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domenica 6 settembre 2015

Sinodo, ecco il piano B per il "divorzio cattolico"

Riprendiamo da La Bussola quotidiana. Da non perdere perché la lotta è su molti versanti e non bisogna trascurarne nessuno.
Noi ne avevamo parlato qui già un anno fa con questo titolo : Dopo il Sinodo, il partito di Kasper apre un secondo fronte: il “divorzio cattolico”.
Teniamo desta l'attenzione. Non a caso il card. Burke è stato rimosso dal supremo Tribunale della Segnatura Apostolica....



Sinodo, ecco il piano B per il "divorzio cattolico"

Il dibattito sulla famiglia, provocato da quanto emerso durante il Sinodo straordinario ed a margine dello stesso, ha riguardato soprattutto il versante teologico e della dottrina. Tuttavia in concomitanza con questi eventi, il Santo Padre ha posto in essere un atto importante, passato quasi in sordina: la costituzione di una Commissione speciale di studio per la riforma del processo matrimoniale canonico presieduta da monsignor Pio Vito Pinto, decano del Tribunale della Rota Romana. Se intenzione dichiarata del Papa era verificare la possibilità di procedere più rapidamente e obiettivamente alla sentenza sulla validità di tanti matrimoni, dall’analisi del pensiero dei componenti la commissione si poteva sin da subito comprendere quali fossero le soluzioni verso cui si voleva andare: l'eliminazione dell’obbligo della doppia sentenza conforme, l'istituzione di un giudice unico per la prima istanza o, addirittura, “l’amministrativizzazione” del processo canonico di nullità matrimoniale.

Per quanto riguarda il primo aspetto - obbligo della doppia sentenza conforme - sia il convegno tenutosi all’Università Gregoriana nel gennaio scorso a dieci anni dall'Istruzione Dignitas Connubii - di cui, secondo qualche partecipante, nell'occasione è stato celebrato “il funerale, seppur solennissimo”, sia il convegno sulla famiglia, svoltosi all’Università della Santa Croce nel marzo scorso, hanno registrato come un dato già acquisito, la sua eliminazione. Dovendosi a tal proposito rilevare come, finanche docenti che durante tutta la loro carriera hanno sostenuto l’importanza e rimarcato il valore di questa previsione normativa, abbiano accettato una resa incondizionata, arrivando addirittura a postulare il contrario rispetto a quanto affermato per decenni.

Sul secondo e sul terzo aspetto - istituzione di un giudice unico per la prima istanza ed “amministrativizzazione” del processo canonico di nullità matrimoniale -, invece, si sono registrate maggiori resistenze alla loro introduzione e alcune critiche argomentate.

Tuttavia, occorre rilevare che il dibattito, oltre a rimanere in ambito specialistico e scientifico - eccezion fatta per gli scritti del card. Raymond Burke e del card. Velasio De Paolis, pubblicati nel volume “Permanere nella Verità di Cristo” - , non ha avuto una grande eco come avrebbe meritato.
La sensazione è che la stessa corrente che ha finora spinto per il cambiamento dottrinale in materia di indissolubilità del matrimonio, usando la carta della pastorale, ora stia abbracciando questo argomento come una sorta di "piano B". In altre parole, dato l’inasprirsi del confronto sul piano dottrinale ed il crescere del fronte contrario alla “teoria Kasper” - basti qui menzionare, ad esempio, gli interventi dei vescovi polacchi ed africani, del cardinale Sarah, dei professori americani e, dei 500 preti inglesi -, che sembra allontanare la possibilità di accoglienza di tale “tesi” da parte del magistero pontificio, si riscontra, nei sostenitori della suddetta “teoria”, un mutamento di strategia ed un cambiamento del fronte sul quale agire, al fine di raggiungere ugualmente l'obiettivo: intervenire sull’ambito del diritto canonico, per introdurre, né più e né meno, un “divorzio cattolico”.

Questa strategia è avvantaggiata dal pressoché totale disinteresse dell’opinione pubblica verso il diritto nella Chiesa e della Chiesa - atteggiamento persistente da cinquant’anni a questa parte - che permette di agire indisturbati e con tranquillità, soprattutto quando gli addetti del settore, rinunciano a far sentire la propria voce o, peggio, decidono di mettere da parte le loro convinzioni, risultato di anni di studio, solo per cavalcare l'onda. 

In particolare, per quanto concerne l’atteggiamento antinomiano della società in genere e dei fedeli in specie, si deve rilevare che con la celebrazione del Concilio Vaticano II si è determinato «un clima di “apertura al mondo”, che non di rado ha comportato il fraintendimento di voler adattare la fede e la vita cristiana a mentalità ed atteggiamenti incompatibili con il cristianesimo. Per quanto riguarda il diritto, è penetrato nella Chiesa uno spirito, assai diffuso in quegli anni di contestazione, contrario a quanto sapesse di ordine, esigenza sociale, istituzione, autorità, ecc. 

All’insegna della spontaneità e dell’autenticità, della libertà e della sola obbedienza allo Spirito e ai suoi carismi, si sottovalutavano e perfino si disprezzavano proprio quei valori più a cuore nel modo tradizionale di concepire il diritto nella Chiesa, specialmente dalla Controrifoma in poi» ; tanto da far riaffiorare voci e comportamenti di opposizione nei confronti del diritto nella Chiesa, volti a riproporre la contrapposizione tra Chiesa del diritto e Chiesa della carità, oppure tra autorità e carisma. Dovendosi aggiungere che, nei confronti di tale situazione, non sono stati attrezzati, nel breve periodo, strumenti in grado di farvi fronte adeguatamente; basti pensare che, sebbene i documenti conciliari contengano molte dichiarazioni e disposizioni di netto contenuto giuridico, tuttavia non vi è una trattazione diretta e globale sulla natura ed il senso del diritto nella Chiesa in nessuno dei suddetti documenti e neanche nella costituzione dogmatica Lumen gentium che tratta del Mistero e dell’essenza della Chiesa.

In più, oltre al danno, si potrebbe avere la beffa, perché si farebbe passare tutto ciò, come un miglioramento “pastorale” del sistema, necessario per venire incontro alle esigenze dei fedeli, in contrapposizione ad un vecchio sistema, rigido e legalista.

Dunque, in vista del Sinodo, occorre suscitare il dibattito, anche su questo aspetto canonistico, in particolare sul lavoro che dovrà svolgere la succitata commissione; un dibattito, non solo a livello scientifico, ma anche “apologetico”, capace di dire e di fare la verità a livello dottrinale e pastorale, per arrivare a tutti i fedeli, in maniera che tutti possano comprendere la suprema importanza del favor veritatis nell’ambito del diritto matrimoniale canonico. Questo perché un eventuale cambiamento del processo canonico nella direzione suindicata comporterebbe necessariamente pesanti ripercussioni anche nell’ambito della dottrina ed in rapporto al ruolo di questa nella Chiesa. 

Infatti la ricerca della verità, per la quale la secolare esperienza della Chiesa è giunta a delineare il processo canonico nelle forme che oggi si conoscono, e la carità o la misericordia sono imprescindibilmente unite, così, dove manca la prima, non ci può essere in alcun modo la seconda. San Giovanni Paolo II sottolineava mirabilmente, a tal proposito, che l’autorità ecclesiastica «prende atto, da una parte, delle grandi difficoltà in cui si muovono persone e famiglie coinvolte in situazioni di infelice convivenza coniugale, e riconosce il loro diritto ad essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale. Non dimentica però, dall’altra, il diritto, che pure esse hanno, di non essere ingannate con una sentenza di nullità che sia in contrasto con l’esistenza di un vero matrimonio. Tale ingiusta dichiarazione di nullità matrimoniale non troverebbe alcun legittimo avallo nel ricorso alla carità o alla misericordia. Queste, infatti, non possono prescindere dalle esigenze della verità. Un matrimonio valido, anche se segnato da gravi difficoltà, non potrebbe esser considerato invalido, se non facendo violenza alla verità e minando, in tal modo, l’unico fondamento saldo su cui può reggersi la vita personale, coniugale e sociale. Il giudice pertanto deve sempre guardarsi dal rischio di una malintesa compassione che scadrebbe in sentimentalismo, solo apparentemente pastorale. Le vie che si discostano dalla giustizia e dalla verità finiscono col contribuire ad allontanare le persone da Dio, ottenendo il risultato opposto a quello che in buona fede si cercava» .
Marco Benelli

20 commenti:

  1. mi sembra che si voglia chiudere la porta dopo che i buoi sono scappati.
    Questo "piano B" è già da anni prassi negli USA che contando solo il 6% dei cattolici del mondo ottengono il 60% degli annullamenti mondiali, spesso garantiti per mere cause psicologiche. Il card Burke e i professori americani di cui parla l'articolo avrebbero dovuto lottare per mettere un freno a quegli annullamenti, sovente stigmatizzati da Benedetto,e non attivarsi solo ora che la situazione USA vuole essere estesa dappertutto.

    http://www.catholicworldreport.com/Item/470/annulment_nation.aspx

    maria t.

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  2. La neo-chiesa agisce nella prassi, a livello locale che poi universalizza, e senza fare scalpore. Alla fine siamo di fonte al 'fatto compiuto' e chi pone rimedio?

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  3. “Non a caso il card. Burke è stato rimosso dal supremo Tribunale della Segnatura Apostolica…”

    Et par qui a-t-il été “rimosso “ ? Par Kasper ou par Bergoglio ?

    Il y a encore des naïfs qui ne comprennent pas, qui ne veulent pas comprendre que nous sommes en présence d’un coup monté, bien monté, bien combiné, mis en scène par de vrais “artistes”, experts en “commedia dell’arte”, et qui, entre deux pantalonnades, se paient même le luxe d’aller faire les clowns sur la Place Saint-Pierre… Quelle dérision ! Et vous prenez ces polichinelles au sérieux ! Et vous voyez même les responsables de la FSSPX leur faire des courbettes et leur adresser des remerciements…

    Et c’est sur le scénario de mauvais goût mis au point par ces guignols que vont travailler les “Pères” du prochain Synode !

    Braves gens, réveillez-vous et traitez ces gugusses comme ils le méritent !

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  4. La pericolosa novità è che se marito e moglie al momento di sposarsi non erano praticanti, possono chiedere l'annullamento ( naturalmente come pretesto ) ..., praticamente il 95% dei matrimoni compreso il mio.

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  5. @ Silvano M
    intende riferirsi a quanto già detto su questo blog al seguente thread?
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.ch/2014/07/la-chiesa-non-e-un-sanatorio-oltre-la.html
    Qui era proprio il difensore di ruolo della fede cattolica che se ne faceva il paladino.

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  6. Forse non avete capito bene chi sono e che cosa sono i 400 stimati 'padrini del mondo' finanziario, bellico, religioso, inteso come religione di massa a-tea e mass mediatico nonché feroci controllori di ogni settore finanziario e commerciale da almeno 150 anni, una volta metabolizzato il tutto, capirete che non c'è niente da fare, comandano loro, noi possiamo solo cercare di renderci indistinguibili esteriormente e tornare al nascondimento per professare la fede di Cristo, altro non possiamo, se non pregare e sperare. Attenzione a quello che qui si scrive, anche se si fa un buon filtro, altri blog, per molto meno, ci hanno lasciato le penne.

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  7. Ma la fede che si nasconde è ancora cristiana?

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  8. Alessandro Mirabelli6 settembre 2015 17:03

    Ho iniziato a pregare per il prossimo Papa che Dio ha già scelto. Che il prossimo Papa abbia il coraggio di riparare i danni che l'attuale vescovo di Roma sta arrecando sia alla Chiesa Cattolica sia, ancor più, alle coscienze di tanti cattolici.

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  9. "La neo-chiesa agisce nella prassi, a livello locale che poi universalizza, e senza fare scalpore."

    Mic,

    Forse, se può dire che è una continuazione dell'aggiornamento. Tutti le questione delle prassi direta o direttamente riguardano la vità nello Stato. L'aggiornamento è solo una forma di trovare una giustificazione teologica per introdurre queste cambiamenti nella vità della Chiesa. È come diceva l'allora Cardinale Ratzinger:

    «Il Vaticano II aveva ragione di auspicare una revisione dei rapporti tra Chiesa e mondo. Ci sono infatti dei valori che, anche se sono nati fuori dalla Chiesa, possono trovare il loro posto - purché vagliati e corretti – nella sua visione» (Rapporto sulla fede. Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger, Ed. Paoline, 1985, p. 34).«Il problema degli anni sessanta era di acquisire i migliori valori espressi da due secoli di cultura liberale» (Intervista al Card. Ratzinger a cura di Vittorio Messori, in “Jesus”, novembre 1984, p. 72).

    Questo era il desidero dei liberali del novecento, la Chiesa facere il ruolo di uno catalizzaaore nella società. Adesso è ciò che Francesco vuole fare con i 50 anni di cultura post-conciliare. Indietro al' aborto e l'unione omossessuale sta la "misericordia" dello Stato, la stessa che Francesco vuole concedere ai divorziati risposati.

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  10. “La Chiesa senza lo Stato è un’anima senza corpo. Lo Stato senza la Chiesa è un corpo senz’anima. I princìpi liberali conducono all’indifferentismo dello Stato riguardo la Religione, che è ‘ateismo senza il nome’. Noi abbiamo dimostrato come è erronea la dottrina di quelli che sotto il nome seducente di libertà di culto proclamano l’apostasia legale della società, separandola così dal suo Autore divino”. Leone XIII

    Lo Stato laico per la Chiesa Conciliare, in certo senso, è come Enrico V per la Chiesola Anglicana. La separazione tra Chiesa e Stato è impossibile. Il Concilio e il post-concilii per il principio dell'aggiornamento mostra che allo Stato la Chiesa continua unita, ciò che ha cambiato è che adesso la Chiesa ascolta e sta sottomessa allo Stato: la Chiesa do Concilio è l'anima dello Stato laico.

    La prassi dello Stato è cambiata in ciò che riguarda tanti cose. Adesso è compiuto del sinodo trovare una giustificazione teologica per introdurre questi cambiamenti nel seno della Chiesa sposa dello Stato laico.

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  11. Eh sì, caro Gederson...dal momento che il mondo pare non volersi adattare al Vangelo, s'è pensato di adattare e "aggiornare" il Vangelo al mondo.

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  12. Non dimentichiamo che lo stato laico moderno, tra le tanti componenti, ne ha una di patto sociale di derivazione Rousseauiana: ha cioè abolito l'idea di peccato originale.
    Crede al mito della persona sempre e comunque buona, crede nell'innocenza originale (non lo crede l'Agenzia delle Entrate, ma questo è un altro malaugurato caso)

    Quindi, lo stato moderno, oltre a porsi, quando è debole, al servizio di potentati economici esteri, al suo interno, nella sua idea di legge che non è solo diritto positivo e naturale, si pone anche la questione di come essere al servizio dell'uomo così com è, non per migliorarlo, o nobilitarlo, ma per seguirlo così com è e compiacerlo nei suoi bassi istinti, prendendo la misura su chi ha le gambe più corte.
    La misura d'uomo nello stato "democratico" moderno è l'uomo senza qualità.

    E lì che la Chiesa doveva farsi sentire, richiamando tutti alla vita spirituale, a una meta una più alta. Ma è proprio questo che da tempo non fa più.

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  13. Caro Josh,

    Grazie per il commento. Bene ricordato il patto sociale e l'abolizione dell'idea di peccato originale. Vedo il patto sociale e il mito della persona sempre buona, come una dottrina di forte sappore pelagiano. Purtroppo, il Papa vede il pelagianesimo in noi e credo che Papa Giovanni XXIII credeva anche nel mito delle persone sempre buona, perche ha insegnato che mai dobbiamo confondere gli errore con gli errante. Forse, se può trovare questo anche in GS 22, dove l'uomo è presentato come creatura voluta per sè stessa. E non dobbiamo dimenticare che la dottrina del soprannaturale di Henri de Lubac* trova anche una spiegazione teologica per il patto sociale di Rousseau, perché se la grazia è dovuta alla natura umana e gli uomini sempre realizzano la loro natura tutti le persone sono sempre buone.

    Il problema del servizio dello Stato laico è che lui non ha competenza per giudicare in materia morale. È una questione difficile e molto complessa, perché il principale problema della separazione tra Chiesa e Stato, è che lo Stato doveva affrontare questione morale, ma come affrontare delle questioni che è di competenza della Chiesa dare risposta? Non ha risposta morale dello Stato, quello che lui fare è accogliere e dare la libertà a tutti.

    "Il non giudicare" di Papa Francesco, è un principio elementare dello Stato laico. Per primolo lo Stato laico ha dichiarato non avere competenza per giudicare in materia di religione. Doppo con la separazione della Chiesa, lo Stato ha fatto un cammino verso la neutralità morale, perché lo Stato riceveva la sua morale della Chiesa, una volta che non la riceve più, deve mettere qualcosa al suo posto e ciò che ha fatto è fare della libertà la norma morale per tutti.

    Josh, non è che la misura d'uomo nello stato "democratico" moderno è l'uomo senza qualità, è che lo Stato moderno liberale considera l'uomo per sè stesso, la misura di ogni cosa. È l'uomo che ha diventato dio e lo Stato gli rende culto. Questo culto sembra essere molto simile al culto dell'imperatore romano (che era anche un culto dell'uomo). La Chiesa al fare riffiuto di cultuare l'imperatore, ha colpito di morte l'antropocentrimo pagano che ha risorto nella modernità. Il Papa Benedetto XVI ha detto nel dicorso alla Curia Romana di 22 diciembre 2005 che i nostri martiri hanno anche subito il martirio per la libertà di religione, ma il cristianesimo e la religione dello Stato romano non erano le uniche religione dell'impero, quindi: perché solo i cristiani hanno subito il martiro anche per la libertà religiosa? Il fatto è che il culto dell'imperatore era una imposizione dello Stato romano, ma non possiamo anche dire che il culto dell'uomo è una imposizione dello Stato laico? Non possiamo dire che il prezzo della libertà religiosa nell'impero era cultuare l'imperatore come dio, e oggi, non se cultua gli uomini, come se cultuava l'imperatore? Per cultuare l'imperatore come dio se doveva amarlo come tale, questo amore verso l'imperatore la Chiesa sempre ha avuto per Gesù, ma non è assurdo dire, che doppo il Concilio la Chiesa ama gli uomini come i romani amavano gli imperatore?


    *Il rapporto tra ordine naturale e ordine soprannaturale nella nouvelle théologie, per il Cardinale Siri
    http://pascendidominicigregis.blogspot.com.br/2012/08/il-rapporto-tra-ordine-naturale-e.html

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  14. Domani sono previsti i due motu propri relativi a quello di cui si parla in questo blog...cosa ne uscirà?

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  15. Ancora sulla questione morale:


    E di vero, la prima conseguenza pratica dell'indifferenza in religione, sia l'assoluta sia la relativa, è che non solo fa trasandare i doveri più sacrosanti e più gravi della legge naturale, quelli cioè che riguardano il culto di Dio; ma o distrugge affatto questa legge, o certo toglie alla coscienza il più forte motivo per doverne osservare una qualunque parte. E per verità è fatto notorio, che gl'indifferenti in opera di religione, quale che sia il sistema che essi tengano speculativamente, in pratica non si danno nessun pensiero di adempiere ai doveri religiosi, se pur non si tratti di qualch'opera esterna, che imponga la convenienza e non costi gran sacrifizio. Domandato di fatto ad un di costoro, pognamo che sia nato cattolico, se egli usa alla chiesa, almeno le feste, se si appressa ai sacramenti, se non altro una volta ogni anno, se guarda i giorni di magro, e va dicendo; esso vi risponderà con un riso di scherno, o s'è cortese compatirà alla grettezza del vostro spirito, tuttora impastoiato ne' pregiudizii del medio evo. E sia l'indifferente nato cattolico, sia nato in qualsivoglia setta, la logica lo mena necessariamente a non fare nessun caso di tutti gli ufficii di religione, anche di quella che pur dice di professare. Perciocchè, se per lui tutte le religioni, le cristiane almeno, sono ugualmente buone; non v'ha ragione perchè debba credersi obbligato ai precetti d'una di esse, piuttosto che d'altra; e quindi è conseguenza naturalissima e logicamente necessaria che li trasandi tutti.

    Ora quest'uomo, il quale non si riconosce stretto da doveri religiosi, si riconoscerà egli ligato da altri precetti della legge morale? È un principio non solo ammesso da tutti i filosofi, ma immedesimato, per così dire, coll'umana ragione, che la legge morale ha una dipendenza assoluta e necessaria dalla religione; e noi in altro luogo [18] dimostrammo contro i liberi pensatori, che voler separare la morale dalla religione è lo stesso che distruggerla. Chi dunque è indifferente in religione, deve per necessità essere indifferente anche in morale: il che vuol dire, o negare affatto la legge morale, o almeno non riconoscere il principio formale della sua obbligazione; che in pratica torna lo stesso che negarla.

    In effetto il principio formale della obbligazione morale è Dio, in quanto legislatore. Per conseguenza il concetto proprio dell'obbligazione morale consiste nel dovere, inseparabile dalla creatura ragionevole, di obbedienza a Dio. Or che professa l'indifferente in religione? L'abbiam già veduto: ci si reputa sciolto da tutt'i doveri religiosi, ch'è quanto dire da ogni obbligo di obbedienza a Dio, che è appunto l'obbietto adequato della religione: egli dunque, con ciò stesso che si professa indifferente in religione, nega, almeno implicitamente, il principio formale dell'obbligazione morale.

    L'INDIFFERENZA RELIGIOSA FONDAMENTO DEL MODERNO LIBERALISMO
    http://progettobarruel.comlu.com/novita/11/indifferenza_religiosa_I.html

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  16. Mi domando che senso abbia emettere due documenti sul matrimonio a ridosso del sinodo. Sembra un modo per scavalcarlo giocando d'anticipo e scongiurando così il rischio di una bocciatura su questo argomento. Emetterli dopo un'eventuale diniego costituirebbe proprio un affronto. Sono troppo pessimista?

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  17. ilfocohadaardere8 settembre 2015 17:42

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/09/08/news/il_papa_rivoluziona_la_nullita_dei_matrimoni_il_vescovo_e_giudice-122443937/

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  18. http://www.lanuovabq.it/it/articoli-nullita-del-matrimonio-cambiano-le-regole-13764.htm

    articolo pacato di L.Bertocchi che così conclude emblematicamente

    Il Papa ha firmato i due Motu proprio il 15 agosto scorso, festa dell'Assunzione di Maria, e ha voluto espressamente che fossero resi pubblici oggi, 8 settembre, festa della Natività di Maria. La commissione incaricata ha votato all'unanimità i testi che, a loro volta, sono stati sottoposti al parere di quattro “grandi esperti” i cui nomi però non sono stati svelati.

    E adesso il Sinodo sulla famiglia. Viene spontaneo chiedersi come influenzerà il dibattito questa riforma che, a molte orecchie, suona come l'anticipazione di un tema che dentro l'aula sinodale avrebbe dovuto mettere d'accordo tutti. Un freno ai novatori? Un segnale ai “conservatori”? Forse nessuno dei due, o tutti e due.

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  19. Sempre dovendosi rigorosamente evitare comportamenti troppo superficiali o frettolosi in una materia tanto delicata, francamente non credo che al giorno d'oggi, concedendo l'annullamento del matrimonio religioso a chi lo richieda anche con una procedura un tantino più snella, si corra poi molto il rischio di sbagliare! Quanti volete che, tra i matrimoni che i giovani d'oggi celebrano davanti al prete - vuoi per fare contenti papà e mammà, vuoi perchè l'abito bianco è tanto bello o perchè in chiesa è tanto più romantico - abbiano effettivamente i requisiti canonici per essere davvero validi? A quanti sposi volete che non manchi, per lo meno, l'elemento fondamentale del credere nell'indissolubilità del matrimonio (ormai è inutile sperare nella vecchia "non consumazione" del matrimonio, alla quale si sarà già anzi provveduto con ampio anticipo sulla data delle nozze)? Ora non vorrei sembrare troppo pessimista, ma penso proprio che una percentuale davvero non trascurabile pure dei matrimoni che nessuno annulla perchè nessuno lo richiede ( e che magari, perchè no?, funzionano persino bene) siano in realtà religiosamente nulli!
    Tommaso Pellegrino - Torino
    www.tommasopellegrino.blogspot.com

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  20. Ora non vorrei sembrare troppo pessimista, ma penso proprio che una percentuale davvero non trascurabile pure dei matrimoni che nessuno annulla perchè nessuno lo richiede ( e che magari, perchè no?, funzionano persino bene) siano in realtà religiosamente nulli!

    La soluzione non sta nel prendere atto del dato di fatto e di conformarcisi; ma nel risolvere il problema a monte, riaffermando e insegnando la realtà ontologica del matrimonio. Ci sarà una ragione (che non è solo il secolarismo) se i giovani (almeno quelli che si dicono cristiani) hanno perso questa consapevolezza e conseguente responsabilità, unita all'aiuto sopranaturale che si riceve dalle grazie indicibili di un'autentica Eucaristia, Actio del Signore e non rappresentazione, cui ci si prepara col Sacramento della Riconciliazione che segna e rafforza il percorso interiore ed esteriore davanti al Signore...
    Se non si insegna e non si vive più tutto questo, si può affidare la pratica amministrativa al vescovo, che viene reso 'monarca' della situazione...

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