Pagine fisse in evidenza

lunedì 13 aprile 2015

Il lascito di Ratzinger. Crescono del 25% le ordinazioni in USA

Apprendiamo da The Catholic Herald by Il Timone:

Secondo gli ultimi dati resi noti dalla Conferenza episcopale statunitense (raccolti dal Center for Applied Research in the Apostolate della Georgetown University), nel 2015 saranno quasi 600, per la precisione 595, le ordinazioni sacerdotali nel Paese. L’anno scorso erano state 477. Si tratta di un aumento di circa il 25% in un solo anno. E’ uno dei più robusti segnali di ripresa vocazionale dopo una crisi pluridecennale iniziata poco dopo la chiusura del Concilio, in concomitanza con l'esplosione del 68. Qualche numero: le ordinazioni erano state 994 nel 1965, 771 nel 1975, 533 nel 1985, 511 nel 1995 e 454 in 2005.

Che la caduta si fosse arrestata era chiaro già da alcuni anni, ora, appunto, sembra manifestarsi una chiara e vibrante inversione di tendenza.

L’età media degli ordinandi resta alta, anche se non altissima, 34 anni. Un quarto di loro è nato fuori dagli Usa, in Paesi come Nigeria, Polonia, Vietnam, Colombia, Messico e Filippine.

Per la maggioranza si tratta di cattolici di nascita, il 7% sono convertiti. L’84% ha dichiarato di avere genitori entrambi cattolici.

Un dato significativo è che il 70%, prima di entrare in Seminario era solito pregare il Rosario o partecipare all’adorazione eucaristica.

Per interpretare correttamente questi dati serviranno tempo e analisi adeguate. Certamente si può notare come gli ordinandi del 2015 sono entrati in Seminario mediamente sei anni fa, nel pieno del pontificato di Benedetto XVI. A Joseph Ratzinger si deve anche un’azione incisiva nel ricambio della classe episcopale statunitense – iniziata già sotto Giovanni Paolo II – con l’ausilio, non è un mistero, di consulenti come il cardinale Raymond Leo Burke, nel suo ruolo ricoperto in anni cruciali all’interno della Congregazione per i vescovi.

Oggi la Conferenza episcopale degli Stati Uniti è tra quelle che portano più limpidamente – nelle prese di posizione pubbliche, nelle scelte pastorali, nella difesa del Magistero, nello slancio missionario – l’impronta wojtyliana e ratzingeriana insieme. E questo ha permesso, tra l’altro, di superare una crisi che ad alcuni sembrava quasi fatale, ovvero quella legata agli innumerevoli scandali per abusi sessuali commessi da esponenti dal clero, che hanno messo in ginocchio tantissime diocesi e hanno dato il via a una campagna di discredito senza precedenti del sacerdozio cattolico.

3 commenti:

  1. "Per interpretare correttamente questi dati serviranno tempo e analisi adeguate." ... Secondo me non vogliono dire che questo forte aumento e' grazie sopratutto ai numeri dei seminaristi degli istituti "Tradizionali" ma aspettiamo le "analisi adeguate" :)

    Comunque, viva l'USA !!! :)

    RispondiElimina
  2. Uno dei film che mi hanno maggiormente segnato è "Il cardinale" ( 1964) con Tom Tryon e Romy Schneider, regista Otto Preminger ( lo stesso di "Vincitori e vinti" ).
    Il protagonista Stephen Fermoyle nasce in una famiglia irlandese, non ricca ( padre tranviere ) ma tradizionalmente devota, che vede un motivo di orgoglio nella vocazione ecclesiatica di uno dei figli, intellettualmente brillante. Stephen torna a New York dopo gli studi a
    Roma, dove per le sue doti è divenuto pupillo del cardinale Quarenghi, che intravede per lui una destinazione episcopale. Stephen si confronta e scontra con i problemi della società americana ( anni ruggenti del Charleston, gravidanza extramatrimoniale della sorella già innamorata di un giovane ebreo, razzismo nel Sud ); come nunzio a Vienna con il Nazismo montante. Infine è creato cardinale in una solenne cerimonia.

    La sensazione è che gli Statunitensi siano attratti dall'identità cattolica tradizionale, comprese specificamente la ritualità romana e la trionfante architettura rinascimentale e barocca; questo come elemento di potente unità, in confronto con i mille rivoli della loro cultura e del loro costume, e anche come identificazione ( Impero Americano come Impero Romano e sua eredità nella Chiesa Cattolica ).
    Per cui credo che una Chiesa con identità scarsa, camaleontica, "periferica" li stimoli poco.
    "Sister act" è un film - parodia che in realtà si nutre dello stile cattolico tradizionale, nelle vesti e negli ambienti.

    Un altro esempio del "gusto" americano per il Cattolicesimo tradizionale si trova nel delizioso
    film-favola "Le campane di Santa Maria" ( 1945 ) con Ingrid Bergman e Bing Crosby: bei sentimenti in una atmosfera di ordine e di obbedienza serena. Non è detto che sia solo una favola. Prima della guerra il Segretario di
    Stato card. Pacelli fece un lungo giro negli
    USA, incontrando anche Roosevelt, destando
    un'ottima impressione. Venne soprannominato "il cardinale volante".

    RispondiElimina
  3. Detto più in breve: i sacerdoti cattolici tradizionali come "marines di Dio", al servizio di un "Impero del Bene" contrapposto agli Imperi del Male, di quasisi colore essi siano.
    In larghissima misura il potere americano è potere dell'immagine cinematografica: ed ecco i loghi maestosi, come quello della 20th Century Fox e quello della Metro Goldwin Meyer ( il leone ruggente ).
    Chi ha detto che alla gente comune non piaccia lo stile MAESTOSO? La gente correva in massa anche alle celebrazioni di Pio XII, esteriormente jeratico per dovere, interiormente umile servitore della Santa
    Chiesa.
    Agli americani dobbiamo quasi tutti i grandi film biblici che hanno nutrito le masse cristiane per decine di anni, da "Mosè" a "Quo vadis?" a "Ben Hur", con altre pellicole meno importanti ma utili, come "La storia di Ruth". Si creò addirittura il femomeno non minore della "Hollywood sul Tevere"; il solenne trasporto della salma di Pio XII da Castel Gandolfo nel 1958 passò davanti al set dove si giravano gli esterni di "Ben Hur".
    A Hollywood dobbiamo il meraviglioso film "La canzone di Bernadette" ( 1943 ) interpretato dalla meravigliosa Jennifer Jones, che si guadagnò l'Oscar per quell'anno.

    I film biblici recenti, è il caso di dirlo, sono
    deboli, non funzionano proprio per mancanza
    di maestosità e di reale convinzione interiore
    negli sceneggiatori e attori. Charlton Heston era un protestante all'antica con la Bibbia e col
    fucile; per questo il suo "Ben Hur" è un evergreen solido e definitivo. Wallace, l'autore del romanzo originario era lui stesso un
    militare. Ci sarebbe poi da dire quanto sia passato nelle produzioni della Hollywood sul Tevere del malavitoso ma visceralmente cattolico Caravaggio. Assistente all regia di "Ben Hur" era il ŕomano de Roma Sergio Leone, uno dei grandi degli "spaghetti western" ( luce accecante e polvere, come in Caravaggio ) con titoli spesso cattolici: "Lo chiamavano Trinità", "I quattro dell'Ave Maria" e via dicendo e... invocando

    RispondiElimina

I commenti vengono pubblicati solo dopo l'approvazione di uno dei moderatori del blog.