpiscono gli abusi platealmente più gravi dei progressisti (o presunti/sedicenti tali), oppure, nella "migliore" (si fa per dire) delle ipotesi, dopo aver già colpito il cerchio "Tradizionalista" (FFI), si assesta, giusto per far vedere, un colpo anche alla botte (pseudo)"progressista"(Noi siamo chiesa). Il tipico modo di fare di alcuni governi, un contentino all'opposizione di "sinistra" ed un a quella di "destra" (contentino che, visto dall'altra parte, è una stangata).

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  18. Che la scomunica sia di Muller non cambia la sostanza.
    Sul resto, è un processo alle intenzioni da verificare.
    Non tira aria buona per la tradizione, ma non darei tutto per scontato in questi termini.

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  19. @per il maccabeo2 giugno 2014 19:43

    he la scomunica sia di Muller non cambia la sostanza.
    Cambia che i signori in questione hanno potuto fare appello, ciò che ai Frigentini non è stato concesso
    Sul resto, è un processo alle intenzioni da verificare.
    Non tira aria buona per la tradizione, ma non darei tutto per scontato in questi termini.
    Non è scontato. Solo che, ormai, visto che il vdr ha aggiunto una nuova beatitudine, lo emulo e ne aggiungo una anche io:"Beati coloro che non si illudono, perchè non resteranno delusi". Dopo tanti anni, dopo averne viste di tutti i colori, spero solo in Dio ed in nessun altro.

    02 giugno 2014 19:24

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  20. Credo si tratti di una scomunica " latae sententiae" , comminata dal Vescovo del luogo.
    Rr

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  21. mic
    non è una scomunica nè del papa nè di Muller perchè si tratta di una scomunica latae sentetiae, automatica, comunicata alla coppia dall'ordinario del luogo. E Vito Mancuso non c'entra proprio nulla.

    Vera

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  22. il papa Francesco ha continuato a telefonare ogni domenica alla sua amica Clelia Luro,fino alla sua morte avvenuta morta a novembre 2013. La potete ammirare nella foto del link che allego mentre celebra messa insieme a dei preti sposati argentini.
    http://www.katholisches.info/2013/11/05/clelia-luro-streitbare-bischofswitwe-und-papstfreundin-ist-tot/

    Paul

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  23. E invece qui il pensiero, e lo stile, di padre Alfonso Bruno:

    http://www.libertaepersona.org/wordpress/2014/05/lo-stile-di-padre-alfonso-bruno/#more-127224

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  24. non è una scomunica nè del papa nè di Muller perchè si tratta di una scomunica latae sentetiae, automatica, comunicata alla coppia dall'ordinario del luogo. E Vito Mancuso non c'entra proprio nulla.

    Sul fatto che la scomunica sia latae sententiae, mi sembra normale.
    Vito Mancuso c'entra nemmeno tanto indirettamente , perché dall'articolo risulta partecipare a iniziative della sede italiana come relatore.

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  25. http://www.katholisches.info/2013/11/05/clelia-luro-streitbare-bischofswitwe-und-papstfreundin-ist-tot/

    il link non funziona

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  26. A me funziona perfettamente, sia andando direttamente che facendo copia incolla
    Paul

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  27. RAOUL DE GERRX2 giugno 2014 23:07

    Vatican II, un concile dogmatiquement pastoral…

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  28. mic
    sono stati scomunicati in quanto celebravano l'eucarestia senza poterlo fare, non in quanto aderenti a noi siamo chiesa, quindi Mancuso non c'entra nulla.
    In Austria sono stati scomunicate solo quelle due persone e non gli aderenti a Noi siamo Chiesa.
    Vera

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  29. RAOUL DE GERRX2 giugno 2014 23:30

    Sur la façade de l'hôtel de ville de Troyes, en France, on lit la devise suivante : "Liberté, Égalité, Fraternité ou la Mort", qui date, évidemment, de la Révolution, mais que personne n'a jamais songé à effacer et qui perdure jusqu'à ce jour.

    Sur le frontispice des actes de Vatican II, concile révolutionnaire s'il en fut, ne pourrait-on pas semblablement inscrire : "Vatican II ou la Mort" ?

    N'est-ce pas, au fond, ce qu'on ne cesse de nous répéter depuis cinquante ans ?

    Hors de Vatican II, point de salut !
    Hors de Vatican II, la guillotine !

    Du reste, n'est-ce pas Walter Kasper qui affirmait en plaisantant : "Les traditionalistes ont un problème avec la Révolution ! "

    Lui, c'est sur, n'en a jamais eu aucun, et le martyr de milliers d'évêques, de prêtres, de religieux et de religieuses ne l'a jamais empêché de dormir, le brave homme !

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  30. Quindi si tratta di scomunica diocesana?
    A parte che "Anche un orologio fermo,senza l'ora esatta due volte al giorno" (Anonimo, ma attribuito a Herman Hesse)motivo in più per non esultare.

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  31. Per AICI (02 giugno 2014 / 13:06). L'Instituto del Verbo Encarnado (IVE) non somiglia in assoluto ai FFI, tranne che nel commissariamento pontificio. L'IVE fu fondato nel 1984 sotto il segno di Giovanni Paolo II (ora canonizzato) e prende il nome di "Verbo Encarnado" in vista della commerorazione dei 2000 anni dell'Incarnazione di Nostro Signore. Dunque, sostenitori della tesi di Giovanni Paolo II della redenzione universale. Il motivo del loro commissariamento è stato piuttosto pastorale. Nel suo modus essendi esiste una combinazione di tradizione e progressismo, a immagine di Giovanni Paolo II, quindi, non è possibile sapere con certezza da che parte stanno.

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  32. Anche l'orologio fermo SEGNA l'ora esatta 2 volte al giorno.....

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  33. Grazie Epiphanio,
    non li conosco e non avevo elementi.

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  34. Pour Raoul De Gerrx : merci beaucopup, mon cher Raoul, pour tes pensées inspirées; aussi moi, je pense comme toi sur la révolution du Concil VaticAn II, qui, naturelment, s'est puis transformé dan une dictaturE: Mais nous pouvons bien résister, résister et ancore résister a cette dictature; nous pouvons aussi faire une autre révolution contre cette révolution désormais vieille, et ainsi retourner à la Tradixton Crétienn bimillenaire. Excuse mon francais de l'école et merci beaucoup, Raoul

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  35. RAOUL DE GERRX3 giugno 2014 23:46

    Grazie, Cattolico. un grande abbraccio.
    Union de prière !
    R. G.

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  36. Non è il santo Padre. Lanzetta già fuori dei Francescani dell'Immacolata a causa della scalata ostile? Penso che ho letto questo. E se questo è il caso, non ha bisogno del permesso del commissario. Lui è solo uno dei tanti santi frati che hanno bisogno di trovare una casa dove possono vivere il loro vero carisma, che è così bella, fedele, santo, e unico. La Madonna, l'Immacolata, affinché il suo Istituto da ristrutturare. (non accadrà sotto il commissario)

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  37. Grazie Epiphanio...torno ora da una settimana in un monastero...Mic, te hai una mail a cui ti si può scrivere?

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