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mercoledì 22 luglio 2015

George Gänswein e l'emorragia tedesca....

Marco Tosatti riporta il passo tratto da un'intervista a “Zenit” di mons. George Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e già segretario di Benedetto XVI.  Scuola di Benedetto e pensiero di Benedetto. O no?

La Chiesa cattolica tedesca l’anno scorso ha perso un numero record di fedeli: quasi 218.mila persone, circa 39 mila più dell’anno precedente. È una cifra particolarmente alta, superiore persino a quella del 2010, l’anno in cui la Chiesa tedesca fu scossa dallo scandalo degli abusi sessuali sui minori. In Germania la fede va dichiarata all’atto della dichiarazione fiscale; e in conseguenza di ciò – come illustra il recente caso di Luca Toni – la confessione di appartenenza rivendica e riceve una tassa, la “Kirchensteuer”.
Sono cifre considerevoli; nel 2011 la Chiesa tedesca ha percepito qualche cosa come 6,3 miliardi di dollari. La Chiesa tedesca è il secondo datore di lavoro nel Paese, e la sua influenza è considerevole nel Terzo Mondo grazie anche agli aiuti elargiti con i fondi della Kirchensteuer.
Alcuni commentatori – come l’americano George Weigel – attribuiscono questa crescente disaffezione, oltre che a ragioni finanziarie, alla tendenza di una larga parte dell’episcopato a tentare di modificare la dottrina della Chiesa. Fra questi la dottrina relativa al matrimonio e ai sacramenti per i divorziati risposati, di cui si parlerà nel Sinodo dell’ottobre prossimo. È interessante in questo senso vedere che cosa afferma, in un’ampia intervista a “Zenit”, mons. George Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e già segretario di Benedetto XVI.
Alla domanda dell’intervistatore:
Alcune di queste dispute provengono dalla sua terra d’origine, la Germania. Perché?
Sì. È vero che non tutti gli errori vengono da là, ma il punto in questione certamente sì: vent’anni fa Giovanni Paolo II, dopo una lunga e impegnativa trattativa, non accettò che i cristiani risposati potessero accedere all’Eucaristia. Ora, non possiamo ignorare il suo magistero e cambiare le cose. Perché alcuni pastori vogliono proporre ciò che non è possibile? Non lo so. Forse cedono allo spirito del tempo, forse si lasciono guidare dal plauso umano causato dai media… Essere critico contro i mass media è certamente meno piacevole; ma un pastore non deve decidere in base agli applausi o meno dei media; la misura è il Vangelo, la fede, la sana dottrina, la tradizione.

12 commenti:

  1. D'accordo su molte cose, ma qui si continua ad andare avanti a "forse". Non sarebbe meglio ed ora di togliersi le fette di salame dagli occhi e guardare in faccia il problema: la Chiesa si è aperta al mondo per abbracciarlo, non per convertirlo. E questo già da almeno 50 anni... E questo senza forse!
    Ma una domanda sorge spontanea: visto che è peccato uscire dalla Chiesa cattolica, e quindi anche da quella tedesca, come fare per non versarle i soldi? Forse non pagando l'importo fatturato (e motivandolo) fino a farsi buttar fuori? Infatti uscire non è sinonimo di farsi buttar fuori. O vi sarebbero altre procedure, tipo pignoramento, da mettere in conto?
    Sarebbe interessante sapere come fanno i (pochi) cattolici tedeschi rimasti, o gli appartenenti alla FSSPX, a districarsi in questa situazione.

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  2. Ma chi non paga la tassa non può andare a Messa ?
    O a chi chiede di battezzare il figlio oppure prima di confessarsi viene chiesta la dichiarazione dei redditi ?

    Se il motivo della disaffezione è perché si vuol permanere nella dottrina di sempre ed non si vogliono seguire le nuove prassi eterodosse, direi che la statistica è da vedere in senso positivo, sono aumentate le persone, in Germania, che ritornano alla Fede.
    In sintesi: non penso che l'appartenere o meno alla Chiesa sia riducibile al pagare o meno una tassa (ad es. se io l'8permille non lo verso alla CEI, per questo devo concludere che non sono più cattolico ?)

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  3. So che chi non è in regola con il pagamento della tassa, non ha diritto al funerale religioso.

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  4. L'appartenenza alla Chiesa non è riconducibile al solo pagamento della tassa ecclesiastica, ma la comprende: ogni fedele è tenuto a contribuire al mantenimento della Chiesa. I modi variano da paese a paese e da una diocesi o parrocchia all'altra, ma il principio resta.
    Per quel che ne so, non essendo italiano, l'8 per mille deriva da una legge civile e non propriamente ecclesiastica e quindi il suo pagamento a favore di un ente piuttosto che per un altro può solo essere raccomandato o meno.
    Il problema è l'impiego non conforme al mandato che le autorità, che abusano della loro posizione o che la usurpano, ne fanno.

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  5. Certo, il provvedere al sostentamento della Chiesa è uno dei precetti che questa nostra Madre ci insegna.
    Chi non versa la tassa ma, ad esempio fa un'offerta direttamente ad un parroco o ad una casa religiosa o alla FSSPX o ad altri che conosce direttamente come fedeli alla dottrina della Chiesa, credo ottemperi ugualmente al precetto evitando nel contempo che il suo obolo finisca nelle mani di chi adotta prassi non conciliabili con quanto da sempre, dovunque e da ogni fedele cattolico, creduto

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  6. @ Marco P.
    È quel che penso anch'io, ma poi si dev'essere pronti a fare il salto verso la FSSPX, poiché la Chiesa ufficiale non dispenserà più sacramenti (in Germania).

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  7. Se una tassa così esosa che prevede il prelievo dell'8/10 % del reddito dichiarato, in Italia sarebbero tutti atei.....

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  8. @ Commento generico, quello di mons. Gaenswein

    Non sembra andare al fondo del problema, si trincera dietro un "non so", "forse vogliono compiacere i media". Appunto, se vogliono compiacere i media, vogliono compiacere lo spirito del mondo e non Gesu' Cristo. La loro fede e' profondamente inquinata o e' addirittura scomparsa, questo e'il problema. Non e' ammissibile che chi fa proposte scandalose come quelle di Kasper e sodali abbia conservato l'autentica fede cristiana.
    Che poi in Germania abbiano stabilito l'obbligatorieta' di questa famosa tassa, lo trovo osceno. Se non paghi, rappresaglie in questo senso e quell'altro. La Chiesa ha sempre avuto bisogno dell'obolo, ma Cristo non ha forse detto di affidarsi a Lui per l'aspetto materiale della nostra esistenza e quindi anche per quella dell Chiesa? L'offerta deve essere spontanea altrimenti che offerta e'? E perche' si dovrebbe continuare a dare "l'obolo di s. Pietro" a una Gerarchia come questa, pappa e ciccia con tutti i nemici di Cristo, nemica della vera Tradizione cattolica e della vera Messa cattolica? Nemica anche dei popoli cristiani, che vorrebbe veder sparire sommersi nell'ondata extracomunitaria, che irresponsabilmente incoraggia in tutti i modi?

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  9. Da un po' di tempo mi chiedo se sia peccato fare una campagna contro l'8x1000 alla chiesa (a)cattolica. Qualcuno da rispondere?

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  10. Meglio dedicare tempo ed energie a difendere e riaffermare la retta fede, e a viverla.
    Una iniziativa del genere sa tanto di "reazione di pancia". Sarà la coscienza di ognuno a decidere, in libertà. Ci sono ben altre impegnative campagne da promuovere e da portare avanti!!!

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  11. La Kirchensteuer deriva dal Concordato tra la Chiesa ed il Governo tedesco. Quello del 1933!
    Rr

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  12. «È vero che non tutti gli errori vengono» dalla Germania «ma il punto in questione certamente sì: vent'anni fa Giovanni Paolo II, dopo una lunga e impegnativa trattativa, non accettò che i cristiani risposati potessero accedere all'Eucaristia. Ora, non possiamo ignorare il suo magistero e cambiare le cose». È quanto afferma il prefetto della Casa pontificia e segretario del Papa emerito Benedetto XVI, mons. Georg Gaenswein, in una intervista a Zenit, a proposito del sinodo sulla Famiglia che sarà celebrato ad ottobre ed in particolare sulla situazione delle coppie «irregolari» e del nodo della comunione ai divorziati risposati.

    «Perché alcuni pastori - si chiede mons. Gaenswein - vogliono proporre ciò che non è possibile? Non lo so. Forse cedono allo spirito del tempo, forse si lasciano guidare dal plauso umano causato dai media? Essere critico contro i mass media è certamente meno piacevole; ma un pastore non deve decidere in base agli applausi o meno dei media; la misura è il Vangelo, la fede, la sana dottrina, la tradizione».


    «Una sfida del sinodo, - osserva mons. Gaenswein - sono certamente i cristiani che si trovano in una situazione matrimoniale, teologicamente detta, «irregolare». Vuol dire persone che hanno divorziato e si sono risposate civilmente. Dobbiamo aiutarle, certamente, ma non in modo riduttivo. È importante avvicinarsi a loro, creare contatto e mantenerlo, perché sono membri della Chiesa come tutti gli altri, non sono espulse tanto meno scomunicate. Essi vanno accompagnati, ma ci sono problemi riguardo alla vita sacramentale. Si deve essere molto sinceri - sottolinea - da parte della Chiesa, anche da parte dei fedeli che vivono in questa situazione. Non si tratta solo di dire: «Possono non possono». E lì, secondo me, si dovrebbe affrontare in modo positivo».

    «La questione dell'accesso alla vita sacramentale - aggiunge - è da affrontare in modo sincero sulla base del magistero cattolico. Spero che nei mesi di preparazione prima del Sinodo si presentino delle proposte che aiutino e servano per trovare le giuste risposte a tali pesanti sfide».
    http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-42456/

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