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sabato 31 gennaio 2015

Il nuovo popolo di Dio – di Patrizia Fermani

Ci sono forse obiezioni o altre parole per dirlo? Ineccepibile Patrizia Fermani su Riscossa cristiana [qui]

Il problema è il popolo di Dio. Ormai non abbiamo più parole per esprimere lo sgomento di fronte all’opera di demolizione del cattolicesimo che Bergoglio sta ultimando grazie alla crisi culturale generalizzata, alla volgarità dei tempi e al consenso che raccoglie in virtù dei meccanismi di immedesimazione collettiva. Alcuni hanno avvertito presto di cosa si trattava, altri hanno cercato di sospendere il giudizio e addirittura di congelarlo fino a che il dovere di obbedienza lo potesse consentire.

Ma agli albori di questo 2015, nessuno può più permettersi di rimandare alcunché poiché la posta in gioco è ormai apertamente la sopravvivenza concreta di una religione, e proprio perché i giochi sembrano già fatti in senso contrario e senza possibilità di appello. E sembrano fatti perché l’operazione fin dall’inizio è stata condotta dall’intero popolo di Dio, massa obbediente e complessivamente inerte, capitani e comandanti in capo, tutti provvisti della nuova bibbia conciliare che quasi nessuno ha letto ma che a tutti è stata imposta come la mappa di un cattolicesimo nuovo.

Un fenomeno ricorrente è quello della rivoluzione ordita e condotta da pochi, della quale poi si appropria la massa che crede di averla pensata e che per questo ne accetta poi tutte le manifestazioni, anche le più vistosamente aberranti. Il fenomeno per cui un popolo cattolicissimo e di fede monarchica è diventato belva sanguinaria e ha accettato di uccidere il proprio re mite e malleabile. O quello per cui un altro popolo si è adattato ad essere decimato e a convivere con il terrore quotidiano, o un altro ancora ha fatto finta di non vedere la macabra follia in cui veniva coinvolto. Si può dire che nel caso delle grandi rivoluzioni della modernità, il terrore quotidiano in ogni caso abbia finito per impedire di vedere o comunque di pensare. Non più di trent’anni fa i sudditi della DDR confessavano di avere persino paura di pensare, perché anche un pensiero avrebbe potuto essere tradito da una espressione, o da un gesto e portare a conseguenze fatali.

Ma fra il popolo di Dio che cinquant’anni fa ha accettato il cambiamento della propria religione, nessuno aveva da temere né per la propria vita, né per quella dei propri cari. Chi si fosse ribellato sarebbe diventato tutt’al più un passatista che accettava la possibilità di sentirsi fuori dalla nuova chiesa ed se ne accollava le conseguenze. Certo alcuni si ribellarono, ma la massa insignita del titolo di “nuovo popolo di Dio”, si arrese senza condizioni. Come è stato possibile che chi aveva sentito la forza spirituale e intellettuale di una vera guida religiosa come Pio XII, abbia potuto poi farsi guidare dalla stucchevole demagogia del successore? Problema tuttavia trascurabile di fronte al fatto assolutamente dirompente del rovesciamento dell’altare. Cioè al rovesciamento della religione. Perché questo non è cominciato due anni fa con l’elezione di Bergoglio, dopo che la canea mediatica è prevalsa sul tentativo in extremis fatto da Benedetto di restituire al popolo di Dio il soprannaturale, e di cominciare a riedificare almeno i muri portanti della religione cattolica.

La nuova religione senza soprannaturale infatti aveva ricevuto il proprio sigillo ufficiale in quella coreografia nuova che ha cambiato le parti in commedia perché la commedia stessa da recitare sarebbe stata un’altra, con un altro Vangelo e altri attori. Rimosso l’altare e il tabernacolo, e ridotti quelli inamovibili ad elementi di arredo antiquario, la nuova religione approntava appunto la propria coreografia, come è sempre indispensabile quando si deve far radicare una nuova ideologia.

Quel rovesciamento aveva lo scopo di azzerare la simbologia religiosa cattolica fondamentale e con essa la identità unica e irripetibile del cattolicesimo. Veniva stravolto il rapporto del fedele col sacro e abolito il soprannaturale, e veniva sottratto alla cristianità cattolica il conforto della fede nell’invisibile e lo speculare sentimento di un destino eterno proiettato al disopra della desolante materialità del corpo destinato alla dissoluzione. A questo proposito non si dà ora adeguata importanza al significato che assume l’uso sempre più diffuso della cremazione, non a caso accettato di buon grado da una Chiesa che non riuscendo più a pensare il soprannaturale, onestamente non se la sente più neppure di parlare di aldilà, di anima, di morte e resurrezione finale, di continuità tra i vivi e quei morti divenuti ora solo un’idea destinata a dissolversi con i morti che verranno dopo. La cremazione “benedetta” dal prete, è l’unica compatibile con il popolo di Dio rigorosamente in piedi di fronte alla mensa estemporanea da cui prende a mani nude il pane comunitario senza rischio di contagio.

Quello che ci si deve chiedere, di fronte a questa desacralizzazione radicale, per non prendere atto semplicemente del fenomeno quasi sia stato un evento naturale imponderabile e ineludibile, è proprio come mai può essere accaduto tutto sin dall’inizio senza troppe difficoltà. È vero che molti si ribellarono, credenti e no, a quella che appariva non solo come un inaudito sacrilegio, ma anche un inaudito sopruso, come l’espropriazione della storia di una civiltà. Se si torna a leggere quanto scrivevano gli esponenti di una cultura che sarebbe stata presto fagocitata e ridotta al silenzio, si ha il senso di quello sgomento e di quel disagio, tanto più visibile quanto più manifestato da chi si professava estraneo alla religione. A costoro era chiaro che il Concilio non aveva risposto ad una qualche esigenza oggettiva sentita dalla comunità cristiana. Lo rilevava lucidamente Prezzolini mentre da osservatore neutrale non nascondeva sconcerto e anche sconforto per una rivoluzione mascherata, che nessuno aveva chiesto, e che appunto andava a scuotere i fondamenti stessi della civiltà cristiana, ovvero proprio della civiltà occidentale. Ma il popolo cattolico, che si vedeva promosso a popolo di Dio, ora esaltato dalle nuove prospettive di potere democratico applicato ai fatti di fede, si è adattato rapidamente tanto quanto i suoi ministri inebriati dalla nuova sirena della libertà.

Il terreno era fertile, e per questo il putsch religioso ha cavalcato l’onda della euforia con cui si innalzavano ovunque altari alla libertà che del resto campeggiava possente come una antica dea sulle sponde del Nuovo Mondo. Era fertile anche perché il deterioramento culturale generalizzato cominciava a dare i propri frutti con la sostituzione del consenso al buon senso e alle ragioni della ragione, con le mode imposte dal mercato e i nuovi valori creati dalla politica. Era cominciata quella passività intellettuale che farà accettare in breve qualunque nuova merce e qualunque nuovo imbonitore di idee a basso costo speculativo, meglio ancora se raccolte in pacchetti preconfezionati buoni per ogni circostanza. Basti ricordare quella sostituzione sistematica dello slogan alla argomentazione e al giudizio che non ci ha più abbandonati. Al lessico più o meno demenziale dei sessantottini, attinto dai prontuari del marxismo di maniera ma anche dai nuovi accomodamenti della Chiesa senza trascendenza e ammaliata dalla idea di tradurre i principi cristiani in quelli di un umanesimo progressista senza storia e senza bellezza.

Maurizio Blondet ha riassunto recentemente in modo esemplare i passaggi attraverso i quali il modernismo ha indotto la distruzione suicidaria della chiesa cattolica, e come si sia servito per questo dei ministri di ogni ordine e grado a cominciare da pontefici più o meno consapevoli di cooperare a quel risultato finale. E conclude un lucidissimo excursus affermando che i novatori, quelli cioè che hanno trovato ora in Bergoglio la star che meglio li serve e li rappresenta, devono ultimare in fretta i lavori di demolizione prima che la gente comprenda l’inganno e si profili lo scisma. Tuttavia dobbiamo  chiederci di quale scisma si tratti e si possa parlare. La parola indica il distacco, la separazione di quella parte che si stacca da una chiesa, da una comunità perché non ne riconosce più l’autorità e le regole. Ma se il corpo originario è stato ed è la Chiesa di Cristo, lo scisma è avvenuto allora. Di certo l’eclissi del sacro era già in atto, ma la Chiesa uscita dal Concilio non ebbe alcuna intenzione di contrastarla, anzi la rese ufficiale e ne approfittò per portare a termine velocemente lo scisma attraverso la forza passiva del ” popolo di Dio ”. Infatti questo ha seguito senza ribellarsi i pifferai che gli hanno promesso la gloria terrena dell’abbraccio con i nemici di sempre, politici, culturali, religiosi, morali. Uno scisma sotto il travestimento della carità, ma anche della esigenza di adeguamento alla storia che minacciava di lasciare nelle retrovie senza cibo né acqua chi non si affrettava ad accodarsi. Come continua ad avvenire e avviene in modo sempre più palese. Insomma, ora non c’è spazio per lo scisma, perché questo è già avvenuto e ha dato vita ad una religione costruita a tavolino dai teologi sedotti dal pensiero contemporaneo e dalla religione marxista, dalla filosofia politica e dall’economia, dal mito del consenso e dalla utopia democratica, timorosi di essere abbandonati dalla storia. Quella che aveva già distrutto l’occidente annichilendolo con le sue guerre e le sue tirannie e alla fine gli aveva sottratto anche l’anima. Il popolo di Dio ha eseguito passivamente.

Ora non rimane che tentare l’impossibile, cioè di mantenersi estranei allo scisma diffuso e continuare a smascherarlo, perché chissà come e chissà quando altri se ne accorgano e siano disposti, chissà come e chissà quando, a ricomporre a poco a poco il patrimonio perduto.

31 commenti:

  1. Domanda:
    e' peggio Galantino :"....Quanto a Sergio Mattarella e alla sua provenienza dall’associazionismo cattolico, «il fatto di appartenere alle associazioni cattoliche non è la prima garanzia per un buon presidente, quel che serve è una persona capace di aiutare i governanti e noi italiani a sintonizzarci di più sulla realtà senza diversivi».

    http://www.lastampa.it/2015/01/30/esteri/vatican-insider/it/galantino-la-politica-si-sintonizzi-con-il-fuso-orario-della-gente-rZvvDGXbJGtXnLKnBpvbdN/pagina.html

    O e' peggio Baldisseri???

    http://rorate-caeli.blogspot.com/2015/01/for-record-as-everyone-knew-pope.html

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  2. Non bisogna però dimenticare alcune cose. Per esempio, il popolo francese giustiziò sì come in una festa il suo re (che peraltro, ma sia detto solo per inquadrare il fatto storico, aveva tentato di scappare all'estero e di passare dalla parte di chi in quel momento era in guerra con la Francia), ma altrettanto festosamente accolse il ritorno della monarchia con Napoleone e poi con il fratello del re ghigliottinato. Anche i russi tollerarono Stalin per decenni, ma dopo morto lo bollarono come un criminale e appena poterono relegarono in soffitta le ultime vestigia del sistema che aveva costruito. Nella storia come nella fisica a ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria. Si crede davvero che la rivoluzione in atto da cinquant'anni nella Chiesa - sia pure spesso sotto traccia e obliqua - possa andare avanti indefinitamente? Che presto o tardi non sorgerà una reazione, prima ancora che nel "popolo" negli stessi vertici ecclesiastici? Il fatto stesso che oggi la rivoluzione sia sbandierata senza le cautele del passato non farà altro che catalizzare questa reazione.

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  3. Ringrazio per l'articolo, da contemplare, un po' come Maria che teneva insieme tante cose nel proprio cuore.

    Il "popolo" è tale a motivo di Dio, non dell'uomo. Essere popolo "di Dio" non equivale a essere slavi (che adesso si sparano tra loro), o italiani (che spesso l'hanno fatto).

    Inoltre "esserlo" (popolo di Dio) non significa essere per sempre nel Regno di Dio: un popolo esiliato non ha la casa.

    Matteo 21,43: "Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare".

    Avere invece un regno, ma non avere con sè Dio, ne farebbe un guscio vuoto, una maschera.

    Apocalisse 21,3: "Udii allora una voce potente che usciva dal trono:
    Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro
    ed essi saranno suo popolo
    ed egli sarà il Dio-con-loro".

    La Chiesa (il papa) dovrebbe dire questo, come San Pietro in 1Pt 2,10:
    "Voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio; voi, un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia".

    Dunque il Regno (di Dio), la misericordia (Sua) e la pace (Sua) vengono dal rivolgersi all'Eterno, all'Infinito, rivelatosi nella storia tramite i patriarchi, Mosè, la legge e i profeti e finalmente in Gesù Cristo, vero Dio, fatto davvero uomo. Rispetto a questo noi siamo "servi inutili". Persino Maria, chiamata a contemplare e a dire "fate quello che vi dirà".

    Perciò si adora Cristo, si serve Dio, si fanno sacre liturgie, si rende culto e contemporaneamente si serve l'uomo (ma senza fargli culto!).
    Perciò si confida in Dio, mentre è maledetto chi confida nell'uomo (Geremia 17,5), persino nella versione di confidare semplicemente in se stessi.

    La Chiesa attuale, secolarizzata, desacralizzata, servizievole con il mondo e sempre più "approssimativa" con il Signore (non è solo esteriorità: voi vi presentereste sciatti e disattenti a un appuntamento con una persona importante?) è tentata dall'essere "popolo utile" e più o meno consapevolmente rende culto all'uomo.

    Eppure, come Maria, contemplo la fede sincera di tanti che, vale anche per me, sono figli della Chiesa e dei papi postconciliari, adoratori di Dio "novus ordo". Mi rendo conto dell'ideologia, mi rendo conto dello slittamento, capisco il rovesciamento... Eppure Dio agisce nella storia, è Lui a farla, Lui trarrà il bene anche da questo momento di confusione.

    Sia questa la principale certezza: adorando davvero Lui, sappiamo che non abbiamo da temere nulla, nemmeno da chi Lo tradisce e sembra fare della rivelazione un ragionamento filosofico, di Cristo un idealista, del cristianesimo un'ideologia, addomesticabile e in divenire secondo i voleri umani.

    Chi prega il Padre Nostro e contempla come e con Maria, porta la croce e non manca di nulla, pur in una valle oscura. La luce è Cristo. Noi siamo tremule fiammelle di fede in cammino, a beneficio anche di quelli la cui candela è spenta e si illude di fare più luce con il nucleare, il petrolio o il fotovoltaico...

    tralcio

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  4. Io non sarei così pessimista anche se bisogna riconoscere che la situazione della Chiesa con l'arrivo di Bergoglio è drammaticamente e velocemente peggiorata.Malgrado ciò la battaglia è lungi dall'essere persa perchè è appena cominciata.Dopo Francesco niente nella Chiesa sarà più come prima e questo sarà il solo bene di questo pontificato da operetta.Dopo molti rami secchi saranno tagliati , le dimensioni della Chiesa saranno drasticamente ridotte ma i frutti che essa darà saranno molto più copiosi.Adesso ,per fare un esempio col mondo della politica,sembra di assistere alla fase finale della Dc.Apparentemente forte di tanto consenso ma condannata a breve ad implodere a causa delle sue tante divisioni interne.Ciò premesso lasciare la Chiesa in mano a questi buffoni ed andarsene è in questo momento un vero e proprio tradimento.Bobo

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  5. "...e ha dato vita ad una religione costruita a tavolino dai teologi sedotti dal pensiero contemporaneo e dalla religione marxista, dalla filosofia politica e dall’economia..."
    La Fermani dimentica (?) che il vero, unico deus ex machina di quest'opera di demolizione del Cattolicesimo è la MASSONERIA.
    Nel 1968, il Dr Richard Day tenne una conferenza sul Nuovo Ordino Mondiale.
    Parlò della necessità di “favorire l’omosessualità”, di cancellare il reato di aborto, del “diritto” all’eutanasia e, dopo altre farneticanti affermazioni, trattò l’argomento delle religioni in questi termini:

    FUSIONE DI TUTTE LE RELIGIONI, LE VECCHIE RELIGIONI DOVRANNO SCOMPARIRE

    […] “la religione non è necessariamente un fattore negativo. Molti sembrano averne bisogno, corredata dei relativi misteri e riti – quindi l’avranno. Tuttavia le principali religioni dei nostri tempi vanno modificate, in quanto non compatibili con i cambiamenti a venire. Le antiche religioni dovranno scomparire, specialmente il Cristianesimo. Una volta abbattuta la Chiesa Cattolica, il resto della Cristianità ne seguirà facilmente le sorti. Quindi sarà possibile far accettare in tutto il mondo una nuova religione utile, la quale incorporerà qualcosa da tutte quelle antiche per renderne più agevole l’accettazione e la familiarità da parte della popolazione. I più non si occuperanno granché di religione; comprenderanno di non averne bisogno.”

    E concluse l’argomento dicendo:” Le Chiese ci aiuteranno”
    (fonte: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=4584 )
    ...e Bergoglio li sta aiutando.

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  6. Paolo Pasqualucci31 gennaio 2015 10:16

    Ottimo articolo. Certo, queste cose avrebbero dovuto esser scritte da chi di dovere parecchi anni fa. Non per giustificare l'atteggiamento passivo del "popolo di Dio" (adagiatosi in massa nell'idea tanto carezzevole quanto pazzesca, che tutti si salveranno alla fine perche' Dio e' buono e l'Inferno, se c'e,'e' vuoto), ma come si fa a combattere quando i generali sono passati al nemico? Tuttavia, ancor oggi c'e', fra i "tradizionalisti", chi si ostina a ritenere Paolo VI non responsabile della riforma liturgica, imputabile invece a mons. Bugnini, massone ovviamente, semplice e grigio esecutore. Si ha paura ad attribuire agli ultimi sei Papi le gravi responsabilita' che obbiettivamente gravano sulle loro spalle. Se qualcuno di loro si fosse opposto con decisione al "nuovo corso", saremmo forse giunti alla situazione attuale? Il fatto e' che l'hanno sempre appoggiato, con sfumature e temperamenti vari ma con una "pastorale" per vari aspetti sempre intrisa di neomodernismo, a cominciare dal dogma del "dialogo" interconfessionale ed interreligioso, da nessuno di loro rinnegato, che fa del cattolicesimo una sorta di deismo a dolciastro e fasullo fine umanitario. Una falsificazione in piena regola del significato della nostra religione. Lo stesso Benedetto XVI, il migliore degli ultimi sei, ha sempre detto, se non erro: "indietro non si torna". Il nuovo corso deve continuare, pero' con giudizio ed integrando (dialetticamente, hegelianamente) gli elementi validi della Tradizione, a cominciare dalla liturgia dell'OV. Ora siamo ad un Papa che non ha, a quanto sembra, una raffinata cultura e si compiace di atteggiamenti "populisti". L'ormai lunga decadenza dell'ordine dei Gesuiti forse tocchera' il fondo con lui, intento, come sembra, a realizzare con la massima celerita' lo "schema Martini", cioe' il programma di "rinnovamento" della Chiesa propagandato dal defunto cardinale gesuita negli ultimi anni della sua vita, in scritti ed interviste? Non bisogna tuttavia disperare. Per la prima volta, dal Concilio, si e' materializzata una aperta opposizione nella Gerarchia, la cui figura di maggior rilievo e' costituita dal card. Burke. Numericamente pochi, gli oppositori, ma di alta qualita'. E allora: "aiutati che Dio ti aiuta". Per quel poco che noi laici possiamo fare, sul piano culturale ed organizzativo, prepariamoci alla battaglia teologica forse decisiva che si terra' ad Ottobre, al Sinodo sulla famiglia. Cominciamo a mandare,per dire, migliaia di "sentinelle in piedi" a piazza S. Pietro, a significare la nostra opposizione alle tesi sul matrimonio e la famiglia professate dalla parte deviata della Gerarchia. Dobbiamo esserne la cattiva coscienza, in servizio permanente ed attivo.

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  7. E, infatti, chi se ne va? Il nostro motto è "resistere", fortes in fide.

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  8. Paolo VI parlo' dell'incontro tra la "religione del Dio che si fa uomo" con la " religione dell'uomo che si fa Dio". Come è perche' nasce questa seconda religione? La brillante e appassionata Patrizia Fermani a mio parere, ripetuto fino alla nausea, come tanti altri sembra considerare quasi solo un fenomeno di sviamento filosofico.

    Invito a considerare certe date. 1783: vittoria della Rivoluzione Americana, con Padri Fondatori repubblicani, desti e laicisti, che
    fornisce un modello concretamente attuabile per la Rivoluzione Francese del 1789. Nello stesso 1783 viene rotto un tabu' ancestrale con l'ascesa in cielo del primo pallone aerostatico. In concomitanza la Rivoluzione industriale, grazie alla tecnologia
    che gli Illuministi, con l'Enciclopedia, considerano cosa
    propria. L'uomo sembra in grado di realizzare concretamente il sogno di Icaro e di Prometeo CON LE PROPRIE FORZE. Nel secolo seguente la tecnoscienza e il criticismo
    razionalista che l'accompagna hanno un'impennata rapidissima: tra il primo trabiccolo volante dei fratelli Wright ( 1904 ) e la messa iin linea di produzione della Fortezza volante B17 ( 1937 ) intercorrono 33 anni, come dire quasi niente. Ne' va dimenticato che gli anni del Concilio sono anche quelli dei voli spaziali e delle grandi speranze nell'uso dell'energia atomica.

    Parecchi uomini di uomini di Chiesa cominciano a pensare che tutto l'apparato ecclesiastico ha un che di fermo, stantio, chiuso in se stesso, fuori del tempo e ritengono necessario appaiarsi al carro del
    vincitore o salirci sopra, sviluppando una "teologia delle
    realta'terrestri". La teologia classica delle essenze sembra
    corrispondere a un mondo fermo, e si costruiscono teologie basate sulla metafisica hegeliana del
    movimento. Il criticismo fin da secolo precedente e poi con moto ssempre piu' veloce setaccia le
    Scritture, "storicizzandole" e triturando il concetto di inerranza, base della dottrina perenne. Allo scopo di creare uno strato di borghesia intellettuale cattolica che sappia contemplare
    scienza e fede sono state create le Universita' Cattoliche; esse pero' dal 1968 depotenziano il loro impegno di difesa dell'ortodossia e poi si trasformano in ottime
    universita' private. Il popolo cristiano non e' in grado di comprendere come il cambiamento porti su un piano inclinato: gli pie che si parli sempre meno di peccato mortale e di Novissimi.

    Questo da un punto meramente umano;
    In una zona che sfugge allo sguardo immediato si svolge un dramma piu' profondo, spiritualr fra le forze che rispondono alla Divinita' e quelle che seguono il Nemico.

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  9. La supplica internazionalizzata

    http://www.supplicafiliale.org/

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  10. leggere l e paraole dell'Angelus di Papa Paolo VI del 1965 fa venire i brividi:
    http://ilsismografo.blogspot.it/2015/01/vaticano-la-prima-messa-in-italiano.html
    "un sacrifico che la Chiesa ha compiuto della propria lingua ,il latino, lingua sacra grave bella estrememente elegante"
    Mi chiedo ma era in buona fede Paolo Vi? O non capiva che la Chiesa stava sacrificando al mondo non solo la propria lingua ma la propria identità la propria anima?
    Discepolo

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  11. La massoneria è assai meno "eterea" di quanto ami farsi passare.
    Ciò che emerge, quando emerge, appare un po' folkloristico e un po' esoterico, tutto pare "ideale", filosofico, esoterico...
    Nella realtà costoro hanno gerarchie, comandi, carriere e una sete di potere che si accompagna a strategie perseguite con meticolosità pari alla "fede" che nutrono nell'obiettivo.
    La "religiosità utile" è vista con benevolenza tanto quanto non disturba la loro "fede" insana.
    Le ragioni filantropiche sono abilmente fatte piacere a tutti, convincendo anche chi dovrebbe temerne le derive, piazzandone gli epigoni anche dove maggiore dovrebbe essere la capacità di discernere.
    Tutto questo viene da molto lontano, quasi 300 anni, con un'infezione dentro la cattolicità sicuramente più recente, ma seminata prima.

    Il Cielo ha avvertito più volte, ma la "chiesa di terra" ha apostrofato come "profeti di sventura" chi si è prestato a fare da semplice annunciatore.
    Cominciò Santa Margherita Alacoque con il Sacro Cuore, alla fine del 1600...
    Da La Salette a Fatima, da Ghiaie a Garabandal, da Akita a Kibeho, ultimamente in decine di parti nel mondo... senza dimenticare molti mistici dell'ottocento e del novecento.

    Una "strana chiesa" procede ignorando gli appelli, i miracoli eucaristici e mariani, le conversioni (da Alfonso Ratisbonne a Bruno Cornacchiola), le lacrime (Siracusa, Civitavecchia) e riducendo la santità al "fare" (San Pio per l'ospedale e non per le bilocazioni...), all'organizzare (santo chi ha retto la Chiesa, senza miracoli e in lista d'attesa chi ha fatto miracoli, restando a letto: Marthe Robin), alla "normalità" e non all'eccezionalità (disturba meno il mondo un santo laico di qualche associazionismo che "l'irriducibilità agli schemi" di una Natuzza Evolo o di Maria Simma).
    Oggi va di moda chi si spende nell'azione, non chi riceve una rivelazione. Si studia Rahner, ignorando Catalina Rivas.
    Il prete che piace è Martini, non Dolindo Ruotolo.
    E così via...

    tralcio

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  12. In parte condivisibile questo rticolo . Indubbiamente la realtà dei fatti descritta è questa . Però ho due appunti da fare . Primo : è banalizzante descrivere il cambiamento come quasi indolore , dovuto a cieca acquiescenza di un gregge insignito del titolo di popolo di Dio ;in realtà , come detto nel Breve esame critico vi furono laceranti drammi di coscienza , coscienza divisa drammaticamente fra l'esigenza dell'obbedienza (sacrosanta per un cattolico )e la percezione del pericolo . Pericolo che peraltro non aveva ancora mostrato le sue manifestazioni più devastanti , come ora accade .Benchè fossi bambina , ricordo i discorsi fra miei parenti e un rigorosissimo cappuccino(altri tempi ) che frequentava la nostra casa,che mi avevano colpita perchè manifestavano grande perplessità e dolore . Se anche , per assurdo , la Chiesa fosse realtà solo umana (come del resto sembra che molti vogliano indirettamente e subdolamente instillarci )l'aver distrutto la ricchezza maggiore di queste persone mi appare un crimine enorme .Ma il cambiamento si è palesato per gradi , per questo è stato più subdolo. Comunque dobbiamo avere rispetto per queste persone lacerate :non sono stati tutti babbei esaltati da "popolo di Dio " , "sacerdozio regale " . "ruolo dei laici " ecc...Secondo punto, più grave : se si parla di scisma già in atto , o ci si riferisce allo scisma latente tedesco (e in questo caso mi pare a ragione , ma non è tanto uinsidioso perchè riconoscibile )o si parla di qualcosa di più pervasivo , perchè avallato dalla suprema autorità . In questo caso non possiamo parlarne con leggerezza , e se dopo profondo studio e travaglio giungiamo a questa conclusiuone , dobbiamo trarne anche le più tragiche conseguenze . O tacciamo e riflettiamo , o parliamo in forma dubitativa , oppure parliamo apertamente di conclusioni cui siamo giunti in scienza e coscienza : ma allora, in quest'ultimo caso , dobbiamo prenderci la responsabilità gravissima di schierarci

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  13. Oltre alle osservazioni di murmex (pensiamo però che la Fermani cerca di parlare efficacemente in soldoni sull'onda di un allarme ormai conclamato), ci sono da considerare le lucide e già ben consapevoli affermazioni dell'epoca di studiosi e teologi, sia laici che ecclesiastici (oltre a Romano Amerio, mons. Spadafora, ecc.), purtroppo immediatamente silenziate e sottoposte alla nota damnatio memoriae che con fatica e impegno stiamo cercando di superare... Con un esito tuttora apparentemente insignificante.
    Ma il Signore provvederà. Non si estingue il fuoco sotto la cenere. E tornerà a risplendere!

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  14. E quando sopra vale anche per quanto dice tralcio che evoca gli "avvertimenti" dei mistici.
    La consapevolezza nella Chiesa non è mai mancata, anche da parte di pastori e studiosi. Il problema è stato dallo strapotere dei solerti applicatori della 'riforma' conciliare, ora senza più maschere rivelatasi come 'rivoluzione'... Potere che purtroppo perdura, appoggiato in maniera sempre più forte dai manovratori occulti da tempo subdolamente incuneatisi - oggi ancor più capillarminte - dove non avrebbero mai dovuto ...

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  15. @ Scusate l'invadenza, ma per me si tratta di una questione vitale nel senso piu' completo; per di piu' sono convinto che questa analisi sia esatta, pur contemplando solo la parte vivibile e terrestre di una battaglia anche e forse soprattutto cosmica e preternaturale.

    Il disastro del popolo cristiano,
    per dirla in termini sociologici,
    e' dovuta alla perdita dell'"egemonia culturale", elemento indispensabile della "presa" sulla societa', che la Chiesa Cattolica aveva all'apice del Medioevo, epoca di cattedrali di pietra e vetro e di cattedrali teologico-filosofico-estetiche-enciclopediche. Esempio supremo il Paradiso di Dante, in cui sono contemperate teologia, filosofia, scienza, mistica, arte.

    L'ordine regioso che durante la Controriforma tento' la riaffermazione di questa egemonia cattolica fu quello dei Gesuiti, la cui arma fondamentale fu la formazione di elementi culturalmente d'élite, anche e soprattutto in campo scientifico. Elementi capaci di formare la classe dirigente nella sua rete di grandi collegi e di orientare le decisioni dei sovrani come confessori e come consiglieri. Per cui la loro politica era fondamentalmente di destra, di un ultraconsevatorismo colto. La"Pascendi" fu scritta dal gesuita Enrico Rosa, grandissimo accusatore di Ernesto Buonaiuti, il piu' noto e dotto fra i Modernisti del primo '900.

    Nell'epoca contemporanea lo scarto
    ( apparente ) tra scienza e fede e' talmente vasto che per formare elementi capaci di farne una ricongiunzione apologeticamente valida, condivisibile dalla borghesia dirigente, occorre un lavoro molto piu' lungo di scavo nel profondo delle scienze naturali, di quelle umanistiche e di quella biblica. In poche parole, nel '600 un gesuita poteva essere "all'altezza" della sfida apologetica di alto profilo a trentacinque anni; ora puo' forse riuscirci un cinquantenne e forse piu'.

    La mia ipotesi, brutta e sgradevole a dirsi, e' che fin dall'inizio del '900 prima pochi, poi un numero crescente di Gesuiti, pur di mantenere la "presa sociale", abbiano messo su operazioni apologetiche riduttivistiche e modernizzanti ( la "Nouvelle Theologie" come teologia vista nel suo mobile "farsi", non piu' fissista come nello Scolasticismo disseccato e ridotto a formule stereotipate) e poi abbiano spostato il baricentro verso l'azione sociale, piu'facile e con risonanza immediata, con posizioni che variano dal sano filantropismo agapico al populismo, alla vera e propria demagogia piu'o meno marxisteggiante.

    Quello che mi colpisce piu' in papa Bergoglio ( lo dico con dispiacere ) e', oltre a gesti corrivi allo stile (inter)nazionalpopolare, la preparazione culturale in apparenza approssimativa, accompagnata dal fastidio per la precisione dottrinale e dall'apparente disistima per gli "specialisti del Logos", dimentica della ratzingeriana lotta al "relativismo" dilagante. Stranissimo per un figlio di Ignazio di Loyola, il quale diceva: "Una casa di Gesuiti senza libri e' come una fortezza senza munizioni".


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  16. Forse c’è davvero da sperare che alla fine l’eterogenesi dei fini darà compimento alla grande profezia del Curato d’Ars : «Verrà un tempo in cui gli uomini saranno così stanchi degli uomini che basterà far loro il nome di Dio e di Cristo per vederli piangere».

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  17. Alessio 30 gennaio 2015 alle 21:48 http://www.riscossacristiana.it/lettera-di-una-cattolica-americana-papa-francesco/ scrive: “.. ci si chiede perché Dio l’abbia voluto in quel ruolo ,oggi....Questo Papato e’ un duro avvertimento alla Chiesa :vuol essere ancora la Chiesa di Cristo? E’ pronta a pagarne il prezzo ?”

    Io ho la stessa impressione. Credo che Bergoglio sia come uno schiaffo che può svegliare dal torpore. Vedo che gradualmente sempre più cattolici stanno aprendo gli occhi e anche la bocca. Credo però che Bergoglio non sia la causa del problema, ma l'espressione chiara ed evidentissima del problema. Per questo secondo me é un errore fuggire da lui per rifugiarsi dal papa emerito. Sarebbe una fuga dalla brace alla padella (rimanendo sempre sul fuoco). Sarebbe come prendere un analgesico per coprire il dolore insopportabile di una malattia mortale che non si vuole affrontare e combattere.

    Le radici del bergoglismo sono piantate nel CVII, di cui tutti i papi conciliari sono stati esecutori fedeli. Ovviamente l’esecuzione è stata graduale come il fuoco sotto la pentola della famosa rana. Ovviamente ci sono stati passi indietro quando la rana cominciava ad agitarsi.

    L’ermeneutica della continuità - violazione palese del principio di identità e non contraddizione perché presentava ciò che era opposto al magistero precedente come un suo sviluppo coerente - è stata una riduzione del fuoco. Il riconoscimento della non abrogazione della messa di sempre è stato una riduzione del fuoco, e infatti è stato accompagnato da limiti e condizioni (controllare i dissidenti del CVII ? ridurre la questione liturgica ad una mera questione di lex orandi del tutto sganciata dalla lex credendi e dunque ad una questione esclusivamente formale, estetica ?) e non è stato liberalizzato come la sua legittimità avrebbe richiesto. Il tentativo di “accogliere” la FSPX, condizionato alla genuflessione davanti al CVII è stato una riduzione del fuoco. Sorrisi, per persuadere della inesistenza nel CVII delle radici del processo di autodemolizione della Chiesa che tanti avvertivano, abbracci soporiferi, dentro cui addormentare, cullandolo, il “cattolicesimo di sempre”. Poi le dimissioni teorizzate come un diritto ed un dovere. Il volo nell’elicottero. Il bipapato istituzionalizzato, con stemma pontificale, abito bianco, presenza ad intermittenza e rassicurazioni di “identità di vedute” col vdr.

    Benedetto VI, come i predecessori conciliari e postconciliari (non indago sul foro interno, riservato solo a Dio) e più di chiunque altro, perché vivente e perché apparso come tutore della tradizione, ha lo stesso effetto dello specchietto per le allodole, come la carta topicida. Attira in direzione dell’accettazione di quella “nuova chiesa” istituita dalla “nuova pentecoste” del CVII , spacciandola come una continuazione della Chiesa di sempre, e incolla chi si lascia attrarre in quella trappola che non dà scampo.

    So che è doloroso dover fare a meno, in questo momento, di saldi punti di riferimento umani e può determinare smarrimento e scoraggiamento. Ma il nostro saldo punto di riferimento deve essere quella Roccia non visibile su cui è fondata la Chiesa e sul suo vicario, disancorato dalla persona fisica che, degnamente o meno, lo rappresenta e disancorato dalla circostanze che ci sia qualcuno, in questo momento, , a rappresentarlo con evidenza e certezza (il papa è essenziale alla Chiesa e non viene meno con la morte della persona fisica del papa o con la temporanea presenza di una pluralità di sedicenti papi, ma rimane sempre presente, credo di aver capito, come possibilità di avere un papa e come volontà della Chiesa di averlo o come papa “eclissato” temporaneamente ed eccezionalmente da errori positivi nel magistero non infallibile, come dice don Nitoglia )



    Anna (continua)

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  18. Non mi addentro nella questione della vacanza della sede, del fallibilismo magisteriale, della distinzione tra papato materiale e papato formale. Non ne ho la competenza, né credo sia essenziale per noi ultimi della Chiesa districare questa matassa. L’Essenziale è invisibile agli occhi. E regge comunque la sua Chiesa, nel modo che ritiene giusto (fosse anche un sonoro ceffone per risvegliarla). Questa consapevolezza, insieme alla promessa che non praevalebunt, ci consente di combattere lo scoraggiamento e ci conforta. La donna dell’Apocalisse é nel deserto, Dio la protegge e la nutre.

    Serve lucido discernimento e non emotiva e spasmodica ricerca di una facile soluzione e di un vicino “sostegno” umano, di un “salvatore”, che potrebbe anche, al momento, non esserci. Potrebbe essere una prova, un occasione di purificazione e rigenerazione alla quale non dobbiamo sottrarci con comode vie di fuga, un doloroso specchio messo davanti ai nostri occhi. Cos’è questa nuova Chiesa ? E’ la vera Chiesa ? Com’è nata, com’è cresciuta ? Dove si è insidiato il veleno ? Come opera ?

    Mi sembra che adesso i tempi siano maturi. Il fuoco divampa, assale da dentro (buona parte della gerarchia ecclesiastica, dei religiosi, dei teologi, dei cattolici più “istruiti”) e spinge velocissimamente verso il baratro, portando con sé moltissime anime.

    Credo che sia tempo di dissotterrare l’anatema e di scagliarlo contro chiunque,” fosse anche un angelo”, “predicasse un vangelo diverso” da quello predicato dal magistero infallibile della Chiesa. Noi non possiamo scagliare anatemi, non siamo competenti. Ma possiamo, e dobbiamo, gridare dai tetti, che “vi sono alcuni che .. turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo”.

    Non spetta a noi definire il grado di autorità di un documento, né lanciare scomuniche. Ma spetta a ciascuno di noi confrontare le nuove dottrine con quelle già enunciate infallibilmente. E denunciare il contrasto, se c’è contrasto. E non seguire le nuove, perché l’inerranza del magistero infallibile della Chiesa, ed il principio di identità e non contraddizione, non lo consentono.

    Comprendo la preoccupazione di chi ritiene che l’attuale crisi della Chiesa possa essere peggiorata da una spinta anarchico-protestante centrifuga, impressa da una Chiesa discente che osa discutere di documenti conciliari, del magistero papale e persino di validità della elezione del papa . E la condivido. Per questa ragione preferirei tacere. Pregare, testimoniare con la vita quotidiana e cucirmi la bocca sullo stato attuale della Chiesa. Preferirei sottrarmi al rischio di contribuire a determinare caos e dissoluzione.

    La consapevolezza di quello che sta accadendo è un calice amaro, che nessuno di noi vorrebbe bere, se non per amore di quel Cristo che ne bevve uno ben peggiore. Quale sia la volontà di Chi ha voluto aprire i nostri occhi è una domanda continua nelle nostre preghiere. Preghiamo e siamo anche certi che la Chiesa resterà fino al Suo ritorno, perché ce lo ha promesso. Però sappiamo anche che Dio agisce di norma attraverso gli uomini e che desidera che i talenti che ha distribuito fruttifichino e non vadano seppelliti per paura di perderli.

    Si dice che è facile avere le mani pulite, se si tengono dentro le tasche. Ma le mani non ci sono state date per tenerle in tasca. Bisogna che ci accolliamo il rischio (cercando di minimizzarlo con la preghiera intensa e i sacramenti) di sporcarci le mani. Bisogna investire quei talenti, col rischio si sbagliare, di perderli. Non certo per salvare la Chiesa, perché sarà il soffio della Sua bocca che la salverà alla fine dei tempi, quando sarà umanamente impossibile resistere, ma per cercare, nel frattempo, di tentare di arginarne l’autodemolizione, e di ricondurre a Dio quante più anime possibile, che in questo caos potrebbero smarrirsi.

    Anna

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  19. Nostagia? Padella brace?
    Basta aprire gli occhi.
    Benedetto XVI la massoneria l'ha smascherata e combattuto. Perciò è stato osteggiato e costretto (l'ha scritto persino Avvenire) alla resa (così vede il mondo...).
    Benedetto XVI ha scritto l'ultima nota ufficiale che inquadra la massoneria, ha scritto la Dominus Iesus, ha riproposto la centralità della verità e ha denunciato la dittatura del relativismo...

    a) i massoni ritengono i dogmi una costrizione.
    b) chi pone un fondamento dogmatico (la Chiesa cattolica lo fa) esercita una costrizione religiosa.
    c) la massoneria non conosce dogmi, ma accetta seguaci dei vari dogmi religiosi, politici e nazionali, nella misura in cui essi si sottomettano all’obbligo della tolleranza.
    d)la tolleranza verso le idee viene così chiesta a prezzo della loro relativizzazione per un concetto relativistico della verità, che toglie spazio a ogni forma di intolleranza".
    e) Dio, "Grande Architetto dell’Universo" non costituisce il fondamento senza il quale l’etica e la legge morale non potrebbero avere alcuna stabilità... Al contrario, il distacco dalla motivazione religiosa della morale può essere indicato come idea fondamentale di tutte le idee fondamentali della massoneria.
    e) la verità, se dovesse essere raggiungibile, non sarebbe ricercata come verità assoluta, poiché "la verità assoluta sbarrerebbe la strada del progresso.
    f) all’abbandono della verità come principio conduttore, consegue solo l’uomo stesso come principio centrale dell’orientamento: "l’uomo è la misura di tutte le cose", in campo economico, etico e religioso.
    g) la dignità umana si esprime nella subordinazione dell’uomo a nessun’altra legge che non sia quella che egli si dà sul momento.
    h) viene messa in discussione la Chiesa cattolica: "Non esistono sistemi di natura filosofico-religiosa che possano rivendicare una obbligatorietà esclusiva".
    i) lo spiritualismo massonico non rimane sospeso nelle idee, ma deve far presa: perciò bisogna modificare la fede in Dio e in Cristo nella quale il cristiano si identifica con le risposte decisive della sua fede.
    l) esattamente il contrario di quel che fa da sempre la Chiesa cattolica rivendicando la proclamazione autentica della Rivelazione.
    m) Cristo è la via, la verità e la vita" (Gv 14,6) e ai suoi ha promesso "lo Spirito di verità", che sarà loro di aiuto fino alla fine del tempo per guidarli verso la verità intera. E San Paolo dice che essere cristiani significa "giungere alla conoscenza della verità" (1 Tim 2,4).
    n)l’oppositore di Dio, Satana, è chiamato "padre della menzogna" (Gv 8,44). La lotta di Satana contro Dio è una lotta contro la verità.
    o) l’opinione secondo cui si dovrebbe negare l’esistenza della verità oggettiva in nome della dignità umana è frutto di un equivoco. Gesù parla della verità che "farà liberi" (Gv 8,32). Libertà e dignità sono dello stesso genere.
    p) sostituire il primato di una verità oggettiva con quello della dignità umana è una vera e propria rivoluzione copernicana nell’autocomprensione della Chiesa, se essa cessa di condannare gli errori indipendentemente dall’amore dovuto all’uomo.

    tralcio

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  20. Anonimo Pisano31 gennaio 2015 15:19

    Non so se conoscete le vicende del vescovo di Tenerife.
    Fu un campione della lotta anticomunista, prima, durante e dopo la guerra civile spagnola. Il suo, però, non era solo anticomunismo, ma era un impegno basato sulla difesa ed applicazione INTEGRALE del pensiero sociale della Chiesa. Ovvero della riaffermazione dei diritti di Cristo Re, non solo sulle anime, ma anche sulla società. Compreso, quindi, il DOVERE dello Stato di essere collaboratore della Chiesa, nel compito di aiutare le anime a salvarsi ed ostacolare coloro che, non contenti di dannarsi loro (liberissimi e padronissimi di farlo)si vogliono mettere, invece, ad interferire nella salvezza altrui. Fu, questo vescovo, una delle voci più forti ed autorevoli del COETUS INTERNATIONALIS PATRUM (l'opposizione "conservatrice") nel corso del Vat.II. Quando fu approvato D. H., corse da Montini dicendogli, più o meno:"Santità, NON FIRMATELO, altrimenti crollerà San Pietro". San Pietro non crollò (almeno non nel senso che non so fino a che punto temeva e fino a che punto si augurava il presule), ma crollò il vescovo. Tornato a Tenerife, celebrò un pontificale solenne, in cui, tenne un'omelia, nella quale narrò quanto ho scritto. Conclusione 1: Dopo aver narrato questi eventi aggiunse:"I casi sono due, o Dio ha cambiato idea, ed è contro la natura di Dio, in Lui non c'è cambiamento, o sono tanti anni che vi sto ingannando. PREFERISCO PENSARE CHE VI HO INGANNATO. Perdonatemi. Ero in buona fede. Si vede che sono 2000 anni che siamo stati nell'errore". Morirà di infarto di li a non molto.

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  21. Condivido l'analisi di Anna , pur ritenendo che il Signore non possa aver positivamente "voluto " impartire uno schiaffo alla Chiesa , ma solo averlo "permesso " per un fine di bene a Lui conosciuto ,ma che mi sembra noi posiamo modestamente individuare nell'"apertura degli occhi " .Concordo sull'insidiosità forse maggiore della situazione precedente , che tante speranze , poi frustrate , aveva destato .Volendo però condurre un ragionamento rigoroso , dovremmo arrivare (come pure per coerenza Patrizia Firmiani , che parla a cuor leggero di scisma , senza rendersi conto che l'Autorità , se scismatica , è fuori dalla Chiesa e come tale non più autorità ) a una posizione sedevacantista(Infatti non si può negare che il supremo fautore di questo "scisma"è proprio Bergoglio ) . Parola che fa paura , anch'io mi dibatto per non arrivarci , ma non si può negare che è più coerente Con tutto il rispetto per don Nitoglia , da cui ho appreso tante cose utilissime , mi chiedo , da incompetente :ma il " Papato eclissato " è un luogo teologico ? Ha qualche appoggio nel Magistero ?Lo chiedo a chi è più esperto , in questa materia non possiamo procedere in maniera approssimativa .

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  22. Se la Chiesa di Cristo "subsistit in" pienamente nella Chiesa Cattolica, quale il senso della promozione del popolo cattolico a "popolo di Dio"?

    Vedo in questa "promozione" lo stesso problema della definizione sulla Chiesa della Lumen Gentium. Il "popolo di Dio" o È o sussisti nel popolo cattolico. Nella mentalità conciliare membri delle comunità ecclesiale della riforma, ortodossi e forse, membri delle altri religioni, sono anche parte del popolo di Dio, ma in comunione imperffeta. Quindi, la promozione a popolo di Dio non è del popolo cattolico, ma del popolo eretico, eterodosso, infedele e forse, non credente. La umanitá per il modernismo è la Chiesa.

    Parlando della mancanza di reazione dei cattolici nel periodo del Concilio e del post-concilio la spiegazione che trovo è che ha avuto un cambiamento del popolo in massa. Quando e chi ha fatto questo cambiamento è la domanda che rimane senza risposta certa (la guerra mondiale finita in 45 può avere una grande responsabilità...). Pio XII ha fatto questa distinzione (tra popolo e massa) lei ha avuto la percepzione di questo pericolo (ha fatto la diagnose) e ha ricercato di dare medicina a questa malatia.Però il suo predecessore sembra avere fatto alcuno uso da questo una volta che non era il popolo e si la massa che gli lodava. E Giovanni XXIII convoca il Concilio per aggiornare la Chiesa al mondo moderno. Un Concilio che non prima per chiareza e definizione, un Concilio per la massa, non un Concilio per il popolo cattolico (hanno detto a Mons. Lefebvre che facevano un Concilio per il mondo...). Quindi, possiamo dire senza nessuno problema che il nuovo "popolo di Dio" non è un popolo, ma è una massa e non è da Dio.

    È ormai chiaro che siamo tutti uguale davanti a Francesco. Questo è il Papa di una massa, non di un popolo (la mancanza di dottrina, teoria e altri sono segno da questo). È ormai chiaro che se la Chiesa stava in auto-demolizione con Paolo VI adesso lei sta essendo demolita per Francesco. Non se può parlare di una "massa di Dio", perché Dio forma popoli, non massa.

    Il testo di Patrizia Fermani ci fa pensare, è un ottimo testo.

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  23. Tralcio,
    tutto vero ciò che sottolinei; ma restano i diversi 'bachi' e ambiguità più volte evidenziati che i frequentatori del blog ben conoscono e che non stiamo qui a ribadire.

    Chi ci leggesse solo ora, se vuole, può dare un'occhiata ai documenti riportati in evidenza nella colonna destra del blog. Non solo i "Memoranda", ma anche gli altri...

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  24. Ho fatto una sintesi di alcuni interventi in un nuovo articolo.

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  25. @ Lister: "Una volta abbattuta la Chiesa Cattolica, il resto della Cristianità ne seguirà facilmente le sorti" Anche Stalin la pensava così, ma non riuscì a raggiungere il suo obiettivo, né mai alcuno ci riuscirà; nonostante gli sforzi del demonio, noi crediamo per fede nel "non prvalebunt!".

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  26. Caro Tralcio (11:3), effettivamente tra non molto avremo ben tre anniversari: il centenario di Fatima, il cinquecentenario di Martin Lutero ed il tricentenario della nascita della massoneria moderna, nata infatti a Londra nel 1717. Una congiunzione astrale, come dicono gli astrologi? certamente no, ma una specie di "redde rationem" forse si. Come noto, la Madonna ama scegliere date, circostanze ed orari particolarmente significativi per i suoi interventi nella storia umana (che sono poi gli interventi del Suo divin Figlio, NSGC, e della Divina Provvidenza). Quindi c'è da aspettarsi di tutto, cosa invece in cui non credono minimamente i modernisti, a partire da Roncalli in poi (ricordate il suo giudizio sui pastorelli di Fatima, definiti "profeti di sventura"?)

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  27. Anonimo Pisano (15:19): un'altra morte sulla coscienza di Montini, quella del Vescovo di Tenerife? Secondo quanto ho appreso, infatti, dagli scritti di don Luigi Villa (di "Chiesa Viva") sembra che Montini scrivesse una letteraccia ad un vescovo lombardo, che protestava perché Montini aveva deciso la chiusura di un giornale cattolico: ebbene, don Villa riferiva che i toni di quella letteraccia fossero tali da causare la morte del povero Vescovo. Tempo dopo proseguiva don Villa, un certo prelato trovò quella lettera e con essa fece una rapidissima carriera. Fantascienza? Fantareligione? non lo so, so solo che don Villa non fu querelato per quel suo scritto: come mai? (per i termini precisi della storia cfr la rivista Chiesa Viva).

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  28. Amici miei,
    ho pubblicato solo adesso i vostri interventi senza neppure leggerli (ora guardo meglio e appena posso replicherò), perché ho integrato il nuovo articolo con la domanda di murmex alla quale ho risposto intanto rapidamente oltre che poveramente.

    Vedremo di approfondire con più calma.

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  29. @ Cattolico
    Siamo certi del "non prevalebunt" ma in quali termini ed in quali tempi?
    Dovremo tornare alle catacombe?
    Sic rebus stantibus, la Massoneria la fa da padrona e Bergoglio è il suo profeta.

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  30. Uscito dal frigidaire31 gennaio 2015 23:48

    http://vaticaninsider.lastampa.it/news/dettaglio-articolo/articolo/montini-paolo-vi-losservatore-romano-svidercoschi-38879/

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  31. Quando mi si disse che aveva definito Kasper buon teologo decisi nella mia pochezza che non quadrava e il cervello lavorò andando in tilt, essendo solo cristiana cattolica del popolo.Da una trentina di anni constatavo eresie su eresie nei corsi di preparazione parrocchiale. Conclusi che due papi non potevano co-esistere, veri entrambi. Conclusi che Benedetto era vero papa. Ora mi chiedo se ciò è vero, i sacerdoti,tanti, a cui parlai non negano...sanno. Gli anziani sanno per vissuto, gli altri per sentito...? L'identità di vedute col vdr, la sottomissione dichiarata nella "gran rinuncia" a chi sta smantellando... i falsi profeti che mi hanno acchiappata (ma anche aperto gli occhi), le letture del dopo concilio che ignoravo se non per constatazione di apostasia... segnali di fumo tutti.
    Ora certi falsi profeti che hanno annunciato le dimissioni di Benedetto fanno parte della bestia nera? Per non far capire che il tutto è iniziato ben da prima come dice Fatima, verso il 1960 il segreto sarà chiaro. E poi parla di vescovo vestito di bianco (chi poteva saperle ste' cose allora se non Maria SS?). Perchè a tal punto arrivati concludo che Chiesa Viva aveva ragione
    su molte cose. Maggio 2015 parla di card.Siri Papa Gregorio XVII dal 1958 al 1989, prigioniero a Genova. Dopo la sua morte causata si dice che venne eletto un nuovo papa (dai cardinali da lui eletti in segreto..e si valuti che nei conclavi ultimi hanno votato dei Kasper che sono scomunicati latae sententia o come si dice)e che questo papa Gregorio XVIII vive sofferente nel segreto... della Chiesa eclissata come dice La Salette.Ora senza dubbio discerno che la tesi di Chiesa viva è valida e che forse è impossibile sperare che Gregorio XVIII sia stato Giovanni Paolo II dal 1989 al 2005 per cui quindi Benedetto sarebbe vero papa. A tal punto abbiamo due vescovi di roma vestiti di bianco ed un papa nascosto? D'altronde un papa non dà le dimissioni ed anche se le dà sono invalide secondo il magistero di papa Innocenzo III. Chi sa la verità parli, è tempo di scelte ormai indifferibili. Esci da Babilonia popolo mio (e non massa e non mondo).

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