Pagine fisse in evidenza

domenica 28 dicembre 2014

L'attualità di Chesterton

All'epoca in cui G. K. Chesterton scriveva il brano riportato di seguito non era ancora accaduto l'inimmaginabile. Ma egli scrive testi che appaiono profetici ed il suo genio sta nell'usare una sorprendente e sottile schermaglia di parole e immagini al posto dell'apologetica.

Le discussioni teologiche sono sottili ma non magre. In tutta la confusione della spensieratezza moderna, che vuol chiamarsi pensiero moderno, non c'è nulla forse di così stupendamente stupido quanto il detto comune: "La religione non può mai dipendere da minuziose dispute di dottrina". Sarebbe lo stesso affermare che la vita umana non può mai dipendere da minuziose dispute di medicina.

L'uomo che si compiace dicendo: "Non vogliamo teologi che spacchino capelli in quattro", sarebbe forse d'avviso di aggiungere: "e non vogliamo dei chirurghi che dividano filamenti ancora più sottili".
È un fatto che molti individui oggi sarebbero morti se i loro medici non si fossero soffermati sulle minime sfumature della propria scienza: ed è altrettanto un fatto che la civiltà europea oggi sarebbe morta se i suoi dottori di teologia non avessero argomentato sulle più sottili distinzioni di dottrina. Nessuno scriverà mai una Storia d'Europa un po' logica finché non riconoscerà il valore dei Concili, della Chiesa, quelle collaborazioni vaste e competenti che ebbero per scopo di investigare mille e mille pensieri diversi per trovare quello unico della Chiesa.

I grandi Concili religiosi sono di un'importanza pratica di gran lunga superiore a quella dei Trattati internazionali, perni sui quali si ha l'abitudine di far girare gli avvenimenti e le tendenze dei popoli. I nostri affari di oggi stesso, infatti, sono ben più influenzati da Nicea ed Efeso, da Trento e Basilea, che da Utrecht o Amiens o, Versailles. In quasi tutti i casi vediamo che la pace politica ebbe per base un compromesso: la pace religiosa invece si fondava su di una distinzione. Non fu affatto un compromesso dire che Gesù Cristo era vero Dio e vero Uomo, come fu invece un compromesso la decisione che Danzica sarebbe stata in parte polacca ed in parte tedesca: era bensì la dichiarazione di un principio la cui perfetta pienezza lo distingueva sia dalla teoria ariana, sia da quella monofisita. E questo principio ha influito e influisce tuttora sulla mentalità di Europei, da ammiragli a fruttivendole, che pensano (sia pure vagamente) a Cristo come a qualcosa di Umano e Divino nello stesso tempo. Mentre il domandare alla fruttivendola quali siano per lei le conseguenze pratiche del Trattato di Utrecht, sarebbe meno che fruttuoso.

Tutta la nostra civiltà risulta di queste vecchie decisioni morali, che molti credono insignificanti. Il giorno in cui furono portate a termine certe note contese di metafisica sul Destino e sulla Libertà, fu deciso anche se l'Austria dovesse o no somigliare all'Arabia, o se viaggiare in Ispagna dovesse essere lo stesso che viaggiare nel Marocco. Quando i dogmatici fecero una sottile distinzione fra la sorta di onore dovuto al matrimonio e quello dovuto alla verginità, stamparono la civiltà di un intero continente con un marchio di rosso e di bianco, marchio che non tutti rispettano, ma che tutti riconoscono, anche mentre l'oltraggiano.

Nello stesso modo, allorché si stabilì la differenza tra il prestito legale e l'usura, nacque una vera e propria coscienza umana storica, che anche nello spettacoloso trionfo dell'usura, nell'età materialistica, non si è potuto distruggere. Quando San Tommaso D'Aquino definì il diritto di proprietà e nello stesso tempo gli abusi della falsa proprietà, fondò la tradizione di una schiatta di uomini, riconoscibili allora e ora, nella politica collettiva di Melbourne e di Chicago: e ciò staccandosi dal comunismo coll'ammettere i diritti della proprietà, ma anche protestando, in pratica, contro la plutocrazia.

Le distinzioni più sottili hanno prodotto i cristiani comuni: coloro che credono giusto il bere e biasimevole l'ubriachezza; coloro che credono normale il matrimonio e anormale la poligamia; coloro che condannano chi colpisce per primo ma assolvono chi ferisce in propria difesa; coloro che credono ben fatto scolpire le statue e iniquo adorarle: tutte queste sono, quando ci si pensa, molto fini distinzioni teologiche.

Il caso delle statue è particolarmente importante in questo argomento. Il turista che visita Roma è colpito dalla ricchezza, quasi sovrabbondanza, di statue che vi si trovano, or bene, il fatto dell'importanza dei Concili diviene ancora più impressionante quando tutto l'avvenire artistico di una terra dipende da una sola distinzione, e la distinzione stessa da un solo Uomo. Fu il Papa, solo, che rilevò la differenza tra venerazione delle immagini e idolatria. Fu lui solo a salvare tutta la superficie artistica dell'Europa e di conseguenza l'intera carta geografica del mondo moderno, dall'essere nuda e priva dei rilievi dell'Arte. Nel difendere quest'idea, il Pontefice difendeva il San Giorgio di Donatello e il Mosè di Michelangiolo, e com'egli fu forte e deciso in Roma così il David sta gigantesco su Firenze, ed i graziosi putti dei Della Robbia sono apparsi come squarci di azzurro e nubi nel Palazzo di Perugia, e nelle celle di Assisi. Se dunque una tale distinzione teologica è un filo sottile, tutta la Storia dell'Occidente è sospesa a quel filo; se non è che un punto di affermazione, tutto il nostro passato è in equilibrio su di esso.
G. K. Chesterton
(Trad. dall'inglese di G. Sodi-Cosgrave)
Il Frontespizio ottobre 1934, annata XII, pp. 8-9.

23 commenti:

  1. Condivido volentieri alcuni spunti tratti da questo bellissimo testo, ringraziando chi me l'ha fatto conoscere.
    Noto innanzitutto che risale agli anni 30, tristemente noti per quello che la storia vi ha seminato in spregio a Dio.

    "Le discussioni teologiche sono sottili ma non magre", smentendo lo "stupendamente stupido" che dice: "La religione non può mai dipendere da minuziose dispute di dottrina". L'uomo che si compiace dicendo: "Non vogliamo teologi che spacchino capelli in quattro", sarebbe forse d'avviso di aggiungere: "e non vogliamo dei chirurghi che dividano filamenti ancora più sottili".

    C'è chi è stupendamente stupido nella propria saccenza, predicando "umiltà".

    La "cultura medica" a disposizione "nell'ospedale da campo" è giustificata essere approssimativa, aggiungendo ignoranza a scarsità di mezzi? O piuttosto la storia preziosa di monaci e padri della Chiesa insegna che nella scarsità di mezzi materiali/temporali, lo Spirito ha prodotto teologia purissima? E' una "sottile disputa" ritenere essenziale la nozione che l'unico salvatore sia Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio? E' un'inutile minuzia ritenere possibile un esito infausto (l'inferno) per la libertà umana che rifiuti l'amore salvifico del Signore?

    Chesterton qui è sublime: molti malati sarebbero morti se i loro medici non si fossero soffermati sulle minime sfumature della propria scienza: ed è altrettanto un fatto che la civiltà europea oggi sarebbe morta se i suoi dottori di teologia non avessero argomentato sulle più sottili distinzioni di dottrina.

    I grandi Concili religiosi sono di un'importanza pratica di gran lunga superiore a quella dei Trattati internazionali, perni sui quali si ha l'abitudine di far girare gli avvenimenti e le tendenze dei popoli.

    E qui, forse per la prima volta, ho colto davvero il peso avuto dal Concilio Vaticano II, oltre i propri eventuali demeriti, ma per come è stato declinato dalla cultura dominante con le sue potenti bocche da fuoco e infiltrando massonicamente la cinghia di trasmissione del dettato conciliare a seminari, facoltà teologiche e parrocchie... Il Sinodo in corso ne è l'emblema.

    continua...

    RispondiElimina
  2. ... e termino, scusandomi per la lunghezza

    Quando i dogmatici fecero una sottile distinzione fra la sorta di onore dovuto al matrimonio e quello dovuto alla verginità, stamparono la civiltà di un intero continente con un marchio di rosso e di bianco, marchio che non tutti rispettano, ma che tutti riconoscono, anche mentre l'oltraggiano.

    Nello stesso modo, allorché si stabilì la differenza tra il prestito legale e l'usura, nacque una vera e propria coscienza umana storica, che anche nello spettacoloso trionfo dell'usura, nell'età materialistica, non si è potuto distruggere.

    Personalmente ritengo che non lo distruggerà nemmeno lo spaventoso trionfo attuale dell'usura, taciuta da chi tutto denuncia. Perchè la distinzione è sottile, e solo questa grande finezza permette di staccarsi dal comunismo coll'ammettere i diritti della proprietà, ma anche protestando contro la plutocrazia.

    Le distinzioni più sottili hanno prodotto i cristiani comuni: coloro che credono giusto il bere e biasimevole l'ubriachezza; coloro che credono normale il matrimonio e anormale la poligamia; coloro che condannano chi colpisce per primo ma assolvono chi ferisce in propria difesa; coloro che credono ben fatto scolpire le statue e iniquo adorarle: tutte queste sono, quando ci si pensa, molto fini distinzioni teologiche.

    C'è tanto Spirito santo nella possibilità di essere portatori di talenti senza essere idolatri. Perciò è maledetto "l'uomo che confida nell'uomo", perciò il culto si rende solo a Dio e non all'uomo, perciò il mondo odia e invidia Cristo. Perchè Cristo si è fatto uomo per riportare il peccatore all'amore paterno di Dio, perchè Cristo ha vinto il mondo, perchè si è adoratori "in spirito e verità", perchè la legge non salva, perchè non si possono servire insieme Dio e mamona, perchè siamo servi inutili, perchè la nostra ragione così preziosa in medicina e anche in teologia, può perderci nell'ennesimo idolo, se rinuncia all'umiltà, se si compromette con l'utilitarismo, se arriva a "pensare dio" per ridurlo a "cosa" di cui disporre...

    RispondiElimina
  3. Segnalo:

    "Approfondimento della dottrina? No, è tradimento"
    di Antonio Livi 21-12-2014

    Estraggo questi passaggi:

    "Approfondire vuol dire andare in profondità, e andando in profondità si trova  il “nucleo aletico” di un evento o di una teoria, che è ciò che nel corso dell’analisi resta tale e quale.
    Se invece cambia, non si può più parlare di «approfondimento»: si deve parlare di “rivoluzione scientifica” (Thomas Kuhn). Applicando questo criterio epistemico alle discussioni in atto in ambito ecclesiale, non si può etichettare come «approfondimento» la proposta di una riforma sostanziale, che piace a chi patrocina l’avvento della nuova “Chiesa universale” di stampo “ecumenico” e “umanistico” dove siano recepite le istanze dello scisma di Oriente e della riforma luterana."


    "L’antidogmatismo non è altro che la retorica ipocrita di chi, mentre nega al dogma la sua funzione di orientamento della coscienza religiosa, opera in vista di determinati mutamenti della Chiesa che ritiene necessari per la realizzazione della sua utopia politico-religiosa. Il dogma cattolico, che è la verità rivelata da Dio in Cristo, viene messo da parte non perché lo si considera una teoria astratta dalla quale non possa derivare una prassi “aggiornata” ma perché si è scelta una teoria diversa, anzi opposta, in base alla quale si vuole favorire una prassi riformatrice o rivoluzionaria. Insomma, ci si dichiara nemici del dogma come tale, ma in realtà si è sostenitori fanatici di un diverso dogma. "

    Livi dà questo consiglio:
    "Se invece è credente, si interessi solo di quello che la Chiesa insegna in queste e nelle altre materie, senza preoccuparsi di interpretare le intenzioni segrete del Papa o di giudicare se al Sinodo dei vescovi abbiano ragione i conservatori o i progressisti."

    Ma come può non preoccuparsi un cattolico se non solo i vari ventriloqui di papa Bergoglio a lui vicini( come un certo vaticanista), da lui lodati in pubblico e investiti di responsabilità (vedi Kasper), promuovono e fanno campagna per quel tipo di approfondimento, ma il papa stesso in modo ormai evidente, attraverso le sue parole e i suoi gesti, ci fa capire quale direzione intende far prendere alla Chiesa?

    RispondiElimina
  4. Ho dimenticato il link:

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-approfondimento-della-dottrina-no-e-tradimento-11288.htm

    RispondiElimina
  5. G. K. Chesterton va riscoperto non solo nella sua grandezza letteraria, ma anche come arguto, fine, puntuto polemista cattolico. Nei suoi libri su padre Brown possiamo leggere fulminanti pensieri di pura teologia. Padre Brown è un bravissimo detective perché la sua analisi dell'animo umano è ispirata dalla teologia cattolica e dal tomismo. E su San Tommaso Chesterton ha scritto un libro godibilissimo. Implacabilmente ortodosso ("Ortodossia" è probabilmente il suo saggio migliore), coniugava la profondità del pensiero con la leggerezza espressiva e un humor tipicamente britannico.
    Chesterton è anche il frutto della rinascita cattolica in Gran Bretagna: non dimentichiamo che fino agli anni '30 del 1800, i cattolici del Regno Unito erano vessati, perseguitati, privati dai diritti civili da parte della "liberale" e "civile" Inghilterra. Odiati e disprezzati dalle masse. Poi, con la conquista di una e sia pur parziale libertà di esistenza e di culto, ecco l'esplosione: ecco i cardinal Newman, ecco i Chesterton, i Belloc, i Tolkien, Lo stesso C. S. Lewis, ("Narnia", "Lettere di Berlicche") anglicano della "Chiesa Alta", amico di Tolkien, era filo-cattolico.
    Le prime proteste contro la protestantica riforma liturgica di Paolo VI vennero dalla Gran Bretagna, con la famosa petizione sottoscritta anche da Agatha Christie.
    C. K. Chesterton amava moltissimo l'Italia, vi venne molte volte e intervistò anche Mussolini, che aveva espresso il suo apprezzamento per il racconto "L'uomo che fu Giovedì".
    Dopo la sua morte, Pio XI lo definì Defensor Fidei.
    Grazie a Mic per averlo ricordato.

    RispondiElimina
  6. Silente ricorda la persecuzione dei Ccattolici in Inghilterra. Non avevano i diritti civili, non potevano sedere in Parlamento. E questo duro' alungo, credo fin dopo il 1850. Altre minoranze, che sarebbero state perseguitate sempre, furono ammesse negli alti ranghi della societa' inglese molto, molto prima, anche perche' parte dell' elite inglese era convinta di discendere da una tredicesima tribu' persasi non mi ricordo bene dove e quando.
    Rr

    RispondiElimina
  7. Già, cara Rosa, per "altre minoranze" non ci furono problemi di emancipazione e di integrazione. Grazie al potere del denaro, vennero accolti nell'alta società, si impadronirono della finanza, dei giornali, divennero, sia pure "convertiti" all'Anglicanesimo, primi ministri.
    La persecuzione dei cattolici, iniziata sotto Enrico VIII e la "grande" Elisabetta, fece migliaia di martiri, che preferirono la morte piuttosto che rinnegare la Chiesa e la S. Messa. Poi le persecuzioni continue, contro gli inglesi rimasti fedeli, gli irlandesi, gli scozzesi, il martirio di Maria Stuart, l'eroismo del "Bonnie Prince Charles" e dei suoi Giacobiti per ristabilire la legittimità dinastica e cattolica e poi secoli di persecuzioni, spoliazioni, S. Messe nelle grotte e nei boschi, nobili ridotti in rovina perché rimasti segretamente fedeli. Poi, nel 1829, un prima, parziale emancipazione. Il culto poteva essere praticato, ma era vietato ai cattolici l'accesso all'Università (al Trinity College di Dublino il divieto permase per decenni), vietati i gesuiti, vietato agli ecclesiastici vestire i loro abiti fuori dai luoghi di culto.
    Però avevano il diritto di morire nelle colonie per difendere il nascente imperialismo britannico. E la persecuzione continuò in Irlanda, anche con la "Great Famine" negli anni '40 dell'Ottocento, che spopolò le campagne dell'Isola Verde, provocata dal governo britannico e dai grandi proprietari inglesi.
    E dopo la parziale emancipazione del 1829, ci furono sommosse da parte della maramaglia londinese contro tale atto, sobillata dagli Anglicani e dai settari.
    Tuttora oggi, un cattolico non può diventare Re o Regina.
    Ma, ovviamente, la Gran Bretagna è un paese "civile", "liberale" e, se qualcuno obbietta, tirano in ballo la Magna Carta, l' "habeas corpus" e via beppesevergninizzando.
    Lo vadano a raccontare agli irlandesi.



    RispondiElimina
  8. Volevo segnalare questo intervento di Messori. Individua fino ad un certo punto i punti deboli e fuorvianti del Pontefice argentino, ma poi non trae tutte le conseguenze dovute...
    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-svolta-di-papafrancescoi-miei-dubbie-la-mia-certezza-11340.htm

    RispondiElimina
  9. Segnalo, a proposito dei nuovi farisei e dell`uso abusivo della parola "farisei" fatto dai partigiani della "linea Kasper", un articolo pubblicato da "The Remnant", tradotto in francese qui:

    http://benoit-et-moi.fr/2014-II/actualites/les-nouveaux-pharisiens.html

    In inglese qui:

    http://remnantnewspaper.com/web/index.php/articles/item/1178-francis-and-kasper-the-modern-pharisees

    RispondiElimina
  10. Cara dottoressa,
    Sarebbe senz'altro illuminante un commento di Chesterton sul bergoglismo...
    Parlando di letteratura di lingua inglese e di Curia romana, ho letto qualche anno fa il grande romanzo dell'ex gesuita tradizionalista Malachi Martin Windswept House , dove ci sono accuse gravissime sulla presenza di molti satanisti tra i cardinali sotto Giovanni Paolo II. È stata per me una lettura sconvolgente. Non ho mai trovato niente sul libro nei siti cattolici italiani. Lei conosce il libro? Sarebbe molto utile, non solo per me, ma per tutti i lettori, l'opinione di qualcuno che conosce da vicino la vita nella curia sul grado di plausibilità di quelle accuse.

    RispondiElimina
  11. Tuttora oggi, un cattolico non può diventare Re o Regina.
    Questo è il meno.
    PASSI CHE, Quando un membro, anche molto alla lontana, della famiglia reale si sposa, deve chiedere il consenso al monarca regnante, ma quando il futuro coniuge è, non solo un cattolico, ma perfino un ex-cattolico, va fatta RICHIESTA scritta di tale consenso, accompagnata dalla dichiarazione di disponibilità a RINUNCIARE ai propri diritti sul Trono.

    RispondiElimina
  12. Un piccolo ma significativo particolare, Carlo non diventerà secondo me mai re, primo perché ha sposato una divorziata, che a sua volta si era sposata con rito romano cattolico col maggiore Parker Bowles, i 3 figli sono cattolici, sposati con rito anglicano con dispensa, ma cattolici sono rimasti, come anche i nipoti, quindi fatevi 2 conticini e scoprirete il perché...e ricordatevi anche la storia del Titanic con la scritta "Neanche Dio mi affonderà", era stata dipinta all'ultimo momento prima della partenza per fare rabbia alle maestranze cattoliche che vi avevano lavorato, nei cantieri di Glasgow, ma irlandesi e cattolici. Viaggio inaugurale.....appunto....Anonymous.

    RispondiElimina
  13. è probabile che Martin dica alcune verità in mezzo a molte balle volontarie. amici! tutte le tradizioni autentiche portano a Cristo

    RispondiElimina
  14. Carlo si è convertito all'ortodossia sull'Athos. è un perennialista ecologista. di Martin parla colafemmina

    RispondiElimina
  15. il Titanic si faceva pubblicità con lo slogan "LA NAVE A PROVA DI Dio[sic!*].
    La notizia proviene dal libro degli anni '40 delle Paoline:"QUANDO DIO DICE BASTA"

    RispondiElimina
  16. Carlo, come suo padre Filippo, sono grandi estimatori di temi new age, oltre che dichiaratamente critici del predominio USA.
    Se la regina Vittoria non fosse mai salita al trono, oggi il re d'Inghilterra sarebbe Ernest di Hannover. Quando ha sposato Carolina di Monaco (cattolica, anche se divorziata) pure lui ha dovuto chiedere il consenso alla cugina di ventesimo e passa grado che siede a Buckingham Palace, specificando la disponibilità alla rinuncia ai suoi diritti. La Regina Elisabetta, bontà sua, ha concesso il consenso, senza richiedere la rinuncia.

    RispondiElimina
  17. Per Luis

    http://fidesetforma.blogspot.it/2010/05/padre-martin-e-il-terzo-segreto-di.html

    RispondiElimina
  18. In Inghilterra re o regina sono oltre che a capo della chiesa anglicana, anche a capo della massoneria, quindi.....

    RispondiElimina
  19. OT D.Thompson si scioglie la lingua.....blogs.spectator.co.uk. 'Communion for divorced catholics:the german bishops twisting PF arm' poi volendo ci sono anche gli olandesi ed i belgi che spingono la barca di Pietro nelle secche....

    RispondiElimina
  20. Grazie mille all'anonimo delle 16:53 per il link. Windswept House è un romanzo "con chiavi", e si può trovare su internet una lista della corrispondenza tra i personaggi e i cardinali reali. Non si può negare che è un libro profetico sulle reti di preti pedofili, e anche che l'attuale situazione della Chiesa sotto Bergoglio non è troppo dissonante con quello che dice lui.

    RispondiElimina
  21. Non solo un cattolico non puo' diventare re, non solo un membrodella famiglia reale non puo' sposarsi liberamente con un cattolico, ma neanche un cattolico può essere primo ministro. Blair, sposato ad una cattolica con figli cattolici, ha dovuto aspettare di non essere più a
    D owning Street pe diventare ufficialmente cattolico.
    Il pregiuizio nei confrontidei papists e' tutt' ora molto forte, e d e' entrato anche nelle faccende di " pedofilia nel clero", in realtà pederastia tra omosessuali adulti e teen agers, quasi tutti sopra i 13 anni. Faccende che nella buona società inglese anglicana enon erano, e sono, all' ordine del giorno.
    Rr
    PS: Carolina di Monaco NON e' divorziata. ha ottenuto prima un annullamento del primo matrimonio, poi e' rimasta vedova, poi si e' sposata con hannover, dal quale e' ora separata

    RispondiElimina
  22. Anonimo ha detto...
    In Inghilterra re o regina sono oltre che a capo della chiesa anglicana, anche a capo della massoneria, quindi.....
    Dato che i regolamenti del 1717(rispettati dagli anglosassoni, ma non dai latini) non consentono di dare l'iniziazione massonica agli schiavi,agli atei ed alle donne, quando il monarca è una donna, l'imperatore della Massoneria è suo cugino, il duca di Kent.

    RispondiElimina
  23. Quello di Tony Blair, è un tipico Cattolicesimo "moderno" .
    A proposito, avete notizie del movimento "Quiverfull", nato nell'ambito dell'anglicanesimo conservatore e "Sacramentalista"?
    La famiglia Dugan (20 figli ed ancora incinta, più i figli maggiori, gia' sposati, anche loro a quota 4-5 figli a testa, come media) su cui è stato girato un reality, ne fanno parte, anche se non lo dichiarano esplicitamente.

    RispondiElimina

I commenti vengono pubblicati solo dopo l'approvazione di uno dei moderatori del blog.