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martedì 23 settembre 2014

Intervista a E.M. Radaelli

La prima esauriente risposta, e tutta fuori dal coro, agli spiazzanti interrogativi portati dal magistero di Papa Francesco. È un'Indagine estetica sulla teologia, sulla forma e sul linguaggio del magistero del papa argentino, anche alla luce del pensiero gnostico sul mistero d’iniquità come esposto nella 2a lettera ai Tessalonicesi. Lo studio prende in considerazione sia il magistero papale nel suo insieme che nei quattro atti più significativi avvenuti nei primi nove mesi del pontificato: la Lettera enciclica Lumen Fidei, l’intervista a Civiltà Cattolica, l’intervista a Eugenio Scalfari e l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium. Il discepolo di Romano Amerio dimostra in questo libro che la pratica di un amore senza la sua legge rischierebbe persino – se solo fosse possibile – il ribaltamento dell’essenza della Chiesa.
Intervista pubblicata da Cooperatores Veritatis [qui]


D. - Prof. Radaelli, grazie per averci concesso quest’intervista. Cominciamo subito dal titolo del suo ultimo libro “La Chiesa ribaltata”. Perché “ribaltata”? [qui]

R. - Ritengo particolarmente importante l’occasione che mi date di questa intervista, perché in essa, potendo parlare del mio ultimo saggio, La Chiesa ribaltata, cercherò di esporre quella che ritengo l’unica e vera ermeneutica da seguire del Vaticano II et postea per salvare la Chiesa dallo smarrimento in atto del suo magistero. Il titolo “La Chiesa ribaltata” vuol essere un segnale d’allarme. In realtà noi sappiamo (v. p. 149 del libro) che la Chiesa non può ‘ribaltarsi’ nel senso compiuto di ‘perdere la propria essenza’. Può però – e ciò sta avvenendo da cinquant’anni – ribaltare l’ordine con cui procede da sempre la virtù di religione su cui essa è imperniata, ordine metodologico ricordato fin dal II secolo dal grande vescovo e martire sant’Ignazio di Antiochia: «La fede è il principio, l’amore il fine» (v. p. 86) sulla base di innumerevoli indicazioni testamentarie (p. es. Gv 14,15: «Se mi amate, osservate i miei comandamenti», dove la condizione dell’amore a Dio è l’osservanza della sua legge). Il ribaltamento cui mi riferisco è ciò che Romano Amerio, illustre pensatore cattolico italo-svizzero del secolo scorso, tutt’ora misconosciuto malgrado sia stato di gran lunga il primo in tutto il mondo a mettere i Papi del concilio davanti alle loro potenti contraddizioni metafisiche, affigge con una definizione rigorosa, precisa e appunto metafisica: «dislocazione della divina Monotriade» (R. AMERIO, Iota unum, p. 315 Lindau). Questa «dislocazione» consiste nello spostare la Terza Persona della ss. Trinità sulla Seconda e questa sulla Terza: l’amore al posto del Logos, la volontà prima dell’intelletto, la libertà in luogo della legge, il sentimento sopra la ragione. In tutti i miei libri prima o poi si incontra questa dislocazione di essenze, e in molti essa costituisce il centro metafisico del loro argomentare, qualsiasi sia il loro orizzonte tematico. Ma, riferendomi a questo preciso lavoro sul magistero di Papa Bergoglio – La Chiesa ribaltata –, ci tengo a dire che tutto il libro è una precisa, argomentata e circostanziata denuncia di tale sovversione, rivoluzione, ribaltamento, avvenuta nella Chiesa, nella civiltà, nel mondo.

Il “sistema Papa Francesco”

D. - Sino allo scorso anno, quando ci si riferiva al Vicario di Cristo, si diceva “il papa”, al di là del nome. Oggi, invece, quando si parla dell’attuale vescovo di Roma, si dice sempre “papa Francesco”. Infatti, nel suo libro, Lei sostiene che «papa Francesco non è più solo una persona, ma in qualche modo è un sistema» (pag. 36). Secondo Lei, d’ora in avanti, il papato sarà modellato sul “sistema Francesco” anziché sul modello tradizionale?

R. - Il “sistema Francesco” è delimitato alla persona che attualmente ricopre l’altissima carica: è la sua personalità, e, più ancora, le sue specifiche intenzioni: dare al papato la particolare nota che nel libro (p. 35 sgg.) definisco “sistema”: Papa Bergoglio è teso a infondere nella Chiesa la qualità specificamente “pastorale” nata nel Vaticano II con la sovversione della divina Monotriade che si diceva, precisamente nella forma pastorale con cui quel concilio fu aperto (forma pastorale ricevuta dalla forza dell’essenza “amore” da cui dipende), contravvenendo alla corretta forma che si sarebbe dovuta dare a un concilio universale – un concilio dove è presente il Papa, che ha giurisdizione universale, è automaticamente universale se egli vuole esercitare in tale adunanza pienamente tale sua giurisdizione –, dati i problemi gravi e pressanti che in ordine alla fede e alla morale gravavano già all’epoca: materialismo, semiarianesimo, semipelagianesimo, Nouvelle Théologie, liberalismo, modernismo i più importanti. La forma corretta avrebbe dovuto essere quella dogmatica, determinata dall’essenza “logos”. Il dovere morale di ogni Papa che raduna un concilio universale è dare le risposte adeguate ai problemi di fede e di morale presenti nella Chiesa al momento, e tali risposte, dinanzi a problematiche dottrinali come le sopra viste, possono essere adeguate solo se garantite dal carisma dell’infallibilità. Se fallibili, per definizione non sono e non possono essere adeguate. La Chiesa ebbe anche due concili universali in cui non fu esercitato il carisma (Laterano I e Lione I), ma solo perché le problematiche che li avevano resi necessari erano di natura disciplinare, non dottrinale. Chiesa e mondo, cinquant’anni fa, avevano bisogno di definizioni dottrinali dogmatiche (e dei complementari anatemi). Il “sistema Francesco” vorrebbe completare sistematicamente l’opera iniziata con la forma “pastorale” del Vaticano II, ma ciò non fa che estremizzare la volontà de-dogmatizzante iniziata con quel concilio. Il papato però non potrà modellarsi esemplarmente sul sistema adogmatico di Papa Francesco perché prima o poi dovrà per sua natura – la natura della Chiesa è il dogma – tornare alla propria origine dogmatica. In altre parole, la «dislocazione della divina Monotriade», per quanto sia di certo la più grossa, la più potente, la più subdola e misconosciuta astuzia di satana per vincere Dio, sarà temporanea, di certo vinta prima della fine della Storia dal ripristino fulgente e splendido della corretta disposizione delle essenze: il Logos è e resta la seconda Persona della Trinità, l’Amore è e resta la Terza. È l’ordine che avrà l’ultima parola nel mondo, non il disordine. La verità, non la falsità. Se fosse la falsità, come lo si capirebbe?
         
D. - Papa Francesco, sicuramente, è un grande comunicatore e un trascinatore di folle. Durante le udienze, gli Angelus, etc…, i “fedeli” gridano “Francesco! Francesco!”: non riescono a gridare “Gesù!”. Siamo, secondo lei, ormai al culto della personalità di papa Francesco? Forse, involontariamente, essi vedono nell’attuale vescovo di Roma non il Vicario, ma addirittura il “successore” di Cristo?

R. - Credere ancora impossibile, dopo i Papi del secolo di ferro, o Papa Onofrio, o Papa Alessandro VI, tanto per dire i più distruttivi che la conformazione storica della Chiesa da se stessa si sia data, che la Divina Provvidenza permetta che sieda sul Trono più alto non solo un peccatore – tutti gli uomini sono per definizione peccatori –, ma anche un vero e proprio nemico della Chiesa, come non solo è ipotizzabile in linea teorica e plausibilissimo, ma è anche configurato con precisione da quel 2 Ts 2, 6-7 che pongo a incipit di ognuna delle cinque parti in cui divido il mio libro, è cosa di un’ingenuità che, come mi faceva rilevare un mio amico carissimo, strenuo difensore della fede, a tratti diventa colpevole. Quanti sono stati i Papi simoniaci? e i lussuriosi? e i vanagloriosi? e tutti questi non erano forse nemici della Chiesa? Certo: lo erano in senso improprio, ma ciò rendeva comunque possibile che poi si potesse realizzare anche il senso proprio. Come rilevo a p. 247 del mio lavoro, Papa Francesco liscia il pelo del gregge sempre dal verso giusto, e non si sa chi è più narcisista: se le folle acclamanti o il Pastore acclamato. «Dalla vanagloria – ricorda san Gregorio Magno, v. p. 256 – nascono le stravaganze dei novatori», e noi, negli ultimi cinquant’anni, di questi novatori, di questi Papi novatori, ne abbiamo visti passare ben cinque, uno dopo l’altro, ciascuno con il suo lascito di “stravaganze”, cioè di errori, di ricercate “dimenticanze”, di vere e proprie scorrettezze dottrinali anche al limite dell’eresia (v. Iota unum, passim), tutte però – e qui si annida l’astuzia che però noi potremo a nostra volta mettere nel sacco con la terza, ma unica vera, ermeneutica del Concilio et postea – elargite a un grado di magistero non duramente e inequivocabilmente impegnativo per i Pastori come sarebbe il grado dogmatico. Bergoglio, come dimostro riga per riga nel mio libro, è la polarizzazione vivente di tutto questo.

D. - Papa Francesco, nell’E.G., parla di «conversione del papato». Effettivamente, da quando Paolo VI depose la propria tiara, non è stato forse creato il “pontificato ad personam”? Il simbolo delle tre autorità del romano pontefice è stato sostituito, a suo avviso, con la personalità del papa regnante?

R. - In La Chiesa ribaltata mi soffermo a lungo (pp. 60-7) sul significato da dare al particolarissimo plurale maiestatico papale: il suo abbandono va inquadrato nella generale intenzione sopra vista di de-dogmatizzazione. Si può notare, in generale, un certo larvato sempre maggiore distacco, nella “narrazione religiosa” del colloquio con i fedeli da parte di Papa Bergoglio, dalla figura di Cristo, ma è ancora presto per arrivare a delle conclusioni.

D. - Qualcuno ha definito papa Francesco “il primo vero ‘papa conciliare’”. Lei condivide questa definizione?

R. - In realtà, è il suo sogno. Ma cosa vuol dire “Papa conciliare”? Nell’accezione che possiamo cogliere da Papa Bergoglio, ciò vuol dire due cose: primo, ‘Papa la cui autorità vale in ordine all’autorità del concilio (Vaticano II)’, o ‘conferitagli dal concilio (Vaticano II)’, il che, se fosse professato apertis verbis, sarebbe un’eresia, ovvero l’eretica concretizzazione dei dettami del conciliabolo di Pisa e del concilio di Costanza prima dell’intervento correttivo di Papa Gregorio XII; secondo, ‘Papa che attua pienamente il concilio Vaticano II’, come ho già accennato, e anche questa è un’accezione ereticale, tanto quanto sono ereticali i dettami di quel concilio (v. libertà religiosa, collegialità episcopale, antropologia antropocentrica, sacramentalità delle altre fedi, condivisione del medesimo ente divino con ebraismo e islamismo eccetera), e in se stessa, specialmente, lo è la forma stessa data a quell’adunanza che, come ricordo nei miei Il domani del dogma e La Chiesa ribaltata, non corrispose alla misura con cui avrebbe dovuto corrispondere alle esigenze presenti nella Chiesa al momento in cui fu indetto – le fu impressa una forma mere pastorale e dunque non risolutiva invece che la forma rigorosamente dogmatica e giudiziale dovuta –.

D. - Un pontificato, quello di Francesco, fatto di gesti, parole, silenzi, etc…, ma senza un vero e proprio magistero. La Chiesa non ha più nulla da insegnare ai suoi figli e al mondo intero?

R. - Attenzione: la de-dogmatizzazione di cui stiamo parlando – e che Papa Francesco si è prefisso di portare a termine compiutamente allorché dice di voler “compiere il Vaticano II” – consiste proprio in questo: non insegnare, di fatto, più nulla. Ossia non insegnare più nulla che non piaccia al mondo. La Chiesa, come denuncio a p. 186 del libro, fino al Vaticano II Mater et Magistra del mondo, ora non solo non è più né MaterMagistra, privando il mondo di quell’amore materno e di quella verità suprema di cui è l’unica portatrice, ma, del mondo una volta suo discepolo, essa si è fatta ligia e acquiescente discepola. E figlia: sempre attenta a non urtare l’esasperata sensibilità del nuovo suo “maestro”. E, tutto ciò (v. san Gregorio Magno), per pura vanagloria (cioè per superbia).

Il primato dell'ortoprassi sull'ortodossia

D. - Formalmente e ufficialmente – molti sostengono – il “depositum fidei” non sarà cambiato, ma sarà svuotato di significato per mezzo della “nuova pastorale”, basata sulla casistica personale, sociale e culturale. La Chiesa ha smesso di evangelizzare, ma si è impegnata nel campo della sociologia?

R. - La mia tesi fondamentale, fortemente esposta in tutti i miei lavori, specie nei due ultimi, è che nella “pastoralizzazione” totale e universale dell’insegnamento della Chiesa i Pastori “vaticansecondisti”, ossia seguaci della dottrina, della forma e del linguaggio de-dogmatizzanti [1] dello spurio e meramente pastorale concilio Vaticano II, svuotato il depositum fidei senza però intaccarne formalmente l’integrità, non hanno nulla da temere sul lato dogmatico, ossia non possono venire in alcun modo accusati di cambiare la dottrina, perché in effetti, formalmente, dogmaticamente, non la stanno affatto cambiando. Ciò che io denuncio nei miei libri (pp. 192-5 de Il domani del dogma e pp. 70-1 de La Chiesa ribaltata) è proprio questo: che de voce essi sostengono (v. le celebri distinzioni ermeneutiche di Benedetto XVI nel Discorso alla Curia Romana [qui] del Natale 2005) di tenere una continuità con il magistero della Tradizione che de facto smentiscono nella più spregiudicata rottura. Questa terza ermeneutica, né “continuista” come la scuola ratzingeriana, né “di rottura” come la bolognese e la sedevacantista, ma “falso-continuista”, cioè sostanzialmente equivoca, non è considerata da nessuno, né tra i “vaticansecondisti”, come si può capire, né, stranamente, tra i tradizionisti, ma è l’unica vera: essa è la strada, semplice semplice, aperta dai novatori per potersi spostare impunemente dalla dottrina veridica alle falsificazioni correnti, approfittando dell’anello debole del magistero, il pastorale, che è chiamato a essere coerente con i suoi due gradi dogmatici solo “moralmente”, e, come si sa, il vincolo morale è un vincolo forte solo se è forte l’imperativo di chi lo deve osservare. I nemici della Chiesa (oggi infiltrati a tutti i livelli) stanno lavorando perché i loro molto distruttivi insegnamenti dilaghino nella Chiesa senza alcun controllo approfittando precisamente di questa molto alta e sottilissima discrezionalità [vedi ultima mia riflessione sulla "ermeneutica taroccata" [qui].

D. - Mettendo in “congelatore” il dogma, dando la supremazia alla prassi, non si rischia di costruire la casa non sulla roccia, ma sulla sabbia?

R. - A p. 191 di La Chiesa ribaltata rilevo che continuando sulla strada falsissima intrapresa la sabbia con cui si sta costruendo la Chiesa oggi diverrà presto fango, e a p. 271 faccio notare che nel frattempo però si fa credere che la sabbia è basalto, l’argilla ferro, l’acqua roccia. E questo, di nascondere la finzione, è cosa ancora più grave della finzione in sé.

La «dislocazione della divina Monotriade»

D. - Santa Ildegarda da Bingen, Dottore della Chiesa, nel 1200 profetizzò che l’Anticristo avrebbe convinto tutti che ciò che conta è “volersi bene”, tutto il resto, cioè la Verità, è superfluo. Infatti, viviamo in un mondo in cui si può “peccare per amore”. L’Agape, come ha rilevato per primo Romano Amerio, ha preso il posto del Logos nella Chiesa, distorcendo la SS. Trinità stessa. Può parlarci della «dislocazione della divina Monotriade» denunciata magistralmente da R.A.?

R. - Per decenni lo Iota unum di Romano Amerio fu l’unico libro – e sottolineo l’unico – che i tradizionisti di tutto il mondo lessero e alzarono a bandiera della loro giusta resistenza al falsificante magistero della Chiesa “vaticansecondista”. Mi chiederò però per tutta la vita come mai nessuno di essi – e sottolineo nessuno –, né nessuno degli stessi “vaticansecondisti”, ritenne doveroso e necessario rilevare almeno il principale dei due fari che il grande Luganese fece risplendere nel suo capolavoro, parlo appunto della «dislocazione della divina Monotriade» che abbiamo visto giusto all’inizio. Il mio Maestro, a dir la verità, come rilevo nella mia monografia su di lui, Romano Amerio. Della Verità e dell’Amore (Marco Editore, Lungro di Cosenza 2005), ebbe forse il torto di non elaborare, su tale basilare concetto, un intero libro, ma le gravi parole con cui apre l’orizzonte del suo pensiero al decisivo argomento non lasciano dubbi sulla superficialità dei suoi lettori e di chi ancora oggi – forse non maliziosamente, ma il risultato è lo stesso – non ne vuole parlare: «Alla base del presente smarrimento vi è un attacco alla potenza conoscitiva dell’uomo…» (R. AMERIO, Iota unum, p. 314 Lindau). Parole gravi, potenti, che fanno sentire in tutta la vastità della loro deflagrazione nella mente quanto fossero annientanti sull’uomo gli effetti ultimi del relativismo, ossia quanto andasse alla radice antropologica della nostra stessa civiltà un semplice spostamento di due essenze, non mai da nessuno più di tanto considerato, né prima né dopo: il logos e l’amore. Spostamento realizzato nei secoli già da personalità storicamente e culturalmente di prima grandezza come Maometto e Cartesio, dunque nient’affatto secondario (v. il mio Theomachia ultima. Metafisica delle tre “grandi religioni monoteiste”: Cristianesimo, Ebraismo e Islam, p. 39 sgg.) Eppure è proprio così: forse non ne ho mai più parlato così bene come in quella monografia (pp. 72-6), ma non c’è un mio lavoro in cui non ne faccia cenno, e se ha un senso questo saggio de La Chiesa ribaltata, esso è proprio in riferimento alla dislocazione delle essenze trinitarie, che percorre tutto il libro. Perché il mondo non ne parla? perché la Chiesa “vaticansecondista”, che è ancora da più del mondo, non ne parla? perché i tradizionisti, che sono da più del mondo e della Chiesa “vaticansecondista”, non ne parlano? Eppure la radice di quello che il filosofo italo-svizzero chiamò garbatamente «smarrimento», e che oggi si può e anzi si deve diagnosticare senza pudore come ‘maligno tumore in metastasi al quarto grado’ di Chiesa, di civiltà e di mondo, è ancora solo qui: nell’intronizzazione delle due ancelle Caritas e Libertas sul seggio altissimo della maestà di Veritas, loro e nostra Regina, così nascondendoci l’unica via per la nostra salvezza. Se la Verità non può librarsi assoluta nel cielo terso dato unicamente dalla sua propria realtà, ma, spostata dopo l’amore, viene posta come “relativa a”, “dipendente da” questo amore che così la condiziona, essa perde la qualità sua più intima, che è quella di essere un assoluto in se stessa e basta. Tutto il magistero di Papa Bergoglio è sotto l’impronta tumorale di questa drammatica e ultimativa dislocazione. Ma, come ho già detto e ricordo anche nel libro (p. es. alle pp. 298 e 299), il mondo non finirà se non quando il tumore sarà debellato, perché la Verità si può riconoscere, la falsità no, e non si possono chiudere le pagine della vita del mondo senza sapere chi ha vinto: questa certezza la dà solo la Verità.

Le aspettative sui prossimi sinodi dei vescovi

D. - Prof. Radaelli, l’opinione pubblica mondiale ha grandi attese sui prossimi sinodi sulla famiglia. Quali dovrebbero essere le attese dei cattolici?

R. - Nei primi secoli cristiani, le due “visioni del mondo” che si confrontavano, la pagana e la cattolica, erano consapevolmente antitetiche. L’“opinione pubblica” dell’Impero Romano, se vogliamo dir così l’ipotetico pensiero che percorreva la Gens Romana dell’epoca nei confronti della nuova religione che andava affermandosi pur tra le dure persecuzioni, sapeva che non erano molti gli apprezzamenti che poteva attendersi dalla Gens Christiana che andava insegnando per tutto l’Impero ideali da realizzare mai sentiti fino ad allora, p. es. l’indissolubilità del matrimonio. Oggi l’Impero Liberale – come chiamo il mondo d’oggi in La Chiesa ribaltata – sa che la sua controparte spirituale è caduta nella trappola che con ogni cura le aveva preparato, e che, come era da prevedere, almeno per ora al tutto carnale liberalismo (tutto carnale malgrado si ammanti doviziosamente e in ogni momento di valori carpiti alla Chiesa quali pace, dignità della persona, libertà, eccetera, ma rivoltati come un guanto e svuotati di senso nel Liberalismo truffatore) essa non sa trovare forti argomenti spirituali da opporre: i cattolici – intesi nella loro accezione di ‘masse di fedeli’ – hanno le stesse attese del mondo, dell’Impero, cioè del nemico, perché hanno perso la loro identità spirituale e si sono conformati al liberalismo mondano. Provvidenzialmente, sono però molto presenti Pastori come il cardinale Müller, il cardinale Bürke, o come i teologi americani – sette dell’Ordine Domenicano – di Nova et Vetera, tanto per dare qualche nome di chi sa opporsi con fermezza, rigore e coraggio alle aspettative fuorvianti, suicide e – diciamolo pure – peccaminose della maggioranza. Essa si nasconde la realtà: il divorzio ha ucciso il matrimonio, ma, come faccio ben notare nel mio lavoro (p. 288), con tale fellonesca strage i Liberali stanno uccidendo, anzi stanno “suicidando”, la civiltà: i figli, bene primario in assoluto perché sono il futuro di ogni cosa: spirito, filosofia, cultura, arte, economia o altro che sia, hanno bisogno di stabilità, e l’unica condizione di stabilità al loro sviluppo è la fedeltà e solidarietà assolute dei due fiori che, incontrandosi, li hanno fruttificati. L’indissolubilità del matrimonio è la sola garanzia all’indissolubilità della società. La sua dissolubilità è mediatamente e immediatamente la dissolubilità della società, e con essa dei divini valori che porta: verità, virtù, bellezza, unità, e con essi quello che Amerio chiama «cristianesimo secondario»: il benessere materiale e sociale in ogni suo risvolto più umano. Il 29 maggio la Camera dei deputati ha approvato la legge sul cosiddetto “divorzio breve”. Lascia attoniti la percentuale dei sì: 92%. Il 92% dei rappresentanti degli italiani non ritiene valore necessario e primario riconoscere al matrimonio durata perpetua, ossia la necessaria stabilità della prole nell’essere, roccia inalienabile, imprescindibile, di costituzione divina, per contrastare le perturbazioni non sempre positive del divenire, della società, del mondo (e di satana).

D. - Vorremo chiederLe un commento sull'Instrumentum Laboris, presentato recentemente in Vaticano dal cardinal Baldisseri e dal vescovo Bruno Forte: si tratta, come qualcuno ha detto, di “sociologa spicciola”, oppure è, come qualcun altro ha scritto, un ottimo documento pastorale?

R. - Né l’uno né l’altro. L'Instrumentum Laboris è il tipico documento di una Chiesa che, davanti agli enormi problemi di cui il mondo la circonda per soffocarla, risponde con una inadeguatezza che diremmo patetica se non fosse quella della nostra Madre. Sono cinquant’anni che la Chiesa, di fronte ai problemi, si è inventata il concetto di “sfida” con cui ha riempito anche il presente documento, e sono cinquant’anni che regolarmente perde tutte quelle sfide che proclama a destra e a manca: non ne vince una. Come mai il mondo non proclama mai alla Chiesa una sfida che sia una? Non c’è un’entità del mondo che abbia proclamato o proclami “sfida” il divorzio, l’aborto, le unioni civili e di fatto, la libera sodomia, il gender, la comunione ai divorziati risposati, ma le vince tutte. Se la Chiesa smettesse di battere su terminologie così vetuste e paranoiche, che pongono i problemi come fossero ogni volta montagne gigantesche ed erte, avrebbe forse qualche possibilità di tornare a riconoscere – come prima del Vaticano II – la realtà. E la realtà è che essa ha con sé gli strumenti spirituali e gli argomenti logici della verità più che adeguati per affrontare il mondo e anche vincerlo. Il dogma e le virtù schierate dalla caritas sono qualità forti, di cui il mondo è privo. La Chiesa riprenda a usarli, invece di porsi nell’ambiguità di un linguaggio inclusivo e tutto teso alla “amorevole comprensione” come quello usato nell' Instrumentum Laboris. Questo suo linguaggio le fa perdere di vista la forza dogmatica della verità e la spiritualità potentissima delle virtù soprannaturali, p. es. della castità.

D. - Se, disgraziatamente, si decidesse di riconoscere, più o meno in modo informale, lasciando l’apparenza di non aver cambiato dottrina, queste “famiglie irregolari”, come dovranno comportarsi i cattolici fedeli all'immutabile comando evangelico «Non osi separare l'uomo ciò che Dio ha unito»?

R. - Questo riconoscimento, che certo avrà le più forti e impensabili spinte, a livello dogmatico non avverrà. La Chiesa potrà essere dilaniata dall’alto in basso, ma il comando evangelico, a livello dogmatico, non sarà calpestato. Ma è possibile che lo venga a livello pastorale, in quella falsa pastoralità in uso oggi. Già oggi quei teologi americani che si diceva rilevano l’importanza della virtù di castità come mezzo inatteso ma fecondo per far giungere l’uomo a traguardi cui egli con i soli propri mezzi non potrebbe giungere, ma cui la Chiesa cattolica, l’unica Chiesa al mondo che sia viatrice di grazie, può far giungere, proprio a dimostrazione della bontà del proprio erto cammino per liberarsi dalle trappole del Liberalismo da cui siamo partiti. Ricordiamoci di ciò che scrive Amerio sulla legge della conformazione storica della Chiesa: «La Chiesa non va perduta nel caso che non ‘pareggiasse la verità’, ma nel caso che ‘perdesse la verità’» (Iota unum, p. 28 Lindau). È possibile, p. es., che nel caso dei divorziati risposati il Papa giunga anche a enunciare dottrine permissive in nulla conformi alla Sacra Scrittura e alla Tradizione (come già avvenuto in questi cinquant’anni, p. es., per dirne una, sulla libertà religiosa, v. La Chiesa ribaltata, pp. 73-4). Ma le sue enunciazioni saranno a livello pratico, (pseudo)pastorale, e non teoretico, cioè non dogmatico, sicché la verità e la Chiesa non saranno «perdute», ma soltanto «spareggiate». La cosa resta di una gravità massima, ovviamente, come si legge anche nel mio libro. In realtà, lì scrivo e concludo (pp. 300-3) che tutta la Chiesa dovrebbe spingere il Papa a fare un’ordalia: sì, un vero e proprio giudizio di Dio. E ciò perché dopo cinquant’anni la Chiesa è arrivata a un punto di avvitamento finale e ultimo, in un magistero de-dogmatizzato che la rende sempre più irriconoscibile. È una situazione insostenibile: non può durare più a lungo. Si provi dunque il Papa, se ci riesce, con i verbi “forti” giuridici e con il plurale maiestatico pontificale necessari in tali casi (“Noi stabiliamo, decretiamo e dichiariamo”, “Nos statuimus, sancimus et declaramus”), a dogmatizzare una qualsiasi delle inaccettabili e fellonesche novità di cui vuol riempire la Chiesa: essendo il dogma infallibile, portando sopra il fuoco del dogma i suoi sogni, la Chiesa sarà infallibilmente garantita della perfetta e adamantina bontà delle decisioni così enunciate. Ma se il Papa non riuscirà a enunciarle, tali sognanti novità – e non vi riuscirà punto –, vuol dire che esse, come si sa, erano false, e l’infallibile verità del dogma, anche inmoribus, le ha smascherate.

La drammatica rinuncia di Benedetto XVI

D. - Infine, nel ringraziarLa per la sua cortese disponibilità, Le chiediamo la sua opinione riguardo alla rinuncia al ministero petrino di Benedetto XVI.

R. - Anche quello è stato un atto che non si capirebbe se non venisse inserito nella generale e deplorevole de-dogmatizzazione data dalla «dislocazione della divina monotriade». Canonicamente corretto, muove però a tutte le perplessità se si prova a giustificarlo, perché sottrarsi alle difficoltà non sembra propriamente ciò che può permettersi il Vicario di Cristo. Esso è l’ultimo degli atti con cui oggi la papalità è stata declassata, snervata della sua pienezza soprannaturale, della sua potenza di autorità somma e di autorità somma in quanto ricettiva di un mandato divino. «Pasci i miei agnelli». «Rinuncio». La rinuncia è un atto umano che l’uomo compie proprio in quanto si è del tutto liberato dell’aiuto di Dio. È un atto senza alcuna vicarietà. E non solo manca il logos, in esso, perché non c’è nessun insegnamento, nessuna ragione e nessuna giustificazione, tutte proprietà del logos, ma manca anche l’amore nel senso suo proprio: la caritas di dedizione, quello che viene chiamato “amore altruistico”. Tale perdita è una tipica conseguenza della «dislocazione», perché quando il pensiero che pensa l’ente viene spostato oltre l’ente, e l’ente non è più pensato, ma vale per ciò che è, quell’ente perde le connotazioni e le determinazioni che riceveva dal pensiero che lo pensava, perde la sua identità. L’amore, non più pensato dal Logos divino, diviene un’accozzaglia confusa: ora questo, ora quello, ma mai il giusto. O davvero si pensa che Benedetto XVI abbia rinunciato al proprio ufficio per non mettere in difficoltà la Chiesa con il sopravanzare della sua vecchiaia? avremo dunque altri Papi cosiddetti “emeriti”? Il suo successore non lo esclude. Ma ciò significa solo che se un evento eccezionale diviene la regola, toglie alla regola precedente la forza che la sosteneva, e l’ufficio del papato diviene un ufficio come un altro. Questa poi è una rinuncia a metà, e lo stesso rinunciante affermò (all’Udienza generale del Pontificato, 27-2-13) che il suo sarebbe stato, da quel momento in poi, un munus papale “passivo”, cioè un potere papale, in contrapposizione a quello attivo che avrebbe esercitato il suo successore. Ma non si può dare un munus “passivo”: un esercizio di potere o si fa o non si fa, ma quando non si fa si è fermi, e anche la sua potenza, che lo rende appunto potenzialmente in essere, dev’essere azzerata: in caso contrario non c’è rinuncia, ma sospensione della cosa. Che l’atto sia alquanto confuso lo si riscontra anche dalla veste, che è rimasta fondamentalmente quella papale, confondendo la gente, che in effetti parla di “due Papi”: Celestino V rinunciò anche alla veste, e riprese quello dell’eremo. Benedetto XVI avrebbe dovuto riprendere la sua veste da cardinale. Sempre ammesso che la sua rinuncia, oltre che canonicamente ineccepibile, fosse anche moralmente giustificabile. Lo era? Ho le mie riserve: «Pasci i miei agnelli». «No. Rinuncio». [Ne abbiamo parlato in diversi articoli. Più recentemente qui. Dal motore di ricerca sono accessibili molti approfondimenti.]

Vi ringrazio qui di questa intervista e delle molto interessanti domande che mi avete proposto, perché ciò mi ha permesso di mettere ulteriormente a fuoco concetti che ritengo possano avere una qualche importanza, nel loro che, per la nostra amata Chiesa, per la nostra tribolata civiltà, per il mondo stesso, forse, mai però da me sviluppati prima nelle direzioni qui prese.
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Nota di Chiesa e post-concilio.
1. Aggiungo che del linguaggio de-dogmatizzante e degli altri punti controversi del concilio ho parlato in due capitoli del mio libro: Maria Guarini, La Chiesa e la sua continuità. Ermeneutica e istanza dogmatica dopo il Vaticano II, Ed DEUI, Rieti, maggio 2012, pag. 240, Euro 21. Indice consultabile qui.
Disponibile a Roma presso la Libreria Leoniana Via dei Corridori, 28, - Telefono: 06 6869113 - Fax 06 683 3854 - e-mail: leoniana@tiscali.it
Oppure può essere richiesto a maria.guarini@gmail.com

59 commenti:

  1. Osservazioni interessanti. Linguaggio per specialisti. Ma non è l'unica voce fuori dal coro.

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  2. Mi chiedo se questi ottimi libri non arrivino mai sulla scrivania del Papa, in modo che leggendoli potrebbe capire di sbagliare, se invece sbaglia consapevolmente e maliziosamente, rendersi conto che molti cattolici hanno capito il giochetto.

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  3. Mi pare che Radaelli rimanga nel solco tracciato dal suo illustre maestro , con tutto ciò che vi è di buono in larga parte dell'analisi storica e un qualcosa di meno buono , dal punto di vista cattolico , per ciò che riguarda le conclusioni.
    Siamo infatti sempre allo stesso punto. Essere portati sull'orlo del precipizio dal riscontro oggettivo di una crisi e non trovare altro sistema per uscirne che saltando giù..(vedi qui e qui).

    un libro che nel suo aspetto superficiale suonava e suona innegabilmente tradizionalista, ma il cui fine profondo era ed è di inserire la maggiorparte dei lettori in una dinamica centrifuga rispetto alla Chiesa post-conciliare (ossia alla Chiesa sic et simpliciter), e di portarne una minorparte sulla soglia del ‘sogno alternativo’, o ‘della nuda gnosi’

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  4. Molto importante ed interessante. L'unica cosa che non condivido è l'ineccepibilità e dunque la validità canonica delle dimissioni, ma questo è un argomento esplosivo.. che credo ormai stia per scoppiare. E mi pareva che nei giorni immediatamente successivi all'elezione di Bergoglio anche Radaelli concordasse. Comunque grazie dello splendida intervista.

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  5. Visto che si parla di libri segnalo anche in questo post il nuovo libro di Socci dal titolo "Non e' Francesco" edito da Mondadori e in vendita dal prossimo 3 ottobre. Un libro di quasi 300 pagine nelle quali, fra l'altro, sembra che l'autore metta in dubbio la validita'del Conclave che si sarebbe svolto in violazione di alcune norme della Universi Dominici Gregis. Oltre naturalmente a sottolineare i problemi che pone l'attuale pontificato sui temi che vanno dai principi non negoziabili all'arrendevolezza nei confronti di ideologie e forze anticristiane.

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  6. Ottimo! La ringrazio tanto, Sig. Radaelli...

    Romano

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  7. Je partage entièrement les réflexions, toujours profondes, toujours bien argumentées, d' E. M. Radaelli, notamment celles concernant la déplorable abdication du "très conservateur" (selon certains !) Benoît XVI.

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  8. Non praevalebunt23 settembre, 2014 11:51

    Gli arrivano sulla scrivania, ma essendo il mobilio della Domus Santa Marta in compensato e non in legno massello come nei mobili del palazzo apostolico, inevitabilmente vanno a finire nel raddrizzare qualche tavolo traballante...

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  9. Per Angheran:

    Quello che innanzitutto secondo me va messo in luce e non sottovalutato con considerazioni svianti e non provate, è l'indiscutibile merito di Amerio, di aver saputo cogliere immediatamente, in quanto vedeva discutere proporsi e attuarsi, le "variazioni" ben enucleate e documentate sia nella dottrina che nella prassi ecclesiale.
    Ma il suo merito principale sta nell’interpretazione del Vaticano II non come discontinuità: egli ha escluso infatti il concilio come svolta, rottura con la tradizione, quasi che da esso fosse nata una Chiesa diversa da quella fondata da Cristo.
    Amerio, con grande lucidità acribia e profondità di elementi non solo filosofici ma anche scritturali illustrati dalla sua lettura sapiente e molto articolata, ha affermato come le "variazioni" non hanno toccato le "essenze e ciò non può accadere nella Chiesa per una legge che le è intrinseca.

    Al punto in cui siamo, però, francamente mi fa tremare il fatto che quanto non può accadere de iure, stia però accadendo de facto. E mi chiedo fino a che punto sia sostenibile questa de-formazione e cosa dovrà o potrà succedere per "ripareggiarla".

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  10. Gli scritti di Amerio contengono riflessioni dense e pertinenti, porte con garbo teoretico e con un pensiero costruttivamente cattolico, che permettono di cogliere molte delle variazioni antropologiche e prima ancora metafisiche all'origine dell'attuale crisi.

    Il merito di Radaelli, sta nell'aver sviluppato il pensiero ameriano dall'angolatura della sua particolare indagine di "estetica trinitaria".

    Un commentatore l'ha definita specialistica e di fatto lo è, ma da un versante molto illuminante, per ricordarci che pessima estetica e pessima teologia vanno di pari passo. E che recuperare il Bello equivale a recuperare il Vero e viceversa.

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  11. leggete questo testo, ascoltatelo, riflettete, mettetevi all`ascolto, sentite come quelle parole risuonano in voi, che cosa vi dicono di voi, della vostra vita ecc.ecc.

    Questa è una coloritura molto ignaziana ed esistenziale, che è ineludibile; ma che è un momento. E il discorso non finisce lì, ma va inserito nel contesto oggettivo e immutabile della Rivelazione Apostolica e di ciò che la Parola è perché si possa davvero ascoltare e accogliere - per mettere in pratica fedelmente - ciò che davvero essa dice a ognuno di noi nella Chiesa.
    E' un discorso importante e complesso che non può esser liquidato in quattro battute in questo modo. Mi spiace non aver il tempo adesso e di limitarmi ad una risonanza immediata e non meditata. Ma ci tornerò sopra al più presto.

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  12. Mi spiace fare stecca nel coro, ma certe obiezioni hanno la loro utilita' ( comunque giudicate voi ). Ho letto il libro del prof. Radaelli con grandissimo interesse, come gia' quello del suo maestro Amerio; tuttavia un elemento appanna il mio consenso, che altrimenti sarebbe entusiastico. Il testo di fatto sembra dare a intendere che Gesu' e' venuto nel mondo prima di tutto per insegnare una teoresi; altissima, pero' pur sempre teoresi. Sgomenta o almeno da' da pensare il fatto che Radaelli procede con una logica serrata ( e in questo nulla di male ) partendo da una premessa teologica rigorosa, vale a dire il dogma trinitario. Ora, per quanto ne so, tale dogma e' stato fissato compiutamente solo nei grandi concili del IV secolo, da Nicea in poi. Le premesse sono gia' nel Nuovo Testamento, molto piu'nitide di quanto non pensassi un tempo, ad esempio nella formula battesimale trinitaria di Matteo 28,11. Tuttavia rimane il fatto che l'elaborazione teoretica venne dopo, e ancora piu' tardi il riconoscimento delle tracce della vita trinitaria nella realta' creata, come in sant'Agostino. Di solito PRIMA si e' affascinati dalla figura e dalle parole sublimi di Gesu'( soprattutto il Discorso della Montagna),POI si passa alle formule in cui la Chiesa a scopo pastorale-catechetico ha condensato la dogmatica ( ad es. "Dio e'uno e trino"; Gesu'Cristo e' vero Dio e vero uomo"). Non so quanti abbiano colto l'unicita' del Cristianesimo attraverso il rigore e lo splendore della teoresi ( ad esempio nel "Paradiso" di Dante ). Le difficolta' sono accentuate dal fatto che il "modello generale" del cosmo e della Natura appare nettamente mutato a partire dalla "rivoluzione copernicana": dal "fissismo" allo storicismo, evoluzionismo, variazionismo, con il detonatore del criticismo razionalista. Radaelli parla come se vivessimo ancora nel Medioevo e non fossero ancora venuti Darwin, Freud, Nietzsche, Renan, Loisy e tutti gli altri "maestri del sospetto" che falcidiarono la gioventu' acculturata proveniente dalle famigli cattoliche fin dai tempi di Voltaire e come un fiume in piena alla fine dell'800. Il primo Modernismo scaturi' da queste difficolta'. Occorreva reprimere, come fece san Pio X, ma anche dare risposte puntuali e soddisfacenti con un pensiero critico positivo che superasse il pensiero critico negativo. Siccome questo lavoro e' stato fatto in misura inadeguata, si e' passati al palliativo dell'"esperienzialismo" come metodo catechetico privilegiato ( ma alla lung fallimentare ).

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  13. E' evidente a tutti che Bergoglio ha una strana idiosincrasia per il sacro e per il bello. E anche per la dottrina e per il dogma. E la sua di ermeneutica, qual'è?

    Radaelli afferma:
    ".... Questa terza ermeneutica [mi pare quella di Amerio che lui condivide], né “continuista” come la scuola ratzingeriana, né “di rottura” come la bolognese e la sedevacantista, ma “falso-continuista”, cioè sostanzialmente equivoca, non è considerata da nessuno, né tra i “vaticansecondisti”, come si può capire, né, stranamente, tra i tradizionisti, ma è l’unica vera:..."

    Mic, lei non è tradizionista? E non ha parlato più volte dell'ermeneutica ambigua di Ratzinger?

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  14. Radaelli lo dice nel suo libro perchè è ambigua?

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  15. L'interpretazione ratzingeriana del concilio v2 è sopratutto un compito, non una semplice lettura. I punti echivochi vanno chiariti dal lavoro dei teologi come pe. Lanzetta e lo stesso Ratzinger e dal magistero dei papi che sono papi e magari da un nuovo concilio. L'ho sempre capito così.

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  16. Personalmente trovo le parole di Radelli di una chiarezza e di una logica stringente, nient' affatto specialistiche, oggi ormai sempre più rare, e capisco molto di più lui che certi giornalisti, politici, bloggers ed, ahimè, Pastori della Chiesa cattolica.
    Venendo alle "ultime da S.Marta": se io leggo il Vangelo, quando i Farisei interrogano Gesù sul matrimonio e divorzio( detto allora ripudio) leggo parole di una chiarezza " accecante": Dio li ha creati maschio e femmina, per questo l' uomo lascera' la sua casa e la donna pure, e si uniranno in un sol corpo ed anima sola, e saranno un' unica cosa, e l' uomo non osi separare cio' che Dio ha unito.Capisco il significato e, riflettendo sulla mia vita, dico: bene ho fatto a sposare indissolubilmente l' uomo che Dio mi ha dato la Grazia di trovare, e quindi Lo pregherò e ringrazierò e chiederò di essere aiutata per continuare ad amarlo , onorarlo e servirlo nella buona e cattiva sorte, finche' morte- il più tardi possibile spero- non ci separi.
    Ed allora che me ne faccio, che se ne fa la Chiesa dI un Sinodo sulla famiglia, quando quel che serve di sapere e' tutto già li' , nella parola di Nostro Signore perché " dobbiamo farla difficile" ?
    Questo usando l' esempio del matrimonio, vista l' attualita', ma ce ne sarebbero molto altri, tipo: "chi vuole salva la vita eterna, prenda la mia croce, e mi segua" . La Croce, quindi le difficoltà, le tragedie, i
    dolori della vita terrena, non la" ricerca della felicita' " sec. Costituzione USA o Cardinal Kasper. E la Croce, non la stella a sei punte o la scimitarra).
    Ma il VdR si ascolta quando parla ?
    Rr

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  17. Anonimo,

    Grazie per questa osservazione.
    E' vero che ne ho parlato ripetutamente. Recentemente ho condensato qui questa ed altre considerazioni. Credo non più eludibili.

    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2014/07/concilio-reale-virtuale-e-ermeneutica.html

    Ricordo che l'articolo è stato ripreso da de Mattei, che dimostra così di condividere. Del resto il mio discorso si innesta anche su sue puntuali analisi. E, però, manca ancora lo sviluppo successivo.

    Di fatto Radaelli, col suo termine "falso continuista", mi pare possa intendere questo.

    Ricordo di averne parlato a voce anche con lui; ma non siamo arrivati ad una conclusione, nel senso definitorio che ho esposto, che spero e mi auguro possa venire anche da altri. Perché penso che è da qui che bisogna proseguire.

    Infatti, se non ci si intende sul significato del termine tradizione (e conseguentemente del Magistero), che è stato sovvertito partendo dalla nuova concezione di Chiesa nata dal concilio - che ha spostato il fulcro di tutto dall’oggetto al soggetto e àncora la tradizione allo storicismo - continuerà il "dialogo tra sordi" e non si arriverà da nessuna parte.

    Umanamente parlando, mi pare che siamo a questo punto....

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  18. Mi riprometto di interpellare padre Lanzetta, che è un interlocutore già in relazione sia con de Mattei che con Radaelli.

    Non ho ancora concluso la lettura del suo ultimo libro molto ponderoso e articolato. Cercherò, intanto, di vedere se riesco a dedurlo da lì.

    E speriamo che il discorso possa proseguire con apporti ulteriori.

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  19. Vedo che Luiz (leggo ora il suo intervento, letto e pubblicato dopo aver inserito il mio precedente) nomina giustamente p. Lanzetta, così come era venuto in mente a me.
    De Mattei è pur sempre uno storico (credente e di solida formazione, ma il suo approccio è da storico), Radaelli è essenzialmente un filosofo, anche se ben introdotto alla "vera e falsa teologia" di Livi.

    Credo che p. Lanzetta sia uno degli interlocutori più validi per tutti.

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  20. OT:

    Comunicato della Sala Stampa


    "Si è svolto oggi, martedì 23 settembre dalle ore 11 alle ore 13 in un clima di cordialità presso la sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’incontro tra l’Em.mo Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e S.E. Mons. Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternità Sacerdotale S. Pio X. All’incontro erano presenti gli Ecc.mi: Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, SI, Segretario della medesima Congregazione, Mons. Joseph Augustine Di Noia, OP, Segretario Aggiunto e Mons. Guido Pozzo, Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, nonché gli assistenti della FSSPX Rev.di Niklaus Pfluger e Alain-Marc Nély.

    Durante l’incontro si sono esaminati alcuni problemi di ordine dottrinale e canonico e si è inteso di procedere per gradi e in tempi ragionevoli verso il superamento delle difficoltà e l’auspicato raggiungimento della piena riconciliazione."


    http://press.vatican.va/content/salastampa/fr/bollettino/pubblico/2014/09/23/0667/01479.html

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  21. "… con tante spiegazioni che nessuno capisce… " (Bergoglio, ce matin).

    La méthode de Bergoglio est simple, archi-simple, elle consiste à dévaloriser tout ce qui l'a précédé.

    Un clown, Bergoglio ? Non, un batteur d'estrade, un fier-à-bras mitré.

    Le monde, la tradition, l'Église, la papauté, la parénétique chrétienne, tout commence avec lui.

    « Mesdames et messieurs, vous allez voir ce que vous allez voir, c'est moi qui vous le dis ! »

    C'est, du reste, un vieux truc des modernistes, qui n'aiment que ce qu'ils inventent ou affabulent, en montrant leurs biceps pour impressionner les nigauds.

    Ainsi je lisais récemment, sous la plume de Congar — autre "luminaire" à la réputation absolument surfaite —, qu'avant Vatican II l'Église était "un ghetto".

    L'Église catholique, un ghetto, rien moins !

    Et que, grâce à Vatican II, elle a cessé de l'être : "elle ne forme plus un ghetto à part" ("La crise dans l'Église et Mgr Lefebvre", Le Cerf, 1976, p. 79).

    Si l'on voulait mettre à la queue leu leu toutes les imbécilités que ces baratineurs nous servent, à toute heure du jour, depuis 50 ans, il y aurait de quoi remplir autant de volumes que la patrologie de Migne…

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  22. Mi stò leggendo ""La Chiesa ribaltata"" e stò cercando di analizzare alcuni punti (soprattutto i punti 20 seconda parte e 50c e 50d). Prima vorrei parlarne a Mons. Livi (del quale però non sò come rintracciare; se La Dr.ssa Guarini, nella Sua bontà mi facesse avere la possibilità, almeno dell'email per contattarlo, - con infiniti ringraziamenti, - nella mia email).
    dopodichè potrei fare qualche commento, riallacciandomi anche a Iota Unum. Grazie.

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  23. Bernardino, hai letto la prefazione di Livi al libro di Radaelli? Non la trovi un capolavoro?
    Dopo aver letto la sua recente intervista pubblicata qualche giorno fa nel passaggio sul concilio, cosa ti aspetti che ti dica?

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  24. Non praevalebunt23 settembre, 2014 15:56

    leggo ora il comunicato sopra.
    Chiedo ora a voi: perché Papa Bergoglio usa quella che in politichese si chiama"politica dei due forni" e con i FI si comporta in un modo e con FSSPX in altro? Inoltre se se vogliamo bene alla comunità SPX, vista l'aria,che tira dalle nostre parti, dobbiamo auspicare che si riconcilino o forse é meglio per la Chiesa tutta che rimangano nella situazione attuale?

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  25. dobbiamo auspicare che si riconcilino o forse é meglio per la Chiesa tutta che rimangano nella situazione attuale?

    Domanda da fare non a noi stessi e neppure ad un blog, ma al Signore, in preghiera...

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  26. Raoul, dicendo:

    "Forse noi l’abbiamo fatta un po’ difficile, con tante spiegazioni che nessuno capisce, ma la vita cristiana è così: ascoltare la Parola di Dio e praticarla»."

    Papa Bergoglio non scredita e svaluta solo chi lo ha preceduto ma sta anche disprezzando i fedeli cattolici assimilati ad un branco di ignoranti, con due neuroni che si corrono appresso.
    Beh, che qualche decennio di insegnamento post-conciliare ha formatato una massa di ignoranti è una ben triste realtà ma se i cattolici son diventati ignoranti( non tutti per fortuna, per impegno personale , grazie a degni pastori e maestri) e non capiscono più le basi della nostra Fede, non è perchè son state spiegate loro in modo complicato ma perchè non son state più spiegate in modo corretto, son state distorte, calpestate, adattate al linguaggio moderno.
    E temo che non sarà papa Bergoglio, con il suo linguaggio, a migliorare la situazione.

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  27. M. Raoul,
    Mes compliments. Mais, pour les non francophones, ces qui ont etudie votre belle langue a l' ecole il y a de siecles, pourrez vous expliquer ces mots " nigauds" et "baratineurs" ?
    Merci
    Rr

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  28. Nigauds=gonzi baratineurs=menzogneri

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  29. Mic adesso capisco perchè certi normalisti chiamano lei tradi-protestante e Livi e Radaelli no. E propio in riferimento a questa intervista.
    Anonimo14:34

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  30. Anonimo,
    francamente: Chissene...

    In corso attualmente dibattito su RAI1 "La vita in diretta". Argomento del giorno: comunione ai divorziati tutto sbilanciato su diritti e tenerezza...

    Se ne parla ovunque come fosse la cosa più importante del momento. Di certo è la breccia più comoda per chi si riempie la bocca di 'sentire' e di diritti. E di tutto si parla tranne che della realtà e del significato del matrimonio sacramentale (insegnamento=0), che dovrebbe precedere ogni ulteriore considerazione.

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  31. Gent. mo Franco, mi permetto come spesso di estrarre un tuo passaggio, perchè sempre mi colpiscono, e di dare uno stimolo....

    Fr: "Radaelli parla come se vivessimo ancora nel Medioevo e non fossero ancora venuti Darwin, Freud, Nietzsche, Renan, Loisy e tutti gli altri "maestri del sospetto" che falcidiarono la gioventu' acculturata proveniente dalle famigli cattoliche fin dai tempi di Voltaire e come un fiume in piena alla fine dell'800. Il primo Modernismo scaturi' da queste difficolta'."

    Radaelli parla perchè ha presente, tra le molte altre cose, l'assoluto e l'eterno della fede.

    La gioventu' acculturata proveniente dalle famiglie cattoliche fin dai tempi di Voltaire perchè ha creduto a Voltaire & co. e non al cattolicesimo da cui provenivano? Sono rimasti abbagliati dalle sirene dei cattivi maestri. Ma questo è un problema di fede dei singoli, non una mancanza del lavoro di Radaelli.

    Infatti, per un credente, nel senso vero, per uno che crede, per uno che è stato "preso" da Gesù Cristo, per uno che si è innamorato di Dio, cosa possono mai le falsità di Darwin, Freud, Nietzsche, Renan, Loisy, alla fine dell'800 o adesso?

    Avrebbero scalfito Dio? Diminuito di fatto Gesù?

    Per Radaelli o per un credente sincero di fatto sono storicamente venuti Darwin, Freud, Nietzsche, Renan, Loisy...embeh?! ma non cambiano certo le cose sacre di Dio! A meno di voler far dipendere la nostra fede dalla sola speculazione umana, quella che va per la maggiore al momento.
    Ma la fede doverebbe esser fondata su altro tipo di Roccia.

    Da ragazzo ai tempi di liceo e i primi 2 anni di università non ero credente. Poi mi convertii....
    e i tizi citati per quanto li conosca e in parte alcuni di essi siano anche materia di studio, non ostacolano in alcun modo la fede. Mi tediano, più che altro.

    Questo non significa che vivo nel medioevo, ma che non vedo perchè la fede contemporanea (se vera fede) debba essere scalfita da questi eresiarchi.
    Ora, anche senza mettersi lì a esaminarli uno a uno, questi soggetti avranno cambiato in parte alcuni settori ideologizzati e interessati del mondo "di fuori" ma non il cuore della vera Chiesa....

    papa Francesco dice in questi giorni di leggere la Bibbia, crederla e metterla in pratica. bene: Darwin, Freud, Nietzsche, Renan, Loisy vi si oppongono in più maniere, quindi sono automaticamente falsi. punto :)

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  32. @ Rr. Mi piacerebbe assistere a un dibattito fra il prof. Radaelli, filosofo cattolico tradizionalista, con propensione alla metafisica, e il prof. Veronesi, medico oncologo, laicista con tendenze filantropiche e con grande presenza massmediatica. Veronesi, che dice di essere cresciuto in un ambiente molto cattolico ( rosario quotidiano ) e' ovviamente evoluzionista e sostiene che la natura biologica, nelle sue espressioni psicofisiologiche, non e' immutabile. In particolare la divisione di ruoli fra maschio e femmina, necessaria nel mondo pretecnologico ( il maschio a caccia, in battaglia o all'aratro, la femmina in casa coi figli, vicino al fuoco, nel pollaio, nell'orto ) e' destinata ad appiattirsi ( ragioniere e ragioniera svolgono le stesse operazioni al computer, con gli stessi risultati ), influendo sul regime ormonale e quindi, alla lunga, sullo stesso assetto fisico ( e gia' da subito sui modelli di aggregazione familiare ). Del resto, continua il professore, se l'uomo e' un animale, sia pure il piu' evoluto, risponde alle leggi di variazione del mondo animale, in cui vi sono vari modi di trasmissione del seme, anche senza contatto fisico, con una sola madre che partorisce per tutta la comunita', come l'ape regina nell'alveare; ci sono perfino animali che cambiano sesso e animali con riprofuzione partenogenetica. A mio immodesto parere, per difendere e "salvare" la distinzione fra maschile e femminile non puo' bastare la pur eccellente metafisica del prof. Radaelli: occorre un pensiero filosofico e teologico, contiguo e collegato non episodicamente con quello scientifico, tale da sviluppare un'idea della "polarita'" fra la forza ( non priva di tenerezza) e la tenerezza ( non priva di forza ); polarita' con valenza cosmica, e risonanza antropologica, come adombrato nel concetto di "eterno femminino" che in ambito cattolico ha la sua piu' alta espressione in Maria, regina del cielo e della terra ( cosi' perfino nel "Faust" di Goethe, in cui c'e' la scena del trionfo di Maria ).Il tentativo di sviluppare simili concetti venne fatto all'inizio dell'800 nella breve stagione del Romanticismo cattolico o cattolicizzante, come in Schelling, con la sua "Naturphilosophie", da parte di pensatori come Franz von Baader, ingegnere minerario e filosofo, che scrisse testi di "Filosofia erotica" ( nel senso buono, non in quello delle "luci rosse" ). Questi sforzi furono fatti in ambiente germanico e particolarmente in quello bavarese. Qualche abbozzo di questa "filosofia della polarita' si trova in Romano Guardini e sprattutto in Eric Przywara, il maestro di von Balthasar.
    L'argomento scritturistico e'valido per un credente, ma nel dibattito con i laicisti e' purtroppo un'arma spuntata. Se non lo si comprende si casca dal pero sentendo che il 92 per cento dei parlamentari italiani e' favorevole al divorzio breve.
    Non credo proprio che la crisi di incidenza della cultura cattolica potra'essere superata SOLO con la metafisica.Non e' un caso che il prof. De Mattei, come vicepresidente del CNR, abbia organizzato un convegno antievoluzionistico e antidarwiniano, per il quale e' stato sottoposto a lapidazione mediatica. Scusate la ripetizione, ma ritengo doveroso indicare quello che e' per me il vero nocciolo del problema.

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  33. A parte che il mondo scientifico, anche escludendo il Prof. De Mattei, non è tutto darwiniano ed evoluzionista....

    Il punto è anche capire di che levatura sono gli eventuali interlocutori del dibattito, qui di seguito per es. Veronesi sopra citato:

    http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_23/veronesi-amore-gay_cba482c8-9d92-11e0-b1a1-4623f252d3e7.shtml


    http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1304138/Umberto-Veronesi---I-bisessuali-domineranno-l-umanita-.html

    a volte ci si domanda se meritino pure una risposta teologica o filosofica, quando al posto di un preteso dibattito scientifico si leggono vaneggiamenti

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  34. caro Franco, ho capito quel che dici, ma mi fai più vispa teresa di quanto non sia.

    Detto quanto sopra su Veronesi (di cui bisognerebbe esaminare anche la formazione, le idee politiche, le recenti scelte dell'OMS, un certo tipo di scienza "massonica", mica è tutta scienza "pura", ne esiste anche una ideologizzata, mirata), non sono caduto dal pero nemmeno sentendo che il 92% dei parlamentari italiani e' favorevole al divorzio breve.

    Pensavo anche di più, che fossero favorevoli al 99%. Basta vedere la gran parte di loro quanto sia divorziata, basta conoscere la storia dei partiti politici e il perchè si arrivi in Parlamento e come......
    peggio basta pensare cosa s'intenda oggi per "essere cattolici" nel senso comune: "dare un nome con il Battesimo", "sposarsi in Chiesa, luogo d'arte", e alla fine "avere un funerale con fiori in luogo d'arte"...Poi, per tutta la vita che passa in mezzo a quelle tappe, la maggior parte fa di testa sua:
    per una gran parte non solo di politici essere cattolici è questo.

    E non certo perchè non hanno approfondito Przywara...

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  35. ilfocohadaardere23 settembre, 2014 20:21

    Sig. Franco, mi denunzio infinitamente meno acculturato di lei, che- lo si vede, lo si"sente", lo si ammira financo...- ha proprio gusto (estetico)- e forse anche esigenza?- di continue, dotte citazioni a raffica, in un vero pot pourri intellettuale (o intellettualistico?) che a volte- nell'ignorante come il sottoscritto- sembra addirittura sconfinare nella "supercazzola prematurata" (ma lo ripeto, fuor d'ironia: la colpa è tutta e solo mia). Il suo modo di interloquire, non glielo nascondo, mi irrita, o meglio lo riconosco a livello epidermico come "pericoloso", perché totalmente confermativo (per identificazione, o analogia) della tendenza (tutta post illuminista, moderna sicuramente, e proprio della categoria dell'"intellettuale" laico) che, di fatto, ha in ultima analisi portato alla severa crisi filosofica e teologica- dottrinale della Chiesa,cui oggi assistiamo,e di cui in queste pagine tanti cattolici dibattono,tra speranza e sconforti.E' l'antropocentrismo,figlio della superbia, primo vizio capitale origine di molti (tutti?) i mali, è il mettere in discussione (Kant: Critica della ragion pura) il ruolo centrale della (vera) Metafisica, è la negazione della centralità di Dio, del Logos e del verbo, della Verità rivelata, nell'ambito di una speculazione in cui l'Uomo-auto-deificatosi- deve primeggiare, in uno sforzo prometeico di auto affermazione, o di soluzione delle proprie sfide.Il dire la Metafisica nel dibattito coi laicisti "non basta" è come dire "Dio non basta": è superbia umana. San Tommaso, a difefrenza di tanti altri "pseudo dottori" le cui idee vengono tenute in piedi solo perché utili a destrutturare, distruggere, negare il vero, VIVE,ancor oggi, nel pensare ed esprimere la fede di tanti, non per "propri meriti" inerenti l'apologetica o il suo proprio "pensiero", o libera interpretazione: Egli era Santo, Angelico, Ispirato.Esattamente come tutti quelgli uomini che si sono lasciati GUIDARE dalla metafisica (cioè da Dio), e non hanno ceduto- per grazia di Dio-alla tentazione di pensare a come fare per "risolvere i problemi", o rispondere ai quesiti che.....Dio non sa risolvere, ed ai quali non sa rispondere.....Oggi manca di recuperare la Metafisica perduta, altro che storie!

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  36. Gentle Dr.ssa, la prefazione è un vero capolavoro, hai pienamente ragione; mentre la leggevo, a volte rabbrividivo, e credo di capire quello che potrebbe dirmi; comunque mi incoraggerebbe di certo sui punti che citavo sopra, e mi sentirei più sicuro per i commenti.
    Comunque spero di incontrarti domenica e parlarne alla S.Messa delle 17,00 in quella chiesa.
    Comunque il Professore è in piena linea col Suo Maestro, questo spero me lo permetti.
    Inoltre cara Maria, credi che questi libri arrivino sulla scrivania di Francesco? e se si, cosa pensi ne faccia? li esamina?, li discute,? li analizza?, oppure sono come quei libri che si mettono nella parte alta della libreria? (non gli servono a niente).
    Ho visto che Mons. Oliveri ha avuto un malore, speriamo si tratti di cose passeggere, intanto preghiamo per Lui.

    RispondiElimina
  37. Caro Franco,
    Veronesi e' molto sopravvalutato, e si vende, e si fa vendere, bene. Il perché lo spiega Josh.
    Non posso dilungarmi, per motivi di segreto professionale e lealtà nei confronti di colleghi medici, ma, mi creda, non solo non e' tutto oro quel che luccica, ma manco stagno o ottone.
    Ricordo due dibattiti, uno tra l' allora Cardinal Ratzinger ed Asor Rosa, e l' altro tra Odifreddi e Monsignor Fisichella. Beh, se fossi stata atea, mi sarei convertita subito per stare dalla parte dell' intelligenza, ragion critica, logica aristotelica e scienza( nel senso di sapere) e cultura( nel senso lato del termine).
    Più vado avanti, più credo che facesse bene la Chiesa pre CVII ad avere il S.Uffizio e l' Indice dei libri proibiti, perché molti, oggi, non hanno le capacita' intellettuali e le conoscenze e competenze scientifiche, sempre in senso lato, per leggere anche un testo di letteratura, storia o filosofia a livello liceo classico. Figuriamoci teologia !
    Rr

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  38. Il testo di Redaelli e' disponibile come ebook su Fede e cultura a circa 6 euro, per chi legge i libri online.
    Rr

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  39. Bernardino ha detto:
    la prefazione è un vero capolavoro

    non ti avevo detto in che senso, ma avresti dovuto dedurlo dalla conclusione. ;)

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  40. @ Caro ilfoho... non sono affatto sorpreso della sua critica, anzi la mettevo in conto anticipatamente, per cui non ne sono minimamente irritato. Evidentemente corrispondiamo a tipi umani diversi, o abbiamo storie diverse. Il fatto e' che io, nel fare certi interventi diciamo... massicci ritengo di compiere un dovere ( pur consapevole della tentazione della superbia; d'altronde non sono nato "imparato" ). Il fatto e' che dopo un'infanzia molto devota, gia' a partire dai tredici anni mi sono sentito gravare addosso tutti i dubbi possibili e immaginabili sulla religione cattolica. Mi dicevo: e' meravigliosa, e' sublime... ma sara' anche vera? Anzi, e' mai possibile che sia l'unica vera ? Orbene, questi dubbi non erano uzzoli miei ma, come ho potuto constatare piu' che ampiamente, erano un portato inevitabile della cultura moderna e contemporanea, che un liceale e poi universitario non puo' non sentirsi addosso, a meno di non avere una grazia speciale: critica biblica dissolvente ( Gesu' solo un uomo divinizzato, forse nemmeno esistito, il Vangelo un ammasso di leggende o un copia e incolla da altre religioni... ); filosofie atee o agnostiche, comunque non cristiane; idea della scienza come dissolvitrice della fede, i credenti considerati come sempliciotti o ignoranti. Siccome la fede era per me un tesoro che non volevo assolutamente perdere, ho fatto come l'accademico di Francia Jean Guitton, amico di Paolo VI, il quale si era chiesto: ma io sono credente per eredita' di famiglia o no? Per cui affronto' il problema del Cristianesimo come se partisse dalla condizione di non credente. In tal modo pote' scrivere testi apologetici che furono utilissimi a molti. Ritengo di conoscere i percorsi mentali degli atei in molti settori, e trovo che in alcune questioni la risposta di parte cattolica sia evasiva o strutturata in modo inadeguato. Per questo soprattutto mi sono impegnato nello studio, non per il gusto dell'esibizione culturale. Si figuri che amo il bricolage e mi piace moltissimo intrattenere i bambini.
    Il fatto e' che per curare una malattia occorre fare una diagnosi esatta, con analisi diversificate e complesse. Poi, quando si e' trovata la soluzione del problema, si puo' semplificare con risposte standard, comprensibili anche ai non specialisti e tali da poter essere divulgate. In questo lo studioso non ha piu' meriti della vedova dell'obolo, povera e presumibilmente ignorante additata ad esempio da Gesu'.
    Le faccio presente che spesso la posizione di chi dice "sono credente e non voglio sapere altro" si accompagna a un atteggiamento di sottovalutazione o addirittura di disprezzo per chi la pensa diversamente ( atteggiamento d'altronde ancor piu'accentuata negli atei militanti ). Io le posso dire che quegli autori ( che ho citato per far vedere che non si tratta solo di mie elecubrazioni personali, non per altro ) sono spesso personaggi di grande spessore, che non possono essere presi sottogamba, tant'e' vero che hanno "infiltrato" l'intera cultura contemporanea, con inevitabile perdita di consensi della Chiesa. A questo proposito la invito a leggere "Il dramma dell'umanesimo ateo" di Henry de Lubac ( 1944 ) uno splendido libro in cui e' fatto un confronto fra il pensiero biblico e le posizioni di alcuni di quei tali. Se ho "contestato" l'illustre prof. Radaelli e' perche' penso che il suo pensiero sia come una rete con le maglie fortissime, ma che non puo' fermare pesci che si sono fatti molto piu' sottili e sguscianti rispetto al passato. Tenga presente che quanto sostengo dullo stato di "lavori in corso" sul concetto-pilastro di Legge Naturale si trova piu'volte affermato in discorsi importanti da Joseph Ratzinger, il quale a mio parere "ondeggiava" perche', pur essendo un cattolico viscerale, si rendeva conto della difficolta' del Cattolicesimo nel trovare risposte alle sfide odierne.

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  41. Franco, che la cultura contemporanea sia il precipitato di secoli di "dubbi" e di "sospetti" simili a quelli che toccano la ragione a qualunque età, è un fatto. Dubbi diffusi capillarmente anche da una cultura divenuta egemone per svariati motivi e circostanze più volte esaminati.
    Ma il dilemma è quello di sempre. Radaelli, come ogni credente - e lui usa lo strumento della la sua filosofia - non lancia una rete, ma esprime verità profondamente assimilate. Mi vien da dire semplicemente: chi è figlio della Verità le riconosce. Invece, il pesciolino sottile che sguscia, è quella punta di scetticismo o di autosufficienza, che non permette di abbandonarsi completamente a quel salto, rappresentato dalle fede in quel punto che va oltre la ragione.
    A qualunque livello culturale si sia pervenuti, c'è sempre un punto che richiede una purificazione ulteriore per poter andare avanti.

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  42. Ho Iniziato a leggere il libro, e mi sono accorta che il Prof. e' anche dotato di " vis" ironica, anche autoironica, sottile, ma riconoscibile. Il che rende la lettura piu piacevole e leggera. Nient' affatto " trombone" e compiaciuto.
    Rr

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  43. @ Stimatissima signora Guarini, il cui carattere si riconosce dalla voce ( NB e' una constatazione, non una "captatio benevolentiae" ), in guerra ci sono situazioni in cui arrendersi e' vilta', altre in cui arrendersi e' buon senso e valutazione realistica delle proprie forze. Cosi' anche relativamente ai contenuti dottrinali della fede: in alcuni casi si puo' e si deve cercare di inoltrarsi nella ricerca delle ragioni, altre in cui la nostra ragione deve fermarsi. Ho un'eta' abbastanza elevata e una esperienza di studio sufficientemente ampia per accettare che a un certo punto bisogna inchinarsi al Mistero. Del resto anche gli atei hanmo degli enigmi, su cui solitamente non vogliono soffermarsi. La fede nasce solitamente da un'intuizione, accompagnata da una certa tonalita' affettiva, che pero' corrisponde a una struttura precisa e oggettiva. E' come per la grande musica, che puo' essere ritenuta tale anche da semplici ascoltatori, toccando loro il cuore, ma il cui "segreto" puo' essere colto anche intellettualmente, da chi conosce armonia e contrappunto.
    Ci si potrebbe, mi potrei fermare alla "fede del carbonaio" se non fosse per la situazione rappresentata nell'intervento di Alessandro Gnocchi di cui sopra: attacco dall'esterno e fiacca difesa ( o peggio ) dall'interno. Le citazioni non tanto come penne per fare la ruota del pavone, quanto come indicazioni di autori che possono fare da piste-filo di Arianna nel labirinto della problematica contemporanea. L'intellettualismo non crea la fede, tranne che in rari casi come quello di Edith Stein, ma puo' togliere i problemi - macigni che impediscono l'accesso alla fede, come fu per Simone Weil e Oriana Fallaci, "impastoiate" dal problema della presenza del male in un universo creato da un Dio buono. Un problema di teodicea; si puo' considerare superbo chi vuole aiutare in questo se stesso e anche gli altri?

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  44. La dislocazione del Verbo dopo lo Spirito Santo operata dai vaticanosecondisti consente loro di distrarre le loro menti dall'universale al particolare (vedi le eccezioni da applicare ai dogmi, come ad es. l'indissolubilita' del matrimonio da infrangere secondo i promotori del Sinodo), di abusare del termine coscienza (luogo di incontro con Dio scelto per la loro comodità di sfuggire ai comandamenti ed ai precetti) e così relegare nel ricordo i due misteri fondamentali della nostra fede, cioè Unità e Trinità di Dio e Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, attraverso il memoriale dell'ultima cena al posto della Santa Messa.

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  45. Interessante recensione di Piero Vassallo

    http://pierovassallo.blogspot.it/2014/09/la-chiesa-ribaltata.html?m=1

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  46. Oltre alla dislocazione della Divina monotriade, già così indagata da Amerio e Radaelli, dai sintomi agli effetti, quindi la dislocazione del Verbo dopo lo Spirito Santo, c'è anche una più banale osservazione: da tutto consegue certo un falsare il Verbo, il Logos e lo Spirito Santo e i loro ruoli, come ben è stato spiegato in più sedi.

    Ma c'è anche di più nel vaticansecondismo:
    lo Spirito Santo per es. nelle Scritture si fa intendere anche come Spirito di Cristo (Romani 8,11; 2 Corinzi 3,3; 1 Pietro 1,11 ), certo,
    anche come Spirito d'Amore, sì,

    ma anche come > Spirito di Verità (Gesù stesso in alcune occasioni lo chiama così; Gv 14,17; Gv 15,26; Gv 16,13
    "Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera" ),
    quella discesa di ardore, vigore spirituale, ma anche di Verità, che quando fu data a Pentecoste tolse il velo alla comprensione delle S. Scritture e sulle realtà più complesse della fede (velo che gli Apostoli ancora avevano) e questo Paraclito è quello che convince della Vita Eterna, della salvezza, del Giudizio, di tutte le verità di fede (non è dunque solo un "amore" e basta).

    «insegnerà» e «ricorderà», «renderà testimonianza», «guiderà alla verità tutta intera»

    «Egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato».

    Ecco che quanto a Spirito di verità, nella temperie vaticansecondista resta poco.... è citato come spirito d'amore (con l'amore nel senso più vasto e contemporaneo del termine), ma non come Spirito di Verità.

    A voglia cercare di inanellare le perle di Chardin, von Balthasar o Rahner.

    Se davvero tutto quell'atteggiamento fosse stato ispirato dallo Spirito di Verità non ci sarebbero stati colossali sbandamenti relativi alle verità di fede di sempre, se pensiamo con cosa sono "condite" le "verità" dei novatores.

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  47. Quanto al tentativo costante dei novatores di de-ellenizzazione della sapienza cristiana da parte della teologia conciliare e post-conciliare -citta da Vassallo, ripresa da Radaelli- è nei vaticansecondisti quasi un ennesimo ribellarsi a Dio, per un semplice motivo:
    il Padre mandò il Figlio in un luogo e momento precisi della storia, nella "pienezza dei tempi", che era una temperie spaziotemporale ben caratterizzata, in un luogo a sua volta crocevia, di cui Dio, Signore anche della Storia, ovviamente, aveva presente le caratteristiche.

    Ma è fin da Tyrrell che si considera nocivo l’influsso della filosofia greca sul cristianesimo e di lì per tutti i modernisti si passa al depurare la fede dall'aristotelismo poi anche da S. Tommaso; l'altro passo è avvicinarla al vecchio o nuovo ebraismo; altro passo è prendersela con la "Chiesa Costantiniana" per diminuirne il portato politico-sociale, togliendole libertà d'azione; altra tappa è prendersela con Concilio di Trento e di lì mettere in forse tutta la Chiesa "preconciliare" tramite un'impostazione storicistica ridicola;
    l'ultimo passo è trasformare il Cristianesimo in dottrina aperta, disancorata da tutto, non incarnata, perciò irrilevante.

    i massoni ringraziano, ovviamente, le "rivoluzioni" fatte dall'interno, in cappa e tiara.

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  48. @ Mic

    "Amerio, con grande lucidità acribia e profondità di elementi non solo filosofici ma anche scritturali illustrati dalla sua lettura sapiente e molto articolata, ha affermato come le "variazioni" non hanno toccato le "essenze e ciò non può accadere nella Chiesa per una legge che le è intrinseca".

    Quest'aspetto secondo me non è così chiaro in Amerio (e di conseguenza in Radaelli). Alla riedizione di Iota Unum , avvenuta in contemporanea da due case editrici , vi furono infatti due prefazioni diverse , dovute alla difficoltà di uscire dalla contraddizione.

    @ anonimo

    "Radaelli lo dice nel suo libro perchè è ambigua?"

    Beh , dice anche di peggio..

    Ma con effetti, alla lunga, simili a quelli che può avere un aromatico e corposo vino rosso al metanolo (già i duri attacchi al Sommo Pontefice e a Ratzinger da parte di Radaelli dovrebbero far sorgere qualche dubbio ai più avveduti).

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  49. Angheran,
    Non è vero che l'aspetto non è chiaro. E' definito da Amerio e confermato da Radaelli già nella sua post-fazione a Iota unum. Riporto di seguito dalla sua relazione alla presentazione dell'edizione Lindau da me curata.

    "..Ma con Iota unum l’autore getta sulle bilance tremende, come dicevo, anche la soluzione, perche Amerio è uno che gioca con tutte le carte, e ben scoperte, ossia con le essenze giuste, sicché a p. 113 titola l’intero § 53 «Impossibilità di variazione radicale nella Chiesa».
    Non solo: dopo un lungo lavoro di compulsione e di ricerca, chi vi parla ha potuto rilevare ciò che a p. 28, dunque proprio all’inizio, viene segnalata (e rimarcata) da Amerio come «la legge stessa della conservazione storica della Chiesa: […] la Chiesa – ecco la legge – non va perduta nel caso non pareggiasse la verità, ma nel caso perdesse la verità », solo nel caso cioè, che la Chiesa perdesse anche un solo iota di Tradizione.
    La rottura sarà sempre, per grazia, impossibile a farsi, «in virtù delle due colonne di garanzia, dei due giuramenti: «Non prævalebunt» e «Egovobiscum sum omnibus diebus». essi assicurano da parte di Dio non
    solo che la verità (= la Chiesa) non può uscire dalla Chiesa, ma che neanche possono realizzarsi le condizioni immediate d’uscita, giacche l’inverarsi delle condizioni immediate d’uscita sarebbe già un’uscita; e le condizioni rilevabili da Amerio sono: «abrogare, espungere il dogma con solenni, universali e chiari pronunciamenti teoretici scientemente pensati e formulati come tali dal Trono più alto» (p. 702, § 3b della Postfazione)."

    Elementi che ritroviamo pari pari a pag. 149 del libro di cui stiamo parlando: nel cap. Due i giuramenti di Cristo che garantiscono la Chiesa non poter mai andare "oltre se stessa".

    Le due prefazioni diverse di cui parla sono dovute ad un blitz non proprio corretto nei confronti di Radaelli dell'editrice che ha recepito la prefazione di Cavalcoli, il quale si rivolge al lettore mettendolo - direi scorrettamente - in guardia con l'introdurre suoi personali elementi di dissenso e di fraintendimento. Del resto è ben noto questo tipo di cerchiobottismo in uno studioso valido per altri consistenti lavori (critica a Rahner, ad esempio, solo per citare il primo che mi viene in mente)

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  50. OT: Mic, forse ora anche Cavalcoli comincia a "cavalcare" una besta diversa, almeno riguardo la "misericordia" bergogliana…
    RR

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  51. ilfocohadaardere24 settembre, 2014 12:36

    Caro Franco, personalmente credo che i veri o presunti o sedicenti "atei",magari incancreniti nelle loro convinzioni dogmatiche (gli atei e i radicali sono gli unici ad avere oggi giorno un forte componente dogmatica,più dei cattolici, purtroppo) ad un credente cattolico, non possano che ingenerare Pietà, nel senso cristiano e dunque vero del termine. L'incontro con un "ateo" convinto non può che richiamare l'intuitus caritatis,spingere alla preghiera ed alla "sostituzione vicaria" per lui,chiunque sia.Ecco qual è l'atteggiamento del credente.Nella disputa dialettica invece, ci può e ci deve essere spazio anche per contenuti e toni doversi, sempre però non dimentichi del dovere del rispetto e della tolleranza.Chi erra, e sparge errore,deve infatti essere tollerato e finanche amato, in quanto creatura di Dio (pur cieca, tale rimane):ma ciò,che è tributo alla eprsona umana,non coinvolge il contenuto del pensiero, e dei suoi dicta:l'errore va disprezzato, e combattuto:l'errore.Oggi alla dialettica è stato sostituito il "dialogo": anche questo dice Amerio in Iota Unum: dipingendo falsamente la "polemica" (così dice Amerio, e concordo) per attitudine negativa,contraria alla carità,quando invece la fede implica la confutazione dell'errore e della falsa dottrina.Tornando a "noi",quello che secondo me lei non riesce proprio a inquadrare,è che la pretesa tutta umana di "far più di Dio", oltre ad essere filosoficamente risibile (essendo il Cristianesimo una fede RIVELATA, piccolo "particolare" che oggi sembra costantemente messo in secondo piano...come se fosse la speculazione umana a dettare i tempi ed i contenuti di Dio!!),porta, a parer mio, alla progressiva perdita della fede stessa.Ripeto, i Dottori della Chiesa (quelli veri) erano tutti Santi,nel senso che in tutta la loro opera e speculazione ponevano Dio al centro, all'inizio, ed alla fine.Dio, nella misura in cui si è voluto rivelare, si è rivelato.L'indagine teologica non fa che "scoprire",anzi rendere più visibile ciò che già c'è, della Rivelazione:ciò avviene per volontà di Dio stesso, e nella misura in cui l'approccio dello studioso è gradito a Dio, e confacente alla Sua legge.Oggi manca questa impostazione umile, e devota, dello studio.Oggi,lo studio è dei "sapienti", dei "dotti", dei superbi. Che piagano Dio dalla loro, e dimenticano cosa vuol dire "sapienza". Lei cita De Lubac, ma potrebbe citare anche Rahner, o tanti altri, in tutte le loro continue,contraddittorie,luci ed ombre (tante, e spesso portate nella tomba senza resipiscenza). Io cito l'analfabeta di Fontebranda (contrada di Siena), Caterina Benincasa, ed il suo Dialogo della Divina Provvidenza. Oppure,che so, Ildegarda di Bingen...La sua,o mia,fede vacilla nella misura in cui lei (od io),con libero arbitrio,le consente di farlo. La fede è "sostanza" di cose credute.Lo sforzo- umile, necessariamente- che ogni uomo deve fare per assentire a certi Misteri, non potrà mai essere eliminato, per quanto geniale sia la speculazione:"al Mistero è fondamento la Parola di Gesù": nessuno "studio", elucubrazione, dottrina umana, speculazione, potrà mai intaccare di "un iota" questa necessaria Verità. Buone cose, ed accantono subito la mia sciocca "irritazione".

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  52. Mic, i suoi amici Cooperatores... e il prof. si arruffianano i cirenei...

    "... questo approfondimento del quale lo stesso Professore Radaelli ne è al corrente avendoci indicato lui stesso questo vostro link...."

    Loro Radaelli e Livi non sono tradi-protestanti. Ma Lei, sì... il perchè non l'ho capito.

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  53. Gentile anonimo, ho fatto la sua stessa osservazione, perchè i cooperatores veritatis intervengono in quel sito, che copia e incolla un commento di Franco (23 settembre 2014 14:19 ) e lo fanno su suggerimento di Radaelli e non si fanno presenti qui dove troverebbero gli originali e persone che hanno commentato con serietà di argomenti l`intervista?
    Certo che se quello è il prezzo per non farsi trattare da certi grotteschi personaggi come tradi- protestanti...

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  54. Amici miei, diciamocela tutta. I sunnominati restano sempre sul vago.
    Livi si è recentemente sbilanciato sul sinodo ma non sul concilio. Radaelli usa il suo linguaggio immaginifico e le sue mirabili costruzioni estetico-metafisiche. Entrambi parlano di de-dogmatizzazione. Ma alla sottoscritta capita di non riuscire a tacere di fronte a certi oltrepassamenti del dogma e di esplicitarli con argomenti teologici, rispetto ai quali molti soloni nicchiano o hanno approcci meno diretti.
    C'è chi ambisce a far accademia piuttosto che a sporcarsi le mani nell'agone e in trincea, chi ha una posizione che non vuol perdere, chi ha il suo contesto da governare e portare avanti, chi (penso ai cooperatores) riesce a fare il cerchiobottista, chi (penso al cireneo elvetico) ama sparigliare le carte, si diletta nella character assassination di chi risulta scomodo ai giochi di potere imperanti e oggi alliscia quegli stessi che son passati di qui, ma su quel versante acquisiscono connotati diversi. In tutta questa bella fauna, non so proprio cosa ci sto a fare.

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  55. Luisa, gli originali li hanno i cooperatores e mi hanno chiesto di pubblicarli; il che per me è del tutto normale vista anche la conoscenza diretta che ho degli interessati.
    Quello che è in qualche modo divertente, per alleggerirci un po' e non prenderci troppo sul serio, è notare tutte queste dinamiche, in fondo dispersive, tra persone che hanno un obbiettivo (e nemmeno banale) in comune.

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  56. Cara Maria, non mi sono espressa bene, scrivendo "originali", mi riferivo al commento di Franco che è stato copiato e incollato dove sai.

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  57. In ogni caso, cara Luisa, Radaelli non lo hanno letto, perché il come si debba tornare al dogma e perché lo spiega ampiamente.

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  58. Ma Radaelli non aveva scritto che la rinuncia di Benedetto XVI è
    "impossibile filosoficamente e teologicamente" e nel marzo 2013 scritto un articolo dal titolo :
    "Eminentissimi Cardinali, non riunitevi in Conclave: eleggereste un Antipapa" ?

    http://chiesaepostconcilio.blogspot.ch/2013/03/enrico-maria-radaelli-eminentissimi.html

    Leggendolo ora mi sembra di capire che ha cambiato idea.
    Ha forse spiegato i motivi di quel che appare come un abbandono della sua teoria?
    Se sì, o se mi sbaglio, potrei avere delle precisazioni?

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  59. Effettivamente, Maria, chi in quel lido sembra ora apprezzare Radaellli, estraendo dal suo testo quel che sembra coincidere con la sua opinione, o non ha letto il suo libro e nemmeno l`intervista nella sua totalità, o ha letto e per altri fini sorvola su frasi che esprimono un pensiero che più chiaro non potrebbe essere anche su papa Bergoglio, un pensiero che normalmente dovrebbe attirare le loro solite sprezzanti etichette.

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