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lunedì 5 dicembre 2016

«Rispondere ai dubia, non inabissare il Magistero» Spaemann: «Il Papa faccia come Gesù: sì o no»

Robert Spaemann, il celebre filosofo cattolico, amico e coetaneo di Joseph Ratzinger, professore emerito di filosofia presso la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera, aveva già espresso in maniera forte le sue perplessità sul documento post-sinodale Amoris Laetitia poco dopo la sua pubblicizzazione, nell'aprile scorso [qui e anche successivamente qui]. Spingendosi perfino a dire che «l’articolo 305, insieme con la nota 351, in cui si afferma che i fedeli "entro una situazione oggettiva di peccato" possono essere ammessi ai sacramenti "a causa dei fattori attenuanti", contraddice direttamente l’articolo 84 della "Familiaris consortio" di Giovanni Paolo II» (intervista all'edizione in lingua tedesca di Catholic News Agency del 28/4/2016).

Professore, cosa pensa della decisione da parte di quattro Cardinali di esporre i propri "dubia" al Santo Padre prima, e poi di rendere nota la propria iniziativa ed il testo a tutti? [qui]
Con i dubia i Cardinali assolvono al proprio dovere di sostenere con il proprio consiglio, in quanto “senatori”, la Chiesa nella persona del Santo Padre. Il supremo giudice nella Chiesa è il Papa. Ѐ comunque deplorevole che solo quattro cardinali abbiano preso l’iniziativa in questa faccenda… I quattro Cardinali hanno scelto la strada corretta. Il Papa è il primo destinatario dei dubia, anche se a mio avviso lo scritto sarebbe dovuto passare per la Congregazione della Dottrina della Fede [di fatto è stato inviato anche alla CDF]. Comunque i mittenti non hanno scritto una “lettera aperta”, ma si sono rivolti direttamente al Santo Padre. La pubblicizzazione è stata voluta soltanto in un secondo momento, dopo che il Papa si è rifiutato di rispondere.


Come interpreta il silenzio di Papa Francesco di fronte a richieste motivate da un'oggettiva situazione di confusione che affligge i fedeli, non fosse altro per il disorientamento amplificato dai mass media?
Il rifiuto del Papa di rispondere all’appello dei quattro cardinali mi riempie di grande preoccupazione, perché il Magistero supremo in tal modo si inabissa. Il Papa ha chiaramente una profonda avversione nei confronti di quelle decisioni che comportano un sì o un no. Però Cristo, Signore della Chiesa, mette spesso i suoi discepoli davanti a decisioni di tal genere. Proprio nella domanda che si riferisce all’adulterio, Lui "chocca" gli apostoli per la semplicità e la chiarezza della dottrina.

Una domanda per approfondire il dubium n. 3: forse la giustificazione più insidiosa e persuasiva per "aprire in certi casi" alla Comunione ai "divorziati-risposati" è quella di ritenere che, non essendo possibile determinare la situazione soggettiva delle persone coinvolte, non le si dovrebbe privare dei sacramenti. L'oggettivo non dovrebbe andare a discapito del soggettivo... Cosa ci può dire a riguardo?
Ѐ un grande errore pensare che la soggettività sia l’ultimo criterio per l’amministrazione dei sacramenti.Ѐ vero che ogni azione contro coscienza è cattiva, ma lo è allo stesso modo agire con una coscienza erronea. Ѐ l’insegnamento chiaro di San Tommaso d’Aquino. In questa maniera può nascere un “casus perplexus” [situazione in cui una persona si trova o ritiene di trovarsi di fronte ad una scelta tra due o più mali morali, in questo caso agire contro coscienza o agire contro la norma, n.d.r.]. Da questo dilemma si può uscire solo attraverso una “conversione”, mediante l’apertura della coscienza alla verità oggettiva. Il luogo del ritrovamento della verità è da un lato la ragione e dall’altro la Rivelazione.

Nei dubia 2, 4, 5 si chiede al Santo Padre se si debbano ritenere ancora validi alcuni insegnamenti «fondati sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa». Non è piuttosto sconcertante che ci si trovi a chiedere se si debba ancora dar credito alle fonti della Rivelazione?
Bisogna dare ancora fiducia alla fonte della Rivelazione? «Volete andarvene anche voi» (Gv. 6, 67)? Questa domanda la pone Gesù ai suoi discepoli quando la folla se ne va, per aver udito le parole di Gesù. Pietro non discute, ma chiede solo: «Da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna» (Gv. 6, 68)
[traduzione a cura di Katharina Stolz - Fonte]

9 commenti:

  1. http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351424

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  2. Al Link segnalato, Sandro Magister richiama nei seguenti termini:
    Nuovo appello al papa. I dubbi cattolici del "New York Times"
    In California il vescovo di San Diego, pupillo di Bergoglio, ammette di fatto i divorzi e le seconde nozze, come in qualsiasi chiesa protestante. Dalla notizia nasce la domanda: "Amoris laetitia" può essere interpretata anche così?

    l'articolo da noi tradotto e pubblicato qui
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2016/12/sua-santita-rifiuta-di-rispondere.html

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  3. Mi pare che il il cardinal Müller prefetto della Congregazione della Dottrina della fede abbia di fatto risposto ai dubia:
    http://sinodo2015.lanuovabq.it/il-cardinale-muller-risponde-a-suo-modo-ai-dubia-su-amoris-laetitia/#

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  4. Ho letto l'articolo postato da anonimo delle ore 11.16 e mi sono detto: lo scandalo risiede nel dare la comunione ai divorziati risposati o nella stessa posizione del vescovo Robert W. McElroy?
    Bene, mi sono detto: la seconda.
    Se il vescovo ritiene che possa coesistere peccato e grazia, beh, c'è poco da aggiungere, siamo al di fuori della Fede Cattolica ergo il vescovo non crede e la sua consacrazione del pane eucaristico è una non-consacrazione esattamente come quella protestante.
    In poche parole, il vescovo Robert W. McElroy non officia certamente una SS Messa, ma un rituale protestante dove personalmente non mi farei scrupolo presentarmi col mio cane a cui voglio molto bene.
    In poche parole: lo scisma in atto.

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  5. "ma un rituale protestante dove personalmente non mi farei scrupolo presentarmi col mio cane a cui voglio molto bene."

    Ok su tutto il resto, ma su questo passaggio andiamoci piano. McElroy può essere anche un novello Jean Meslier, ma ex opere operato il sacrificio eucaristico che celebra, per quanto scadente possa essere la celebrazione, è comunque valido. E i cani restino fuori.

    --
    Fabrizio Giudici

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  6. A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa.
    Deh! Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno, la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto soccorri ai nostri bisogni.
    Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen.


    Questa preghiera fu apposta da Leone XIII in calce all’enciclica Quamquam pluries del 15 agosto 1889. La devozione a san Giuseppe, già dichiarato patrono della Chiesa universale dal beato Pio IX l’8 dicembre 1870, fu particolarmente sostenuta da Leone XIII che, eletto papa il 20 febbraio 1878, mise fin dall’inizio il suo pontificato «sotto la potentissima protezione di san Giuseppe, celeste patrono della Chiesa» (allocuzione ai cardinali del 28 marzo 1878).

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  7. Ex opere operato: sarebbe così se ci ponessimo il problema se il vescovo sia o meno in peccato grave, ma qui la questione è più tragica: il vescovo vuole fare quello che farebbe la Chiesa di NS Gesù Cristo?
    Questo è il punto perchè se manca l'intenzione di fare ciò che la Chiesa intende fare, non vi è sacramento, nel concreto la transustanziazione, a prescindere dallo stato di grazia del celebrante.
    Per lo stesso motivo per cui ormai oggi dobbiamo stare attenti a dove andiamo a Messa.
    Per quanto riguarda il cane, al di là dell'iperbole, se non si celebra una SS Messa ed il sacrificio di NSGC, cosa diventa il luogo: un salone protestante?
    Ci sarà NSGC nel tabernacolo? Nessuno di Voi, entrando in un Chiesa, magari in quelle di calcestruzzo, se lo chiede?
    E ciò detto, è legittimo o meno che mi aspettati di ricevere validi Sacramenti dalla Chiesa di NS Gesù Cristo?
    L'Anonimo delle 13.31

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  8. Non è che non abbia risposto, lo ha fatto con la lettera ai vescovi argentini, coll'intervista a Falasca nel novembre scorso, quindi non si può negare che abbia lasciato intendere che quello è Magistero e non ammette contro repliche, Mueller ha i giorni contati, gli altri torneranno a cuccia e i paladini faranno quadrato intorno a el jefe, non aspettatevi che contraddica apertis verbis la Dottrina, la cambierà e basta, con l'avallo dei leccacalzini.
    @Mic
    pensavo fosse uno dei soliti troll che ogni tanto si introducono e provocano e offendono, così non è.La lectio di Schneider è molto bella e chiara, come tutti i suoi libri, ma conta nulla purtroppo, gli altri continuano nel loro compito di distruzione alla base della dottrina, basta vedere e ascoltare cosa dicono e fanno i ragazzi delle varie pastorali giovanili ed i loro 'educatori' per essere presi dallo sconforto, un'ultima, in diocesi di Rimini e RSM dall'anno prossimo Prima Comunione e Cresima dovrebbero essere fatte in V elementare entrambe, in cerimonia unica, ma i preti del circondario hanno annunciato battaglia, non ne vogliono sapere, perché sennò le parrocchie sarebbero vuote e non si intascherebbero i soldini per le attività culturali elargiti dal nostro Stato, e sono parecchi, e dal comune di Rimini. Anonymous.

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  9. In effetti me lo chiedo anche io ogniqualvolta provo a rimettere piede nella mia parrocchia relativa al progetto CEI "50 chiese per Roma 2000" http://www.rivistapolitecnico.polimi.it/rivista/politecnico_rivista_0.7.pdf
    L'ultima volta il parroco dall'altare batteva le mani al ritmo delle canzonette" Chiesa di Dio popolo in festa" , quella delle lampadine e quella dell'Osanna eh , due suore colombiane schitarravano come in discoteca tanto che alcune signore " cristiane aggiornate" dal banco seguivano il ritmo muovendo sia il corpo che i piedi . Le canzoni sono a tutte tonsille , le Comunione tutti in piedi( tranne io che devo scendere con un po' di difficolta' fino al pavimento perche' voglio adorare NSGC prima di farLo accogliere tra le braccia della Vergine Maria nel mio cuore ). Come precauzione ho anche preso l'abitudine di invocare , prima della Messa , lo Spirito Santo e di pregare per il Sacerdote .
    Per quanto riguarda il Tabernacolo ( decentrato ) i ministri dell'Eucaristia vanno e vengono , aprono e chiudono senza tante formalita' , come fosse una dispensa . Questo e' quanto !

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