Pagine fisse in evidenza

lunedì 27 febbraio 2017

I monaci di Norcia, tra terremoti e Provvidenza - Cristiano Lugli

Sono passati circa quattro mesi dalla violenta scossa di terremoto avvenuta nel centro Italia il 30 ottobre scorso, causando centinaia di crolli unitisi ai lutti e ai danni che già avevano preceduto con il boato emerso dal suolo della terra, in particolare ad Amatrice e Accumoli.
Il cuore si è particolarmente stretto davanti alle immagini che ritraevano il crollo della Basilica di San Benedetto, a Norcia, culla e patria del monachesimo occidentale e cioè apice della spiritualità di quell'Europa che fu cristiana.

Davanti a quei crolli un brivido dietro la schiena poteva presentarsi, se non altro perché simbolo del crollo del Cattolicesimo universale, abbandonato e tramortito prima di tutto dalla sua stessa madre Europa, divenuta meretrice di quei disvalori laicisti che oggi la caratterizzano essenzialmente.
Era il 30 ottobre, appunto, alla metà di una mattinata di sole. Percepito il terremoto anche in terra di Romagna, a Rimini, il pensiero è direttamente fluito verso quelle terre di asceti e di Santi, di arte e di bellezza che sola poté provenire dal Cristianesimo: "se anche qui la terra ha tremato - ci si è subitamente chiesti - che ne sarà dell'Umbria?". E allora una corsa verso il bar più vicino, che con i mezzi della moderna mediaticità ci consente di piangere all'istante le nostre disgrazie, senza nemmeno più avere il tempo di riporre la fiducia e la speranza in Dio, "quare tristis es anima mea, et quare conturbas me? Spera in Deo, quóniam adhuc confitebor illi...". Ed ecco nei titoli principali ciò che non avremmo mai voluto sentir dire: crollata la Basilica di San Benedetto; e di colpo le immagini, nitide e struggenti, di quel candido e meraviglioso Tempio di Dio che non è più.

Per qualcuno sarà stato un crollo come un altro; doloroso, certo, ma tanto quanto lo sono stati gli altri. Eppure per chi in quella terra ha visto la fiammella di un ritorno alle origini non sarebbe mai potuto risultare eguale, giacché in quel Tempio, in quella chiesa dove sulle fondamenta nacquero due gemelli e non di meno due perle di santità europea, era risorta la fiamma della tradizione cattolica. L'atmosfera all'entrare in quella chiesa così silenziosa trasportava, nonostante lo sfacciato turismo invasivo, agli albori del monachesimo di San Benedetto trasmesso dai Santi monaci Eutizio, Fiorenzo e Spes, traghettatori dell'Oriente all'Occidente nel momento storico in cui era improcrastinabile far splendere la luce del monachesimo in Europa.
Nel 2007, come tutti sapranno, pochi monaci sono ripartiti con l'intento di osservare a pieno regime la Regola del Santo Fondatore all'interno delle mura del monastero annesso alla Basilica, mettendo al centro di questa intenzione il cuore del Cattolicesimo, ovverosia la Santa Messa di sempre. Da qui, senza chissà quali aspettative, la comunità monastica è sempre andata in crescendo abbandonandosi alla Provvidenza la quale, guarda caso, ha fatto sì che intorno a Norcia si creasse un vero centro di fedeli vicini alla tradizione, e senza che nessuno lo avesse mai auspicato, almeno all'interno della comunità benedettina.
La vita monastica procedeva nella dedizione e nel silenzio più assoluto, con grandi risultati anche dal punto di vista pratico come ad esempio un birrificio di produzione propria, l'ampliamento del refettorio e tantissime altre cose, in primis i numerosi pellegrini - consacrati e laici - che da tutto il mondo e da tutta Italia si dirigevano a Norcia anche solo per poter trascorrere qualche giorno nel silenzio e in quella brezza di vento leggero in cui Dio parlò ad Elia.

Ogni giorno, dalle quattro meno un quarto sino al serale Ufficio di Compieta, il canto monastico si ergeva sulla contrada dei Monti Sibillini, susseguendo alla voce dei Padri che per quasi duemila anni hanno cantato le Lodi a Dio. I 150 salmi ripetuti ogni settimana fungevano da voce che domanda misericordia per la pochezza umana. La Fede infatti, ci porta certamente a pensare che se il Braccio del Signore è spesso rimasto contenuto, questo è per la benevolenza della Santa Vergine per noi, ma altresì per le preghiere di quegli ordini di clausura che nell'umiltà e nel nascondimento hanno continuato a pregare e a far penitenza, così arginando la punizione divina. 
Così accadeva nella Basilica di San Benedetto, nella compostezza e nella rettitudine di uomini che con il nero abito della mistica Morte hanno deciso di abbandonare il mondo per seguire il primo fra tutti i precetti: "Nihil amori Christi præponere" ( Regula Benedicti IV, 21 ).

La preghiera, intervallata dal faticoso ed assiduo lavoro, alimentava lo scorrere lento e pacato della cittadina di Norcia, la quale subiva - in senso positivo - la presenza di questi monaci che portarono anche tante persone del paese alla scoperta della Santa Messa cosiddetta "tridentina". Messa regolarmente cantata, difficile se vogliamo da seguire, ma questo a fortificare ciò che è il Mistero massimo del Sacrificio di Cristo ripresentato sull'Altare attraverso il Sacerdote: Mistero di segretezza, di correlazione fra Dio ed il Suo ministro che solo può presentare agli uomini la Vittima sacrificata, senza bisogno che essi comprendano, che alimentino pretese razionali, poiché dove vi è Cristo ivi è già tutto. Come diceva il Santo frate di Pietralcina, non vi è bisogno di capire chissà quali cose, basta sapere che questo Rito riproduce il Sacrificio del Calvario, e quel pane e quel vino diventano Corpo e Sangue dell'Agnello immolatosi per riscattare noi dalla Colpa di origine. 
Orbene in questo modo scorrevano le sempreverdi giornate in quel di Norcia, come quelle di un orologio che si è fermato a rendere culto a quel Medioevo tanto disprezzato dai cultori del ciarpame moderno, inclini a denigrare ciò che non possono comprendere ed attualizzare, prendendosi, però, il diritto di rendere musei circoscritti le bellezze che hanno rappresentato quell'epoca di arte e di parte.

Le vie del Signore, si sa, sono infinite, e i Suoi pensieri non sono i nostri pensieri. Cosicché, dopo il lungo ed instancabile lavoro di questi umili monaci risoltosi nell'ampliamento del refettorio completamente affrescato e nel restauro di due altari laterali, il tutto unito al grande polo venutosi a creare attorno a questa comunità, d'un tratto ha cessato di essere, radendo al suolo tutto e vedendo ridotto in poco più di polvere e macerie il duro e fruttuoso lavoro di tanti anni. Proprio queste sono le prove che Dio dà; la figura di Giobbe in materia è maestra, ed insegna che il Signore dà così come il Signore toglie: Egli sia sempre benedetto in egual modo.
Da un giorno all'altro la vita monastica di Norcia - compresa quella delle benedettine ivi presenti e delle clarisse - ha dovuto fare i conti con una nuova realtà, disposta da Dio.

Ma - e in questo si vede la vocazione della grande carità benedettina - il primo pensiero dei monaci non è stato affatto quello di piangere sui "possessi" perduti, quanto invece consolare le amarezze della popolazione radunandosi davanti alla statua del Santo Patrono Benedetto, per guidare un lungo momento di preghiera: quelle immagini non possono che essere ancora nitide per chi ha avuto occasione di vederle: un Padre, con lunga e folta barba nera, inginocchiato dinanzi all'imponente statua con la sequela di fedeli appresso; una lunga stola viola penitenziale apposta sul collo e a scendere ai lati, per rammentare che è di penitenza che l'uomo ha bisogno, di quella contritio-cordis per piangere perfettamente i propri peccati che oggi, come allora, portano Cristo alla morte, "mortem autem Crucis".
Finito quel momento di preghiera, fra gli immensi boati facenti eco alle implacabili scosse, via di corsa per attendere a quei doveri che anzitutto un sacerdote ha per mandato divino e per legge ordinaria ed ecclesiastica: la salus animarum. Anche in questo caso possono riaffiorare alla mente quelle immagini ritraenti l'intrepida corsa di alcuni padri benedettini, intenti a dare quante più Estreme Unzioni possibili e maggiormente ad anziani e malati ma, viste le circostanze, a chiunque richiedesse questo importantissimo Sacramento. Senza paura, dentro edifici pericolanti, per ricordare ancora all'uomo che la vita è fugace e ciò che conta è l'esser preparati a trovarsi innanzi al Giudizio particolare: "Memento homo, quia pulvis es et in pùlverem revertèris".
Questo tuffo in ciò che è stato nel trascorrere di quei tremendi giorni è utile per raffrontare la vita che oggi, a distanza di quattro mesi, vivono i monaci benedettini di Norcia. Forse qualcuno se lo sarà chiesto, forse qualcuno già lo saprà. Eppure se ci si accinge a scriverlo è proprio perché non tutti lo sanno. Vediamo dunque, attraverso un breve elenco, quali sono stati i notevoli cambiamenti all'interno della comunità. 
Prima di ogni cosa va detto che per ovvie ragioni il Monastero è stato reso inagibile, oltre a non avere più la Basilica annessa a disposizione per l'Ufficio Divino e la Santa Messa quotidiana. La Provvidenza, che sempre vede e provvede, aveva già messo in conto un altro Monastero in fase di ricostruzione che i monaci avevano comprato insieme ad un discreto pezzo di terreno circostante. Qui dunque, nel Monastero di San Benedetto in Monte, i monaci hanno trovato il primo appoggio montando un grosso tendone sulla nuda terra; tra freddo ed animali selvatici hanno trascorso i primi tempi fino a quando non sono giunte le case in legno, con camerate, dentro le quali alloggiare. Anche il problema della Santa Messa quotidiana si è risolto grazie all'arrivo di un container divenuto poi Cappella di Sant'Andrea. Questa soluzione ha permesso altresì a tanti fedeli di poter assistere alla Messa domenicale e nei giorni di precetto - quelle feriali essendo riservate solo ai monaci. 
Un'altra grande novità è stata quella che ha visto Padre Cassian Folsom OSB, ideatore di questa giovane e prosperosa comunità monastica legata alla tradizione, passare il comando di Priore a Padre Benedetto Nivakoff, già vice-Priore da parecchi anni.
Come un padre che cede il posto al suo fidato figlio primogenito, così ha fatto questo saggio e zelante monaco. La sua ombra tuttavia rimane, proprio come quella di una presenza sapiente che dall'altura di un monte, nell'umiltà e nel silenzio, guarda orgoglioso il raccolto che il Signore gli ha permesso di vedere copioso. Come vegliardo instancabile, pur con il peso delle fatiche e delle tribolazioni pure legate alla salute che lo colpirono in passato, Padre Cassiano rimane sempre lì, pronto a dispensare consigli e direzioni per i giovani monaci.  

L'ulteriore ed ultimo cambiamento a cui accenneremo, infine, è la scelta che ha portato a decidere di non avere più a disposizione i telefoni cellulari personali: cosicché ora esiste un solo telefono ad uso esclusivo del Monastero. Una scelta che potrebbe risultare strana, fatta in un momento in cui, viste le necessità, un cellulare personale parrebbe essere indispensabile. Invece proprio in questo si evidenzia una retta risposta alle disposizioni di Dio: i monaci sono infatti riusciti a scorgere in questa difficile prova di terremoti, esteriori ed interiori, una chiamata altamente provvidenziale. Chiamata a seguire ancor più una stretta osservanza della Regola, perdendo ancor più il contatto con il mondo per avvicinarsi a Dio; dalla città di Norcia dove risiedevano in mezzo al bonario chiasso paesano, al silenzio e all'isolamento del Monte, con il solo contatto della natura.
Tanti ed ulteriori dettagli si potrebbero narrare circa i cambiamenti che hanno coinvolto questa fervente e promettente comunità benedettina, fedele alla tradizione di sempre.

Le parole più imponenti e che tanto avrebbero ancora da insegnare al cospetto di violenti terremoti che hanno colpito il centro-Italia vennero proprio da Padre Cassian Folsom. Parole di estrema profondità e saggezza, pronunciate a poche ore da quelle immani scosse:
 “Ci sono due simboli che possiamo trarre da questa storia e che ci invitano a fare riflessioni importanti. Innanzitutto, la Basilica di San Benedetto e l’altare del santo sono gravemente danneggiati. La cultura cattolica della civiltà occidentale sta crollando. Ce l’abbiamo davanti agli occhi. Il secondo simbolo è l’assembramento di persone attorno alla statua di San Benedetto in piazza, unite nella preghiera. Questo è l’unico modo di ricostruire”.
Ai monaci di Norcia deve sovente andare il nostro sostegno, anzitutto attraverso la preghiera e il digiuno, poi, ognuno secondo le proprie possibilità, con mezzi materiali: si tratta di una rifondazione che dovrà partire dalle fondamenta. Possiamo però essere certi che in questo caso il tutto venga ricostruito sulla Roccia che è Cristo Nostro Signore, seguendo con estrema perseveranza il monito evangelico, spesso riecheggiato dagli stessi monaci dell'Ufficio dei Martiri: "In patientia vestra possidebitis animas vestras".
Questa è la via che il Signore ha disposto per i benedettini di Norcia, per richiamarli ad una vita di ancor più perfetta santità, la perfetta carità fungendo da ponte in quanto vincolo di perfezione, come insegna l'Apostolo delle Genti.
Il tracciato è certamente quello giusto, poiché per giungere alla perfetta carità è necessario distaccare il cuore dalle cose del mondo, dai beni materiali, onde concentrare in Dio solo le proprie premure, come sublimemente insegna San Tommaso: "Orbene, chi possiede le cose temporali, per ciò stesso che le possiede è tratto ad amarle... Ecco perché il primo fondamento per l'acquisto della perfetta carità è la povertà volontaria, quando cioè uno vive senza niente possedere come proprio, dicendo il Maestro in San Matteo: 'Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto ciò che hai, dallo ai poveri, vieni e seguimi' " ( II a II æ, q. 186, a. 3 ).

Questa strada Dio ha disposto, e di contro si è potuto ammirare un distaccato entusiasmo ed una sorprendente dedizione al fine di far fronte ad una nuova ed ulteriore vocazione che potremmo definire - almeno per ora - quanto mai ascetica.
Ai monaci di Norcia deve andare il nostro più sincero augurio, con la ferma speranza che la silenziosa e nascosta preghiera sia però luce di Grazia in mezzo alle macerie dalle quali la nostra società si è volutamente fatta sommergere.

Sancte Pater noster Benedícte, in óbitu nostro prótege nos!

38 commenti:

  1. "Davanti a quei crolli un brivido dietro la schiena poteva presentarsi, se non altro perché simbolo del crollo del Cattolicesimo universale, abbandonato e tramortito prima di tutto dalla sua stessa madre Europa, divenuta meretrice di quei disvalori laicisti che oggi la caratterizzano essenzialmente."

    Di questa verità si è parlato molto poco, pochissimo. In modo particolare da parte delle istituzioni ecclesiastiche che ben si sono guardate dall'ampliare ed approfondire il fatto ed il simbolo con esso. Completamente ciechi davanti alla realtà, blaterano ininterrottamente intorno ai pensieri del mondo, che dal mondo si lasciano configgere, volenti, nella mente e nel cuore, mentre torcono e mutilano in se stessi la Parola, che poi propagano torta e mutila.
    Chiamare l'Europa madre del Cattolicesimo, mi sembra sbagliato.

    RispondiElimina
  2. c'è sempre quel piccolo punto che fa la differenza, quella piccola nota stonata che impedisce il volo: la Messa nuova. Ma preghiamo che presto venga rigettata, anche da questi monaci, come hanno fatto altri in Francia.

    RispondiElimina
  3. la Messa nuova. Ma preghiamo che presto venga rigettata, anche da questi monaci, come hanno fatto altri in Francia.

    Potranno rigettarla quando tutti i fedeli saranno adeguatamente catechizzati e ricondotti al ripareggiamento della verità. Nel frattempo, poiché non è invalida e poiché loro hanno gli antidoti di una sana catechesi, mi pare che non sia il caso di scandalizzarsi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Messa nuova in che senso? È cambiato qualcosa rispetto a pochi mesi fa?

      Elimina
  4. Cara Irina,
    non avevamo mancato di sottolinearlo
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2016/08/i-monaci-combattenti-di-norcia-nel.html

    RispondiElimina
  5. A porte chiuse per la vergogna!27 febbraio 2017 13:12

    Conversione ecologica? No, all'ecologismo
    di Riccardo Cascioli
    La Pontificia Accademia delle Scienze blinda il Convegno sulla salvezza del pianeta che si apre domani. Cerca di evitare così le polemiche per il previsto monologo ecologista e antinatalista garantito dai relatori invitati. Ehrlich, Bongaarts, Wackernagel e tanti altri, tutti convinti che per salvare il Pianeta si debba eliminare gli uomini. Da dove nasce il cedimento vaticano....
    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-conversione-ecologica-no-all-ecologismo-19068.htm

    RispondiElimina
  6. http://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/674-la-debolezza-della-chiesa-italiana-ai-tempi-di-francesco.html

    RispondiElimina
  7. Ci chiediamo, il Vangelo è opinabile ma il Concilio Vaticano II è un dogma? Dunque, se non fa fede ciò che c'è scritto nella Bibbia, perché non può fare fede ciò che dicono gli ortodossi, per cui il Papa può essere ignorato? O magari può fare fede ciò che dice Lutero, il nuovo santo della costruenda chiesa-salumeria, che sul papato ne diceva di tutti i colori. O può far fede ciò che diciamo noi, cioè che la dittatura ecclesiastica dei ciarlatani ignoranti ha stufato.
    (Campari & De Maistre)

    RispondiElimina
  8. Rossoporpora è molto elegante; non è debolezza, ma insignificanza: il sol dell'avvenire che irradia la propria luce sul futuro dell'umanità è molto galantino (venghino siorre e siorri, noi v'accogliamo tutti, adesso spieghiamo noi a Gesù quel che voleva dire e i conti tornano sempre...) con il pensiero debolissimo (eppure dittatoriale) del catto-laicismo, mentre certi fuochi di paglia, notoriamente fatui, inneggiano proprio a quella spiritualità e ai suoi guru. Nulla accade per caso, ma per quel "casino" volutamente ideato dal leader e dai suoi sodali.

    RispondiElimina
  9. Annarè si riferisce alla Messa Novus Ordo di Paolo VI... E' la vecchia questione del biritualismo da cui non si riesce a schiodare.
    C'è chi è intransigente come Annarè (e se lo può permettere perché vive in un ambiente "protetto" che rischia di diventare come le riserve indiane) e c'è chi, come noi, apprezza e sceglie (quando può parteciparvi) il Rito Romano Antiquior, conoscendone il tesoro inalienabile. Ma, realisticamente, in mancanza (come troppo spesso purtroppo accade), partecipa alla Messa NO scegliendo quelle di sacerdoti che celebrano con retta intenzione. Purtroppo la distinzione si rende necessaria perché sono molti i sacerdoti che ormai oggi credono nella luterana transignificazione piuttosto che nella transustanziazione (Presenza Reale del Signore) durante e dopo la celebrazione.
    E, sempre realisticamente, se non si riuscirà a far qualcosa per concretamente far conoscere e promuovere il Rito antiquior (che richiede anche la corrispondente pastorale: formazione e catechesi), la dicotomia non potrà comporsi e anzi la situazione tenderà a degenerare sempre più. Ma non si può pensare che il Signore non tenga conto delle migliaia di anime che, loro malgrado, vengono sotto nutrite o sono a rischio inquinamento e che da parte nostra non possono essere sottoposte alla stessa coercizione che hanno imposto e vorrebbero imporre a noi. Mentre nel frattempo, oltre a "resistere", non dobbiamo stancarci promuovere e diffondere la retta fede che custodiamo.

    RispondiElimina
  10. Non ho parlato (perché lo abbiamo fatto più volte) della trasformazione del Sacrificio in Cena, né dei numerosi altri 'distinguo' sui quali ho scritto un saggio....
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/02/la-questione-liturgica-il-rito-romano.html
    di cui ora è già stata stampata la seconda edizione

    Tuttavia qualcosa di 'cambiato' c'è, se oggi si parla con disinvoltura della revisione della Liturgiam authenticam e dell'ulteriore avvicinamento ai protestanti (intercomunione). Non nel senso del loro "reditus", ma della nostra omogenizzazione.... Il che è un abominio.
    Ne ho parlato qui
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2017/01/un-altro-serio-vulnus-ai-fondamenti-de.html
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2016/01/preghiera-comune-cattolico-luterana.html
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/05/cattolici-e-luterani-verso-il-2017.html

    RispondiElimina
  11. l'articolo de "il Giornale" è superficiale e minimizza. Riduce a tutto al dualismo Bergoglio/Ratzinger. Ma, oltre a essere riduttivo e a circoscrivere i problemi a dissidi tra 'fazioni', non coglie la portata teologica e profonda delle crisi e taccia di anti-Bergoglio chi non ce l'ha con la persona ma con quel che fa e dice, sovvertendo le verità cattoliche ogni giorno di più. Insomma in buona sostanza (del resto la supervisione Tornielli/Galeazzi non poteva far presagire di meglio), riduce il tutto alla dicotomia progressisti-conservatori. Ma non siamo in un'agone politico. Il problema riguarda la spiritualità ed è teologico, ontologico....
    Quanto a noi, non siamo "contro" nessuno, né ci attanaglia la nostalgia di Ratzinger, del quale abbiamo apprezzato lo stile, ma riconosciuto anche i famosi 'bachi' che hanno favorito la 'rivoluzione' attuale. Semplicemente cerchiamo di "resistere" custodendo, difendendo, diffondendo la verità cattolica che abbiamo ricevuto e, in buona sostanza, senza cadere nella papolatria o nella papofobia, difendiamo il Papato così come il Signore l'ha istituito.

    RispondiElimina
  12. L'ultima volta che sono stata lì la Messa era in forma straordinaria e seguivano il calendario tradizionale... massimo un paio di mesi prima del terremoto. Per questo ho chiesto se è cambiato qualcosa. Ci potevo andare almeno una volta al mese. Ma se la mente non mi inganna, prima del Summorum pontificum e prima del permesso speciale devo essere stata ad una Messa nuova loro. Che con il canto gregoriano e tutto il resto era comunque un'altra cosa rispetto a quelle a cui devo andare qui...

    RispondiElimina
  13. Grazie Mic! Per me sei un vero punto di riferimento, dal tuo blog si impara moltissimo.

    RispondiElimina
  14. Segnalo:

    -LA FEDE, LA CHIESA E LA VIA LARGA ALLA MODERNITÀ. UNA PARABOLA PER IL TEMPO PRESENTE.

    http://www.marcotosatti.com/2017/02/27/la-fede-la-chiesa-e-la-via-larga-alla-modernita-una-parabola-per-il-tempo-presente/


    -Il sant'uomo di Manhattan e il pretino "romano"
    di Ettore Gotti Tedeschi

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-sant-uomo-di-manhattan-e-il-pretino-romano-19076.htm

    RispondiElimina
  15. Mic non mi scandalizzo, ho solo la sensazione, che finchè non si dirà no a questi compromessi, non si potranno avere tutte le benedizioni necessarie, e nemmeno i buoni frutti, ma forse sbaglio. Anche la messa degli ortodossi è valida e pure quella di certe sette protestanti, eppure non è lecita,come non può essere lecita la messa nuova perchè allontana gravemente dalla Fede cattolica e i frutti li abbiamo (c'è un bellissimo libro di Mons. Lefebvre sulla messa che vale la pena leggere). Lo so, capisco benissimo le difficoltà enormi, la lotta interiore, perchè non si sa più come obbedire senza danneggiare le anime, ma c'è da pensare alle anime e non solo a quelle fortunate che hanno capito il problema, ma proprio quelle che più hanno perso la strada, alle quali continuare a dare dosi massicce di protestantesimo non fa bene, anche se la messa nuova venisse detta il meglio possibile contiene il germe del pensiero cattivo. Lo so sembro spesso dura e troppo categorica, ma è proprio perchè soffro in coscienza vedere tanti buoni sacerdoti continuare a dare qualcosa di dannoso, solo perchè le anime non sono pronte e cosa bisogna dunque aspettare per fare solo il bene? Quando tra poco verrà trasformata ulteriormente la messa, magari cambiando pure il canone, che faranno questi sacerdoti? Diranno ancora la messa nuova ulteriormente protestantizzata, fino a diventare probabilmente una cena inutile, senza la presenza di Gesù? Il fatto è che se si scende il primo scalino della china, poi si fa presto ad accettare pure il resto, e piano piano non ci si accordge più di scendere sempre più in basso. Non avessimo esempi di sacerdoti che hanno deciso di non dare a Dio il peggio e alle anime anche, potrei capire la reticenza, ma abbiamo tanti sacerdoti che hanno deciso di servire le anime per condurle in Paradiso e di onorare Dio rimanendo ancorati alla Messa cattolica, dunque dove sta il problema? perchè non possono decidere tutti i buoni sacerdoti di fare la stessa strada? Gli antidoti che dici, sono poca cosa, ho visto questi antidoti usati dai sacerdoti dei FFI, ma è bastato qualche mese di commissariamento e sono tornate le chitarre e le donne che leggono e tutto come e peggio di prima, hanno smesso di nuovo di inginocchiarsi. Il vero antidoto è la fermezza sui principi che fondano la nostra Fede e la convinzione che sia giusto dare solo ciò che è buono, non stiamo parlando di gusti culinari, ma della salvezza eterna. Perciò auguro di cuore che i sacerdoti che hanno capito la battaglia da condurre, trovino anche il coraggio per farlo, senza attendere che le anime da sole, senza i buoni sacramenti, senza una buona Messa, diventino migliori e pronte al buono, al bello e al giusto. La miglior catechesi è dare l'esempio di una vita rettamente cattolica, nel fare scelte cattoliche. Ma forse sbaglio.

    RispondiElimina
  16. Il papa caricaturato al carnevale di Viareggio:

    http://www.leforumcatholique.org/message.php?num=823283

    http://www.leforumcatholique.org/message.php?num=823291

    RispondiElimina
  17. Mic, l'ambiente protetto lo si costruisce, come stanno facendo tanti che chiamano nelle loro città i sacerdoti "intransigenti". A parte che il rischio di diventare riserva indiana non è peggiore del rischio di cadere nel modernismo moderato o nel tiepidismo. Chi l'ha detto che avendo scelto una strada scomoda e probabilmente meno aperta, non si riesca ad apportare aiuto anche a chi questa strada non l'ha ancora scelta (ma credo dovrà decidersi prima o poi, visto come corre l'eresia)? Forse, se non ci fossero stati in questi anni quelli che non si schiodano dalla questione del biritualismo, non ci sarebbe stato neppure il summorum pontificum sulla messa in VO di Benedetto XVI. Mic, ribadisci sempre che ci sono quelli che lavorano dentro, da quando sono arrivati? Perchè prima di Benedetto XVI di quelli che lavorano dentro non si aveva notizia? Anche se a dire il vero anch'io mi sento dentro, se per dentro si intende la Chiesa. Perciò si può scherzare sulla fissazione che ho riguardo all'essere coerenti, è una mia debolezza, credo che sia a fin di bene: mi piange il cuore vedere la anime denutrite (avrei osato dire avvelenate lentamente, ma è troppo duro) con nonchalance, tutto qui. Poi uno se ritiene che lavorare dentro significhi cedere a qualche temporaneo (forse) compromesso, perchè le anime non sono pronte (sono pronte ad andare all'Inferno?), allora ne prendo atto e ringrazio il cielo di aver trovato la riserva indiana, che in realtà, a parte qualche personaggio, è più aperta alle anime e ai sacerdoti sepur biritualisti, di ciò che si crede, molti sacerdoti diocesani isolati, hanno ricevuto più carità da qualcuno della riserva indiana che dai loro confratelli. Ultima cosa: di anime non pronte ad accettare le cose buone ne conosco una in particolare e sono io, che nonostante le romanzine di amici e le tante preghiere ho perdurato nella cecità per anni, allora ho imparato una cosa, che è Dio che converte e spesso in modo folgorante, ma agli amici sta il dovere comunque di dirti la verità, e ai sacerdoti ancora di più, anche se sembra tutto inutile. Siamo tenuti a fare il bene e a fuggire il male, anche se le anime ci sembrano non pronte, sarà Dio, vedendoci tanto indaffarati per il bene,a dare il colpo finale, quello che stende l'anima più testarda. In amicizia Annarita.

    RispondiElimina

  18. Domanda: ma quali sarebbero le "sette protestanti" in possesso di una Messa valida?
    confesso la mia ignoranza in materia. Forse gli anglicani? Ma la loro, a ben vedere,
    non e'una Messa, non credendo nella transustanziazione, e le loro ordinazioni sono invalide.
    PP

    RispondiElimina
  19. La questione del biritualismo è sempre attuale ed è pure una sorta di test per ognuno di noi.

    Colui che ha capito la differenza tra i due riti, e con la riscoperta della Tradizione ha pure potuto toccare con mano le evidenti differenze anche dottrinali, farà di tutto per poter andare alla Messa di sempre.
    Questo senza condannare coloro che in buona fede quel passo non sono ancora riusciti a farlo, o che ancora non conoscono la Messa in latino. Tutt'al più queste persone vanno aiutate, con delicatezza e carità, a riscoprire la Tradizione tutta intera.
    Comunque chi veramente crede alla forza ed efficacia della Messa di sempre, ed è una grande grazia, ha anche il dovere di sostenerla partecipando alle Messe che dei coraggiosi sacerdoti ancora celebrano o tornano a celebrare.E questo senza aspettare che tutta la parrocchia si sia convinta della bontà del VO! Figuriamoci poi se si dovesse aspettare che tutti i fedeli siano stati adeguatamente catechizzati...
    È un po' come per il pregare: inizia a pregare e strada facendo ne comprenderai sempre meglio efficacia, forza, metodo ecc. Quindi, inizia a frequentare la Messa di sempre e sempre meglio ne apprezzerai le ricchezze nascoste.
    Certo, passerò anch'io per intransigente, comunque pian piano ognuno dovrà fare delle scelte. Non possiamo permetterci di aspettare risposte a dei dubbi che sono tali solo per rispetto. E nemmeno sono tutti...

    Già adesso molti iniziano a scoprire che nel NO stesso vi sono buoni e meno buoni (?!) sacerdoti. E scelgono ovviamente i buoni; con che criterio poi se non conoscono la dottrina? Ma anche qui, buono o meno che sia il sacerdote, ognuno ha la "propria" liturgia, con quel che ne consegue.
    Per fortuna invece, e vorrà pure dire qualcosa, quasi tutti coloro che hanno ancora una buona base dottrinale, pur magari non celebrando il VO, non sono in genere contrari alla Messa tridentina, mentre questa è invisa alla maggior parte dei modernisti.
    Ma allora, non è forse proprio quello il Rubicone cui tutti i fedeli e sacerdoti che hanno riscoperto la Tradizione devono attraversare per poter ridonare splendore alla Chiesa cattolica e glorificare Iddio?
    Se così fosse non è lecito attardarsi ad aspettare le retrovie.

    RispondiElimina
  20. L'Enciclica Mortalium animos di Pio XI vietava espressamente le riunioni ecumeniche interreligiose. Qualcuno sa quando tale norma fu abrogata o se è stata semplicemente chiusa in un cassetto e poi ignorata?

    RispondiElimina
  21. "Nel frattempo, poiché non è invalida e poiché loro hanno gli antidoti di una sana catechesi, mi pare che non sia il caso di scandalizzarsi."

    Personalmente mi trovo in sintonia con le posizioni di Annaré e Viandante.
    Non perché mi trovo in un ambiente protetto, ma perché mi sforzo con fatica personale di andare nella direzione di un'autenticità cattolica sempre più coerente attraverso scelte concrete.
    Non voglio ripetere gli stessi loro argomenti che appunto condivido, ma voglio mettere l'accento su una opportuna distinzione tra la situazione di un pastore d'anime parrocchiale e quella di un monastero che ha nella preghiera corale il suo punto culminante.

    Io non so cosa capita a Norcia dal punto di vista liturgico, ma sarei alquanto stranito se lì si volesse portare avanti il NO, magari con le medesime di per sé comprensibili motivazioni del normale parroco che deve condurre con pazienza tutte le sue variegate pecorelle.
    Il fedele che si reca presso un monastero non lo fa certo per ritrovare le medesime dinamiche della sua parrocchia, ma piuttosto per riscoprire i significati autentici della fede attraverso la testimonianza dei monaci, a cominciare appunto dalla liturgia.
    Se i monaci per primi disattendessero anche solo parzialmente questo anelito, per una malintesa condiscendenza con la prassi ordinaria, sprecherebbero un'occasione non solo per sé stessi ma anche per coloro che cercano in loro un modello che apra la loro anima ai vertici della spiritualità cattolica.

    Se la situazione fosse così come sopra ipotizzata, difficilmente si potrebbe affermare che "loro hanno gli antidoti di una sana catechesi", in quanto la Lex Credendi è intimamente connessa alla Lex Orandi. Mancando questa connessione (che a quei livelli di offerta di sé a Dio nell'austerità della vita monastica non è certamente questione di dettaglio) si evidenzierebbe dunque un problema.

    RispondiElimina
  22. Il discorso dei monaci di Norcia non c'entra con i dubbi esposti sopra.
    Sono nati e restano tradizionali. Le loro messe erano e sono celebrate esclusivamente col rito tradizionale.
    Il discorso della Messa riformata esce dal contesto di ciò che era il Monastero e la Basilica di San Benedetto. Tranne che per il fatto che il vescovo, Mons. Boccardo, ha chiesto loro di andare a celebrare la Messa nuova in paesini sperduti dove assisteva uno sparuto gruppo di persone che avrebbero potuto tranquillamente raggiungere le messe più vicine a soli 3 Km.
    I monaci inizialmente non avevano nessuna intenzione di celebrare (e certamente lo fanno in maniera esemplare) la Messa Nuova, loro richiesta (o forse imposta?...)
    Piuttosto sarebbe bene che cercassimo di aiutarli in ogni modo. Qui il loro sito: https://it.nursia.org/

    RispondiElimina
  23. Come sempre diversi articoli interessanti sulla Bussola, vi segnalo solo quello straordinario, anche se lascia l`amarezza nel cuore, di Cammilleri:

    "Campane a morto addio, è il funerale festaiolo"

    di Rino Cammilleri

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-campane-a-morto-addio-e-il-funerale-festaiolo-19086.htm

    RispondiElimina
  24. Osservo che Bergoglio in Che GuePapa con il pugno chiuso, la falce e il martello, il berretto del Che, non suscita nessun commento sdegnato dei turiferari vari, il Vaticano e la corte tacciono:), Viareggio sì, Roma no...
    Scrive Socci su Facebook: " Grideranno al complotto? Sarà colpa di Burke? O di Trump?".
    Ma no non diranno niente perchè nella chiesa festaiola anche il sorriso è a senso unico.

    http://benoit-et-moi.fr/2017/actualite/bien-vu.html

    RispondiElimina
  25. http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=11168:modernismo-o-storicismo&catid=96:filosofia&Itemid=124

    RispondiElimina
  26. @ Mic

    Ho capito. Grazie, Mic.

    Quanto racconti mi richiama alla mente un bel film degli anni '70 intitolato Catholics, dove una comunità monastica residente su un'isola celebra la S.Messa di sempre all'aperto per il popolo delle rive opposte, fin che un giorno, tramite la visita di un visitatore apostolico modernista, arriva dal Vaticano il diktat di sospendere tale pratica, obbligando i monaci a celebrare NO. Da vedere.

    Celebrare il NO in modo esemplare? Non elimina e non sana le problematiche dottrinali insite nel NO (che tu hai sempre descritto magistralmente nei tuoi saggi), anzi direi che le dissimula, con la conseguenza di non sentire più tanto la necessità di un ritorno all'autenticità del rito di sempre.

    RispondiElimina
  27. Quel film è su YouTube. Lo vidi.
    Per chi è lontano, è ancor più importante essere ancorato alla Verità che, sola, unisce le diversità, che pur ci sono, se non altro di lingua.
    Questi nostri aggiustamenti aggiornati sono variazioni su onanismi di chi la Fede l'ha persa da tempo.

    RispondiElimina
  28. Permettetemi di ringraziare i Padri Caracciolini ( fondatore S.Francesco Caracciolo )
    Per l' Anno 2017 hanno ideato e offerto un calendario tutto dedicato alla Madre di Dio . Con il suono diversificato delle campane vere , non elettriche , non registrate , ogni giorno ricordano a tutti , cristiani e non cristiani , la S.Messa e/o il momento di pregare per un'anima che ha reso lo spirito . I Padri Caracciolini ogni giorno , mattina e sera , espongono Gesu'ai fedeli per la Adorazione Eucaristica . Peccato che altri non lo facciano piu' , compresa la mia Parrocchia che mi costringe a recarmi in altri ovili per soddisfare la mia sete.
    " Guardate quelli come digiunano , guardate quelli come pregano 5 volte al giorno ...", e l'amarezza ci prende ma Grazie a Dio.....
    https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Angeli_Custodi_(Roma)

    RispondiElimina
  29. "Osservo che Bergoglio in Che GuePapa con il pugno chiuso, la falce e il martello, il berretto del Che, non suscita nessun commento sdegnato dei turiferari vari, il Vaticano e la corte tacciono:), Viareggio sì, Roma no... "

    Luisa, c'è un'osservazione molto più forte da fare. La Santa Sede ha recentemente emesso un comunicato, di cui si è abbondantemente parlato, in cui ha affermato di voler esercitare l'opportuno controllo sull'uso dell'immagine del Papa. Ci sono due possibilità: o sono basse questioni di copyright, ovvero di batter cassa, ma non è possibile perché la chiesa bergogliana è "povera"; oppure - come d'altronde dice esplicitamente il comunicato - si tratta di evitare distorsioni del messaggio papale. Dunque mi pare che i casi citati ricadano in pieno nel contesto operativo evocato da quel comunicato. Vediamo se ci saranno interventi.

    PS Peraltro mi pare che la caricatura-fotomontaggio che ritrae un ibrido con mezzo Bergoglio che ride e mezzo Lutero sia stata pubblicata anche sul sito di Radio Vaticana. Evidentemente si ritiene che non distorca il messaggio papale.

    --
    Fabrizio Giudici

    RispondiElimina
  30. Se si vuole arrivare agli altri che sono irretiti nel modernismo, a mio parere, bisogna concentrarsi su pochi e chiari punti, comunicabili a tutti, da tutti comprensibili e da tutti trasmissibili con le proprie parole. A braccio: la Santa Messa; i Sacramenti.
    Ognuno che si è fatto la sua idea sulla giustezza del VO, trovi le sue parole per dire che il NO, no buono. Intanto, noi popolino, non siamo chiamati a fare la conferenza, il seminario, nessuno ci chiede approfondimenti di alta liturgia. Io casalinga di Voghera, vedere le corsette dei laici all'ambone, mi indispone; sorbettarmi il primo piano del don, mi è di intralcio; quel teatrino sempre cangiante di preghiere pietose, mi urta. E mi fermo qui, per non dire della trascuratezza degli altari, della presa della Santa Eucarestia in piedi, come cavalli che frangean la biada con rumor di croste. Ognuno dica la sua, visto che asini a ragliare ce ne tanti, anche a noi sarà concesso il dialogo con i nostri propri pensierini, o no? Su i Sacramenti, che con un sol colpo ne paganizziamo tre, possiamo esprimerlo con le nostre parole e considerazioni o no? Avanti, certi dell'insuccesso e della messa al bando, procediamo.

    RispondiElimina
  31. Come sta Padre Pellettieri ?

    RispondiElimina
  32. Perfetta Irina,altro da fare e da dire non c'è. Da tempo sottolineo questi atteggiamenti, disgustato li rifuggo. Qualcuno alla lunga ti viene dietro, i molti, i troppi senza il sorrisetto del parroco e l'amicizia della catechista separata non possono vivere la loro fede. Facciamocene quindi una ragione.

    RispondiElimina
  33. Ho chiesto notizie di Padre Pellettieri, ma non mi hanno ancora risposto. Continuiamo a pregare...

    RispondiElimina
  34. Ave Maria!
    P. Pellettieri per fortuna è fuori pericolo. Ringraziamo l'Immacolata perché ce lo conservi come faro, insieme a p. Manelli, per questi tempi di tenebre.

    RispondiElimina
  35. Lode a Dio !
    Sì , abbiamo estremo bisogno di Pastori secondo il Suo Cuore .
    Quest'oggi la RBC ha trasmesso il S.Rosario meditato con Padre Pellettieri , mentre la TRBC ha replicato la cerimonia di vestizione di 12 novizie alla presenza di Padre Manelli .
    Grazie , baci per me le loro mani consacrate .

    RispondiElimina
  36. Don Stefano Bimbi : tutto su " La scuola parentale "
    Avercene di questi sacerdoti e di queste realtà!
    https://www.youtube.com/watch?v=7pdduz2QLRw

    RispondiElimina

I commenti vengono pubblicati solo dopo l'approvazione di uno dei moderatori del blog.